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La trave e la pagliuzza

La trave e la pagliuzza

[per gli 800 anni dalla morte di Frate Francesco]

Spesso usiamo il termine generico “microbi” per indicare tanto i virus che i batteri eppure, tra loro, c’è una profonda differenza. I batteri sono organismi formati da una sola cellula priva di nucleo, per cui il materiale genetico è disperso in una particolare regione liquida avvolta dalla membrana cellulare: il prototipo del liquido amniotico in un utero o, se preferite, il primo step del frattale – vita che, trascurando la scala atomica, comincia ad espandersi a auto replicarsi dalle macromolecole fino alle galassie grazie cioè a “semplici” spirali: spirali, spirali dappertutto.

La dimensioni dei batteri più comuni varia tra 0,2 e 10 micron. Un micron è la milionesima parte di un metro.
Per avere un’idea di tali dimensioni, si consideri che il diametro di un globulo rosso è pari a 8 micron… già, ma chi l’ha mai visto un globulo rosso!

Facciamo un altro esempio…vediamo, ah sì: il diametro di un capello varia tra i 65 e i 78 micron e le famigerate PM10 sono polveri di dimensioni inferiori ai 10 micron, dei veri e propri ‘batteri immortali’!

A seconda della loro forma, i batteri vengono battezzati in cocchi, bacilli , vibrioni, spirilli (spiraliformi!) e spirochete: l’astrattismo nasce a queste dimensioni invisibili, parte dalle forme stesse della natura e dalla natura di queste forme.

La riproduzione dei batteri avviene con una semplice divisione cellulare: la cellula madre si scinde in due unità, formando due cellule figlie identiche all’originale.

Esempi di malattie umane causate da batteri sono tracheite, bronchite, polmonite, tonsillite, faringite, meningite, colera, cistite, diarrea, dissenteria, gonorrea, lebbra, peste, scarlattina, tubercolosi, pertosse, sifilide, tifo, paratifo, difterite etc….

I virus sono invece organismi più elementari, quasi un anello di congiunzione tra materia inorganica e organica.

Sono costituiti da un piccolo genoma di materiale genetico, protetto da una capsula proteica. Vi ricordate il film di fantascienza Viaggio allucinante con Raquel Welch? O quello più recente, Salto nel Buio, con Meg Ryan? Un virus è un vero e proprio corpo estraneo, un parassita che non ha nessuna capacità di replicarsi. Lo può fare solo se riesce a penetrare in un altro organismo e a sfruttarlo.

I virus hanno dimensioni più ridotte dei batteri, infatti sono visibili solo al microscopio elettronico: qui abbiamo a che fare con sofisticate nanotecnologie naturali; d’altronde, viaggiando in capsula….

Esempi di malattie umane provocate da virus sono rosolia, morbillo, varicella, aids, herpes, febbre gialla, poliomielite, mononucleosi, influenza, epatite, ebola, vaiolo, aviaria e, last but not least, covid 19.

A questo punto bisogna chiarire che gli antibiotici hanno effetto solo contro i batteri e non contro i virus.

Un antibiotico può agire da batteriostatico, cioè impedire la riproduzione dei batteri o da battericida, cioè uccidere direttamente il batterio.

Purtroppo i batteri hanno una capacità evolutiva che li rende resistenti agli antibiotici specifici, per cui la ricerca scientifica è orientata verso nuovi farmaci che non incontrino resistenza.

Contro i virus esistono in alcuni casi farmaci antivirali, ma la soluzione migliore è solo e sempre quella preventiva, cioè il vaccino.

Oddio adesso passiamo al dibattito dei nostri giorni sul NO VAX! No; non preoccupatevi: dopo questo incipit scientifico non possiamo che passare alla etimologia.

Batterio deriva dal greco baktérion, ‘bastoncino’ mentre virus è latino e vuol dire ‘veleno’, così quando il mio occhio sinistro fu assalito da un virus mai avrei immaginato che sarebbe stato meglio ricevere un bastoncino, nell’occhio!

D’altra parte non è stato forse detto: «Perchè guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? (Luca 6,41)». Oggi, più che mai, nei nostri occhi invasi da numerose travi raramente c’è spazio per bastoncini o pagliuzze.

Allora ho cominciato a guardare quella trave che avevo nel mio occhio: un herpes aggressivo che mi stava mangiando la cornea e che mi aveva azzerato il visus accompagnandomi verso tantissime settimane bianche, perchè la cecità è nera, ma esiste anche quella bianca.

La cheratite è un’infezione che colpisce l’occhio, in particolare la cornea ed è causata dalla presenza di Herpes Simplex Virus, HSV. La cornea è la parte trasparente dell’occhio posta davanti alla pupilla e all’iride, e rappresenta la lente più potente dell’occhio, assieme al cristallino. La cheratite può aggredire, in modo unilaterale o bilaterale e in maniera superficiale o profonda, l’occhio.

Colpisce entrambi i sessi, e a tutte le età e soprattutto è democratica, antirazzista e molto tollerante (oggi si direbbe resiliente!). Nella maggior parte dei casi la prognosi per la cheratite da HSV è favorevole, ma è comunque necessario un trattamento importante perché, nei casi sfortunati, può causare danni irreversibili e cecità corneale.

Dunque se l’infezione arriva a coinvolgere gli strati più profondi della cornea, può condurre alla cicatrizzazione della cornea, alla diminuzione della vista e talvolta persino a una cecità bianca: il virus invade la cornea, comincia a nevischiare, quindi la precipitazione infittisce fino a ricoprire tutto il panorama.

Al tempo in cui fui ‘avvelenato’ da HSV le dia-gnosi e le pro-gnosi erano propriamente delle gnosi: vere e proprie forme di conoscenza raggiunta per mezzo di procedimenti misterici.

Dopo essere entrato in diversi ambulatori oftalmici e reparti di ospedali italiani e stranieri; dopo aver tentato tutti i tipi di rimedi proposti dalla scienza medica occidentale e orientale dalla auto-emo-trasfusione (che è un lavaggio della cornea con il proprio sangue, dunque un autolavaggio al sangue) fino alle pratiche ayurvedichemetti la cera togli la cera») sono arrivato alla fine del viaggio davanti alla porta di una chiesetta nascosta tra le navate di una chiesona: il grande salone d’aspetto di un minuscolo ambulatorio.

Scoprii allora sulla mia pelle, perchè lo vidi con i miei, pardon, con il mio occhio, che: «…il pellegrino che varca la soglia della grande Basilica di Santa Maria degli Angeli...» come ricordato da un sito francescano digitale «… si sente subito attratto dalla piccola chiesa romanica, centro fisico, ma soprattutto cuore spirituale dell’intero santuario: la Porziuncola…».

Anche Simone Weil nella sua Autobiografia spirituale lo aveva scritto: «Mentre ero sola nella piccola cappella romanica di Santa Maria degli Angeli, incomparabile miracolo di purezza, in cui Francesco ha pregato tanto spesso, qualcosa più forte di me mi ha costretta, per la prima volta in vita mia, a inginocchiarmi.»

Quando mi trovai in ginocchio sulla soglia della Porziuncola misi a fuoco, con l’occhio buono, la scritta: hic locus sanctus est, qui Dio è sceso per fare due chiacchiere con Francesco.

Cosa potevo, volevo e dovevo aspettarmi lo sapevo, ma cosa dovevo, volevo e potevo offrire? Quanto pagare per questa visita?

Fu tutto molto “semplice” senza bisogno di indagini, gnosi, trattamenti, soldi, ricevute fiscali e selfie.

La mia prima figlia si chiama Francesca. La seconda, Chiara.

Le ho viste crescere. Bene.

In copertina: Assisi – Santa Maria degli Angeli, Porziuncola – Immagine Wikimedia Commons 

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Giuseppe Ferrara

Giuseppe Ferrara – Nato a Napoli. Cresciuto a Potenza fino alla maturità Classica presso il Liceo-Ginnasio Q.O. Flacco. Laureato in Fisica all’Università di Salerno. Dal 1990 vive e lavora a Ferrara, dove collabora a CDS Cultura . Autore di cinque raccolte poetiche; è presente in diverse antologie. In rete è possibile trovare e leggere alcune sue poesie e commenti su altri poeti e autori. Tiene un blog “Il Post delle fragole”: https://thestrawberrypost.blogspot.com/

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