Che cos’è l’Arterapia, figlia dell’arte e della psicanalisi
Che cos’è l’Arterapia, figlia dell’arte e della psicanalisi
Ho letto l’articolo di Giovanna Tonioli “Cos’è la psicoterapia psicodinamica a mediazione con l’arte” [Vedi Qui],nel quale vengo citata, e vorrei integrare con alcune riflessioni, a partire da alcune esperienze da me compiute in questi anni.
Vorrei intanto operare una distinzione: attività artistiche e culturali, come le mostre, a cui mi sono recentemente dedicata, dedicate ai ritratti di adulti, bambini stranieri e persone provenienti da Gaza, non rientrano nell’ambito dell’arteterapia clinica. Non vi rientrano neppure i laboratori artistici in scuole, associazioni e altri contesti educativi, che pure io stessa in qualche caso ho svolto.
E’ arteterapia invece quella che si pone un obiettivo terapeutico specifico, a partire dalle esigenze, o domande di aiuto, di persone in carne ed ossa.
Ho avuto occasione di condurre interventi di arteterapia in contesti clinici con pazienti, presso l’Ospedale di Cona e in altri contesti protetti. In questi casi ho attivato il setting arteterapeutico e ho operato come arteterapeuta abilitata alla professione.
L’arteterapia presuppone infatti una formazione in psicologia, competenze umanistiche, artistiche e un percorso di analisi della propria persona, condizioni necessarie per essere abilitati alla professione, oltre che una certa esperienza sul campo. Componenti che richiedono anni di studio ed esperienza in campo medico, psicologico, umanistico, comunicativo e relazionale.
Per attivare setting arterapeutici presso l’unità gravi cerebrolesioni dell’ospedale di Cona è stato per me necessario conoscere in primis il profilo medico clinico delle cerebrolesioni acquisite a seguito di trauma encefalico, conoscere la fisiopatologia delle gravi cerebrolesioni, il funzionamento del sistema nervoso, assieme al lavoro svolto dai diversi professionisti attivi per la cura dei pazienti, quindi il programma riabilitativo, i disturbi cognitivi e del comportamento di cui le persone sono affette. Queste conoscenze sono molto importanti per orientare il lavoro dell’arteterapeuta, per scegliere i materiali da utilizzare, adatti alle condizioni dei pazienti, e per lavorare in modo sia autonomo che in equipe, in ambito sia ospedaliero che fuori dall’ospedale.
Le attività di arteterapia e musicoterapia dovrebbero essere comprese nello stesso programma di riabilitazione, compaiono come attività di cura dei pazienti nella cartella clinica personale, ma purtroppo faticano ad essere attivate per via dei tagli alla sanità. L’arteterapia in ambito clinico, va detto, si distingue dal lavoro della terapia occupazionale.
Dall’esperienza compiuta in ospedale ho potuto constatare come l’arteterapia possa essere molto efficace, stimoli l’autostima, il valore delle persone, serva per valutare le capacità e potenzialità residue, stimolare e migliorare le funzioni cognitive, mnesiche e attentive, per rilasciare e controllare le emozioni, intervenire sulla ripresa fisica, psicologica e cognitiva e possa essere utile anche nella diagnosi e valutazione dei deficit. L’arteterapia interviene nella capacità di elaborare input sensoriali e nell’organizzazione dei pensieri, e molto altro.
L’arteterapia può essere di aiuto in diversi contesti di cura e l’arteterapeuta deve essere specializzato e abilitato per svolgere questo lavoro sia in ambito clinico che non, nell’ambito di setting sempre comunque protetti.
L’arteterapia medica parte da una concezione umanistica della malattia ed è un’alleata della medicina.
I setting attivati con donne straniere e/o vittime di tratta hanno presupposto anche una conoscenza approfondita delle condizioni e della realtà del mondo migratorio.
Esistono varie forme e linguaggi utilizzati in ambito arteterapeutico che fanno riferimento ad approcci, metodi e tecniche diversi. L’approccio da me adottato è quello umanistico-esperenziale, che ha come riferimenti la psicologia umanistica di Carl Rogers, e coniuga teorie e principi mutuati da S.Freud, C.G.Jung, dalla psicologia della Gestalt, dalla terapia psicodinamica.
L’arteterarapia, figlia dell’arte e della psicanalisi, ha però una sua identità che si costruisce in base proprio al metodo di lavoro.
Il metodo da me impiegato si fonda sulle tre dimensioni comunicative che attengono il piano espressivo, simbolico e analitico/interattivo così come delineato dal pensiero e dall’ insegnamento di Paola Caboara Luzzatto, o ancora dal lavoro condotto da Cathy Malchiodi in ambito medico-clinico.
I materiali che utilizzo sono diversi e scelti in base al paziente, alle persone, alle loro condizioni di salute e agli obiettivi da raggiungere. La conoscenza dei materiali utilizzati e delle tecniche artistiche è fondamentale per l’arterapeuta mentre per il paziente la mancanza di conoscenze in campo artistico non pregiudica gli interventi: l’arterapia non ha come obiettivo la produzione di manufatti eseguiti con competenza ma si concentra sul processo creativo.
L’arteterapia condotta in ambito non medico non persegue finalità meramente socializzanti e ricreative ma aiuta le persone a prendere contatto con la propria interiorità, il proprio mondo interiore, ad esprimere le proprie emozioni, dolori, traumi, sofferenze e schemi del proprio Sé e del proprio modo di funzionare; aiuta a prendere consapevolezza di chi si è e delle proprie potenzialità di cambiamento attuabili per essere più in pace con se stessi e il mondo, con gli altri.
L’arteterapia non interpreta, non legge i manufatti, espressioni, simboli o risposte in base a schemi chiusi o saperi definiti, non giudica, ma guida in punta di piedi la relazione, che si sviluppa per creare fiducia in un setting protetto. Ed è attraverso il processo creativo che l’a.t. può entrare in relazione e comunicazione profonda con il paziente, la persona bambina o adulta, per aiutarlo ad esprimersi, a vedersi, a superare le proprie paure, ansie, traumi e a scegliere il proprio senso di vivere.
Gli elaborati, quando il setting e il processo creativo prevede la creazione di manufatti e immagini, non sono opere artistiche da mostrare ma da leggere e vivere. È il paziente, alleato con l’arteterapeuta, a scegliere il loro destino.
Tecniche e materiali possono prevedere l’uso dei diversi linguaggi artistici come musica, danza, teatro, fotografia, video, disegno, pittura, scultura e narrazione. La conoscenza del linguaggio, delle tecniche e dei materiali scelti per attivare il setting arteterapeutico da parte dell’arteterapeuta è molto importante.
Le sedute di arteterapia possono essere condotte individualmente, in coppia, in gruppo o in modalità di studio aperto.
Oggi vengono pubblicizzati molto spesso brevi corsi per diventare arteterapeuti. Credo che questi percorsi possano essere utili per le persone che vogliono conoscere le potenzialità di questo strumento di cura, ma l’esercizio della professione richiede molto di più, un’abilitazione che comporta anni di studio, sperimentazione ed esperienza sul campo.
In copertina: acquerello di Miriam Cariani
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