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Il salario “giusto” è solo uno spot. E i giovani l’hanno capito

Il salario “giusto” è solo uno spot. E i giovani l’hanno capito

Puntualmente ogni anno il 1° maggio arriva un decreto del Governo che dovrebbe favorire i lavoratori nella loro festa. Quest’anno c’è l’introduzione del salario “giusto”.

Significa che le imprese possono avere gli incentivi pubblici per assumere se applicano i contratti di lavoro “comparativamente più rappresentativi” che sono quasi sempre quelli di Cgil-Cisl-Uil e non quelli pirata.

Bene. Piccolo passettino avanti, ma sono soprattutto le imprese che applicano i contratti pirata che fanno uso del lavoro precario, povero e di part-time in regola a cui si aggiungono in nero altre ore e che non sono certo imprese che assumono. Per cui tutte quelle che applicano contratti pirata continueranno a pagare poco.

Il salario “giusto” non affronta quindi il cuore del problema, cioè quella massa di circa 4 milioni (2,2 secondo la UE) che hanno salari bassi in quanto sfruttano i contratti pirata, quelli da 4, 5, 6, 7 euro all’ora.

Negli altri paesi UE che applicano il salario minimo (22 su 27) tutti sanno che sotto una certa soglia non si può andare ed è una forma di tutela delle fasce povere che sono più facilmente ricattabili e non lo sarebbero se fosse noto “urbi et orbi” che sotto una certa soglia non si può andare.
Poi si potrebbe discutere, come chiede Pietro Ichino, se differenziare questa soglia minima tra Sud e Nord visto che si sa che i salari nel privato al Sud sono più bassi anche del 20% per via del minor costo della vita e delle case (ma non a Napoli).

Per ora chi tutela queste fasce deboli (rider, braccianti, immigrati, guardie giurate, filiera del lusso…) sono i giudici che hanno la facoltà di intervenire per via dell’articolo della nostra Costituzione sulla dignità del lavoro (Art. 4) che possono verificare se la retribuzione sia davvero “sufficiente e proporzionata” (Art. 36) anche quando i contratti sono quelli dei sindacati che in quel settore sono “comparativamente più rappresentativi” (non Cgil-Cisl-Uil) e che pagano poco.
Per esempio il tribunale di Milano che ha disapplicato il contratto sulla Vigilanza privata che era di 5 euro all’ora, anche se era fatto da sindacati “comparativamente più rappresentativi”.

Il fatto è tanto più grave sapendo che l’Italia (fonte OCSE), è l’unica grande economia che ha visto ridursi i salari dell’8% dal 2021 al 2025 in un contesto precedente che già aveva visto stazionari i salari negli ultimi 30 anni. Sempre secondo l’Ocse è il salario minimo che protegge i lavoratori più deboli.

In Inghilterra, per fare un esempio, non si può scendere nel 2026 sotto 12,71 sterline all’ora (al cambio sono 14,8 euro). Come si vede tutti gli anni in aprile il salario minimo viene aumentato spesso anche più dell’inflazione proprio per proteggere quei milioni di lavoratori deboli inglesi che o non hanno la contrattazione o rischiano di essere ricattati dalla mancanza dei sindacati.

Un altro effetto negativo è il fiscal drag (drenaggio fiscale) che aumenta l’imposta per via della sola inflazione, così se il salario cresce e supera lo scaglione di reddito dei 28mila euro annui l’aliquota fiscale sale dal 23% al 35%.

E’ il caso dei salari bassi e medi che nel 2026 perdono da 19 a 168 euro per chi guadagna da 20mila euro a 30mila che è una parte enorme dei dipendenti e pensionati (nonostante e dopo gli incentivi del Governo), mentre un piccolo beneficio l’ha chi guadagna fino a 15mila e più di 35mila.

L’aumento dei salari non può farlo solo il Governo ma certo può aiutare in vari modi:
a ) introducendo un salario minimo di legge da adeguare con l’inflazione come fanno 22 paesi e UK inclusa;
b ) pagando i suoi dipendenti almeno come l’inflazione (invece li paga la metà);
c ) obbligando chi non rinnova i contratti ad aumenti salariali.

Non sarà certo con la propaganda che si potrà risolvere il salario povero.

 

Un’ultima considerazione sull’occupazione che risulta (Istat) in forte crescita negli ultimi anni.
Questa crescita è iniziata nel dopo Covid soprattutto per l’enorme traino del superbonus nell’edilizia, un settore che spinge tutto il resto e che va esaurendosi. Infatti negli ultimi 2 mesi l’occupazione sta calando e a marzo 2026 era 30mila occupati in meno di marzo 2025.

L’aumento dell’occupazione durante i 3 anni e mezzo del Governo Meloni non è stato di 1,2 milioni come viene propagandato, ma di 880mila unità e in termini mensili meno della metà di quello del Governo Draghi (58mila versus 21mila). L’aumento è legato al fatto che gli anziani preferiscono continuare a lavorare piuttosto che andare in pensione, per cui tutto l’incremento riguarda gli over 50 anni, mentre tra i giovani fino a 34 anni l’occupazione non è cresciuta col Governo Meloni e ora sta calando (il che spiega perché chi può va via dall’Italia). Negli ultimi 12 mesi infatti gli occupati fino a 49 anni sono calati di 388mila unità mentre sono ancora cresciuti di 350mila gli over 50 anni.

Infine il monte ore lavorato è stazionario da anni, il che significa che si redistribuisce su una massa maggiore di lavoratori e ciò spiega in parte anche perché i salari calano.

Molta propaganda e pochi fatti e molti giovani l’hanno capito in quanto non guardano la tv ma si informano sui social da cui apprendono le schifezze sui silenzi del Governo sulla Palestina. Ecco perché il “vento” è cambiato come ha capito bene la premier che cerca di correre ai ripari. Di soldi però non ce ne sono più e il PNRR sta finendo. Bisognerebbe andarli a prendere dove sono (ricchi e multinazionali che fanno extraprofitti), ma per questo Governo sono intoccabili. Da qui le prossime contorsioni a cui assisteremo.

In copertina: rider in lotta – immagine da Comune-info

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Andrea Gandini

Economista, nato Ferrara (1950), ha lavorato con Paolo Leon e all’Agenzia delle Entrate di Bologna. all’istituto di studi Isfel di Bologna e alla Fim Cisl. Dopo l’esperienza in FLM, è stato direttore del Cds di Ferrara, docente a contratto a Unife, consulente del Cnel e di organizzazione del lavoro in varie imprese. Ha lavorato in Vietnam, Cile e Brasile. Si è occupato di transizione al lavoro dei giovani laureati insieme a Pino Foschi ed è impegnato in Macondo Onlus e altre associazioni di volontariato sociale. Nelle scuole pubbliche e steineriane svolge laboratori di falegnameria per bambini e coltiva l’hobby della scultura e della lana cardata. Vive attualmente vicino a Trento. E’ redattore della rivista trimestrale Madrugada e collabora stabilmente a Periscopio.

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