Democrazia, la strada maestra verso la tirannide
Democrazia, la strada maestra verso la tirannide
Alex Pretti era un infermiere trentasettenne di terapia intensiva che viveva a Minneapolis. Nel suo curriculum vantava dieci anni di esperienza nell’assistenza ai veterani di guerra. E’ stato ammazzato a sangue freddo mentre filmava con lo smartphone “agenti” federali che molestavano private cittadine, probabilmente sue vicine di casa, e cercava di proteggerne una senza armi in mano. Non metterò il link al suo assassinio a sangue freddo ad opera di sei microcefali, arruolati senza addestramento nella polizia privata di Trump chiamata ICE. Tanto lo hai potuto guardare dappertutto, e mi dà il voltastomaco ogni volta che provo a rivederlo. Non so se, quando la rabbia viene rimpiazzata dalla nausea, sia un buon segno. Forse è l’anticamera dell’insensibilità.
Alex Pretti è un eroe involontario del tempo postumano. Non occorre infatti “voler fare l’eroe” per esserlo: basta comportarsi da essere umano, in un contesto postumano. Tutta la letteratura scientifica e artistica sugli umanoidi – a partire dal prototipo dell’automa di Leonardo da Vinci passando per Maria di Metropolis, per i replicanti in Blade Runner, per I, Robot di Asimov fino alla recente Sophia, robot androide che risponde in modo articolato e assume espressioni facciali “umane” – si basa sul progressivo avvicinamento di un robot ad un essere umano, ma restando nel campo dei robot.
Dall’umanoide al robottoide
Nel mondo postumano che ha reso datata ogni fantascienza, impossibile ogni satira, con l’eccezione del kolossal ecologico Avatar, parabola antiimperialista e pro-nativi dentro uno straordinario (e ridondante) spettacolo di effetti speciali, l’umanoide è stato soppiantato dal robottoide. Il tratto che accomuna i robottoidi è la totale assenza di empatia e compassione per il proprio simile. Come se il robottoide, che comunque proviene dalla specie umana, non riconoscesse l’umano come proprio simile e agisse come un gigantesco anticorpo, che vuole espellere il corpo estraneo. Abbiamo i robottoidi con tratti geniali, che denotano un quoziente intellettivo elevato seppur votato all’avidità: Elon Musk, che sarebbe capace di distruggere l’habitat di Pandora anche foderandola di veicoli elettrici, o Jeff Bezos, che dopo aver inquinato Venezia col suo ridicolo jet set catering le dona un nichelino per l’ospitalità. Poi abbiamo i robottoidi nei quali anche la corteccia prefrontale è poco sviluppata. Il risultato è Pete Hegseth, un bambolotto ibrido tra big jim e ken: ha un pulsante sulla schiena, lo premi e lui dice frasi idiote. Oppure Gregory nazitrench Bovino, l’ex capo dell’ICE, il cui cognome suscita battute ingenerose per i bovini. Una caricatura del sergente Hartman di Full Metal Jacket, il che prova l’impossibilità della satira: Bovino non era caricaturizzabile, essendo lui stesso la caricatura di una caricatura. Quanto a umane divenute bambole di cera, la metamorfosi è completa in Kristi Noem, che non ha più espressioni facciali a causa dell’abuso di botox.
La specie umana, prima di diventare completamente postumana, contiene ancora in sè le vette, come Alex Pretti, e gli abissi, come Greg Bovino, come Kristi Noem, come Steven Miller, uno psicolabile razzista già dall’università. Come Kash Patel, che dava dei corrotti all’FBI fino a che non ne è diventato direttore, oscurando buona parte dei files di Epstein. Purtroppo gli abissi sono sempre più densamente popolati: ci sono i manovali del crimine di Stato a libro paga; seguono gli indifferenti, la gran massa degli indifferenti, senza i quali questa discesa sul piano inclinato sarebbe impossibile. E poi ci sono i malvagi senzienti: i Vance e i Rubio, gente che sa benissimo di che pasta è fatto il magnate, che ha dichiarato in passato di che pasta era fatto il magnate, e che adesso non solo ha prostituito il cervello in cambio del denaro e del potere, ma sta provando a muovere i fili del magnate, il burattino più potente del pianeta, approfittando dei suoi problemi cognitivi. Ma stanno giocando col fuoco: da un lato, il fuoco di una guerra civile e di un conflitto mondiale; dall’altro, il fuoco delle loro carriere. A compromettersi troppo con il vecchio pedofilo rischiano la fine dei filistei alla caduta di Sansone, cosa che peraltro auguro loro di cuore.
Remigrazione uguale repressione
La macabra ironia che avviluppa come un manto nero gli attuali Stati Uniti d’America ha dimensioni ben più vaste del Minnesota: è grande quanto la Federazione, essendo connaturata all’origine stessa degli Stati Uniti. Basti ricordare che la dichiarazione d’Indipendenza del 1776 è opera di un gruppo di immigrati inglesi che si vollero affrancare dal dominio coloniale della madrepatria. Il nonno di George Washington era inglese. Tutte le famiglie wasp degli Stati Uniti sono discendenti di immigrati, prevalentemente britannici. Donald Trump è nipote di un tedesco e figlio di una scozzese. Che una nazione nata in questo modo dia la caccia agli immigrati, quando i cacciatori sono i primi immigrati, è un’ assurdità concettuale normalizzata che avrebbe messo in difficoltà Eugene Ionesco. Nel frattempo la chiusura del cerchio è arrivata anche prima del previsto: quando la caccia è indiscriminata e dilettantesca, infatti, hai voglia a mettere nel mirino i messicani, i cubani, i portoricani, gli africani. Prima o poi finisci per ammazzare uno dei tuoi. Bianchi che ammazzano bianchi. Una guerra civile in piena regola, in cui l’elemento razziale non è più una discriminante. (leggi anche qui)
L’occupazione via ICE dei territori di quegli Stati che non avevano premiato Trump alle ultime elezioni, tra cui il Minnesota, accusato di essere uno stato corrotto e truffaldino, non è solo legata all’immigrazione. I motivi sono diventati chiari quando Pam Bondi, procuratrice federale capo, ha chiesto ufficialmente al governatore del Minnesota Tim Walz di concedere al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti tre cose: l’accesso agli elenchi di registrazione degli elettori; l’accesso ai registri dei programmi di assistenza sociale statali; l’abrogazione delle politiche delle “città santuario”, cosiddette perché si rifiutano di cooperare con lo Stato federale sul perseguimento e deportazione degli immigrati irregolari. Bondi ha espressamente subordinato la fine dei disordini in Minnesota all’ottenimento di questi dati, il che mostra senza ipocrisia, in puro stile trumpiano, quali sono le ragioni e gli scopi della prepotenza federale: intimidire e condizionare le elezioni di midterm a novembre 2026, che rischiano di far perdere a Trump e ai suoi scherani la maggioranza al Congresso (Camera o Senato o entrambi). Per Trump, da gennaio 2021 le elezioni sono truccate, quando non vince lui. Quindi, siccome le probabilità che non vinca stavolta sono elevate, sta preparando il terreno in via preventiva e successiva. Preventivamente, mantenendo la milizia privatizzata ICE sui territori, per creare o fingere disordini o brogli durante le urne, soprattutto se il Minnesota non consentirà di fargli depurare in anticipo le liste dei votanti. Successivamente, per invocare la legge marziale a causa dei disordini, creati o narrati. L’Insurrection Act è l’unica arma “legale” rimasta a Trump per non perdere il potere. Lo ha già detto lui stesso: se perdo le elezioni di novembre, mi metterannno sotto impeachment.
Democrazia, la strada maestra verso la tirannide
La frase sembra una provocazione, ma non lo è. Più che altro è un paradosso. Se tutto questo accade nella cosiddetta “democrazia più grande del mondo”, tutto questo dimostra, una volta di più, che la democrazia può diventare autocrazia o tirannide e lo fa di norma attraverso modalità formalmente “democratiche”, affiancate in parallelo da prepotenza, propaganda e paura. E’ successo nel 1933 in Germania, nel 1924 in Italia. La democrazia sostanziale è fragile perché i suoi meccanismi di garanzia si fondano su un patto di fiducia e libertà. Quando fiducia e libertà vengono sostituite da violenza e paura, restano le regole formali ma è come se della democrazia restasse il simulacro: dentro, non c’è più niente. E’ per questo che la difesa della democrazia non passa solo attraverso le regole: passa attraverso il presidio fisico dei territori, compresi i luoghi istituzionali. Del resto, chi controlla un territorio ha il potere su quel territorio: che sia un’organizzazione criminale o che sia uno stato eletto, che sia un cartello della droga oppure una rete di cittadini non violenti, ma presenti.
Cover photo wikimedia commons
Lascia un commento