Gli Strani frutti di Loriano Macchiavelli
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Gli Strani frutti di Loriano Macchiavelli
“Strani frutti” è il titolo di una famosa canzone interpretata da Billie Holiday (Strange fruits) e scritta nel 1937 da Abel Meeropol, un insegnante ebreo russo membro del Partito Comunista degli Stati Uniti d’America. La canzone, di una intensità unica, denuncia i linciaggi delle persone nere nell’Alabama razzista di quegli anni; gli strani frutti sono i corpi delle persone afroamericane impiccate dai razzisti del Ku Klux Klan.
Strani frutti – Sarti Antonio nel tempo dell’indifferenza è anche il titolo di un libro del 2025 di Loriano Machiavelli, il secondo di una trilogia il cui primo libro era: La stagione del pipistrello – Sarti Antonio e la Compagnia della Malora (2023), che si concluderà nel prossimo futuro con il terzo libro intitolato: L’ustaria dla streia negra – Romanzo in due tempi e una montagna. Macchiavelli, ricordando Shakespeare, ha chiamato questa sua trilogia: I giorni del nostro scontento.
Anche nel caso del libro del nostro scrittore, il titolo fa riferimento ad una situazione tragica in cui una persona con la pelle nera viene appesa ad un albero per i piedi.
Mercoledì 13 maggio, alla Biblioteca Aldo Luppi di Porotto si è tenuto un bellissimo incontro di presentazione del libro “Strani frutti” dove, a dialogare con il piacevolissimo Loriano Macchiavelli, c’erano Cinzia Brancaleoni e Paolo Regina.
Da tempo sono un appassionato lettore dei romanzi di Loriano Macchiavelli; mi piacciono i personaggi che caratterizza con grande maestria, che delinea con un’ironia piacevolissima, che ci presenta come esseri umani, come vicini di casa, come una parte di noi stessi. Condivido il senso di frustrazione che pervade i suoi protagonisti, la loro caparbietà, la loro resilienza e la loro ricerca di una giustizia che sia davvero giusta.
Avevo già letto “Strani frutti” diversi mesi fa. In breve, il questurino Sarti Antonio è stato sospeso dal servizio per colpa di alcune sue indagini scomode. Così ha deciso di rifugiarsi a casa del suo amico Dido, sull’Appennino, insieme alla Biondina. L’aria che tira nel Paese e in Europa gli fa orrore: l’Europa si sta trasformando in una federazione di Stati sovrani, e a loro difesa sono nate le nuove Forze Speciali di Sicurezza, la cui inquietante sigla è SS.
Non continuo per non togliere al lettore la magia di un romanzo che consiglio vivamente perché “Strani frutti” è un libro bellissimo, duro, crudo, intenso, potente.
I suoi contrasti colpiscono: c’è Benito che, a dispetto del nome, è anarchico; c’è Sarti Antonio che non ha mai preso in mano una pistola che stavolta la impugna; ci sono nomi di fantasia e nomi e cognomi di personaggi viventi; c’è l’indifferenza ma c’è anche la Resistenza; c’è il passato e c’è il presente… il futuro dipenderà anche da noi.
In certi passaggi, le parole delle varie scene e dei siparietti diventano come braccia che escono dalle pagine, prendono il lettore per il bavero per scuoterlo, per provocarlo, per domandargli: “Tu, in questo contesto schifoso di ipocrisia, di guerra, di soprusi e di violenza, cosa stai facendo?”
Macchiavelli immagina il romanzo come spazio di libertà e per questo crede che gli scrittori debbano schierarsi e, come nel suo caso, fare nomi e cognomi degli assassini che adesso sono addirittura alla guida di Paesi o di Organizzazioni Internazionali.
“Noi dobbiamo esserci, non possiamo solo lamentarci. Bisogna ricordare la storia perché abbiamo il diritto di non accettare leggi ingiuste e dobbiamo esercitarlo.”
Molto importante è stato uno dei passaggi a lui più caro: “Dovremo occuparci della cultura perché quella di oggi è una cultura che ci ha tradito; serve un’altra cultura che nasca da noi.”
A conferma del bisogno di Macchiavelli di ricordare il passato e soprattutto la Resistenza, l’incontro si è concluso con una sorpresa emozionante; Loriano ha voluto regalare ai presenti la lettura di una poesia molto significativa della scrittrice e partigiana Renata Viganò dal titolo Siamo operai di grande mestiere.
Compagni, bisogna restare qui.
È una casa di contadini,
e i contadini hanno paura.
Ci faremo la vita dura.
Ma bisogna restare qui.
Abbiamo le armi
e non abbiamo le scarpe.
Metti i piedi in mezzo alla paglia,
tirati addosso il tuo cappotto.
C’è un po’ di caldo di sotto,
un po’ di caldo di stalla.
Compagni, dobbiamo dormire:
dormire molto senza pensare.
Se tu non hai sonno,
non mi svegliare;
se anch’io non ho sonno
ci mettiamo a cantare.
Ma non parliamo di casa:
se dite dei nomi di donna
mi vengono in mente i morti.
I morti son là sotto terra,
lungo l’argine, senza croci.
Poca è la terra e sottile è la bara.
Sembra che possano sentire
e respirare quest’aria amara.
Sembra che debbano venire
Qui nella casa e bussare alla porta,
con gran rumore di scarpe e di voci:
“Aprite, compagni, siam noi!”
Ma se qualcuno bussa alla porta,
pronti col mitra, che amici non sono.
Non torneranno i compagni morti:
noi, forse, domani andremo da loro.
Ragazzi, a turno, in un solo bicchiere,
beviamo quel fiasco di vino buono.
Siamo operai di un grande mestiere,
e fra poco ricomincia il lavoro.
Adesso è tempo di riposare.
Se tu sei triste non mi parlare;
se anch’io sono triste
ci metteremo a cantare.
Ma io vorrei morire stasera,
e che voi tutti moriste
col viso nella paglia marcia
se dovessi un giorno pensare
che tutto questo fu fatto per niente.
Loriano Macchiavelli ci tiene molto a ripetere le strofe finali della poesia, a farci sentire la loro forza, la loro attualità, la loro presenza, a ricordare l’importanza della Resistenza.
Non è un caso che, all’inizio del primo siparietto del libro, citi un pezzo da L’ascesa irresistibile di Arturo Ui di Bertold Brecht per ricordarci che l’indifferenza è il male peggiore perché soffoca la dignità e spiana la strada alle dittature.
“E voi, imparate che occorre vedere
e non guardare in aria; occorre agire
e non parlare. Questo mostro stava,
una volta, per governare il mondo!
I popoli lo spensero, ma ora
non cantiamo vittoria troppo presto:
il grembo da cui nacque è ancora fecondo.”
La simpatia, la passione, la determinazione e l’impegno civile di Loriano Macchiavelli hanno caratterizzato tutto l’incontro con il racconto di testimonianze e di aneddoti pregni di significato.
Molto significativi gli esempi che ha raccontato per testimoniare come l’arte riesca a non far dimenticare il passato che, secondo lo scrittore, deve essere raccontato sempre e comunque, nonostante i vari ostacoli che qualcuno, dall’alto, vuole creare.
Macchiavelli allude ai problemi che ha avuto e che si hanno, in questi tempi neri, quando si parla a scuola, o si cerca di farlo, di Partigiani e di Resistenza.
Come mettere in dubbio questa forma di condizionamenti assurdi se, proprio in questi giorni, la cronaca ci racconta di un’interrogazione parlamentare presentata da un deputato ferrarese di destra al ministro leghista dell’istruzione per impedire che la scuola svolga il suo compito costituzionale ed i docenti facciano il loro mestiere, che è quello di far conoscere, di far riflettere, di formare cittadini consapevoli.
Caro Loriano, lo sappiamo bene che quello che stiamo vivendo è il tempo dell’indifferenza, ma sappiamo altrettanto bene che l’antidoto a tale assurdità sta nella traduzione concreta del messaggio che anche tu ci hai trasmesso con forza, chiarezza e determinazione: “Ora e sempre Resistenza!”
Grazie, anche per questo.
Nella cover e nel testo scatti di Mauro Presini su concessione di Loriano Macchiavelli
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