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Ferrara neo-estense in mostra:
dipinti e disegni dai maestri dell’800 fino a Boldini e Previati

Ferrara neo-estense in mostra:
dipinti e disegni dai maestri dell’800 fino a Boldini e Previati in corso Porta Reno

Una vita dedicata – o si può ben dire consacrata – alla conoscenza, allo studio e alla continua ricerca intorno all’arte ferrarese, con particolare riguardo all’Otto e Novecento, quella del critico Lucio Scardino che ora dispiega il suo sapere e le sue energie connettendo una quarantina di dipinti e disegni realizzati a Ferrara e provincia tra il 1825 e il 1925. Un secolo intero da rimirare con il senno di cent’anni di distanza nella mostra “Ferrara 1925-1925” visitabile fino a venerdì 22 maggio 2026 negli spazi della Sala Neo Estense dove ha sede Mediolanum, in cima al palazzo di corso Porta Reno 17, dal quale ci si può affacciare direttamente sul Duomo di Ferrara.

 

Veduta di Duomo e campanile da Sala Neo Estense – foto Cristiano Delfini
Particolare di “Progetto per il completamento del Campanile del Duomo ” di Amilcare Barlaam, 1876

I soggetti di quadri e disegni spaziano dalla ritrattistica borghese alle vedute cittadine ed agresti, includendo alcune scene sacre e altre d’impianto letterario-romantico, senza tralasciare esemplari di stile Liberty. In tutto ciò l’esposizione – che mette insieme una selezione di opere tratte da due collezioni private – riesce a dare conto di artisti minori e maggiori. A Giovanni Boldini e Gaetano Previati sono riservati disegni a matita.

Studio per “Leda con il cigno” di Giovanni Boldini
Studio per ‘L’Eroica’, matita su carta di di Gaetano Previati ,1907

L’arte del maestro del Divisionismo Gaetano Previati è testimoniata da uno schizzo su carta, lo “Studio per L’Eroica” (1907) che rivela la maestria con cui l’artista si distingue con l’uso di semplici segni di grafite sulla carta, trasformandoli in una vibrante impennata di cavalli e cavaliere.

Giovanni  Boldini, la cui fama è indissolubilmente legata ai ritratti fluttuanti e luminosi di donne fatali, qui è rappresentato dai suoi schizzi per lo “Studio di Leda con il cigno” (1890 ca). Disegni a che mostrano come un semplice tratto a matita nelle mani del pittore della Belle Époque possa dar forma a corpi e volti resi con segni ondulati e mossi che avvolgono i soggetti in un turbine evocativo.
La mostra in corso aggiunge una nota meno conosciuta al profilo di questo artista celebre e ancor oggi tanto amato e apprezzato a livello internazionale. Scardino affianca infatti la sua produzione a quella del padre, Antonio Boldini, studioso dei quadri del periodo estense, restauratore, ma anche copista di quadri rinascimentali, che si specializzò a mescolare alla maniera antica i colori sulla tavolozza, invecchiando artificialmente le tavole, come la qui esposta “Madonna col Bambino” d’impianto neorinascimentale.
A completare il retroscena della bottega nella quale si è sviluppato mestiere e talento di uno dei pittori ferraresi moderni più noti, è un raro olio su tela a firma del fratello, Pietro Boldini : il “Ritratto di Ermanno Bottoni” (1875).

Le opere sono esposte sulle pareti della Sala Neo Estense in una successione cronologica che parte dalla “Scena sacra” (1825) disegnata da Giuseppe Santi, che Scardino definisce “l’artista bolognese che ha contribuito a svecchiare il gusto ferrarese, traghettandolo verso il neoclassicismo”. Docente di pittura dell’Ateneo ferrarese, dove si formeranno i maggiori pittori e decoratori ferraresi della prima metà dell’800, Santi è autore di decorazioni di spazi pubblici, tra le quali la Tomba dell’Ariosto che si può ammirare nella sede della Biblioteca comunale Ariostea, al primo piano di Palazzo Paradiso.

In chiusura un paio di vedute paesaggistiche, tenebrose e cariche di pathos, di Giuseppe Mentessi: sono il “Casolare di Assisi” e il “Notturno di Assisi” (1918) realizzati ad olio su cartone. Scardino spiega che fanno parte di un suo “ciclo francescano”, esposto a Ferrara nel 1928 ed esemplificativo del “perfetto taglio scenografico caro all’autore, che a Brera insegnava Prospettiva, ossia un tipo di disegno architettonico”.

Un’unica donna tra gli artisti in mostra: è Maria Chailly, presente con il “Ritratto di Maria Valsamis” (1920 ca), versione dark della ritrattistica boldiniana. L’artista è appassionata del mondo orientale e quest’opera la realizzò durante la sua permanenza in Egitto, ritraendo la giovane rampolla di una famiglia di costruttori legati alla realizzazione del Canale di Suez. Scardino spiega che “il ritratto in piedi della ragazza, insieme con qualche eco boldiniana nell’abito mosso e sfrangiato, rivela una fine introspezione psicologica. Maria è ad un tempo malinconica e sottilmente spregiudicata, in linea perfetta con gli umori caratteristici della cosiddetta età del jazz”.

“Ritratto di Maria Valsamis” di Maria Chailly

Maria Chailly tra l’altro, fu allieva di Girolamo Domenichini, figlio di Gaetano Domenichini, rappresentato in mostra da un sorprendente e impietoso “Ritratto di coniugi”. Una rappresentazione che Scardino mette a confronto con la coppia di agricoltori del famoso e ben poco esaltatorio quadro “American Gothic” eseguito settant’anni dopo dall’artista statunitense Grant Wood.

“Ritratto dei coniugi Bottoni” di Gaetano Domenichini, 1862

Merito della rassegna è infatti quello di riuscire a fare collegamenti tra le opere di artisti ferraresi, dentro e fuori ma anche assai lontano dalle Mura cittadine, riportando in luce nomi più e meno altisonanti.

“Ferrara 1925-1925”, Sala Neo Estense, corso Porta Reno 17, Ferrara. Aperto con ingresso libero dal lunedì al venerdì in orari d’ufficio, suonare il campanello o contattare il consulente della sede bancaria al cell. 338 9661447

In copertina: Il critico d’arte ferrarese Lucio Scardino nella  Sala Neo Estense a Ferrara – foto GioM

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Giorgia Mazzotti

Da sempre attenta al rapporto tra parola e immagine, è giornalista professionista. Laurea in Lettere e filosofia e Accademia di belle arti, è autrice di “Breviario della coppia” (Corraini, MN 1996), “Tazio Nuvolari. Luoghi e dimore” (Ogni Uomo è Tutti Gli Uomini, BO 2012) e del contributo su “La comunicazione, la stampa e l’editoria” in “Arte contemporanea a Ferrara” sull’attività espositiva di Palazzo dei Diamanti 1963-1993 (collana Studi Umanistici UniFe, Mimesis, MI 2017). Ha curato mostra e catalogo “Gian Pietro Testa, il giornalista che amava dipingere”.

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