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La scuola non è vostra. È di tutti!

La scuola non è vostra. È di tutti!

Qualche giorno fa, davanti a diversi istituti scolastici anche della nostra città, i giovani fascisti di Azione Studentesca hanno preparato e distribuito un volantino intitolato “La scuola è nostra”.
Lo scopo dichiarato, come vi si può leggere, è quello di “… creare un rapporto nazionale sulla situazione della scuola italiana”.
Nel volantino c’è un QrCode (un codice a risposta rapida) che rimanda ad un questionario con sei domande, precedute dalla richiesta dei dati personali (nome, cognome, provincia, istituto, classe).

Le domande sono le seguenti:
Quali sono le condizioni dal punto di vista strutturale della tua scuola?
Quali sono le principali problematiche?
La tua classe andrà in gita quest’anno?
Se no, per quale motivo?
Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni?
Descrivi uno dei casi più eclatanti”.

Il volantino ha creato molte polemiche. Diversi partiti e sindacati hanno preso posizione accusando gli autori di compiere un’azione anticostituzionale e di voler schedare i professori di sinistra.
Il responsabile organizzativo di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, ha difeso i suoi giovani camerati mentre il ministro leghista Giuseppe Valditara sempre attento a bacchettare, non si è ancora sentito.
Io, qui, vorrei provare a commentare a modo mio, rivolgendomi direttamente ai ragazzi e alle ragazze di Azione Studentesca.

Prima di tutto, iniziamo dal titolo del vostro volantino: “La scuola è nostra”.
Partite male perché vi sbagliate di grosso; la scuola non è vostra perché “La scuola è di tutti”, come riporta il titolo dell’ottimo libro del mio amico Girolamo De Michele, che vi consiglio calorosamente di leggere.

Avete presente la Costituzione (sì lo so che voi ed i vostri camerati adulti non la sopportate perché è nata dalla resistenza antifascista ma…) la nostra scuola “aperta a tutti” nasce da lì.
La scuola non è vostra perché: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”

Il tentativo di farla vostra vi è già riuscito nel ventennio di cui siete nostalgici. Quella scuola era vostra perché irregimentava, riproduceva le disparita sociali, non prevedeva il confronto, focalizzava la sua opera solo sulla trasmissione di informazioni, non differenziava la didattica, poneva enfasi spropositata sui voti e sulla competizione, era completamente separata dalla realtà, non affrontava temi e problemi difficili, non vedeva l’altro come una risorsa, era una scuola xenofoba e razzista che non garantiva un ambiente democratico.
Non so se vi sarebbe piaciuta davvero.

Andiamo avanti col proposito dichiarato nel vostro volantino: “Creare un rapporto nazionale sulla situazione della scuola italiana”.
Vi chiedo: per verificare la situazione della scuola italiana, è questo il vostro metodo, sono questi i vostri strumenti, sono tutte lì le vostre domande?

Per come la vedo io, la situazione della scuola italiana è complessa, difficile, paradossale e anche tragica, ma non è certo con quelle poche banali domande che si possono evidenziare le sue carenze, le sue difficoltà, le sue qualità e le sue potenzialità.
Anche i bambini delle scuole primarie sarebbero in grado di farsi domande più qualificate.

Vi chiedo ancora: per voi gli indicatori per verificare la situazione della scuola sono soltanto l’aspetto strutturale, l’organizzazione delle gite e la presenza di professori di sinistra?
Se lo pensate davvero siete molto più infantili di quanto già vi facessi. Dovreste sapere che per tentare di valutare una scuola gli indicatori sono moltissimi.

Solo per citarne alcuni: il numero totale degli alunni, la presenza o meno di alunni con disabilità, gli spazi a disposizione, i tempi scolastici, le progettualità, la continuità del personale docente e ata, il rapporto col territorio, i servizi offerti, l’entità dei finanziamenti ricevuti, la qualità dell’inclusione, l’orario di apertura dell’istituto, le sperimentazioni in atto, le modalità di valutazione, la formazione, gli aggiornamenti e potrei continuare per molte altre righe.

Ma che ve lo dico a fare visto che penso che quelle due domande sulle strutture e sulle gite servissero soltanto a gettare un po’ di fumo in modo che, nel questionario, risaltasse predominante l’unica domanda che a voi interessava.
Vi chiedo quindi: perché avete aggiunto la parola “di sinistra” dopo “professori”?
Se ne deduce che la cosa grave per voi non è che i professori possano far propaganda a scuola ma che essi siano “di sinistra”.

Vi chiedo inoltre: perché non avete dichiarato subito che l’unico vostro intento era quello di schedare i professori di sinistra?
Da bravi antidemocratici decisionisti avreste potuto farlo.

La verità è che lo scopo macroscopico del vostro volantino, unito al silenzio del ministro dell’istruzione e del merito Valditara (che si tratti di silenzio assenso), è quello di intimidire tutti i docenti, in modo che abbiano seri problemi ad affrontare argomenti legati al fascismo e all’antifascismo, alla resistenza, alla liberazione, alla giornata della memoria, all’inclusione (guarda caso i vostri anziani di riferimento ricominciano a parlare di classi differenziali), ma anche all’affettività (vedi divieto ministeriale di trattare certi temi legati all’educazione sessuale), alle relazioni e ai tanti temi che l’attualità offre (e qui gli esempi potrebbero essere tanti.

Ad esempio, nel settembre scorso l’Ufficio Scolastico regionale del Lazio aveva inviato una comunicazione riservata alle scuole di quella regione in cui vietava di fatto le discussioni in classe o negli organi collegiali sul genocidio palestinese).

Io, che a scuola ci sono entrato quando avevo 5 anni e ci sono uscito a 67, ho imparato molte cose e maturato diverse convinzioni.
Fra queste, che è normale che gli insegnanti facciano politica a scuola, occupandosi della loro polis che è la comunità classe, a cominciare dalla disposizione dei banchi, per continuare con molte altre attività fra le quali, ad esempio, il modo di proporre le lezioni e la condivisione di qualsiasi argomento di attualità di interesse comune.

Sono infatti competenze di interesse scolastico il sapersi esprimere degli studenti e delle studentesse, riuscire a parlare, ascoltare, confrontarsi, discutere, dissentire, mediare, rispettare, partecipare.
Anche i docenti che non parlano di attualità con i loro studenti fanno una scelta politica: quella di non lasciare spazio alla discussione, di non rispettare i propri studenti, di non farli partecipare e di non favorire il confronto che è alla base della vita democratica.

Il volantino di Azione Studentesca

Il far politica non è la stessa cosa del far propaganda, perché la prima intende governare, elaborare idee e cercare il consenso attraverso il confronto democratico, la gestione del bene comune, la mediazione; mentre la propaganda cerca di condizionare l’opinione degli altri manipolandola; in pratica è un tentativo deliberato e sistematico di modellare percezioni, manipolare informazioni e indirizzare il comportamento altrui al fine di ottenere una risposta che favorisca gli intenti di chi l’ha messa in atto.

L’aver fatto “di tutta l’erba un fascio” senza distinguere fra politica e propaganda, come lascia intuire il vostro volantino, è quindi un’operazione semanticamente sbagliata e politicamente ingenua ma soprattutto è la dimostrazione evidente che la propaganda l’avete fatta voi di Azione Studentesca, strumentalizzando gli studenti per indicargli la sola soluzione obbligata che avete immaginato: la colpa dei disastri della scuola italiana è dei professori di sinistra.

Il “vostro manipolare informazioni e indirizzare il comportamento altrui al fine di ottenere una risposta che favorisca i vostri intenti” è qualcosa di così squallido che non è giustificato nemmeno dalla vostra giovane età e dalla vostra inesperienza.

Concludo ricordandovi che lo scopo della scuola della Costituzione è di formare cittadini consapevoli, critici e attivi, capaci di partecipare alla società e affrontare le sfide del mondo contemporaneo attraverso l’acquisizione di conoscenze, abilità e competenze.

Ho grande fiducia nell’educazione quindi mi auguro che, nel vostro percorso di studio e di vita, possiate incontrare professori bravi che riescano a farvi venir voglia di togliervi quei paraocchi neri che avete davanti agli occhi, per vedere finalmente la realtà nella sua stupenda complessità e con i suoi molteplici colori.

In copertina: particolare del volantino distribuito da Azione Studentesca

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Mauro Presini

È maestro elementare; dalla metà degli anni settanta si occupa di integrazione scolastica degli alunni con disabilità. Dal 1992 coordina il giornalino dei bambini “La Gazzetta del Cocomero“. È impegnato nella difesa della scuola pubblica. Dal 2016 cura “Astrolabio”, il giornale del carcere di Ferrara.

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