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C’è urgenza di azzurro: poesie di Vasco Mirandola.
sabato 14 dicembre al Fienile di Baura presentazione con l’autore

C’è urgenza di azzurro
poesie di Vasco Mirandola

Presentazione letteraria con l’autore.

sabato 14 dicembre | ore 17.30

al Fienile di Baura – Via Raffanello 79 Baura (FE)

Nel conto alla rovescia che ci avvicina al Natale torna RACCOLTO, il programma di eventi culturali al Fienile di Baura.

Il primo appuntamento di questa quinta edizione è una pagina di poesia. Anzi, sono 123 pagine di poesia, perché vi presenteremo C’E’ URGENZA DI AZZURRO (LietoColle, Ronzani Editore), nuovo libro dell’attore e poeta Vasco Mirandola.

Questo potente titolo risponde, forse, ad una muta domanda che in molti sentiamo nelle nostre coscienze, da tempo.

È esattamente quello il bisogno, quella l’urgenza, in questi tempi annuvolati. Urgenza d’azzurro, di uno spazio sgombro e leggero, uno spazio di respiro.

Dalla premessa dell’autore:

Siamo scivolati piano piano in queste facce da piantati in asso.
Il mondo, che sembrava così rotondo e accogliente, esplode
in ferite, solchi, è attraversato dalla follia di un disordine nuovo.
È arrabbiato, il mondo, con noi, con le nostre mani voraci,
gli occhi distratti; è arrabbiato l’uomo con l’altro uomo.
Da dove si ricomincia?

dalla fionda
dal sasso
o dal pane?
da che preghiera
da quale canzone
da quale poesia?

Io ci provo a sentire il buono intorno, io ci provo. 

Partire dalla mano che ogni giorno ti salva.

Si chiede ai verbi di riverberare
ricucire riparare riordinare
ricominciare riaccordare
riaccendere rigenerare
riequilibrare riprovare
risanare risarcire… 

…e solo dopo
se c’è tempo
riposare.

In queste parole che Mirandola rivolge al lettore nella sua premessa al libro, c’è molto di quello che si fa al Fienile, luogo in cui si ripara, si riaccorda, si rigenera, si risana. Per questa ragione regaliamo a noi e a voi, al Fienile di Baura, l’incontro con quest’anima implume, de­licata e bella (così lo definisce Simona Garbarino in chiusura di prefazione) e con l’incanto del suo mondo poetico, per inaugurare questa nuova stagione di RACCOLTO.

Dialogherà con l’autore, Marino Pedroni.

Per l’occasione sarà possibile acquistare copie del libro sul posto, visitare l’emporio con i prodotti artigianali del Fienile e restare a cena con menu alla carta.

Sia per la partecipazione all’incontro che per l’adesione alla cena, obbligo di prenotazione entro il 10 dicembre scrivendo a info.lstferrara@gmail.com oppure compilando il modulo di adesione:

Vi aspettiamo a passo di poesia, verso il Natale.

Dalla prefazione di Simona Garbarino

È un mondo lieve quello di Vasco, impalpabile come lo zucchero a velo, bello come la neve, come una promessa antica. C’è levità, si, ma c’è anche profondità nei versi di questo poeta, un poeta che sa giocare, che sa cantare l’irrinunciabilità e la serietà del gioco, dello sguardo obliquo che capovolge, che osa guardare la vita a testa in giù. Ed è lì che le cose si rivelano perché sanno di non essere aggredite. Vasco non ha uno sguardo predatore, non possiede lo sguardo di quello che tutto vuole capire o afferrare.
Vasco sa aspettare, dà il giusto tempo affinché le cose si manifestino ed è solo allora che la sua poesia affiora, evoca, bisbiglia, dipinge piccoli grandi acquerelli, piccole storie da incorniciare.
Quando ci affacciamo al suo mondo, si ha la sensazione di uscirne rinnovati, bonificati, generati all’inusitato, alla meraviglia.

La poesia di Vasco è una finestra sull’incanto. Si apriranno tante porte, scenari multiformi che hanno un unico lucente obiettivo: accompagnarci alla bellezza del possibile per comprendere che si può, ancora si può, provare stupore. La sua penna sembra voler dire che basta poco per trovare riparo, basta poco per abbracciare la nostra umanità.

Vasco Mirandola

Lavora al cinema (premio Oscar con Mediterraneo di Gabriele Salvatores, con Carlo Mazzacurati ne Il Toro Il Prete Bello, per citarne  alcuni), in televisione, in teatro.

Ha pubblicato sei libri di aforismi e poesie: Non urlare che mi rovini il prezzemolo (edizioni Studio Tesi), Il solito tram tram, il 16 il 16 (edizioni Comix), Carpe Diem Trote Gnam e E se fosse lieve (edizioni Cleup), 100 Poesie in Gioco per so/stare poeticamente nel mondo (edizioni Campi Magnetici), Volevo solo scriverti accanto (edizioni AnimaMundi).

Ha scritto per la rivista Comix e per il quotidiano Il Mattino di Padova.

Da alcuni anni si occupa in particolare della diffusione della poesia con reading e spettacoli che utilizzano vari linguaggi: il teatro-danza (E se fosse lieve, omaggio ai grandi poeti), i concerti/poetici (Ci sono notti che non accadono mai – omaggio ad Alda Merini – Ballate per il Nord/Est con la Bottega Baltazar, Era l’inizio di una sedia con il duo Purple Mist, A Morsi con il gruppo musicale Mattatoio5, Mancamento Azzurro – omaggio ad Andrea Zanzotto – con le musiche di Sergio Marchesini e le canzoni di Erica Boschiero,Volevo solo scriverti accanto con il maestro Ivan Tibolla, Per sempre proteggo con Erica Boschiero) e le video/poesie Zuggerimenti poetici realizzati con Marco Zuin.

 

A cura di Agnese Di Martino e  Marino Pedroni 

Nella foto di copertina l’autore Vasco Mirandola

Idrovia ferrarese, una storia infinita

Idrovia ferrarese, una storia infinita

Seguiamola dalle origini. Il cronista risiede dal 1944 nelle immediate vicinanze del vecchio ponte di Final di Rero, ma ancora in comune di Ferrara. Siamo attorno al 1960, quando gli amministratori dell’epoca ravvisano l’opportunità di un collegamento fluviale fra Porto Garibaldi e il Polo Chimico di Ferrara. Quindi l’intera tratta, che va dal porto canale per Valle Lepri, per le chiuse di Tieni, e passa per Massafiscaglia, per le chiuse di Valpagliaro, per l’attuale Diversivo del Volano, Ponte Bigoni, tratto urbano fino alla Darsena, e infine Canale Boicelli fino alla conca di Pontelagoscuro, è interessata da questa ipotesi.

Un’opera titanica, dai costi miliardari, per diversi fattori, primo fra tutti un fattore storico-ambientale. Siamo in un territorio rubato alle valli, dove ogni metro di terra è sacro, e le vie d’acqua vengono costrette fra argini ripidi, soggetti a smottamenti che non tardano a riempire l’alveo.
Si pensa così di dragarne il fondo, per ripristinarne la il fondale.  Un primo stanziamento consente di appaltare all’ impresa Benini, siamo nel ’60, il lotto fra le chiuse di Valpagliaro e il ponte di Final di Rero. I fanghi di risulta rialzano il piano di golena corrispondente, in destra di Volano.
Si comincia così ad agire per piccoli tratti, strategia adottata ancora oggi lungo il tratto di 50 km totali, che consente di drenare cospicui fondi, facendo balenare il miraggio dell’idrovia, quando invece basta un solo tratto ancora interrato per impedire il transito ai grandi natanti di classe 5 .  Chi avrà il coraggio e il danaro per ribaltare una tradizione secolare, con larghi espropri e demolizioni in destra e sinistra idrografiche, per creare le basse pendenze arginali che non consentano la colmata dell’alveo ?

L’alternativa è quella, attuata in tutta Italia, di cementificare il fiume, magari con argini verticali, privando così la falda freatica della naturale alimentazione, e creando i presupposti di esondazioni e altri disastri, in occasione di precipitazioni intense o quando il mare si rifiuta di accogliere le acque. Quando invece si attraversano le stagioni della siccità, e il Volano è soggetto al forte prelievo agricolo per irrigazione, il mare alimenta l’ingressione salina che sterilizza i terreni, e i pesci risalgono tutti i rami del Po, talché si parla di barriere anti-sale.

L’occasione di queste mie note è l’ultimo lotto di lavori “puntuali” in corso da qualche anno, diretto allo scavo del breve diversivo per mitigare l’Ansa di Final di Rero, per rendere quel tratto di Volano percorribile dai famigerati natanti di Classe 5.
L’isola a spicchio di luna compresa fra il vecchio tracciato e il nuovo raccordo sarà accessibile per l’attuale ponte provvisorio, che consente ora il traffico fra Tresigallo e Ferrara, da quando il vecchio ponte è stato demolito. L’isola a spicchio verrà adibita a parco pubblico, mentre il nuovo raccordo fluviale verrà attraversato da un secondo ponte, in linea col rifacimento del vecchio ponte sul vecchio tracciato. Ho riportato uno schizzo.

Il messaggio principale che voglio trasmettere è che gli scopi e i metodi dell’Operazione Idrovia, avente in realtà carattere utopistico, appaiono diretti più a movimenti finanziari (reperimento di fondi e loro distribuzione con appalti), che non al soddisfacimento di effettive esigenze comuni di pubblica utilità.

Per certi versi / Fiore amore

Fiore amore

Il fiore
È calamita
Dell’amore
Che bella rima
Vecchia
Logorata
Sempre
Usata
Limata
O grezza
Ma non c’è
Pezza
È vera
Come una
Farfalla
Dentro
Quell’odore
Di stalla
Di vapore
Ogni domenica Periscopio ospita Per certi versi, angolo di poesia che presenta le liriche di Roberto Dall’Olio.
Per leggere tutte le altre poesie dell’autore, clicca [Qui]

Elezioni Regionali Emilia Romagna:
non serve cantar vittoria

Elezioni Regionali Emilia Romagna: non serve cantar vittoria.

Nei giorni scorsi si è votato per le elezioni regionali in Umbria e in Emilia-Romagna. Ormai come una litania che si ripete, sono subito partiti i commenti sull’incremento forte dell’astensione, salvo dimenticarsene il giorno dopo e, soprattutto, senza mettere in relazione questo dato con il risultato elettorale.

Mi spiego meglio: si è passati, con molta disinvoltura, per stare alla situazione dell’Emilia-Romagna – alla quale farò riferimento anche per i dati successivi – a sottolineare come il 46,42% di affluenza al voto, con una diminuzione di più del 20% rispetto al 67,87 delle elezioni regionali del 2020, rappresenti un valore preoccupante, per poi, subito dopo, misurare i risultati elettorali dei singoli candidati o liste in termini percentuali su quell’affluenza, per cui, ad esempio, si è evidenziato il forte balzo positivo registrato dal candidato De Pascale rispetto al consenso arrivato a Bonaccini nel 2020, che si attesta a più del 5%.

Niente di più sbagliato o, perlomeno, guardato con una lente distorta. In realtà, per capire sul serio quello che è successo, come sanno tutti quelli che svolgono analisi sul voto, occorre ragionare sui voti raccolti in termini di valori assoluti. E allora, a meno che non si voglia continuare ad utilizzare un approccio autoreferenziale da parte delle forze politiche per continuare lungo le strade consolidate, ci appare un panorama un po’ diverso da quello che è stato largamente propinato.

Intanto, in termini appunto assoluti, il calo dell’affluenza di più di 20 punti percentuali, fermatasi, come già detto al 46,42%, significa una perdita in 4 anni di più di 700.000 voti, dai circa 2milioni e 370mila del 2020 ai circa 1 milione e 660mila di oggi.
Lo schieramento di centrosinistra, che ha appoggiato De Pascale, sempre per stare all’illusione ottica di prima, avanza di di circa il 5,3%, ma perde più di 270.000 voti (e  sia detto per inciso, il 56,77% dei voti ricevuti calcolati sull’insieme del corpo elettorale significa che il centro-sinistra ha un consenso pari al 26,3% dei cittadini emiliani aventi diritto al voto, poco più di 1 su 4!). Peggio va alla destra, che perde circa 360.000 voti rispetto alla tornata precedente e cala anche in termini percentuali del 3,5%.

Arrivando ai risultati dei singoli partiti, registriamo che al +8,25% del PD, giudicato da tutti come grande avanzata, fino ad aver fatto parlare di “cannibalizzazione” degli altri alleati, diventati “cespugli”, corrisponde un saldo negativo di circa 108.000 voti;
il M5S cala di più di un punto percentuale (dal 4,74% quando nel 2020 si era presentato da solo al 3,55% di oggi) e di ben quasi 50.000 voti.
Anche Alleanza Verdi-Sinistra non va meglio,
comparandola, ovviamente, con la somma dei voti di Europa Verde e Emilia-Romagna Coraggiosa, che nel 2020 erano andati separatamente alla prova elettorale: la perdita è dello 0,42 in percentuale, dal 5,72% al 5,3%, ma di ben più di 44.000 in termini assoluti ( da 123.000 circa a poco più di 79.000 circa).
A sinistra, in controtendenza, c’è solo la lista “Emilia-Romagna per la pace, l’ambiente e il lavoro, che, rispetto al 2020 ( anche qui sommano i voti delle forze che si presentavano separatamente) cresce dello 0,73%, arrivando all’1,94%, e di circa 5000 voti, che, però, denota poca capacità di espansione in relazione al bacino elettorale “classico” di questa formazione.

Insomma, uno sguardo attento ai processi reali non può che concludere che la crisi della rappresentanza politica ed elettorale continua e si aggrava, che si ingrossano le file di chi pensa che la politica è distante dalla loro condizione di vita. Che al voto si recano sempre più le persone che hanno già una convinzione radicata, tendenzialmente di appartenenza ad uno schieramento politico (e infatti lo scambio di voti tra centrosinistra e destra è praticamente inesistente).

Ancora, ma questa è ovviamente una mia valutazione politica: l’appannamento delle distanze delle politiche tra centrosinistra e destra, in particolare per quanto riguarda le scelte di politica economica e sociale (mentre rimangono sul piano “ideologico”, con riferimento soprattutto al tema dei diritti civili e all’idea di maggiore o minore dose di autoritarismo come leva di governo della società complessa) determina, contemporaneamente, disaffezione e motivazione del voto, più in termini di contrasto allo schieramento avversario che di condivisione delle scelte politiche concrete.
Ciò, a me pare valga ancor più per il voto che si indirizza al centrosinistra: un voto che mette insieme l’intenzione di allontanare la destra dal governo, che si traduce nell’enfatizzazione della spinta a costruire uno schieramento unito e che si nutre anche di una pessima legge elettorale regionale ( vince chi arriva primo al turno unico) che appare costruita su misura per rafforzare le due tendenze appena evidenziate.

Sbaglierebbe, e non poco, il centrosinistra e il PD, che ne è diventato ancor più parte determinante, se, come ha fatto la presidenza dell’ ex Bonaccini, scambiasse per consenso reale alle proprie politiche le motivazioni che pure l’hanno premiato sul terreno elettorale. Soprattutto perché le tendenze strutturali che hanno determinato la crisi del modello emiliano, su cui ho già avuto modo di scrivere, non solo continuano, ma, anzi, sono destinate ad aggravarsi.

In specifico, una struttura produttiva che si finanziarizza sempre più e diventa dipendente da un livello decisionale internazionale, distanziandosi in termini progressivi dal sistema di piccole e medie imprese autocentrate, un welfare che si assottiglia, anche perché costretto dalla camicia di forza di una nuova stagione di austerità che proviene dall’Europa e dal governo nazionale, e l’approfondirsi della crisi climatica ed ambientale, che non si ha il coraggio di affrontare con la necessità di una radicale conversione del modello produttivo e sociale, produrranno un ulteriore acuirsi delle contraddizioni che già oggi percorrono intensamente la società emiliano-romagnola. A cui si aggiunge, appunto, la crisi della partecipazione e della rappresentanza elettorale, assieme all’incapacità di misurarsi con forme più avanzate della democrazia, come quella partecipativa, ben esemplificata dalla mancanza di volontà emersa nell’ultima legislatura di discutere le proposte di legge di iniziativa popolare regionale.

Di tutto questo la politica dovrebbe rendersi conto e decidere conseguentemente di mettere in campo una svolta profonda, che non è direttamente venuta dal pronunciamento elettorale, ma che viene reclamata dalle tendenze reali del corpo sociale. E che, a questo punto, dovremmo provare a rafforzare con il rilancio della partecipazione e della mobilitazione sociale.

Cover: Eraclea 280 a.C.  Pirro,  per vincere i Romani, utilizzò per la prima volta gli elefanti. 

Per vedere tutti gli articoli e gli interventi di Corrado Oddi su Periscopio, clicca sul nome dell’autore

Più libri più liberi 4 – 8 dicembre, La Nuvola, Roma

Più libri più liberi, dal 4 all’8 dicembre, presso La Nuvola a Roma. La misura del mondo

Dal 4 all’8 dicembre torna a Roma Più libri più liberi, la fiera Nazionale interamente dedicata alla Piccola e Media Editoria. La manifestazione, promossa e organizzata dall’Associazione Italiana Editori (AIE), come ogni anno si terrà nello scenografico edificio de La Nuvola dell’Eur.

Quest’anno 597 espositori, provenienti da tutto il Paese, presenteranno al pubblico le novità e il proprio catalogo.

Cinque giorni e più di 700 appuntamenti in cui ascoltare autori, assistere a letture, confronti, dibattiti e incontrare gli operatori professionali.

Più libri più liberi è promossa e organizzata dall’Associazione Italiana Editori, con il sostegno del Centro per il libro e la lettura del Ministero della CulturaRegione LazioRoma CapitaleCamera di Commercio di Roma ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, con il contributo di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori e di Poste Italiane. È realizzata in collaborazione con Istituzione Biblioteche di RomaATAC azienda per i trasporti capitolina, EUR Spa, Dior e si avvale della Main Media Partnership di Rai con il Giornale della Libreria.  La manifestazione è presieduta da Annamaria Malato e diretta da Fabio Del Giudice. Il programma è a cura di Chiara Valerio.

IL TEMA: LA MISURA DEL MONDO

Il tema di questa 23° edizione è La misura del mondo e rende omaggio alla ricorrenza dei 700 anni dalla morte di Marco Polo, viaggiatore e autore de Il Milione. Da questo capolavoro della letteratura di viaggio ai romanzi classici contemporanei, l’edizione 2024 di Più libri più liberi è dedicata all’immaginazione che è misura esatta del mondo e di ciò che esso contiene. Se leggere è percorrere nuovi territori e pensieri, i libri ne diventano la carta geografica.

L’AUDITORIUM NELLA NUVOLA

Anche quest’anno nell’Auditorium della Nuvola si terranno gli eventi con i protagonisti del mondo della cultura, dello spettacolo e dell’informazione.

Per la prima volta ospite della fiera, la scrittrice spagnola Alicia Giménez-Bartlett presenterà il suo ultimo libro La donna che fugge in un dialogo con Chiara Valerio e approfondirà alcune tra le tematiche più ricorrenti della sua produzione letteraria, come la discriminazione di genere, i pregiudizi e l’emarginazione sociale.

Sarà intervistato da Licia Troisi il fumettista italiano più seguito sui social Sio, pseudonimo di Simone Albrigi, nell’incontro Un giga incontro su alberi e cani parlanti, e anche esseri umani parlanti. Fine.

Il professore Alessandro Barbero sarà in fiera per presentare il suo Romanzo russo, insieme a Loredana Lipperini, ambientato in Russia nel periodo immediatamente precedente alla caduta del Muro di Berlino.

Interverrà anche il fisico Carlo Rovelli, che in occasione dei 10 anni di Sette brevi lezioni di fisica ci guiderà attraverso alcune tappe inevitabili della rivoluzione che ha scosso la fisica nel XX secolo, in dialogo con Marco Motta.

In un virtuale gruppo di lettura Jonathan BazziGaja CenciarelliRoberto Saviano e Licia Troisi dialogheranno su quanto la rappresentazione di sé stessi dipende da noi, quanto dalla geografia, quanto dall’economia, quanto dagli altri, quanto dalla fantasia, in Pregiudizi, luoghi comuni e fior di fragola, moderato da Serena Dandini.

Lo storico Luciano Canfora terrà una lectio magistralis a partire dal suo nuovo libro La guerra del Peloponneso che ricostruisce l’origine e le conseguenze della più cruenta delle guerre combattute tra i popoli greci nel quinto secolo a.C., introdotto da Giuseppe Laterza. 

Diego Bianchi e Nicola Lagioia parleranno di come si costruisce un palinsesto di un programma televisivo e di un giornale nell’incontro Fare e far fare: essere autori ed essere in una redazione di autori a partire da Propaganda e Lucy, moderati da Paolo Di Paolo.

The grocery and The publishing (house) – Riflessioni intorno all’editoria è il titolo del dialogo tra Chiara Valerio Zerocalcare a partire dalla nuova collana Cherry Bomb diretta da Zerocalcare.

Nell’incontro Boccaccio e Petrarca in musica Eleonora Cardellini e David Riondino, insieme a Maurizio Fiorilla introdurranno dei brani musicali, eseguiti dal vivo da un gruppo di musicisti, tratti dai loro album dedicati al Decameron di Giovanni Boccaccio e al Canzoniere di Francesco Petrarca.

L’incontro di chiusura della fiera sarà dedicato anche quest’anno al ricordo di Michela Murgia, in una diversa ma sempre attesa presenza.


LA MISURA DEL MONDO: AUTORI STRANIERI 

Tra i moltissimi ospiti di questa edizione molto atteso è il pluripremiato giornalista e scrittore Patrick Winn – ha ricevuto il Robert F. Kennedy Journalism Award, un premio del National Press Club e per tre volte gli Human Rights Press Awards di Amnesty International –, che sarà a Più libri più liberi per presentare il suo libro Narcotopia, in dialogo con Roberto Saviano e con la moderazione di Giovanna Pancheri. 

L’intersezione tra studi femministi, queer e razziali saranno al centro dell’incontro con la scrittrice femminista e studiosa indipendente Sara Ahmed, che presenterà Il manuale della femminista guastafeste, insieme a Maya De LeoFra gli ultras. Viaggio nel tifo estremo è il titolo del libro dello scrittore e giornalista britannico James Montague, che ci aiuterà a comprendere cosa significhi essere ultras oggi.

Lo scrittore colombiano Andrés Felipe Solano presenterà insieme a Dario Ferrari il suo ultimo romanzo dal titolo Gloria, nel quale ripercorre uno dei giorni più significativi della vita di sua madre.

Incontreo con l’artista, curatrice e scrittrice Moshtari Hilal che presenterà il saggio e libro d’artista Bruttezza insieme a Igiaba Scego, nel quale viene scardinata l’idea che brutto e bello siano categorie reali, dimostrando che invece si tratta di concetti politico-economici, utili a veicolare l’odio nei confronti di corpi e identità non conformi.

Quando migrano, gli uccelli sanno dove andare è il terzo romanzo di Usama Al Shahmani, scrittore iracheno rifugiato in Svizzera anche a causa di una piéce teatrale che criticava aspramente il regime iracheno, presentato in fiera insieme a Saverio Simonelli.

La scrittrice americana Xochitl Gonzalez presenterà Olga muore sognando, un racconto familiare a cui si intrecciano temi politici. Si confronterà con ironia e profondità sul più antico dei dibattiti l’autore comico britannico David Baddiel, che interverrà in fiera insieme a Marino Sinibaldi per presentare Il desiderio di Dio. Chi non vorrebbe che esistesse?.

Lo scrittore e filosofo Didier Eribon presenterà Vita, vecchiaia e morte di una donna del popolo, testo nel quale la morte della madre in una struttura assistenziale per anziani diviene occasione d’indagine sociale, con Rosella Postorino.

Nel suo L’Africa non è un paese, il giornalista britannico di origine nigeriana Dipo Faloyin rifletterà con Francesca Mannocchi sulle differenze – culturali, sociali, economiche – e sulle singolari condizioni di ciascun paese africano, con l’intento di distruggere gli stereotipi superficiali con cui l’Occidente è solito guardare al suo continente d’origine.

La cronaca spietata e disillusa degli ultimi anni della giovinezza della protagonista di Tagliare il nervo verrà restituita dall’autrice spagnola Anna Pazos in dialogo con Valeria Montebello. Il filosofo e sociologo Geoffroy de Lagasnerie presenterà 3 (Tre), frutto dell’amicizia e del sodalizio intellettuale gli scrittori e sociologi Didier Eribon ed Édouard Louis, nel quale riflette su come al familismo si può contrapporre la potenza dell’amicizia, con Ilaria Gaspari.

Nella presentazione di Storia naturale del silenzio l’ecoacustico Jérôme Sueur ci spiegherà, in un dialogo con Andrea Colamedici, i silenzi nell’evoluzione, nel comportamento animale e nell’ecologia. 

Lo studente del Divino è il titolo del romanzo d’esordio dello scrittore e insegnante Michael Cisco, considerato uno dei pionieri della weird fiction e del neogotico, che sarà presentato in fiera con Leonardo G. Luccone e Chiara Reali.

Sarah Bernstein presenterà Esercizio di obbedienza con Licia Troisi, un libro che esplora le oscure dinamiche familiari della protagonista, costretta a ritornare nel remoto Paese del Nord da cui proviene e dal quale era scappata.

L’abolizione delle specie è il testo dello scrittore tedesco Dietmar Dath, in cui costruisce un mondo dove la teoria dell’evoluzione, la matematica e la musica ridefiniscono i destini degli abitanti della Terra e dei loro discendenti, con Vanni Santoni e Paola Del Zoppo.

Da quando è cominciata l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia la giornalista e scrittrice Katerina Gordeeva ha viaggiato tra i centri profughi per raccogliere le testimonianze dirette della guerra: Oltre la soglia del dolore è il resoconto di questa esperienza, in dialogo con Mario CaramittiFabian Scheidler presenterà il suo La fine della megamacchina, una genealogia che ripercorre cinque secoli di capitalismo.

Sarà in fiera per presentare il suo ultimo romanzo lo scrittore, regista e drammaturgo colombiano Efraim Medina Reyes, dal titolo La miglior cosa che non avrai mai.

L’estate senza ritorno, opera iconica della letteratura balcanica contemporanea sfigurata in passato dai tagli imposti dalla censura comunista, sarà presentato dall’autore albanese Besnik Mustafaj con Roberto Alessandrini e S.E. Anila Bitri, letture di Paolo Manganiello.

Lo scrittore cinese Liu Zhenyun incontrerà il pubblico insieme a Patrizia Liberati in occasione della presentazione di Una frase ne vale diecimila, romanzo tradotto in oltre 12 lingue da cui sono state tratte una serie televisiva, un film e un’opera teatrale.

La scrittrice ceca Sylvie Richterová racconterà il romanzo Il secondo addio con Leonardo G. Luccone mentre la poetessa spagnola Virginia Aguilar Bautista ci condurrà lungo i sentieri di Seguire una buca, con Lia Ogno.

Lo scrittore argentino Edgardo Scott presenterà Viandanti insieme a Camilla Cattarulla, raccontando aneddoti e vite di autori e pensatori che hanno fatto del camminare la ragione più autentica della propria creatività.

LA MISURA DEL MONDO: AUTORI ITALIANI  

Nei cinque giorni della fiera sarà possibile ascoltare e incontrare molti importanti autori italiani e assistere alla presentazione di speciali novità dai cataloghi dei piccoli e medi editori nazionali.

Camilleri 100 tra letteratura, radio, tv, cinema e teatro sarà l’incontro dedicato ad Andrea Camilleri uno degli scrittori più amati, letti e conosciuti in Italia.

Sarà presentato in fiera il romanzo di Barbara Alberti Delirio, testo che stravolge il modo di raccontare il desiderio affermando che la vita è vita fino all’ultimo, con Olga Campofreda, Mavie Da Ponte e Greta Olivo.

Ne La passione secondo Maria il filosofo Massimo Cacciari partirà dalla celebre opera di Piero della Francesca per riflettere attorno alla figura della madre di Dio.

Nella presentazione di Corpi che contano l’autrice Nadeesha Uyangoda indagherà insieme a Maura Gancitano il complesso tema del rapporto tra corpo e pratica sportiva, alternando il racconto autobiografico alla narrazione di alcuni momenti chiave della storia dello sport.

L’autrice Giulia Siviero rifletterà con la filosofa Giorgia Serughetti sulle pratiche militanti del femminismo a partire dal libro Fare femminismo, invitando a recuperare desideri ed esperienze di sorellanza e sovversione.

Nella presentazione di Lettere sulla luce il filosofo Emanuele Coccia e il fotografo Paolo Roversi rifletteranno, ognuno a partire dai propri privilegiati strumenti di lettura del mondo, attorno alla luce.

Per fronteggiare il presente e le sue complessità l’autrice Silvia Ballestra nel suo Una notte nella casa delle fiabe ricomincia dalla fiaba, il luogo privilegiato dell’infanzia ma soprattutto uno spazio di creazione libera e disinibita da cui partire per ripensarsi, ne parlerà insieme a Nadia Terranova. 

L’autore Vanni Santoni presenterà Personaggi precari con Giordano Meaccinel quale traspone la narrazione del precariato dalla semplice cronaca alla stessa struttura del testo.

La cantautrice e scrittrice Erica Mou presenterà Una cosa per la quale mi odierai, insieme a Concita De Gregorio: la storia di Erica che, durante la gravidanza, trova il coraggio di leggere il racconto della malattia di sua madre.

L’isola dei femminielli è un libro coraggioso che narra un pezzo dimenticato della storia italiana: lo scrittore Aldo Simeone ricostruisce la vicenda di alcuni giovani che vennero puniti per la loro diversità, con Gianfranco Goretti e la moderazione di Sabina Minardi.

La storica Anna Foa spiegherà come qualunque sostegno ai diritti di Israele non possa prescindere da quello dei diritti dei palestinesi nella presentazione di Il suicidio di Israele, in dialogo con Marco Damilano.

Vittorio Sgarbi in Natività racconta il rapporto tra la Madre e il Figlio per come l’arte lo ha indagato nel corso dei secoli, con Vania Colasanti.

New York non è una semplice città: è un microcosmo a sé, una scoperta continua, un viaggio nel tempo che faremo nell’incontro La mia New York. Guida definitiva per non tornare ogni volta a Times Square di Alexio Biacchi e Alessandro Cattelan, in dialogo con Matteo B. Bianchi Gianmario Pilo.

Lo scrittore Tommaso Pincio presenterà Panorama raccontandoci di come ci si può innamorare di qualcuno che non si è mai incontrato, con Antonio Gnoli e le letture di Galatea Ranzi. Si terrà in fiera una puntata extra del podcast Cose (molto) preziose della scrittrice e conduttrice radiofonica Loredana Lipperini: un podcast fatto di interviste settimanali a autori e autrici contemporanei o ripescaggi.

Sarà presentato in fiera Femminismo terrone. Per un’alleanza dei margini con le autrici Valentina Amenta Claudia Fauzia in dialogo con le Karma B., uno spunto prezioso per chiunque voglia comprendere e combattere le ingiustizie che ancora oggi colpiscono il Sud e i sud.

La scrittrice Carola Susani tratteggia la storia di una famiglia, due genitori e cinque figli, dal fascismo al dopoguerra nella presentazione de Il libro di Teresa, con Teresa Ciabatti.

Valerio Mastandrea. Per caso ma non per sbaglio è il titolo del libro di Federico Pedroni e Federico Pommier Vincelli che ricostruisce il percorso artistico del più inafferrabile tra gli attori italiani, in grado di attraversare con naturalezza commedia e dramma, cinema popolare e film d’autore, inquietudine e disincanto, con Rosanna Carnevale, Fabio Ferzetti, Valerio Mastandrea ed Emiliano Morreale.

Lo scrittore Christian Raimo ricostruirà una sorta di antistoria della scuola italiana e racconterà la nascita dell’educazione popolare nella presentazione di Scuola e Resistenza. L’attivismo pedagogico tra fascismo e democrazia, con Angela Gennaro. Si discuterà della storia delle pratiche pacifiste in Le tecniche della nonviolenza, testo pubblicato la prima volta nel 1967 e scritto sulla falsariga dei “manuali di guerriglia” che circolavano in quegli anni ma opposto nella vocazione, con l’autore Aldo Capitini e l’intervento di Goffredo Fofi, Piero Giacché e Nichi Vendola.

Due libri del filologo e biblista Piero Boitani saranno presentati in fiera: Plato’s poem con Paolo Febbraro e Filippo Laporta e Il grande racconto dei classici, un viaggio che muove dalla Grecia dell’epica omerica, della tragedia e della storiografia e approda poi a Roma e al suo prezioso lascito letterario, con Matteo Nucci.

Exit reality è il titolo di un incontro durante il quale Edoardo Camurri, Vanni Santoni e Valentina Tanni si confronteranno sulla realtà e sulle sue alterazioni, per scoprire alcuni aspetti dell’esistenza ancora inediti.

I romanzi e la musica è il titolo del dialogo tra Angelo Carotenuto, in libreria con Viva il lupo e Sandro Veronesi, autore di Settembre neroFranceso Rutelli rifletterà su come cambiano le città nel mondo e come restituire forza al modello italiano delle ‘cento città’ e dei territori in Città vince, città perde. 

La presentazione del libro L’acquetta di Giulia di Simona Feci sarà occasione per scoprire insieme a Michele Di Sivo e Lisa Roscioni l’esistenza di una rete di mogli avvelenatrici nella Roma del Seicento.

Si rifletterà sul senso della valutazione all’interno del sistema nell’incontro La scuola ha ancora bisogno di voti?, in un confronto che partirà dal libro La valutazione che educa tra l’autore Cristiano Corsini e Gaja Cenciarelli. 

Sarà approfondita l’intrinseca vocazione ecologista delle culture religiose durante la presentazione di L’ecologia dell’anima di Antonella Castelnuovo, con Roberto Della Seta. 

Con l’hashtag #leparolevalgono l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani si propone di raccontare l’evoluzione della lingua italiana attraverso i testi della nuova generazione di artiste e artisti.

Su Le parole dei romanzi è centrato l’incontro con la linguista e italianista Valeria Della Valle e lo scrittore Francesco Piccolo, moderato da Paolo Di Paolo, mentre su Le parole dell’arte quello con la scrittrice Melissa Panarello e la street artist, pittrice, illustratrice e scenografa Alice Pasquini.

Per Le parole del cinema i registi e sceneggiatori Fratelli D’Innocenzo saranno in dialogo con Tommaso Pincio.

La scrittrice Nadia Fusini presenterà il suo testo, radicalmente femminista, dal titolo Chi ha ucciso Anna Karenina? insieme a Nadia Terranova. 

Ci saranno suggestioni di paesaggi e di luoghi, storie di persone e di lupi dell’Appennino, riflessioni di solitudine e di comunità nella presentazione di Altritudini, il libro di Francesca Camilla d’Amico, in dialogo con Ilaria Canali.

Il frutto di un lungo decennio di esperienze vissute in Urss dalla professoressa Laura Salmon sarà al centro della presentazione di C’era una volta l’Urss, Storia di un amore, con Moni Ovadia. 

La storia di Nora Ephron, straordinaria cuoca di piatti veri e di sentimenti sarà raccontata dall’autrice Angela Frenda in Una torta per dirti addio – Vita e ricette di Nora Ephron, con Sofia Fabiani alias Cucinarestanca Cristina Marconi.

Una versione paradisiaca del Festival di Sanremo verrà discussa in Il festival degli dei di Marino Bartoletti con Gabriele Corsi. Sarà presentata in fiera la collana Pennisole con Gilda Policastro e Dario Voltolini. 

Lo scrittore e attivista Fabrizio Acanfora, conosciuto per la sua attività di divulgazione scientifica riguardante lo spettro autistico, presenterà L’errore. Storia anomala della normalità.

In Eppur ci siamo l’autrice Alexa Pantanella ci aiuterà a tracciare l’impatto sulle persone delle narrative e dei discorsi sulla disabilità, in dialogo con Claudio Arrigoni. L’autore Leonardo Caffo introdurrà alla vita mentale, all’etica animale e ai contesti sociali in cui si sviluppa l’agire come proprio biologico della specie Homo Sapiens nella presentazione del libro Anarchia. Il ritorno del pensiero selvaggio.

In fiera interverrà Aurelio Picca per presentare La gloria, un dialogo sullo sport come gesto atletico e poetico con Antonio GnoliGli incarnati è il titolo dell’ultimo romanzo di Alessio Caliandro, che porterà in un presente distopico, sullo sfondo di una Roma grigia e alienante, con Mario Desiati.

Rifletteranno sullo strumento che avrebbe dovuto rilanciare l’economia italiana dopo le chiusure per il Covid Luciano Capone e Carlo Stagnaro in Superbonus. Come fallisce una nazione, con Tito Boeri.

In Noi e la macchina gli autori Paolo Benanti e Sebastiano Maffettone rifletteranno sull’etica delle innovazioni digitali.

Invece di crescita economica, di sviluppo e di progresso di un Paese, ma soprattutto di lavoro, ci parleranno Raffaele Brancati e Carlo Carboni autori di Il lavoro in Italia oggi, in dialogo con Fabrizio Barca e Linda Laura Sabbadini.

La presentazione di Infinito Antonioni. Una ricerca rivoluzionaria sulle immagini a cura di Elisabetta Amalfitano e Giusi De Santis sarà un tentativo di restituire ad Antonioni la sua singolarità rispetto al panorama esistenzialista, con Enrico Magrelli.

La missione delle università generative che si concretizza nel conservare le qualità «umane» del pensiero è il centro della presentazione di Università generativa di Andrea Prencipe, con Paolo Di PaoloAndrea Di Consoli sarà in fiera per presentare Dimenticami dopodomani e per parlare di una generazione di mezzo senza nascondere fallimenti e cadute, disincanti e amarezze, in dialogo con Franco Arminio.

In Trebisonda di Tommaso Braccini rivivono storia e leggenda di un impero, ne parleranno con l’autore Antonio Musarra Chiara Valerio. 

Il genere romance sarà protagonista di un dibattito dal titolo Il successo del romance come misura e creazione di mondi fantastici con la booktoker Elisa Alfano e le autrici Ella Archer, Jude Archer Martina Ponente.

L’edizione 2024 di Un anno di storie, l’annuario che offre una fotografia della produzione narrativa italiana, sarà presentata in fiera da Tamara BarisPaolo Di PaoloLoredana Lipperini e Stefano Petrocchi.

Il dibattito dal titolo True Crime: i delitti che hanno stravolto la Capitale sarà occasione per ricostruire le storie degli omicidi di Cristiano Aprile e Alberica Filo della Torre insieme a Manfredi Matteo Filo della Torre, RobertoMorassut, Igor Patruno e Fabrizio Peronaci

Un vagabondaggio intenso e avvincente nella storia economica del calcio sarà condotto da Luca Pisapia nella presentazione di Fare gol non serve a niente, con Letizia Pezzali.

Il giornalista e viaggiatore Alex Corlazzoli ci racconterà ciò che ha vissuto a contatto giorno e notte con i monaci in Diario da un monastero, in dialogo con Eraldo Affinati e Peter GomezMichel Dessì e Andrea Indini presenteranno Liberi di pensare mentre Emanuele Mastrangelo si interrogherà sulle origini del wokeismo e delle sue prassi a partire dal libro Wokeismo cancel culture oicofobia, con Daniele Scalea, moderati da Pasquale Ferraro.

UNA DIVERSA MISURA DEL MONDO

La misura è anche uno spazio morale, in cui il pensiero e le azioni umane valutano i significati delle cose in modo equilibrato. Una serie di incontri sarà dedicata al confronto tra voci esperte che dialogheranno per provare a comporre un significato comune.

L’evento dedicato a La misura delle donne vedrà in dialogo Maria Grazia Chiuri, prima donna a ricoprire il ruolo di Direttrice Artistica delle collezioni donna Dior dalla fondazione della Maison nel 1946, la scrittrice Teresa Ciabatti, lo scrittore Liv Ferracchiati, la fumettista Fumettibrutti e la scrittrice Maura Gancitano, con la moderazione di Chiara Valerio.

Donne che parlano di soldi (dopo aver corso coi lupi) è il titolo del confronto tra Melissa PanarelloLetizia PezzaliAzzurra RinaldiLinda Laura Sabbadini ed Elena Stancanelli, moderato da Annalena Benini.

Sul tema della misura del mondo saranno incentrati anche due incontri in collaborazione con Sisem – Società Italiana per lo Storia dell’Età moderna. Il primo dal titolo Il tempo dell’altra. Carte, misure, desideri durante il quale si discuterà, attraverso racconti e immagini, del corpo femminile come metafora del tempo e dello spazio ma anche come emblema dell’alterità, corpo scrutato, misurato e rinchiuso, con Fernanda Alfieri Lisa Roscioni. Nel secondo incontro invece Storia, misura del mondo, dal titolo di un piccolo grande libro di Fernand Braudel scritto nel 1944 durante la prigionia in un campo di concentramento, è una riflessione sul senso civile della storia e sulla storia come termometro di dove va una democrazia, con Francesco Benigno, Giorgio Caravale, Vinzia Fiorino, con la moderazione di Ilaria Sotis. Si rifletterà su Le parole della guerra nell’incontro tra la sociolinguista Vera Gheno e la giornalista Francesca Mannocchi, mentre si converserà su Le parole della scuola in quello tra l’autrice e insegnante Stefania Auci, lo scrittore e insegnante Christian Raimo e la storica Vanessa Roghi.

LA MISURA DEL CONFRONTO: SCRITTORI CHE PARLANO DI SCRITTORI 

Scrittori che parlano di altri scrittori è una nuova formula proposta da Più libri più liberi, nata per conoscere meglio gli scrittori che amiamo attraverso la lente di altri scrittori, ci permetterà di scoprirne aspetti affascinanti.

Jonathan Bazzi racconterà di Simone Weil, Ginevra Lamberti di Tommaso Landolfi, Antonella Lattanzi di Gustave Flaubert. Rossella Milone ci parlerà di Eudora Whelty, Francesco Pacifico di Friedrich Durrenmatt.

E poi ancora Valeria Parrella di Anna Maria Ortese, Letizia Pezzali di Michel Houellebecq e Andrea Pomella di Thomas Bernhard. Infine Christian Raimo ci avvicinerà a David Foster Wallace. 

LA MISURA DELL’INFORMAZIONE: I GIORNALI

Anche quest’anno Più libri più liberi sarà il palcoscenico per incontri e dibattiti con i protagonisti del settore dell’informazione.

Con audacia e schiettezza il giornalista Fulvio Scaglione racconterà la parabola di Volodymyr Zelens’kyj tra luci e ombre, consensi e contraddizioni, alla scoperta dell’uomo e del politico, nella presentazione del suo libro Zelens’kyj. L’uomo e la maschera, in dialogo con il giornalista Lucio Caracciolo.

La scrittrice e giornalista Annalisa Camilli presenterà il podcast Taccuini, progetto ambizioso di ricostruire le molte sfaccettature della vita appassionata e complessa di Tiziano Terzani.

Una lezione sul giornalismo sarà tenuta dalla stessa Annalisa Camilli con Nello Trocchia che spiegheranno come si scrive un reportage e analizzeranno il contesto in cui si fa questo mestiere e i suoi strumenti.

Discuteranno di Ciò che sembra così lontano da noi. Di Hamas e di Gaza le giornaliste Paola Caridi e Francesca Mannocchi, da sempre impegnate sui fronti di guerra.  

Il giornalista Marco Travaglio sarà in fiera per presentare il libro Ucraina, Russia e Nato in poche parole, in cui analizza la Guerra dei Dieci anni di un Paese conteso.

Michele Gambino racconterà la sua esperienza di giornalista d’inchiesta e reporter di guerra nella presentazione di Un pezzo alla volta. L’educazione di un giornalista, in dialogo con Carlo D’Amicis, Claudio Fava Giulio Gambino.

Il giornalista e scrittore Carmelo Sardo presenterà il romanzo Le notti senza memoria in cui ripercorre l’amore folle e delirante per una donna, insieme a Federica Benedittis e Costanza Calabrese, mentre un incontro sarà dedicato a Legami, il primo numero cartaceo della rivista multimediale Lucy. Sulla cultura dedicato al tema delle relazioni su cui si confronteranno Nicola Lagioia Antonella Lattanzi, moderati da Elena Stancanelli.

Sulla base dei documenti d’archivio del Servizio federale di intelligence tedesco Gianluca Falanga farà luce sui criminali di guerra che furono assunti dai servizi segreti della Germania Ovest come “specialisti” per la lotta anticomunista in Gli uomini di Himmler, il passato nazista dei Servizi segreti tedeschi, con Tonia Mastrobuoni.

La Repubblica parteciperà alla fiera con una propria Arena Repubblica Robinson che ospiterà molti incontri con nomi prestigiosi del giornalismo, della cultura e dello spettacolo, tra cui il direttore Mario OrfeoStefania Aloia, CorradoAugiasCarlo Bonini, Stefano Cappellini, Lucio CaraccioloAscanio CelestiniFrancesca ComenciniConcita De GregorioMassimo GianniniLuigi ManconiEzio Mauro, Melania Mazzucco, Francesco Piccolo, Angelo Rinaldi e Paolo Rumiz.

LA MISURA DELLA SCIENZA 

Una sezione del programma culturale sarà dedicata alla scienza, materia profondamente radicata nella nostra diretta esperienza del mondo, con esperti italiani e stranieri.

Saranno tre gli incontri in collaborazione con il Festival Scienza e Virgola organizzato dalla SISSA. Il primo farà il punto sull’editoria scientifica, moderato da Paolo Giordano e Chiara Valerio, partendo da uno struggente interrogativo: “ma perché nonostante l’alto livello delle pubblicazioni scientifiche tutti si iscrivono a lettere?” parteciperanno alcuni editori del settore, tra cui: Marco BoIsabella Nenci e Daniele Rosa. Nel secondo incontro, tra Valerio Magrelli e Paolo Zellini, si discuterà sull’infinito in poesia e matematica, con la moderazione di Paolo Giordano. Nel terzo lo scrittore e giornalista scientifico Ananyo Bhattacharya presenterà L’uomo venuto dal futuro, la biografia di John Von Neumann, matematico, informatico e ingegnere ungherese naturalizzato statunitense.

Ad arricchire la sezione anche una serie di incontri organizzati dal CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche, tra cui la conferenza in diretta streaming in contemporanea con la base CNR Dirigibile Italia a Ny- Ålesund (Artico), una stazione di ricerca che fornisce supporto a numerosi progetti e con la Stazione italo-francese Concordia in Antartide, considerata un sito strategico per gli studi del clima terrestre.

Trotula, medica rivoluzionaria è il titolo della presentazione del libro di Emilia Zazza, un romanzo sull’eccezionale figura della donna che nel Medioevo rivoluzionò la medicina grazie a una nuova attenzione all’universo femminile, con Silvia Bencivelli Chiara Tagliaferri.

Andrea ColamediciIlaria Gaspari e Lorenzo Gasparrini parleranno di quanto le rivoluzioni scientifiche abbiano misurato il mondo partendo dalla presentazione del libro L’incommensurabilità nella scienza di Thomas Kuhn.

Eleonora Marocchini ci guiderà insieme a Maura Gancitano nella scoperta della neurodiversità umana e della sua complessità, temi affrontati nel suo libro Neurodivergente. Capire e coltivare la diversità dei cervelli umani.

Si rifletterà sui miti che legano alcuni cibi all’insorgenza di determinate malattie con la biologa nutrizionista di Noos Elisabetta Bernardi e la conduttrice televisiva Sabrina Nobile nell’incontro Mangiare secondo la scienza. Nell’incontro Dio gioca a dadi con il mondo il professore di Fisica teorica Giuseppe Mussardo ricostruirà, in dialogo con il professor Giovanni Battimelli, la storia della meccanica quantistica attraverso i suoi protagonisti: da Heisenberg a Schrödinger, per arrivare ai suoi effetti travolgenti sulla scienza di oggi. L’astronomo e curatore scientifico del Planetario e Museo Astronomico di Roma Stefano Giovanardi presenterà il libro Passeggiate astronomiche portandoci a visitare metaforicamente il planetario, in un viaggio tra mitologia e psicologia, tra poesia e storia.

LA MISURA DELLE IMMAGINI: FUMETTI E ILLUSTRATI 

Anche in questa edizione Più libri più liberi dedica una particolare attenzione al mondo del fumetto e del graphic novel.

Lo scrittore Daniele Mencarelli presenterà il suo nuovo libro C’era questa donna illustrato da Beatrice Bandiera, il racconto della madre di tutte le storie: la nascita di un bambino che è Re, nella povertà e nella solitudine.

Si intitola Infanzie e immaginari la presentazione della collana I Topi Immaginari e dei libri Dizionario segreto d’infanzia di Arianna Giorgia Bonazzi, A volte sparisco di Francesco Chiacchio e Infanzia di un fotografo di Massimiliano Tappari, con Paolo Di Paolo.

Sarà presentata in fiera la nuova collana di fumetti tascabili Chihuahua: le uscite di debutto, con interni in bianco e nero, nuovi disegni di copertina, saranno Il porto proibito di Teresa Radice e Stefano Turconi e La profezia dell’armadillo di Zerocalcare.

La storia di Lanciotto Gherardi, antifascista militante e combattente per la Libertà morto il 19 luglio 1944, la mattina stessa in cui Livorno è stata liberata dai nazi-fascisti, sarà narrata da Eva Giovannini nella presentazione de L’ultimo partigiano con Marianna Aprile Luciano Tirinnanzi.

L’autore e illustratore Antonio “Sualzo” Vincenti presenterà il suo nuovo lavoro L’improvvisatore in dialogo con Vanessa Roghi. Si interroga su cosa è un corpo Ilaria Rodella, autrice di Corpi sapienti, un manuale illustrato di filosofia per bambine e bambini che riflette sul rapporto tra noi e il mondo e che sarà presentato in dialogo con Maura Gancitano e Ilaria Gaspari.

Attraverso la storia del suo alter ego, Marco Petrella racconta di sé e della sua città regalandoci un memoir collettivo in forma di graphic novel in Si muove la città, con Giulia Cavaliere e Maicol&Mirco.

Protagonista di un incontro dal titolo Il manifesto di Più libri più liberi: le matite colorate come misura del mondo sarà lo stesso illustratore Antonio Pronostico, in un dialogo con Stefano Cipolla e Francesco Pacifico.

RAGAZZE E RAGAZZI 

Da sempre uno dei settori più dinamici della piccola e media editoria italiana, la letteratura per i giovani sarà al centro di diversi incontri con gli autori. La scrittrice svedese Jenny Jägerfeld presenterà Grande, bro!, un romanzo che esprime tutta l’energia della preadolescenza, affrontando con una scrittura divertente il tema degli stereotipi di genere, presentato insieme a Deborah Soria.

Il postino spaziale. Cosmobanditi motorizzati è il titolo del volume dell’illustratore e fumettista canadese Guillaume Perreault che insieme a Federico Appel ci farà scoprire le avventure di Bob, il postino dalla barba sfatta e dal carattere indolente che consegna posta nello spazio.

Sarà in fiera anche la scrittrice di origini cinesi Kelly Yang che presenterà insieme ad Annalisa Camilli e Liliana Liao il suo Motel Calvista, buongiorno! in cui racconta con tono leggero la storia di povertà e razzismo di Mia, emigrata dalla Cina, ricalcando le esperienze della scrittrice stessa.

Bitels di Giulio Fabroni è il titolo di un romanzo di formazione che intreccia la vicenda di un ragazzino scapestrato e intelligente con la grande avventura musicale dei Beatles.

L’agricoltura spaziale sarà il centro della presentazione di Piantare patate su Marte di Stefania De Pascale con Antonio PascaleSusanna Mattiangeli presenterà con Roberto Sciarrone La Costituzione nelle parole, un progetto editoriale che contribuisce ad avvicinare i giovani alla Carta costituzionale e alla ricchezza della lingua italiana.

Atteso anche l’appuntamento con la giornalista Claudia Conte, autrice di La voce di Iside

Partirà dal libro Stupore e poesia il dialogo tra l’autrice Lina Bolzoni Mons. José Tolentino Mendonça, un excursus sulla tradizione magica della poesia e sul potere della parola.

Sarà presentata il graphic novel Uniti nella stessa lotta. Memorie di Giacomo Matteotti a cura di Stefano Catone, in cui è narrata la storia di Velia Titta e Giacomo Matteotti, in dialogo con Giuseppe CivatiElena Matteotti e Amalia PerfettiAlberto Cairo, lo scrittore che dal 1989 è delegato del Comitato Internazionale della Croce Rossa, sarà intervistato da Francesca Sforza per raccontare venti anni di esperienza professionale ed esistenziale in Afghanistan.

Il laboratorio che prende il titolo dal nuovo libro di Lilith Moscon, Xenia contro il tempo, condurrà i ragazzi in un’avventura tra il regno dei vivi e quello dei morti, tra vicoli, argini e palazzi da attraversare correndo a perdifiato.

E ancora, tra la serie di attività laboratoriali, un incontro dedicato al fumetto Brina, gatti a fumetti, con l’illustratore Christian Cornia e lo sceneggiatore Giorgio Salati.

Diciotto filastrocche, inno al divertimento condiviso tra adulti e bambini, sarà il tema del laboratorio a partire dal libro Con le mani posso di Mia Floridi, mentre sul tema dell’amicizia che supera stereotipi e pregiudizi sarà quello a partire dal libro Io e il mio cane di Felicita Sala e Luca Tortolini.

LA MISURA DELLA POESIA

I territori della poesia è il titolo dell’incontro curato dallo scrittore Gianni Montieri e della professoressa e scrittrice Anna Toscano durante il quale si leggeranno e racconteranno le poesie della poetessa israeliana Dahlia Ravikovitch e del poeta palestinese Ghassan Zaqtan. 

Lo scrittore Alessandro Raveggi sonderà i temi del lutto e della morte nella presentazione di In caso di perdita, in dialogo con Paolo Di Paolo mentre Valerio Magrelli presenterà il libro Il mestiere della poesia del poeta argentino Jorge Luis Borges. A ridare voce alle cinquantasette poesie di Susana Chàvez Castillo, l’attivista che ha ispirato Non una di meno, sarà Concita De Gregorio nella presentazione di Prima tempesta. Non una donna di meno, non una morta di più.

Si intitola Ladri, poeti e fingitori e prende spunto dalla vicenda della scorsa estate del ladro entrato in una casa nel quartiere Prati di Roma per commettere un furto, e catturato perché distratto dal libro “Gli dei alle sei. L’Iliade all’ora dell’aperitivo”, il confronto tra l’autore Giovanni Nucci e Paolo Di Paolo sull’importanza oggi di avere una visione poetica del mondo.

Il poeta Stefano Dal Bianco, vincitore della seconda edizione del Premio Strega Poesia, sarà intervistato da Stefano Petrocchi. Sarà a cura del Comitato nazionale per la celebrazione dell’VIII centenario della morte di San Francesco d’Assisi l’evento Vivere il cantico delle creature, con Antonio ColinasJesùs LosadaDavide Rondoni e don Antonio Spadaro. Due gli incontri in fiera organizzati in collaborazione con Pordenone Legge. Il primo, dal titolo La viandanza in Friuli Venezia Giuliaun racconto di luoghi aspri e magnifici, riguarda il camminare, sull’esempio degli antichi pellegrini, lungo un percorso difficile, che affatica ma fa anche emergere sentimenti profondi, con Luigi Nacci Gianmaria Nerli. Il secondo Dopo Pasolini. La poesia in Friuli Venezia Giulia in cui Roberto CesconClaudio Damiani e Paolo Febbraro faranno un giro d’orizzonte dei recenti anni della poesia in regione.

LA MISURA DEL FUTURO

Ricordare il passato è fondamentale per capire il nostro presente e prospettare il futuro.

Nascono così i tre incontri con Diego De SilvaDonatella Di Pietrantonio e Antonio Pascale che hanno pubblicato uno o più libri con case editrici indipendenti all’inizio della loro carriera. Primo battito sarà un dialogo sui loro primi passi nell’editoria, a cura di Più libri più liberi e della conduttrice e autrice di podcast e trasmissioni radio Margherita Schirmacher.

Se la riscoperta degli esordi di alcuni affermati autori ci riporta al passato, l’occasione per uno sguardo al futuro sarà offerta da un’esperienza immersiva senza precedenti dedicata a “Il Milione” di Marco Polo. Grazie al visore Apple Vision Pro, inedito in Italia, i visitatori potranno immergersi completamente nel mondo descritto dal celebre esploratore veneziano. Questa tecnologia permetterà di visualizzare in modo straordinariamente realistico le meraviglie e le visioni fantastiche incontrate da Marco Polo durante i suoi viaggi, trasportando il pubblico in un’avventura sensoriale unica attraverso le pagine di questo storico resoconto.

LE ISTITUZIONI

Continua la collaborazione tra Più libri più liberi e le istituzioni nazionali e locali. Il Centro per il libro e la lettura, istituto autonomo del Ministero della Cultura, sarà presente in fiera con una serie di eventi in uno spazio dedicato. Così come la Regione Lazio che sostiene e prende parte alla manifestazione con un ricco programma di eventi e incontri per tutti. Anche Roma Capitale con l’Istituzione Biblioteche di Roma rinnova la sua partecipazione con un fitto programma di iniziative, letture, laboratori e mostre, nella sua Arena e nello Spazio Ragazzi. Confermata la partecipazione della Camera di commercio di Roma che ha realizzato uno spazio per gli editori del Lazio. Prestigiosa anche la presenza nel programma del Ministero dell’Istruzione e del Merito e dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza. Hanno contribuito al programma culturale l’Ambasciata ArgentinaPaesi Bassi, Svizzera Uzbekistan. Confermata anche la presenza in fiera degli stand delle collettive regionali (Basilicata, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Puglia, Sardegna, Veneto e Umbria) e di partner come Biennale di Venezia, Biblioteca Paolo Baffi della Banca d’Italia, Cric, MAXXI, Polizia Moderna, Treccani e Uelci.

LA MISURA DEL RICORDO

L’edizione di Più libri più liberi 2024 è in memoria di Giulia Cecchettin, ammazzata l’11 novembre 2023, e di Giacomo Gobbato, ammazzato il 21 settembre 2024 per difendere una donna che era stata aggredita, e questo perché la violenza sulle donne non riguarda solo le donne ma riguarda tutti noi.

È dedicata a Patricia Chendi, editor della casa editrice Marsilio, che aveva portato in Italia, tra altri autori, Madeline Miller, grande passione di lettrici e lettori e di quelle lettrici e di quei lettori che sono i booktoker, e a Ernesto Franco, direttore editoriale dell’Einaudi, studioso e saggista. Più libri più liberi è la fiera dell’Associazione Italiana Editori, e grandi o piccoli, indipendenti o di gruppo, facciamo tutti lo stesso lavoro, ed è un mestiere prima di tutto fatto di persone. Ricordiamo i nomi. Misuriamo il tempo con i nomi, con le storie, con i libri.

 

LA STORIA SIAMO NOI /
23 marzo 2002: 3 milioni al Circo Massimo

La grande manifestazione del 23 marzo 2002 per difendere lo Statuto del Lavoratori 

Quando tre milioni di persone in piazza salvarono l’articolo 18. Il 23 marzo 2002 “un lungo fiume rosso” invade le strade di Roma fino a riempire il Circo Massimo.  Tre milioni di persone: è la risposta collettiva alla chiamata della Cgil per difendere l’articolo 18 dall’attacco del governo Berlusconi e di Confindustria. 

“L’attacco all’art. 18 – scriveva Bruno Trentin nei suoi diari – che nasce dai giuslavoristi della destra neoliberale e non da un’iniziativa del padronato è stato il segno di un riflesso condizionato di tipo reazionario alla difficoltà di gestire le contraddizioni che sono insite in ogni fase di cambiamento e in una modernità sempre oscillante fra progresso e reazione. Perché nulla sta scritto, neanche che la modernità coincida con il progresso “sia pure con qualche inconveniente”. La contraddizione principale è quella fra responsabilità (che presuppone un minimo di autonomia e di libertà) e precarietà, l’assoluta incertezza sul futuro che nega quella libertà e rende vana ogni autonomia. Si può risolvere in tanti modi. Il riflesso condizionato di tipo reazionario reagisce con l’autoritarismo. Questo è il solo motivo ragionevole di un attacco ai diritti fondamentali dei lavoratori con gli argomenti di sempre della reazione conservatrice, l’occupazione! La sicurezza dell’impresa!”.

Periscopio, anche se è un quotidiano online basato sul volontariato, aderisce allo sciopero del 29 novembre 2024. Domani riprende la regolare pubblicazione.

In copertina: Corato (Bari), un’immagine dello sciopero generale del 18 novembre 1847

LA STORIA SIAMO NOI /
L’Autunno è Caldo: lo sciopero del 19 novembre 1969

Sciopero Generale 19 novembre 1969

È l’autunno caldo. Oltre 6 milioni di lavoratori aspettano il rinnovo del contratto. A quella rivendicazione se ne aggiungono altre come il diritto alla casa. Ed è proprio per questa ragione che il 19 novembre l’Italia si ferma. Un successo enorme con oltre 20 milioni di dipendenti pubblici e privati che incrociano le braccia e il Paese di fatto paralizzato per 24 ore.

 

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LA STORIA SIAMO NOI /
Sciopero Generale 14 novembre 1968

Sciopero Generale 14 novembre 1968

14 novembre 1968: CGIL, CISL, UIL effettuano lo sciopero generale sulla riforma delle pensioni; è il primo sciopero unitario dal tempo delle scissioni del 1948.
Nel 1968 l’esplosione della contestazione giovanile, radicale e irriverente, colse di sorpresa il sindacato e rese evidenti i limiti della sua azione. Un campanello d’allarme arrivò nei primi mesi dell’anno quando le Confederazioni chiusero un accordo per la riforma delle pensioni con il Governo Moro; quella intesa venne duramente respinta dalla base e la CGIL decise il 7 marzo di proclamare da sola lo sciopero generale che riscosse ampie adesioni. Da quel momento riprese il dialogo tra le Confederazioni, sostenuto con vigore dalle importanti conquiste operaie nella contrattazione aziendale in tema di organizzazione del lavoro, ambiente di lavoro e delegati (nuovi rappresentanti dei lavoratori in fabbrica). La nuova offensiva sindacale portò al primo sciopero generale unitario dai tempi delle scissioni (14 novembre 1968), proclamato per ottenere una nuova riforma previdenziale, ed ebbe un approdo positivo all’inizio del 1969 con la vittoria sindacale sulle pensioni e sull’abolizione delle zone salariali (cioè delle differenze salariali, a parità di lavoro, da zona a zona).

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In copertina: Corato (Bari), un’immagine dello sciopero generale del 18 novembre 1847

LA STORIA SIAMO NOI /
Sciopero Generale 18 novembre 1947

Sciopero Generale 18 novembre 1947

Nel corso di uno sciopero generale la polizia apre il fuoco contro i contadini uccidendo Diego Masciavè, sindacalista Cgil, il bracciante Pietrino Neri e la contadina Anna Raimondi. Altri 10 manifestanti rimangono feriti.

A Trani, nel corso del medesimo sciopero generale, la polizia carica ferendo gravemente due dimostranti. A Bisceglie (Lecce), la polizia apre il fuoco su una folla di disoccupati che chiedono lavoro.

Periscopio, anche se è un quotidiano online basato sul volontariato, aderisce allo sciopero del 29 novembre 2024. Domani riprende la regolare pubblicazione.

In copertina: Corato (Bari), un’immagine dello sciopero generale del 18 novembre 1847

LA STORIA SIAMO NOI /
Sciopero Generale contro la guerra: 18 maggio 1915

Sciopero Generale contro la guerra 1915
(inizio 17 Maggio 1915 – fine 19 Maggio 1915)
 

Dopo una serie di manifestazioni di interventisti e contrari alla guerra, il 16 maggio 1915 si apre a Bologna il convegno nazionale del Partito socialista al fine di discutere l’opportunità di uno sciopero generale. A Torino, nonostante alcuni pareri contrari, alla Camera del lavoro si stabilisce di indire lo sciopero senza attendere la decisione di Bologna. Le manifestazioni dureranno 48 ore e saranno caratterizzate da un gran numero di partecipanti e da violentissimi scontri con la Cavalleria.

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In copertina: un’immagine dello sciopero generale del 18 maggio 1915

LA STORIA SIAMO NOI /
4 settembre 1904: La prima volta

Sciopero Generale 4 settembre 1904

120 anni fa, “L’Italia del popolo”, quotidiano politico di orientamento repubblicano, dedica la prima pagina allo sciopero generale del 4 settembre 1904, il primo proclamato in Italia.

Oggi 29 novembre 2024 è sciopero generale. Se vi dicono che scioperare non serve, vi dicono una balla: scioperare costa l’Italia e la nostra vita è cambiata, ed è cambiata in meglio, perchè in tanti hanno avuto il coraggio di scioperare.

Periscopio, anche se è un quotidiano online basato sul volontariato, aderisce allo sciopero del 29 novembre 2024. Domani riprende la regolare pubblicazione.

In copertina: un’immagine dello sciopero generale 4 settembre 1904

Lo sciopero logora chi non lo fa

Lo sciopero logora chi non lo fa

Per capire perchè è nato lo sciopero e a cosa serve, bisogna tornare a scuola, ma proprio sul banco, quando si facevano le “ricerche” – se ne trovano ancora di quel tipo novecentesco, su internet. Curioso che, per capire bene il succo delle cose ai tempi di google, occorra tornare ai tempi dell’enciclopedia “Conoscere”. Ma se le migliaia di informazioni a disposizione sul web non mostrano il succo delle cose, non c’è modo migliore di tornare al liceo. Meglio anche di Karl Marx.

La vita degli operai era completamente regolata in base ai ritmi della produzione: gli operai lavoravano per molte ore consecutive e disponevano di pochissime pause. Spesso erano costretti a mangiare mentre lavoravano per seguire le macchine che si trovavano in edifici malsani, poco areati e spesso poco illuminati….La presenza di ragazzi nelle fabbriche fu una costante del processo di industrializzazione, con effetti disastrosi per la società sul lungo periodo: individui disfatti sul piano fisico (malformazioni, malattie professionali, sviluppo stentato) e sul piano morale (mancata istruzione, lontananza dalla famiglia). “ (da “La vita degli operai”, Liceo Scientifico Elio Vittorini, rintracciabile su Eliovittorini.edu.it).

“La rivoluzione industriale provocò complessivamente un impressionante aumento della ricchezza, ma questa andò principalmente a favore delle classi alte, anzitutto della borghesia capitalistica. Gli operai dal canto loro ricevevano bassi salari, e le donne e i bambini – impiegati su vasta scala – retribuzioni ancora inferiori; i lavoratori in generale non potevano fare affidamento su un impiego stabile poiché ogni fase sfavorevole del ciclo produttivo causava ondate di disoccupazione senza che essi potessero contare su alcuna forma di protezione sociale. Gli orari di lavoro erano mediamente da 13 a 15 ore giornaliere. I ragazzi superiori ai 6 anni erano impiegati in larga misura in fabbrica; e con essi persino bambini di 5 o addirittura di 4 anni. La malnutrizione era la regola; le abitazioni degli operai erano generalmente miserabili e malsane; numerosi minatori dormivano nelle stesse miniere. Intorno al 1850 il numero degli operai nelle nuove industrie raggiunse in Inghilterra circa 3 milioni.” (Treccani, Enciclopedia dei ragazzi).

Lo sciopero generale del 1842, noto anche come Plug Plot Riots iniziò tra i minatori nello Staffordshire, in Inghilterra, e si diffuse presto in tutta la Gran Bretagna, colpendo fabbriche, mulini nello Yorkshire e nel Lancashire e miniere di carbone da Dundee al Galles del Sud e alla Cornovaglia. Lo sciopero fu influenzato dal movimento cartista, un movimento di massa della classe operaia dal 1838 al 1848. …La seconda fase dello sciopero ebbe origine a Stalybridge. Un movimento di resistenza all’imposizione di tagli salariali nei mulini, noto anche come “Plug Riots”, si diffuse fino a coinvolgere quasi mezzo milione di lavoratori in tutta la Gran Bretagna e rappresentò il più grande esercizio di forza della classe operaia nella Gran Bretagna  del diciannovesimo secolo.  La repressione che seguì fu “senza pari nel diciannovesimo secolo… Solo nel Nord-Ovest oltre 1.500 scioperanti furono processati” .(Wikipedia)

Su Internazionale si può leggere (qui) una breve storia degli scioperi in Italia, a partire da quello del 1900 di Genova. Nei cento anni passati in rassegna non va dimenticata la parentesi fascista: nel Codice Rocco lo sciopero, tollerato nel Codice Zanardelli, ridivenne “delitto contro l’economia pubblica”. Poi si passò attraverso l’elevazione dello sciopero a diritto nella Costituzione del 1948 (art.40), con le conseguenti sentenze della Corte Costituzionale che dichiararono illegittime le norme di legge penale che a quel punto risultavano in contrasto col dettato costituzionale, di rango superiore.

Se le persone proprietarie solo delle proprie braccia non avessero lottato insieme, nella storia, per migliorare le proprie condizioni, per quel che interessava ai detentori del capitale le donne incinte lavorerebbero in fabbrica ancora appese per le cinghie e i bambini starebbero in fabbrica a sorvegliare le macchine 17 ore al giorno. Per chi pensa che questa sia una ricostruzione vintage, riferita ad una realtà di fabbrica novecentesca che non esiste più, attenzione: certe ritmiche e modalità imposte del lavoro – durate del dialogo commerciale prefissate per massimizzare il numero dei contatti, pause iper compresse tra un contatto e l’altro –  sono ricomparse nei call center e nelle filiali digitali. E tutto questo non perché “il capitalista” sia un essere malvagio in sé, ma perché gli Adriano Olivetti o i Brunello Cucinelli sono eccezioni dentro una regola di funzionamento economico il cui obiettivo è il massimo profitto individuale, non il massimo benessere comune. E questa connotazione si è accentuata con il passaggio al capitalismo finanziario.

Sto esagerando? Se così sembra, è perché siamo abituati a guardare le cose coi nostri occhi di occidentali, al caldo, al riparo di un contratto e con delle tutele – ottenute non per legge di natura, ma dopo decenni di battaglie, appunto. Ma nel resto del mondo non va così: infatti il resto del mondo preme alle nostre confortevoli porte, e la cosa incredibile è che, per buona parte della cosiddetta pubblica opinione, i nemici sono diventati loro. Degli altri – tassati, loro e le loro aziende, la metà dei loro dipendenti – invece leggiamo le gesta sulle pagine di Forbes.

In ragione e alla luce della storia di tutto questo, ci sono due prese di posizione sullo sciopero che mi fanno particolarmente arrabbiare. La prima è quella di coloro che considerano gli scioperanti come degli sfaccendati che allungano il finesettimana a spese della collettività. Lo considero alla stregua di uno sputo in faccia, sia per la storia di questo strumento, sia per il presente, specie se rivolto contro chi rinuncia a un giorno di stipendio essendo già in notevoli difficoltà economiche. La seconda è l’inerzia di quella massa lamentosa ma informe – sfortunatamente ascrivibile spesso al “ceto medio”, il maggiormente beffato dalla manovra di questo governo cialtrone –  che piange e non muove un dito. Non va a votare, non partecipa, non manifesta, non sciopera, però frigna. Tanto non cambia niente. Come se cambiare non fosse uno scarto che accade prima di tutto dentro di noi. E se facciamo qualcosa per noi, per la nostra dignità, per il nostro amor proprio, e scopriamo di essere in tanti a farlo insieme, anche l’ingiusto e sconfortante panorama che ci circonda appare, almeno per qualche ora, sotto una luce meno disperata.

 

 

 

Julian Assange. Quale libertà?
30 novembre: incontro pubblico a Reggio Emilia

Julian Assange. Quale libertà? Incontro pubblico a Reggio Emilia

 

Incontro pubblico, al circolo Arci Fenulli, sabato 30 novembre ore 16,30

Sabato 30 novembre Stefania Maurizi, nota giornalista d’inchiesta e scrittrice, sarà di nuovo a Reggio Emilia, a presentare il suo libro “Il potere segreto” aggiornato dopo la liberazione di Julian Assange.

L’iniziativa pubblica si terrà al Circolo Arci Fenulli alle 16.30 ed è promossa dagli attivisti del territorio che si sono battuti per Assange in collaborazione con Amnesty International e il Circolo ospitante. L’obiettivo è quello di approfondire il tema “Julian Assange. Quale libertà?” con l’aiuto della giornalista che si è occupata più da vicino del caso Assange, in quanto media partner di WikiLeaks dal 2009 e autrice di un libro che ricostruisce in modo puntuale e documentato la vicenda giudiziaria del suo fondatore.

Il 24 giugno u. s. Julian Assange ha potuto lasciare il carcere di Belmarsh dov’era rinchiuso ingiustamente dal 2019, detenzione che è solo la parte finale di un calvario iniziato nel 2010, quando aveva smascherato gli abusi e i crimini di guerra di cui si erano macchiati gli USA e i loro alleati durante i conflitti in Iraq e in Afghanistan.

La mobilitazione mondiale per la sua libertà è stata decisiva. Nel nostro Paese un ruolo importante per l’informazione l’ha giocato sicuramente Stefania Maurizi, che è stata a Reggio Emilia, a Gattatico al Museo Cervi e a Casalgrande per informare sulla vicenda di Julian Assange e presentare il suo libro, ma non solo; ricordiamo con particolare piacere e gratitudine la sua testimonianza, in qualità di professionista dell’informazione, nella Sala del Tricolore in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria a Julian Assange.

Riteniamo necessario oggi scoprire le conclusioni a cui è giunta l’autrice nella nuova edizione aggiornata della sua opera, poiché molte sono le domande ancora senza risposta sul patteggiamento che ha portato improvvisamente alla liberazione del giornalista australiano: perché gli Stati Uniti improvvisamente hanno rinunciato all’estradizione, a un processo con condanna a 175 anni di carcere e hanno lasciato che venisse scarcerato? Quale sarà il futuro di WikiLeaks e, parallelamente, del giornalismo mondialea seguito della forzata ammissione di una “colpa” -che corrisponde semplicemente al dovere di un’informazione libera e corretta– da parte da Julian Assange?

Il dubbio è che la liberazione di Julian, che pur ci ha riempito il cuore di gioia, non ci garantisca affatto che la guerra del “potere segreto” contro Julian e WikiLeaks sia finita. E che si debba continuare a lottare per il diritto alla sua completa libertà e il diritto a informare e ad essere informati.

 

Movimento Free Assange Reggio Emilia

Parole a capo /
Luigi Cannillo: “Alcune poesie”

“Le innaturali concentrazioni metropolitane non colmano alcun vuoto, anzi lo accentuano. L’uomo che vive in gabbie di cemento, in affollatissime arnie, in asfittiche caserme è un uomo condannato alla solitudine.”
(Eugenio Montale)

 

DA “CIELO PRIVATO”, Ed. Joker, 2005

Scandaglia lo sguardo
dal bordo scuro il fondo
del pozzo invisibile il pericolo
i grandi raccomandano
attenti la tarantola
Non conosciamo ancora
forma per quel nome
la minaccia sommersa non increspa
la fontana non ruggisce intanto
ci vietano di attingere e di bere
Saranno artigli o corna a lacerare
fauci spalancate miste a nostre urla
tentacoli che inghiottono o veleno
Il fulmine saltato su dall’acqua
miseria e guerra esploderà tarantola
Mentre il mistero scorta ogni passione
dalla cisterna pulsa in ogni sforzo
domina ombra gli astri dell’orto
Rumina la bestia da lontano
vibra la nostra sorte
noi appostati
piatti sotto l’erba alta o da coltelli
negli angoli dei fienili verticali
saremo i primi

 

*

 

Tutti i cortili annunciano la sera
le porte aperte alle ringhiere
Vortica misto a voci
e stoviglie il fischio
del padre fiato tra gradini
musica della lontananza
Sopravvive la canzone alla fatica
l’usignolo reduce senza festa
né batticuore al saluto
Se il figlio non ammette somiglianza
o si sottrae alla competizione
l’eredità si scosta in un angolo blindata
Ho scolpito da solo le mie pieghe e curve
tramando nostra paternità negata
Così quell’aria il fischio che la modula
si avvicina a scomparire come un treno
lampeggiante in transito
una missione altrove

 

*

 

DA “GALLERIA DEL VENTO”, La Vita Felice,, 2014

Lentamente la terra
cede alla sera, scintilla
di luci in espansione
Vedi ci si riflette una sorgente
la campagna intera illuminata
Solo adesso si riaccendono
le stelle cadenti della nascita
e segnano il sentiero, la vigilia
Più ti incammini e la materia
si esaurisce asciugata dalla luce
che resta a segnare i confini
La distanza fra le case
ogni dislivello, tutto
pulsa unito nel salto
poi le orme si disperdono
con chi le ha impresse
la storia tornerà al mistero
Tu non lo puoi vedere, ma
mentre per la festa splendono
il margine e l’anima dell’albero
il suo legno al buio brucia

 

*

 

Da “DAL LAZZARETTO”, La Vita Felice, 2024

La città nelle sue vene
la esplori slogandone le ossa
un corpo che si estende
anche restando fermo
Sembra immobile di notte
però tutto continua a pulsare
la solleva e dilata il respiro
Al buio crescono le unghie
Il sonno confinerà i sognatori
nel sottosuolo con le loro storie
Noi invece non dormiamo ancora
corriamo lanciando le mani nel vento
sulle vetrine spente del corso,
vogliamo vivere tutte le nostre vite
Finché a una curva della notte
appare l’aureola della periferia
– da lì si chiama il mondo
finalmente si entra in una frase

 

*

 

Le strade del mercato
si liberavano in serata
i banchi nei magazzini per la notte
i motocarri fermi, a fari spenti
Il giorno dopo riprendeva il ciclo
con la frutta allineata per colore
lo splendore dei pesci sul ghiaccio
mentre come stelle filanti
si sollevano nel vento
le fettucce della merciaia

Era la fatica a scandire il ritmo
della catena implacabile dei giorni
Adesso invece anche ad aspettarli
non rientreranno in scena, nemmeno
la neve da spalare, i thermos di caffè
né il volo delle briscole sul tavolo
Il pallone è rimasto in un angolo
anche i figli chiamati nei cortili
non sono più tornati per la cena

 

*

 

Eppure qualcuno li ha visti
riapparire dietro una finestra
o curvi a raccogliere una moneta
Nei sogni hanno ripreso
il loro posto a tavola
ci seguono nelle nuove case
Non li si può considerare
memoria esatta né l’eventuale
distorsione di un ricordo
Rimangono impressi in orme fresche
quando svoltano per il corso
la mano al cappello a salutare
o aprono il fermaglio alla collana
Se esigono un debito, se proteggono
o tradiscono lo fanno sul serio
Non si può soffocarne i singhiozzi
mitigare le sbornie e le risate
Come si fa a non sentirli
quando anche muti pensano al futuro

Ringrazio l’autore per avere autorizzato la pubblicazione di questi versi.

 

Luigi Cannillo, poeta, saggista, traduttore e organizzatore culturale, è nato e vive a Milano. Tra le sue raccolte di poesia più recenti: Cielo Privato, Joker Ed., 2005; Galleria del Vento, La Vita Felice, 2014; l’antologia in inglese e italiano Between windows and Skies – Selected Poems 1985-2020, Gradiva Publications, 2022 e Dal Lazzaretto, La Vita Felice, 2024. Ha curato con Gabriela Fantato La biblioteca delle voci – Interviste a 25 poeti italiani , Joker Ed., 2006. Ha curato inoltre l’Antologia Il corpo segreto – Corpo ed Eros nella poesia maschile, LietoColle, 2008, e, con Sebastiano Aglieco e Nino Iacovella, Passione Poesia – Letture di poesia contemporanea, Ed. Cfr, 2016. Singole poesie, scelte antologiche e interventi critici sono stati pubblicati su numerose riviste, raccolte di saggi, siti e blog letterari. Ha partecipato a performance e spettacoli teatrali e collabora con musicisti e artisti visivi.

NOTA REDAZIONALE: “Parole a capo” è una iniziativa dell’Associazione culturale “Ultimo Rosso”. Per rafforzare il sostegno al progetto invito, nella massima libertà di adesione o meno, a inviare un piccolo contributo all’IBAN: IT36I0567617295PR0002114236

La redazione di “Parole a capo” informa che è possibile inviare proprie poesie all’indirizzo mail: gigiguerrini@gmail.com per una possibile pubblicazione gratuita nella rubrica. 

La rubrica di poesia Parole a capo curata da Pier Luigi Guerrini esce regolarmente ogni giovedì mattina su Periscopio. Questo che leggete è il 260° numero. Per leggere i numeri precedenti clicca sul nome della rubrica.

Isabella entra in seduta

Isabella entra in seduta

Ritratto di Isabella – disegno di Monica – tecnica pastelli

Ciao, sono Isabella, una cagnolina che ricorda la Pimpa e Snoopy, non sono famosa come loro, ma anche io, modestia a parte, sono irresistibile.

Scrivo oggi in questa rubrica per caso, perchè Giovanna, la mia umana nonché capobranco, non so se mi spiego, mi ha coinvolto nel suo lavoro.

Le cose sono andate così: lo scorso anno abbiamo perso Cruz, un membro del branco, recentemente io ho subito una operazione urgente, sono smilza! Mi hanno tolto la milza. Adesso sto bene e Giovanna ha smesso di guardarmi un po’ triste e preoccupata. Dovevo però essere monitorata ma, soprattutto, non riuscivo più tanto a stare sola.

Stavo come in quella canzone

(…)Azzurro,
il pomeriggio è troppo azzurro
e lungo per me.

(…)Quelle domeniche da sola
in un cortile, a passeggiar…
ora mi annoio più di allora,

neanche un prete per chiacchierar…
[Azzurro, di Paolo Conte cantata da Adriano Celentano]

Così Giovanna ha dovuto trovare una soluzione: mi porta sempre con sé, anche al lavoro.

Lei è una psicoterapeuta, oddio non so precisamente cosa vuol dire ma, osservando, ho capito diverse cose. Ad esempio, ogni giorno a orari precisi arrivano degli umani di varia natura.

“Da questa parte prego”

Nella mia testa ho creato una mappa, di odori, di movimenti, di voci e così ad ogni dlin dlon vado in giardino a verificare chi è la persona di turno e, scondinzolante e festosa ma tutta compita nel mio ruolo,  l’accompagno nella stanza della terapia.

Qui parlano, giocano (?), qualche volta sono tristi o arrabbiate, qualche lacrima, qualche risata… Pasticciano con l’acqua, con la carta e un mucchio di altre cose che, quando le uso io, e dovreste vedere come riduco tutto in brandelli, precisa, concentrata e gioiosa, invece di sentirmi dire brava quella là mi grida e mi chiama Isabrutta.

Per costituzione io amo le persone, sono socievole e soprattutto amo le carezze che cerco con una certa insistenza. Quando le mani dei pazienti toccano, lisciano, danno colpetti al mio corpo, schiena, pancia, muso, orecchie (non ridete please!) si crea una sorta di chimica tra noi che è un godimento, una magia. Giovanna dice che si liberano ossitocina e serotonina due ormoni del benessere, ma non hanno forma né odore riconoscibili, saprà lei, io so che quel contatto ci fa bene .

Quello che succede non è Pet Therapy, non ho fatto la scuola, neanche Giovanna e non abbiamo in squadra un veterinario, anzi proprio non lo voglio uno che ogni tanto mi deve fare un buco per controllare un altro coso, il cortisolo, l’ormone dello stress. So badarmela da sola e se qualche situazione sento che non riesco a tollerarla me la filo in giardino o dormo.

“Non sto dormendo. Sono in contatto con il mio inconscio”

Io mi comporto liberamente, spontaneamente, non seleziono i  pazienti “adatti”, loro mi accarezzano e ognuno lo fa se gli va e a modo proprio.

A. tutto logica e pianificazione, all’inizio era impacciato, mi faceva lunghi discorsi complicati, Giovanna gli ha spiegato che quello che contava non erano i ragionamenti, era il linguaggio corporeo, preverbale, presimbolico. Adesso A. mi cerca, mi tocca, parla semplice, solo quanto necessario e sopporta serenamente di andarsene con qualche pelo del mio manto inflilato nelle trame dei vestiti.

J., in perenne conflitto tra istinto e controllo, troppo dell’uno o dell’altro, si imbarazza delle mie annusatine intime (perchè l’amore è riconoscersi dall’odore”) ma adesso, prima di raccontare i suoi dilemmi dove il corpo e l’intelletto non si coordinano, dice prima di raccontare “oggi avevo proprio bisogno di un contatto fisico” e parla tenendomi vicino.

F. parla concitata già prima di entrare nella stanza, le sue carezze sono veloci, due mani che mi percorrono dalla testa alla coda, senza intervalli, pressanti. Man mano diventano più leggere, cadenzate e diventa più lento e tranquillo il suo eloquio.

Quando mi addormento, la mia pancia va in su e in giù lenta e calma. Giovanna ne approfitta per dimostrare cosa e come è il respiro profondo, quello che aiuta il rilassamento e a controllare l’ansia.

Ovvio, penso io: l’altro, quello veloce, alto, ansimante è quello che serve quando si corre, si va a caccia o si scappa davanti a un cane che la vuole buttare in rissa.

Il modo in cui mi accarezzano è significativo. Io lo registro, mi sintonizzo e non mi faccio tante domande. Giovanna invece dice che è sintomatico dell’emozione del momento od anche della qualità di relazioni passate, specie quelle più precoci.

Saprà lei!

Intanto, quando è presa dai suoi pazienti un po’ mi trascura, ma ci sono le carezze, i complimenti di tutti “formidable, je sui formidable”, perchè privarmene?

Giovanna attribuisce signicati, io me la godo. Giovanna osserva, io vivo la relazione. Giovanna riporta lo scambio a chissà cosa, io sono lì, in quel momento, presente e ricettiva.

“Vhe vhe, senti un po’ che storia”

Ho scoperto di governare il tempo della seduta meglio della terapeuta (“il setting è importante predica”!).

Lei si perde, si allunga, si trascina ma io percepisco quando siamo allo scadere dell’ora, e quindi basta “arrivederci e alla prossima!” So che le 19,30 sono un orario  intransigibile, improcrastinabile, immodificabile:  è tempo di zuppa!

Allora punto alla porta, gnolo un po’,  gratto e i presenti sono costretti a guardarmi e diventa chiaro a tutti che la seduta è finita. I bisogni primari innanzi tutto direbbe Freud e, più avanti, Maslow li metterà alla base della piramide delle motivazioni. La filosofia, il male esistenziale, le domande sulla vita vengono dopo. E, mi pare, che anche un certo Marx, a suo modo dicesse le stesse cose.

La pancia che borbotta
È causa del complotto
È causa della lotta:
“abbasso il Direttor!”
La zuppa ormai l’è cotta
E noi cantiamo tutti
Vogliamo detto fatto
La pappa al pomodor!
[Viva la pappa col pomodor,  scritto da Lina Wertmüller su musica di Nino Rota, cantata da Rita Pavone]

Una giovane cucciola che accompagna la sua Umana: “Boh! ma ci capisci qualcosa?”
“Che vuoi, sigh! gli umani riescono sempre a complicarsi la vita”

Per leggere gli articoli di Giovanna Tonioli su Periscopio clicca sul nome dell’autrice

 

Cop29, ha vinto l’arroganza dei più forti

Cop29, ha vinto l’arroganza dei più forti

di Simona Fabiani

Il testo cruciale della conferenza, quello sul nuovo meccanismo finanziario, è stato approvato con una forzatura del protocollo procedurale. Quando è uscita la bozza, il gruppo dei Paesi meno sviluppati e l’alleanza degli Stati insulari avevano abbandonato le stanze dei negoziati. Nella plenaria di sabato notte, la presidenza ha preso la decisione finale senza il consenso delle parti, che sono state fatte intervenire a decisione già presa.

 

Fra i Paesi, l’India che si è detta decisamente contraria, la Bolivia completamente contraria, il gruppo dei Paesi africani ha definito il testo una “schifezza totale”, il Canada ha espresso disappunto. Contrari anche CubaNigeria e altri. Queste posizioni sono state registrate, ma la decisione era già stata presa.

 

La presidenza ha fatto il gioco dei Paesi occidentali, che hanno negato le proprie responsabilità, pretendendo maggiori ambizioni sulla mitigazione da parte dei Paesi del Sud del mondo, senza fornirgli però l’adeguato supporto finanziario per passare rapidamente alle fonti rinnovabili, affrontare gli impatti devastanti della crisi climatica e coprire i costi delle perdite e danni.

 

Il testo prevede che i Paesi ricchi assumano la guida per mobilitare almeno 300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035 a favore dell’azione per il clima per i Paesi in via di sviluppo, a fronte di necessità stimate nell’ordine di trilioni di dollari annui, nessuna garanzia di investimenti pubblici a fondo perduto (che non indebitino ulteriormente i Paesi del Sud del mondo), nessun obbligo per i Paesi responsabili della crisi climatica. Le risorse potranno provenire da banche di sviluppo e investitori privati. Il fondo “perdite e danni” è stato escluso dal finanziamento.

 

Un atteggiamento deplorevole da parte dei Paesi più ricchi che – oltre a essere responsabili della crisi climatica – continuano tuttora a espandere le proprie economie fossili. Cina, Singapore e i Paesi del Golfo saranno ancora considerati Paesi in via di sviluppo ma potranno, anche loro, contribuire volontariamente. C’è un invito ad arrivare a 1.300 miliardi di dollari e a triplicare gradualmente i finanziamenti erogati. Ma sono solo auspici, non una decisione vincolante.

 

Il programma di lavoro sulla giusta transizione si è concluso senza un accordo, le consultazioni proseguiranno nel prossimo giugno a Bonn per preparare una bozza di decisione da presentare alla Cop30 che si terrà in Brasile. Un segnale pessimo per il mondo del lavoro e per le comunità che devono affrontare gli effetti della transizione ecologica.

 

Nei testi su mitigazione e global stocktake (GST) non c’è alcun riferimento all’uscita dalle fonti fossili, o meglio al “transitare via” stabilito nella Cop28 di Dubai, per la ferma opposizione dell’Arabia Saudita. È stato approvato l’articolo 6 dell’accordo di Parigi che istituisce un mercato del carbonio a livello globale. L’adattamento risente della mancanza di risorse.

fossile, la finanza privata, le distrazioni basate sui meccanismi di mercato, il modello liberista ed estrattivista che è alla base della crisi planetaria. Il processo di questa Cop, la presidenza e l’atteggiamento dei Paesi del nord globale hanno inferto un colpo esiziale alla fiducia, alla collaborazione e al percorso negoziale.

La Cop ha oggettivamente segnato un fallimento generale delle conferenze sul clima, che non sarà facile superare e invertire con la prossima tappa in Brasile. Ma non possiamo arrenderci né rassegnarci. Per questo serve una reazione forte da parte di tutta la società civile, a partire dal movimento sindacale.
È inaccettabile che non ci siano i soldi per ripagare il debito climatico dovuto al Sud del mondo mentre si spendono trilioni per alimentare guerre, massacri, crimini di guerra e contro l’umanità, come quelli che si continuano a consumare in Palestina. Così come non è accettabile che, a fronte di morte e distruzione climatica, non ci sia ancora sia la consapevolezza dell’urgenza sia una chiara volontà politica di uscire dalle fonti fossili.

Mai come in questa Cop è stata evidente la questione di fondo: lottare contro la crisi climatica significa lottare per cambiare radicalmente un modello di sviluppo insostenibile, per rimuovere le disuguaglianze, sia fra Nord e Sud globale sia all’interno degli stessi Paesi, per contrastare ogni forma di sfruttamento e colonialismo; significa battersi affinché i lavoratori non siano abbandonati nella transizione, e garantire a tutti i popoli il diritto di vivere in pace nelle proprie terre. Non possiamo rassegnarci alla vittoria degli interessi di pochi contro il benessere delle popolazioni e dell’ambiente in cui viviamo. La lotta per il cambiamento passa anche, e soprattutto, dalla giustizia climatica.

Articolo originale pubblicato su Collettiva.it il 25/11/2024

Stelle a New York: Roberta Pazi vince un premio alla carriera

L’ “International Film Festival of Manhattan” è giunto, quest’anno, alla sua 14° edizione, con Luis Pedron sempre alla guida. La nostra Roberta Pazi c’era.

Dei talenti nostrani non si parla mai abbastanza. È ora di smentire il ‘nemo propheta in patria’, ora di valorizzare ciò che abbiamo, di riconoscerne il prestigio.

Il territorio e le sue risorse, umane in primis, sono la ricchezza più importante, ciò che accomuna menti, professioni, esperienze, tradizioni e mondi diversi.

Oggi parliamo della ferrarese Roberta Pazi, che, diplomata in Recitazione, si occupa di teatro e cinema come attrice, regista, produttrice (con DestinationFilm APS) e formatrice dal 1998, oltre ad aver lavorato per pubblicità, audiolibri, medio e cortometraggi.

Parte della Giuria del Caorle Film Festival nel 2022 e 2023 e del Ferrara Film Corto Festival “Ambiente è Musica” nel 2023, ha co-prodotto il cortometraggio Agosto in Pelliccia, di Alessandro Rocca, che ha vinto il Premio come miglior regia a Visioni Italiane del 2022 della Cineteca di Bologna e il cortometraggio Sans Dieu, sempre di Rocca, selezionato alla 39° Settimana Internazionale della Critica della Mostra del Cinema di Venezia nel settembre 2024 e vincitore della menzione speciale a VISIONI ITALIANE 2024 – 30° Concorso nazionale per corto e mediometraggi della Cineteca di Bologna.

Il suo primo corto, La paura di vincere, è stato presentato al Ferrara Film Festival 2024.

Il Premio alla carriera (ma non solo)

Negli ultimi anni, i riconoscimenti a Roberta non sono mancati. L’ultimo, in ordine di tempo, lo scorso mese di ottobre, il Premio alla Carriera (il Lifetime Achievement Award in Acting) all’International Film Festival of Manhattan (IFFM) di New York, assegnatole dal Festival Director Luis Pedron e dal Guest Festival Director Gherald Alaman.

Qui aveva già vinto il premio come Miglior Attrice, nel 2020, con il corto l’Usignolo sul mare di Martina Mele, un film sul ricordo, la giovinezza e i cambiamenti che si attuano nell’individuo al sopraggiungere dell’età adulta.

Dopo due candidature al Lonely Wolf London International Film Festival 2019 e al Feel the Reel International Film Festival 2019, è protagonista di Bentornato Futuro!, di Alessandro Rocca, che vince il premio miglior cortometraggio al Caorle Film Festival 2021.

“L’atmosfera e l’energia del Festival sono incredibili”, ci dice la regista, “sono stata accolta come una regina, il mio volto era ovunque, sui cartelloni, sui badge distribuiti ai partecipanti e anche a Times Square! Come omaggio, il Direttore ha fatto passare la mia immagine ideata per il Festival, per 24 ore durante l’evento… È stata una gioia vedere riconosciuto il mio lavoro. Faccio questo mestiere da quasi 25 anni, in teatro da lungo tempo, e da sette anni ormai anche nel cinema. Sono stata e festeggiata per le mie attività, in un modo che forse l’Italia non sempre conosce. Negli Stati Uniti si prende questo mestiere molto sul serio, viene rispettato e onorato”, conclude.

Il bello del networking

L’IFFM è un momento incredibile di networking, ci spiega Roberta, il cuore e la missione dei festival indipendenti. Ogni festival diventa un’opportunità unica per far conoscere i partecipanti tra loro, incontrare altri attori e attrici, sceneggiatori, produttori e registi provenienti da tutto il mondo, creare contatti e progetti comuni, collaborare, scambiarsi idee e confrontarsi. Insomma, per costruire ponti e abbattere muri e barriere.

Tra queste, la nascita del gemellaggio fra l’IFFM e il Caorle Indipendent Film Festival, con cui Roberta collabora già da qualche anno.

Alla 15° edizione dell’IFFM, iscriverà il cortometraggio La paura di vincere, scritto in collaborazione con Lillo Venezia e da lei diretto, da un progetto del chitarrista, cantautore e scrittore Carlo Zannetti, con Bobby Solo, tra gli attori, prodotto da Video Radio e Video Radio Channel oltre che da DestinationFilm – APS.

Anche se noi contiamo di vederlo prima!

Foto in copertina: Roberta Pazi e Luis Pedron, credits Cheska Durana of Majestik Studios New York, altre foto Roberta Pazi

 

Maria Callas da vicino.
All’Abbado un ritratto intimista

Maria Callas da vicino. Al Teatro Abbado un ritratto intimista.

Maria Callas attraverso i suoi trionfi, gli amori e la malattia. La parabola della soprano americana di origine greca è stata messa in scena il 19 novembre 2024 al Teatro Comunale di Ferrara con lo spettacolo “Vissi d’arte. Vissi per Maria”.

Gli spettatori, che a causa del raffreddore stagionale hanno accompagnato la pièce con colpi di tosse palleggiati fra platea e palchi, hanno contribuito a ricordare la caducità di ogni momento, in sintonia con il racconto della biografia dell’artista, ricostruita attraverso i ricordi del maggiordomo Bruno. Ma hanno anche assistito all’esecuzione dal vivo di cinque arie tra le più celebri, mentre la voce della Callas veniva riprodotta in sala attraverso una sofisticata tecnica d’ingegneria acustica. Le arie suonate dall’Ensemble musica civica sono state quelle di Puccini con il proverbiale “Vissi d’arte, vissi d’amore” (da Tosca) e “Un bel dì vedremo” che dà voce a speranze e illusioni di Madama Butterfly, Giordano (“La mamma morta”), Bellini con “Casta diva” (da Norma) che la Callas interpretò più volte e con il quale riscosse il massimo successo di pubblico e di critica, fino a Verdi con “Ave Maria” (da Otello).

Nella drammaturgia originale, scritta da Roberto D’Alessandro nel 2001, il personaggio del maggiordomo era al femminile, mentre a Ferrara è stato interpretato da Giampiero Mancini. Piccole variazioni che la performance di Mancini ha saputo valorizzare, collaborando a perseguire l’ambizione dell’opera: divulgare un ritratto intimo dell’artista.

Il tentativo, infatti, è stato di portare al centro della scena, almeno per una sera, la dolcezza, la fragilità e il dolore di “Madame” (come viene chiamata da Bruno), le luci accecanti della sua gloria e l’oscurità tenebrosa dei suoi drammi e della sua passione, resi simbolicamente nell’originale locandina dedicata alla rappresentazione ferrarese e tutta giocata sui contrasti di bianchi e neri e dalla macchia scarlatta che dal cuore esplode sulle labbra. Un’operazione capace di arricchire e contrastare il pregiudizio diffuso nell’immaginario collettivo: quello di una artista capricciosa e superba.

Locandina di "Vissi d'arte. Vissi per Maria" di E. Ciccone
Locandina di Eugenio Ciccone

“Il concerto del 19 dicembre 1958 all’Opéra di Parigi – ha racconto il maggiordomo durante la pièce – è stato uno dei più grandi di tutti i tempi. Per seguire la messa in scena della Norma erano collegate le radio di ogni parte del globo e in prima fila, uno di fianco all’altro, erano seduti: Charlie Chaplin e Brigitte Bardot, Emile de Rothschild e Juliette Gréco, Françoise Sagan e i duchi di Windsor. Ma anche Jean Cocteau, gli ambasciatori di Stati Uniti e Russia e il comandante della Nato. Insieme a loro, infine, c’era Aristotele Onassis”.

E proprio Onassis è stato il grande amore (tormentato) della Callas e alla loro relazione “Vissi d’arte. Vissi per Maria” ha dedicato ampio spazio. L’armatore greco che per corteggiarla fece arrivare “un piccolo pulmino di rose, poi un altro e infine un terzo ancora più grande”. Che nonostante tutto “non amava l’opera e sarà venuto ad ascoltarla solo due o tre volte”. E che, impietosamente, il maggiordomo ha descritto così: “Tarchiato, capelli neri, colorito olivastro, aveva in tutto e per tutto il fisico e l’aspetto di un contadino greco, e diciamolo francamente… brutto”. Onassis dedicò anima e corpo a conquistarla. E ci riuscì. Ma qualche anno dopo la lasciò per iniziare la relazione con Jacqueline Kennedy.

Nell’ultima parte ci si è addentrati a narrare la fase della malattia che colpì la soprano. Era il 5 novembre del 1959 quando Maria Callas si esibì a Dallas e in pochi se ne accorsero ma non riuscì a prendere un mi bemolle sovracuto. “Bruno, ricordati di questo giorno – disse Madame subito dopo, sconvolta nel camerino, piantandogli le unghie nella carne del braccio – perché è l’inizio della fine”. Si trattava di dermatomiosite, ovvero di una patologia che porta al cedimento di tutti muscoli, compresi quelli della laringe. Un colpo troppo duro per una perfezionista. Il fedele Bruno ha raccontato un aneddoto anche a questo riguardo. “La signora mi diceva che per i compagni del conservatorio era una ossessionata, e che cominciarono ad avversarla in ogni modo, ma Madame sosteneva che per raggiungere la perfezione non si può avere fretta. Servono lavoro, metodo e rigore”.

A 101 anni dalla nascita di Maria Callas, lo spettacolo andato in scena all’Abbado di Ferrara con Dino De Palma al violino, Luciano Tarantino al violoncello e Donato Della Vista al pianoforte ha rappresentato un efficace tentativo di rivelare gli aspetti più umani di una super star del ventesimo secolo, contribuendo a far posare sul suo splendore un nuovo sguardo. Un’anteprima efficace per la stagione di Opera&Danza 2024/2025 del Teatro Comunale ferrarese.

In copertina: Maria Callas as Violette in La Traviata (Credit: Houston Rogers © Victoria and Albert Museum)

Parole e figure /
“La piccola violinista” e il potere della musica

Dal genio di Jon Fosse, premio Nobel per la letteratura 2023, un albo di incantevole forza poetica, una fiaba moderna sul potere inconsapevole e sconfinato dei bambini, sulla forza dell’immaginazione e della musica: “La piccola violinista”, edito da Iperborea, in libreria dal 9 ottobre.

Lo scrittore e drammaturgo norvegese Jon Fosse, premio Nobel per la letteratura 2023, classe 1959, ama scrivere di ciò che non conosce e ha un modo suo di concepire la scrittura: mettersi all’ascolto e registrare la voce che affiora nel silenzio. Trascrivere, quasi pregare. La scrittura è, per lui, ‘una luce dentro le tenebre’.

Da bambino è cresciuto in una fattoria, è stato un pittore e un chitarrista rock, ha sofferto di una certa malinconia e ha usato l’alcol come medicina. Ad un certo punto della sua vita si è avvicinato ai quaccheri e ha poi compiuto un lungo percorso spirituale nel cattolicesimo. Una vita ricca e, a tratti, tempestosa. Come quelle che un artista sa avere.

Mettersi all’ascolto è un ottimo e meraviglioso esercizio. Soprattutto se lo si fa in silenzio.

In La piccola violinista, appena uscito con Iperborea, l’ascolto è principe e principio. La storia di una bambina che suona il violino, e quando, nella sua cameretta, si mette le mani davanti agli occhi riesce a vedere quel che vuole, guardandovi attraverso.

Come mi piacerebbe avere questo superpotere! Che magia sarebbe capire e sapere, per tempo, magari per soccorrere o evitare tragedie e dolori.

Un giorno la piccola si porta le mani davanti agli occhi e vede suo padre solo e triste su uno scoglio sperduto in riva al mare, accanto a una barca capovolta; capisce subito che ha bisogno del suo aiuto. Così la piccola si mette in viaggio per raggiungerlo, guardando verso nord, sud, est e ovest e camminando veloce, ma si trova davanti una montagna invalicabile. Rupi, crepacci e strapiombi sono gli ostacoli. Ovunque, apparentemente insormontabili. Allora suona il suo violino e la roccia si apre, lasciandola passare.

La bambina riprende il cammino trovandosi intrappolata nei fanghi di una palude. Di nuovo suona il violino e il suolo si indurisce, permettendole di proseguire.

Così arriva al mare, ma deve attraversarlo per raggiungere il padre. Suona ancora il violino e le onde si alzano, aprendole un passaggio. Magia e incanto.

Finalmente trova il padre, che la abbraccia felice e incredulo, e superando ogni altro ostacolo, grazie alla sua musica lo riporta a casa.

La piccola violinista racconta la storia magica di una bambina che aiuta un genitore in difficoltà con la sua capacità di vedere e di creare, con la forza dell’amore e dell’arte.

Una parabola semplice ma densa di significati sui poteri spontanei, inafferrabili e salvifici dell’infanzia. Meraviglioso. E per tutti.

Jon Fosse e Øyvind Torseter (illustrazioni), La piccola violinista, Iperborea, Collana I Miniborei, Milano, 2024, 32 p.

Scarica l’incipit in pdf

Jon Fosse

Jon Fosse, foto Agnete-Brun

Autore di narrativa, teatro, poesia e saggistica, è considerato una delle voci letterarie più influenti del nostro tempo, tradotto in più di cinquanta lingue e rappresentato sui palcoscenici di tutto il mondo. Attualmente vive nella residenza onoraria di Grotten, un parco a Oslo, concessagli dal re per i suoi meriti letterari. Tra i numerosi riconoscimenti ottenuti, culminati nel Nobel nel 2023, figurano anche quelli per i suoi libri per bambini, come il Deutscher Jugendliteraturpreis.

Øyvind Torseter

Oyvind Torseter, foto Kitty Crowther

Nato il 2 ottobre 1972, è cresciuto tra i fiordi come artista, illustratore, fumettista e scrittore. Le immagini nei suoi libri possono seguire il testo, ma anche giocare e sperimentare con disegni liberi che contengono dettagli e storie, capaci di discostarsi dal testo per esplorarlo. Nel 2008 ha vinto il Bologna Ragazzi Award.

Sciopero generale 29 novembre, le ragioni

Sciopero generale 29 novembre, le ragioni

“Il governo ci infliggerà sette anni di austerità”, inizia così il testo che lancia lo sciopero generale del 29 novembre (proclamato da CGIL e UIL). Nello specifico, andando sul concreto, ciò che si rischia è la perdita del potere d’acquisto di lavoratori e pensionati causata da un’inflazione da profitti; la crescita della precarietà, del lavoro nero e sommerso; un ulteriore indebolimento del welfare pubblico, tagli a sanità, istruzione, trasporto pubblico, enti locali. E poi nessuna risposta all’emergenza abitativa, nessun incremento delle risorse destinate a disabilità e non autosufficienza.

Quindi c’è il nodo dei contratti nazionali. I rinnovi nel pubblico impiego coprono appena un terzo dell’inflazione, fanno notare i sindacati. Il taglio del cuneo fiscale – con perdite per molti lavoratori – in realtà viene pagato dagli stessi con il maggiore gettito Irpef. Una ferma critica va poi alle politiche fiscali. Queste riducono la progressività, attraverso condoni e concordati favoriscono gli evasori. Non viene neanche ipotizzato qualsiasi intervento sugli extraprofitti.

Colpita ancora la previdenza

In tema di pensioni, si evidenza perfino un peggioramento della legge Monti-Fornero che si applicherà al 99,9% dei lavoratori. La rivalutazione degli assegni previdenziali è largamente insufficiente, con la beffa di un aumento di soli tre euro al mese per le minime. Il governo, inoltre, dimostra la totale assenza di una politica industriale degna di questo nome: tra ritardi nel Pnrr e nessuna strategia per il Sud, fino all’attacco alla libertà di dissenso contenuto del ddl sicurezza. E qui arriviamo alla proposta.

Il sindacato va allo sciopero rivendicando obiettivi precisi. “Bisogna andare a prendere i soldi dove sono”: extraprofitti, profitti, rendite, grandi ricchezze, evasione fiscale e contributiva. È sempre più urgente prevedere un finanziamento straordinario per sanità, servizi sociali ed educativi pubblici, non autosufficienza, istruzione, ricerca. Urge una misura universale a contrasto della povertà, compresa la povertà educativa.

Sul contratti bisogna fare molto, molto di più. Cioè rinnovare subito tutti i ccnl pubblici e privati “per aumentare il potere d’acquisto, con detassazione degli aumenti”. Serve una piena rivalutazione delle pensioni, occorre rafforzare ed estendere la quattordicesima. In generale, è necessaria una riforma del sistema previdenziale che superi la già citata Monti-Fornero.

Una vera politica industriale

Le sigle chiedono poi di adottare una seria politica industriale. Nella manifattura e nei servizi sono urgenti investimenti che sappiano difendere l’occupazione – anche col blocco dei licenziamenti -, insieme alla creazione di nuovo lavoro per costruire un modello di sviluppo sostenibile. Fondamentale, infine, la tutela di salute e sicurezza e il contrasto alla precarietà, cambiando le leggi sul lavoro. Senza mezzi termini: il ddl sicurezza va ritirato, bisogna tornare a rispettare la Costituzione.

Per tutti questi motivi l’Italia scende in piazza. Lo sciopero generale del 29 sarà una giornata di manifestazioni territoriali in tutte le regioni, da Nord a Sud, nessuna esclusa. Moltissime città della penisola organizzano cortei, presidi, iniziative di protesta.

 

Articolo originale pubblicato su Collettiva.it il 21/11/2024

No partita IVA per le attività associative
Appello del Forum del Terzo Settore

No partita Iva per le attività associative. Appello del Forum Terzo settore

Riceviamo e pubblichiamo l’appello del Forum Nazionale del Terzo Settore
Il nuovo regime Iva per il Terzo settore che, in assenza di interventi normativi entrerà in vigore dal 1 gennaio 2025, rischia di causare la riduzione, se non addirittura la cancellazione, di numerose attività e servizi alla cittadinanza, senza peraltro apportare nuove entrate per le casse dello Stato.

Pur non dovendo pagare l’imposta, infatti, gli ETS non commerciali saranno costretti a dotarsi di partita Iva e ad assolvere così una lunga serie di adempimenti burocratici e amministrativi, particolarmente gravosi e difficilmente sostenibili soprattutto per le realtà sociali più piccole, che rappresentano la gran parte del Terzo settore nel nostro Paese.

Per questo motivo il Forum Terzo Settore, in vista della discussione della nuova Legge di Bilancio, lancia l’appello a Governo e Istituzioni: È valore sociale, non vendita. No alla partita Iva per le attività associative del Terzo settore.

La richiesta è “che si trovi una soluzione definitiva a un problema, nato dall’apertura di una procedura d’infrazione europea nei confronti dell’Italia, che si trascina e che denunciamo da anni. Ma, stando a quanto si legge finora, la bozza della Manovra 2025 non contiene nulla a riguardo”, dichiara Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum Terzo Settore.

“Nelle scorse settimane abbiamo presentato una nostra proposta al viceministro all’Economia Maurizio Leo, che mantiene per il Terzo settore il regime di esclusione Iva e offre una risposta adeguata alle questioni aperte. In attesa di ricevere riscontro dal Governo, sale la preoccupazione tra gli Enti di Terzo Settore”.

“Temiamo che a livello politico non sia stata compresa l’importanza di questo tema per la sostenibilità del Terzo settore, dunque anche per la coesione dei territori, la partecipazione delle persone e lo sviluppo delle comunità. Ecco perché nei prossimi giorni intensificheremo il lavoro di informazione e denuncia su questo fronte, augurandoci di trovare questa volta una concreta volontà da parte delle istituzioni di giungere a una effettiva risoluzione, che tuteli il Terzo settore e la libera associazione dei cittadini” conclude Pallucchi.

L’Appello del Forum del Terzo Settore

È valore sociale, non vendita
No alla partita Iva per le attività associative del Terzo settore

Dal 1° gennaio 2025 le attività associative del Terzo settore saranno soggette ad Iva. Le previsioni formulate dal Governo obbligheranno infatti gli enti a un forte e costoso aggravio burocratico tra cui, di fatto, il registratore di cassa.

Abbiamo proposto al Governo una soluzione affinché l’entrata in vigore della norma non valga ad alcune condizioni.

L’aggravio riguarderà peraltro anche i conti pubblici, perché lo Stato rischia di dover rimborsare l’eventuale Iva non recuperata dalle associazioni al momento delle erogazioni delle prestazioni mutuali, ovvero quelle rivolte ai propri soci.

Le associazioni del Terzo settore in Italia aggregano milioni di persone che organizzano nelle città e nei territori risposte ai bisogni delle comunità, alle fragilità, alle disuguaglianze. Generano relazioni e costruiscono prossimità sotto forma di spazi aperti, cultura, socialità. Sono espressione della libertà dei cittadini di associarsi per il benessere del Paese. Una libertà sancita anche dalla Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea e riconosciuta dalla Costituzione italiana.

L’Iva sulle attività mutuali sarà quindi un colpo alla stessa libertà di associazione. Le associazioni sostengono le proprie attività sociali con l’autofinanziamento e la condivisione delle spese: equiparare tutto ciò alla vendita è falso ed offensivo perché lede l’effettivo esercizio della libera partecipazione delle persone, specie dei meno abbienti, ed equipara la solidarietà al commercio.

Associarsi e condividere le spese che si sostengono per i propri soci non è vendere.

Non chiediamo al Governo di opporsi alla procedura d’infrazione europea che ha imposto questo passaggio, ma, così come avviene ora, il riconoscimento di esclusione dall’Iva per l’associazionismo del Terzo settore per quelle attività senza diretta corrispondenza tra contributi versati dai soci e costi effettivi sostenuti. Esclusione che, va ricordato, è già prevista per altri soggetti, peraltro senza alcuna condizione particolare circa l’equilibrio tra spesa ed incasso.

Il Terzo settore e l’associazionismo contribuiscono allo sviluppo e alla coesione sociale del Paese.
Per questa ragione la Corte costituzionale, valorizzando il portato della legge di riforma, ne ha riconosciuto il ruolo nella realizzazione di attività di interesse generale a favore delle persone e delle comunità.

LA VIOLENZA CONTRO LA TERRA MADRE È VIOLENZA CONTRO TUTTƏ NOI

LA VIOLENZA CONTRO LA TERRA MADRE È VIOLENZA CONTRO TUTTƏ NOI

NUDM- Mugello

La violenza maschile sulle donne, che tutti I giorni genera lutti familiari e produce figlə abbandonatə e solə, è un male sociale che va sradicato con forza e decisione dalla nostra società.
Da sempre lottiamo e abbiamo lottato contro la violenza perpetrata sui nostri corpi, sulle nostre menti, sui nostri affetti, sulle nostre vite, per fermarla e cambiare il paradigma sociale che ci vuole “incapaci di autodeterminarci” e di scegliere come, dove e con chi vogliamo vivere, sottomessə al  pensiero patriarcale maschilista, che nella nostra civiltà industriale è ben rappresentato dall’economia capitalista che piega e sfrutta le persone, la natura, la Terra tutta al proprio interesse: il profitto.

Noi donne che viviamo in Mugello stiamo vedendo qualcosa di molto simile alle lotte dei popoli nativi del Sud del mondo (Africa e America del Sud) avvenire anche nel nostro territorio: imprese capitalistiche di produzione energetica, con il fine di arricchirsi tramite una speculazione finanziaria generata dai ricchi incentivi per la produzione di energia dal vento e dal sole si appropriano di aree sempre maggiori di territorio, che da aree naturali di montagna vengono trasformate dagli stessi governi locali e nazionali in aree industriali.

Sbancamenti per impianto eolico industriale nell’Alto Mugello

Stiamo assistendo alla devastazione di sempre più numerose e ampie zone di montagna appenninica che vengono devastate dagli interventi di disboscamento di aree forestali centenarie, di sbancamento dei versanti montuosi per la realizzazione di strade e grandi aree pianeggianti, cementificazione fino a più di 30 m di profondità della montagna, distruggendone la flora e la fauna che vi abitano, per innalzare torri eoliche di 180-200 m e di più.
La violenza che viene usata sulla nostra terra, nostra perché l’abitiamo e la viviamo, la curiamo e l’amiamo per le sue bellezze e anche per le sue asperità, è un’azione che ci colpisce direttamente perché ci è imposta e calata dall’alto senza che ci sia stata alcuna interlocuzione con chi ci vive e ci lavora.
Noi mugellanə ci opponiamo fermamente all’asservimento e alla violenza sui nostri corpi dallo sfruttamento patriarcale e capitalista così come ci opponiamo alla violenza e allo sfruttamento della speculazione finanziaria capitalistica della Terra in cui viviamo e ci appelliamo a tutte le forze realmente democratiche e ambientaliste, ad unirsi alla nostra lotta per difendere il diritto a proteggere il territorio in cui viviamo, in cui vivono e crescono, le nostre figlie e i nostri figli, il diritto a scegliere come produrre, in alternativa ai combustibili fossili, l’energia che ci serve a vivere in modo consapevole e senza sprechi.
Si tratta di un importante momento di partecipazione sociale e di presa di coscienza di noi donnə, in quanto siamo anche il primo obiettivo della pubblicità consumistica, che ci vuole prime protagoniste, in modo subdolo, e prime vittime, in modo violento, della logica capitalistica dei consumi ad ogni costo, della ricerca della felicità nelle cose e nei falsi bisogni;   Per contrastare queste tendenze sociali negative dobbiamo riappropriarci, insieme, della nostra capacità di autodeterminazione, di scelta consapevole e condivisa per   avviare la trasformazione verso la sostenibilità ambientale della nostra società.

In questi giorni a Baku, in Azerbaijan, sta andando in onda la riunione planetaria COP 29 e i Paesi ricchi e quelli poveri del mondo stanno cercando di trovare un accordo, che non può essere altro che un compromesso, sulle azioni da mettere in atto per contenere il rialzo della temperatura del pianeta  e su quanti miliardi i primi debbano erogare ai secondi, che sono i maggiormente colpiti e devastati dagli effetti dei cambiamenti climatici e che contano il numero maggiore di vittime e di danni causati dagli eventi climatici estremi.

A precedere di poche ore, andava in onda a Rio de Janeiro, in Brasile,  il summit dei G20 (il forum dei leader, Ministri delle finanze e Governatori delle banche centrali dei 20 Paesi più industrializzati al mondo) durante il quale i popoli nativi del Brasile hanno contestato aspramente i governi dei Paesi più industrializzati presenti al meeting in quanto accusati di non fare abbastanza per fermare le devastazioni causate dai cambiamenti climatici e di continuare ad opporre ad una transizione giusta, che dovrebbe avere come principale obiettivo l’equa ripartizione delle ricchezze, il taglio dei combustibili fossili, una reale  rinuncia allo sfruttamento delle risorse naturali e alla devastante politica estrattivista.

I popoli indigeni dell’Africa e dell’America del Sud sono continuamente minacciati dal Capitale straniero che da secoli ormai si appropria con violenza di interi e vasti territori dei loro Paesi per sottrarre le preziose risorse minerarie utili ai diversi processi industriali per la produzione di ricchezze, principalmente per la produzione di energia, che non saranno certo distribuite alla loro popolazione ma accentrate nei Paesi capitalistici e ricchi del Nord del Mondo. Ai nativi rimangono solo la povertà e i veleni liberati nell’ambiente senza alcuna azione di prevenzione e di protezione.

E così rischia di succedere anche nei nostri territori, ci troviamo crinali violentati, depauperati, per rispondere alle esigenze speculative delle false energie green che con l’eolico industriale, vogliono distruggere i nostri territori, e contro questa violenza, ci opponiamo e continueremo ad opporci in tutti i modi a noi possibili!

25 Novembre 2024
Non Una di Meno – Mugello

Periscopio ha dedicato vari articoli e servizi sull’aggressione dell’eolico industriale nell’Appennino Mugellese e sulla lotta popolare per contrastarlo [vedi Qui]

Femminicidi, immigrati, un ministro infelice e un muratore marocchino incontrato in stazione

Femminicidi, immigrati, un ministro infelice e un muratore marocchino incontrato in stazione

 

Ha fatto molto discutere la frase infelice del ministro Valditara (in occasione dell’anniversario dell’omicidio di un anno fa di Giulia Cecchettin) secondo cui ad ammazzare le donne sono soprattutto gli immigrati. In realtà, come spiega l’Istat nel 2022 (ultimo dato disponibile) nel 93,9% dei casi ad uccidere una donna italiana è un uomo italiano (quasi sempre marito, amante, fidanzato o ex.) e poiché gli stranieri sono il 10% della popolazione, ciò significa che la tendenza a “menare” o uccidere sta in capo più agli italiani che agli stranieri.
Stessa cosa vale per tutti gli omicidi: sempre Istat rileva che in Italia nel 2022 il 92,7% degli italiani è stato ucciso da italiani.

Emanuela Valente, in un libro di prossima pubblicazione, racconta la storia delle donne uccise, i cui dati raccoglie puntualmente nel sito web che ha fondato (inquantodonna.it) e da cui si desume la provenienza di chi ammazza. Ebbene: la grande maggioranza di quei pochi stranieri che uccidono una donna non sono affatto stranieri illegali o clandestini, ma stranieri regolari residenti in Italia anche da molti anni e con un lavoro, tra cui ingegneri, docenti universitari, un militare Usa, un manager, un prete…

Per fortuna i femminicidi sono in calo (al di là della percezione che siano in aumento), come del resto tutti gli omicidi: dal 2004 ad oggi si sono più che dimezzati e sono meno del 20% rispetto a quanti erano nel 1990. Erano 325 nel 2022; nel 2023 sono cresciuti di 5 unità, ma la tendenza di lungo periodo è al calo.

Dei 106 femminicidi di cui si conoscono gli autori, 61 donne sono uccise nell’ambito della coppia, 43 da altro parente, 1 da un conoscente per motivi passionali, 1 da sconosciuto. La realtà ci dice che le donne devono temere non tanto gli sconosciuti, quanto chi conoscono bene nell’ambito della coppia o della cerchia famigliare (fonte Istat, report del 23 novembre 2023).

Femminicidi, immigrati, un ministro infelice e un muratore marocchino incontrato in stazione
Migranti alla stazione di Budapest, novembre 2024. Photo by Matt Cardy/Getty Images

A proposito di immigrati e di luoghi comuni. Qualche giorno fa, in una stazione ferroviaria, ho familiarizzato con un immigrato dal Marocco di 34 anni, arrabbiato col suo padrone macedone che lo insulta ogni giorno per futili motivi.

Mi ha raccontato che aveva deciso di abbandonare quel lavoro che pure gli dava temporaneamente da vivere. Aveva un contratto mensile da 1.600 euro lavorando però sia il sabato che i giorni di pioggia (in edilizia non si potrebbe), per cui (insieme abbiamo fatto i conti) sarebbero circa 7 euro all’ora (ecco perché servirebbe il salario minimo a 9 euro all’ora).

E’ un immigrato legale venuto in Italia 25 anni fa dal Marocco con il padre. Oggi ha una casa e un reddito che gli permetterebbe di far venire in Italia la moglie e il figlio. Ha avuto numerosi controlli da parte di varie Organizzazioni italiane sul suo reddito e la casa, e in seguito ha potuto fare finalmente due anni fa domanda di ricongiungimento famigliare.

Purtroppo però il nostro consolato italiano a Casablanca è chiuso da un anno, per cui non riesce ad ottenere l’autorizzazione per i suoi famigliari. E’ stato poi truffato da un nostro connazionale di un altro consolato italiano in Marocco, a cui ha dato 1.500 euro per avere per “via breve” questo documento che consentiva il ricongiungimento famigliare. Ha poi scoperto che era falso. Ora è in attesa che riapra il consolato di Casablanca.

Mi dice che ha lavorato per molti padroni ma mentre gli italiani lo hanno sempre trattato bene, non così succede con i padroni immigrati (come con questo macedone), i quali sono i primi a sfruttare gli altri immigrati.

In poche parole ha dipinto la situazione tipica dell’Italia, cioè di un paese che avrebbe bisogno come il pane di avere immigrati legali (che portano entrate per lo Stato, e danno la possibilità a molte imprese di operare in mancanza di personale italiano) e che invece non riesce a trovare modi efficaci per sveltire le pratiche burocratiche, né ha la capacità di controllare gli abusi che spesso i datori di lavoro immigrati commettono ai danni degli altri immigrati.

 

 

 

I lavoratori GKN verso lo sciopero generale

I lavoratori GKN verso lo sciopero generale

E non c’è resa non c’è rassegnazione: solidarietà alle lavoratrici e lavoratori Beko (ex Whirlpool)

1. La guerra è già qui, la crisi climatica anche, la crisi economica – per noi – non se n’è mai andata. Per noi stessi, i nostri diritti, il lavoro e per il futuro che verrà, avanti fino a che ce ne sarà.

2. La Beko (ex Whirlpool) dichiara 1900 esuberi. Cade ogni illusione che con la vicenda della Whirlpool di Napoli, la questione fosse chiusa. Lo stabilimento di Siena sarà chiuso entro fine del 2025. E poi? E poi, dicono, ci sarà la “reindustrializzazione”. Quale reindustrializzazione? Per fare cosa? Con quale intervento pubblico? La verità è che l’unica politica industriale che questo Stato e questo Governo sanno e vogliono fare è l’accompagnamento a fine vita dell’industria, con fondi pubblici e tavoli vuoti.

3. La crisi è nella moda, nell’ Automotive, nella meccanica. Non è in atto una “deindustrializzazione” ma la reindustrializzazione del lerciume: sostituire contratti in essere con contratti sempre più lerci e produrre sempre di più per l’industria bellica.

4. Cade. Cade ogni illusione che le cose si stiano sistemando, che la crisi produca ripensamenti di chi sta in alto, che qualcuno al posto nostro mai risolverà nulla.

5. Lo sciopero generale del 29 novembre deve avere la forza di fermare il paese. Ma per avere la forza di fermarlo, devi avere l’autorevolezza di cambiarlo. E se fuori dalla lotta non c’è salvezza, fuori dalla convergenza non c’è progetto.

6. Per questo, che lo sciopero generale sia generalizzato. Tutte/i dentro al 29 novembre: per la giustizia sociale e climatica, per fermare la guerra, per fermare il genocidio, per il pane e per le rose.

7. Le modalità con cui si prova ad attaccare la vertenza ex Gkn sono di fronte agli occhi di tutte/i. Lunedì 25 sera assemblea della rete solidale. 29 novembre sciopero generale, rimettersi a testuggine a protezione dell’assemblea permanente.

8. Noi qua non possiamo permetterci di perdere. “Loro” non possono permettersi una nostra vittoria.
Non puoi sconfiggere il buio da solo. Intanto però, puoi accendere una luce. #insorgiamo

Collettivo di fabbrica – Lavoratori  GKN Firenze [vedi Qui]

Periscopio ha seguito passo passo la lotta dei lavoratori della ex Gkn. Per leggere tutti gli articoli  clicca Qui

Per certi versi /
Novembre. una sera

Novembre. una sera

Novembre
una sera
Il silenzio
Rimbomba
stonato
Al vecchio cimitero
Di guerra
a galla
nella fumana
il muro
Le croci
Bianche
Camicie
Vuote
I cani mordono
quel
silenzio
Come un presagio
Di futuro
Ogni domenica Periscopio ospita Per certi versi, angolo di poesia che presenta le liriche di Roberto Dall’Olio.
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L’Europa e gli armamenti: il finto erbivoro tra i carnivori

L’Europa e gli armamenti: il finto erbivoro tra i carnivori

Il Financial Times ha scritto che chi governa l’Unione Europea vorrebbe usare i miliardi del fondo di coesione (379 miliardi dei quali sono stati spesi solo una ventina) a favore del riarmo. Non proprio in armi vere e proprie, il che sarebbe inaudito, ma in infrastrutture e logistica utili alla difesa militare (porti, ponti, strade, ferrovie,…). Se così fosse sarebbe un argomento ulteriore, se già non ce ne fossero molti, per favorire l’ascesa delle destre che vogliono ribaltare l’attuale maggioranza popolare-socialista-verdi che governa (male), in quanto è nota la contrarietà della grande maggioranza degli europei ad un riarmo.

Non ci sono conferme ufficiali ma non è escluso che possa andare davvero così, visto l’aria bellicista che tira, così come si coglie anche dalla proposta di Draghi (e da molti “esperti”, tra cui un editoriale dell’economista Giavazzi -già consigliere di Draghi- sul Corriere della Sera del 15 novembre), in cui consiglia di dire a Trump (per ammorbidirlo sui dazi) che l’Europa sarebbe disposta a diventare “adulta” e ad armarsi arrivando non proprio al 3,5% delle spese militari sul PIL, come negli Stati Uniti, ma almeno al 2%, come richiesto dalla Nato. La narrazione è sempre quella: Putin vuole invadere l’Europa. Una cosa del tutto improbabile. Per l’Italia arrivare al 2% significa aggiungere agli attuali 33 miliardi altri 16 e arrivare a 50, 2/3 dell’intero budget di scuola e università. Per ora lo impedisce il Patto di Stabilità europeo, ma Draghi e Giavazzi chiedono che l’Italia sia autorizzata a spendere in deficit solo per le armi.

(Walter Veltroni, che scrive qualche editoriale sul Corriere della Sera, nei giorni passati ha lanciato l’idea per l’Italia di un nuovo New Deal, il programma di opere pubbliche lanciato da Roosevelt nel 1933, ma non ha specificato in quali settori, né ha spiegato come potrebbe essere finanziato. Non sarà mica d’accordo anche lui per un New Deal sulle armi?)

Dal 20 gennaio prossimo conosceremo le mosse effettive di Trump, il quale ha sempre detto che vuole chiudere la guerra in 24 ore. Pare certa, dopo la vittoria di Trump, la rinuncia degli americani a supportare ancora l’Ucraina in una vittoria contro la Russia che, peraltro, appare impossibile. Lo stesso Zelenskyj, che capisce che l’aria è cambiata, annuncia che il 2025 sarà l’anno della pace. Il cessate il fuoco (o la pace) è certamente meglio del proseguimento di una guerra atroce di trincee (come nella prima guerra mondiale) che distruggerebbe non solo l’Ucraina – che peraltro conta ormai 80mila disertori – ma tutta l’Europa (oltre alla Russia). Le motivazioni del sostegno all’Ucraina sarebbero che la Russia vuole invadere tutta l’Europa: la qual cosa non solo non è nelle intenzioni di Mosca ma pare del tutto demenziale, se si pensa che la Russia in oltre due anni non è riuscita a conquistare l’Ucraina.

 

L’Europa suicidatasi con due guerre mondiali fratricide si è declassata al rango di potenza di seconda fila…ormai subalterna a nuovi più giovani soggetti” scrive Luciano Canfora nella Grande guerra del Peloponneso (ed Laterza, euro 20): un po’ come Atene e Sparta che, facendosi la guerra per 50 anni, hanno aperto al dominio della Persia su entrambe. Il futuro dell’Europa dovrebbe essere quello di tornare alle sue origini di “polo” mondiale basato sulla cultura, arte, diritti, welfare, stile di vita, né americano né cinese. Un rango che può ottenere non certo col riarmo, ma sviluppando una sua indipendenza e autonomia, dialogando con tutti e imparando piuttosto dalla neutrale Svizzera che ha una spesa militare irrisoria e che non cresce negli anni. Peraltro, la spesa militare dell’Europa è imponente (quasi come la Cina, il triplo della Russia) con i suoi 315 miliardi di euro, che rappresentano il 13% del budget mondiale. Gli Stati Uniti hanno la spesa maggiore (900 miliardi), seguiti da Cina (345), Europa (315), Russia (126), India (83), Arabia Saudita (74), Gran Bretagna (69), Ucraina (62), Germania (61), Francia (57). I paesi occidentali (Nato) spendono il 66% (2/3) di tutta la spesa militare mondiale, mentre i Brics il 28%. I principali 36 paesi al mondo spendono il 94% del totale. L’Italia con 33 miliardi è al 12° posto al mondo: non proprio “noccioline”.

Spesa militare nei primi 36 paesi (94% del totale mondiale, pari a 2.400 miliardi) nel 2000 e 2023, milioni di dollari a prezzi costanti 2022
(fonte Annuario Sipri, 2024)

A mio avviso il futuro dell’Europa non sta nel diventare una super potenza militare, ma semmai un “polo” mondiale di pace e cooperazione come ha dimostrato negli ultimi 75 anni, dopo il periodo coloniale, soprattutto nel momento in cui venisse a cessare la disponibilità a seguire pedissequamente la pretesa degli Stati Uniti di spingere l’Europa ad allargarsi ad est, sapendo che ciò costituisce una provocazione per Mosca. L’Europa potrebbe cooperare coi paesi confinanti della Russia senza per questo doverli annettere all’Europa o alla Nato, fino a cooperare con la stessa Russia.

I fondi di coesione 2021-27 sono nati per ridurre le disuguaglianze territoriali e sarebbe inaudito usarli per un riarmo. La metafora zoologica di Macron di una Europa erbivora circondata da carnivori, oltre che essere falsa è penosa. L’Europa spende, seppure in modo frantumato (e acquistando dagli Stati Uniti per il 50% i sistemi d’arma) il triplo della Russia e ha un partner pronto a intervenire in suo aiuto come nella 2^ guerra mondiale, e che spende 7 volte più della Russia. Ci vuole un bel coraggio a definirsi erbivori.

 

Presto di mattina /
La Terra del tramonto

Presto di mattina. La Terra del tramonto

«C’è nell’uomo un “uomo nascosto all’uomo”»

La terra del tramonto è un saggio di Ernesto Balducci sulla transizione umana, non solo ecologica, ma planetaria, nel quale si sostiene che, arrivati ad una soglia di complessità e coscienza, è dato all’uomo passare oltre se stesso: oltrepassarsi. Il tutto non senza crisi di crescenza, criticità, involuzioni ma anche possibilità di attingere a risorse nuove e abitare orizzonti nuovi.

Una fine dunque che nasconde un inizio ed un arrivo come rimbalzo per una ripartenza (startup): in ogni tramonto è celata l’aurora. Anche simbolicamente, del resto, ogni tramonto è un punto di arrivo provvisorio; è figura della terra “edita”, conosciuta, ma in essa si nasconde una terra inedita, dal volto sconosciuto.

Novus mundus disse Amerigo Vespucci nel 1503 approdando nelle Americhe; “cambiamento d’epoca” ha indicato il tempo presente papa Francesco.

Lo stesso accade per l’umanità e la sua storia così come per ciascuno di noi. Siamo doppi in noi stessi, ricorda Balducci, che ricorre al linguaggio di Ernst Bloch nel suo libro Il Principio speranza, per dire questa identità in divenire del flusso di coscienza umano.

L’uomo edito (homo editus) del già e l’uomo inedito (homo ineditus o absconditus) del non ancora. In questa frattura instauratrice della terra, al tramonto dell’homo editus proteso oltre se stesso, proiettato verso l’ignoto, sta ciò che è costitutivo dell’uomo e della sua storia e tiene insieme le due identità, l’acquisita e quella in divenire. Questo principio costitutivo è la speranza.

«L’uomo inedito non coincide con l’uomo edito e tende a trascenderlo proiettando oltre di esso possibilità che non passano all’atto perché non esiste ancora una terra su cui esse possano poggiare i piedi e cioè non è ancora arrivato al punto giusto il sistema globale delle reciprocità. L’uomo edito è il punto d’approdo momentaneo del flusso coscienziale che arriva da lontano attraverso le metamorfosi della specie e che nel cristallizzarsi in una determinata identità culturale non esaurisce la tensione creativa che lo ha generato» (La terra del tramonto. Saggio sulla transizione, Edizioni Cultura della Pace, S. Domenico di Fiesole [FI] 1982, 50).

Tramonto nomade

Per Giuseppe Ungaretti la terra del tramonto è quella del «nomade d’amore». Il tramonto, il volto del cielo che s’incarna nella terra, risveglia inedite oasi di quiete dopo tappe e arsure di deserto.

Si tratta tuttavia di un approdo e riposo provvisorio, perché il verbo usato è risvegliare, associato moralmente all’alba, e il tramonto diviene così un attimo fuggente, punto di arrivo e di ripartenza, transizione non priva di straniamento, uno scarto e nondimeno frattura instauratrice in cui l’uomo edito trapassa nel suo inedito.

Sempre in balia del viaggio, all’uomo sempre in ricerca delle sue segrete risorse è concesso il tramonto.

Tramonto è un testo brevissimo scritto da Ungaretti a Versa frazione del comune di Romans d’Isonzo il 20 maggio 2016.

Il carnato del cielo
sveglia oasi
al nomade d’amore
(Vita d’uomo. Tutte le poesie,.28).

Ricorda ancora Balducci che il linguaggio dell’uomo inedito è quello simbolico, ovvero il linguaggio capace di tenere unite e mettere insieme realtà diverse. Così poesia e profezia sono le voci attraverso cui è udibile e comunica la speranza. All’uomo inedito, come un porto sepolto, vi arriva il poeta; egli giunge a quel «nulla di inesauribile segreto».

Vi arriva il poeta
e poi torna alla luce con i suoi canti
e li disperde
Di questa poesia
mi resta
quel nulla
d’inesauribile segreto
(Porto sepolto, ivi 42).

«Tutte le parole sono nate come simboli e poi, com’è loro destino, sono entrate a far parte della grammatica convenzionale, son diventate utensili che trasmettono il pensiero ma non comunicano, nel senso che non realizzano lo scambio tra due interiorità.

La nostra si chiama civiltà della comunicazione ma in realtà è la civiltà della trasmissione. Solo la poesia, quando c’è, viene a interrompere le trame delle parole e delle immagini che chiedono da noi non l’interazione creativa ma il consumo passivo.

Allora le parole immerse nella tensione dell’uomo inedito che aspira a un mondo misurato su di sé perdono la loro inerte disponibilità all’uso e si caricano di un senso segreto (di ‘indefinito’, diceva Leopardi) che ci trascina, se abbiamo orecchie e abbiamo occhi, in quella patria dell’essere di cui l’uomo inedito conserva la nostalgia, o, per meglio dire, la speranza, dato che quella patria non è alle nostre spalle, come un Eden biblico, è dinanzi a noi come identità possibile tra uomo inedito e uomo edito, tra essenza ed esistenza…

E infatti il linguaggio connaturale all’uomo inedito è quello della profezia che ha il suo tratto tipico nel riferimento al futuro inteso come luogo della pienezza. Il linguaggio profetico non è quello che si avventura in predizioni trascritte in calendari immaginari, è quello che denuncia l’inaccettabilità della città presente e descrive la città futura nella quale si sarà definitivamente avverata la coincidenza tra il possibile e il reale» (Balducci, 57; 51-52).

Terra del tramonto, terra di futuro

«Così la terra del tramonto dischiude all’uomo inedito il futuro come un processo non solo di transizione ma di trasformazione, come una metamorfosi, una trasfigurazione. Il futuro dell’uomo nascosto nell’uomo non è il tempo a venire i cui contenuti sono già nel presente; è il tempo che ci viene incontro portando con sé, come possibilità oggettive, nuovi modi di essere rispondenti alle possibilità soggettive latenti in noi.

Ci manca – ed è questo il nostro vero dramma – una mappa delle possibilità umane, perché siamo imprigionati in un’immagine univoca di uomo costruita e imposta, con tutte le iridescenze dell’universalità, dalla cultura in cui siamo cresciuti.

Quell’immagine si sta lacerando e proprio per questo si riapre dentro di noi la dialettica tra uomo inedito e uomo edito. In forza di questa dialettica acquista senso la circostanza che è totalmente nuova nella storia: la compresenza, anzi in certi casi la convivenza di molte umanità, ciascuna delle quali ci apre un distinto spiraglio sulla totalità umana» (ivi, 55).

Come direbbe la poesia l’ineffabile segreto del tramonto?

A proposito dell’uomo inedito che è in lui, Carlo Betocchi scrive che una nube lo nasconde, ma non manca in lui la paziente speranza che «qualcosa non tramonta con il tramonto»:

Lentamente, cosi, sempre in un senso,
le veritiere sorti volgeranno,
quella più luminosa alla più fioca
unite, e a una stessa distanza,
in un disegno
che una nube nasconde e non il tempo.
Che le guida al tramonto, suscitando
in altre l’ineffabile segreto
in custodia alla notte,
e ai miti tetti, ed all’altane;
dove ad un filo di vento si disseta
segretamente l’erba disseccata.
(Carlo Betocchi, Tutte le poesie, 532

Fraterno tetto; cruda città; clamore
e strazio quotidiano; o schiaffeggiante
vita, vita e tormento alla mia anziana
età: guardatemi! sono il più càduco,
tra voi; un rudere pieno di colpe sono…
ma un segno che qualcosa non tramonta
col mio tramonto: resiste la mia pazienza,
è come un orizzonte inconsumabile,
come un curvo pianeta è la mia anima.
(ivi, 361).

E non finisce qui. A Carlo Betocchi risponde Mario Luzi con una poesia a lui dedicata per i «suoi meravigliosi settanta anni»: nel silenzio del tramonto è nascosta la luce del risveglio.

Nel corpo oscuro della metamorfosi

“Tu che hai visto fino al tramonto
la morte di una città, i suoi ultimi
furiosi annaspamenti d’annegata,
ascoltane il silenzio ora. E risvegliati”
continua quell’anima randagia
che non sono ben certo sia un’altra dalla mia
alla cerca di me nella palude sinistra.
“Risvegliati, non è questo silenzio
il silenzio mentale di una profonda metafora
come tu pensi la scoria. Ma bruta
cessazione del suono. Morte. Morte e basta”.

“Non c’è morte che non sia anche nascita.
Soltanto per questo pregherò”
le dico sciaguattando ferito nella melma
mentre il suo lume lampeggia e si eclissa in un vicolo.
E la continuità manda un riflesso
duro, ambiguo, visibile alla talpa e alla lince.
(Tutte le poesie, 381).

Christus editus e Christus indetus

Anche tra il Cristo edito, così come è venuto narrandosi attraverso i modelli culturali e religiosi, e il Cristo inedito, quello che si cela nel futuro di ogni umanesimo, esiste un punto cristico, una discesa nel nulla, un tramonto appunto che tuttavia nasconde in sé un’apertura, una transizione creativa, anzi generativa.

L’ineffabile segreto della speranza, la sua forza, sta in quella frattura instauratrice che è la croce del Cristo, spes unica, salendo la quale ne ha determinato il suo passaggio, ed anche il nostro, verso un nuovo mattino, verso l’homo novus e il cantus novus.

Il Cristus absconditus è così il Cristo nomade d’amore che il tramonto sulla croce risveglia ad un’alba nuova. Il primo Adamo transita nel nuovo Adamo: Cristo. Così il mistero di Colui che verrà è leggibile già nel tempo in quelle pagine viventi che sono le multiformi manifestazioni di umanità planetaria; così pure vi è un vangelo edito ed uno nascosto dentro la vita di quelle persone che in umanità si fanno nomadi di amore.

Scrive ancora Balducci: «Di fronte a questo nuovo inizio ogni altra particolarità culturale e religiosa è legittima, nel senso che non è chiamata a misurarsi con la particolarità storica di Gesù: ogni itinerario umano ha il suo venerdì santo dinanzi a cui si apre, per un paradosso predisposto da Dio, la Pasqua della resurrezione.

“Per i mille sentieri della nostra religiosità cercavamo Dio e finivamo per fare delle immagini di noi stessi. Egli però ci ha cercato e ci ha trovato là dove eravamo completamente perduti e alla fine. A Lui Dio ha detto il suo sì e il suo amen e lo ha risvegliato dai morti” (H. Vogel)”.

Ogni umanesimo, anzi, ogni religione è al di qua di questo punto limite: l’Uomo abbandonato da Dio è sceso agli inferi, è sceso cioè in quella condizione in cui il futuro dell’uomo si identifica col nulla, una condizione in cui, così amo pensare, si trovano in comunione con lui anche coloro che sono diventati atei per amore» (ivi, 152153).

«Egli salì sul tramonto» (Sal 68 [67], 5)

Ai piedi del faro, non c’è luce (Ernst Bloch), così occorre salire “sul tramonto” per scorgere nella croce la vita, nel tramonto l’alba: «incinta di luce, il bianco seme del sole».

«Spianate la strada a chi sale sul tramonto. Il Signore salì “sul tramonto” che fu la sua morte. Effettivamente il Signore salì “sul tramonto” in quanto la sua morte gli servì come alto piedistallo per manifestare maggiormente la sua gloria mediante la risurrezione. Salì “sul tramonto” perché risorgendo calpestò la morte che aveva affrontato».

Questa immagine bella e suggestiva l’ho trovata leggendo nella liturgia delle ore nella festa di san Luca evangelista; un’omelia sui Vangeli di papa Gregorio Magno (Om. 17, 1-3; PL 76, 1139). Mi sembrava celasse dell’altro, mi attraeva cercare il senso nascosto del versetto di quel salmo che certamente significava fare strada al vangelo ancora inedito per editarlo sulle pagine della propria vita.

Una prima tappa fu la traduzione italiana molto poetica ma differiva nelle parole dal testo dell’omelia: «Preparate la via a colui che cavalca attraverso i deserti le nubi», attraversando e orientando la transizione umana. Pensai poi che il riferimento di papa Gregorio era il testo latino della Bibbia detta Vulgata trovai: «Cantate Deo, iter fácite ei qui ascéndit super occásum / fate strada a colui che ascende sopra l’occaso». Occaso è participio passato di “occidere”, cadere, finire e nel senso figurato, tramontare. Più aderente il testo latino che ricalca quello ebraico: “è salito sull’occidente” dove il sole tramonta.

E pensare che proprio questo versetto comparso solo ora in conclusione, come al tramonto, è stato come la prima luce che ha illuminato la scrittura di questo testo, che mi ha portato attraverso la terra del tramonto ancora a “presto di mattina”.

E così mi unisco al canto del “poeta di passo”, Carlo Betocchi “passo dell’uomo di vocazione… che si muoveva nell’aria esclusiva della sua libertà” (Carlo Bo); egli ha scritto del poeta d’amore che proprio al tramonto nel perdersi degli anni ritrova l’incanto irresistibile del verso: «”Nulla al mond’è che non possano i versi”,/ io leggo, e mi ferisce quell’incanto/ del poeta d’amore, e sento quanto/ della lettura in memoria va a perdersi (ivi, 601; 603; 519).

Canto per l’alba imminente

Sei, come Dio ti vuole,
ima* incinta di luce,
bianco seme del sole
che poi in monte riluce:
se quel peso ti duole
tanto, non fai lamento,
non augello ancor sento
che col canto t’ allegri a portar croce.
Misteriosa e bianca
da chius’acqua orientale
tu risali, e s’affranca
la mia pena mortale:
patisci e ti fai stanca
nel destare la rosa
che nel sole va sposa;
poi ti perdi nel ciel, virgo immortale.
([*ima = corda munita di piombi, che tiene la rete sul fondo], Betocchi, 39-40)

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