Sette euro per Sinner
Sette euro per Sinner
Come si fa a non tifare Sinner? Non solo è italiano, ma un giovane dalle buone maniere: gentile, educato (anche quando gioca), mai strafottente, un modello per bambini/e che possono ammirare un atleta (n.1 al mondo) che non si monta la testa e rimane una persona nei modi semplice, legata alla sua famiglia che di certo lo ha educato bene ai valori fondamentali della vita che sono le relazioni più che il denaro. Genitori che continuano a fare il loro lavoro e non fanno gli influencer del figlio.
Alcuni aspetti mettono però in luce lo “spirito dei tempi” che viviamo. Anche Sinner, come molti altri, è un italiano che non paga le tasse, le elude legalmente abitando a Montecarlo (un paradiso fiscale in piena UE come del resto è San Marino consentito dal Governo italiano perché ci sono Governi –Francia e altri- che se anche hai la residenza a Montecarlo, paghi le imposte nel paese in cui sei cittadino).
Agli Internazionali di Roma, dove il biglietto di ingresso più economico per la finale era 600 euro (ma in prima fila sale a 2.700 euro), c’è chi lavora a 6-7 euro.
Sono centinaia i giovani (molti universitari) reclutati per una settimana o due in lavori precari a 6-7 euro all’ora, nonostante l’incasso sia di 83 milioni (40 dai biglietti, 28 dagli sponsor e 15 dalla tv). Devono arrivare mezz’ora prima, hanno gratis l’acqua, ma non il pranzo che possono prendere da Eataly di Farinetti al prezzo di 3-4 ore di lavoro. Il contratto dura in media una settimana o due. Molto meglio la campagna saccarifera che facevamo noi 50 anni fa, dove la paga era buona e durava un mese. Il mondo è cambiato e, per molti aspetti, in peggio. Chissà perché il Governo Meloni non vuole il salario minimo che c’è in 22 paesi su 27 in Europa e pure nel Regno Unito e Stati Uniti, paesi notoriamente comunisti.
Cover: Internazionali Bnl d’Italia, Roma, Campo centrale del Foro Italico – foto su licenza audiala.com
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