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Ferrara: Beni Comuni o Beni per pochi? La partita è aperta

Ferrara: Beni Comuni o Beni per pochi? La partita è aperta.

Continua anche nel nostro territorio la battaglia tra chi pensa che i beni comuni vadano sottratti alle logiche di mercato e gestiti attraverso la modalità dell’intervento pubblico, partecipato dai lavoratori e dai cittadini, e chi, invece, spinge per la loro privatizzazione e perché siano trattati alla stregua di qualunque bene economico.

Non c’è bisogno di sottolineare come, dietro a questi approcci opposti, ci siano idee alternative di modello sociale e di ruolo della cittadinanza.

Nel comune di Ferrara, nell’ultimo anno, sulla base di un chiaro orientamento della giunta di destra che ritiene che il mercato sia il regolatore indiscusso degli assetti sociali e della stessa conformazione della città, è stata confermata la privatizzazione del servizio di gestione dei rifiuti urbani e decisa la messa sul mercato del servizio funerario finora gestito dall’azienda pubblica AMSEF.
Nel primo caso, dopo che la concessione era scaduta da parecchi anni e Hera continuava la gestione del servizio rifiuti in proroga, si è deciso il 28 luglio di procedere all’indizione di una nuova gara, con il risultato più che scontato che sarà appannaggio del gestore uscente HERA, mentre, per il servizio funerario, il 19 dicembre, è stato sancita la vendita totale dell’azienda pubblica, con un vero e proprio colpo di mano, visto che tra l’annuncio di quest’orientamento e il voto in Consiglio Comunale sono passati una decina di giorni. Ho riportato, anche un po’ pedantemente le date in cui si sono formalmente definite con il voto in Consiglio Comunale queste scelte, perché, in sé, sono già simboliche del fatto di voler tenere lontano la partecipazione delle persone, di discutere quando l’attenzione della cittadinanza è meno avvertita, nonostante le mobilitazioni che, a più riprese, si sono prodotte su tali questioni.

La partita sulle privatizzazioni è comunque più che mai aperta. Avanzo questa valutazione soprattutto a partire dal fatto che, prossimamente, si dovrà prendere in considerazione il futuro del servizio idrico in tutta la provincia di Ferrara. Infatti, alla fine del 2027, scadranno le concessione del servizio idrico, sia quella di HERA spa, che serve il Comune di Ferrara e altri Comuni, prevalentemente dell’Alto Ferrarese, ma non solo ( Argenta, Bondeno, Cento, Ferrara, Masi Torello, Mirabello, Poggio Renatico, Portomaggiore, Sant’Agostino, Terre del Reno, Vigarano, Voghiera), sia quella di CADF, azienda a totale capitale pubblico, che interviene nei Comuni del Basso Ferrarese ( Codigoro, Comacchio, Copparo, Fiscaglia, Goro, Jolanda di Savoia, Lagosanto, Mesola, Ostellato, Riva del Po, Tresignana).

Ora, sulla base delle normative esistenti, a quell’epoca, si tratterà di individuare un unico soggetto che gestirà il servizio idrico a livello provinciale, se non interverrà una deroga – peraltro improbabile, in particolare per i vincoli che derivano dalla legislazione nazionale e regionale. Detto in altri termini, ci troveremo di fronte all’alternativa tra arrivare ad una completa privatizzazione del servizio idrico nel territorio provinciale, passando attraverso una gara “fasulla” che darà in mano ad HERA tutta la gestione del servizio idrico in provincia, oppure realizzare una gestione pubblica in tutta la provincia, facendo capo all’azienda pubblica CADF, che potrebbe estendersi in tale direzione, anche avvalendosi dell’apporto di ACOSEA Impianti srl, altra azienda pubblica che possiede le reti del servizio idrico del Comune di Ferrara e di altri Comuni dell’Alto Ferrarese.

La scadenza della fine del 2027 potrebbe apparire lontana, ma in realtà le scelte che guardano a tale scadenza si compiranno già quest’anno.
Se, come ritengo necessario, si ha l’intenzione di procedere verso la costituzione di un’unica società pubblica che gestisce il servizio idrico in tutto il territorio provinciale, occorre essere consapevoli che si tratta di un’operazione complessa, che ha bisogno di muovere i suoi passi già a partire dai prossimi mesi.

Le ragioni che militano a favore di questa scelta sono almeno tre.

La prima è che l’acqua, e il servizio idrico che la rende disponibile ai cittadini, è bene comune per eccellenza. Bene comune nel senso che essi sono quelli che appartengono “a tutti e nessuno”, quelli su cui si fonda la convivenza umana e sociale, che garantiscono diritti fondamentali e universali. Poi, l’acqua è risorsa essenziale per la vita, limitata in natura, da preservare necessariamente per le future generazioni. Già a partire da qui è evidente che essa, e la sua gestione, non può essere consegnata al mercato, alla logica della domanda e dell’offerta, e tantomeno alla finanza e alla Borsa.

In secondo luogo, non si può non ragionare sul cambiamento climatico in corso. Gli studi scientifici più accreditati parlano del fatto che nei prossimi 5 anni si supererà il limite critico dell’innalzamento della temperatura di 1,5° fissato con la Conferenza di Parigi del 2015 e che, invece, le tendenze in atto segnalano che, senza un’adeguata inversione di rotta, entro la fine del secolo l’aumento della temperatura del pianeta rischia di arrivare a 2,5°. È sotto gli occhi di tutti che ciò sta già determinando l’alternarsi, sempre più violento, di fenomeni siccitosi e alluvionali, il progressivo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento del livello dei mari, più in generale una vera e propria crisi idrica che interessa tutto il globo. È evidente, dunque, che si tratta di mettere in campo, a tutti i livelli, azioni e iniziative finalizzate a tutelare e salvaguardare l’acqua, la sua qualità e un utilizzo capace di risparmiarla. 

Terzo motivo: scegliere la strada della ripubblicizzazione del servizio idrico significa anche rispettare l’esito del referendum sull’acqua pubblica del 2011. Il responso lì arrivato, per quanto disatteso e contraddetto da tutti i governi che si sono succeduti da quel momento, è stato molto chiaro, visto che la maggioranza assoluta dei cittadini si era espresso per sottrarre l’acqua dal mercato e procedere verso la ripubblicizzazione del servizio idrico, e non può essere ignorato nelle scelte che si compiono anche a livello territoriale.

Oltre a questi ragionamenti di carattere generale, la stessa esperienza di HERA Ferrara e CADF ci dice che la gestione pubblica realizza risultati decisamente più utili per l’interesse collettivo rispetto a chi, come le grandi multiutility, è orientato soprattutto a realizzare profitti e distribuire dividendi ai soci privati e pubblici.
Solo per esemplificare il gruppo Hera ha presentato da poco il proprio piano industriale traguardato al 2029 e negli obiettivi che sono stati sbandierati spicca quello
del  rialzo della politica del dividendo: si prevede di proporre al Consiglio di Amministrazione la distribuzione di un dividendo di 16 centesimi di euro per azione, in aumento del 6,7% rispetto alla cedola di competenza 2024 pagata nel 2025 e rispetto alle previsioni del precedente Piano industriale (15,5 centesimi).

A supporto delle considerazioni sviluppate sui risultati di CADF e Hera Ferrara, basta guardare al fatto che la prima presenta tariffe inferiori rispetto alla seconda, che gli investimenti procapite sono superiori e lo stesso dicasi per le perdite idriche, misurate sulla base dell’estensione della rete idrica.

Insomma, ci sono tutte le ragioni per costruire un’iniziativa forte per arrivare alla ripubblicizzazione del servizio idrico anche nella nostra provincia. Forum Ferrara Partecipata sta predisponendo una campagna per andare in questa direzione. Certamente, per essere efficace, avrà bisogno dell’apporto di tante persone e soggetti sociali e politici, di quel popolo dell’acqua che fu il protagonista della vittoria referendaria del 2011 e che può tornare a farsi sentire anche a Ferrara.

Cover: cartelli durante una manifestazione per l’Acqua pubblica 

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Corrado Oddi

Attivista sociale. Si occupa in particolare di beni comuni, vocazione maturata anche in una lunga esperienza sindacale a tempo pieno, dal 1982 al 2014, ricoprendo diversi incarichi a Bologna e a livello nazionale nella CGIL. E’ stato tra i fondatori del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua nel 2006 e tra i promotori dei referendum sull’acqua pubblica nel 2011, tema cui rimane particolarmente legato. Che, peraltro, non gli impedisce di interessarsi e scrivere sugli altri beni comuni, dall’ambiente all’energia, dal ciclo dei rifiuti alla conoscenza. E anche di economia politica, suo primo amore e oggetto di studio.

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