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C’era un volta il Grattacielo di Ferrara – 2.
Il rogo e dopo?

C’era un volta il Grattacielo di Ferrara – 2. Il rogo e dopo?

IL ROGO

Pur disattendendo, in gran parte, tutta la normativa di sicurezza del caso, il grattacielo a parte pochi e isolati casi ha miracolosamente retto dalla sua costruzione fino all’11 gennaio di quest’anno. Nella notte di questa data scoppia l’incendio e centinaia di persone hanno sfiorato la tragedia che, a ragione, possiamo dire annunciata. Le prime verifiche indicavano come probabile origine del rogo il vano contatori dell’edificio. L’incendio ha interessato il piano interrato della torre B, provocando una densa coltre di fumo che ha rapidamente invaso l’intera struttura, rendendo l’aria irrespirabile anche ai piani superiori.

Sono iniziate subito le operazioni di bonifica dell’edificio. L’incendio ha compromesso tutti gli impianti elettrici della Torre B, parte delle strutture, il vano scala, fortemente interessato dai fumi, e le condizioni igienico-sanitarie generali. La Torre B non era minimamente riutilizzabile, priva di luce e gas.

Il Comune di Ferrara si è fatto carico della prima accoglienza delle persone evacuate, con particolare attenzione ad anziani e persone con gravi disabilità. Si è costituito un tavolo tecnico che già nella stessa giornata si è riunito in Prefettura per coordinare le operazioni di emergenza.

DOPO IL ROGO

Il sindaco Alan Fabbri posta un messaggio per fare il punto della situazione sul caso dell’incendio al Grattacielo.

In queste ore stiamo andando avanti con le operazioni di bonifica degli appartamenti interessati. Sono circa 60 quelli coinvolti; per una trentina non è ancora stato possibile ricostruire con certezza il numero di occupanti.
Stiamo procedendo a contattare i proprietari e, se necessario, verrà utilizzata la forza pubblica con l’ausilio di operatori sanitari per accedere agli alloggi e verificare che non vi sia rimasto nessuno all’interno.

Nel frattempo continua l’accoglienza al Palapalestre, dove sono già presenti circa 80 persone per la notte, con ulteriori arrivi in corso. I numeri sono in aumento e abbiamo trovato soluzioni aggiuntive per rafforzare i posti letto disponibili qualora ve ne fosse bisogno.
Domattina, una volta completate le prime fasi di bonifica, sarà consentito il recupero di oggetti personali e medicinali dagli appartamenti, esclusivamente sotto supervisione e con la presenza delle forze dell’ordine, per garantire la sicurezza ed evitare sciacallaggi.
Resta attiva la Farmacia Comunale 1 per la fornitura di farmaci e omogeneizzati.
Grazie come sempre a tutti coloro che questa notte saranno al lavoro per gestire l’emergenza”.

Sui social, in risposta al post del Sindaco, pochi i commenti di solidarietà agli sfollati, moltissimi gli elogi per l’operato del primo cittadino che meglio di così non poteva fare nell’immediato. Fabbri si sente in una botte di ferro: ha agito come da regolamento, peccato non si rilevi una umana vicinanza ai propri cittadini. Parole dalle quali non si evince una sincera volontà di prendersi cura, e preoccuparsi profondamente del benessere di una parte della sua città.

La forma è salva, ma non traspaiono le importanti responsabilità etiche ed umane nei confronti della popolazione. Un sindaco deve agire per il bene collettivo, che in questo caso vorrebbbe dire mettere in campo le sue funzioni di mediazione tra i componenti della Giunta, quelli che lo sostengono e quelli di opposizione, tenendo in considerazione le varie parti sociali, come Sindacati, Associazioni di Categoria, imprenditori, commercianti ed eventuali comitati di cittadini.

Dopo pochi giorni dall’incendio, il Sindaco decide che l’emergenza e la sistemazione al Palasport non possono essere mantenute, ha dato una settimana di tempo, la scadenza è il 18 febbraio, per trovare una sistemazione alternativa a carico dei cittadini colpiti da questa catastrofe.

Gli inquilini del grattacielo hanno avuto il lusso di una intera settimana di tempo per trovare una soluzione. C’è chi si è spostato nella Torre A da amici e parenti, chi ha trovato un alloggio temporaneo e chi ancora non sa dove andare.

Dopo il rimedio provvisorio del Palapalestre, i residenti del condominio rischiano di rimanere senza un alloggio. È stato chiesto per questo più tempo, ma inesorabilmente il 18 gennaio entro le 15 il Palapalestre deve essere liberato.

Per fortuna, no anzi per senso civico, di coscienza viva e di appartenenza ad una comunità, si sono mobilitati i volontari e grazie a Bedin dell’associazione Viale K, affiancati da Cittadini del Mondo si è trovata, in tempi brevissimi ma indispensabili, una nuova soluzione, anch’essa purtroppo destinata ad essere provvisoria. Domenico Bedin ha messo a disposizione i propri spazi per garantire un tetto a circa cinquanta persone: gli uomini sono stati accolti negli ambienti utilizzati dall’associazione Cittadini del Mondo, mentre le donne sono state trasferite in un’altra struttura di viale Po. La Protezione civile ha fornito all’associazione le brandine utilizzate al Palapalestre.

Merita un commento capire chi sono i 200 sfollati per togliere di mezzo i tanti pregiudizi che hanno accompagnato l’immagine del grattacielo: ci sono inquilini che pagano regolarmente l’affitto, lavoratrici e lavoratori con contratti regolari, studenti, persone che non hanno alcuna responsabilità rispetto alle inadempienze che in questi anni hanno riguardato il complesso del grattacielo. Molti svolgono lavori poveri che non permettono di trovare abitazioni alternative, soprattutto se pensiamo quanto sia costoso il mercato ferrarese.

Gli sfollati della torre B sono, per chi conosce la struttura di Viale K, negli spazi sopra il Mantello, 10 persone per camerata, brandine, lenzuola e coperte come detto della protezione civile. Ma con 3 bagni senza doccia nè bidè per 60 persone. Si aggiunge a questo che non sanno dove mangiare. Le scorte alimentari portate dai cittadini sono scatolame, niente possibilità di un pasto caldo. È impensabile che si possa restare in questa situazione per più di pochi giorni.

Data la gravità del problema, in attesa che le istituzioni si muovano senza trincerarsi dietro allo slogan “quello che il comune doveva fare lo ha fatto”, sapendo che per simili evenienze solo l’attivazione dell’amministrazione può dare sollievo a chi da un giorno all’altro si è trovato sfollato, trovare soldi e realizzare concertazioni tra i servizi comunali, ma anche regionali, è nato, per una riduzione del danno, il Comitato Torre B, che cerca di offrire risposte non solo organizzative, seppure indispensabili (pasti, ecc) ma anche di sostegno politico e legale.

Occorre entrare nel merito dei singoli casi: per capire i diversi problemi e dare risposte personalizzate e pertinenti; per capire le cause; per capire quali percorsi anche economici si possano attivare.

Anche di fronte a questa situazione i social rispecchiano diverse anime: “Che se li portino a casa loro” (riferito ai volontari, e posso confermare che lo hanno fatto), “che chiedano a loro i soldi invece che a noi contribuenti” (e posso garantire che è stato fatto). E poi sempre gli osanna al Sindaco che non sbaglia mai.

Certamente la gestione dell’emergenza non deve ricadere esclusivamente sul Comune ma il Comune non può sottrarsi dal prendere in carico i suoi cittadini in un momento di grande difficoltà e non può di fatto scaricare sulle singole persone o sul solo volontariato un’emergenza di grande portata per la città, soprattutto per le responsabilità diffuse che abbiamo cercato di illustrare.

Da domani il Palapalestre torna ad essere nelle disponibilità della collettività per eventi sportivi e allenamenti

Riporto un intervento sentito ad una assemblea «Sono residente e proprietario di un appartamento al Grattacielo – ha spiegato Filippo –. Un investimento dei miei genitori e adesso non abbiamo la più pallida idea di quello che sarà. Una situazione che non può e non deve essere accettata, in particolar modo per i tanti che non hanno alternative».

«Il Comune continua a dire che siamo dei privati e per questo motivo dobbiamo arrangiarci. Il punto è che anche chi ha le possibilità non trova alloggi. Abbiamo bisogno di risposte, di incontri, di sapere quello che sarà. Siamo cittadini di questa città, paghiamo le tasse e viviamo un momento difficile…». Lo dice un cittadino che vota Lega, ma anche in questo caso non ho letto parole di comprensione tra i suoi rappresentanti di lista.

I gruppi di minoranza, consigliere e consiglieri comunali, presidenti dei gruppi consiliari, hanno reagito attraverso i loro strumenti, ad esempio hanno inviato una richiesta formale e urgente al Prefetto di Ferrara e al Sindaco per chiedere la proroga della fase emergenziale e delle misure di accoglienza attualmente in essere e sono previste mozioni e interrogazioni al Sindaco.

Personalmente mi ha però lasciata perplessa il confuso comportamento del Pd che esprime la propria partecipazione alla causa, ma fa un passo indietro quando suggerisce che schierarsi al presidio del 18 gennaio (giorno dello sgombero dal Palapalestre) con il volontariato e gli inquilini del quartiere possa essere foriero di disordini e violenza. Una deduzione che chissà come è nata, ma che porta amarezza per l’atteggiamento molto più che prudente e i preconcetti di cui suo malgrado si fa portatore.

Fin dal primo momento il Pd si è attivato in tutte le sedi istituzionali e politiche per la tutela delle persone sfollate dalla Torre B del Grattacielo – si legge in una nota – Tuttavia, nelle ultime ore sono emersi elementi che non garantiscono più un quadro di piena serenità e sicurezza per le persone ospitate al Palapalestre: non vogliamo che iniziative nate con intenti legittimi possano degenerare in situazioni di tensione”.

Manifestzione pro sfollati - foto di Andrea Firrincielli
Manifestzione pro sfollati – foto di Andrea Firrincielli

In realtà durante quella dimostrazione, animata dalla richiesta pacifica di soluzioni (“Insistiamo nella ricerca di una soluzione per gli sfollati dall’incendio della torre B del grattacielo”) è filato tutto liscio, anche perché già in tarda mattinata l’associazione Viale K aveva comunicato la sua intenzione per niente bellicista o di contrasto alle istituzioni di trovare una soluzione concreta: “Portiamo solidarietà, rispetto e dignità per tutte le persone coinvolte in questa tragedia”.

AL PEGGIO NON C’È FINE

Dalla notte dell’incendio si sono succeduti molti interventi sui giornali da parte delle forze politiche per richiedere nuove e auspicabili prese di posizione dal Comune, eppure pur inneggiando a non perdere la buona occasione di poter essere una città veramente equa e solidale tutti si sono accusati reciprocamente di usare una disgrazia umana a scopi propagandistici e invece di unire le forze si sono schierati per farsi ritorsioni vecchie e nuove.

Un esempio eclatante esce perfino dalle mura cittadine. Titola Il Resto del Carlino del 19 gen 2026: Polemica a distanza Cucchi-Fabbri. “La senatrice critica l’amministrazione per “aver abbandonato persone fragili, polverizzando la loro vita” porterà una “Interrogazione in parlamento”. Il sindaco: “È solo propaganda. Abbiamo dato supporto a chi era in difficoltà, nonostante non fosse nostra responsabilità”.

Nel frattempo, mentre ci si fa la guerra per avere ragione, i problemi non trovano soluzione ma precipitano ulteriormente. Il Comune di Ferrara, città patrimonio del’umanità, ma solo quello fatto di cose, sul suo sito il 22 gennaio comunica: “Grattacielo di Ferrara, dichiarate inagibili tutte le Torri con efficacia immediata.

Sono state firmate oggi dal Sindaco di Ferrara Alan Fabbri, e pubblicate sull’Albo Pretorio, le due ordinanze in merito alla Torre A e alla Torre C del Grattacielo (…), per grave pericolo per la pubblica e privata incolumità, fino al completo ripristino delle condizioni di sicurezza antincendio e impiantistica, come risultante anche dall’ultimo verbale del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco (del 19 gennaio 2026), condotto a seguito di sopralluoghi tecnici (13–15 gennaio 2026).

Questa ultima ordinanza è anche l’ultima elencata nel consiglio di lunedi 26 gennaio commentata come gesto di coraggio e responsabilità doverosa da parte di tutta la maggioranza e spirito di solidarietà per la pesante posizione del loro capofila.

Nello specifico, viene ordinato agli occupanti il divieto immediato di accesso e di permanenza negli appartamenti, nelle cantine e nelle parti comuni, estendendo l’inagibilità non solo alla Torre B, ma a tutte le parti dell’edificio. Viene ordinata inoltre l’esecuzione di tutte le opere di messa in sicurezza del fabbricato entro 30 giorni dalla notifica dell’ordinanza. Saranno staccate tutte le utenze (acqua, luce, gas).

L’ordinanza sarà notificata ai proprietari, ai conduttori e all’amministratore di condominio, che a loro volta dovranno informare immediatamente tutti gli occupanti delle due Torri interessate (…), sono responsabili penalmente, civilmente e patrimonialmente in caso di omissioni. In caso di inottemperanza, si provvederà a denuncia all’Autorità giudiziaria per violazione dell’art. 650 c.p. (Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità).

E così, adesso, siamo a circa 500 persone sfollate. Il Comune non cambia tono, il problema rimane dei diretti interessati, il suo compito è quello di ordinare e di far ubbidire.

Dopo la riesumazione di verbali, dossier, documenti e altre carte sulla annosa situazione del grattacielo si ripropone il ping pong sulle responsabilità e sui doveri disattesi, ma di nuovo su come provvedere alle persone in termini concreti di aiuto rimane il vuoto.

Un futuro macabro che porterà malcontento e disagi non solo ai protagonisti, perchè la loro esistenza di persone, una folla, si colloca nelle complesse dinamiche della città. Ferrara, forse bella da cartolina e selfie della gita di un giorno che non inquadrano però il suo declino in termini di qualità di vita: occupazione, casa, diseguaglianze, povertà, educazione, benessere e salute.

C’è una canzone di Irene Grandi che parla di un amore assoluto.

Bruci la città
E crolli il grattacielo
Bruci la città
O viva nel terrore
Nel giro di due ore
Svanisca tutto quanto
Svanisca tutto il resto (…)

Parafrasando: se questo è l’amore che chi governa prova per la sua città preferisco non essere oggetto della sua passione.

MA LA STORIA CONTINUA

Continua, almeno per ora, la  irresponsabile chiusura del Sindaco di Ferrara verso cittadini considerati di serie B. E continua l’onda di solidarietà e di lotta. Il prossimo appuntamento è proprio oggi, 3 febbraio alle ore 18,00

Cover: Ricovero degli sfollati presso il Palapalestre. Dopo soli 4 giorni i locali verranno sgomberati.

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Giovanna Tonioli

Giovanna Tonioli da molto tempo si occupa di Dipendenze Patologiche nel servizio pubblico. A lungo, come educatrice, ha pensato di fare uno dei mestieri più belli perchè coraggioso, avventuroso, “stupefacente” come le storie delle persone. Il battesimo lo deve a Marco Cavallo e, sull’onda del pensiero della Psichiatria Democratica, le piace abbattere le porte chiuse e lottare contro tutte le forme di stigma; è testimone delle più svariate umanità. Si è laureata in Psicologia clinica, si è specializzata presso l’Istituto di Psicoterapia Espressiva di Bologna ed è socia di Art Therapy italiana. Lavora a Ferrara. L’incontro con l’arte terapia è stata una svolta importante sia personale che professionale – ma Marco Cavallo lo sapeva già – e così come libero professionista svolge l’attività di Psicoterapeuta Espressiva, dove l’arte, la creatività e l’estetica si sposano con la psicoanalisi, le neuroscienze, la mente con il cuore delle persone. Una terra di mezzo, uno spazio transizionale in cui le parole possono incontrarsi con tutte le forme espressive, il rigore con la curiosità e il gioco, la disciplina con l’immaginazione. Giovanna è anche un mezzo (e sottolinea “mezzo”) soprano, una sfocata fotografa, un’artista naif. Vive in provincia di Ferrara, precisamente alla Cuccia, una piccola casa in uno sperduto borgo di campagna, con i suoi cani che nel tempo si avvicendano, ma che, sempre, sono a loro modo grandi maestri di vita.

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