L’omino arriva sempre di giovedì
L’omino arriva sempre di giovedì
Giovedì è il giorno di chiusura del suo locale. Una bellissima casa fuori Bologna, lui abita sopra e il ristorante sta sotto, molto accogliente, minuscolo con grandi vetrate che guardano la campagna, camino gigante in sala, accanto ai pochi tavoli, dove l’omino prepara grigliate, polenta e abbrustolisce il pane, poche cose nel menù ma tutte di prima scelta, piatti bolognesi tipici, ottimi dolci che prepara lui insieme a salsine uniche, particolari servite in ciotoline di terracotta. Tovaglie candide, bicchieri raffinati, sedie di legno con la paglia. A inizio primavera, l’omino, raccoglie nei fossi e argini la buona cicoria qui chiamata cioccapiatti, lavata e preparata con cura poi condita con pancetta abbrustolita, olio e aceto accompagnata al pane caldo di camino ed è il piatto più richiesto.
L’omino perché è piccolo e tarchiato e arriva sempre in tenuta da lavoro, pantaloni e camicia bianchi e pure il grembiule, sempre bianco, un cravattino nero che gli dà un’aria vagamente da comico di avanspettacolo o Busteriana.
Sceglie sempre il tavolo vicino al banco, contro al muro, il giovedì lo lascio libero per lui, entra, sorriso in una faccia serena e appisolata, ciao ragazzi come và?
Ordina due focacce con pancetta e cipolla, una birra media “non ho fretta fate pure gli altri tavoli”, mangia lentamente, mi chiede di sedermi e chiacchierare un po’, “siediti fangeina (bambina), dai poco, poco.” Dice di sua moglie che entra ed esce da case di cura per depressione malinconica. L’ho vista qualche volta con lui, una signora che pare una vecchia Mary Poppins, cappellini, occhiali, gonne lunghe, scarpe anni ’30, sguardo fermo, parole ripetute e sorriso che non arriva agli occhi, l’omino mi dice che qualche volta ne ha paura, “la notte dormo poco la sorprendo a fissarmi seduta sul letto ed un peccato perché nella cucina del ristorante è lei che fa tutto, si occupa di ogni cosa io invece mi perdo, bado ai cani, alla legna, al giardino e faccio spesa, probabilmente senza di lei si chiude.”
Ordina il dolce, sempre una zuppa inglese, poi perso nei suoi pensieri si addormenta sul tavolo, a fine serata lo svegliamo gentilmente, vai tu Ste dai vuole sempre te a prendere l’ordine…” scusate ragazzi ma dormo così poco, adesso vado”, ma no signor Dante, non si preoccupi, faccia con calma, se vuole l’accompagno alla macchina, “no fangeina, sono in lambretta.”
Lambretta che sa di anni persi, lontani, quando magari lui caricava la fidanzata dietro e pensavano di aprire un bel ristorante insieme.
Si alza stiracchiandosi, non ha mai un cappotto, una sciarpa, paga ed esce nella notte, assonnato, chiuso dentro ai suoi problemi come in un vaso di vetro e mi pare un piccolo triste pupazzo bianco di neve.
Auguri signor Dante (l’omino)

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Stefania Bergamini
Sono una sconosciuta che dipinge e racconta. Laureata alla Accademia di Belle Arti a Bologna con una tesi su Klimt e scelto restauro. Nata tra Bologna e Ferrara dove vivo, quattro mostre personali con dipinti di animali i soggetti preferiti, cinque restauri importanti, arrotondo lavorando di sera in un pub. Disegno le facce dei clienti e scrivo in racconti le loro vite, racconti pubblicati in VersoDove, rivista letteraria bolognese. Ferraraitalia (ora Periscopio) quotidiano online, Ottavo quotidiano online.
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PAESE REALE
di Piermaria Romani
Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)
Molto, molto bello. Grazie Stefania Bergamini