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30 MINUTI

30 MINUTI
Un racconto vero

[Dedicato agli sfollati del Grattacielo]

E’ il tempo che ci è stato concesso per accedere alle nostre case nel grattacielo e prendere gli effetti personali. Non è stato facile e solo dopo estenuanti attese telefoniche sono riuscito a prenotarmi per salire al ventesimo piano della torre B del grattacielo dove c’è la mia casa, dove ci sono tutti i ricordi di una vita, o almeno di ciò che ne rimane. Sono passati giorni ormai da quella terribile notte in cui è cambiato tutto per me.

Entro nel grattacielo accompagnato da un vigile del fuoco, è buio tanto buio, mi assale l’odore acre di fumo e con l’odore riaffiora anche la paura.

Inizio la mia ascesa, sempre in compagnia del vigile del fuoco che mi illumina il tragitto, un gradino dopo l’altro raggiungo il sesto piano, il cuore batte forte, forse a causa del fatto che sono un po’ sovrappeso o forse perché non avrò il tempo per raccogliere tutte le mie cose. Mi fermo un istante per riposare, i minuti passano veloci, troppo veloci, riprendo la mia salita, mi restano solo 25 MINUTI. Sono ormai arrivato al decimo piano, 22 MINUTI – qui abitavano dei miei amici, chissà dove sono adesso? Ci conoscevamo tutti nella torre B, parlavamo lingue diverse, mangiavamo cibi differenti ma ci univa l’essere tutti stranieri in questa città che accoglie e respinge al tempo stesso. Quindicesimo piano, la fatica della salita si fa sentire sempre più, non posso però fermarmi, mancano solo cinque piani e mi rimangono solamente 19 MINUTI.

Eccomi arrivato al ventesimo piano, fatico ad infilare le chiavi nella serratura, le mani mi tremano, 18 MINUTI – apro la porta, tutto è rimasto come quella dannata notte di fumo e fiamme. Dovrei essere felice di poter rientrare nella mia casa, ma so che è solamente per pochi minuti, il tempo stretto necessario per raccogliere poche cose da portare non so dove. Sono sempre più disorientato, avevo passato la notte precedente insonne ad elencare nella mia mente tutto quello che avrei dovuto prendere, documenti, medicine, vestiti, ma come posso ricordarmi tutto? I minuti passano inesorabili ed io sono sempre più confuso. Dimenticherò sicuramente qualcosa, chissà quando e soprattutto se mai potrò tornare a prenderla. Mi aggiro per le stanze, sono smarrito e non ricordo più dove avevo riposto la foto di mia madre che vorrei portare con me, ma il tempo è scaduto, il vigile del fuoco mi dice che purtroppo dobbiamo scendere perché ci sono altre persone al piano terra che attendono di salire. Per un istante volgo lo sguardo verso la finestra, tante volte ho guardato Ferrara addormentarsi e svegliarsi, mai come in quei momenti la sentivo tanto mia.

Inizia la discesa, ho riempito due gradi borse, quelle robuste del supermercato ed uno zaino che porto sulle spalle. Chiudere la porta dietro di me è stato dolorosissimo, ho lasciato lì parte della mia vita. La salita è stata faticosissima ma la discesa lo è ancora di più, mi fa male il petto, è un dolore a me sconosciuto che mi angoscia e toglie il respiro, il peso che sto portando si fa sempre più opprimente, mi sento un moderno Enea che scende negli inferi guidato dalla Sibilla.

Sono certo di essermi dimenticato qualcosa, passo in rassegna tutto ciò che avevo elencato la notte precedente ma ormai è troppo tardi, il tempo a mia disposizione è ampiamente scaduto.  30 MINUTI per mettere la mia vita in una borsa per la spesa… e dimenticare la foto di mia madre al ventesimo piano. 30 dannati minuti!

Cover: Scale, Foto di cafepubmasters da Pixabay

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Caterina Orsoni

Caterina Orsoni vive a Ferrara e nel tempo libero ama curiosare tra le bancarelle dei mercatini alla ricerca di oggetti curiosi, insoliti, a volte misteriosi che diventano una scusa per dialogare con gli espositori e ritornare indietro al tempo in cui questi oggetti venivano usati. I mercatini sono così anche fonte di ispirazione e di acquisizione di oggetti e materiali naturali, quali legno e tessuti, da riusare nelle composizioni che lei stessa crea.

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