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TOP200, la crescita del potere delle multinazionali.
Il report del Centro Nuovo Modello di Sviluppo

La pericolosa crescita del potere delle multinazionali.
Il report TOP200 del Centro Nuovo Modello di Sviluppo

di Rocco Artifoni
articolo originale su pressenza del 2 ottobre 2024

Senza consapevolezza, non ci sono speranze di cambiamento. Potrebbe essere riassunta così la motivazione che spinge il Centro Nuovo Modello di Sviluppo (CNMS) a predisporre ogni anno (siamo nel 2024 alla 14a edizione) un report sulle 200 multinazionali economicamente più importanti [Vedi qui] . L’argomento di per sé sarebbe molto complesso, ma il CNMS coordinato da Francesco Gesualdi riesce a renderlo comprensibile a tutti, con testi chiari, tabelle e grafici esplicativi.

Il confronto tra la situazione del 2013 e quella del 2023 indica le tendenze in atto. I dipendenti delle 200 più grandi multinazionali sono aumentati in dieci anni da 39 a 42 milioni (+7,8%), il fatturato da 20mila a 27mila miliardi di dollari (+33%) e i profitti da 1.438 a 2.114 miliardi di dollari (+47%). Tra le TOP200 soltanto 9 chiudono il 2023 con perdite anziché profitti. La peggiore è la russa Gazprom che nel 2023 con un fatturato di 100 miliardi di dollari, ha registrato un disavanzo di 7,3 miliardi.

Tra le TOP200 ce ne sono 60 con sede negli USA, 55 in Cina, 16 in Giappone, 12 in Francia e 11 in Germania. Le italiane sono 2: Enel al 97° posto (61mila dipendenti, 103 miliardi di fatturato e 3,7 miliardi di profitti) e Eni al 98° (33mila dipendenti, 102 miliardi di ricavi e 5,1 miliardi di utili).

Restringendo il campo di osservazione alle prime 10 multinazionali, si scopre che 6 hanno la sede principale negli USA, 3 in Cina e 1 in Arabia Saudita. L’Europa è fuori dalla TOP10. Al primo posto della classifica troviamo stabilmente Walmart, nel settore del commercio e dei trasposti, con 2,1 milioni di dipendenti, 648 miliardi di dollari di fatturato e 15,5 miliardi di profitti. Al secondo posto si colloca Amazon con 1,5 milioni di lavoratori, 575 miliardi di ricavi e 30,4 miliardi di dollari di guadagni. Sul terzo gradino del podio c’è la cinese State Grid (che fornisce gas, luce e acqua) con 1,3 milioni di dipendenti, un giro d’affari di 545 miliardi e 9,2 miliardi di utili.

Al di là della fotografia della situazione attuale è utile cercare di comprendere l’evoluzione della classifica delle multinazionali. Ad esempio si può notare come Amazon in un decennio sia passata dal 112° al 2° posto della graduatoria. State Grid dieci anni fa era al 7° posto ed ora è al 3°. Apple raggiunge il 7° posto provenendo dal 15°. La finanziaria americana UnitedHealth Group sale dal 39° all’8° posto. A fare evidenti passi indietro sono invece le principali società multinazionali che si occupano di energia e petrolio: Shell che scende dal 2° al 13° posto, Exxon Mobil dal 5° al 12° e BP dal 6° al 25° posto.

Dai dati presenti nel report si può calcolare il rapporto tra profitti e fatturato, evidenziando i relativi margini di utile. In questa logica al 1° posto troviamo la Taiwan Semiconductor Manufacturing con profitti pari al 39,4% del fatturato, seguita dalla banca svizzera UBS con il 39%, dalla Johnson & Johnson nel settore della chimica con il 36,9% e dalla Microsoft con il 34,1%.

In alcuni settori si nota una predominanza cinese. Ad esempio sono cinesi 6 delle 7 multinazionali delle costruzioni inserite in TOP200, 6 su 8 della metallurgia e minerali, 6 su 9 della chimica e farmaceutica. Nel settore bancario, assicurativo e della finanza ai primi 14 posti troviamo 8 multinazionali degli USA e 6 della Cina.

Particolarmente illuminante è il confronto tra i fatturati delle multinazionali e le entrate degli stati. In una classifica unificata ai primi 100 posti troviamo 70 stati nazionali e 30 multinazionali. La Walmart ha ricavi superiori alle entrate dell’Australia e di poco inferiori a quelle della Spagna. La Saudi Aramco ha un fatturato nettamente superiore alle entrate dello stato dell’Arabia Saudita.

Le classifiche sulle multinazionali in realtà rappresentano soltanto la prima parte del report predisposto dal CNMS, che contiene alcuni approfondimenti davvero interessanti. Il primo focus è sulle più importanti società “multifondo”, che investono denaro in partecipazioni societarie: in particolare vengono analizzate le multinazionali statunitensi Black Rock, Vanguard, Fidelity e State Street, che complessivamente gestiscono patrimoni per quasi 30mila miliardi di dollari. Si tratta di una cifra enorme che può condizionare fortemente la finanza, l’economia e la politica mondiale.

Un altro approfondimento ricostruisce le vicende e le contraddizioni dell’impero economico e patrimoniale di Elon Mask, oggi considerato l’uomo più ricco del mondo. Molto attuale è anche la pagina dedicata alle azioni di boicottaggio delle multinazionali che conducono affari in Israele, che mostra come in alcuni casi stiano funzionando.

Non mancano i dati sulle multinazionali di origine europea, oltre alla preziosa informazione che l’Unione Europea ha recentemente approvato una normativa che impone alle aziende che producono e vendono in tutto il mondo l’obbligo di verificare che lungo tutte le proprie filiere produttive e commerciali siano rispettati i diritti umani e l’ambiente.

Nel report c’è anche una scheda sull’Italia: viene delineato l’intreccio di affari della famiglia Angelucci, in particolare nel settore sanitario e dell’informazione, evidenziando alcune minacce per il sistema democratico da parte di chi detiene e controlla le agenzie di stampa.

Il sottotitolo del dossier TOP200 elaborato dal CNMS è inequivocabile: “la crescita del potere delle multinazionali”. Dopo averlo letto ci si può interrogare sulle pressioni e sui condizionamenti che le multinazionali possono esercitare nei confronti del potere pubblico. Il report contiene già una possibile risposta: “possiamo avere la democrazia o la ricchezza concentrata nelle mani di pochi, ma non possiamo avere entrambe le cose” (Louis D. Brandeis, membro della Corte Suprema degli Stati Uniti dal 1916 al 1939).

Storie in pellicola / Le giornate del cinema muto di Pordenone, evento di preapertura

Stasera, venerdì 4 ottobre, al Teatro Zancanaro di Sacile, “Girl Shy” di Fred Newmyer e Sam Taylor apre la 43ª edizione delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone che si terrà dal 5 al 12 ottobre, sia in presenza che online

L’appuntamento che anticipa l’avvio ufficiale, a Pordenone, della 43ª edizione delle Giornate del Cinema Muto, è la preapertura, stasera venerdì 4 ottobre al Teatro Zancanaro di Sacile, alle ore 20.45, con uno dei campioni della comicità, Harold Lloyd, in uno dei suoi film più divertenti, Girl Shy (Le donne…che terrore), del 1924, di Fred Newmeyer e Sam Taylor.

L’accompagnamento dal vivo è della Zerorchestra, che eseguirà la partitura composta da Dan van den Hurk,  anche alla direzione e al pianoforte. L’evento sarà replicato giovedì 10 ottobre alle 21 al Teatro Verdi di Pordenone.

Girl Shy (Le donne… che terrore, US 1924) di Fred Newmeyer e Sam Taylor

Il protagonista del film è un giovanotto che vive in una cittadina del Nebraska, lavora come sarto nel negozio dello zio ed è talmente imbranato che quando ha a che fare con le clienti comincia a balbettare. Per superare la timidezza, Harold (il personaggio ha lo stesso nome del suo interprete), si mette a scrivere un libro in cui millanta una serie di conquiste femminili dando anche consigli sui metodi di seduzione più efficaci. Convinto della bontà dell’opera, si reca in città per presentare il manoscritto a un editore e durante il viaggio conosce una ricca e affascinante fanciulla di cui inevitabilmente si innamora. Da qui comincerà una lunga serie di disavventure con il lieto finale d’obbligo. La scena madre del film è la vorticosa corsa, utilizzando ogni mezzo (varie automobili, una motocicletta della polizia, cavalli, carri e un tram) per raggiungere l’amata e impedire che sposi un altro, scena che è stata ripresa per intero, tale e quale, in un videoclip musicale del 2010.

Quando uscì cent’anni fa, il successo di Girl Shy fu tale che il cinema Criterion di Los Angeles lo proiettava ininterrottamente ogni giorno dalle 10 del mattino fino a mezzanotte.

Pensare che solo poco più di dieci anni prima il giovane Harold era approdato con il padre a Los Angeles, anche lui dal natio Nebraska, sognando una vita sul palcoscenico. In quei tempi eroici il talento premiava e così, dopo essere entrato in società con Hal Roach e aver affinato il mestiere in oltre 60 corti ottenendo anche un discreto successo con un personaggio a imitazione di Charlot, ecco nel 1917 la svolta: via i baffi, indossa un paio di occhiali dalla montatura rotonda e nasce Harold Lloyd, l’americano virtuoso, impavido, industrioso, ottimista.

Girl Shy (Le donne… che terrore, US 1924) di Fred Newmeyer e Sam Taylor

La sua popolarità negli anni Venti del ’900 era pari a quella di Chaplin e Keaton e i suoi film contenevano spesso sequenze da brivido, come quella in Safety Last! (Preferisco l’ascensore, 1923) in cui Lloyd è appeso alle lancette di un orologio di un grattacielo. Pericoloso, certo, ma accentuato dalle angolazioni della cinepresa di Walter Lundin, il fedele direttore della fotografia, presente anche in Girl Shy. Harold Lloyd sopravvisse al passaggio al sonoro e girò parecchie commedie parlate; il ritmo però non era più quello di un tempo e inevitabilmente la sua popolarità diminuì. Finì per ritirarsi dal cinema e dedicarsi ad altre attività soprattutto nel campo della fotografia, ospitando nella sua faraonica residenza di Beverly Hills i primi esperimenti della Technicolor sul colore. Approfondì la tecnica della fotografia in 3D e si cimentò egli stesso come fotografo, immortalando in celebri scatti anche Marilyn Monroe.

Prima del film, la piccola Orchestra della Scuola Media “Balliana-Nievo” di Sacile sotto la direzione di Didier Ortolan accompagnerà due cortometraggi comici, La storia di Lulù (1909-10) e Attentato anarchico (1912).

Le Giornate del Cinema Muto sono realizzate grazie al sostegno della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, del Comune di Pordenone, della Camera di Commercio Pordenone-Udine e della Fondazione Friuli. Sito web

 

 

ANTIFASCISTI/E PER LA COSTITUZIONE
Presidio sabato 5 ottobre, ore 17,30 alla Galleria Matteotti, Ferrara

 

Antifascisti/e per Costituzione

Le Forze democratiche e antifasciste di Ferrara richiamano le istituzioni al dovere di prevenire atti contro la Costituzione.

Forza Nuova ha annunciato l’apertura di una nuova sede a Ferrara con l’inaugurazione sabato 5 ottobre alle ore 18. Ci pare utile ricordare che Forza Nuova fa esplicito riferimento, sia dal punto di vista ideale che culturale, al fascismo e alla Repubblica di Salò.

Lo statuto di Forza Nuova, i suoi simboli, gli slogan, gli indirizzi chiaramente xenofobi, razzisti, omofobi e transfobici, i ripetuti atti di violenza e le aggressioni non sono certo compatibili con quanto recita la Costituzione repubblicana: “E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista“.

Alla luce di tutto questo sottolineano la necessità e l’urgenza che la legge sia fatta rispettare dalle autorità competenti.

Le scriventi associazioni, organizzazioni, forze politiche, movimenti di Ferrara, città democratica, antifascista e antirazzista, contrastano fortemente manifestazioni inaugurative e ogni forma organizzativa di chiaro stampo fascista nonchè qualunque forma di violenza squadrista e non.

Ritengono che questa sia un’offesa ai sentimenti antifascisti e democratici dei cittadini di Ferrara, città Medaglia d’Argento al Valor Militare, per l’alto contributo offerto nella lotta per liberare il nostro Paese dalla occupazione nazista e dalla tirannide fascista.

Manifestano al Prefetto di Ferrara la preoccupazione per quanto potrebbe accadere se si dovesse riproporre, in un quartiere cittadino di vivaci tradizioni popolari e di partecipazione democratica alla vita politica e sociale, la manifestazione pubblica di simboli e atteggiamenti che si configurano come apologia di fascismo.

Non possono tollerare la passerella in città di pseudo dirigenti nazionali, condannati in primo grado a più di otto anni tra l’altro per l’assalto squadrista alla sede della Cgil nel 2021 e, ancora peggio, di chi è stato latitante per fuggire una condanna per banda armata e associazione sovversiva.

Sorprende e sconcerta, infine, il silenzio delle Istituzioni di fronte all’appropriazione indebita del nome “Casa della Patria” che a Ferrara esiste da cento anni ed ospita le associazioni combattentistiche che si sono contraddistinte nelle battaglie e nelle lotte per la libertà, la Resistenza e la liberazione.

Aderiscono (elenco in aggiornamento):

ANPI, Arci Ferrara, Arcigay Ferrara “Gli Occhiali d’Oro”, Associazione Culturale Umanità,

Associazione Piazza Verdi, Associazione Migrantes, Auser Ferrara, Azione Civica,

Biblioteca Popolare Giardino, Centro Sociale La Resistenza, Centro Donna Giustizia

Ferrara, Cgil Ferrara, Cittadini del Mondo, Coalizione Civica, Comitato per la memoria dei

X Martiri di Porotto, Comitato Ferrara per la Costituzione, Comunità Emmaus, Europa

Verde, Famiglie Arcobaleno Associazione Genitori Omosessuali, Federconsumatori

Ferrara, Ferrara Bene Comune, FIAB Ferrara APS – Amici della bicicletta, Forum Ferrara

Partecipata, Gruppo Consiliare Civica di Anselmo, Istituto Gramsci Ferrara, Istituto di

Storia Contemporanea di Ferrara, La Comune di Ferrara, La Sinistra per Ferrara,

Legambiente Circolo Pianura Nord, Libera Coordinamento di Ferrara, Lista I Civici,

Mediterranea Saving Humans Ferrara, Movimento 5 Stelle Coordinamento di Ferrara,

Movimento Nonviolento Ferrara,

Partito Comunista Italiano Ferrara,

Partito Democratico Ferrara,

Possibile Ferrara,

Rifondazione Comunista Federazione di Ferrara,

Sinistra Italiana,

Sunia Ferrara,

Udi Ferrara,

UDU Ferrara,

UIL Ferrara.

“Periscopio” quotidiano nazionale on line

 

Cover: particolare della sede di Ferrara di Forza Nuova di cui è prevista l’inaugurazione sabato 5 ottobre

Parole a Capo
Walter Chiesa “Il canto della strega” e altre poesie

“Non è necessario essere una stanza o una casa per essere stregata. Il cervello ha corridoi che vanno oltre gli spazi materiali.”
(
Emily Dickinson)

 

Il Canto della Strega

(ispirata al 17esimo arcano maggiore dei tarocchi, La Stella)

 

Mi sporgo sull’acqua del fiume
che muta, ed è uguale a se stessa –
E osservo la volta riflessa
del cielo, e gli occulti segreti

 

Avverto il chiarore lunare
che sfiora e carezza la pelle –
Io, figlia di tutte le stelle,
raccolgo i rabeschi del vento

 

E mescolo l’oro e l’argento,
l’eterno e i confini del tempo –
E tutto, ormai saldo nel Centro,
diviene presenza ed Incanto

 

Io Strega, incoercibile santa,
mi arresto e rinasco a ogni istante –
E so che alla luna calante
già segue la falce d’oriente

 

E ancora, mi sporgo sull’acqua
e osservo il mio volto, riflesso –
La mia solitudine, adesso,
trasmuta e s’invola
in un cono di luce
che a un nuovo Congresso conduce

 

*

 

L’albero degli impiccati

Ha serrato le imposte e le porte, la notte,
ed il borgo trasuda silenzio
Annebbiato di vite e d’assenzio
muovevo i miei passi, svegliando la sorte

…Non volevo insozzarne la carne, i pensieri,
né spezzare il suo gesto, lo giuro –
Se soltanto invertissi le carte,
e l’alba – domani – chiamassimo ieri…

Ma l’aurora, infuocata di sangue,
riversava i suoi raggi sul suolo
E tracciava un sicuro percorso
davanti al mio uscio, il Giudizio del cielo

I gendarmi hanno letto il mio nome, e la colpa,
occultando ogni lume, ogni specchio
…Hai rubato la vita e l’onore – hanno detto –
la tua morte non ti vedrà vecchio!

…Ora tutto è già freddo e silenzio,
mentre pendo col cappio alla gola
Neri corvi volteggiano in cerchio,
fiutando il peccato nel sangue che gela

Questo è l’albero degli impiccati,
del suicida, di chi è giustiziato
Non v’è uno che pianga o disperi…
Per ladri e assassini non sprecano ceri

Ed io – ormai – più non sono, e la bocca
per gli insetti diviene una tana
Pare bruna, la pelle, qui al buio
E i miei occhi, sbiancati di luna

 
*
Quiete

 

Ora siedi, ora riposa,
entro i solchi del tramonto –
La penombra è un quieto manto,
e si chiude ormai la rosa
a proteggere i confini del tuo pianto

Il profilo della luna
lento si assottiglia
…E’ tardi –
Puoi riporre i tuoi ricordi
e l’antica, eterna offesa,
nella stanza silenziosa del letargo

Levo il drappo dagli specchi,
per ritrarre i tuoi sorrisi –
…Chiusi gli occhi, forse sogni,
ma nei tratti del tuo viso
leggo l’ombra inquieta dei tuoi mille affanni

Non temere, questa è l’ora
tra l’allodola ed il gufo
…Presto il vento sarà muto –
Nello sguardo del rapace
scorgerai la pace che ti ha destinato

 

Walter Chiesa, docente di chitarra, risiede in provincia di Milano.  E’ risultato vincitore in numerosi concorsi musicali e letterari, sia nell’ambito della prosa che della poesia.
Per anni ha collaborato con periodici locali, curando prevalentemente la pagina culturale. Alcuni suoi racconti e testi poetici sono stati inseriti in pubblicazioni firmate da autori vari.
Alla fine del 2022 ha pubblicato con le edizioni Ester “La notte e i suoi abitanti“, che coniuga prosa e poesia ed è risultato finalista in due concorsi letterari. Nel 2023 ha pubblicato il libro di narrativa “Dei mondi riflessi”, edizioni Zephyro, la cui prima parte è incentrata sul mondo magico delle bolle di sapone. Entrambi i testi sono a carattere fantastico e intrisi di atmosfere oniriche.

La redazione di “Parole a capo” informa che è possibile inviare proprie poesie all’indirizzo mail: gigiguerrini@gmail.com per una possibile pubblicazione gratuita nella rubrica. 

La rubrica di poesia Parole a capo curata da Pier Luigi Guerrini esce regolarmente ogni giovedì mattina su Periscopio. Questo che leggete è il 249° numero. Per leggere i numeri precedenti clicca sul nome della rubrica.

 

Ritorno a scuola, più incubi che sogni

Ritorno a scuola, più incubi che sogni

 

Lo psicologo americano Jonathan Haidt ha scritto un libro di grande successo, “La generazione ansiosa. Come i social hanno rovinato i nostri figli” (ed. Rizzoli), in cui conferma le fosche preoccupazioni che già altri autori avevano anticipato (Manfred Spitzer, Demenza digitale, ed. Corbaccio 2012, Connessi e isolati, 2018), sugli allarmanti effetti dell’iperconnessione: riduzione drastica del tempo dedicato al gioco, calo a picco della capacità di concentrarsi, peggioramento del sonno, sviluppo di una dipendenza simile a quella da slot machine, alcol o droghe. Una disconnessione dalla realtà che li rende molto più soli, meno capaci di osservare, di fare (e farsi) domande, di parlare di fronte a un compagno/a o un adulto (le interrogazioni sono un disastro), ma anche di scrivere perché implica sapersi soffermare a pensare (cosa che col cellulare non si fa più).

Oltre alla catastrofe all’insegna del “w il digitale”, c’è poi un contesto sociale che oggi ci viene rimproverato dai giovani. Lockdown e mascherine hanno limitato per un tempo straordinariamente lungo la libertà di muoversi, incontrarsi, riconoscersi e oggi vediamo gli effetti drammatici di quella scelta. Non solo una perdita di apprendimento significativa, ma danni rilevanti in termini di riduzione di anni di vita. Una recente ricerca dell’Università di Washington, pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), una delle riviste scientifiche più note a livello internazionale, ha “fotografato” il cervello dei ragazzi/e (9-17 anni) e fatto emergere come le misure restrittive abbiano provocato un’accelerazione dell’invecchiamento cerebrale di circa 4,2 anni nelle ragazze e di 1,2 anni nei maschi. Risultati visibili nello spessore della corteccia cerebrale, lo strato di tessuto esterno che si assottiglia con l’avanzare dell’età o in caso di forti stress. “In nessun caso della storia recente una quota così ampia di popolazione è stata tenuta in uno stato di libertà limitata come nel 2020” dice Liliana Dell’Osso, presidente della Società Italiana di Psichiatria. Un trauma di massa che si poteva evitare secondo Sara Gandini, bio-statistica e direttrice Ieo di Milano, che aveva presentato a suo tempo al nostro Governo studi che mostravano come non ci fossero evidenze scientifiche sugli effetti positivi della chiusura delle scuole, come aveva ammesso lo stesso Brusaferro, coordinatore allora del Cts, al ministro Speranza. Solo gli adolescenti svedesi si sono salvati da questa prolungata limitazione delle libertà. Non se ne parla perché, avendo ottenuto poi la Svezia, la minore mortalità in eccesso in tutta Europa dal 2021 al 2024, si dovrebbe ammettere che quelle scelte furono sbagliate, in particolare, per i nostri adolescenti.

C’è poi il contesto di guerre continue, per gli europei anche vicino a casa, e un orizzonte in cui non si intravvedono quei possibili progressi sociali e quei valori umani che animavano le generazioni precedenti e che sono stati anche alla base dello sviluppo eccezionale nei primi 30 anni del dopoguerra, all’insegna di più uguaglianza e più welfare. Più che un mondo multiculturale, più fraterno, più ugualitario, con maggiore welfare le parole che si sentono nel nostro ricco Occidente, sono quelle di perdita di competitività, perdita di produttività, lotta per non perdere il dominio sul mondo, mentre prosegue l’impoverimento sia economico che di valori e il declino delle nostre comunità. Senza considerare i rischi di un conflitto nucleare sempre più vicino per evidenti interessi legati al Dio quattrino.

In questo contesto la scuola potrebbe essere l’agenzia culturale fondamentale che supporta i nostri giovani. Invece naviga indifferente come un Titanic verso un gigantesco iceberg. Il precedente ministro Bianchi aveva lanciato le parole d’ordine di Costituzione, sostenibilità ambientale, cittadinanza digitale, inclusività, scuola affettiva. “Temi più in sintonia con lo spirito del tempo -scrive Carlo Verdelli su Il Corriere della Sera del 10.9.2024- ma rimasti sulla carta”. Il nuovo ministro Valditara ha tolto (giustamente) i cellulari a scuola fino alle medie inferiori (come altri Governi, Gran Bretagna in testa), chiede di tornare a scrivere sul diario, a fare i compiti a casa, idee giuste ma troppo piccole che non sono in grado di cambiare l’impianto di una scuola sempre più afflitta da procedure formali e che vede gli studenti “incatenati” al banco per oltre 30 ore alla settimana col cellulare sotto il banco in attesa di sms o di consultarlo appena possibile. Per non dire di quelle moltissime classi alle superiori che hanno metà studenti (8-10-12 su 20-25) indisponibili a seguire le lezioni ex cathedra, da cui un abbassamento pauroso dell’apprendimento per tutta la classe, essendo impegnato il docente a tenere un minimo di “ordine pubblico” più che a insegnare.

Docenti che, senza risorse aggiuntive, scappano (chi può) dalle scuole più periferiche e turbolente in quanto impotenti di fronte ad un fenomeno di “scarsa disponibilità a seguire le lezioni” che dovrebbe essere al centro del confronto pubblico, anziché relegato ai margini.

Io insegno Economia e Scultura in un liceo di scienze umane (ad indirizzo Steiner) di Trento. I nostri allievi sono di fatto “selezionati” in quanto chi viene apprezza la pedagogia steineriana che si alimenta di una enorme quantità di apprendimenti da Sperimentazione con laboratori vari (forestazione, dove si sta per una settimana nel bosco a lavorare coi forestali-, pittura, scultura, modellaggio, battitura del rame, cesteria, tessitura, falegnameria e i numerosi viaggi d’arte in Italia), che integrano le materie da Istruzione (lettere, scienze umane, storia, geografia, astronomia, inglese, tedesco, matematica, fisica, economia), svolte partendo dal vissuto degli adolescenti. Nonostante ciò e pur avendo classi piccole (in media 10-18 studenti) anche noi abbiamo spesso 2-3 ragazzi (spesso maschi) per classe che faticano a “stare sul banco” tante ore, nonostante ci siano lezioni molto partecipate (capovolte, a coppia, etc.). Ecco perché quest’anno faremo una sperimentazione in cui sarà offerto agli studenti meno “tagliati” a “scaldare la sedia” un percorso che li vedrà impegnati per 2-4 ore alla settimana in attività manuali e artistiche (al posto delle ore in aula). I primi risultati sono incoraggianti: gli studenti che svolgono tali lavori manuali sono molto motivati e chi rimane in classe è meno “disturbato” e le lezioni sono più fruttuose. Per fare questo occorrono risorse aggiuntive (sia economiche che di persone competenti). E mi chiedo: “come fanno quelle scuole dove in classe ci sono 25 studenti di cui la metà non vuole studiare?” Questo è il grande problema della scuola italiana. Non si vuole vedere ciò che sta accadendo perché sarebbero necessarie più risorse (soldi e docenti), come ha fatto la Finlandia che ha introdotto la falegnameria al liceo, perché lavorando anche con le mani gli studenti accrescono le loro capacità non solo manuali, ma di connessione neuro-cerebrale e di autostima nel creare. Avete idea di quanto costa avere un’aula aggiuntiva dedicata alla falegnameria tra banchi, attrezzatura per 20 studenti e relativo esperto? Ecco perché non se ne parla, nessuno vuole vedere il Titanic che va verso l’iceberg, né si vogliono tirare fuori i soldi che servono. Per le armi si trovano, ma non per le scuole. La maggioranza poi dei genitori anziché chiedere una scuola diversa, chiede solo che il proprio figlio/a non sia bocciato. E infatti non si boccia quasi più nessuno. Così chi è di famiglia ricca userà le proprie relazioni per “piazzare” al lavoro il proprio figlio/a, gli altri si arrangeranno. Un salto indietro alle condizioni della prima metà del Novecento, quando solo pochi studiavano. La scuola di massa infatti, se non è qualificata non consente di premiare i “meritevoli”, al di là della famiglia di origine, com’è stato per noi anziani nella seconda metà del secolo scorso.

 

Photo cover: Officine Meccaniche Becherini, falegnameria interna. Wikimedia Commons.

NON È MALTEMPO, È CRISI CLIMATICA
Verso la manifestazione regionale del 26 ottobre a Bologna

NON È MALTEMPO, È CRISI CLIMATICA .
Verso la manifestazione regionale del 26 ottobre a Bologna

In molti, tra tecnici e politici, avevano spergiurato che i fenomeni alluvionali verificatisi in particolare in Romagna nel maggio 2023 avevano caratteristiche del tutto eccezionali e che capitavano ogni 100-200 anni. Non ho, ovviamente, alcun compiacimento nel vedere come, purtroppo, queste previsioni si sono dimostrate del tutto fallaci, guardando a ciò che è successo in Romagna, in Appennino e anche in altri territori italiani nei giorni scorsi.
Ormai è sempre più evidente come i pesanti fenomeni alluvionali (e poi, ragionamento specifico, ma analogo, si potrebbe fare per quelli sciccitosi) sono il prodotto congiunto del cambiamento climatico, dello sfrenato consumo di suolo e dalla mancata prevenzione e contrasto rispetto al dissesto idrogeologico. Cambiamento climatico che fa sì che si alternino in modo sempre più ravvicinato precipitazioni intense e irregolari e aumento delle temperature dell’aria e dei mari. Consumo di suolo che significa, contemporaneamente, impermeabilizzazione dello stesso ed edificazione diffusa e in aree improprie. Mancato contrasto al dissesto idrogeologico, che comporta l’amplificazione dei rischi in territori già di per sé fragili.

A questo riguardo, per stare all’Emilia-Romagna, i dati sono impietosi: solo per esemplificare, secondo l’ultimo rapporto di Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione la Ricerca Ambientale, lEmilia-Romagna risulta essere la quarta regione in Italia per consumo di suolo netto nel 2022 rispetto al 2021: 635,44 ettari di suolo perso e il valore relativo al 2022 è superiore dell’8% alla media delle ultime sei annualità.
Tra il 2020 e il 2021 l’Emilia-Romagna è stata la terza Regione del Paese per consumo di suolo, più 658 ettari cementificati in un solo anno, pari al 10,4% di tutto il consumo di suolo nazionale. L’80% di questa superficie riguarda aree a pericolosità idraulica,
dove è alto il rischio di esondazioni. Inoltre si consuma suolo nelle aree protette (+2,1 ettari nel 2020-2021), nelle aree a pericolosità di frana (+11,8 ettari nel 2020-2021) e nelle aree alluvionali, dove l’Emilia-Romagna registra purtroppo un record nazionale.

A fronte di questa situazione, si rimane costernati, per usare un eufemismo, dalla volgare strumentalizzazione elettorale messa in campo dal governo, ad alluvione ancora in corso, rispetto all’individuazione delle responsabilità addossate unicamente alla Regione Emilia-Romagna. Come, d’altro canto, è debole e insufficiente la risposta data da quest’ultima, nel momento in cui si è sostanzialmente limitata a denunciare quest’atteggiamento governativo.

Chi ha responsabilità di governo nazionale e regionale dovrebbe sentirsi in dovere di dare un riscontro preciso alle popolazioni colpite ben 3 volte in quest’ultimo anno e mezzo, offrire un resoconto preciso delle risorse stanziate e degli interventi realizzati, ciascuno per la propria parte di competenza.

In ogni caso, non si può continuare a stare a guardare e chiedere semplicemente ai governi nazionali e regionali di chiarire le azioni da loro messe in campo.

E’ a partire da qui che numerose realtà ambientaliste e sociali della nostra regione, iniziando da RECA ER (Rete Emergenza e Climatica e Ambientale ER), insieme a Comitato Besta BO, Comitato contro ogni autonomia differenziata ER, Confederazione Cobas BO, Legambiente ER, Parents for future BO, Un altro Appennino è possibile, USI CIT BO, PR. MO e RE, hanno deciso di promuovere un’importante manifestazione regionale sulle questioni ambientali a Bologna per il pomeriggio di sabato 26 ottobre.

Ci ripromettiamo di rendere evidente, oltre all’inaccettabile negazionismo del governo, che fa il paio con le volontà repressive di colpire qualunque forma di dissenso, come fa il disegno di legge 1660 sulla “sicurezza”, anche la forte assenza e le politiche sbagliate prodotte dalla Regione Emilia-Romagna su questo terreno.

Esemplificativo, prima di tutto, è il magnificato Patto per il lavoro e il clima del 2020, che ha visto l’opposizione di RECA ER sin dall’inizio e, poi, anche il ritiro della firma da parte di Legambiente ER poco più di un anno fa. A distanza di pochi anni non si può non vedere come esso sia andato incontro ad un deciso fallimento, rivelandosi, da una parte, come un “ libro dei sogni” senza essere supportato da iniziative concrete e, dall’altra, come foglia di fico che ha legittimato scelte che hanno continuato a procedere in direzione contraria rispetto al contrasto al cambiamento climatico e alla necessità della transizione ecologica.

Basta pensare, ad esempio, al fatto che, rispetto ad uno degli obiettivi più importanti definiti a parole nel Patto per il lavoro e il clima, e cioè il raggiungimento del 100% sui consumi finali di energia da fonti rinnovabili, nel 2023 siamo solo al 23%, oppure all’aver assecondato le politiche governative basate sul rilancio dell’utilizzo del gas, con la realizzazione del rigassificatore di Ravenna, continuato con un’idea di mobilità fondata sul trasporto privato su gomma (vedi il Passante di mezzo a Bologna), proseguito nella privatizzazione dei beni comuni, a partire dal ciclo dei rifiuti e dall’acqua, prorogando tutte le gestioni esistenti fino alla fine del 2027, che si è risolto, nella sostanza, nel fare un grande favore alle multiutilities Hera e Iren.

Potrei continuare su questo piano, ma, a riprova, è sufficiente vedere come vengono presentati i risultati del predetto Patto per il lavoro e il clima nella pagina web della Regione ad esso dedicata. Lì campeggiano, prima di ogni altro dato, tutte le buone prestazioni dell’Emilia-Romagna in termini di sviluppo quantitativo (PIL + 4,7% rispetto al 2019, export + 8,1% sempre rispetto al 2019, apertura internazionale + 4,1%), indicatori che, com’è noto, non significano nulla, se non persino possono essere peggiorativi, in relazione all’approntamento di politiche efficaci dal punto di vista ecologico, orientate a perseguire un miglioramento della qualità della vita e dell’ambiente in cui siamo immersi. E, infatti, quando si arriva alla presentazione dei dati più specifici alla transizione ecologica, si vedono, accanto a omissioni, quanto i risultati siano modesti.

La manifestazione regionale del 26 ottobre, peraltro, non vuole semplicemente indicare la necessità di una svolta radicale per invertire le politiche sbagliate sinora condotte dalla Regione sui temi ambientali, ma intende prefigurare anche le scelte alternative che si tratta di mettere in campo e che, appunto, investono l’insieme del modello produttivo e sociale dominante, visto la connessione stretta esistente con lo stesso.
Parliamo
di avviare l’uscita dall’economia del fossile, a partire dalla messa in discussione del rigassificatore di Ravenna, del CCS e del gasdotto, per realizzare più rapidamente possibile il passaggio al 100% di energia prodotta da fonti rinnovabili; di difesa, ripubblicizzazione ed estensione dei beni comuni, iniziando dall’acqua e dal ciclo dei rifiuti; di una moratoria su tutte le opere che prevedono ulteriore consumo di suolo, con particolare riferimento ai poli logistici, e invece della messa a punto di un programma serio di rinaturalizzazione dei corsi d’acqua, di riassetto idrogeologico e di tutela del verde; di radicale rivisitazione della legge regionale in materia di consumo di suolo e uso del territorio; della ridiscussione delle grandi opere stradali in rapporto ad un’idea alternativa di mobilità, fondata sul rilancio del trasporto collettivo e di quella ciclabile e pedonale.

E altro ancora che va nella medesima direzione, dal fermare nuovi impianti a fune volti a sostenere lo sci da discesa e nuove piste da sci alla ridiscussione degli assetti aeroportuali e allo stop definitivo all’espansione degli allevamenti intensivi.

Infine, ovviamente, facciamo riferimento alla necessità di approvare le 4 leggi di iniziativa popolare regionale promosse da RECA ER e Legambiente ER e sottoscritte da più di 7000 cittadini emiliano romagnoli in tema di acqua, rifiuti, energia e stop al consumo di suolo che, nonostante siano state presentate alla fine del 2022 e siano trascorsi più dei 18 mesi entro i quali esse dovevano essere discusse dall’Assemblea regionale, sono state praticamente ignorate dalla discussione politica regionale.

Un momento di riflessione e confronto: Bologna, 5 ottobre, ore  9,00 – 17,00

Questo fa emergere anche un problema di democrazia, e, in particolare, di quelle forme che prevedono l’attivazione diretta delle persone e dei soggetti sociali operanti nel territorio e che ha spinto le realtà che, in questi anni, si sono cimentate in questi percorsi a promuovere un importante momento di riflessione e proposte il 5 ottobre a Bologna (vedi sotto programma definitivo)

Ho ben chiaro che la manifestazione del 26 ottobre si svolgerà nel pieno della campagna elettorale delle prossime elezioni regionali – ed è una scelta voluta di collocarla in questo contesto. Ancora una volta, a parte l’impegno della lista di sinistra Emilia-Romagna per la pace, l’ambiente e il lavoro, sembra emergere che le forze politiche maggiori, di centrosinistra e di destra, siano animati più da logiche di collocazione e schieramento politico piuttosto che da una discussione reale sui contenuti e sulle scelte che si intendono compiere per il futuro, su cui, in particolare per quanto riguarda le politiche regionali, non sembrano portatrici di visioni realmente alternative. Persino il tema che finora sembra essere maggiormente al centro della discussione, quello relativo alla sanità, non presenta queste caratteristiche, visto che sia il centrosinistra che la destra, al di là dei tatticismi del voto parlamentare in Europa, si ritrovano nel condividere il nuovo Patto di stabilità dell’UE, che prevede per i prossimi 7 anni austerità e taglio alle spese sociali.

Ma, proprio per questo, serve far sentire la voce delle persone, dei soggetti sociali e politici che propongono il tema di costruire un modello produttivo e sociale alternativo a quello dominante anche in Emilia-Romagna, a partire dall’esplicitazione dei contenuti su cui esso si può costruire. Da questo punto di vista, l’affermazione di un nuovo paradigma sulle scelte da compiere sui temi ambientali ( e non solo) diventa un banco di prova importante e una forte partecipazione alla manifestazione regionale del 26 ottobre può utilmente rafforzarla.

Per vedere tutti gli articoli e gli interventi di Corrado Oddi su Periscopio, clicca sul nome dell’autore

In copertina: Il Senio esondato allagando le campagne di Cotignola (RA), settembre 2024 (foto Condifesa Ravenna)

Donne in carcere.
Caratteristiche di un piccolo universo

Donne in carcere. Caratteristiche di un piccolo universo

Il numero di donne detenute nelle carceri italiane costituisce una piccola percentuale della popolazione carceraria nazionale. Nelle nostre carceri oltre il 95% dei detenuti sono maschi e solo il restante 5% appartiene al genere femminile (il dato si riferisce alla tendenza media degli ultimi dieci anni, con oscillazioni minime che possono essere attribuite a ogni singola annualità).

Il problema è quindi prevalentemente maschile e il genere delimita caratteristiche ben precise delle modalità di delinquere, dei modelli di vissuto legati alla pena, degli stili di comportamento in carcere, della qualità della vita riacquisibile una volta scontata la detenzione.

In questo caso il “disagio sociale” è maggiormente legato al genere maschile e proprio in questo segmento di popolazione si trovano coloro che hanno maggior bisogno di interventi riparativi, riadattivi, rieducativi. Il supporto al disagio si interseca con il tema della “pari opportunità per tutti”, compresi i suoi corollari di pari dignità e rispetto dei diritti umani, accompagnando le riflessioni con apporti contenutistici importanti.

Inoltre, la questione della riorganizzazione nella vita libera una volta scontata la pena, interfaccia il tema del reinserimento lavorativo e la necessaria capacità di costruire e mantenere relazioni comunitarie accettabili.

Come in tutti i fenomeni che hanno una forte rilevanza sociale e che traggono da essa alcune caratteristiche e alcune possibili motivazioni, la conoscenza possibile è pluridisciplinare e la complessità del fenomeno aumenta all’aumentare dell’esperienza diretta che in questo contesto è possibile agire. È proprio di fronte a questo problema che i paladini delle P.O. invece che occuparsi di donne devono evidentemente occuparsi di uomini.

Dopo questa premessa, appare però rilevante il fatto che le donne in carcere sono spesso dimenticate. L’attenzione delle amministrazioni è da sempre rivolta prevalentemente al genere maschile che è di gran lunga preponderante, non solo per numerosità complessiva, ma anche per “spessore criminale” (gravità del reato commesso). È inoltre noto che la ricerca contemporanea sul diritto penale e sul carcere ha ignorato le donne, concentrandosi prevalentemente sui maschi.

Alla fine di febbraio 2024 le donne in carcere erano 2.611, pari al 4,3% della popolazione detenuta totale, una quota che negli ultimi decenni ha visto solo piccole oscillazioni. (Antigone – Ventesimo rapporto sulle condizioni di detenzione).

Le carceri interamente femminili sul territorio italiano sono quattro (Roma, Venezia, Pozzuoli e Trani), mentre le restanti sono miste. A febbraio 2024 vi erano recluse 646 donne, di cui 366 al Rebibbia-femminile di Roma, il carcere per donne più grande d’Europa.

A questi spazi si aggiungono inoltre i tre ICAM (Istituti a custodia attenuata per madri) attualmente in funzione, a Milano, Torino e Lauro (Avellino). Gli ICAM sono strutture costituite in via sperimentale nel 2006 per consentire alle detenute madri, che non possono usufruire di alternative alla detenzione in carcere, di tenere con sé i loro figli. In essi sono recluse complessivamente 12 donne con i loro figli.

Le detenute transessuali, che sono circa 70 nelle carceri italiane, vengono collocate dall’Amministrazione Penitenziaria secondo il loro sesso biologico, ma vengono tenute separate dal resto della popolazione reclusa. Il tema delle detenute transessuali è impegnativo e la loro necessaria tutela in carcere è un terreno che necessita di investimento e miglioramento.

Considerando il fatto che la popolazione penitenziaria è spesso portata ad accanirsi contro le minoranze di qualunque natura esse siano e indipendentemente dalle modalità di segmentazione identitaria a loro attribuite, la tutela delle transessuali rientra a pieno titolo nei doveri di ciascun ente penitenziario. Tutte le minoranze sociali che si distinguono per processi identitari autonomi e/o sessualmente fondati sono facilmente bersaglio di discriminazione. Gli esempi sono molteplici e ognuno di noi ne conosce almeno alcuni.

Uno dei problemi più annosi legati alla permanenza in carcere delle donne è quello della contemporanea permanenza in carcere dei loro figli. Ai bambini è consentito di vivere con la madre solo i primi anni di vita, ad eccezione di specifiche circostanze. Complessivamente, tra ICAM e sezioni nido di carceri, 19 donne vivono attualmente in carcere con i loro 22 bambini. Erano 20 con 20 bambini al 31 dicembre 2023, quando le detenute incinte erano 12 (sempre dati Antigone). Il numero dei bambini in carcere è fortemente diminuito negli ultimi anni.

La consapevolezza da parte della magistratura del pericolo che il Covid-19 poteva costituire per i bambini ha fatto sì che, senza cambiamenti normativi, si applicassero le leggi già esistenti al fine di farli uscire dal carcere. L’applicazione capillare della normativa ha diminuito di molto il numero dei bambini che vivevano in carcere con effetti (solitamente) positivi per i bambini e (solitamente) negativi per le madri.

Non si conoscono approfonditamente le conseguenze sullo sviluppo che può aver causato la permanenza in carcere per la prima parte della vita, così come si conoscono solo in parte le conseguenze che possono verificarsi su bambini e adolescenti che sono stati separati da uno o entrambi i genitori.

Esistono studi che hanno portato a ritenere che la sofferenza che accompagna bambini che vivono questo tipo di esperienza, presenta delle caratteristiche da non sottovalutare. Secondo René Spitz (1887 – 1974) psicoanalista austriaco tra i primi che hanno utilizzato l’osservazione, concentrandosi sullo sviluppo del bambino e sottolineando gli effetti della deprivazione materna ed emotiva, “i bambini senza amore diventano adulti pieni di odio“.

Spitz sostiene che nei bambini che hanno subito l’esperienza del carcere e la successiva separazione dalla madre nei primissimi anni di vita, esiste un rischio di devianza superiore alla “norma”. “…l’unica strada che rimane loro aperta è la distruzione dell’ordine sociale di cui sono vittime”. (Renè Spitz, The first year of life a psychoanalytic study of normal and deviant development of object relations – Intl Universities Pr Inc).

La detenzione comporta deprivazione affettiva, relazionale e sensoriale. Delimita gli spazi, li chiude, scandisce il tempo in modo rigido e innaturale. Il bambino subisce la rarefazione dei contatti e l’isolamento. Tutto ciò rischia di compromettere uno sviluppo equilibrato e sereno. Molti bambini manifestano ansia e depressione.

Ma il problema ha anche il rovescio della medaglia: come può una madre continuare a vivere in carcere dopo che suo figlio le è stato tolto dall’istituzione e affidato, di fatto, alla rete parentale che si occuperà della sua educazione? Si interrompe improvvisamente un rapporto affettivo, che lo si voglia o no.

Le conseguenze sulla madre sono sicuramente significative, tranne quei pochi casi in cui le caratteristiche di una personalità che delinque siano associate a uno stato di inaffettività radicale o le condizioni psico-fisiche della detenuta siano profondamente alterate.

E quindi cosa fare? Nessuno ha la soluzione magica a problemi così annosi che interferiscono in maniera radicale con la vita delle persone, ma l’attenzione verso questa situazione deve essere massima, come sempre dovrebbe succedere quando si tratta di tutelare un minore e, contemporaneamente, una persona adulta in situazione di grave disagio.

La vita di un delinquente prevede per il suo recupero sia il sostegno delle istituzioni che la precisa volontà della persona di non commettere più reati, è evidente come questo non abbia alcun corrispettivo nelle capacità di capire e comprendere di un bambino.  Rispetto alla questione del rapporto tra genitorialità e privazione della libertà, non è di certo positiva la perdita di vigore del dibattito sulle pene alternative, quali la detenzione domiciliare, l’affidamento in prova ai servizi sociali e la semilibertà.

Per le donne che non presentano profili di pericolosità alti, è infatti prevista anche la possibilità di risiedere in Case-famiglia protette, che, al contrario degli ICAM, sono delle strutture private, non penitenziarie, veri e propri appartamenti in cui la madre può stare con il suo bambino.

La legge 62/2011 ha tuttavia istituito le Case-famiglia protette senza prevedere oneri per lo Stato, ragion per cui, in assenza di fondi, le Case-famiglia attive in Italia sono pochissime. Si coglie così il paradosso del carcere riabilitativo. Così sosteneva Mary Belle Harris, una delle più importanti sostenitrici dei riformatori femminili dell’inizio del secolo scorso: “Come si può insegnare a esseri umani in cattività a vivere una vita da liberi e da libere?”.

In questi giorni con 163 voti favorevoli, 116 contrari e due astenuti è stato approvato l’articolo 15 del decreto sicurezza: per le donne incinte e per le madri con figli entro l’anno di età, non è più obbligatorio il rinvio della pena, ma facoltativo.

“L’art. 146 del Codice penale prevede il rinvio obbligatorio della pena detentiva nel caso di una donna incinta o di una madre di un bambino di età inferiore a un anno”, dice Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. “L’interesse superiore del minore è, in tutta evidenza, di vivere fuori dal carcere e non è necessaria una valutazione individuale per stabilirlo. Dal primo al terzo anno di vita del bambino, la decisione di differire o meno la pena viene lasciata alla valutazione del giudice. Il nuovo articolo elimina il rinvio obbligatorio della pena creando così un vulnus intollerabile dal sistema giuridico, sociosanitario e pedagogico per il minore”.

Davvero un grave problema quello dei bambini in carcere e davvero un grave problema la sofferenza causata alla madre quando il bambino viene allontanato. Una situazione che, oltre all’allertamento di tutte le vie istituzionali, dovrebbe, più di quanto fa, suscitare l’attenzione di chi per competenza e/o mandato, si trova nelle condizioni di poter far qualcosa.

Per leggere gli articoli di Catina Balotta su Periscopio clicca sul nome dell’autrice

Immaginario /
La porta stretta di Lampedusa

La porta stretta di Lampedusa

La foto che vedete nella cover ha qualcosa di incantevole e perfetto:  l’incrocio dei piani e dei colori: il cielo con le nuvole dipinte da Canaletto, il blu profondo e immobile del Mediterraneo, la spiaggia tiepida e accogliente. Al centro del quadro “La porta di Lampedusa”, la grande opera di Mimmo Paladino dedicata alla memoria dei migranti che hanno perso la vita in mare. Ai piedi della “Porta d’Europa”, miraggio o sentiero di salvezza tra acqua e terra, la siepe sorridente dei ragazzi del Comitato 3 ottobre, arrivati  sull’isola e impegnati proprio in questi giorni in un festival periferico e alternativo centrato su “Memoria, Dialogo, Accoglienza”

11 anni fa, il 3 ottobre del 2013, il grande naufragio, almeno 368 morti, corpi senza vita arrivati a riva e raccolti pietosamente dagli isolani. Quindi questa non è solo una foto magnifica (iconica, se l’aggettivo non fosse ormai appannaggio delle bancarelle televisive), ma è una foto indimenticabile, almeno per chi, come i ragazzi di Lampedusa, hanno scelto di non dimenticare.

 

In copertina: il gruppo dei volontari del Comitato 3 ottobre sulla spiaggia di Lampedusa  ai piedi del Memoriale del grande naufragio (foto: isola di Lampedusa, 30 settembre 2024)

 

 

San José di Costarica: oggi, 2 ottobre, la Terza Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza

Oggi 2 0ttobre, compleanno di Gandhi, la Terza Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza con partenza da San José di Costarica.

Si è svolta a il 30 Settembre presso l’Università di Studi a Distanza di San José di Costarica la conferenza di presentazione della Terza Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza che è possibile riascoltare sul canale della UNED https://www.youtube.com/watch?v=iRO62j4EL5g

Il 2 ottobre 2024, Giornata Internazionale della Nonviolenza, partirà da San José di Costarica la Terza Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza dove tornerà, dopo aver fatto il giro del pianeta, il 5 gennaio del 2025. Il Costarica è stato scelto come luogo di partenza e arrivo della Marcia per la sua caratteristica di stato senza esercito, fattore molto significativo in quest’epoca di conflitti e guerre.

La partenza della Marcia verrà trasmessa in diretta a partire dalle 9 del mattino, ora di San José (le 18 europee) nel canale dell’Università UNED https://www.youtube.com/@OndaUNEDcr

A San José, a partire dalla sede universitaria, si svolgeranno numerose attività per tutto il giorno: discorsi delle autorità pubbliche, dell’Università e dell’Equipe Base della Marcia, la cerimonia di Impegno Etico, la realizzazione da parte degli studenti del simbolo umano della nonviolenza, una vera e propria marcia per le vie di San José, dove i marcianti dell’Equipe Base verranno accompagnati dalla popolazione locale.

La Marcia partirà idealmente in contemporanea anche in tutte le località del mondo con le celebrazioni del compleanno di Gandhi, dichiarato nel 2007 dall’ONU Giornata Mondiale della Nonviolenza, con numerose attività nelle scuole, nelle piazze, realizzazione di simboli umani.

Sito ufficiale della Marcia:
http://www.theworldmarch.org

Il discorso di Julian Assange davanti al Consiglio d’Europa

Il discorso di Julian Assange davanti al Consiglio d’Europa

Oggi, invece, Assange si è presentato, lucido e eloquente per quanto provato, davanti alla Commissione di Strasburgo con, ai suoi lati, la moglie Stella Moris e Kristinn Hrafnsson, l’editore di WikiLeaks.  La Commissione l’aveva chiamato a testimoniare sulle condizioni della sua detenzione; addirittura, uno dei parlamentari gli ha chiesto esplicitamente se ha subito torture.  Ma il cofondatore di WikiLeaks ha incentrato invece il suo discorso non sulla sua prigionia, ma su ciò che la sua persecuzione politico-giuridica rivelava sulla tenuta della nostra democrazia e quali effetti nefasti potrebbe avere sulla libertà di stampa e sul giornalismo investigativo.

«Da quando sono uscito da Belmarsh», ha detto, «ho notato un grande cambiamento nella nostra società». E ha proseguito spiegando come, nel 2010, WikiLeaks è riuscito a creare un dibattito pubblico sugli orrori della guerra rivelando un video che mostrava l’uccisione di alcuni civili – tra cui due giornalisti – da parte di militari statunitensi da un elicottero sopra Baghdad.  Ma erano altri tempi.  Oggi vengono trasmessi tutti i giorni in streaming, da Gaza e dall’Ucraina orrori ancora più grandi; vediamo giornalisti uccisi a decine.  Eppure perdura, anzi cresce, l’impunità dei colpevoli.  L’Intelligenza Artificiale viene adoperata per poter aumentare il numero di bersagli da colpire, per l’assassinio di massa.  Perciò serve, ha concluso Assange, una presa di posizione ferma da parte dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa contro questa barbarie, per la sopravvivenza della democrazia e anche per la sopravvivenza del giornalismo investigativo, che si trova sempre di più sotto tiro.

Comunque, anche se Assange non ha detto molto sulle condizioni della sua prigionia, già nei mesi precedenti la Commissione ha potuto raccogliere diverse altre testimonianze al riguardo, oltre ad ordinare un’inchiesta specifica portata avanti dalla parlamentare islandese Sanna Ævarsdóttir.  Ciò ha permesso alla Commissione di stilare una bozza di risoluzione che sarà messa ai voti domani, 2 ottobre, dall’intera Assemblea del Consiglio d’Europa (46 Stati).

In sostanza, la bozza considera le accuse formulate contro Assange dalle autorità statunitensi  “sproporzionatamente gravi”, a tal punto che l’australiano meriterebbe la qualifica di “prigioniero politico”.  Infatti, nel rivelare i crimini di guerra commessi dalle forze armate USA in Afghanistan e in Iraq, Assange ha semplicemente agito da giornalista investigativo e perseguitare un giornalista, in quanto tale, costituisce de facto una persecuzione politica.  Secondo la bozza, questa persecuzione potrebbe avere un “effetto deterrente” sul giornalismo investigativo in tutto il mondo.

Inoltre, la bozza considera i dodici anni di reclusione subiti da Assange un periodo di “detenzione arbitraria” durante il quale egli avrebbe potuto subire “trattamenti disumani o degradanti”.

Ma anche qualora non ce ne fossero stati, la bozza della Commissione considera le autorità britanniche comunque colpevoli di non essere «riuscite a proteggere efficacemente la libertà di espressione e il diritto alla libertà di Assange, esponendolo a una lunga detenzione in un carcere di massima sicurezza nonostante la natura politica delle accuse più gravi a suo carico». È evidente, ha aggiunto la Commissione, che la sua detenzione abbia «superato di gran lunga la durata ragionevole accettabile per l’estradizione».  In quanto agli Stati Uniti, Stato osservatore del Consiglio d’Europa, essi vengono invitati dalla Commissione ad “indagare sui presunti crimini di guerra e sulle presunte violazioni dei diritti umani rivelati da WikiLeaks” e a non lasciarli impuniti com’è finora avvenuto.

Il dibattito sulla bozza della Commissione, integrata con quanto ha riferito Julian Assange questa mattina, si terrà davanti all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa domani, 2 ottobre, a partire dalle ore 10 e verrà trasmesso in streaming sul canale PACE di YouTube o sul sito PACE Assange dovrà essere presente in tribuna d’onore, ma non è previsto che egli prenda la parola.

Patrick Boylan
Patrick Boylan, già professore di Inglese per la Comunicazione Interculturale all’Università “Roma Tre”, si è laureato nella sua nativa California e di nuovo alla Sorbona di Parigi, dove ha anche insegnato come visiting professor. Ora co-dirige il Journal of Intercultural Mediation and Communication (Cultus), svolge training interculturali, ed è attivista per la Rete NoWar e le associazioni PeaceLink e Statunitensi per la pace e la giustizia. E’autore del libro Free Assange e co-fondatore del gruppo “Free Assange Italia”.

Cover: 1 ottobre 2024, Julian Assange parla a Strasburgo al Consiglio Europeo (foto pressenza)

Sarha Wagenknecht, come uscire da sinistra dalla crisi tedesca (ed europea)

Sarha Wagenknecht, come uscire da sinistra dalla crisi tedesca (ed europea)

Le elezioni nel Brandeburgo, la più ricca regione della Germania Est, vedono SPD crescere di 4 punti rispetto alle elezioni regionali del 2019 e rimanere il primo partito, nonostante la crescita di 6 punti dell’estrema destra AFD. A ben vedere però è una vittoria dell’attuale Governatore Spd Woidke (molto amato) che, nella polarizzazione tra Spd e AFD, ha sottratto voti agli altri partiti (CDU inclusa), tranne al nuovo partito di Sahra Wagenknecht (13,1%) che sorpassa anche la CDU. Nel complesso l’estrema destra Afd e l’estrema sinistra (BsW) crescono dal 23% del 2019 al 43% del 2024 (quasi raddoppiano), confermando il trend di tutta la Germania che fa tremare i partiti tradizionali per le elezioni nazionali del 2025.

L’unico partito che cresce (al di là dell’estrema destra) è BsW guidato dalla Wagenknecht, già dirigente della Linke (il partito a sinistra dei socialdemocratici della SPD), che ha posizioni sull’immigrazione molto vicine a quelle di AFD, partito xenofobo di estrema destra e che è l’unico partito della sinistra in forte crescita capace di contrastare e togliere voti alla destra di AFD. I partiti tedeschi al Governo (coalizione “semaforo”, Spd, Linke, Verdi, Liberali), esclusa la CDU di centro che appare abbastanza solida, sono in crisi e in “caduta libera”, dal momento che hanno fatto due scelte che, a mio avviso, la grande maggioranza dell’elettorato non condivide: a) guerra a oltranza con la Russia (e conseguente recessione); b) immigrazione senza limiti.

Sul primo punto credo ci sia consenso tra noi di “sinistra”. Le scelte americane e della Nato di fare le guerre per mantenere la leadership Usa nel XXI secolo (oggi alla Russia fino alla vittoria dell’Ucraina, come dicono Zelenskij e la neo eletta commissaria europea von der Leyen), significano buttare l’Europa in un baratro. Il primo ministro Spd Scholz non solo ha proposto un riarmo senza precedenti della Germania (100 miliardi di euro), ma l’installazione di armi nucleari Nato in Germania pronte a colpire la Russia, senza discutere della questione in parlamento. Un’Europa (sempre più a destra) che passa dal Welfare al Warfare e che nessuno avrebbe mai immaginato. Credo sia questa la prima ragione della crescita di AFD e BsW in tutte le recenti elezioni (Sassonia, Turingia, Brandeburgo).

Putin va condannato per la sua invasione in Ucraina, ma non siamo così sprovveduti da non sapere che la Russia non ha mai avuto alcuna intenzione di invadere l’Europa. E’ invece ben capace di difendersi ed è contraria all’espansione ad est della Nato fino all’Ucraina (una “linea rossa”). Lasciamo perdere che c’erano già gli accordi di Minsk del 2018 che prevedevano un Donbass (russofono) autonomo (stracciati da Zelenskij), lasciamo perdere il fatto che in primavera del 2022 c’erano già buone possibilità di un cessate il fuoco (che Gran Bretagna e Usa hanno boicottato). Una guerra per procura che non può essere vinta per la semplice ragione che la Russia ha più uomini e armi (e 6mila testate atomiche) e che significa trasformare l’Europa del welfare nell’Europa della guerra, accentuando l’impoverimento già in atto dovuto alla strategia Usa di voler dividere la Germania dalla Russia (un’idea fissa da 100 anni) per evitare un’Europa futuro “polo” alternativo non solo a Cina ma anche a Usa. La ricerca di un cessate il fuoco e di un negoziato è l’unica posizione non solo ragionevole ma vantaggiosa per tutta l’Europa. L’alternativa, al di là della recessione tedesca, sono altri anni di guerra russo-ucraina, impoverimento generale e disastro climatico. Lo dicono il Papa, il segretario dell’Onu, uno stuolo di consiglieri americani ma soprattutto la gran parte dei paesi del mondo (BRICS) e lo pensa la maggioranza dei tedeschi (e degli italiani). Ecco perché BsW è l’unica sinistra che non vuole la guerra in Germania, accresce i suoi consensi e ha una visione di lungo periodo di alleanza della Germania (ed Europa) con la Russia (che non è Putin).

Ma veniamo all’altro tema centrale oggi per gli elettori: l’immigrazione. Sul resto, il programma sociale di BsW è molto simile a quello delle altre sinistre, anche se per molti aspetti più radicale: tassazione degli extraprofitti, tassazione progressiva, aumento dell’imposta sulle successoni dei super ricchi, aiuti maggiori alle fasce deboli, ai pensionati poveri, politiche pubbliche nei settori oggi in mano ad oligopoli privati… La Merkel (CDU) con un atto di straordinaria generosità accolse nel 2015 un milione di profughi siriani, ma non si può chiedere a questo paese (cuore dell’Europa) di sollevare sempre un fardello più grande di quello che può. Se guardiamo ai dati dell’immigrazione negli ultimi 30 anni si nota che la Germania ha fatto uno sforzo eccezionale, anche grazie alla sua efficienza e lungimiranza e oggi ha quasi il 20% di immigrati sulla popolazione (Italia 10,6%). Ma conta anche il tasso di crescita, che è stato tra i maggiori al mondo. E se l’immigrazione è troppo rapida travolge qualsiasi paese, Germania inclusa – peraltro ora in recessione, per voler seguire l’americanismo nel conflitto Ucraina-Russia.

Siamo consci che sono le guerre a produrre gli sfollati: nel 2023 su 76 milioni il 90% lo erano per sfuggire a guerre. BsW si distingue da AFD perché non è razzista, ma sa che l’accoglienza è vera se si traduce in “casa e lavoro”, altrimenti si traduce in schiavismo e caporalato e lotta tra poveri. In Italia abbiamo oltre 2 milioni di lavoratori irregolari in agricoltura (non censiti) di cui 200mila sotto caporalato (fonte: Osservatorio Placido Rizzotto, report 2023). Ma c’è poi una serie infinita di lavoratori invisibili ricattati dal mancato permesso di soggiorno: muratori, badanti, etc. che creano quella che Ricolfi ha chiamato una “società servile di massa” che si basa sullo sfruttamento di questi immigrati. Senza immigrazione legale e controllata (e proporzionata alle possibilità di vera accoglienza, in modo che si traduca in “casa e lavoro”) è impossibile stroncare il nuovo schiavismo. Significa cambiare la legge Bossi-Fini, imparare da chi ha fatto buona accoglienza nel mondo, facendo diventare l’immigrazione una opportunità per tutti (nativi e immigrati). Ma la possibilità di dare casa e lavoro anche per un efficiente paese come la Germania ha dei limiti e quando l’immigrazione li supera, diventa ingestibile, crea non solo conflitti sociali ma un abbassamento dei salari delle fasce più povere e degli immigrati di prima generazione. E ciò spiega perché molti elettori di origine turca votano in massa BsW, la quale ha raccolto voti da tutti gli altri partiti e ha bloccato l’emorragia verso AFD che senza BsW avrebbe avuto un risultato ancora maggiore.

A me pare che Sarha WagenKnecht abbia colto le domande popolari per arginare le avanzate delle destre in Europa con le uniche politiche che dovrebbe fare una sinistra, che non deve solo contrastare la logica liberista imperante ormai anche in Europa, ma la sua trasformazione in politiche di riarmo militare seguendo la paranoia degli Stati Uniti, che non vogliono rinunciare ad essere i padroni del mondo e far coincidere le loro regole con quelle del diritto internazionale. Una posizione che non ha, peraltro, alcun futuro, se non la guerra nucleare, in quanto il resto del mondo è contro di noi.

Quasi tutte le sinistre hanno sempre considerato la “sicurezza” (in cui si inscrive anche il tema immigrazione) come una loro parola d’ordine e una immigrazione sensata su rifugiati e immigrati è auspicabile. “Ridurre il numero delle persone che vengono da noi è il solo modo per integrarle tutte -afferma WagenKnecht – Nell’immigrazione un principio chiave è la gradualità e la maggioranza delle persone non vuole un cambiamento così veloce del loro vicinato da non sentirsi più a casa propria”. Come darle torto? A votare non vanno solo quelli come noi che hanno studiato, girato il mondo, che parlano le lingue e che sono politicamente corretti. Ci vanno pure gli altri, dall’operaio di Stellantis che guadagna 1.180 euro al mese a quello Wolkswagen che guadagna il doppio ma che domani potrebbe per la prima volta nella storia essere licenziato. BsW difende gli operai ma vuole anche un’Europa di pace. Le altre “sinistre” (e CDU) seguono le scelte degli Stati Uniti e di questi operai e precari (a volte su temi della tradizione “conservatori”, come quello sull’immigrazione, ma anche sulla famiglia) non gli frega tanto. Per questo avevo scritto un anno fa di tenere d’occhio Sarha Wagenknecht.

 

In copertina: Sarha Wagenknecht – german politician and member of the Bundestag for The Left party Sahra Wagenknecht answers journalists’ questions after a press conference to present the “Alliance Sahra Wagenknecht, BSW” in Berlin, Germany October 23, 2023. REUTERS/Annegret Hilse

Parole e figure /
I serpenti non fanno rumore

Da sempre l’uomo si trova ad affrontare eventi più grandi di lui: guerre, terrorismo, pandemie. Di fronte a ciò il mondo si divide: c’è chi si preoccupa e chi no, chi strumentalizza e chi no, chi ha paura e chi no, chi vuole morire e chi vivere. Disponibile dal 7 ottobre, la novità di Kite edizioni, “I serpenti non fanno rumore”, di Lucia Carlini, ci porta in una realtà non molto lontana…

I serpenti non fanno rumore, strisciano, arrivano silenziosi senza che nessuno se ne accorga. E, perfidi e insidiosi, si insinuano negli antri nascosti delle nostre vite, portando scompiglio, malumore e devastanti conseguenze. Non li sentiamo arrivare e, improvvisamente, viscidi, portano solo brutte notizie.

Nessuno ci fa caso, loro arrivano e tu sei lì, inerte, inerme. Il serpente arriva e magari lui era già lì, chissà da quanto tempo, in attesa di sfoderare le sue armi. La notizia è già sui giornali, mentre lui, imperterrito e deciso, divora ogni cosa. È talmente lungo che non se ne vede né capo né coda, lui è già, contemporaneamente, in due e poi più paesi. Lui striscia.

La gente è talmente terrorizzata che non esce più di casa, nessuno l’ha mai visto prima, paura anche solo di sfiorarlo, terrore come i fatti ignoti pericolosi possono infondere.

Arriva da un paese lontano, scappato non si sa bene da dove, sfuggito a qualche gabbia o a qualche strano laboratorio. Chissà. Ogni giorno muta, è sempre più grande o più piccolo, sempre diverso. Intere mandrie di animali spariscono, si mangia anche gli uomini.

Proliferano i consigli sul cosa fare di fronte a quel pericolo inatteso, circolano amuleti e idee strampalate, tutti sanno tutto, tutti parlano di tutto, ognuno ha la sua ricetta magica contro il serpente che non molla. Molte amicizie nascono grazie a lui. Tutti i telegiornali parlano di lui, ad ogni ora del giorno e della notte, non se ne può più, non si vedono più film o spettacoli divertenti. Mentre lui, più mangia e più cresce.

I serpenti non fanno rumore, di Lucia Carlini, immagini Kite edizioni
I serpenti non fanno rumore, di Lucia Carlini, immagini Kite edizioni

La paura aumenta, di lui, dell’altro, di quello che un contatto anche fortuito con quell’essere ignobile può comportare. Non ci si abbraccia più, non si stringono più mani. Nessun bacio.

Le cartine vennero ridisegnate. Il mondo viene diviso in Aldiqua e Aldilà. Le opinioni degli umani sono altrettanto separate. Nel mondo Aldiqua il serpente viene venerato: ha portato ordine, regole, ricchezza, cambiato le vite delle persone. Nel mondo Aldilà il serpente è temuto. Ha distrutto città, portato terrore, mangiato molti cari, cambiato le vite delle persone.

Si costruiscono alte torri e lunghi ponti, barriere, così da permettere di scegliere da che parte del mondo stare. Il mondo si divide in due. Per il serpente resta uno, quello da mangiare.

Gli uni contro gli altri, terribile situazione. Il serpente ci è riuscito. Vuole vincere. Divide et impera, pensa lui sogghignando. Mai nessun motto più azzeccato.

I serpenti non fanno rumore, di Lucia Carlini, immagini Kite edizioni

I capi di Aldilà si riuniscono per capire cosa fare, non escono per giorni da quella stanza in cui si blatera e non si trovano soluzioni. Nessuno è a conoscenza di un veleno tanto potente e in quantità così importante da sterminarlo. Panico.

Nessuno trova una soluzione, ma, inspiegabilmente, puff… le persone ricominciano a viaggiare, a mangiare il gelato, a fare la fila alle poste. Forse quella bestiaccia è stata avvelenata. Forse si è mangiata da sola. La vita torna ad essere come quella di prima.

A volte capita, a fine servizio o in quinta pagina, che appaia ancora una notizia su di lui, ma in un riquadro piccolo, appena visibile, niente di più. Trafiletti sempre più piccoli.

Evviva, il serpente non c’è più. Come è arrivato, in silenzio, se ne è andato. Perché, come tutti sanno, i serpenti non fanno rumore, né quando arrivano né quando se ne vanno.

Un albo delicato che parla del Covid, pur senza mai nominarlo.

I serpenti non fanno rumore, di Lucia Carlini, immagini Kite edizioni

Lucia Carlini è un’illustratrice e animatrice di Roma. La sua specialità è l’illustrazione tradizionale e per bambini.

È appassionata di animazione (stop-motion) e motion graphic.

Il ritorno di Julian Assange:
oggi 1° ottobre interverrà al Consiglio d’Europa

Il ritorno di Julian Assange: oggi il 1° ottobre interviene al Consiglio d’Europa

Julian Assange e i suoi sostenitori passano al contrattacco. A Strasburgo, New York e Londra, è iniziata la battaglia per ottenere giustizia sugli eventuali illeciti commessi dai governi responsabili dei 14 anni di persecuzione giudiziaria inflitti al giornalista australiano, recentemente liberato dopo oltre cinque anni di carcere duro e sette anni di confinamento forzato. Il primo ottobre, a Strasburgo, la Commissione per gli affari giuridici e i diritti umani dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE) ha convocato come testimone il cofondatore di WikiLeaks, Julian Assange, per illustrare gli illeciti che sostiene di aver subito durante la sua reclusione. L’organismo europeo ha già pubblicato un rapporto che collega la detenzione arbitraria di Assange ai crescenti tentativi, in tutto il mondo, di mettere a tacere i giornalisti scomodi. Presso il Palazzo d’Europa, l’APCE dovrà concedere ad Assange lo status di prigioniero politico e chiedere contestualmente la creazione di una commissione indipendente per determinare se il giornalista investigativo abbia subito trattamenti inumani o degradanti durante la sua detenzione. La testimonianza di Assange, che sarà la sua prima uscita pubblica da quando è stato liberato, avverrà tra le 8:30 e le 10:00, ora italiana. La TV dell’Assemblea parlamentare di Strasburgo trasmetterà in diretta l’intervento di Assange sul proprio canale YouTube.

New York, invece, i quattro statunitensi (due avvocati e due giornalisti) spiati dalla CIA durante le loro visite ad Assange nell’ambasciata ecuadoriana di Londra continuano la loro causa contro l’Agenzia per aver violato i loro diritti alla privacy.  La CIA aveva infatti preso e aperto i loro cellulari e registrato le loro conversazioni confidenziali con Julian. Lo scorso 19 dicembre, il giudice distrettuale di Manhattan John Koeltl gli ha riconosciuto il diritto a chiedere che i dati raccolti dai loro cellulari fossero cancellati dagli archivi della CIA – anche se, poi, il giudice ha negato loro il diritto di chiedere danni monetari per le registrazioni occulte delle conversazioni. Koeltl ha anche convocato davanti alla Corte il capo della CIA Robert Burns, in qualità di persona informata sul caso Assange.  Lo scorso 15 aprile Burns ha depositato una richiesta di esonero, asserendo che la sua testimonianza potrebbe nuocere alla “sicurezza nazionale”. Il giudice deve ancora pronunciarsi in merito.

Infine, a Londra, la giornalista investigativa italiana, Stefania Maurizi, continua la sua battaglia per ottenere copie dei documenti scambiati tra Regno Unito, Svezia e Stati Uniti riguardanti quella che potrebbe profilarsi come una montatura contro Assange: l’accusa di stupro, rivelatasi infondata, in Svezia. La macchinazione, se confermata, risalirebbe agli anni 2010-2019 e avrebbe avuto lo scopo di costringere Assange a lasciare il Regno Unito, dove risiedeva, per recarsi in Svezia e testimoniare davanti ai giudici dell’indagine preliminare. Una volta lì, Assange avrebbe rischiato un’estradizione negli Stati Uniti quasi immediata (grazie agli accordi tra i due Paesi), evitando invece il più lungo e complesso iter di estradizione dal Regno Unito. Negli USA, Assange avrebbe affrontato un processo che quasi certamente lo avrebbe condannato a decenni di carcere per aver rivelato i crimini di guerra statunitensi in Iraq e Afghanistan. Fiutando la trappola, Assange ha rifiutato di recarsi in Svezia, offrendo invece alla magistratura svedese di testimoniare tramite teleconferenza o rogatoria, entrambe soluzioni legali. Tuttavia, il procuratore svedese, Marianne Ny, ha respinto più volte questa proposta, insistendo sull’estradizione. Quando il Regno Unito era ormai pronto a eseguirla, Assange ha ottenuto asilo politico presso l’Ambasciata ecuadoriana, dove ha trascorso sette anni.

Maurizi, sospettando la possibile commissione di illeciti nel diniego della richiesta di rogatoria o di udienza telematica, ha chiesto – sin dal 2015 – di ottenere una copia di tutti i documenti scambiati tra il Regno Unito, la Svezia e gli Stati Uniti sul caso Assange.  Se c’è stato un complotto internazionale, ci saranno sicuramente tracce nelle carte scambiate tra i Ministeri di Giustizia di questi tre Paesi. Maurizi ha potuto fare questa sua richiesta invocando il FOIA, ovvero il Freedom of Information Act, legge britannica del 2000 che tutela la libertà d’informazione e il diritto di accesso agli atti amministrativi.

Stefania Maurizi ha scoperto che sia le autorità svedesi che quelle britanniche avevano cancellato documenti rilevanti legati all’inchiesta su Julian Assange per stupro. Tra questi, un’e-mail dell’FBI inviata nel marzo 2017 e importanti corrispondenze tra la Svezia, il Regno Unito e gli Stati Uniti. Questa cancellazione solleva dubbi sulla legittimità dell’intero procedimento e spinge Maurizi a interrogarsi sul perché siano stati eliminati documenti cruciali per il caso. Nel 2022, la giornalista ha sottolineato come l’indagine fosse stata archiviata senza che Assange fosse mai stato formalmente accusato, ma la persecuzione giudiziaria ha comunque danneggiato gravemente la sua immagine pubblica e lo ha costretto a vivere confinato nell’Ambasciata ecuadoriana per sette anni.

Il 24 settembre 2024, Maurizi ha ottenuto una svolta: durante un’udienza presso il Tribunale per la libertà degli accessi a Londra, è stato rivelato che copie cartacee delle e-mail cancellate erano ancora disponibili. Questo risultato rappresenta una vittoria importante nella sua battaglia per la trasparenza, aprendo la strada a ulteriori indagini su possibili illeciti nella gestione del caso Assange. L’ammissione dell’esistenza di queste copie è un passo significativo verso il chiarimento della verità, e Maurizi spera ora di far luce su eventuali abusi di potere che potrebbero aver condizionato la vita di Assange e l’opinione pubblica.

In copertina: Julian Assange e Stella Moris (foto Articolo 21)

Vite di carta /
Francesco Costa è il vincitore del 60° Premio Estense.

Francesco Costa è il vincitore del 60° Premio Estense.

Sabato 28 settembre il 60° Premio Estense è stato assegnato a Francesco Costa per il suo libro Frontiera. Perché sarà un nuovo secolo americano, edito da Mondadori. A questo ha portato la serrata discussione tra le due giurie del Premio, quella tecnica dei giornalisti esperti e quella popolare, avvenuta nel primo pomeriggio nel salone d’onore di Palazzo Roverella.

Io c’ero. Seduta, per la prima volta da giurata, all’enorme tavolo allestito per gli oltre cinquanta votanti delle due giurie riunite.

Ho percepito una organizzazione esperta attorno a ognuna delle fasi previste per l’incontro: posto assegnato, cartellina con materiale informativo e schede per la votazione già distribuite, conduzione sicura della discussione da parte del Presidente della Giuria Tecnica Alberto Faustini.

Tutto nuovo per me, come nuovo è stato l’orario pomeridiano dell’incontro, così a ridosso della premiazione al vicino Teatro Comunale per scongiurare – pare – la fuga di notizie sul nome del vincitore.

Mi oriento subito rispetto alle modalità della discussione sui quattro libri finalisti e intervengo per dichiarare e motivare il mio voto, bevo sorsi d’acqua perché ho sete e non mi perdo una parola di ciò che viene detto. Guardo in su e all’intorno.

Il salone d’onore è magnificamente affrescato, e dal suo soffitto ci scrutano tante figure di uomini e donne ritratte nell’atto di affacciarsi a un’elegante balaustra e di guardare in giù verso di noi. Mi è di aiuto il loro sguardo antico di cinque secoli, che rende piccolo e transeunte quello che accade qui oggi. Mentre garantiscono un involucro di bellezza a questa giornata, mi aiutano a stare a distanza dalla emotività.

Vince alla quarta votazione il libro che Francesco Costa ha dedicato all’America di oggi; viene detto in più interventi che l’opera è segno di un giornalismo nuovo, “fresco”, penso che a dare freschezza all’insieme sia la divisione in tanti frammenti testuali che dipingono le forme della americanità oggi, così varie e diverse tra loro, a volte contraddittorie.

Per la prima volta il vincitore, che è vicedirettore del giornale on-line Il Post, non è un giornalista della carta stampata. Il premio Estense ha dunque sessant’anni ma non li dimostra, se in una edizione come questa sa mettere in risalto qualità e innovazione nella professione giornalistica.

È passata per la bocca di tutti i giurati la premessa su quanto sia stato difficile scegliere un’opera rispetto alle altre finaliste, per la loro grande qualità. Di intervento in intervento si sono arricchiti  i criteri di valutazione e i motivi per apprezzare ciascuna di loro nella sua peculiarità.

Lo stesso ribadisce Cesara Buonamici nell’introdurre la cerimonia della premiazione in Teatro: è stato arduo il compito della Giuria Tecnica che nello scorso mese di maggio ha individuato i quattro libri finalisti tra un numero record di settantadue partecipanti e oggi ancor più ardua la scelta delle due giurie. Ora siamo qui a decretare il vincitore di questo importante Premio, “un premio giornalistico tout court, libero”.

A mia volta mi trovo qui a vedere restituita in spettacolo di gala la discussione di poco fa: il teatro, bellissimo, si è riempito in pochi minuti, siamo o non siamo sulla ribalta nazionale?!? Dal palco che mi è stato assegnato ora sono io in alto a guardare giù, spettatrice di un evento perfettamente strutturato, che è a metà tra una performance artistica e una diretta tv.

Cesara Buonamici presenta Nello Scavo
Cesara Buonamici presenta Luca Fregona

Ci sono i protagonisti sul palco, con la loro fisicità, mentre alle loro spalle girano i filmati sul loro libro. Parlano e sembrano piccoli rispetto alla loro immagine proiettata, finisce che scatto alcune foto a quella se voglio cogliere anche la mimica del volto.

Quando compare l’immagine gigante di Franco Di Mare, scomparso nel mese di maggio, il suo ricordo riempie tutto lo spazio e non serve più fotografare.

Francesco Costa, Luca Fregona, Nello Scavo e Barbara Stefanelli si siedono a turno vicino alla conduttrice e spiegano il senso del loro libro, prima che ci sia la proclamazione del vincitore, riconducendo ai principi della deontologia giornalistica il senso profondo di ciò che hanno osservato e restituito ai lettori.

Francesco Costa ha parlato di onestà, Antonio Caprarica ha invocato il principio del rispetto che si deve ai fatti e al pubblico, sul controllo e sulla veridicità delle fonti si sono espressi prima Paolo Garimberti  e a seguire ognuno dei finalisti durante la ricostruzione del proprio lavoro.

Alessandra Sardoni motiva la candidatura di Barbara Stefanelli
Cesara Buonamici intervista Antonio Caprarica, a cui è andato il Riconoscimento Granzotto

Una indagine rigorosa dal respiro internazionale e un lavoro di scrittura, e che scrittura. Io che sono qui per i libri e mi trovo in mezzo a tutto questo per ragionare di loro, ho avuto una buona porzione di pane per i miei denti.

Nota bibliografica:

  • Francesco Costa, Frontiera, Mondadori, 2024
  • Luca Fregona, Laggiù dove si muore, Athesia Verlag, 2023
  • Nello Scavo, Le mani sulla Guardia Costiera, Chiarelettere, 2023
  • Barbara Stefanelli, Love harder, Solferino, 2023

Cover: consegna dell’Aquila d’oro a Francesco Costa

Le foto nel testo e di copertina sono dell’autrice

Per leggere gli altri articoli di Vite di carta la rubrica quindicinale di Roberta Barbieri clicca sul nome della rubrica o il nome dell’autrice

“La visione delle donne per trasformare Ferrara in una città delle pari opportunità”
incontro pubblico Giovedì 3 ottobre alle ore 17

“La visione delle donne per trasformare Ferrara in una città delle pari opportunità”
incontro pubblico: Giovedì 3 ottobre alle ore 17

“Ferrara, le donne e la città” – Progetto di trasformazione urbana di Ferrara dal punto di vista delle donne.

Bozza di Lavoro

Visione 

C’è bisogno di un pensiero alternativo e inedito sulla città e gli spazi.“ Si fa urgente una domanda di pensiero e di visioni nuove che mettano al centro le relazioni umane, i nessi tra le cose, il senso, l’immateriale, le connessioni tra saperi e discipline, gli ecosistemi, le reti, la biologia, i sensi” ( Elena Granata).

L’emergenza climatica e la crisi ecologica e sociale in atto ci richiedono di reimmaginare le città. II modello attuale, basato sui valori immobiliari e sulle strutture produttive del secolo scorso, mostra limiti invalicabili. Per cambiare modello è indispensabile creare le condizioni per un’alternativa di giustizia sociale ed ecologica intrecciando il contrasto alla  crisi climatica con l’equità e la lotta alle diseguaglianze.

Se l’urgenza, per una città più vivibile, è quella di ridurre ed eliminare le emissioni di gas serra, sappiamo che ciò sarà possibile solo tramite un processo sistemico che modifichi grandemente il nostro modo di produrre, consumare, abitare, instaurare relazioni sociali. Per farlo dobbiamo ripensare i sistemi nel loro insieme, abbandonando la visione del mondo solo economica liberista che governa le aree urbane  per passare a una visione ecologica, in grado di collegare le complesse dinamiche della vita quotidiana con la tutela dei beni comuni ( aria, acqua, suolo) e la garanzia dei servizi ai cittadini ( educazione, sanità, trasporti).

Lo sguardo delle donne sulla città può dare un grande contributo a cambiare il pensiero sulla città stessa e immaginare  nuovi modi di vivere insieme.

Le donne infatti vivono ancora la città con una serie di barriere fisiche, sociali, economiche e simboliche che modellano la loro vita quotidiana: partendo da queste esperienze, elaborando una riflessione sulla città a misura di donna, si può ripensare la città nei suoi spazi e nelle dinamiche sociali affinchè diventino accoglienti e vivibili per tutte e tutti, ritessendo legami sociali e innescando la transizione ecologica. “La città che va bene alle donne è una città che va bene per tutti” (Dalia Bighinati)  “Le donne possono dare un contributo determinante a immaginare un nuovo modello di convivenza urbana, con la forza delle loro idee, con i loro bisogni e desideri, mettendo a nudo quello che non funziona e che potrebbe cambiare, rivelando le asimmetrie nella ripartizione del potere  e delle responsabilità” ( Elena Granata).

Come ripensare la città in senso femminista ( da un articolo di Federica Meta in The good in town): Non si tratta però di rimpiazzare i cittadini medi maschi con donne che hanno più o meno gli stessi privilegi: si tratta di capire chi sia stato escluso dal processo di costruzione e sviluppo delle città. Di interrogarsi su chi sia la persona che gli amministratori si immaginano vivere quegli spazi. “Oltre che al genere, bisogna guardare anche a tutti gli altri sistemi di oppressione, come il razzismo e l’abilismo, ascoltando per esempio le voci e le esperienze di donne immigrate, donne con disabilità, madri single o senzatetto”, puntualizza Kern nel libro “La città femminista. La lotta per lo spazio in un mondo disegnato da uomini”. La città femminista è quella in cui le barriere, fisiche e sociali, vengono smantellate e tutti i corpi sono accolti e ospitati allo stesso modo. Una città che mette al centro l’assistenza, non perché questa debba rimanere un lavoro esclusivamente da donne, ma perché la città ha il potenziale per ripartirla in modo più uniforme. “La città femminista deve prendere spunto dagli strumenti creativi che le donne hanno sempre utilizzato per sostenersi a vicenda e trovare modalità per ricreare quel supporto all’interno del tessuto urbano stesso”, avverte Kern.

“L’urbanistica femminista intende facilitare quei compiti che sono stati tradizionalmente assegnati alle donne, ovvero quelli legati alla riproduzione della vita e all’assistenza, e che nel tempo non sono stati tenuti in considerazione dalle politiche pubbliche perché slegati dall’ambito della produzione, ovvero prendersi cura di bambini e anziani, accudire la famiglia e assistere persone in condizione di vulnerabilità. Il femminismo applicato all’urbanistica mira a non perpetuare i ruoli assegnati, perché quei ruoli, così come le disuguaglianze che da essi derivano, sono stati costruiti ed è necessario realizzare azioni concrete per ottenere la parità di genere, azioni che interessino anche la pianificazione urbana. Le differenze di genere non devono implicare disuguaglianze nel diritto a vivere la città.” (Zaida Muxi Martinez)

Negli ultimi anni sempre più città hanno iniziato a ripensare l’urbanistica in senso femminista, creando spazi pubblici e infrastrutture che tengano in considerazione le esigenze e le prospettive delle donne e del genere: mettendo al centro le persone, a partire dalle donne, l’urbanistica femminista, prima di tutto elimina ciò che crea ostacoli  nella fruizione degli spazi, ma anche disuguaglianze nel lavoro e nelle attività di cura. Quindi si adopera per mettere a disposizione luoghi aperti agli stili di vita e alle legittime aspirazioni della popolazione femminile, nelle sue diverse componenti. 

A Vienna, a Lisbona, ad Amsterdam, a Bilbao e molte altre città sono stati così realizzati interventi che soddisfacendo i bisogni e i diritti delle donne hanno contribuito grandemente a contrastare l’emergenza climatica attivando percorsi di transizione ecologica: sono stati realizzati interventi di potenziamento del trasporto pubblico, sono state aumentate le isole pedonali, le zone a traffico limitato e le piste ciclabili, allargati i marciapiedi, aumentate le panchine e i bagni pubblici, incrementato il verde di parchi e giardini, implementati i luoghi di aggregazione e incontro in spazi pubblici, sono stati ripensati i tempi della città e riorganizzati i servizi pubblici. Tutti Interventi diversificati che, partendo dalle esigenze concrete delle donne, hanno prodotto una migliore inclusione sociale e un  miglioramento della qualità dell’ambiente e della vita per tutti.  

Gruppo di lavoro 

Il Gruppo di lavoro, che si è costituito alcuni mesi fa a Ferrara e che si è dato il nome “Ferrara, le donne e la città”, intende seguire l’esperienza di altre comunità che già hanno avviato con successo un processo di trasformazione, secondo l’ottica dell’urbanistica femminista, non solo fisico, ma anche mentale, del modo di vivere la città.

Si è costituito all’interno del Forum Ferrara Partecipata e in occasione delle recenti elezioni amministrative ha sottoposto all’attenzione dei cittadini e dei politici la necessità di confrontarsi su una visione di città futura che ponga al centro lo sguardo delle donne per un nuovo modello di convivenza e di progettazione urbana.  Vedi l’incontro pubblico che abbiamo organizzato l’8/5/24  “Cambiare la città per cambiare il mondo. Le donne al centro della pianificazione urbana per nuovi modelli di convivenza” con l’urbanista Elena Granata.

Intende  allargarsi a chiunque condivida il progetto e voglia farsi parte attiva. Già ora sono entrate a far parte del gruppo rappresentanti di associazioni di donne che già hanno esperienze e contatti sul territorio ( FareDiritti ) e  docenti universitarie con competenza in materia. 

Abbiamo delineato un programma di lavoro che veda prima di tutto l’individuazione di un obiettivo e di conseguenza il metodo e le azioni/strumenti per raggiungerlo. Proviamo di seguito a sintetizzarlo:

Obiettivo

L’obiettivo, che speriamo di raggiungere fra circa un anno, è quello di presentare all’amministrazione locale e ai media un documento con le richieste di modifiche della città, sulla base dell’analisi critica delle stesse donne.

Metodo

Il metodo che ci proponiamo di seguire è quello del confronto e della partecipazione. Confronto di idee, esperienze, approfondimenti tra gruppi di donne il più possibile eterogenee partendo dall’analisi dell’attuale, “quello che manca oggi”. 

Confronti tra diverse esperienze e conoscenze che inneschino un processo di crescita ed “empowerment” già strada facendo. 

Azioni / strumenti

Con quali azioni/strumenti intendiamo farci conoscere e di conseguenza conoscere i limiti, gli ostacoli nel vivere la città che le donne affrontano quotidianamente a Ferrara e le soluzioni che le stesse vorrebbero proporre? Elenchiamo in modo schematico:

Incontri con le donne della città, formali e informali, nei centri di aggregazione, nei giardini pubblici, nelle biblioteche di quartiere, nei centri anziani, davanti alle scuole, in occasione di eventi pubblici di vario tipo… per  lo scambio di conoscenze ed esperienze che ci riproponiamo.

Passeggiate lungo la città, individuando i punti critici che rendono le nostre azioni quotidiane difficili e frustranti. Queste passeggiate nel contempo costituiscono momenti di incontro/confronto con le altre donne: c’è uno scambio di impressioni e di consapevolezza che le difficoltà del vivere quotidiano non sono un loro limite, ma la conseguenza di privazioni dei loro diritti.

Interviste alle donne residenti, con poche domande mirate per raccogliere dati, informazioni, necessità, vissuti e proposte di soluzione ai bisogni soggettivi.

Incontri pubblici di approfondimento con esperte: architette, urbaniste, sociologhe, giuriste, attiviste di movimenti e associazioni di città che stanno lavorando su queste tematiche. 

Lavoro di ricerca di testi, testimonianze, di esperienze in altri contesti.

Spettacoli, video

Forum Ferrara Partecipata

Le voci da dentro /
“Io e la scuola”: altri temi dal libro di Dino Tebaldi

“Io e la scuola”: altri temi dal libro di Dino Tebaldi

Pubblichiamo altri componimenti della classe di scuola carceraria in cui ha insegnato il maestro Dino Tebaldi. Questa volta la proposta di lavoro aveva per titolo “Io e la scuola”. Mi piace ripetere che Dino, da bravo maestro preciso ed impegnato, ha scelto di pubblicare due versioni di quei temi: la prima cosi come scritta dall’autore (errori ortografici compresi), la seconda corretta da lui. Di seguito potete leggere le versioni corrette dei temi di quattro suoi alunni.
(Mauro Presini)

Io e la scuola

di E.S.

Prima di cominciare a scrivere vorrei ringraziare il maestro, per la sua

gentilezza nei nostri confronti, e nei confronti dei miei compagni.

Io vado a scuola per imparare la lingua italiana, gli usi ed i costumi di

questo meraviglioso paese.

Anzi, a me piace la scuola, perché è l’unica cosa che mi fa divertire.

 

Io e la scuola

di A.J.M.M.

Gli uomini nascono nudi, nel vero senso della parola, ed è l’ambiente d’attorno che modella pian piano il comportamento futuro di ognuno.

È la casa, la nostra prima scuola: il luogo dove si fondano i principi basilari che regolano – per tutti – la vita, cioè il nostro comportamento sociale.

La scuola è il luogo sacro, per chi ama le conoscenze. Però questa definizione potrebbe essere incompleta.

Bisognerebbe aggiungere che la scuola è un insieme di conoscenze e di elementi che formano la persona.

I quali, ben dosati nella quantità, stabiliscono l’equilibrio morale, etico ed intellettuale.

Ora che la mia vita sta tanto in basso, vedo chiaramente e con soddisfazione l’immenso valore e significato che ha la scuola, per le persone che desiderano imparare.

Oggi frequento la scuola in circostanze differenti da ieri: allora – nei tempi lontani di scolaro – vedevo nel professore l’ora del castigatore, al quale piaceva punire con brutti voti i suoi alunni; adesso posso dire con sicurezza che la scuola ha avuto un grande cambiamento: tanto nel metodo di insegnare, quanto nella qualità umana del maestro.

Trovo in lui la buona volontà e la predisposizione docente, ed anche il carattere sincero dell’amico.

È la scuola che forma le persone sagge; ed è la forza intellettuale che

fa grandi i popoli.

Per me, oggi, frequentare la scuola è come andare incontro alla libertà.

La scuola forma uomini nuovi e bravi.

La scuola fa ricchi i cuori degli uomini.

 

Io e la scuola…Perché?

di M.A.G.

Andare a scuola è doveroso, perciò – in questo mondo – per vivere indipendenti da tutti, tutti dobbiamo andare a scuola.

Ho detto: “Dobbiamo andare a scuola…” perché c’è sempre da imparare.

Non viviamo come l’erba; dobbiamo sapere cosa succede nel mondo:

L’attualità, lo sport, le notizie, ecc.

Se non sappiamo leggere, scrivere, o non sappiamo svolgere un problema di matematica, ecc.; noi dipendiamo da qualcuno. È per questo motivo che abbiamo bisogno di scuola per imparare bene, parlare bene, e fare amicizia.

Secondo me: mangiare, dormire, bere sono azioni necessarie alla esistenza

di ciascuno; studiare, andare a scuola, è da farsi alla stessa maniera; anzi è più che necessario.

Un esempio: imparo qualcosa se vado a scuola. Se no, perdo tempo

a giocare, a cercare divertimenti, a girare come uno che non prega mai.

Il mio pensiero è questo.

 

Io e la scuola

di M.A.B.K.

“Per non restare in cella a pensare costantemente a mia moglie ed alla mia bambina, o chissà a quali altre cose, ho deciso di frequentare la scuola. È l’occasione per imparare la lingua italiana, con il nostro maestro che dà la mano a tutti gli scolari, e dice “BRAVO” a tutti”.

 

Cover: Carcere di Ferrara, un’aula dell’area pedagogica nel carcere di Ferrara.

Per leggere le altre uscite di Le Voci da Dentro clicca sul nome della rubrica. Per leggere invece tutti gli articoli di Mauro Presini su Periscopio, clicca sul nome dell’autore

L’ordine Bektashi e la mistica sufi

L’ordine Bektashi e la mistica sufi

Il primo ministro dell’Albania, Edi Rama, sta lavorando alla creazione di un piccolissimo stato autonomo a Tirana, la capitale del paese, grande quanto un quarto di Città del Vaticano: si dovrebbe chiamare ‘Stato Sovrano dell’Ordine Bektashi’.[Vedi Qui].

Sono opportune alcune considerazioni e approfondimenti  a seguito della notizia pubblicata sul New York Times del 22/09/2024 dell’ imminente creazione di un microstato sovrano all’interno della capitale albanese, ispirato all’ordine sufi sciita Bektashi, con l’obiettivo di promuovere una versione tollerante dell’Islam.

Innanzitutto la diffusione di una versione dell’Islam basata “sui principi di pace, amore e rispetto reciproco”, per usare le parole del leader dell’ordine Bektashi, Haji Dede Baba, restituisce voce e garantisce protezione ai milioni musulmani che non si riconoscono nell’integralismo islamico, sia nella dottrina, sia nella pratica religiosa. L’esigenza di fondare un piccolo stato sovrano è giustificata dalle persecuzioni da sempre subite dai fedeli del sufismo, che controbilancia le perplessità delle cosiddette democrazie occidentali nei confronti degli stati di impronta religiosa, se non addirittura teocratica (pur accettando però lo stato Vaticano ).
L’ordine Bektashi (che trae il nome dal santo islamico Haji Bektash Veli), è stato fondato nel XV secolo, diffondendosi nei Balcani e specialmente in Albania. L’aspetto più interessante dell’ordine è l’apertura ad altre tradizioni religiose e culturali, promuovendo i valori della coesistenza pacifica tra diverse fedi e culture.

Vale la pena approfondire alcuni aspetti della mistica Sufi, di origini precedenti alla costituzione dell’ordine, attestata da documenti che risalgono all’ottavo secolo.
Il sufismo  nella raffinatezza dei contenuti e nella profondità spirituale non ha niente da invidiare alla mistica cristiana, con cui al contrario si possono stabilire numerosi parallelismi. Il poeta persiano Jalal al-Din Rumi  (1207-1273), studioso dell’Islam, è tuttora considerato uno dei più importanti esponenti non solo della mistica sufi, ma di tutta la letterarura mistica. La sua opera principale, il “Masnavi i ma’navi” ( in sei volumi  tradotti in inglese alla fine del XIX secolo) attesta la profondità della sua ispirazione universalista e pacifista:

“Che cosa si deve fare, o musulmani? Perché io stesso non mi conosco. Non sono cristiano, non sono ebreo, non sono musulmano. Non sono dell’Oriente, non dell’Occidente, non vengo dalla terra, no vengo dal mare.[…]il mio luogo è ciò che non ha luogo, la mia traccia è ciòche non ha traccia; non è corpo né anima, perché io appartengo alla’anima dell’amato. Ho abolito la duplicità, ho visto che i due mondi sono uno solo. Uno cerco, uno conosco, uno contemplo, uno invoco. Lui è il primo, lui è l’ultimo, lui è il più esterno, lui è il più interno.[…]. Sono inebriato dal calice dell’amore, i mondi sono scomparsi alla mia vista ; non ho altra occupazione che il banchetto dello spirito e una bevuta selvaggia. Se una volta nella mia vita ho trascorso un attimo senza di te, voglio pentirmi per il resto della mia vita a causa di quel tempo e di quell’ora. Se una volta in questo mondo avrò un attimo con te, calpesterò entrambi i mondi e ballerò nel trionfo, in eterno.”.

Il percorso delineato dal mistico Farid-ud Din Attar or Attar, nato nel 1120 circa, contenuto nel “Verbo degli Uccelli” descrive un itinerario spirituale a tappe, composto da sette valli che corrispondono a sette stadi di unione con il trascendente: 1º la valle della Ricerca, 2º la valle dell’Amore, 3º la valle della Conoscenza , 4º la valle del Distacco, 5º valle della pura Unità, 6º la valle dello Sbigottimento, 7º la valle del Dissolvimento e dell’Annientamento.

Immagine tratta da un racconto del maestro sufi Farid-ud Din Attar or Attar

Inevitabile il confronto con il “Castello interiore” di Teresa d’Avila che al posto delle valli, pone sette stanze ( o morade) , nell’ultima della quale risiede Dio.

Riporto un breve passo che descrive il terzo stadio dell’itinerario mistico sufi:

“Quando sull’altura di questo cammino rifulgerà il sole della conoscenza che non si può descrivere adeguatamente….allora si farà manifesta l’essenza segreta delle cose e l’infocata fornace del mondo diventerà un giardino fiorito. Il viandante vedrà la mandorla sotto la sua pellicola (ossia Dio nelle creature). Non vedrà più se stesso, non vedrà nient’altro se non il suo amico solamente; in tutto quello che vedrà, guarderà il suo volto; in ogni atomo vedrà la sfera del tutto; contemplerà, sotto il velo, innumerevoli segreti, che splendono come il sole…”.

La fratellanza universale deriva dalla conoscenza della presenza  dell’Uno (o Assoluto) in tutte le cose, e ovviamente in tutte le creature, approdo gnostico di tutte le mistiche, da quella ebraica a quella cristiana, da quella indiana a quella cinese.
Non c’è da stupirsi che il superamento di ogni particolarismo culturale abbia attirato in tutti i tempi e in tutte le culture persecuzioni e condanne dei mistici da parte di chi vuole la guerra e la distruzione. Da qui la creazione di un piccolo stato sovrano di ispirazione sufi si presenta come un’iniziativa politica e culturale da sostenere  per i valori di tolleranza che custodisce.

In copertina: Bektashismo – Stampa XVI secolo 

Per certi versi / A volte

A volte 

A volte
È perfetto
Fare
Come se
Non si esistesse
In mezzo
A gente
Mai scalfita
In anni
Sfiorati
Genti
Vicine
Ma
Straniere
Diventare
Come lune
Nuove
Lune
Nere
Ogni domenica Periscopio ospita Per certi versi, angolo di poesia che presenta le liriche di Roberto Dall’Olio.
Per leggere tutte le altre poesie dell’autore, clicca [Qui]

Presto di mattina /
Dare all’inaudito la forma bella della parola

Presto di mattina. Dare all’inaudito la forma bella della parola

Una spina nel cuore

La letteratura, e con essa la poesia, è un mondo aperto: è tutta una pupilla sull’aperto; è pure un movimento nel profondo: va seminando parole primigenie nell’attesa che portino frutto a suo tempo e in ogni tempo: parole per tutte le stagioni della vita, per ricreare nel vivere le immagini del vissuto, per far affiorarne e maturare il senso attraverso significati d’altri.

La letteratura, direbbe Bachelard, «è una forza di sintesi che tiene insieme gli esseri» e con la parola, che è il suo respiro, li fa eguali: cercatori di come la vita nell’intimo mai c’immaginiamo essere.

È voce a ciò che è inaudito e inascoltato. La letteratura è fioritura del silenzio, perché essa dà all’indicibile e al non detto la forma bella della parola. Il luogo della parola è la soglia e la frontiera.

Lo sconfinamento della parola è allora vitale e generativo del continuo sconfinamento della letteratura nel tempo. Per entrambe, questo confinamento è viaggio di viandanti sotto lo sguardo di Abramo e di Ulisse. Questo comporta un vivere sempre oltre nel trascendimento dell’umano e del proprio ambiente e nella trascendenza sconfinata del suo spirito.

Scrive papa Francesco: «Le parole degli scrittori mi hanno aiutato a capire me stesso, il mondo, il mio popolo; ma anche ad approfondire il cuore umano, la mia personale vita di fede, e perfino il mio compito pastorale, anche ora in questo ministero. Dunque, la parola letteraria è come una spina nel cuore che muove alla contemplazione e ti mette in cammino.

La poesia è aperta, ti butta da un’altra parte. A partire da questa esperienza personale, oggi vorrei condividere con voi alcune considerazioni sull’importanza del vostro servizio». (Papa Francesco, al Convegno promosso da La Civiltà Cattolica con la Georgetown University sul tema L’estetica globale dell’immaginazione cattolica, 27 maggio 2023).

Cambio di passo

Si comprende allora perché, dopo appena un anno, sia tornato con una lettera a proporre «un cambio di passo» nella formazione non solo dei presbiteri, ma di coloro che hanno un ministero nella chiesa per rimarcare la grande attenzione che, nel contesto della formazione si deve prestare alla letteratura, poiché «l’attenzione alla letteratura non trova al momento un’adeguata collocazione nella formazione» (Sul ruolo della letteratura nella formazione, 7 luglio 2024).

Come la letteratura anche la formazione è apertura sul mondo, anzi esercizio e pratica di sconfinamento infinito, luogo per far esperienza del già e non ancora della vita.

«La letteratura aiuta il lettore ad infrangere gli idoli dei linguaggi autoreferenziali, falsamente autosufficienti, staticamente convenzionali, che a volte rischiano di inquinare anche il nostro discorso ecclesiale, imprigionando la libertà della Parola.

Quella letteraria è una parola che mette in moto il linguaggio, lo libera e lo purifica: lo apre, infine, alle proprie ulteriori possibilità espressive ed esplorative, lo rende ospitale per la Parola che prende casa nella parola umana, non quando essa si auto comprende come sapere già pieno, definitivo e compiuto, ma quando essa si fa vigilia di ascolto e attesa di Colui che viene per fare nuove tutte le cose (cfr. Ap 21, 5)» (ivi, n. 42).

 Non solo spina nel cuore, ma viatico: pane in via

Viatico, pane per il viandante è la letteratura. Papa Francesco aveva già ricordato al convegno sull’estetica nel 2023 che l’arte «è una sfida al nostro immaginario, rimedio all’uniformità», ricordando che «il vangelo stesso da considerarsi una sfida artistica, con una carica “rivoluzionaria” e va trasmesso e testimoniato anche con “un linguaggio creativo” e non rigido, capace di veicolare messaggi e visioni potenti».

Ora in questa lettera Francesco riporta il pensiero di un padre della Chiesa del IV secolo Basilio di Cesarea che aveva compiuto la sua formazione classica ad Atene insieme all’amico Gregorio Nazianzeno. Scrivendo ai giovani egli «esaltava la preziosità della letteratura classica – prodotta dagli éxothen (“quelli di fuori”), come lui chiamava gli autori pagani – sia per l’argomentare, cioè per i lógoi (“discorsi”) da usare nella teologia e nell’esegesi, sia per la stessa testimonianza nella vita, ossia per le práxeis (“gli atti, i comportamenti”) da tenere in considerazione nell’ascetica e nella morale.

E concludeva spingendo i giovani cristiani a considerare i classici un ephódion (“viatico”) per la loro istruzione e formazione, ricavandone “profitto per l’anima” (IV, 8-9). Ed è proprio da quell’incontro dell’evento cristiano con la cultura dell’epoca che è venuta fuori un’originale rielaborazione dell’annuncio evangelico» (ivi, n. 11).

Genziana: parola primaticcia per dire l’inedito e l’inaudito

Anche il viandante dal pendio della cresta del monte
non porta a valle una manciata di terra,
terra a tutti indicibile, ma porta una parola conquistata,
pura, la gialla e azzurrina genziana.
Siamo forse qui per dire solo: casa
ponte, fontana, porta, mandorlo,
brocca, finestra,
o, al più, colonna, torre… oppure per dire, intendilo,
sì per dire come le cose nell’intimo
mai s’immaginarono d’essere…
… così
che ogni cosa s’incanta?
(Rainer Maria Rilke, Elegie Duinesi, Torino, Einaudi, 1978, 55)

L’inaudito si cela nella piccolezza. C’è una specie di genziana “minore che è detta “crociata” (Gentiana cruciata), perché è bucata in diversi punti a forma di croce e la cui radice è bianca, lunga e molto amara al gusto.

È la meno ammirata dalla gente perché è meno bella delle altre sue sorelle, soprattutto della genziana della neve (nivalis) dal blu intenso che, rispecchiando quello del cielo, sembra una sua incarnazione sulla terra. E tuttavia essa è pianta importantissima dal punto di vista simbolico, tanto da essere inclusa tra quelle piante che simboleggiano il Cristo doloroso e la sua croce (Cf. A. Catabiani, Florario, A. Mondadori, Milano 1997, 564-565).

Rilke ci ha offerto l’immagine di quella “gialla e blu” per dire la parola primigenia, “conquistata” a caro prezzo dal viandante che discende dal monte; quella che è anche “pura”, perché donata per amore, la sola che trasfigura riempiendo di stupore e di senso nuovo l’esistenza.

Il suo nome etimologicamente è fatto risalire a gens, ma da cui deriva anche gentilis, le genti, i popoli. Così la genziana indica ad un tempo un duplice itinerario: quello della letteratura e quello del vangelo alle genti; vie rivolte e convergenti verso un comune orizzonte, un’unica meta: «Servire l’uomo. L’uomo, diciamo, in ogni sua condizione, in ogni sua infermità, in ogni sua necessità». Sono queste le parole pronunciate alla chiusura del concilio da Paolo VI.

“Un’itineranza”, pure, per incontrare e soccorrere l’uomo, tanto che dirà ancora il papa: «l’uomo vivo, l’uomo tutto occupato di sé, l’uomo che si fa soltanto centro d’ogni interesse, ma osa dirsi principio e ragione d’ogni realtà. Tutto l’uomo fenomenico, cioè rivestito degli abiti delle sue innumerevoli apparenze, l’uomo tragico dei suoi propri drammi, l’uomo superuomo di ieri e di oggi e perciò sempre fragile e falso, egoista e feroce;

poi l’uomo infelice di sé, che ride e che piange; l’uomo versatile pronto a recitare qualsiasi parte, e l’uomo rigido cultore della sola realtà scientifica, e l’uomo com’è, che pensa, che ama, che lavora, che sempre attende qualcosa il «filius accrescens» (Gen. 49, 22); e l’uomo sacro per l’innocenza della sua infanzia, per il mistero della sua povertà, per la pietà del suo dolore; l’uomo individualista e l’uomo sociale; l’uomo «laudator temporis acti» e l’uomo sognatore dell’avvenire; l’uomo peccatore e l’uomo santo; e così via».

La parola è piena di nostalgia di fronte all’ineffabile: invoca l’altra Parola

Richiamandosi al teologo Karl Rahner papa Francesco nella sua lettera sulla formazione ne riporta alcuni pensieri: «Le parole del poeta, sono “piene di nostalgia”, sono “porte che si aprono sull’infinito, porte che si spalancano sull’immensità. Esse evocano l’ineffabile, tendono verso l’ineffabile”. Questa parola poetica “si affaccia sull’infinito, ma non può darci questo infinito, né può portare o nascondere in sé colui che è l’Infinito”.

Questo è proprio della Parola di Dio, infatti, e –prosegue Rahner– “la parola poetica invoca dunque la parola di Dio”. Per i cristiani la Parola è Dio e tutte le parole umane recano traccia di una intrinseca nostalgia di Dio, tendendo verso quella Parola. Si può dire che la parola veramente poetica partecipa analogicamente della Parola di Dio, come ce la presenta in maniera dirompente la Lettera agli Ebrei (cfr. Eb 4, 12-13)». (n. 24).

Parole primigenie

Ho ripreso in mano il testo di K. Rahner letto tempo fa e ho pensato che meritasse un approfondimento l’espressione da lui usata di “parole primigenie”: «Sono quelle parole a cui si addice un infinito sconfinamento, parole dalle quali, in un certo modo, dipende anche la nostra salvezza»;

parola primigenia «non indica solo qualcosa, ma ne manifesta la presenza», in essa si riflette la nostra umanità «nella sua indivisibile unità di finito e infinito, trascendenza e immanenza corpo e spirito… le parole primigenie appartengono a tutto il linguaggio dell’umanità… sacramento della realtà» (La fede in mezzo al mondo, Paoline, Alba 1963, 139; 140; 146).

Quelle primigenie sono parole che fanno la differenza, lasciano traccia, sono pupille sull’aperto e così si percepisce la loro diversità: «Ci sono parole che separano e parole che uniscono, parole che si possono produrre artificialmente e coniare arbitrariamente e parole che esistono da sempre o che, quasi per miracolo, rinascono continuamente.

Parole che, scomponendo il tutto, riescono a chiarire il particolare e parole che, quasi evocandolo, mettono davanti agli occhi di chi ascolta ciò che vanno esprimendo. Parole che illuminano un piccolo particolare, facendo emergere solo una determinata zona della realtà, e parole invece che ci rendono sapienti, facendo brillare il tutto nella sua unità.

Ci sono parole che limitano e isolano, ma ce ne sono altre che attraverso una sola cosa lasciano trasparire la infinita gamma della realtà, simili a conchiglie dentro le quali risuona il vasto mare dell’infinità. Sono esse che ci illuminano e non noi ad illuminarle.

Certe parole sono chiare, perché sono senza mistero e superficiali. Esse bastano alla mente. È grazie ad esse che noi possiamo afferrare le cose. Altre parole possono invece apparire oscure, perché evocano il mistero luminosissimo delle cose. Esse sgorgano direttamente dal cuore e risuonano in inni, dischiudono le porte a grandi imprese e sono decisive per l’eternità.

Parole come queste, che nascono dal cuore, si impadroniscono del nostro essere; evocando, esse uniscono, parole glorificanti e offerte in dono, che io amerei chiamare parole primigenie, mentre le altre si potrebbero chiamare parole fabbricate, tecniche, insomma parole utilitarie (ivi, 134).

Nelle parole primigenie vivono insieme lo spirito e la carne, il pensiero e il suo simbolo, il concetto e la parola, la cosa e l’immagine nella loro unità originaria e mattinale, il che non significa che siano semplicemente identiche. “O stella e fiore, spirito e veste, amore, pena, tempo ed eternità” canta Brentano. Che significa ciò? Si può mai dire cosa significhi? È forse il linguaggio delle parole primigenie, che si devono capire senza bisogno di chiarificarle con parole più comprensibili e più correnti?» (ivi, 138).

Alla prova dei fatti

Interro alcuni semi
Nella mattina piena di sole
Prima del viaggio

Sono le parole primigenie di un haiku di Santōka Taneda (Shōichi Taneda), un autore giapponese e poeta haiku (1882-1943). L’inizio di un nuovo cammino pastorale necessità sempre di parole primigenie e ne attendo il germogliare e chissà!

Così pure in un incontro, due settimane fa, una persona mi ha posto questo quesito: “che cos’è una comunità soccorrevole?” Un’altra parola primigenia? Questa domanda sta ancora ruminando in me in attesa di confrontarmi con gli altri nei prossimi incontri.

Nell’attesa ho trovando inaspettatamente “mani soccorrevoli” a darmi conferma della sua primogenitura: una poesia di Giuseppe Ungaretti, Per sempre (Roma, il 24 Maggio 1959).

Intenti soccorrevoli

Scrive Leone Piccioni, nell’introduzione che in questa lirica di Ungaretti declina il suo coinvolgimento e partecipazione all’esistenza: un «buttarsi dentro nelle cose, con entusiasmo, con amore, con coraggio; pronto sempre a soffrire, a pagar di persona.

Per i suoi ottant’anni, lo disse pubblicamente: “Non so che poeta io sia stato in tutti questi anni. Ma so di essere stato un uomo: perché ho molto amato, ho molto sofferto, ho anche errato cercando poi di riparare al mio errore, come potevo, e non ho odiato mai. Proprio quello che un uomo deve fare: amare molto, anche errare, molto soffrire, e non odiare mai”.

L’immagine di una umanità sofferente, da avvicinare con intenti soccorrevoli che gli si fa subito chiara nella mente, da casa sua, dalla «Baracca», dalla grande umanità (e pietà, e insieme scaltra conoscenza del mondo) di [Enrico] Pea, si rinsalda subito in Ungaretti con l’esperienza immediata della guerra e della trincea, e non l’abbandonerà più» (Vita d’uomo. Tutte le poesie, Mondadori, Milano 1996, XXVIII).

PER SEMPRE

Senza niuna impazienza sognerò,
Mi piegherò al lavoro
Che non può mai finire,
E a poco a poco in cima
Alle braccia rinate
Si riapriranno mani soccorrevoli,
Nelle cavità loro
Riapparsi gli occhi, ridaranno luce,
E, d’improvviso intatta
Sarai risorta, mi farà da guida
Di nuovo la tua voce,
Per sempre ti risento.
(da: Il taccuino del vecchio, 1960), (ivi, 286).

Per leggere gli altri articoli di Presto di mattina, la rubrica quindicinale di Andrea Zerbini, clicca sul nome della rubrica o il nome dell’autore.

Banche europee: speculazione e profitti tanti, tasse poche.
Il risiko bancario tra concentrazioni e abbandono dei territori.

Banche europee: speculazione e profitti tanti, tasse poche. Il risiko bancario tra concentrazioni e abbandono dei territori.

 

Unimpresa, l’associazione delle imprese manifatturiere italiane, ha pubblicato uno studio (su dati Bankitalia dal 2018 al 2023) in cui si dimostra come la percentuale di profitti che le banche italiane pagano sia del 19,6%, a fronte di una media delle imprese e dei lavoratori del 42%. Nel 2023 il fatturato (ricavi) delle banche italiane è stato di 102,6 miliardi, dei quali il 60% è legato ai guadagni sull’aumento dei tassi di interesse dovuto alla decisione della BCE (Banca Europea) di alzare i tassi da zero al 4,50% (massimo raggiunto a settembre 2023). Dal 2018 al 2023 le banche italiane hanno pagato in media 3,7 miliardi di imposte a fronte di 86,1 miliardi di fatturato e di 19,2 miliardi di profitti lordi. “La tassa sugli extraprofitti delle banche (dice Giovanna Ferrara, Presidente di Unimpresa), rappresenta una misura di equità sociale che serve a ridistribuire la ricchezza prodotta nel Paese”.

Le banche si sono adeguate verso coloro che chiedevano prestiti (imprese e famiglie, portandoli al 4 e fino al 10% a seconda della tipologia) ma si sono ben guardate dall’ aumentare i tassi dei loro clienti risparmiatori (0,4-0, 7%); in tal modo hanno fatto extraprofitti senza sostenere alcun rischio d’impresa. Le banche in generale adesso prestano senza rischiare, in quanto lo fanno solo a coloro che danno in cambio garanzie reali. Un tempo le banche svolgevano un ruolo importante nell’economia: raccoglievano soldi da chi non aveva idee e le prestavano a chi aveva idee. Ovviamente, potevano anche sbagliare e perdere in tutto o in parte il prestito (cosiddetti NPL). Un’attività che sosteneva l’economia reale, le piccole imprese, gli artigiani, i giovani che avevano idee: attività che oggi non è più il loro business. Se vai in banca e chiedi un prestito devi dare in cambio garanzie reali (casa, patrimoni vari,…).  Non gli frega nulla se le tue idee sono buone o cattive – il buon mestiere che una volta facevano i bancari, ragionieri ed economisti ora sostituiti da matematici e fisici – tanto se non paghi ti portano via la casa. Inoltre dal 1999, con l’abolizione da parte del Congresso USA (allora a maggioranza repubblicana; poi la legge fu promulgata da Clinton) della legge Glass-Steagall, che aveva introdotto Roosevelt nel 1933 (dividendo le banche commerciali da quelle d’affari/speculative), tutte le banche possono speculare su tutto ed è questa l’attività principale delle grandi banche oggi nel mondo occidentale, non quella di favorire gli investimenti e l’occupazione sul proprio territorio.

Questa deriva della centralizzazione e concentrazione dei capitali è in realtà un disastro per l’Europa, che non è uno Stato sovrano ma un mero grande mercato. In Cina tutto il risparmio dei cinesi finisce nelle banche cinesi; negli Stati Uniti, dove di risparmio privato ce n’è poco (i suoi cittadini sono iper consumisti ed è lì che hanno inventato le rate), si ricorre al risparmio del resto del mondo, sfruttando il potere del dollaro; in Europa, dove di risparmio privato ce n’è tanto, esso viene dirottato in gran parte nelle banche e nei fondi speculativi anglosassoni che lo usano per investire nelle loro economie. Ecco perché la finanza è così importante oggi, in quanto è colei che decide a chi dare i soldi e chi far “fiorire” o “morire”. Noi in Europa facciamo fiorire le big tech americane, tanto più procede la concentrazione bancaria in poche grandi banche europee. Ed è significativo l’accordo tra Meloni e Musk e gli altri big tech per far venire in Italia imprese made in Usa che sfrutteranno i nostri ottimi ingegneri a basso costo del lavoro. Il nostro Governo è silente e in grande imbarazzo sulla questione Unicredit-Commerzbank, in quanto si tratta di rompere con la logica del sovranismo, di allinearsi alla logica capitalistica (e americana) delle concentrazioni indipendenti dalla nazionalità, di colpire la Germania che è l’unica che si può opporre nel lungo periodo all’americanismo. L’esatto contrario di quanto sostenuto per 20 anni dalla Meloni e da FdI.

In Europa l’unico paese che si è parzialmente opposto alla concentrazione delle banche è stata proprio la Germania, la quale ha conservato non solo un ampio settore di banche pubbliche ma anche di piccole banche a favore dei territori, delle loro imprese e dei loro lavoratori (com’era una volta anche in Italia). Negli altri paesi invece è andata avanti quella concentrazione bancaria a cui si dichiara favorevole anche Draghi nel suo rapporto, per creare “campioni europei” che si oppongono a Cina e Usa, ma che in realtà sono fuori controllo da parte dei territori, degli Stati e dei propri clienti-risparmiatori-cittadini ed il cui scopo è fare soldi per i ricchi.

Così oggi ci troviamo nella situazione per cui le banche tedesche sono le più piccole in Europa. Le banche maggiori in termini di capitalizzazione di borsa sono UBS (97 miliardi) che ha appena assorbito Credit Suisse, BNP Paribas (70 miliardi), Santander (65 miliardi), Intesa San Paolo (67 miliardi) e Unicredit (59 miliardi), Credit Agricole (45 miliardi). A distanza seguono le tedesche Deutsche Bank con 27 miliardi e Commerzbank con 4 miliardi. In Germania e Italia l’80% del capitale azionario è controllato dal 2% degli azionisti, negli Stati Uniti dallo 0,2%.

L’abrogazione del Glass-Steagall Act del 1999 ha consentito a tutte le banche di speculare e di diventare sempre più grandi al punto da essere “too big to fail”, cioè troppo grandi per fallire. Se vanno in crisi per azzardi finanziari ci pensa lo Stato a salvarle, onde evitare (questa la ragione addotta) danni sistemici all’economia reale. La Germania si era sempre caratterizzata per un sistema bancario solido ed efficace in quanto controllato quasi per metà dallo Stato, dai Länder e dai sindacati, che ha svolto un ruolo non indifferente nel suo sviluppo. Ora però il possibile acquisto del 21% di Commerzbank da parte dell’italiana Unicredit, divenuto d’attualità subito dopo la presentazione del rapporto Draghi, ha messo in subbuglio i tedeschi. Unicredit è già salita al 21% con una spericolata operazione finanziaria, acquistando l’11,5% di azioni tramite un derivato messo a punto dalla banca inglese Barclays e da Bank of America. Se arriva al 30% avrà il controllo della banca tedesca. I sindacati tedeschi sanno bene che perdere il controllo può significare esuberi di personale anche in Germania.

L’americanismo di Scholz rischia di far deflagrare la Germania. Per la serie “tutti i nodi vengono al pettine”: dalla crisi dell’auto, ai prezzi alle stelle dell’energia, alla vendita delle banche tedesche, alla conseguente recessione e avanzata dei partiti anti-sistema.

Opporsi alla scalata (non monopolista) ad una banca contrasta con le leggi della concorrenza capitalistica, ma è anche figlio della preoccupazione che le concentrazioni non facciano così bene ai tuoi occupati, alle tue imprese e ai tuoi territori, in quanto oggi la principale vocazione delle banche è speculativa. Si tratta di uno scontro tra gli interessi degli occupati, dei risparmiatori e delle imprese tedesche e quelli del grande capitale e della grande finanza (voluta da Draghi), che dimostra che se il capitalismo non viene temperato produce disuguaglianza e concentrazione di potere e di reddito. Cose già scritte da un vecchio con la barba (capitolo X del III libro) morto a Londra il 14 marzo del 1883 a 65 anni.

A 360 gradi

A 360 gradi

Non è vero che io abbia il dente avvelenato con Giorgia Meloni. Oppure sì, ma Giorgia mi spiace più o meno come gli ultimi 12 Presidenti del Consiglio (fate il conto). Giorgia di nome Giorgia, la donna più citata e più sfottuta dai social, è una politica di lungo corso, una che “ci sa fare”, e piena di qualità: un’innata predisposizione al comando, la risposta prontissima, una parlantina planetaria e chilometrica. In più, quella tipica faccia di bronzo che distingue il politico di razza da un semplice apprendista.

Ma c’è una cosa non sopporto in Giorgia, la sua passione (ossessione) per i 360 gradi. Giorgia non riesce a farne a meno, i  360 gradi sono diventati il suo mantra. Un intercalare che vorrebbe convincere o almeno riempire qualche buco, ma che produce l’effetto contrario: il vuoto, la nebbia, il nulla.

… ci stiamo lavorando a 360 gradi
… abbiamo bisogno di risposte a 360 gradi
… un modello di collaborazione a 360 gradi
… sostegno all’Ucraina a 360 gradi
… sarà una battaglia a 360 gradi
… dobbiamo tornare a produrre energia a 360 gradi 
… affrontare i problemi a 360 gradi

Per chi vuole vederne ed ascoltarne altri, consiglio un video molto divertente : https://www.la7.it/laria-che-tira/video/giorgia-meloni-a-360-gradi-15-03-2023-476039

Naturalmente i 360 gradi non sono appannaggio esclusivo della Meloni. Piacciono moltissimo a Salvini, ma anche a Conte, a Serracchiani e a tanti altri. Si usano in politica ma anche nel commercio, al dettaglio o all’ingrosso: “una polizza che ti copre a 360 gradi”. Vorrebbero rappresentare la totalità e la completezza, il successo assicurato, ma chi ascolta capisce  benissimo che dietro il fumo di quei 360 gradi non c’è nessun arrosto. Parole vuote: quasi cinquant’anni fa Rino Gaetano ne faceva un dettagliato elenco.

A scuola sugli angoli ci siamo spaccati la testa. Angolo retto (il più famoso), angolo acuto, angolo ottuso, angolo piatto, e in fondo (serviva a poco ma bisognava impararlo) c’era  l’angolo giro, pari a 360 gradi. Tra me e la trigonometria non c’era nessuna empatia, ma avevo capito come funzionava l’angolo giro: se sei seduto sul divano e stai guardando la finestra di fronte a te, puoi fare un viaggio, un giro lunghissimo di 360 gradi. Alla fine del viaggio ti ritrovi al punto di partenza, seduto sullo stesso divano a guardare la stessa finestra.  Parti da A (un qualsiasi punto dello spazio) e raggiungi A (il medesimo punto dello spazio).

I 360 gradi funzionano cosi: non si arriva da nessuna parte, si gira solo in tondo. Lo sanno tutti. Qualcuno lo dica anche a Giorgia.

 

 

Parole a Capo
Gabriele Turola: “La lettera Enne” e altre poesie

 

A Ferrara, presso la Galleria del Carbone , dal 7 al 24 settembre è stata allestita una mostra antologica su Gabriele Turola. ”Dedicato a Gabriele” a cinque anni dalla sua scomparsa, comprendeva opere di pittura e grafica di Gabriele Turola dei diversi periodi, oltre ai suoi libri pubblicati in prosa e poesia e testi visivi e scritti che gli amici artisti hanno voluto dedicargli. Durante l’incontro di domenica 15, assieme a Gianna Andrian, Lucia Boni e Corrado Pocaterra, abbiamo letto alcuni testi poetici di Turola. Per gentile concessione dei parenti di Gabriele e dell’editore Lucio Scardino che ringraziamo, pubblichiamo alcune poesie tratte da “Ferrara visitata nel sogno“, Ed. liberty house, 1987 e “La voce delle cose“, Ed. liberty house, 1992. (PLG)

 

Gabriele Turola (Ferrara 1945-2019) è stato una figura composita di intellettuale Ferrarese. Giornalista pubblicista, scrittore, critico d’arte, conferenziere, guida a rassegne pubbliche e private, poeta e pittore e forse anche chissà quant’altro. Nel settembre 2024, a cinque anni dalla sua scomparsa, ho curato una esposizione dei suoi dipinti presso la Galleria del Carbone di Ferrara. Il taglio di questa retrospettiva “Dedicato a Gabriele Turola” è stato antologico, cercando di incominciare a mettere ordine alla sua cospicua produzione artistica, Ho diviso la produzione per periodi, tecniche adoperate e supporti: Tempere su masonite, tempere e chine su carta ed acrilici su tela. Le tempere su masonite documentano la fase iniziale della sua produzione, le carte quella centrale e finale (questa arricchita da collages) e le tele la fase di maggior successo critico e commerciale dei suoi lavori. Gabriele dopo il 2004 non ha più esposto una sua opera, appositamente creata, a Ferrara, l’ultima è stata “L’antimisoneista” un monotipo, dipinto ad olio su vetro ed impresso in 3 esemplari, proprio per la Galleria del Carbone. I suoi lavori sono stati esposti con successo a Trieste, Milano, Roma, Vicenza, nelle principali fiere del settore ed anche all’estero. Assieme a Sergio Zanni ha avuto l’onore di avere un’opera scelta per diventare un mosaico a Tornareccio. Hanno scritto della sua pittura firme di valore come Lisa Ponti, Elena Pontiggia e Nicola de Maria. Sue opere assieme al sodalizio Portofranco sono state esposte alla Triennale a Milano ed ha avuto una personale alla Bocconi. L’ultima esposizione a cui aveva collaborato a Benevento nel 2019 è stata purtroppo la sua prima mostra postuma. Nel curare il catalogo della esposizione alla Galleria del Carbone ho edito quella che fino ad oggi è stata la più ricca cronologia delle sue esposizioni pittoriche e dei suoi libri, ho evitato di firmarla perché il suo arricchimento possa diventare un contributo collettivo. Infatti ho già raccolto suggerimenti, indicazioni e documentazione ed ho prontamente aggiornato il file, a disposizione degli studiosi e degli interessati. Durante l’esposizione alla Galleria del Carbone è stato dedicato un pomeriggio alla lettura di alcune poesie di Gabriele, tratte da “Ferrara visitata nel sogno“, il suo primo libro di poesie. Dopo l’esposizione “Officina Ottanta” in Castello Estense, che faceva il punto sullo stato dell’arte a Ferrara alcuni intellettuali si accorgono di Turola. Renato Sitti, allora direttore del Centro Etnografico del Comune di Ferrara, è il motore della prima uscita pubblica di Gabriele poeta. Scrive Sitti nella prefazione: “In questi anni così faticosi per il cammino della poesia, così facilmente sdrucciolevoli verso le soluzioni espressive a facile effetto, a volte verso le fatue sofistificazioni formali, il ritorno a spessori un po’ “grossi”, a riferimenti coerenti, a nomenclature non allusive, a un verso aperto a intera pagina, rappresenta indubbiamente un dato positivo, fautore di una premessa libera dalla frivolezza, rivolta alla ricerca di un nuovo incontro con il reale al di fuori di ogni illusoria soluzione sovrastrutturale o puramente formale.” Il libro di poesie successivo “La voce delle cose” è il capolavoro della sua poetica. Sue poesie e racconti saranno poi pubblicati nei cataloghi delle mostre di Milano, Torino, Vicenza e Benevento. Gli scritti come critico d’arte, giornalista e storico attendono ancora una necessaria archiviazione.

Scheda di Corrado Pocaterra (corradopocaterra@virgilio.it)

 

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La lettera Enne

 

Un giorno la lettera Enne
perse i sensi e svenne.
La risollevò babbo Alfabeto
che le disse turbato e inquieto:
“Povera figlia mia
il tuo è un caso di anemia,
sei troppo debole e ti dimostro
che puoi ricostituirti se bevi un goccio d’inchiostro!”.
La lettera Enne ne assaggiò un sorso
e dopo che il tempo della sua convalescenza fu trascorso
si sentì così forte che con le sue due gambe snelle
saltellò fino ad arrivare sulle Stelle,
le quali le chiesero curiose:
“Chi sei tu che vieni qui fra noi?”. Ella rispose:
“Io mi chiamo Enne e sono l’iniziale della Notte,
dovreste saperlo voi che siete dotte,
perciò ho diritto a restare fra voi!”.
Le Stelle ripresero: “Che cosa vuoi?
Sei così piccola e hai così alte mire!”.
La lettera Enne si sentì arrossire.

 

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Il signor Bonaventura visita Ferrara

a Valeriano Lazzari

Il signor Bonaventura visita Ferrara
per rendersi conto del nero fondamentale
lungo braccio di automa
proprio ieri lunedì cinquanta Settembre
l’ho visto che passava per Via Carlo Mayr col suo cane bassotto
la morte a distanza che si ricostruisce
si è fermato al Bar Condor
ha bevuto una tazza di avverbi caldi
attraversando Via San Romano
ha incontrato un califfo dalla faccia di tritolo
che gli ha chiesto l’ora
il signor Bonaventura ha risposto:
“cosa importa l’ora il minuto-mulinello
il luogo del delitto o del diletto?
la vita non esiste
noi uomini non siamo che fantasmi proiettati nel Nulla
reincarnazioni di mosche deliranti
personaggi di un incubo piccolissimo…”
il califfo dalla faccia di tritolo
per premiare la sua gentilezza e la sua saggezza
manco a dirlo gli ha consegnato il solito milione
poi il signor Bonaventura non è vero
grande allievo del passato o del futuro
palma che si dondola nel vento di midollo
voltando per Corso Porta Reno
si è sprofondato nella dimensione del microbo erotico
nel volo del periodo che funziona nel colore del bisticcio
precisamente nel Corriere dei Piccoli
nella vendemmia a ventaglio di Sergio Tofano

*

 

Tugnin d’il cicch

 

Apollonio Formaggi detto Tugnin d’il cicch
dormivi sullo scalone del Teatro Comunale e sognando
preparavi l’elenco degli invitati mai nati
conoscevi l’ingresso dei grilli senza biglietto
nelle ore serali con una lanterna
cercavi mozziconi di sigari e sigarette
saltellandovi intorno infilavi le cicche con un bastone
che era completato alla base da una punta di chiodo
e per ogni cicca trovata un grido di gioia una vittoria
nessuno poteva comprarti
la moda dei cervi trasformati non ti interessava
ti lavavi sotto una pioggia di tuberose
risparmio giusto per dimenticare i delitti dei benpensanti
che correvano dentro i clarini di nailon
di medicina che fa accettare le cose come sono
qualche socio del Circolo ti buttava una moneta
solo perché era credenza che portasse fortuna il fatto di assisterti
con un sorriso simile a una smorfia raccattavi l’offerta in tutta fretta
però nulla chiedevi né tendevi la mano
povero sì ma orgoglioso!
e poi il Tempo aiutava la tua libertà di scimmia mai ammaestrata
senza rapporti umani senza illusioni senza speranze
ti sentivi ricco nella tua miseria di pollo senza penne
allevatore di pulci acrobata della dignità e dell’anarchia
spinta fino a toccare il culo della luna
senza scontare nessun castigo
senza conoscere la politica
dei tenori affogati in un mare di fragole
ti spegnevi per assideramento
in Ferrara il 7 febbraio 1929
bello come una ricerca scientifica

 

*

Ferrara non è il paese dei balocchi

a Giuliana e Massimo Roncarà

 

E lo chiami mondo
questo fiocco di ovatta sporco di sangue?
e la chiami città
questa spiaggia di cocker di manichini al prezzemolo?
gli abeti col loro calcolo di ombra verde
sconvolgono ogni regola del gioco
la caserma di Via Scandiana con i soldatini di piombo
che marciano caricando Marilù
e fanno le esercitazioni per un pizzico di buio
sotto il Volto del Cavallo
un pagliaccio di stoffa bacia una bambola di porcellana
in Piazzetta Municipale
un cormorano comunista tiene un comizio
applaudito da una folla di barbieri nudi
con in mano rasoi di corallo
di cresta di gallo
di luna che ride
di lumaca che predice la buona ventura
un gambero vestito da vigile urbano
in Via Borgo di Sotto
fa la multa alla Befana
perché gira in triciclo senza patente
gli uomini sono bambini che non sanno giocare
che rendono la vita una favola brutta
con orchi che detengono il potere
con gnomi che s’inseriscono nel solco della solita stupidità
Ferrara non è il paese dei balocchi
non è nemmeno una città
le sue radici risalgono ai vermi della nebbia
ai simboli assurdi del caso
chi può capire Gandhi o Martin Luther King?
chi può penetrare nella profondità
dei loro occhi di anemoni armoniosi?

 

*

 

Pendenza

 

Io propongo di erigere un monumento a Pendenza
chi è Pendenza?
è la torre di Pisa in chiave umana
è un centauro allegro che mangia bottoni ed elastici
è la mascotte delle giraffe travestite
è l’amico che tutti possono trovare
in ogni tempo in ogni luogo
passa per le strade fischiettando e cantando
non esiste ferrarese che non lo conosca
lui si ferma portando un raggio di luna in pieno giorno
Piazza Trento Trieste è il suo salotto
i paracarri sono i suoi tavolini con servizio da the
un mare in miniatura che fornisce voli di ostriche
quando parla svela i trucchi dei poliziotti
i segreti degli scarabei stercorari
il quadro completo della gente fidata
che ha l’incarico di coltivare pompe funebri
peperoncini e balli impossibili
insomma Pendenza è l’eroe dell’individualismo
che si traduce nell’ippogrifo di messer Ludovico Ariosto
trauma complicato condito con cicoria effervescente
la vendita di tutti gli ideali
la strage di tutti i sogni
un filo di fulmine che si collega con le orecchie asinine di Re Mida
i buoni borghesi pisciano dentro pitali di limone
prendono i mendicanti con trappole di cielo
ma Pendenza se ne infischia
lui si è messo al di sopra di questa commedia banale
perla falsa
bolla di sapone che vaga nella notte
e che scoppi alla prima denuncia del sole
i delinquenti organizzati
che occupano il privilegio dei posti più in vista
gli esperti di cultura greca
inventano nuovi tempi per Pendenza
ma Pendenza è al di fuori del tempo
ranocchio che indovina il quiz telepatico

 

 

La redazione di “Parole a capo” informa che è possibile inviare proprie poesie all’indirizzo mail: gigiguerrini@gmail.com per una possibile pubblicazione gratuita nella rubrica. 

La rubrica di poesia Parole a capo curata da Pier Luigi Guerrini esce regolarmente ogni giovedì mattina su Periscopio. Questo che leggete è il 248° numero. Per leggere i numeri precedenti clicca sul nome della rubrica.

 

Il Referendum Cittadinanza si farà: raggiunto il quorum di 500.000 firme

Il Referendum  Cittadinanza si farà: raggiunto il quorum di 500.000 firme

Come annunciato ieri dai promotori e certificato dal Ministero degli Interni [Vedi qui], grazie a un vero e proprio tour de force, è stato raggiunto il quorum delle 500.000 firme per il referendum sulla cittadinanza. Si tratta di un grande risultato, per nulla scontato vista l’aria che tira in Italia e le intenzioni del governo Meloni. Naturalmente si tratta solo del primo passo, vincere questa battaglia di civiltà sarà tutt’altro che semplice e occorrerà continuare la campagna di informazione e di mobilitazione.
Come prima cosa, per chi non l’ha fatto, è importante aggiungere la propria firma. C’è solo una settimana di tempo, la scadenza per firmare è il 30 settembre 2024.

Il quesito referendario

“Volete voi abrogare l’art. 9, comma 1, lettera b), limitatamente alle parole ‘adottato da cittadino italiano’ e ‘successivamente alla adozione’; nonché la lettera f), recante la seguente disposizione: “f) allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica.”, della legge 5 febbraio 1992, n. 91, recante nuove norme sulla cittadinanza?”.

A cosa serve il referendum  sulla cittadinanza 

Grazie a questo referendum verranno ridotti da 10 a 5 gli anni di residenza legale in Italia richiesti per poter avanzare la domanda di cittadinanza italiana che, una volta ottenuta, sarebbe automaticamente trasmessa ai propri figli e alle proprie figlie minorenni.
Questa semplice modifica rappresenterebbe una conquista decisiva per la vita di molti cittadini di origine straniera (secondo le stime si tratterebbe di circa 2.500.000 persone) che, in questo Paese, non solo nascono e crescono, ma da anni vi abitano, lavorano e contribuiscono alla sua crescita.
Partecipare agevolmente a percorsi di studio all’estero, rappresentare l’Italia nelle competizioni sportive senza restrizioni, poter votare, poter partecipare a concorsi pubblici come tutti gli altri cittadini italiani. Diritti oggi negati.
Il Referendum vuole allineare l’Italia ai  maggiori paesi europei che hanno già compreso come promuovere diritti, tutele e opportunità garantisca ricchezza e crescita per l’intero Paese.

Per avere tutte le informazioni e aderire [Qui]

3-6 ottobre 24. Torna Internazionale a Ferrara: tutto il programma

3-6 ottobre 24. Torna Internazionale a Ferrara.

Torna Internazionale a Ferrara, un festival e molto di più di un festival, l’evento più interessante e stimolante che può offrire la città estense, l’occasione di spingere lo sguardo oltre il proprio naso e raccogliere le voci “dell’altro mondo”: geopolitica, economia, letteratura… Come tutti gli anni saranno soprattutto i giovani ad affollare le decine di appuntamenti in programma, i giovani: compresi  i tanto citati  “cervelli in fuga” che si sono presi qualche giorno di ferie per tornare in Italia e a Ferrara. 

Tutti gli appuntamenti del festival

Giovedì 3 ottobre

Alien pop music
Einstürzende Neubauten
in concerto
A cura di Ferrara sotto le stelle
Ingresso a pagamento.
Biglietti disponibili su dice.fm

Venerdì 4 ottobre

Apertura
Inaugurazione del festival
In italiano
Siamo liberi di essere liberi?
Opinioni, identità, algoritmi e sicurezza: la libertà fuori e dentro la rete
Jonathan Bazzi
scrittore
Ewelina Jelenkowska-Lucà
Commissione europea
Lorenzo Luporini
autore e conduttore
Alberto Pellai
Psicoterapeuta
Con gli studenti del Liceo Ariosto e Liceo Carducci di Ferrara
Introduce e modera
Federico Taddia
Radio24
In italiano
Not a target
La guerra ha delle regole, eppure ancora oggi nei conflitti di tutto il mondo i civili continuano a pagare il prezzo più alto. Installazione di Alice Pasquini che racconta le storie di civili e personale sanitario colpiti in cinque diverse guerre, dall’Ucraina al Sudan
Fino a domenica 6 ottobre
Il mattino ha l’oro in bocca
Dalla Casa Bianca alla tua email: come nasce Good Morning Italia, la newsletter d’informazione quotidiana che unisce i puntini sulle notizie del giorno
Clara Attene
Enrico Forzinetti
Good Morning Italia
con
Giovanni De Mauro
Internazionale
In italiano
14.00
Of caravan and the dogs
di Anonymous 1 e Askold Kurov
Germania 2024, 89’
Vladimir Putin aveva preparato la Russia alla guerra con l’Ucraina molto prima che iniziasse l’invasione. Un ritratto degli ultimi difensori della democrazia in Russia: attivisti e giornalisti che si battono per la libertà d’espressione.
In russo e inglese, con sottotitoli in italiano.
Anteprima italiana
5 euro, compra il biglietto
Gaza
Resistenti, vittime, testimoni. Tre donne palestinesi raccontano la vita nella Striscia di Gaza, sottoposta a vent’anni di embargo e al regime di Hamas e oggi devastata dall’offensiva israeliana scatenata dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023
Youmna El Sayed
giornalista egiziano palestinese
Malak Mattar
illustratrice palestinese
Ruba Salih
Università di Bologna
Introduce e modera
Francesca Gnetti
Internazionale
In italiano e inglese, traduzione simultanea e in Lis
Ingresso con tagliando
Legami
Mentre in nome dei valori tradizionali vengono attaccati i diritti sessuali e riproduttivi, la realtà delle famiglie non è mai stata così variegata
Barbara Leda Kenny
ingenere.it
Sabrina Marchetti
sociologa
Alessandra Minello
demografa sociale
In apertura storytelling di Giulia Garofalo Geymonat Denise Rinehart
Quando ti dicono che tuo figlio non è tuo figlio
In italiano
A cura della redazione di ingenere.it
Ingresso con tagliando
Dentro l’emergenza
Cosa significa raggiungere un luogo circondato da strade sterrate e checkpoint? Come si costruisce un ospedale da campo?
Un percorso immersivo per scoprire, attraverso simulazioni e attività pratiche, le sfide che i logisti di Msf affrontano sul campo ogni giorno
In italiano. Fino alle 17
Coraggio
Da Stefano Cucchi a Aldo Bianzino, da Mauro Guerra a Andrea Soldi: sono tante le persone che negli ultimi trent’anni, in Italia, sono morte ingiustamente per mano dello Stato. La lotta di chi non si è mai arreso e continua a cercare giustizia
Antonio De Matteo
fotografo
Laura Renzi
Amnesty International Italia
e con Rudra Bianzino ed Elena Guerra
familiari delle vittime
Introduce e modera
Luigi Mastrodonato
giornalista
In italiano
Contro la città autoritaria
In tutto il mondo si diffondono politiche urbane che creano città sempre più segregate e polarizzate. Ma esistono pratiche alternative e misure di contrasto per mettere al centro giustizia sociale, ecologica e urbana
Alfredo Alietti
Romeo Farinella
Università di Ferrara
In italiano
In collaborazione con Agenda17
Selfie
Un’istantanea della politica e della società italiane. Seguendo Matteo Salvini dalle stanze del potere alle trattorie di paese e analizzando le bugie e le promesse non mantenute del governo di Giorgia Meloni
Anna Bonalume
giornalista e filosofa
Carlo Canepa
Pagella Politica
Introduce e modera
Michael Braun
Die Tageszeitung
In italiano
Foreste
Per combattere il cambiamento climatico bisogna ripensare le città, adottando energie rinnovabili e sostituendo plastica, acciaio e cemento con materiali a base biologica. Alberi e legno hanno un ruolo cruciale in questa trasformazione
Sandy Attia
Modus
Sandra Frank
Arvet
Matilda van den Bosch
European forest institute
Introduce e modera
Edoardo Vigna
Corriere della Sera
In inglese, traduzione simultanea
In collaborazione con European forest institute
Ingresso con tagliando
Un anno di festival
La scelta degli ospiti e dei temi, la ricerca dei fondi, la costruzione del programma. Come si organizzano i festival di Internazionale Kids a Reggio Emilia e di Internazionale a Ferrara
Giovanni De Mauro
Chiara Nielsen
Internazionale
Alberto Emiletti
Martina Recchiuti
Internazionale Kids
incontrano le abbonate e gli abbonati di Internazionale
In italiano. Riservato alle abbonate e agli abbonati. Prenotazioni presso l’infopoint del festival
16.30
Farming the revolution
di Nishtha Jain
India/Francia/Norvegia 2024, 101’
Per un anno intero, centinaia di migliaia di manifestanti indiani di ogni generazione, religione, classe e provenienza si sono accampati alle porte di Delhi per protestare contro le leggi sull’agricoltura approvate dal governo di Narendra Modi. L’incredibile forza di un movimento che ha fatto la storia.
In panjabi e hindi, con sottotitoli in italiano.
Anteprima italiana
5 euro, compra il biglietto
Reporter slam
Cinque giornalisti, cinque inchieste, ma un solo vincitore. Sul palco si alterneranno storie da tutto il mondo. Sarà il pubblico a scegliere la migliore
Andy Brown
giornalista britannico
Le partite amichevoli in giro per il mondo, i viaggi in jet privati di dirigenti e giocatori, le sponsorizzazioni delle industrie di combustibili fossili: l’impatto ambientale dello sport più popolare del mondo, il calcio
Michael Buchsbaum
giornalista tedesco statunitense
L’Unione europea sostiene progetti per catturare le emissioni industriali di anidride carbonica come uno dei mezzi principali della lotta al cambiamento climatico. Ma se questi programmi multimiliardari peggiorassero il problema?
Sara Manisera
giornalista italiana
Per più di vent’anni chi vive vicino alle piantagioni di banane in Costa Rica è esposto ai pesticidi spruzzati dagli aerei. Perché queste sostanze vietate in Europa sono ancora usate nel sud del mondo?
Daniela Sala
giornalista italiana
Nel 2019 l’Indonesia è stata la terza importatrice mondiale di paraquat, un potente diserbante prodotto in Europa. Un viaggio nel Borneo indonesiano per verificare gli effetti del suo uso nelle monocolture intensive di palma da olio
Stefano Vergine
giornalista italiano
Che fine fanno le migliaia di tonnellate di rifiuti tessili, provenienti soprattutto dall’Italia e dalla Germania, che ogni anno vengono contrabbandate in Romania e in Bulgaria?
Presenta
Anna Koens
Journalismfund Europe
Accompagnamento musicale di Matteo Storti
In italiano e inglese, traduzione simultanea. Grazie al contributo di Journalismfund Europe
Ingresso con tagliando
Fare femminismo
Giulia Siviero
con Giulia Zoli
Internazionale
In italiano
Nella storia dei femminismi, il racconto delle pratiche è spesso rimasto ai margini rispetto a quelle delle teorie. Questo libro raccoglie esperienze incarnate di lotta collettiva nelle strade, nelle case e negli spazi sociali di angoli diversi del mondo, per risalire alle radici e ispirare nuovi orizzonti di femminismo.
(Nottetempo 2024)
17.15
Wael Zuaiter: unknown
di Jesse Cox
Australia 2015, 30’
Quando lo scrittore e traduttore palestinese Wael Zuaiter venne assassinato a Roma nel 1972, stava traducendo in italiano Le Mille e una notte. Zuaiter era stato ritenuto dal Mossad uno dei responsabili dell’attacco terroristico alle olimpiadi di Monaco del 1972, ma forse era stata la sua influenza come rappresentante di Al-Fatah a Roma a spingere i servizi segreti israeliani a ucciderlo.
In inglese con sottotitoli in Italiano
Ingresso con tagliando
Alfabeto
Dall’inclusione alla diversità, al dibattito sui sistemi di valutazione, una mappa dei temi essenziali per rilanciare un’istruzione attenta ai desideri e ai bisogni di tutte e tutti
Franco Lorenzoni
insegnante
Roberta Passoni
insegnante
dialogano con
Christian Raimo 
insegnante e scrittore
In italiano
Ingresso con tagliando
Casa
I paesi occidentali vivono una crisi abitativa che i governi non riescono ad affrontare. Per questo molte persone guardano al caso di Vienna, che grazie ai progetti di edilizia sociale riesce a offrire case confortevoli in affitto a prezzi bassi
Antonella Cignarale
Rai3 Report
Alessandra Marin
Università di Ferrara
In italiano 
In collaborazione con Acer Ferrara
Il gelso di Gerusalemme
Paola Caridi 
con Catherine Cornet
Internazionale
In italiano
Le storie sorprendenti, toccanti e a volte tragiche dietro alle piante e ai giardini botanici più simbolici del Medio Oriente e del Mediterraneo. Per far rivivere anche le storie degli uomini e delle donne che hanno deciso di abitare la terra dove questi alberi hanno messo radici.
(Feltrinelli 2024)
Stati Uniti – Campus
Le proteste nelle università contro la guerra a Gaza, la reazione delle istituzioni e l’impatto del nuovo attivismo giovanile sulla politica statunitense alla vigilia delle elezioni presidenziali, visti da uno dei più autorevoli giornali studenteschi del paese
Isabella Ramírez
Columbia Daily Spectator
intervistata da
Davide Lerner
giornalista
In inglese, traduzione simultanea
Ingresso con tagliando
Disobbedite con generosità
Sara Manfredi e Flavia Tommasini
con Maysa Moroni
Internazionale
In italiano
L’arte può trasformare le città in cui viviamo in un autentico luogo di lotta ma anche di cura del bene comune e delle comunità. Il percorso di un collettivo artistico che ha invaso le strade con pratiche radicali, usando la carta sui muri come strumento espressivo nello spazio pubblico.
(People 2024 ​)
18.15
I fantasmi della bassa
Antonella Guarnieri e Collettivo Cumbre Altre Frequenze
con Jonathan Zenti
autore di podcast
In italiano
Ingresso con tagliando
Il racconto della provincia di Ferrara a cavallo tra fine ottocento e inizio novecento. Dalle iniziative di bonifica dell’Italia unita, alle lotte dei braccianti fino allo squadrismo fascista. Un collage di fatti e storie assenti dalla memoria collettiva, tra resistenze dimenticate e il valore ancora attuale dell’antifascismo.
Cuore
Come ci si ama oggi e come ci si potrebbe amare domani? Come inventare delle forme di affettività che non riproducano schemi oppressivi? Una conversazione collettiva sugli stereotipi di genere per costruire nuove relazioni affettive ricche, profonde e ugualitarie
Carlotta De Sanctis, Giulia Galzigni e Irene Manganini
Il Cuore scoperto
dialogano con
Annalisa Camilli
Internazionale
Maïa Mazaurette
scrittrice e blogger francese
In italiano e francese, traduzione consecutiva
Il Cuore scoperto è la versione in italiano del podcast Le coeur sur la table della giornalista francese Victoire Tuaillon, prodotto da Associazione Vanvera e distribuito da Storie Libere FM
Felicità
Daniele Cassandro e Lucio Lorenzi
con Daria Bignardi
scrittrice e giornalista
In italiano
Dalla salute fisica e mentale al lavoro, dalle relazioni con gli altri al tempo libero, fino alla sicurezza economica e sociale. Dieci contributi, tra reportage dalla stampa internazionale e ricerche, per provare a capire cosa sia (o cosa non sia) la felicità.
(Bur 2024)
Resistenza
La risposta all’invasione russa, la mobilitazione militare, la vita quotidiana sotto le bombe. Ma anche la costruzione di una nuova identità collettiva e nazionale. Come cambia la società ucraina dopo due anni e mezzo di guerra
Andrei Kurkov
scrittore ucraino
intervistato da Andrea Pipino
Internazionale
In inglese, traduzione simultanea
Ingresso con tagliando
19.00
Union
di Brett Story e Stephen Maing
Stati Uniti 2024, 104’
Nel 2022 un gruppo di lavoratori di Amazon a Staten Island è riuscito a fare qualcosa che tutti ritenevano impossibile: sfidare una delle aziende più grandi e più potenti al mondo formando per la prima volta una rappresentanza sindacale in una sede di Amazon negli Stati Uniti. Un risultato importante per i diritti dei lavoratori.
In inglese, con sottotitoli in italiano.
Anteprima italiana
5 euro, compra il biglietto
2100. Come sarà l’Asia, come saremo noi
Simone Pieranni
con Giada Messetti 
sinologa
In italiano
Uno sguardo approfondito sull’Asia, tra conflitti sociali, novità tecnologiche e tendenze culturali, che ci aiuta a comprendere meglio la nostra società, e il nostro futuro. Per prendere esempi, spunti, soluzioni, o evitare di ripeterne gli errori.
(Mondadori 2024)
Battutacce
Come far ridere tutti senza offendere nessuno: fino a che punto può e deve spingersi l’umorismo?
Stefano Rapone
comico
dialoga con
Chiara Galeazzi
scrittrice
introduce e modera
Giovanni Ansaldo
Internazionale
In italiano
Ingresso con tagliando
Sogni
Sognare un esame può aiutarci a ottenere risultati migliori, mentre fare un pisolino può favorire la risoluzione di un problema. Cosa rivelano i sogni e come possiamo sfruttare i loro meravigliosi poteri sia nel sonno sia nella veglia
Rahul Jandial
Neurochirurgo e neuroscienziato statunitense
In inglese, traduzione simultanea
Ingresso con tagliando
Dischi volanti
Daniele Cassandro
con
Alberto Notarbartolo
Internazionale
presentazione con ascolti musicali
In italiano
Da Duke Ellington a Lady Gaga, quaranta album trascurati, sottovalutati dal pubblico o poco amati dalla critica da riascoltare per intero, fuori dalle logiche dell’algoritmo. Sempre, in ogni caso, album alieni, atterrati da una galassia lontana per cogliere alla sprovvista le nostre orecchie di terrestri.
(Curci 2024)
21.30
I shall not hate
di Tal Barda
Canada/Francia 2024, 92’
Izzeldin Abuelaish è un medico di Gaza, il primo palestinese a lavorare in un ospedale israeliano. Tre delle sue figlie muoiono in un bombardamento e lui trova la forza di trasformare la tragedia in una campagna globale per sradicare l’odio. La storia della Striscia di Gaza vista attraverso la vicenda di una famiglia in cerca di pace e giustizia.
In arabo, ebraico e inglese, con sottotitoli in italiano.
Anteprima italiana
5 euro, compra il biglietto
Cartoline da Phnom Penh
Dal documentario al concettuale, i lavori di quindici fotografi cambogiani contemporanei in occasione della quindicesima edizione del festival Photo Phnom Penh
proiezione fotografica a cura di Christian Caujolle
presentata da
Elena Boille
Internazionale
In italiano

Sabato 5 ottobre

Rassegna stampa europea
Gian Paolo Accardo 
Voxeurop
Stefania Mascetti 
Internazionale
In italiano. In collaborazione con la Camera di Commercio di Ferrara e Ravenna
Il mondo
Il podcast quotidiano di Internazionale dal vivo
Claudio Rossi Marcelli Giulia Zoli
Internazionale
In italiano
Dentro l’emergenza
Cosa significa raggiungere un luogo circondato da strade sterrate e checkpoint? Come si costruisce un ospedale da campo?
Un percorso immersivo per scoprire, attraverso simulazioni e attività pratiche, le sfide che i logisti di Msf affrontano sul campo ogni giorno
In italiano. Fino alle 19
Guerra
A un anno dal massacro in Israele del 7 ottobre, dopo mesi di bombardamenti, morte e distruzione nella Striscia di Gaza, gli scenari di un conflitto che sembra irrisolvibile
Amira Hass
Haaretz
intervistata da
Jacopo Zanchini
Internazionale
In inglese, traduzione simultanea
Ingresso con tagliando
Gender
Un immaginario cospirazionista accompagna molti dibattiti sull’identità sessuale mentre si diffondono le retoriche che fanno leva sulla paura. In che modo la destra costruisce consenso attraverso l’odio
Marcella Corsi
Sapienza Università
Eva Svatoňová
ricercatrice ceca
In apertura monologo scritto e interpretato da
Paola Michelini
autrice e attrice
In italiano e inglese, traduzione consecutiva
A cura della redazione di ingenere.it
Ingresso con tagliando
Not a target
La guerra ha delle regole, eppure ancora oggi nei conflitti di tutto il mondo i civili continuano a pagare il prezzo più alto. Visita guidata all’installazione di Alice Pasquini che racconta le storie di civili e personale sanitario colpiti in cinque diverse guerre, dall’Ucraina al Sudan
Con Alice Pasquini
street artist
Roberto Scaini
Medici senza frontiere
In italiano
11.00
Farming the revolution
di Nishtha Jain
India/Francia/Norvegia 2024, 101’
Per un anno intero, centinaia di migliaia di manifestanti indiani di ogni generazione, religione, classe e provenienza si sono accampati alle porte di Delhi per protestare contro le leggi sull’agricoltura approvate dal governo di Narendra Modi. L’incredibile forza di un movimento che ha fatto la storia.
In panjabi e hindi, con sottotitoli in italiano.
Anteprima italiana
5 euro, compra il biglietto
11.00
Alieni
Nel Mediterraneo gli effetti della crisi climatica sono particolarmente visibili. Anche la fauna marina si sta trasformando con l’arrivo di nuove specie, come il granchio blu, il pesce palla e il pesce scorpione. L’impatto sulla terra dei cambiamenti del mare
Stefano Liberti
presenta Tropico Mediterraneo (Laterza 2024)
In italiano
Grazie al contributo di Coop Alleanza 3.0
Conflitti americani
Gli Stati Uniti si avvicinano alle elezioni presidenziali più divisi che mai. Le ragioni e le caratteristiche della polarizzazione e delle fratture sociali, politiche e culturali di una nazione fondata sull’integralismo
Marco D’Eramo 
autore de I terroni dell’impero 
Mattia Diletti
autore di Divisi
Introduce e modera Serena Danna
Open
In italiano
L’assemblea da zero a cento
La prima assemblea della storia a cui può partecipare chiunque, da zero a cento anni e più, discutendo insieme agli altri con pari dignità.
Giacomo Petitti di Roreto
facilitatore e formatore
8-13 anni. Fino alle 12.30
Alleanze
Le circostanze internazionali hanno avvicinato la Corea del Nord alla Russia, elevandola a un inedito ruolo di primo piano. Con quali prospettive e con quali rischi?
John Delury
Yonsei University di Seoul
Barbara Demick
Los Angeles Times
Introduce e modera
Junko Terao
Internazionale
In inglese, traduzione simultanea
Ingresso con tagliando
Oltre il Cremlino
L’ascesa di Vladimir Putin e la crociata conservatrice contro l’occidente ma anche la storia dell’opposizione civile dal suo insediamento a oggi. Un viaggio nel cuore e nell’anima della Russia
Marta Allevato
autrice di La Russia moralizzatrice
Marzio Mian
autore di Volga blues
Federico Varese
autore di La Russia che si ribella
Introduce e modera Andrea Pipino
Internazionale
In italiano
Alla radio
Con Radio 3 Mondo
Youmna El Sayed
giornalista egiziano-palestinese
Erika Fatland
scrittrice e antropologa norvegese
Wafa Mustafa
Attivista siriana
Adam Shatz
London Review of Books
Conduce Anna Maria Giordano
In inglese, traduzione consecutiva
Sostenibilità a domicilio
Nelle città la concentrazione di emissioni di gas serra è particolarmente alta e può avere effetti diretti sul microclima locale. Le soluzioni per limitare l’impatto ambientale degli edifici e trasformarli in fonti di energia
Donato Vincenzi
Università di Ferrara
In italiano
In collaborazione con Agenda17
Per oggi è tutto
Dietro le quinte dei podcast di Internazionale. Come nascono gli episodi del Mondo e del Mondo cultura
Daniele Cassandro
Giovanni De Mauro
Claudio Rossi Marcelli
Giulia Zoli
Internazionale
Incontrano le abbonate e gli abbonati di Internazionale
In italiano. Riservato alle abbonate e agli abbonati. Prenotazioni presso l’infopoint del festival
Hijra
Saif ur Rehman Raja 
con gli studenti del Liceo Carducci di Ferrara
In italiano
Da Rawalpindi a Belluno, il viaggio di Saif, troppo pachistano per gli italiani, troppo italiano per i pachistani: un ragazzo in bilico tra due culture, ostaggio di un doppio pregiudizio, determinato a decidere da sé sui propri desideri, sulla propria identità e sulla propria appartenenza.
(Fandango 2024)
13.45
A fantasy, a lie
di Pauline Augustyn
Belgio 2023, 42’
Nel 2013 la corte di cassazione del Belgio deve pronunciarsi su una richiesta di estradizione proveniente dalla Spagna nei confronti di Jaione, una donna che a 18 anni aveva preso parte al movimento separatista basco Eta. Quarant’anni dopo dovrà affrontare il carcere e la sospensione di una vita che si era costruita a fatica tra clandestinità e affetti precari.
In olandese con sottotitoli in italiano
Ingresso con tagliando
Giustizia
Attivisti e familiari delle vittime della repressione scatenata dal regime di Assad in Siria dopo la rivoluzione del 2011 non dimenticano. E dalla Francia alla Germania portano nei tribunali europei i responsabili di quei crimini
Anwar al Bounni
avvocato siriano
Wafa Mustafa
Attivista siriana
Introduce e modera
Marta Bellingreri
giornalista
In arabo, traduzione simultanea 
Ingresso con tagliando
14.00
Mappe
Su quasi 146mila strade di trenta città europee in 17 paesi, più del novanta per cento sono intitolate a uomini bianchi. Perché la diversità nella toponomastica è importante per il nostro presente e per il nostro futuro
Lorenzo Ferrari 
OBCT/EDJNet
Barbara Belotti
Toponomastica Femminile
Introduce e modera
Gian Paolo Accardo
Voxeurop
In italiano
Sentinelle
Le popolazioni indigene dell’Amazzonia colombiana da sempre difendono la natura che è al centro della cosmogonia tradizionale. Ma oggi la loro lotta si scontra con gli interessi delle multinazionali. La testimonianza di due attivisti cofan
​​Cesar Wilinton Chapal Quenama
avvocato
Catherine Yortady Figueroa Cadena
associazione Ampii Canke
Introduce e modera
Stefano Liberti
giornalista
In spagnolo, traduzione consecutiva
In collaborazione con Cospe
14.00
Union
di Brett Story e Stephen Maing
Stati Uniti 2024, 104’
Nel 2022 un gruppo di lavoratori di Amazon a Staten Island è riuscito a fare qualcosa che tutti ritenevano impossibile: sfidare una delle aziende più grandi e più potenti al mondo formando per la prima volta una rappresentanza sindacale in una sede di Amazon negli Stati Uniti. Un risultato importante per i diritti dei lavoratori.
In inglese, con sottotitoli in italiano.
Anteprima italiana
5 euro, compra il biglietto
Impero
Quando la Russia ha deciso di invadere l’Ucraina il mondo è stato colto di sorpresa. In realtà i segnali c’erano da anni. Un’analisi dell’imperialismo russo per capire il più grande conflitto che ha sconvolto l’Europa dal 1945
Mikhail Zygar
giornalista e scrittore russo
In inglese, traduzione simultanea e in Lis
Ingresso con tagliando
Sfide
Il cammino verso la modernità, le radici dello sviluppo, l’ascesa del nazionalismo e la crisi della democrazia occidentale. I nuovi equilibri internazionali e il ruolo della Cina in un mondo post-globalizzazione
Wang Hui
Università Tsinghua, Pechino
Dialoga con
Lorenzo Marsili
Berggruen Institute Europe
In inglese, traduzione consecutiva
In collaborazione con il Berggruen Institute Europe
Intelligenza artificiale
Daniele Cassandro e Lucio Lorenzi
con Alberto Puliafito
Slow news
In italiano
Dal lavoro alla medicina, passando per la guerra e le relazioni interpersonali: le intelligenze artificiali stanno cambiando le nostre vite. Dieci articoli dalla stampa internazionale per orientarsi e per riflettere su cosa dovremmo chiedere come esseri umani e come cittadini all’innovazione tecnologica.
(Bur 2024)
I buoni risentimenti
Elgas
con Igiaba Scego
scrittrice
Introduce e modera
Francesca Sibani 
Internazionale
In francese, traduzione consecutiva
In collaborazione con CaLibro
Un intellettuale di una ex colonia può essere davvero libero dai condizionamenti politici, culturali ed economici legati al passato del suo paese o è inevitabilmente loro prigioniero? Un’indagine sulle contraddizioni del processo di decolonizzazione e del pensiero postcoloniale attraverso mezzo secolo di storia delle idee dell’Africa subsahariana.
(e/o 2024)
Soli
I minori stranieri non accompagnati sono una parte importante e fragile della popolazione migratoria in Italia. Le norme approvate nell’ultimo anno ne limitano l’accoglienza e le tutele
Francesco Camisotti
Cidas
Virginia Costa
Servizio centrale Sai
Carla Garlatti
Garante per i minori
Luca Rizzo Nervo
Comune di Bologna
Introduce e modera Annalisa Camilli
Internazionale
In italiano
In collaborazione con Cidas, cooperativa sociale
Ingresso con tagliando
Sintonie
Una mostra di opere di artisti ferraresi e modenesi tra ottocento e novecento, parte della raccolta Assicoop Modena&Ferrara, incontra la collezione permanente del museo. Visita guidata a cura del direttore del museo.
In italiano. Durata: 45’. Massimo 20 partecipanti. Prenotazioni all’infopoint del festival. In collaborazione con Direzione regionale musei Emilia-Romagna, Assicoop Modena&Ferrara, Legacoop Estense
Il sentiero dei dieci
Davide Lerner
con Jacopo Zanchini
Internazionale
In italiano
Il sentiero dei dieci è il nome della località israeliana più vicina alla Striscia di Gaza e anche il punto di osservazione scelto per ripercorrere le tappe che hanno stravolto le relazioni fra i residenti israeliani e i loro vicini palestinesi. Un reportage che tiene insieme narrazione, storia, politica e sociologia.
(Piemme Mondadori 2024)
15.30
Less and less soul
di Agnieszka Czyżewska Jacquemet
Polonia 2021, 30’
In polacco con sottotitoli in Italiano

Ingresso con tagliando
La confessione intima di una storia di violenze su minori all’interno della chiesa cattolica polacca. Non solo un atto di denuncia che ha scosso l’opinione pubblica di un paese tradizionalista, ma anche il racconto di una lunga e difficoltosa ricerca di giustizia.
15.30
L’età del fuoco
John Vaillant 
con Gabriele Crescente
Internazionale
In inglese, traduzione consecutiva
Nel 2016 un incendio a Fort McMurray, in Canada, bruciò per due mesi consecutivi, devastando l’intera area boschiva. Un reportage che racconta la storia di chi ha combattuto quel fuoco e chi l’ha favorito con la sua avidità, in una zona dove l’estrazione del bitume e del petrolio non si ferma neanche quando la città è in fiamme.
(Iperborea 2024)
Violenza
È considerata inaccettabile in ambito politico per ragioni morali e culturali. Eppure è ovunque, tanto nella rivolta quanto nell’oppressione. Per un ripensamento della violenza come limite della politica e non come il suo contrario
Olivier Roy
accademico e politologo francese
Adam Shatz
London Review of Books
Introduce e modera
Catherine Cornet
Internazionale
In inglese, traduzione simultanea
Ingresso con tagliando
Paranormale
Quasi un anno fa gli argentini hanno scelto come presidente Javier Milei, un uomo che dice pubblicamente di prendere decisioni consultando il suo cane morto attraverso una medium. C’è ancora speranza per questo paese?
Martín Caparrós
giornalista e scrittore
In spagnolo, traduzione simultanea
Ingresso con tagliando
Il cuore rubato
Andrei Kurkov
con Marta Allevato
giornalista
In russo, traduzione consecutiva
Kiev, 1919. L’autorità bolscevica è appena entrata in carica e la città è dominata da fame e violenza. Samson Kolečko, membro della milizia a cui hanno mozzato un orecchio, cerca di far rispettare la legge, nonostante il caos seminato dall’Armata rossa. Il suo unico conforto è la relazione con Nadežda, una ragazza che spera di poter sposare.
(Marsilio 2024)
Sgranate gli occhi
I migliori reportage fotografici da tutto il mondo
Mélissa Jollivet
Internazionale Kids
8-13 anni. Fino alle 17.00
16.30
Democracy noir
di Connie Field
Stati Uniti/Germania/Danimarca 2024, 113’
Nell’Ungheria nazionalista di Viktor Orbán difendere la democrazia e la libertà può costare molto caro. La storia di tre attiviste che si battono per smascherare le bugie del primo ministro e contrastare la corruzione di un regime diventato un modello per le nuove destre europee.
In ungherese e inglese, con sottotitoli in italiano.
Anteprima italiana
5 euro, compra il biglietto
Ha sempre fatto caldo
Giulio Betti 
con gli studenti del Liceo Ariosto di Ferrara
In italiano
Il ruolo dell’attività solare e dell’anidride carbonica nell’aumento delle temperature, il ritiro dei ghiacciai, l’innalzamento dei mari: argomenti dibattuti, che da qualche anno sollevano dubbi, teorie del complotto e disinformazione. Per mettere ordine nel caos del dibattito pubblico sul cambiamento climatico.
(Aboca 2024)
Fondamentali
Giorgia Bernardini e
Elena Marinelli
con Giulia Siviero
giornalista
In italiano
Una raccolta di storie di atlete che hanno cambiato il gioco. Per raccontare lo sport femminile liberandolo dalla retorica patriarcale in cui le donne, sia a livello di performance che di visibilità, sono e saranno sempre in seconda posizione rispetto agli uomini.
(66thand2nd 2024)
16.45
Molecole
Alessandro Coltré
Rita Cantalino
con Jonathan Zenti
autore di podcast
In italiano
Ingresso con tagliando
L’eredità tossica dei grandi stabilimenti chimici italiani è stata sepolta in discariche abusive oppure sversata nei fiumi e nei terreni di città che oggi devono affrontarne le conseguenze. Un itinerario dell’Italia dei veleni attraverso molecole di sintesi finite nei corpi di chi ha lavorato o vissuto nei luoghi di produzione di insetticidi, vernici, plastiche e altri materiali di consumo.
Rivoluzioni romantiche
E voi, come amate? Che cosa avete imparato dalle vostre storie d’amore e cosa invece proprio non avete capito? In che modo gli stereotipi viziano e limitano le vostre relazioni? Ne parliamo insieme, a cuore scoperto.
Cerchio di parola guidato da Il Cuore scoperto
In italiano. Fino alle 18.30. Massimo 15 partecipanti.
Prenotazione all’infopoint del festival a partire da sabato 5
Testimoni
Dall’orrore libico provocato dalle politiche migratorie europee, a crisi dimenticate come quella siriana o yemenita, fino al Sudan, devastato da guerra, colera e malnutrizione. Il racconto degli operatori umanitari di Msf, tra sfide logistiche e dilemmi etici
Stefano Di Carlo
Federica Iezzi
Chiara Montaldo 
Alessandro Piro 
Roberto Scaini 
Accompagnamento musicale di
Norina Liccardo
In italiano
17.00
Tecnologia della rivoluzione
Diletta Huyskes
con
Riccardo Staglianò
Il venerdì di La Repubblica
In italiano
Gli algoritmi spesso ripropongono e amplificano schemi razzisti e sessisti. Un’indagine sui valori sociali e politici coinvolti in qualsiasi progettazione tecnologica, dalla bicicletta, passando per il microonde, fino all’intelligenza artificiale.
(Il Saggiatore 2024)
Bruttezza
Chi decide cos’è brutto e cosa no? E perché ci fa così paura pensare di essere brutti? Un invito a guardarsi in modo diverso, contro i canoni estetici e il bagaglio di oppressione, deumanizzazione e patriarcato che si portano dietro
Moshtari Hilal
artista e scrittrice afgano tedesca
intervistata da Daniele Cassandro
Internazionale
In tedesco, traduzione simultanea
In collaborazione con il Goethe-Institut Mailand, nell’ambito del programma Litrix.de
Ingresso con tagliando
Sintonie
Una mostra di opere di artisti ferraresi e modenesi tra ottocento e novecento, parte della raccolta Assicoop Modena&Ferrara, incontra la collezione permanente del museo. Visita guidata a cura del direttore del museo.
In italiano. Durata: 45’. Massimo 20 partecipanti. Prenotazioni all’infopoint del festival. In collaborazione con Direzione regionale musei Emilia-Romagna, Assicoop Modena&Ferrara, Legacoop Estense
Una vita in prigione
Il carcere è una specie di società parallela per il mondo palestinese, dove finiscono molti ragazzi e uomini, ma anche donne, a volte per tutta la vita e senza un’accusa formale né un processo. Due libri scritti dall’interno delle prigioni israeliane
Elisabetta Bartuli
arabista e traduttrice
Barbara Teresi
traduttrice
presentano
Il racconto di un muro di Nasser Abu Srour
e Una maschera color del cielo di Bassem Khandaqji
con Francesca Gnetti
Internazionale
In italiano
Non c’è un solo modo di essere maschi
Gli stereotipi e le discriminazioni colpiscono anche gli uomini, ma possiamo liberarcene.
Giulia Siviero
giornalista
8-13 anni. Fino alle 19.00
18.15
La nave
Luca Misculin
con Jonathan Zenti
autore di podcast
In italiano
Ingresso con tagliando
Delle navi delle ong si sente parlare spesso, ma se ne sa poco. Quanto sono grandi e chi ci lavora? Perché a bordo ci sono due equipaggi diversi? Ma soprattutto: cosa succede quando trovano un’imbarcazione in difficoltà, e come la soccorrono? Dodici giorni nel Mediterraneo a bordo della Geo Barents per rispondere a queste domande.
Taccuini
Dalla contestazione negli Stati Uniti del 1968 alla presa di Saigon, dalla Cina di Mao al crollo dell’Unione Sovietica, Tiziano Terzani è stato un grande testimone del novecento. Un viaggio nella sua vita e nel suo archivio a vent’anni dalla morte
Annalisa Camilli
Internazionale
dialoga con
Angela Staude Terzani
In italiano
Fantasmi
Un ascolto guidato di musica spaventosa ma anche consolatoria, tra spettri di oggi e ombre del passato
Teho Teardo
musicista e compositore
dialoga con
Giovanni Ansaldo
Internazionale
In italiano
Ingresso con tagliando
18.30
La città degli angeli. Racconto da Beslan
Erika Fatland
con Andrea Pipino
Internazionale
In inglese, traduzione consecutiva
In collaborazione con Norla
1° settembre 2004, 32 terroristi ceceni assaltano una scuola in Ossezia, nel sud della Russia, sequestrando alunni, genitori e insegnanti. I corpi speciali irrompono nell’edificio, sarà un massacro: 333 morti, di cui 186 bambini. Un reportage travolgente sulla strage di Beslan, a vent’anni da una tragedia dimenticata.
(Marsilio 2024)
L’appiattimento del mondo
Olivier Roy
con Catherine Cornet
Internazionale
In francese, traduzione consecutiva
Identità contro universalismo, genere contro sesso, democrazia contro settarismo, e poi razzismo, femminismo, immigrazione. I dibattiti che polarizzano la vita intellettuale contemporanea sono spesso definiti “guerre culturali”, ma in verità ciò che è in crisi è la nozione stessa di cultura.
(Feltrinelli 2024)
Pezzi di Capitale – Reading
Nel 2021, i 422 operai della GKN vengono licenziati all’improvviso e reagiscono occupando lo stabilimento. Dall’incontro con una compagnia teatrale nasce uno spettacolo ispirato al Capitale di Karl Marx per raccontare cosa significa trascorrere vent’anni in fabbrica e cosa succede quando un gruppo di operai decide di tentare di fare la storia
Enrico Baraldi
Nicola Borghesi
drammaturgia e mise en espace
con Nicola BorghesiTiziana De BiasioFrancesco IorioDario SalvettiMario Berardo Iacobelli 
collettivo di fabbrica lavoratori GKN
Un progetto di Kepler-452
Reading tratto da Il Capitale. Un libro che ancora non abbiamo letto. Produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
In italiano. Durata 70’
In collaborazione con Ert
Ingresso con tagliando
19.00
Black box diaries
di Shiori Ito
Giappone/Regno Unito/Stati Uniti 2024, 102’
Nel 2017 la giornalista Shiori Ito accusa di stupro un suo collega molto in vista e la sua ricerca di giustizia diventa un caso epocale in Giappone, dove ci sono ancora atteggiamenti e tradizioni fortemente maschilisti. Determinata a dare l’esempio, Shiori porta avanti la sua lotta, pubblica un libro autobiografico di successo, e realizza questo film.
In giapponese e inglese, con sottotitoli in italiano.
Anteprima italiana
5 euro, compra il biglietto
Il disperso
A cento anni dalla morte di Franz Kafka il nostro mondo somiglia sempre di più alle storie che lo scrittore aveva immaginato. Oggi leggerlo è indispensabile per capire come sia stato possibile arrivare qui, al centro di ogni racconto paradossale, dispersi nel presente estremo
Performance letteraria di
Leonardo Merlini
Askanews
In italiano
Ogni prigione è un’isola
Daria Bignardi
con
Vasco Brondi
cantautore
In italiano
In collaborazione con Unipol Gruppo
Da trent’anni di incontri con detenute e detenuti, ma anche con agenti di polizia penitenziaria, giudici e direttori di istituto nasce questo libro di testimonianze, racconti e riflessioni. Per dare un’immagine del carcere italiano a partire dalle cose che nessuno ha voglia di sentirsi dire.
(Mondadori 2024)
Siamo fatte di fuoco
Un big bang esistenziale, una poesia di strada, un battito del cuore. Un tessuto di parole che esibisce le cicatrici di un corpo e di un’anima in cui si incrociano violenza razziale, sessista e omofoba
Reading di
Joëlle Sambi
poeta belga congolese
Introduce
Francesca Spinelli
traduttrice e giornalista
In francese, traduzione consecutiva
Ingresso con tagliando
Ciclo
La metà delle persone sulla Terra ha le mestruazioni una volta al mese e per molti anni. Nonostante ciò, il ciclo, stigmatizzato, nascosto o ignorato, resta un grande tabù
Kate Clancy
University of Illinois
In inglese, traduzione simultanea e in Lis
Ingresso con tagliando
21.30
Of caravan and the dogs
di Anonymous 1 e Askold Kurov
Germania 2024, 89’
Vladimir Putin aveva preparato la Russia alla guerra con l’Ucraina molto prima che iniziasse l’invasione. Un ritratto degli ultimi difensori della democrazia in Russia: attivisti e giornalisti che si battono per la libertà d’espressione.
In russo e inglese, con sottotitoli in italiano.
Anteprima italiana
5 euro, compra il biglietto
Cartoline da Monopoli
Il sogno nelle sue varie sfumature: da quello infantile a quello spezzato, fino all’incubo reale e immaginario. Una selezione di lavori da PhEST, il festival di fotografia e arte di Monopoli
Arianna Rinaldo
curatrice indipendente
introduce
Maysa Moroni
Internazionale
In italiano

Domenica 6 ottobre

Rassegna stampa internazionale
Gian Paolo Accardo
Vox Europ
Catherine Cornet
Internazionale
In italiano. In collaborazione con la Camera di Commercio di Ferrara e Ravenna
Il mondo cultura
Un podcast settimanale di Internazionale dal vivo
Daniele Cassandro 
Chiara Nielsen 
Internazionale
In italiano
Dentro l’emergenza
Cosa significa raggiungere un luogo circondato da strade sterrate e checkpoint? Come si costruisce un ospedale da campo?
Un percorso immersivo per scoprire, attraverso simulazioni e attività pratiche, le sfide che i logisti di Msf affrontano sul campo ogni giorno
In italiano. Fino alle 17
10.30
A fantasy, a lie
di Pauline Augustyn
Belgio 2023, 42’
Nel 2013 la corte di cassazione del Belgio deve pronunciarsi su una richiesta di estradizione proveniente dalla Spagna nei confronti di Jaione, una donna che a 18 anni aveva preso parte al movimento separatista basco Eta. Quarant’anni dopo dovrà affrontare il carcere e la sospensione di una vita che si era costruita a fatica tra clandestinità e affetti precari.
In olandese con sottotitoli in italiano
Ingresso con tagliando
Sintonie
Una mostra di opere di artisti ferraresi e modenesi tra ottocento e novecento, parte della raccolta Assicoop Modena&Ferrara, incontra la collezione permanente del museo. Visita guidata a cura del direttore del museo.
In italiano. Durata: 45’. Massimo 20 partecipanti. Prenotazioni all’infopoint del festival. In collaborazione con Direzione regionale musei Emilia-Romagna, Assicoop Modena&Ferrara, Legacoop Estense
#Metoo
A partire dalle storie di cinque attiviste cinesi, una riflessione sui ruoli di genere, i regimi autoritari e le strategie di libertà
Barbara De Micheli
esperta di politiche di genere
Leta Hong Fincher
giornalista e scrittrice cinese americana
In apertura monologo scritto e interpretato da
Paola Michelini
autrice e attrice
In italiano e in inglese, traduzione consecutiva
A cura della redazione di ingenere.it, in collaborazione con l’Università di Bologna.
Ingresso con tagliando
Ritratto – Tessitrice di vita
È un’insegnante e attivista per i diritti delle donne in una delle regioni colombiane più colpite dal conflitto armato. Vittima lei stessa della violenza, ha fondato un’associazione per recuperare i giovani reclutati dai gruppi militari e paramilitari e difendere i diritti delle donne violentate e minacciate
Fátima Muriel Silva
intervistata da
Edoardo Vigna
Corriere della Sera
In spagnolo, traduzione consecutiva
In collaborazione con Cospe
11.00
Democracy noir
di Connie Field
Stati Uniti/Germania/Danimarca 2024, 113’
Nell’Ungheria nazionalista di Viktor Orbán difendere la democrazia e la libertà può costare molto caro. La storia di tre attiviste che si battono per smascherare le bugie del primo ministro e contrastare la corruzione di un regime diventato un modello per le nuove destre europee.
In ungherese e inglese, con sottotitoli in italiano.
Anteprima italiana
5 euro, compra il biglietto
Storia vera dell’Italia nera
Alla scoperta degli imperatori romani, delle sante cristiane, dei garibaldini e delle partigiane che hanno fatto la storia d’Italia e che avevano la pelle nera.
8-13 anni. Fino alle 12.00
Umanità
Il diritto internazionale umanitario impone il rispetto, durante un conflitto, della distinzione tra obiettivi militari e popolazione civile. Ma nel mondo continuano gli attacchi a infrastrutture civili, ospedali e personale sanitario. Come tutelare le vite umane in contesti di guerra
Francesca Albanese
giurista
Meinie Nicolai
Medici senza frontiere
Introduce e modera
Lucia Goracci
Rai
In italiano e inglese, traduzione simultanea
Ingresso con tagliando
Rivoluzioni romantiche
E voi, come amate? Che cosa avete imparato dalle vostre storie d’amore e cosa invece proprio non avete capito? In che modo gli stereotipi viziano e limitano le vostre relazioni? Ne parliamo insieme, a cuore scoperto
Cerchio di parola guidato da Il Cuore scoperto
In italiano. Fino alle 13.00. Massimo 15 partecipanti.
Prenotazione all’infopoint del festival a partire da sabato 5 
Connessioni
Intelligenza artificiale, wallet digitale, spazi comuni di dati, 5G, blockchain sono tecnologie indispensabili per qualsiasi futuro si possa immaginare.
I rischi e le opportunità delle politiche europee sul digitale
Roberto Viola 
Commissione europea
Diletta Huyskes
Immanence
Introduce e modera Alessio Jacona
giornalista
In italiano
Abitare i diritti
La città è sempre di più il luogo dove i diritti si applicano e diventano concreti per le persone che ci abitano. Un’analisi per esplorare gli spazi urbani come strumento di discriminazione o di inclusione
Maria Giulia Bernardini
Orsetta Giolo
Università di Ferrara
In italiano
In collaborazione con Agenda17
Il secolo è mobile
Italia 2024, 95’
Monologo multimediale di Gabriele Del Grande
scrittore e giornalista
Un viaggio per immagini e parole che racconta la storia dell’immigrazione in Europa, dallo sbarco delle truppe africane a Marsiglia nel 1914 fino alla crisi delle ong a Lampedusa, dai tempi in cui si poteva arrivare in Europa liberamente fino alla chiusura delle frontiere di oggi
In italiano
Ingresso con tagliando
Matilde Serao. La voce di Napoli
Francesca Bellino
con gli studenti del Liceo Dosso Dossi di Ferrara
In italiano
Una biografia a fumetti sulla celebre giornalista del quotidiano napoletano Il Mattino. La storia del suo amore appassionato per Napoli, della tenacia che ha caratterizzato la sua carriera e svelato la bellezza e la complessità della città campana. Una figura pionieristica, che ha segnato il mondo del giornalismo.
(Becco Giallo 2024) 
Attaccare la terra e il sole
Un romanzo sulla guerra coloniale che la Francia condusse in Algeria intorno alla metà dell’ottocento. Attraverso le voci narranti di una contadina francese attirata in Nordafrica dalla promessa di un pezzo di terra, e di un soldato ormai assuefatto alla violenza, una denuncia della follia e dell’orrore che fu la colonizzazione.
(Feltrinelli 2024)
12.00
Less and less soul
di Agnieszka Czyżewska Jacquemet
Polonia 2021, 30’
In polacco con sottotitoli in Italiano

Ingresso con tagliando
La confessione intima di una storia di violenze su minori all’interno della chiesa cattolica polacca. Non solo un atto di denuncia che ha scosso l’opinione pubblica di un paese tradizionalista, ma anche il racconto di una lunga e difficoltosa ricerca di giustizia.
12.00
Hanno vinto i ricchi
Con Riccardo Staglianò
In italiano
Com’è possibile che l’Italia sia l’unico paese europeo in cui negli ultimi trent’anni i salari si sono abbassati invece di crescere? Un disastroso primato dettato dall’impeto neoliberista occidentale, ma anche dall’inefficace reazione della sinistra. La cronaca della lotta di classe, in un mondo in cui hanno vinto i ricchi.
(Einaudi 2024)
13.15
L’invasione
Luca Misculin
con Jonathan Zenti
autore di podcast
In italiano
Ingresso con tagliando
Metà della popolazione mondiale parla una lingua che discende dal protoindoeuropeo, arrivato in Europa cinquemila anni fa. Le persone che lo diffusero si portarono dietro anche miti e un’idea precisa di società, con gli uomini saldamente al comando. Raccontarlo significa capire chi siamo oggi.
Barriere
L’abilismo è un paradigma culturale che discrimina le persone con disabilità. Riflette un orientamento più generale che privilegia la performance e il successo a ogni costo. Come combattere discriminazione e pregiudizi
Fabrizio Acanfora
scrittore e attivista
Simonetta Botti
Cidas
Marina Cuollo
scrittrice e consulente
Introduce e modera
Stefania Mascetti
Internazionale
In italiano e in Lis
In collaborazione con Cidas, cooperativa sociale
Tempesta
Il Rassemblement national in Francia, l’Afd in Germania, Fratelli d’Italia nel nostro paese: l’estrema destra avanza in Europa. Alle radici di un movimento che sta cambiando il continente
Leonardo Bianchi 
giornalista
Michael Braun
Die Tageszeitung
Rachel Donadio
The Atlantic
Introduce e modera
Jacopo Zanchini
Internazionale
In italiano
Ingresso con tagliando
Scelta
Cosa c’entrano le proteste degli agricoltori, il caporalato, le leggi dell’Unione europea con quello che c’è nel nostro frigorifero? Siamo cittadini liberi se cediamo ad altri il controllo di ciò che mangiamo e della sua provenienza?
Dialogo aperto con il pubblico sul modo in cui produciamo, distribuiamo e consumiamo il cibo, guidato da Giacomo Petitti di Roreto
facilitatore e formatore
In italiano
In collaborazione con Alce Nero
14.00
Black box diaries
di Shiori Ito
Giappone/Regno Unito/Stati Uniti 2024, 102’
Nel 2017 la giornalista Shiori Ito accusa di stupro un suo collega molto in vista e la sua ricerca di giustizia diventa un caso epocale in Giappone, dove ci sono ancora atteggiamenti e tradizioni fortemente maschilisti. Determinata a dare l’esempio, Shiori porta avanti la sua lotta, pubblica un libro autobiografico di successo, e realizza questo film.
In giapponese e inglese, con sottotitoli in italiano.
Anteprima italiana
5 euro, compra il biglietto
I miei due papà
Éric Mukendi
con Francesca Spinelli 
traduttrice e giornalista
In collaborazione con CaLibro
Boris ha 14 anni, è francese di origine congolese e abita con lo zio e la moglie francese bianca. Vive una vita tranquilla e integrata in una periferia di Parigi, quando all’improvviso sbarca suo padre, che credeva morto. Un romanzo tenero e divertente sulle trasformazioni della società occidentale. (e/o 2024)
Silenzio
Ritratto aggiornato di un territorio impenetrabile che, dopo le proteste del 2008, non fa più notizia. Un viaggio nella storia del Tibet moderno, tra repressione e ribellione, fughe e compromessi
Barbara Demick 
Los Angeles Times
Intervistata da Junko Terao
Internazionale
In inglese, traduzione consecutiva
Ingresso con tagliando
Strade
Dalle montagne del Kurdistan alla campagna umbra, un percorso a zigzag tra le contraddizioni e le fratture delle nostre società. Per combattere i conflitti di oggi con le armi dell’ironia e della poesia
Zerocalcare
autore di fumetti
dialoga con
Alice Rohrwacher
regista e sceneggiatrice
Introduce e modera
Giulia Zoli
Internazionale
In italiano
Ingresso con tagliando
14.30
Life is a game
di Luca Quagliato e Laura Carrer 
Italia 2023, 60’
Al centro del successo dell’e-commerce ci sono i rider e i driver, che ricevono istruzioni sulle consegne tramite app, mentre un algoritmo decide i turni, il percorso da fare ed elargisce bonus. Il racconto di tredici rider provenienti da tre continenti
In italiano, inglese, francese, spagnolo e greco, con sottotitoli in italiano e inglese
A seguire incontro con la regista
Laura Carrer
e con Julia Lindblom
giornalista svedese
Introduce e modera
Alessio Jacona
Ansa
In italiano
In collaborazione con CGIL Ferrara e CGIL Emilia-Romagna
Sintonie
Una mostra di opere di artisti ferraresi e modenesi tra ottocento e novecento, parte della raccolta Assicoop Modena&Ferrara, incontra la collezione permanente del museo. Visita guidata a cura del direttore del museo.
In italiano. Durata: 45’. Massimo 20 partecipanti. Prenotazioni all’infopoint del festival. In collaborazione con Direzione regionale musei Emilia-Romagna, Assicoop Modena&Ferrara, Legacoop Estense
Notizie a domicilio
Come si scrive una newsletter, dalla ricerca delle notizie alle curiosità su un tema o un continente. Dietro le quinte di Mediorientale, Schermi e Artificiale
Francesca Gnetti
Piero Zardo
Internazionale
Alberto Puliafito
Slow News
incontrano le abbonate e gli abbonati di Internazionale
In italiano. Riservato alle abbonate e agli abbonati. Prenotazioni presso l’infopoint del festival
Storie senza frontiere
Con Gigliola Alvisi Candida Lobes
Ci sono persone che decidono di andare in paesi lontani e a volte anche in guerra, per garantire a tutte e tutti il diritto alla cura.
8-13 anni. Fino alle 16.00
15.15
Affittasi utero
Chiara Lalli
con Jonathan Zenti
autore di podcast
In italiano
Ingresso con tagliando
È contro natura, è egoistico e immorale, i bambini non si comprano, è un reato universale: sono solo alcune delle critiche più comuni e più insensate alla maternità surrogata. Un podcast che cerca di smontare gli argomenti contro la gestazione per altri.
Crociere
Ogni anno il Mediterraneo è attraversato da centinaia di navi da crociera, mentre nell’Artico se ne vedono solo poche decine. Ma il problema è lo stesso: un tipo di turismo che inquina più di qualsiasi altra forma di trasporto al mondo
Daniel Wizenberg
giornalista argentino
Berta Vicente Salas
giornalista spagnola
In spagnolo, traduzione consecutiva
Capitalismo
Solo una trasformazione radicale della nostra vita economica può salvarci dal collasso climatico. L’accelerazione continua del capitale è finita fuori strada. Dobbiamo rallentare
Kohei Saito
filosofo giapponese
Astra Taylor
regista e scrittrice canadese americana
Introducono e moderano
Giovanni De Mauro
Internazionale
e Giuliano Milani
storico
In inglese, traduzione simultanea e in Lis
Ingresso con tagliando
16.30
I shall not hate
di Tal Barda
Canada/Francia 2024, 92’
Izzeldin Abuelaish è un medico di Gaza, il primo palestinese a lavorare in un ospedale israeliano. Tre delle sue figlie muoiono in un bombardamento e lui trova la forza di trasformare la tragedia in una campagna globale per sradicare l’odio. La storia della Striscia di Gaza vista attraverso la vicenda di una famiglia in cerca di pace e giustizia.
In arabo, ebraico e inglese, con sottotitoli in italiano.
Anteprima italiana
5 euro, compra il biglietto
L’anno straordinario
Ariane Hugues
In francese, traduzione consecutiva
La crisi climatica ha colpito anche il regno della giovane Strega Sparadrà ma per combatterla, più che i poteri magici, servirà il super potere della collaborazione.
Con la partecipazione dell’Institut Français Italia
8-13 anni. Fino alle 17.30
17.00
Réclame
Chiara Galeazzi e Tania Loschi 
con
Jonathan Zenti
autore di podcast
In italiano
Ingresso con tagliando
Un podcast didascalico che parla del patinato mondo della pubblicità. I retroscena di alcuni degli spot dal respiro internazionale che hanno caratterizzato la nostra infanzia e che ancora condizionano la nostra vita di tutti i giorni.
18.30
Replica del film più richiesto
5 euro
18.30
Wael Zuaiter: unknown
di Jesse Cox
Australia 2015, 30’
Quando lo scrittore e traduttore palestinese Wael Zuaiter venne assassinato a Roma nel 1972, stava traducendo in italiano Le Mille e una notte. Zuaiter era stato ritenuto dal Mossad uno dei responsabili dell’attacco terroristico alle olimpiadi di Monaco del 1972, ma forse era stata la sua influenza come rappresentante di Al-Fatah a Roma a spingere i servizi segreti israeliani a ucciderlo.
In inglese con sottotitoli in Italiano
Ingresso con tagliando

TABUCCHIANA 3. /
Pereira e l’esperienza dell’addio

TABUCCHIANA 3. Pereira e l’esperienza dell’addio

C’è un libro che sfoglio sempre volentieri, forse perché mi ricorda con le sue foto d’arte fatte in uno dei musei più belli d’Europa quanto possa essere complesso e appassionante il lavoro dell’interpretazione. Basti dire che di Bosch, questo il nome dell’autore riprodotto, si è parlato nei secoli come di un “ángel perdido”, di un cultore della notte e dei suoi sogni/incubi ma anche (lo ricorda José Luís Porfírio citando Lope de Vega) come di un autore di moralità filosofiche.

Insomma in Bosch e nella sua opera si troverebbe quella mescolanza di dritto e rovescio delle cose che tanto intrigava Tabucchi che, sotto la sua egida, avrebbe costruito uno splendido libro di racconti (Il gioco del rovescio) facendolo non a caso precedere da un esergo (Le puéril revers des choses) di uno scrittore maledetto come Lautréamont.

Las tentaciones

Si sarà capito ormai che il volume che ho tra le mani parla e ci fa vedere il Trittico delle tentazioni di Sant’Antonio che si trova nel Museu Nacional de Arte Antiga di Lisbona, per meglio dire (o per dirla da lusitanisti e tabucchiani doc), As Janelas Verdes.

Sembra uno scherzo chiamarlo così, ma naturalmente c’è una ragione.

L’antico palazzo secentesco che riunisce tanti capolavori aveva le finestre verdi, e così all’insegna del verde è la rua che ci conduce fin lì e perfino un drink, il Janelas verdes Dream, creato, nella finzione narrativa, dal barman di quel museo mescolando vodka, succo di limone e menta piperita.

Quanto alle dosi con le quali miscelarle, basta leggere Requiem, il più onirico (nonché bellissimo) dei romanzi di Tabucchi e poi avviarsi con lui nella notte delle allucinazioni.

Come avrete capito, anche se a non alto tasso alcolico, le bevande portano lontano. Così come conduce a un’altezza pericolosa il racconto (Voci portate da qualcosa, impossibile dire cosa) che affianca Bosch nel volume da cui sono partita (Las tentaciones. Un pintor/Jeronimo Bosco. Un escritor/Antonio Tabucchi, pubblicato a Barcelona dalla Editorial Anagrama).

Ma a dire il vero quel che mi intriga davanti a quel libro non è solo come si possa leggere (per giunta all’insegna delle tentazioni) quel grande trittico double face  o come termini e cosa nasconda quel racconto (che giovi ricordarlo è collocato insieme ad altri in una raccolta che porta il titolo di Angelo nero), ma quale sia il rapporto che queste due opere di secoli e generi differenti hanno con le neppure dieci righe di nota a quel bel volume illustrato; righe nelle quali Tabucchi parla di peccato, di pentimento, di divieti ormai inesistenti e di perdono di conseguenza impossibile.

In un universo dove non si trasgredisce più, per mancanza di leggi e di punizione, non esiste – ci dice il nostro scrittore – che il rimorso a turbare la vita e a condurre alla tentazione suprema, quella della morte.

Se rileggo Sostiene Pereira alla luce di queste riflessioni, soprattutto se rileggo Honorine di Balzac, che Tabucchi definisce un racconto sul pentimento, mi viene fatto di pensare che aveva ragione Schnitzler quando scriveva che il pentimento e il perdono sono solo soluzioni apparenti: o inconsapevoli illusioni o consapevoli contraffazioni del sentimento.

Perché quello straordinario racconto dell’Ottocento che è tra le letture del nostalgico Pereira incapace di vivere fuori dalla morte (cioè da funebri memorie familiari, da malattie mortali, da abiti scuri, da quesiti filosofici sul tema, da necrologi come oggetto di lavoro in una città che grava su di lui come un sudario…) non mi pare possa inscriversi all’insegna del pentimento, ma piuttosto dell’incapacità del distacco, del superamento dei traumi, ivi compresa la sofferenza d’amore.

I personaggi di Honorine soffrono e muoiono perché non sanno perdonarsi e non sanno dimenticare. Parimenti Pereira non potrà dar voce a un nuovo io egemone finché non capirà che bisogna saper dire addio per scegliere infine una vita libera dal passato e dai suoi compromessi.

E allora, le tentazioni? Chissà, forse quella del grande Tabucchi che ha tentato di imbrogliare le carte (nominando il pentimento) per indurci a riflettere, a contraddirlo, a ragionare con lui.

In copertina: Lisbona, Museu Nacional de Arte Antiga

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