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Vite di carta /
Francesco Costa è il vincitore del 60° Premio Estense.

Francesco Costa è il vincitore del 60° Premio Estense.

Sabato 28 settembre il 60° Premio Estense è stato assegnato a Francesco Costa per il suo libro Frontiera. Perché sarà un nuovo secolo americano, edito da Mondadori. A questo ha portato la serrata discussione tra le due giurie del Premio, quella tecnica dei giornalisti esperti e quella popolare, avvenuta nel primo pomeriggio nel salone d’onore di Palazzo Roverella.

Io c’ero. Seduta, per la prima volta da giurata, all’enorme tavolo allestito per gli oltre cinquanta votanti delle due giurie riunite.

Ho percepito una organizzazione esperta attorno a ognuna delle fasi previste per l’incontro: posto assegnato, cartellina con materiale informativo e schede per la votazione già distribuite, conduzione sicura della discussione da parte del Presidente della Giuria Tecnica Alberto Faustini.

Tutto nuovo per me, come nuovo è stato l’orario pomeridiano dell’incontro, così a ridosso della premiazione al vicino Teatro Comunale per scongiurare – pare – la fuga di notizie sul nome del vincitore.

Mi oriento subito rispetto alle modalità della discussione sui quattro libri finalisti e intervengo per dichiarare e motivare il mio voto, bevo sorsi d’acqua perché ho sete e non mi perdo una parola di ciò che viene detto. Guardo in su e all’intorno.

Il salone d’onore è magnificamente affrescato, e dal suo soffitto ci scrutano tante figure di uomini e donne ritratte nell’atto di affacciarsi a un’elegante balaustra e di guardare in giù verso di noi. Mi è di aiuto il loro sguardo antico di cinque secoli, che rende piccolo e transeunte quello che accade qui oggi. Mentre garantiscono un involucro di bellezza a questa giornata, mi aiutano a stare a distanza dalla emotività.

Vince alla quarta votazione il libro che Francesco Costa ha dedicato all’America di oggi; viene detto in più interventi che l’opera è segno di un giornalismo nuovo, “fresco”, penso che a dare freschezza all’insieme sia la divisione in tanti frammenti testuali che dipingono le forme della americanità oggi, così varie e diverse tra loro, a volte contraddittorie.

Per la prima volta il vincitore, che è vicedirettore del giornale on-line Il Post, non è un giornalista della carta stampata. Il premio Estense ha dunque sessant’anni ma non li dimostra, se in una edizione come questa sa mettere in risalto qualità e innovazione nella professione giornalistica.

È passata per la bocca di tutti i giurati la premessa su quanto sia stato difficile scegliere un’opera rispetto alle altre finaliste, per la loro grande qualità. Di intervento in intervento si sono arricchiti  i criteri di valutazione e i motivi per apprezzare ciascuna di loro nella sua peculiarità.

Lo stesso ribadisce Cesara Buonamici nell’introdurre la cerimonia della premiazione in Teatro: è stato arduo il compito della Giuria Tecnica che nello scorso mese di maggio ha individuato i quattro libri finalisti tra un numero record di settantadue partecipanti e oggi ancor più ardua la scelta delle due giurie. Ora siamo qui a decretare il vincitore di questo importante Premio, “un premio giornalistico tout court, libero”.

A mia volta mi trovo qui a vedere restituita in spettacolo di gala la discussione di poco fa: il teatro, bellissimo, si è riempito in pochi minuti, siamo o non siamo sulla ribalta nazionale?!? Dal palco che mi è stato assegnato ora sono io in alto a guardare giù, spettatrice di un evento perfettamente strutturato, che è a metà tra una performance artistica e una diretta tv.

Cesara Buonamici presenta Nello Scavo
Cesara Buonamici presenta Luca Fregona

Ci sono i protagonisti sul palco, con la loro fisicità, mentre alle loro spalle girano i filmati sul loro libro. Parlano e sembrano piccoli rispetto alla loro immagine proiettata, finisce che scatto alcune foto a quella se voglio cogliere anche la mimica del volto.

Quando compare l’immagine gigante di Franco Di Mare, scomparso nel mese di maggio, il suo ricordo riempie tutto lo spazio e non serve più fotografare.

Francesco Costa, Luca Fregona, Nello Scavo e Barbara Stefanelli si siedono a turno vicino alla conduttrice e spiegano il senso del loro libro, prima che ci sia la proclamazione del vincitore, riconducendo ai principi della deontologia giornalistica il senso profondo di ciò che hanno osservato e restituito ai lettori.

Francesco Costa ha parlato di onestà, Antonio Caprarica ha invocato il principio del rispetto che si deve ai fatti e al pubblico, sul controllo e sulla veridicità delle fonti si sono espressi prima Paolo Garimberti  e a seguire ognuno dei finalisti durante la ricostruzione del proprio lavoro.

Alessandra Sardoni motiva la candidatura di Barbara Stefanelli
Cesara Buonamici intervista Antonio Caprarica, a cui è andato il Riconoscimento Granzotto

Una indagine rigorosa dal respiro internazionale e un lavoro di scrittura, e che scrittura. Io che sono qui per i libri e mi trovo in mezzo a tutto questo per ragionare di loro, ho avuto una buona porzione di pane per i miei denti.

Nota bibliografica:

  • Francesco Costa, Frontiera, Mondadori, 2024
  • Luca Fregona, Laggiù dove si muore, Athesia Verlag, 2023
  • Nello Scavo, Le mani sulla Guardia Costiera, Chiarelettere, 2023
  • Barbara Stefanelli, Love harder, Solferino, 2023

Cover: consegna dell’Aquila d’oro a Francesco Costa

Le foto nel testo e di copertina sono dell’autrice

Per leggere gli altri articoli di Vite di carta la rubrica quindicinale di Roberta Barbieri clicca sul nome della rubrica o il nome dell’autrice

“La visione delle donne per trasformare Ferrara in una città delle pari opportunità”
incontro pubblico Giovedì 3 ottobre alle ore 17

“La visione delle donne per trasformare Ferrara in una città delle pari opportunità”
incontro pubblico: Giovedì 3 ottobre alle ore 17

“Ferrara, le donne e la città” – Progetto di trasformazione urbana di Ferrara dal punto di vista delle donne.

Bozza di Lavoro

Visione 

C’è bisogno di un pensiero alternativo e inedito sulla città e gli spazi.“ Si fa urgente una domanda di pensiero e di visioni nuove che mettano al centro le relazioni umane, i nessi tra le cose, il senso, l’immateriale, le connessioni tra saperi e discipline, gli ecosistemi, le reti, la biologia, i sensi” ( Elena Granata).

L’emergenza climatica e la crisi ecologica e sociale in atto ci richiedono di reimmaginare le città. II modello attuale, basato sui valori immobiliari e sulle strutture produttive del secolo scorso, mostra limiti invalicabili. Per cambiare modello è indispensabile creare le condizioni per un’alternativa di giustizia sociale ed ecologica intrecciando il contrasto alla  crisi climatica con l’equità e la lotta alle diseguaglianze.

Se l’urgenza, per una città più vivibile, è quella di ridurre ed eliminare le emissioni di gas serra, sappiamo che ciò sarà possibile solo tramite un processo sistemico che modifichi grandemente il nostro modo di produrre, consumare, abitare, instaurare relazioni sociali. Per farlo dobbiamo ripensare i sistemi nel loro insieme, abbandonando la visione del mondo solo economica liberista che governa le aree urbane  per passare a una visione ecologica, in grado di collegare le complesse dinamiche della vita quotidiana con la tutela dei beni comuni ( aria, acqua, suolo) e la garanzia dei servizi ai cittadini ( educazione, sanità, trasporti).

Lo sguardo delle donne sulla città può dare un grande contributo a cambiare il pensiero sulla città stessa e immaginare  nuovi modi di vivere insieme.

Le donne infatti vivono ancora la città con una serie di barriere fisiche, sociali, economiche e simboliche che modellano la loro vita quotidiana: partendo da queste esperienze, elaborando una riflessione sulla città a misura di donna, si può ripensare la città nei suoi spazi e nelle dinamiche sociali affinchè diventino accoglienti e vivibili per tutte e tutti, ritessendo legami sociali e innescando la transizione ecologica. “La città che va bene alle donne è una città che va bene per tutti” (Dalia Bighinati)  “Le donne possono dare un contributo determinante a immaginare un nuovo modello di convivenza urbana, con la forza delle loro idee, con i loro bisogni e desideri, mettendo a nudo quello che non funziona e che potrebbe cambiare, rivelando le asimmetrie nella ripartizione del potere  e delle responsabilità” ( Elena Granata).

Come ripensare la città in senso femminista ( da un articolo di Federica Meta in The good in town): Non si tratta però di rimpiazzare i cittadini medi maschi con donne che hanno più o meno gli stessi privilegi: si tratta di capire chi sia stato escluso dal processo di costruzione e sviluppo delle città. Di interrogarsi su chi sia la persona che gli amministratori si immaginano vivere quegli spazi. “Oltre che al genere, bisogna guardare anche a tutti gli altri sistemi di oppressione, come il razzismo e l’abilismo, ascoltando per esempio le voci e le esperienze di donne immigrate, donne con disabilità, madri single o senzatetto”, puntualizza Kern nel libro “La città femminista. La lotta per lo spazio in un mondo disegnato da uomini”. La città femminista è quella in cui le barriere, fisiche e sociali, vengono smantellate e tutti i corpi sono accolti e ospitati allo stesso modo. Una città che mette al centro l’assistenza, non perché questa debba rimanere un lavoro esclusivamente da donne, ma perché la città ha il potenziale per ripartirla in modo più uniforme. “La città femminista deve prendere spunto dagli strumenti creativi che le donne hanno sempre utilizzato per sostenersi a vicenda e trovare modalità per ricreare quel supporto all’interno del tessuto urbano stesso”, avverte Kern.

“L’urbanistica femminista intende facilitare quei compiti che sono stati tradizionalmente assegnati alle donne, ovvero quelli legati alla riproduzione della vita e all’assistenza, e che nel tempo non sono stati tenuti in considerazione dalle politiche pubbliche perché slegati dall’ambito della produzione, ovvero prendersi cura di bambini e anziani, accudire la famiglia e assistere persone in condizione di vulnerabilità. Il femminismo applicato all’urbanistica mira a non perpetuare i ruoli assegnati, perché quei ruoli, così come le disuguaglianze che da essi derivano, sono stati costruiti ed è necessario realizzare azioni concrete per ottenere la parità di genere, azioni che interessino anche la pianificazione urbana. Le differenze di genere non devono implicare disuguaglianze nel diritto a vivere la città.” (Zaida Muxi Martinez)

Negli ultimi anni sempre più città hanno iniziato a ripensare l’urbanistica in senso femminista, creando spazi pubblici e infrastrutture che tengano in considerazione le esigenze e le prospettive delle donne e del genere: mettendo al centro le persone, a partire dalle donne, l’urbanistica femminista, prima di tutto elimina ciò che crea ostacoli  nella fruizione degli spazi, ma anche disuguaglianze nel lavoro e nelle attività di cura. Quindi si adopera per mettere a disposizione luoghi aperti agli stili di vita e alle legittime aspirazioni della popolazione femminile, nelle sue diverse componenti. 

A Vienna, a Lisbona, ad Amsterdam, a Bilbao e molte altre città sono stati così realizzati interventi che soddisfacendo i bisogni e i diritti delle donne hanno contribuito grandemente a contrastare l’emergenza climatica attivando percorsi di transizione ecologica: sono stati realizzati interventi di potenziamento del trasporto pubblico, sono state aumentate le isole pedonali, le zone a traffico limitato e le piste ciclabili, allargati i marciapiedi, aumentate le panchine e i bagni pubblici, incrementato il verde di parchi e giardini, implementati i luoghi di aggregazione e incontro in spazi pubblici, sono stati ripensati i tempi della città e riorganizzati i servizi pubblici. Tutti Interventi diversificati che, partendo dalle esigenze concrete delle donne, hanno prodotto una migliore inclusione sociale e un  miglioramento della qualità dell’ambiente e della vita per tutti.  

Gruppo di lavoro 

Il Gruppo di lavoro, che si è costituito alcuni mesi fa a Ferrara e che si è dato il nome “Ferrara, le donne e la città”, intende seguire l’esperienza di altre comunità che già hanno avviato con successo un processo di trasformazione, secondo l’ottica dell’urbanistica femminista, non solo fisico, ma anche mentale, del modo di vivere la città.

Si è costituito all’interno del Forum Ferrara Partecipata e in occasione delle recenti elezioni amministrative ha sottoposto all’attenzione dei cittadini e dei politici la necessità di confrontarsi su una visione di città futura che ponga al centro lo sguardo delle donne per un nuovo modello di convivenza e di progettazione urbana.  Vedi l’incontro pubblico che abbiamo organizzato l’8/5/24  “Cambiare la città per cambiare il mondo. Le donne al centro della pianificazione urbana per nuovi modelli di convivenza” con l’urbanista Elena Granata.

Intende  allargarsi a chiunque condivida il progetto e voglia farsi parte attiva. Già ora sono entrate a far parte del gruppo rappresentanti di associazioni di donne che già hanno esperienze e contatti sul territorio ( FareDiritti ) e  docenti universitarie con competenza in materia. 

Abbiamo delineato un programma di lavoro che veda prima di tutto l’individuazione di un obiettivo e di conseguenza il metodo e le azioni/strumenti per raggiungerlo. Proviamo di seguito a sintetizzarlo:

Obiettivo

L’obiettivo, che speriamo di raggiungere fra circa un anno, è quello di presentare all’amministrazione locale e ai media un documento con le richieste di modifiche della città, sulla base dell’analisi critica delle stesse donne.

Metodo

Il metodo che ci proponiamo di seguire è quello del confronto e della partecipazione. Confronto di idee, esperienze, approfondimenti tra gruppi di donne il più possibile eterogenee partendo dall’analisi dell’attuale, “quello che manca oggi”. 

Confronti tra diverse esperienze e conoscenze che inneschino un processo di crescita ed “empowerment” già strada facendo. 

Azioni / strumenti

Con quali azioni/strumenti intendiamo farci conoscere e di conseguenza conoscere i limiti, gli ostacoli nel vivere la città che le donne affrontano quotidianamente a Ferrara e le soluzioni che le stesse vorrebbero proporre? Elenchiamo in modo schematico:

Incontri con le donne della città, formali e informali, nei centri di aggregazione, nei giardini pubblici, nelle biblioteche di quartiere, nei centri anziani, davanti alle scuole, in occasione di eventi pubblici di vario tipo… per  lo scambio di conoscenze ed esperienze che ci riproponiamo.

Passeggiate lungo la città, individuando i punti critici che rendono le nostre azioni quotidiane difficili e frustranti. Queste passeggiate nel contempo costituiscono momenti di incontro/confronto con le altre donne: c’è uno scambio di impressioni e di consapevolezza che le difficoltà del vivere quotidiano non sono un loro limite, ma la conseguenza di privazioni dei loro diritti.

Interviste alle donne residenti, con poche domande mirate per raccogliere dati, informazioni, necessità, vissuti e proposte di soluzione ai bisogni soggettivi.

Incontri pubblici di approfondimento con esperte: architette, urbaniste, sociologhe, giuriste, attiviste di movimenti e associazioni di città che stanno lavorando su queste tematiche. 

Lavoro di ricerca di testi, testimonianze, di esperienze in altri contesti.

Spettacoli, video

Forum Ferrara Partecipata

Le voci da dentro /
“Io e la scuola”: altri temi dal libro di Dino Tebaldi

“Io e la scuola”: altri temi dal libro di Dino Tebaldi

Pubblichiamo altri componimenti della classe di scuola carceraria in cui ha insegnato il maestro Dino Tebaldi. Questa volta la proposta di lavoro aveva per titolo “Io e la scuola”. Mi piace ripetere che Dino, da bravo maestro preciso ed impegnato, ha scelto di pubblicare due versioni di quei temi: la prima cosi come scritta dall’autore (errori ortografici compresi), la seconda corretta da lui. Di seguito potete leggere le versioni corrette dei temi di quattro suoi alunni.
(Mauro Presini)

Io e la scuola

di E.S.

Prima di cominciare a scrivere vorrei ringraziare il maestro, per la sua

gentilezza nei nostri confronti, e nei confronti dei miei compagni.

Io vado a scuola per imparare la lingua italiana, gli usi ed i costumi di

questo meraviglioso paese.

Anzi, a me piace la scuola, perché è l’unica cosa che mi fa divertire.

 

Io e la scuola

di A.J.M.M.

Gli uomini nascono nudi, nel vero senso della parola, ed è l’ambiente d’attorno che modella pian piano il comportamento futuro di ognuno.

È la casa, la nostra prima scuola: il luogo dove si fondano i principi basilari che regolano – per tutti – la vita, cioè il nostro comportamento sociale.

La scuola è il luogo sacro, per chi ama le conoscenze. Però questa definizione potrebbe essere incompleta.

Bisognerebbe aggiungere che la scuola è un insieme di conoscenze e di elementi che formano la persona.

I quali, ben dosati nella quantità, stabiliscono l’equilibrio morale, etico ed intellettuale.

Ora che la mia vita sta tanto in basso, vedo chiaramente e con soddisfazione l’immenso valore e significato che ha la scuola, per le persone che desiderano imparare.

Oggi frequento la scuola in circostanze differenti da ieri: allora – nei tempi lontani di scolaro – vedevo nel professore l’ora del castigatore, al quale piaceva punire con brutti voti i suoi alunni; adesso posso dire con sicurezza che la scuola ha avuto un grande cambiamento: tanto nel metodo di insegnare, quanto nella qualità umana del maestro.

Trovo in lui la buona volontà e la predisposizione docente, ed anche il carattere sincero dell’amico.

È la scuola che forma le persone sagge; ed è la forza intellettuale che

fa grandi i popoli.

Per me, oggi, frequentare la scuola è come andare incontro alla libertà.

La scuola forma uomini nuovi e bravi.

La scuola fa ricchi i cuori degli uomini.

 

Io e la scuola…Perché?

di M.A.G.

Andare a scuola è doveroso, perciò – in questo mondo – per vivere indipendenti da tutti, tutti dobbiamo andare a scuola.

Ho detto: “Dobbiamo andare a scuola…” perché c’è sempre da imparare.

Non viviamo come l’erba; dobbiamo sapere cosa succede nel mondo:

L’attualità, lo sport, le notizie, ecc.

Se non sappiamo leggere, scrivere, o non sappiamo svolgere un problema di matematica, ecc.; noi dipendiamo da qualcuno. È per questo motivo che abbiamo bisogno di scuola per imparare bene, parlare bene, e fare amicizia.

Secondo me: mangiare, dormire, bere sono azioni necessarie alla esistenza

di ciascuno; studiare, andare a scuola, è da farsi alla stessa maniera; anzi è più che necessario.

Un esempio: imparo qualcosa se vado a scuola. Se no, perdo tempo

a giocare, a cercare divertimenti, a girare come uno che non prega mai.

Il mio pensiero è questo.

 

Io e la scuola

di M.A.B.K.

“Per non restare in cella a pensare costantemente a mia moglie ed alla mia bambina, o chissà a quali altre cose, ho deciso di frequentare la scuola. È l’occasione per imparare la lingua italiana, con il nostro maestro che dà la mano a tutti gli scolari, e dice “BRAVO” a tutti”.

 

Cover: Carcere di Ferrara, un’aula dell’area pedagogica nel carcere di Ferrara.

Per leggere le altre uscite di Le Voci da Dentro clicca sul nome della rubrica. Per leggere invece tutti gli articoli di Mauro Presini su Periscopio, clicca sul nome dell’autore

L’ordine Bektashi e la mistica sufi

L’ordine Bektashi e la mistica sufi

Il primo ministro dell’Albania, Edi Rama, sta lavorando alla creazione di un piccolissimo stato autonomo a Tirana, la capitale del paese, grande quanto un quarto di Città del Vaticano: si dovrebbe chiamare ‘Stato Sovrano dell’Ordine Bektashi’.[Vedi Qui].

Sono opportune alcune considerazioni e approfondimenti  a seguito della notizia pubblicata sul New York Times del 22/09/2024 dell’ imminente creazione di un microstato sovrano all’interno della capitale albanese, ispirato all’ordine sufi sciita Bektashi, con l’obiettivo di promuovere una versione tollerante dell’Islam.

Innanzitutto la diffusione di una versione dell’Islam basata “sui principi di pace, amore e rispetto reciproco”, per usare le parole del leader dell’ordine Bektashi, Haji Dede Baba, restituisce voce e garantisce protezione ai milioni musulmani che non si riconoscono nell’integralismo islamico, sia nella dottrina, sia nella pratica religiosa. L’esigenza di fondare un piccolo stato sovrano è giustificata dalle persecuzioni da sempre subite dai fedeli del sufismo, che controbilancia le perplessità delle cosiddette democrazie occidentali nei confronti degli stati di impronta religiosa, se non addirittura teocratica (pur accettando però lo stato Vaticano ).
L’ordine Bektashi (che trae il nome dal santo islamico Haji Bektash Veli), è stato fondato nel XV secolo, diffondendosi nei Balcani e specialmente in Albania. L’aspetto più interessante dell’ordine è l’apertura ad altre tradizioni religiose e culturali, promuovendo i valori della coesistenza pacifica tra diverse fedi e culture.

Vale la pena approfondire alcuni aspetti della mistica Sufi, di origini precedenti alla costituzione dell’ordine, attestata da documenti che risalgono all’ottavo secolo.
Il sufismo  nella raffinatezza dei contenuti e nella profondità spirituale non ha niente da invidiare alla mistica cristiana, con cui al contrario si possono stabilire numerosi parallelismi. Il poeta persiano Jalal al-Din Rumi  (1207-1273), studioso dell’Islam, è tuttora considerato uno dei più importanti esponenti non solo della mistica sufi, ma di tutta la letterarura mistica. La sua opera principale, il “Masnavi i ma’navi” ( in sei volumi  tradotti in inglese alla fine del XIX secolo) attesta la profondità della sua ispirazione universalista e pacifista:

“Che cosa si deve fare, o musulmani? Perché io stesso non mi conosco. Non sono cristiano, non sono ebreo, non sono musulmano. Non sono dell’Oriente, non dell’Occidente, non vengo dalla terra, no vengo dal mare.[…]il mio luogo è ciò che non ha luogo, la mia traccia è ciòche non ha traccia; non è corpo né anima, perché io appartengo alla’anima dell’amato. Ho abolito la duplicità, ho visto che i due mondi sono uno solo. Uno cerco, uno conosco, uno contemplo, uno invoco. Lui è il primo, lui è l’ultimo, lui è il più esterno, lui è il più interno.[…]. Sono inebriato dal calice dell’amore, i mondi sono scomparsi alla mia vista ; non ho altra occupazione che il banchetto dello spirito e una bevuta selvaggia. Se una volta nella mia vita ho trascorso un attimo senza di te, voglio pentirmi per il resto della mia vita a causa di quel tempo e di quell’ora. Se una volta in questo mondo avrò un attimo con te, calpesterò entrambi i mondi e ballerò nel trionfo, in eterno.”.

Il percorso delineato dal mistico Farid-ud Din Attar or Attar, nato nel 1120 circa, contenuto nel “Verbo degli Uccelli” descrive un itinerario spirituale a tappe, composto da sette valli che corrispondono a sette stadi di unione con il trascendente: 1º la valle della Ricerca, 2º la valle dell’Amore, 3º la valle della Conoscenza , 4º la valle del Distacco, 5º valle della pura Unità, 6º la valle dello Sbigottimento, 7º la valle del Dissolvimento e dell’Annientamento.

Immagine tratta da un racconto del maestro sufi Farid-ud Din Attar or Attar

Inevitabile il confronto con il “Castello interiore” di Teresa d’Avila che al posto delle valli, pone sette stanze ( o morade) , nell’ultima della quale risiede Dio.

Riporto un breve passo che descrive il terzo stadio dell’itinerario mistico sufi:

“Quando sull’altura di questo cammino rifulgerà il sole della conoscenza che non si può descrivere adeguatamente….allora si farà manifesta l’essenza segreta delle cose e l’infocata fornace del mondo diventerà un giardino fiorito. Il viandante vedrà la mandorla sotto la sua pellicola (ossia Dio nelle creature). Non vedrà più se stesso, non vedrà nient’altro se non il suo amico solamente; in tutto quello che vedrà, guarderà il suo volto; in ogni atomo vedrà la sfera del tutto; contemplerà, sotto il velo, innumerevoli segreti, che splendono come il sole…”.

La fratellanza universale deriva dalla conoscenza della presenza  dell’Uno (o Assoluto) in tutte le cose, e ovviamente in tutte le creature, approdo gnostico di tutte le mistiche, da quella ebraica a quella cristiana, da quella indiana a quella cinese.
Non c’è da stupirsi che il superamento di ogni particolarismo culturale abbia attirato in tutti i tempi e in tutte le culture persecuzioni e condanne dei mistici da parte di chi vuole la guerra e la distruzione. Da qui la creazione di un piccolo stato sovrano di ispirazione sufi si presenta come un’iniziativa politica e culturale da sostenere  per i valori di tolleranza che custodisce.

In copertina: Bektashismo – Stampa XVI secolo 

Per certi versi / A volte

A volte 

A volte
È perfetto
Fare
Come se
Non si esistesse
In mezzo
A gente
Mai scalfita
In anni
Sfiorati
Genti
Vicine
Ma
Straniere
Diventare
Come lune
Nuove
Lune
Nere
Ogni domenica Periscopio ospita Per certi versi, angolo di poesia che presenta le liriche di Roberto Dall’Olio.
Per leggere tutte le altre poesie dell’autore, clicca [Qui]

Presto di mattina /
Dare all’inaudito la forma bella della parola

Presto di mattina. Dare all’inaudito la forma bella della parola

Una spina nel cuore

La letteratura, e con essa la poesia, è un mondo aperto: è tutta una pupilla sull’aperto; è pure un movimento nel profondo: va seminando parole primigenie nell’attesa che portino frutto a suo tempo e in ogni tempo: parole per tutte le stagioni della vita, per ricreare nel vivere le immagini del vissuto, per far affiorarne e maturare il senso attraverso significati d’altri.

La letteratura, direbbe Bachelard, «è una forza di sintesi che tiene insieme gli esseri» e con la parola, che è il suo respiro, li fa eguali: cercatori di come la vita nell’intimo mai c’immaginiamo essere.

È voce a ciò che è inaudito e inascoltato. La letteratura è fioritura del silenzio, perché essa dà all’indicibile e al non detto la forma bella della parola. Il luogo della parola è la soglia e la frontiera.

Lo sconfinamento della parola è allora vitale e generativo del continuo sconfinamento della letteratura nel tempo. Per entrambe, questo confinamento è viaggio di viandanti sotto lo sguardo di Abramo e di Ulisse. Questo comporta un vivere sempre oltre nel trascendimento dell’umano e del proprio ambiente e nella trascendenza sconfinata del suo spirito.

Scrive papa Francesco: «Le parole degli scrittori mi hanno aiutato a capire me stesso, il mondo, il mio popolo; ma anche ad approfondire il cuore umano, la mia personale vita di fede, e perfino il mio compito pastorale, anche ora in questo ministero. Dunque, la parola letteraria è come una spina nel cuore che muove alla contemplazione e ti mette in cammino.

La poesia è aperta, ti butta da un’altra parte. A partire da questa esperienza personale, oggi vorrei condividere con voi alcune considerazioni sull’importanza del vostro servizio». (Papa Francesco, al Convegno promosso da La Civiltà Cattolica con la Georgetown University sul tema L’estetica globale dell’immaginazione cattolica, 27 maggio 2023).

Cambio di passo

Si comprende allora perché, dopo appena un anno, sia tornato con una lettera a proporre «un cambio di passo» nella formazione non solo dei presbiteri, ma di coloro che hanno un ministero nella chiesa per rimarcare la grande attenzione che, nel contesto della formazione si deve prestare alla letteratura, poiché «l’attenzione alla letteratura non trova al momento un’adeguata collocazione nella formazione» (Sul ruolo della letteratura nella formazione, 7 luglio 2024).

Come la letteratura anche la formazione è apertura sul mondo, anzi esercizio e pratica di sconfinamento infinito, luogo per far esperienza del già e non ancora della vita.

«La letteratura aiuta il lettore ad infrangere gli idoli dei linguaggi autoreferenziali, falsamente autosufficienti, staticamente convenzionali, che a volte rischiano di inquinare anche il nostro discorso ecclesiale, imprigionando la libertà della Parola.

Quella letteraria è una parola che mette in moto il linguaggio, lo libera e lo purifica: lo apre, infine, alle proprie ulteriori possibilità espressive ed esplorative, lo rende ospitale per la Parola che prende casa nella parola umana, non quando essa si auto comprende come sapere già pieno, definitivo e compiuto, ma quando essa si fa vigilia di ascolto e attesa di Colui che viene per fare nuove tutte le cose (cfr. Ap 21, 5)» (ivi, n. 42).

 Non solo spina nel cuore, ma viatico: pane in via

Viatico, pane per il viandante è la letteratura. Papa Francesco aveva già ricordato al convegno sull’estetica nel 2023 che l’arte «è una sfida al nostro immaginario, rimedio all’uniformità», ricordando che «il vangelo stesso da considerarsi una sfida artistica, con una carica “rivoluzionaria” e va trasmesso e testimoniato anche con “un linguaggio creativo” e non rigido, capace di veicolare messaggi e visioni potenti».

Ora in questa lettera Francesco riporta il pensiero di un padre della Chiesa del IV secolo Basilio di Cesarea che aveva compiuto la sua formazione classica ad Atene insieme all’amico Gregorio Nazianzeno. Scrivendo ai giovani egli «esaltava la preziosità della letteratura classica – prodotta dagli éxothen (“quelli di fuori”), come lui chiamava gli autori pagani – sia per l’argomentare, cioè per i lógoi (“discorsi”) da usare nella teologia e nell’esegesi, sia per la stessa testimonianza nella vita, ossia per le práxeis (“gli atti, i comportamenti”) da tenere in considerazione nell’ascetica e nella morale.

E concludeva spingendo i giovani cristiani a considerare i classici un ephódion (“viatico”) per la loro istruzione e formazione, ricavandone “profitto per l’anima” (IV, 8-9). Ed è proprio da quell’incontro dell’evento cristiano con la cultura dell’epoca che è venuta fuori un’originale rielaborazione dell’annuncio evangelico» (ivi, n. 11).

Genziana: parola primaticcia per dire l’inedito e l’inaudito

Anche il viandante dal pendio della cresta del monte
non porta a valle una manciata di terra,
terra a tutti indicibile, ma porta una parola conquistata,
pura, la gialla e azzurrina genziana.
Siamo forse qui per dire solo: casa
ponte, fontana, porta, mandorlo,
brocca, finestra,
o, al più, colonna, torre… oppure per dire, intendilo,
sì per dire come le cose nell’intimo
mai s’immaginarono d’essere…
… così
che ogni cosa s’incanta?
(Rainer Maria Rilke, Elegie Duinesi, Torino, Einaudi, 1978, 55)

L’inaudito si cela nella piccolezza. C’è una specie di genziana “minore che è detta “crociata” (Gentiana cruciata), perché è bucata in diversi punti a forma di croce e la cui radice è bianca, lunga e molto amara al gusto.

È la meno ammirata dalla gente perché è meno bella delle altre sue sorelle, soprattutto della genziana della neve (nivalis) dal blu intenso che, rispecchiando quello del cielo, sembra una sua incarnazione sulla terra. E tuttavia essa è pianta importantissima dal punto di vista simbolico, tanto da essere inclusa tra quelle piante che simboleggiano il Cristo doloroso e la sua croce (Cf. A. Catabiani, Florario, A. Mondadori, Milano 1997, 564-565).

Rilke ci ha offerto l’immagine di quella “gialla e blu” per dire la parola primigenia, “conquistata” a caro prezzo dal viandante che discende dal monte; quella che è anche “pura”, perché donata per amore, la sola che trasfigura riempiendo di stupore e di senso nuovo l’esistenza.

Il suo nome etimologicamente è fatto risalire a gens, ma da cui deriva anche gentilis, le genti, i popoli. Così la genziana indica ad un tempo un duplice itinerario: quello della letteratura e quello del vangelo alle genti; vie rivolte e convergenti verso un comune orizzonte, un’unica meta: «Servire l’uomo. L’uomo, diciamo, in ogni sua condizione, in ogni sua infermità, in ogni sua necessità». Sono queste le parole pronunciate alla chiusura del concilio da Paolo VI.

“Un’itineranza”, pure, per incontrare e soccorrere l’uomo, tanto che dirà ancora il papa: «l’uomo vivo, l’uomo tutto occupato di sé, l’uomo che si fa soltanto centro d’ogni interesse, ma osa dirsi principio e ragione d’ogni realtà. Tutto l’uomo fenomenico, cioè rivestito degli abiti delle sue innumerevoli apparenze, l’uomo tragico dei suoi propri drammi, l’uomo superuomo di ieri e di oggi e perciò sempre fragile e falso, egoista e feroce;

poi l’uomo infelice di sé, che ride e che piange; l’uomo versatile pronto a recitare qualsiasi parte, e l’uomo rigido cultore della sola realtà scientifica, e l’uomo com’è, che pensa, che ama, che lavora, che sempre attende qualcosa il «filius accrescens» (Gen. 49, 22); e l’uomo sacro per l’innocenza della sua infanzia, per il mistero della sua povertà, per la pietà del suo dolore; l’uomo individualista e l’uomo sociale; l’uomo «laudator temporis acti» e l’uomo sognatore dell’avvenire; l’uomo peccatore e l’uomo santo; e così via».

La parola è piena di nostalgia di fronte all’ineffabile: invoca l’altra Parola

Richiamandosi al teologo Karl Rahner papa Francesco nella sua lettera sulla formazione ne riporta alcuni pensieri: «Le parole del poeta, sono “piene di nostalgia”, sono “porte che si aprono sull’infinito, porte che si spalancano sull’immensità. Esse evocano l’ineffabile, tendono verso l’ineffabile”. Questa parola poetica “si affaccia sull’infinito, ma non può darci questo infinito, né può portare o nascondere in sé colui che è l’Infinito”.

Questo è proprio della Parola di Dio, infatti, e –prosegue Rahner– “la parola poetica invoca dunque la parola di Dio”. Per i cristiani la Parola è Dio e tutte le parole umane recano traccia di una intrinseca nostalgia di Dio, tendendo verso quella Parola. Si può dire che la parola veramente poetica partecipa analogicamente della Parola di Dio, come ce la presenta in maniera dirompente la Lettera agli Ebrei (cfr. Eb 4, 12-13)». (n. 24).

Parole primigenie

Ho ripreso in mano il testo di K. Rahner letto tempo fa e ho pensato che meritasse un approfondimento l’espressione da lui usata di “parole primigenie”: «Sono quelle parole a cui si addice un infinito sconfinamento, parole dalle quali, in un certo modo, dipende anche la nostra salvezza»;

parola primigenia «non indica solo qualcosa, ma ne manifesta la presenza», in essa si riflette la nostra umanità «nella sua indivisibile unità di finito e infinito, trascendenza e immanenza corpo e spirito… le parole primigenie appartengono a tutto il linguaggio dell’umanità… sacramento della realtà» (La fede in mezzo al mondo, Paoline, Alba 1963, 139; 140; 146).

Quelle primigenie sono parole che fanno la differenza, lasciano traccia, sono pupille sull’aperto e così si percepisce la loro diversità: «Ci sono parole che separano e parole che uniscono, parole che si possono produrre artificialmente e coniare arbitrariamente e parole che esistono da sempre o che, quasi per miracolo, rinascono continuamente.

Parole che, scomponendo il tutto, riescono a chiarire il particolare e parole che, quasi evocandolo, mettono davanti agli occhi di chi ascolta ciò che vanno esprimendo. Parole che illuminano un piccolo particolare, facendo emergere solo una determinata zona della realtà, e parole invece che ci rendono sapienti, facendo brillare il tutto nella sua unità.

Ci sono parole che limitano e isolano, ma ce ne sono altre che attraverso una sola cosa lasciano trasparire la infinita gamma della realtà, simili a conchiglie dentro le quali risuona il vasto mare dell’infinità. Sono esse che ci illuminano e non noi ad illuminarle.

Certe parole sono chiare, perché sono senza mistero e superficiali. Esse bastano alla mente. È grazie ad esse che noi possiamo afferrare le cose. Altre parole possono invece apparire oscure, perché evocano il mistero luminosissimo delle cose. Esse sgorgano direttamente dal cuore e risuonano in inni, dischiudono le porte a grandi imprese e sono decisive per l’eternità.

Parole come queste, che nascono dal cuore, si impadroniscono del nostro essere; evocando, esse uniscono, parole glorificanti e offerte in dono, che io amerei chiamare parole primigenie, mentre le altre si potrebbero chiamare parole fabbricate, tecniche, insomma parole utilitarie (ivi, 134).

Nelle parole primigenie vivono insieme lo spirito e la carne, il pensiero e il suo simbolo, il concetto e la parola, la cosa e l’immagine nella loro unità originaria e mattinale, il che non significa che siano semplicemente identiche. “O stella e fiore, spirito e veste, amore, pena, tempo ed eternità” canta Brentano. Che significa ciò? Si può mai dire cosa significhi? È forse il linguaggio delle parole primigenie, che si devono capire senza bisogno di chiarificarle con parole più comprensibili e più correnti?» (ivi, 138).

Alla prova dei fatti

Interro alcuni semi
Nella mattina piena di sole
Prima del viaggio

Sono le parole primigenie di un haiku di Santōka Taneda (Shōichi Taneda), un autore giapponese e poeta haiku (1882-1943). L’inizio di un nuovo cammino pastorale necessità sempre di parole primigenie e ne attendo il germogliare e chissà!

Così pure in un incontro, due settimane fa, una persona mi ha posto questo quesito: “che cos’è una comunità soccorrevole?” Un’altra parola primigenia? Questa domanda sta ancora ruminando in me in attesa di confrontarmi con gli altri nei prossimi incontri.

Nell’attesa ho trovando inaspettatamente “mani soccorrevoli” a darmi conferma della sua primogenitura: una poesia di Giuseppe Ungaretti, Per sempre (Roma, il 24 Maggio 1959).

Intenti soccorrevoli

Scrive Leone Piccioni, nell’introduzione che in questa lirica di Ungaretti declina il suo coinvolgimento e partecipazione all’esistenza: un «buttarsi dentro nelle cose, con entusiasmo, con amore, con coraggio; pronto sempre a soffrire, a pagar di persona.

Per i suoi ottant’anni, lo disse pubblicamente: “Non so che poeta io sia stato in tutti questi anni. Ma so di essere stato un uomo: perché ho molto amato, ho molto sofferto, ho anche errato cercando poi di riparare al mio errore, come potevo, e non ho odiato mai. Proprio quello che un uomo deve fare: amare molto, anche errare, molto soffrire, e non odiare mai”.

L’immagine di una umanità sofferente, da avvicinare con intenti soccorrevoli che gli si fa subito chiara nella mente, da casa sua, dalla «Baracca», dalla grande umanità (e pietà, e insieme scaltra conoscenza del mondo) di [Enrico] Pea, si rinsalda subito in Ungaretti con l’esperienza immediata della guerra e della trincea, e non l’abbandonerà più» (Vita d’uomo. Tutte le poesie, Mondadori, Milano 1996, XXVIII).

PER SEMPRE

Senza niuna impazienza sognerò,
Mi piegherò al lavoro
Che non può mai finire,
E a poco a poco in cima
Alle braccia rinate
Si riapriranno mani soccorrevoli,
Nelle cavità loro
Riapparsi gli occhi, ridaranno luce,
E, d’improvviso intatta
Sarai risorta, mi farà da guida
Di nuovo la tua voce,
Per sempre ti risento.
(da: Il taccuino del vecchio, 1960), (ivi, 286).

Per leggere gli altri articoli di Presto di mattina, la rubrica quindicinale di Andrea Zerbini, clicca sul nome della rubrica o il nome dell’autore.

Banche europee: speculazione e profitti tanti, tasse poche.
Il risiko bancario tra concentrazioni e abbandono dei territori.

Banche europee: speculazione e profitti tanti, tasse poche. Il risiko bancario tra concentrazioni e abbandono dei territori.

 

Unimpresa, l’associazione delle imprese manifatturiere italiane, ha pubblicato uno studio (su dati Bankitalia dal 2018 al 2023) in cui si dimostra come la percentuale di profitti che le banche italiane pagano sia del 19,6%, a fronte di una media delle imprese e dei lavoratori del 42%. Nel 2023 il fatturato (ricavi) delle banche italiane è stato di 102,6 miliardi, dei quali il 60% è legato ai guadagni sull’aumento dei tassi di interesse dovuto alla decisione della BCE (Banca Europea) di alzare i tassi da zero al 4,50% (massimo raggiunto a settembre 2023). Dal 2018 al 2023 le banche italiane hanno pagato in media 3,7 miliardi di imposte a fronte di 86,1 miliardi di fatturato e di 19,2 miliardi di profitti lordi. “La tassa sugli extraprofitti delle banche (dice Giovanna Ferrara, Presidente di Unimpresa), rappresenta una misura di equità sociale che serve a ridistribuire la ricchezza prodotta nel Paese”.

Le banche si sono adeguate verso coloro che chiedevano prestiti (imprese e famiglie, portandoli al 4 e fino al 10% a seconda della tipologia) ma si sono ben guardate dall’ aumentare i tassi dei loro clienti risparmiatori (0,4-0, 7%); in tal modo hanno fatto extraprofitti senza sostenere alcun rischio d’impresa. Le banche in generale adesso prestano senza rischiare, in quanto lo fanno solo a coloro che danno in cambio garanzie reali. Un tempo le banche svolgevano un ruolo importante nell’economia: raccoglievano soldi da chi non aveva idee e le prestavano a chi aveva idee. Ovviamente, potevano anche sbagliare e perdere in tutto o in parte il prestito (cosiddetti NPL). Un’attività che sosteneva l’economia reale, le piccole imprese, gli artigiani, i giovani che avevano idee: attività che oggi non è più il loro business. Se vai in banca e chiedi un prestito devi dare in cambio garanzie reali (casa, patrimoni vari,…).  Non gli frega nulla se le tue idee sono buone o cattive – il buon mestiere che una volta facevano i bancari, ragionieri ed economisti ora sostituiti da matematici e fisici – tanto se non paghi ti portano via la casa. Inoltre dal 1999, con l’abolizione da parte del Congresso USA (allora a maggioranza repubblicana; poi la legge fu promulgata da Clinton) della legge Glass-Steagall, che aveva introdotto Roosevelt nel 1933 (dividendo le banche commerciali da quelle d’affari/speculative), tutte le banche possono speculare su tutto ed è questa l’attività principale delle grandi banche oggi nel mondo occidentale, non quella di favorire gli investimenti e l’occupazione sul proprio territorio.

Questa deriva della centralizzazione e concentrazione dei capitali è in realtà un disastro per l’Europa, che non è uno Stato sovrano ma un mero grande mercato. In Cina tutto il risparmio dei cinesi finisce nelle banche cinesi; negli Stati Uniti, dove di risparmio privato ce n’è poco (i suoi cittadini sono iper consumisti ed è lì che hanno inventato le rate), si ricorre al risparmio del resto del mondo, sfruttando il potere del dollaro; in Europa, dove di risparmio privato ce n’è tanto, esso viene dirottato in gran parte nelle banche e nei fondi speculativi anglosassoni che lo usano per investire nelle loro economie. Ecco perché la finanza è così importante oggi, in quanto è colei che decide a chi dare i soldi e chi far “fiorire” o “morire”. Noi in Europa facciamo fiorire le big tech americane, tanto più procede la concentrazione bancaria in poche grandi banche europee. Ed è significativo l’accordo tra Meloni e Musk e gli altri big tech per far venire in Italia imprese made in Usa che sfrutteranno i nostri ottimi ingegneri a basso costo del lavoro. Il nostro Governo è silente e in grande imbarazzo sulla questione Unicredit-Commerzbank, in quanto si tratta di rompere con la logica del sovranismo, di allinearsi alla logica capitalistica (e americana) delle concentrazioni indipendenti dalla nazionalità, di colpire la Germania che è l’unica che si può opporre nel lungo periodo all’americanismo. L’esatto contrario di quanto sostenuto per 20 anni dalla Meloni e da FdI.

In Europa l’unico paese che si è parzialmente opposto alla concentrazione delle banche è stata proprio la Germania, la quale ha conservato non solo un ampio settore di banche pubbliche ma anche di piccole banche a favore dei territori, delle loro imprese e dei loro lavoratori (com’era una volta anche in Italia). Negli altri paesi invece è andata avanti quella concentrazione bancaria a cui si dichiara favorevole anche Draghi nel suo rapporto, per creare “campioni europei” che si oppongono a Cina e Usa, ma che in realtà sono fuori controllo da parte dei territori, degli Stati e dei propri clienti-risparmiatori-cittadini ed il cui scopo è fare soldi per i ricchi.

Così oggi ci troviamo nella situazione per cui le banche tedesche sono le più piccole in Europa. Le banche maggiori in termini di capitalizzazione di borsa sono UBS (97 miliardi) che ha appena assorbito Credit Suisse, BNP Paribas (70 miliardi), Santander (65 miliardi), Intesa San Paolo (67 miliardi) e Unicredit (59 miliardi), Credit Agricole (45 miliardi). A distanza seguono le tedesche Deutsche Bank con 27 miliardi e Commerzbank con 4 miliardi. In Germania e Italia l’80% del capitale azionario è controllato dal 2% degli azionisti, negli Stati Uniti dallo 0,2%.

L’abrogazione del Glass-Steagall Act del 1999 ha consentito a tutte le banche di speculare e di diventare sempre più grandi al punto da essere “too big to fail”, cioè troppo grandi per fallire. Se vanno in crisi per azzardi finanziari ci pensa lo Stato a salvarle, onde evitare (questa la ragione addotta) danni sistemici all’economia reale. La Germania si era sempre caratterizzata per un sistema bancario solido ed efficace in quanto controllato quasi per metà dallo Stato, dai Länder e dai sindacati, che ha svolto un ruolo non indifferente nel suo sviluppo. Ora però il possibile acquisto del 21% di Commerzbank da parte dell’italiana Unicredit, divenuto d’attualità subito dopo la presentazione del rapporto Draghi, ha messo in subbuglio i tedeschi. Unicredit è già salita al 21% con una spericolata operazione finanziaria, acquistando l’11,5% di azioni tramite un derivato messo a punto dalla banca inglese Barclays e da Bank of America. Se arriva al 30% avrà il controllo della banca tedesca. I sindacati tedeschi sanno bene che perdere il controllo può significare esuberi di personale anche in Germania.

L’americanismo di Scholz rischia di far deflagrare la Germania. Per la serie “tutti i nodi vengono al pettine”: dalla crisi dell’auto, ai prezzi alle stelle dell’energia, alla vendita delle banche tedesche, alla conseguente recessione e avanzata dei partiti anti-sistema.

Opporsi alla scalata (non monopolista) ad una banca contrasta con le leggi della concorrenza capitalistica, ma è anche figlio della preoccupazione che le concentrazioni non facciano così bene ai tuoi occupati, alle tue imprese e ai tuoi territori, in quanto oggi la principale vocazione delle banche è speculativa. Si tratta di uno scontro tra gli interessi degli occupati, dei risparmiatori e delle imprese tedesche e quelli del grande capitale e della grande finanza (voluta da Draghi), che dimostra che se il capitalismo non viene temperato produce disuguaglianza e concentrazione di potere e di reddito. Cose già scritte da un vecchio con la barba (capitolo X del III libro) morto a Londra il 14 marzo del 1883 a 65 anni.

A 360 gradi

A 360 gradi

Non è vero che io abbia il dente avvelenato con Giorgia Meloni. Oppure sì, ma Giorgia mi spiace più o meno come gli ultimi 12 Presidenti del Consiglio (fate il conto). Giorgia di nome Giorgia, la donna più citata e più sfottuta dai social, è una politica di lungo corso, una che “ci sa fare”, e piena di qualità: un’innata predisposizione al comando, la risposta prontissima, una parlantina planetaria e chilometrica. In più, quella tipica faccia di bronzo che distingue il politico di razza da un semplice apprendista.

Ma c’è una cosa non sopporto in Giorgia, la sua passione (ossessione) per i 360 gradi. Giorgia non riesce a farne a meno, i  360 gradi sono diventati il suo mantra. Un intercalare che vorrebbe convincere o almeno riempire qualche buco, ma che produce l’effetto contrario: il vuoto, la nebbia, il nulla.

… ci stiamo lavorando a 360 gradi
… abbiamo bisogno di risposte a 360 gradi
… un modello di collaborazione a 360 gradi
… sostegno all’Ucraina a 360 gradi
… sarà una battaglia a 360 gradi
… dobbiamo tornare a produrre energia a 360 gradi 
… affrontare i problemi a 360 gradi

Per chi vuole vederne ed ascoltarne altri, consiglio un video molto divertente : https://www.la7.it/laria-che-tira/video/giorgia-meloni-a-360-gradi-15-03-2023-476039

Naturalmente i 360 gradi non sono appannaggio esclusivo della Meloni. Piacciono moltissimo a Salvini, ma anche a Conte, a Serracchiani e a tanti altri. Si usano in politica ma anche nel commercio, al dettaglio o all’ingrosso: “una polizza che ti copre a 360 gradi”. Vorrebbero rappresentare la totalità e la completezza, il successo assicurato, ma chi ascolta capisce  benissimo che dietro il fumo di quei 360 gradi non c’è nessun arrosto. Parole vuote: quasi cinquant’anni fa Rino Gaetano ne faceva un dettagliato elenco.

A scuola sugli angoli ci siamo spaccati la testa. Angolo retto (il più famoso), angolo acuto, angolo ottuso, angolo piatto, e in fondo (serviva a poco ma bisognava impararlo) c’era  l’angolo giro, pari a 360 gradi. Tra me e la trigonometria non c’era nessuna empatia, ma avevo capito come funzionava l’angolo giro: se sei seduto sul divano e stai guardando la finestra di fronte a te, puoi fare un viaggio, un giro lunghissimo di 360 gradi. Alla fine del viaggio ti ritrovi al punto di partenza, seduto sullo stesso divano a guardare la stessa finestra.  Parti da A (un qualsiasi punto dello spazio) e raggiungi A (il medesimo punto dello spazio).

I 360 gradi funzionano cosi: non si arriva da nessuna parte, si gira solo in tondo. Lo sanno tutti. Qualcuno lo dica anche a Giorgia.

 

 

Parole a Capo
Gabriele Turola: “La lettera Enne” e altre poesie

 

A Ferrara, presso la Galleria del Carbone , dal 7 al 24 settembre è stata allestita una mostra antologica su Gabriele Turola. ”Dedicato a Gabriele” a cinque anni dalla sua scomparsa, comprendeva opere di pittura e grafica di Gabriele Turola dei diversi periodi, oltre ai suoi libri pubblicati in prosa e poesia e testi visivi e scritti che gli amici artisti hanno voluto dedicargli. Durante l’incontro di domenica 15, assieme a Gianna Andrian, Lucia Boni e Corrado Pocaterra, abbiamo letto alcuni testi poetici di Turola. Per gentile concessione dei parenti di Gabriele e dell’editore Lucio Scardino che ringraziamo, pubblichiamo alcune poesie tratte da “Ferrara visitata nel sogno“, Ed. liberty house, 1987 e “La voce delle cose“, Ed. liberty house, 1992. (PLG)

 

Gabriele Turola (Ferrara 1945-2019) è stato una figura composita di intellettuale Ferrarese. Giornalista pubblicista, scrittore, critico d’arte, conferenziere, guida a rassegne pubbliche e private, poeta e pittore e forse anche chissà quant’altro. Nel settembre 2024, a cinque anni dalla sua scomparsa, ho curato una esposizione dei suoi dipinti presso la Galleria del Carbone di Ferrara. Il taglio di questa retrospettiva “Dedicato a Gabriele Turola” è stato antologico, cercando di incominciare a mettere ordine alla sua cospicua produzione artistica, Ho diviso la produzione per periodi, tecniche adoperate e supporti: Tempere su masonite, tempere e chine su carta ed acrilici su tela. Le tempere su masonite documentano la fase iniziale della sua produzione, le carte quella centrale e finale (questa arricchita da collages) e le tele la fase di maggior successo critico e commerciale dei suoi lavori. Gabriele dopo il 2004 non ha più esposto una sua opera, appositamente creata, a Ferrara, l’ultima è stata “L’antimisoneista” un monotipo, dipinto ad olio su vetro ed impresso in 3 esemplari, proprio per la Galleria del Carbone. I suoi lavori sono stati esposti con successo a Trieste, Milano, Roma, Vicenza, nelle principali fiere del settore ed anche all’estero. Assieme a Sergio Zanni ha avuto l’onore di avere un’opera scelta per diventare un mosaico a Tornareccio. Hanno scritto della sua pittura firme di valore come Lisa Ponti, Elena Pontiggia e Nicola de Maria. Sue opere assieme al sodalizio Portofranco sono state esposte alla Triennale a Milano ed ha avuto una personale alla Bocconi. L’ultima esposizione a cui aveva collaborato a Benevento nel 2019 è stata purtroppo la sua prima mostra postuma. Nel curare il catalogo della esposizione alla Galleria del Carbone ho edito quella che fino ad oggi è stata la più ricca cronologia delle sue esposizioni pittoriche e dei suoi libri, ho evitato di firmarla perché il suo arricchimento possa diventare un contributo collettivo. Infatti ho già raccolto suggerimenti, indicazioni e documentazione ed ho prontamente aggiornato il file, a disposizione degli studiosi e degli interessati. Durante l’esposizione alla Galleria del Carbone è stato dedicato un pomeriggio alla lettura di alcune poesie di Gabriele, tratte da “Ferrara visitata nel sogno“, il suo primo libro di poesie. Dopo l’esposizione “Officina Ottanta” in Castello Estense, che faceva il punto sullo stato dell’arte a Ferrara alcuni intellettuali si accorgono di Turola. Renato Sitti, allora direttore del Centro Etnografico del Comune di Ferrara, è il motore della prima uscita pubblica di Gabriele poeta. Scrive Sitti nella prefazione: “In questi anni così faticosi per il cammino della poesia, così facilmente sdrucciolevoli verso le soluzioni espressive a facile effetto, a volte verso le fatue sofistificazioni formali, il ritorno a spessori un po’ “grossi”, a riferimenti coerenti, a nomenclature non allusive, a un verso aperto a intera pagina, rappresenta indubbiamente un dato positivo, fautore di una premessa libera dalla frivolezza, rivolta alla ricerca di un nuovo incontro con il reale al di fuori di ogni illusoria soluzione sovrastrutturale o puramente formale.” Il libro di poesie successivo “La voce delle cose” è il capolavoro della sua poetica. Sue poesie e racconti saranno poi pubblicati nei cataloghi delle mostre di Milano, Torino, Vicenza e Benevento. Gli scritti come critico d’arte, giornalista e storico attendono ancora una necessaria archiviazione.

Scheda di Corrado Pocaterra (corradopocaterra@virgilio.it)

 

*

 

La lettera Enne

 

Un giorno la lettera Enne
perse i sensi e svenne.
La risollevò babbo Alfabeto
che le disse turbato e inquieto:
“Povera figlia mia
il tuo è un caso di anemia,
sei troppo debole e ti dimostro
che puoi ricostituirti se bevi un goccio d’inchiostro!”.
La lettera Enne ne assaggiò un sorso
e dopo che il tempo della sua convalescenza fu trascorso
si sentì così forte che con le sue due gambe snelle
saltellò fino ad arrivare sulle Stelle,
le quali le chiesero curiose:
“Chi sei tu che vieni qui fra noi?”. Ella rispose:
“Io mi chiamo Enne e sono l’iniziale della Notte,
dovreste saperlo voi che siete dotte,
perciò ho diritto a restare fra voi!”.
Le Stelle ripresero: “Che cosa vuoi?
Sei così piccola e hai così alte mire!”.
La lettera Enne si sentì arrossire.

 

*

 

Il signor Bonaventura visita Ferrara

a Valeriano Lazzari

Il signor Bonaventura visita Ferrara
per rendersi conto del nero fondamentale
lungo braccio di automa
proprio ieri lunedì cinquanta Settembre
l’ho visto che passava per Via Carlo Mayr col suo cane bassotto
la morte a distanza che si ricostruisce
si è fermato al Bar Condor
ha bevuto una tazza di avverbi caldi
attraversando Via San Romano
ha incontrato un califfo dalla faccia di tritolo
che gli ha chiesto l’ora
il signor Bonaventura ha risposto:
“cosa importa l’ora il minuto-mulinello
il luogo del delitto o del diletto?
la vita non esiste
noi uomini non siamo che fantasmi proiettati nel Nulla
reincarnazioni di mosche deliranti
personaggi di un incubo piccolissimo…”
il califfo dalla faccia di tritolo
per premiare la sua gentilezza e la sua saggezza
manco a dirlo gli ha consegnato il solito milione
poi il signor Bonaventura non è vero
grande allievo del passato o del futuro
palma che si dondola nel vento di midollo
voltando per Corso Porta Reno
si è sprofondato nella dimensione del microbo erotico
nel volo del periodo che funziona nel colore del bisticcio
precisamente nel Corriere dei Piccoli
nella vendemmia a ventaglio di Sergio Tofano

*

 

Tugnin d’il cicch

 

Apollonio Formaggi detto Tugnin d’il cicch
dormivi sullo scalone del Teatro Comunale e sognando
preparavi l’elenco degli invitati mai nati
conoscevi l’ingresso dei grilli senza biglietto
nelle ore serali con una lanterna
cercavi mozziconi di sigari e sigarette
saltellandovi intorno infilavi le cicche con un bastone
che era completato alla base da una punta di chiodo
e per ogni cicca trovata un grido di gioia una vittoria
nessuno poteva comprarti
la moda dei cervi trasformati non ti interessava
ti lavavi sotto una pioggia di tuberose
risparmio giusto per dimenticare i delitti dei benpensanti
che correvano dentro i clarini di nailon
di medicina che fa accettare le cose come sono
qualche socio del Circolo ti buttava una moneta
solo perché era credenza che portasse fortuna il fatto di assisterti
con un sorriso simile a una smorfia raccattavi l’offerta in tutta fretta
però nulla chiedevi né tendevi la mano
povero sì ma orgoglioso!
e poi il Tempo aiutava la tua libertà di scimmia mai ammaestrata
senza rapporti umani senza illusioni senza speranze
ti sentivi ricco nella tua miseria di pollo senza penne
allevatore di pulci acrobata della dignità e dell’anarchia
spinta fino a toccare il culo della luna
senza scontare nessun castigo
senza conoscere la politica
dei tenori affogati in un mare di fragole
ti spegnevi per assideramento
in Ferrara il 7 febbraio 1929
bello come una ricerca scientifica

 

*

Ferrara non è il paese dei balocchi

a Giuliana e Massimo Roncarà

 

E lo chiami mondo
questo fiocco di ovatta sporco di sangue?
e la chiami città
questa spiaggia di cocker di manichini al prezzemolo?
gli abeti col loro calcolo di ombra verde
sconvolgono ogni regola del gioco
la caserma di Via Scandiana con i soldatini di piombo
che marciano caricando Marilù
e fanno le esercitazioni per un pizzico di buio
sotto il Volto del Cavallo
un pagliaccio di stoffa bacia una bambola di porcellana
in Piazzetta Municipale
un cormorano comunista tiene un comizio
applaudito da una folla di barbieri nudi
con in mano rasoi di corallo
di cresta di gallo
di luna che ride
di lumaca che predice la buona ventura
un gambero vestito da vigile urbano
in Via Borgo di Sotto
fa la multa alla Befana
perché gira in triciclo senza patente
gli uomini sono bambini che non sanno giocare
che rendono la vita una favola brutta
con orchi che detengono il potere
con gnomi che s’inseriscono nel solco della solita stupidità
Ferrara non è il paese dei balocchi
non è nemmeno una città
le sue radici risalgono ai vermi della nebbia
ai simboli assurdi del caso
chi può capire Gandhi o Martin Luther King?
chi può penetrare nella profondità
dei loro occhi di anemoni armoniosi?

 

*

 

Pendenza

 

Io propongo di erigere un monumento a Pendenza
chi è Pendenza?
è la torre di Pisa in chiave umana
è un centauro allegro che mangia bottoni ed elastici
è la mascotte delle giraffe travestite
è l’amico che tutti possono trovare
in ogni tempo in ogni luogo
passa per le strade fischiettando e cantando
non esiste ferrarese che non lo conosca
lui si ferma portando un raggio di luna in pieno giorno
Piazza Trento Trieste è il suo salotto
i paracarri sono i suoi tavolini con servizio da the
un mare in miniatura che fornisce voli di ostriche
quando parla svela i trucchi dei poliziotti
i segreti degli scarabei stercorari
il quadro completo della gente fidata
che ha l’incarico di coltivare pompe funebri
peperoncini e balli impossibili
insomma Pendenza è l’eroe dell’individualismo
che si traduce nell’ippogrifo di messer Ludovico Ariosto
trauma complicato condito con cicoria effervescente
la vendita di tutti gli ideali
la strage di tutti i sogni
un filo di fulmine che si collega con le orecchie asinine di Re Mida
i buoni borghesi pisciano dentro pitali di limone
prendono i mendicanti con trappole di cielo
ma Pendenza se ne infischia
lui si è messo al di sopra di questa commedia banale
perla falsa
bolla di sapone che vaga nella notte
e che scoppi alla prima denuncia del sole
i delinquenti organizzati
che occupano il privilegio dei posti più in vista
gli esperti di cultura greca
inventano nuovi tempi per Pendenza
ma Pendenza è al di fuori del tempo
ranocchio che indovina il quiz telepatico

 

 

La redazione di “Parole a capo” informa che è possibile inviare proprie poesie all’indirizzo mail: gigiguerrini@gmail.com per una possibile pubblicazione gratuita nella rubrica. 

La rubrica di poesia Parole a capo curata da Pier Luigi Guerrini esce regolarmente ogni giovedì mattina su Periscopio. Questo che leggete è il 248° numero. Per leggere i numeri precedenti clicca sul nome della rubrica.

 

Il Referendum Cittadinanza si farà: raggiunto il quorum di 500.000 firme

Il Referendum  Cittadinanza si farà: raggiunto il quorum di 500.000 firme

Come annunciato ieri dai promotori e certificato dal Ministero degli Interni [Vedi qui], grazie a un vero e proprio tour de force, è stato raggiunto il quorum delle 500.000 firme per il referendum sulla cittadinanza. Si tratta di un grande risultato, per nulla scontato vista l’aria che tira in Italia e le intenzioni del governo Meloni. Naturalmente si tratta solo del primo passo, vincere questa battaglia di civiltà sarà tutt’altro che semplice e occorrerà continuare la campagna di informazione e di mobilitazione.
Come prima cosa, per chi non l’ha fatto, è importante aggiungere la propria firma. C’è solo una settimana di tempo, la scadenza per firmare è il 30 settembre 2024.

Il quesito referendario

“Volete voi abrogare l’art. 9, comma 1, lettera b), limitatamente alle parole ‘adottato da cittadino italiano’ e ‘successivamente alla adozione’; nonché la lettera f), recante la seguente disposizione: “f) allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica.”, della legge 5 febbraio 1992, n. 91, recante nuove norme sulla cittadinanza?”.

A cosa serve il referendum  sulla cittadinanza 

Grazie a questo referendum verranno ridotti da 10 a 5 gli anni di residenza legale in Italia richiesti per poter avanzare la domanda di cittadinanza italiana che, una volta ottenuta, sarebbe automaticamente trasmessa ai propri figli e alle proprie figlie minorenni.
Questa semplice modifica rappresenterebbe una conquista decisiva per la vita di molti cittadini di origine straniera (secondo le stime si tratterebbe di circa 2.500.000 persone) che, in questo Paese, non solo nascono e crescono, ma da anni vi abitano, lavorano e contribuiscono alla sua crescita.
Partecipare agevolmente a percorsi di studio all’estero, rappresentare l’Italia nelle competizioni sportive senza restrizioni, poter votare, poter partecipare a concorsi pubblici come tutti gli altri cittadini italiani. Diritti oggi negati.
Il Referendum vuole allineare l’Italia ai  maggiori paesi europei che hanno già compreso come promuovere diritti, tutele e opportunità garantisca ricchezza e crescita per l’intero Paese.

Per avere tutte le informazioni e aderire [Qui]

3-6 ottobre 24. Torna Internazionale a Ferrara: tutto il programma

3-6 ottobre 24. Torna Internazionale a Ferrara.

Torna Internazionale a Ferrara, un festival e molto di più di un festival, l’evento più interessante e stimolante che può offrire la città estense, l’occasione di spingere lo sguardo oltre il proprio naso e raccogliere le voci “dell’altro mondo”: geopolitica, economia, letteratura… Come tutti gli anni saranno soprattutto i giovani ad affollare le decine di appuntamenti in programma, i giovani: compresi  i tanto citati  “cervelli in fuga” che si sono presi qualche giorno di ferie per tornare in Italia e a Ferrara. 

Tutti gli appuntamenti del festival

Giovedì 3 ottobre

Alien pop music
Einstürzende Neubauten
in concerto
A cura di Ferrara sotto le stelle
Ingresso a pagamento.
Biglietti disponibili su dice.fm

Venerdì 4 ottobre

Apertura
Inaugurazione del festival
In italiano
Siamo liberi di essere liberi?
Opinioni, identità, algoritmi e sicurezza: la libertà fuori e dentro la rete
Jonathan Bazzi
scrittore
Ewelina Jelenkowska-Lucà
Commissione europea
Lorenzo Luporini
autore e conduttore
Alberto Pellai
Psicoterapeuta
Con gli studenti del Liceo Ariosto e Liceo Carducci di Ferrara
Introduce e modera
Federico Taddia
Radio24
In italiano
Not a target
La guerra ha delle regole, eppure ancora oggi nei conflitti di tutto il mondo i civili continuano a pagare il prezzo più alto. Installazione di Alice Pasquini che racconta le storie di civili e personale sanitario colpiti in cinque diverse guerre, dall’Ucraina al Sudan
Fino a domenica 6 ottobre
Il mattino ha l’oro in bocca
Dalla Casa Bianca alla tua email: come nasce Good Morning Italia, la newsletter d’informazione quotidiana che unisce i puntini sulle notizie del giorno
Clara Attene
Enrico Forzinetti
Good Morning Italia
con
Giovanni De Mauro
Internazionale
In italiano
14.00
Of caravan and the dogs
di Anonymous 1 e Askold Kurov
Germania 2024, 89’
Vladimir Putin aveva preparato la Russia alla guerra con l’Ucraina molto prima che iniziasse l’invasione. Un ritratto degli ultimi difensori della democrazia in Russia: attivisti e giornalisti che si battono per la libertà d’espressione.
In russo e inglese, con sottotitoli in italiano.
Anteprima italiana
5 euro, compra il biglietto
Gaza
Resistenti, vittime, testimoni. Tre donne palestinesi raccontano la vita nella Striscia di Gaza, sottoposta a vent’anni di embargo e al regime di Hamas e oggi devastata dall’offensiva israeliana scatenata dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023
Youmna El Sayed
giornalista egiziano palestinese
Malak Mattar
illustratrice palestinese
Ruba Salih
Università di Bologna
Introduce e modera
Francesca Gnetti
Internazionale
In italiano e inglese, traduzione simultanea e in Lis
Ingresso con tagliando
Legami
Mentre in nome dei valori tradizionali vengono attaccati i diritti sessuali e riproduttivi, la realtà delle famiglie non è mai stata così variegata
Barbara Leda Kenny
ingenere.it
Sabrina Marchetti
sociologa
Alessandra Minello
demografa sociale
In apertura storytelling di Giulia Garofalo Geymonat Denise Rinehart
Quando ti dicono che tuo figlio non è tuo figlio
In italiano
A cura della redazione di ingenere.it
Ingresso con tagliando
Dentro l’emergenza
Cosa significa raggiungere un luogo circondato da strade sterrate e checkpoint? Come si costruisce un ospedale da campo?
Un percorso immersivo per scoprire, attraverso simulazioni e attività pratiche, le sfide che i logisti di Msf affrontano sul campo ogni giorno
In italiano. Fino alle 17
Coraggio
Da Stefano Cucchi a Aldo Bianzino, da Mauro Guerra a Andrea Soldi: sono tante le persone che negli ultimi trent’anni, in Italia, sono morte ingiustamente per mano dello Stato. La lotta di chi non si è mai arreso e continua a cercare giustizia
Antonio De Matteo
fotografo
Laura Renzi
Amnesty International Italia
e con Rudra Bianzino ed Elena Guerra
familiari delle vittime
Introduce e modera
Luigi Mastrodonato
giornalista
In italiano
Contro la città autoritaria
In tutto il mondo si diffondono politiche urbane che creano città sempre più segregate e polarizzate. Ma esistono pratiche alternative e misure di contrasto per mettere al centro giustizia sociale, ecologica e urbana
Alfredo Alietti
Romeo Farinella
Università di Ferrara
In italiano
In collaborazione con Agenda17
Selfie
Un’istantanea della politica e della società italiane. Seguendo Matteo Salvini dalle stanze del potere alle trattorie di paese e analizzando le bugie e le promesse non mantenute del governo di Giorgia Meloni
Anna Bonalume
giornalista e filosofa
Carlo Canepa
Pagella Politica
Introduce e modera
Michael Braun
Die Tageszeitung
In italiano
Foreste
Per combattere il cambiamento climatico bisogna ripensare le città, adottando energie rinnovabili e sostituendo plastica, acciaio e cemento con materiali a base biologica. Alberi e legno hanno un ruolo cruciale in questa trasformazione
Sandy Attia
Modus
Sandra Frank
Arvet
Matilda van den Bosch
European forest institute
Introduce e modera
Edoardo Vigna
Corriere della Sera
In inglese, traduzione simultanea
In collaborazione con European forest institute
Ingresso con tagliando
Un anno di festival
La scelta degli ospiti e dei temi, la ricerca dei fondi, la costruzione del programma. Come si organizzano i festival di Internazionale Kids a Reggio Emilia e di Internazionale a Ferrara
Giovanni De Mauro
Chiara Nielsen
Internazionale
Alberto Emiletti
Martina Recchiuti
Internazionale Kids
incontrano le abbonate e gli abbonati di Internazionale
In italiano. Riservato alle abbonate e agli abbonati. Prenotazioni presso l’infopoint del festival
16.30
Farming the revolution
di Nishtha Jain
India/Francia/Norvegia 2024, 101’
Per un anno intero, centinaia di migliaia di manifestanti indiani di ogni generazione, religione, classe e provenienza si sono accampati alle porte di Delhi per protestare contro le leggi sull’agricoltura approvate dal governo di Narendra Modi. L’incredibile forza di un movimento che ha fatto la storia.
In panjabi e hindi, con sottotitoli in italiano.
Anteprima italiana
5 euro, compra il biglietto
Reporter slam
Cinque giornalisti, cinque inchieste, ma un solo vincitore. Sul palco si alterneranno storie da tutto il mondo. Sarà il pubblico a scegliere la migliore
Andy Brown
giornalista britannico
Le partite amichevoli in giro per il mondo, i viaggi in jet privati di dirigenti e giocatori, le sponsorizzazioni delle industrie di combustibili fossili: l’impatto ambientale dello sport più popolare del mondo, il calcio
Michael Buchsbaum
giornalista tedesco statunitense
L’Unione europea sostiene progetti per catturare le emissioni industriali di anidride carbonica come uno dei mezzi principali della lotta al cambiamento climatico. Ma se questi programmi multimiliardari peggiorassero il problema?
Sara Manisera
giornalista italiana
Per più di vent’anni chi vive vicino alle piantagioni di banane in Costa Rica è esposto ai pesticidi spruzzati dagli aerei. Perché queste sostanze vietate in Europa sono ancora usate nel sud del mondo?
Daniela Sala
giornalista italiana
Nel 2019 l’Indonesia è stata la terza importatrice mondiale di paraquat, un potente diserbante prodotto in Europa. Un viaggio nel Borneo indonesiano per verificare gli effetti del suo uso nelle monocolture intensive di palma da olio
Stefano Vergine
giornalista italiano
Che fine fanno le migliaia di tonnellate di rifiuti tessili, provenienti soprattutto dall’Italia e dalla Germania, che ogni anno vengono contrabbandate in Romania e in Bulgaria?
Presenta
Anna Koens
Journalismfund Europe
Accompagnamento musicale di Matteo Storti
In italiano e inglese, traduzione simultanea. Grazie al contributo di Journalismfund Europe
Ingresso con tagliando
Fare femminismo
Giulia Siviero
con Giulia Zoli
Internazionale
In italiano
Nella storia dei femminismi, il racconto delle pratiche è spesso rimasto ai margini rispetto a quelle delle teorie. Questo libro raccoglie esperienze incarnate di lotta collettiva nelle strade, nelle case e negli spazi sociali di angoli diversi del mondo, per risalire alle radici e ispirare nuovi orizzonti di femminismo.
(Nottetempo 2024)
17.15
Wael Zuaiter: unknown
di Jesse Cox
Australia 2015, 30’
Quando lo scrittore e traduttore palestinese Wael Zuaiter venne assassinato a Roma nel 1972, stava traducendo in italiano Le Mille e una notte. Zuaiter era stato ritenuto dal Mossad uno dei responsabili dell’attacco terroristico alle olimpiadi di Monaco del 1972, ma forse era stata la sua influenza come rappresentante di Al-Fatah a Roma a spingere i servizi segreti israeliani a ucciderlo.
In inglese con sottotitoli in Italiano
Ingresso con tagliando
Alfabeto
Dall’inclusione alla diversità, al dibattito sui sistemi di valutazione, una mappa dei temi essenziali per rilanciare un’istruzione attenta ai desideri e ai bisogni di tutte e tutti
Franco Lorenzoni
insegnante
Roberta Passoni
insegnante
dialogano con
Christian Raimo 
insegnante e scrittore
In italiano
Ingresso con tagliando
Casa
I paesi occidentali vivono una crisi abitativa che i governi non riescono ad affrontare. Per questo molte persone guardano al caso di Vienna, che grazie ai progetti di edilizia sociale riesce a offrire case confortevoli in affitto a prezzi bassi
Antonella Cignarale
Rai3 Report
Alessandra Marin
Università di Ferrara
In italiano 
In collaborazione con Acer Ferrara
Il gelso di Gerusalemme
Paola Caridi 
con Catherine Cornet
Internazionale
In italiano
Le storie sorprendenti, toccanti e a volte tragiche dietro alle piante e ai giardini botanici più simbolici del Medio Oriente e del Mediterraneo. Per far rivivere anche le storie degli uomini e delle donne che hanno deciso di abitare la terra dove questi alberi hanno messo radici.
(Feltrinelli 2024)
Stati Uniti – Campus
Le proteste nelle università contro la guerra a Gaza, la reazione delle istituzioni e l’impatto del nuovo attivismo giovanile sulla politica statunitense alla vigilia delle elezioni presidenziali, visti da uno dei più autorevoli giornali studenteschi del paese
Isabella Ramírez
Columbia Daily Spectator
intervistata da
Davide Lerner
giornalista
In inglese, traduzione simultanea
Ingresso con tagliando
Disobbedite con generosità
Sara Manfredi e Flavia Tommasini
con Maysa Moroni
Internazionale
In italiano
L’arte può trasformare le città in cui viviamo in un autentico luogo di lotta ma anche di cura del bene comune e delle comunità. Il percorso di un collettivo artistico che ha invaso le strade con pratiche radicali, usando la carta sui muri come strumento espressivo nello spazio pubblico.
(People 2024 ​)
18.15
I fantasmi della bassa
Antonella Guarnieri e Collettivo Cumbre Altre Frequenze
con Jonathan Zenti
autore di podcast
In italiano
Ingresso con tagliando
Il racconto della provincia di Ferrara a cavallo tra fine ottocento e inizio novecento. Dalle iniziative di bonifica dell’Italia unita, alle lotte dei braccianti fino allo squadrismo fascista. Un collage di fatti e storie assenti dalla memoria collettiva, tra resistenze dimenticate e il valore ancora attuale dell’antifascismo.
Cuore
Come ci si ama oggi e come ci si potrebbe amare domani? Come inventare delle forme di affettività che non riproducano schemi oppressivi? Una conversazione collettiva sugli stereotipi di genere per costruire nuove relazioni affettive ricche, profonde e ugualitarie
Carlotta De Sanctis, Giulia Galzigni e Irene Manganini
Il Cuore scoperto
dialogano con
Annalisa Camilli
Internazionale
Maïa Mazaurette
scrittrice e blogger francese
In italiano e francese, traduzione consecutiva
Il Cuore scoperto è la versione in italiano del podcast Le coeur sur la table della giornalista francese Victoire Tuaillon, prodotto da Associazione Vanvera e distribuito da Storie Libere FM
Felicità
Daniele Cassandro e Lucio Lorenzi
con Daria Bignardi
scrittrice e giornalista
In italiano
Dalla salute fisica e mentale al lavoro, dalle relazioni con gli altri al tempo libero, fino alla sicurezza economica e sociale. Dieci contributi, tra reportage dalla stampa internazionale e ricerche, per provare a capire cosa sia (o cosa non sia) la felicità.
(Bur 2024)
Resistenza
La risposta all’invasione russa, la mobilitazione militare, la vita quotidiana sotto le bombe. Ma anche la costruzione di una nuova identità collettiva e nazionale. Come cambia la società ucraina dopo due anni e mezzo di guerra
Andrei Kurkov
scrittore ucraino
intervistato da Andrea Pipino
Internazionale
In inglese, traduzione simultanea
Ingresso con tagliando
19.00
Union
di Brett Story e Stephen Maing
Stati Uniti 2024, 104’
Nel 2022 un gruppo di lavoratori di Amazon a Staten Island è riuscito a fare qualcosa che tutti ritenevano impossibile: sfidare una delle aziende più grandi e più potenti al mondo formando per la prima volta una rappresentanza sindacale in una sede di Amazon negli Stati Uniti. Un risultato importante per i diritti dei lavoratori.
In inglese, con sottotitoli in italiano.
Anteprima italiana
5 euro, compra il biglietto
2100. Come sarà l’Asia, come saremo noi
Simone Pieranni
con Giada Messetti 
sinologa
In italiano
Uno sguardo approfondito sull’Asia, tra conflitti sociali, novità tecnologiche e tendenze culturali, che ci aiuta a comprendere meglio la nostra società, e il nostro futuro. Per prendere esempi, spunti, soluzioni, o evitare di ripeterne gli errori.
(Mondadori 2024)
Battutacce
Come far ridere tutti senza offendere nessuno: fino a che punto può e deve spingersi l’umorismo?
Stefano Rapone
comico
dialoga con
Chiara Galeazzi
scrittrice
introduce e modera
Giovanni Ansaldo
Internazionale
In italiano
Ingresso con tagliando
Sogni
Sognare un esame può aiutarci a ottenere risultati migliori, mentre fare un pisolino può favorire la risoluzione di un problema. Cosa rivelano i sogni e come possiamo sfruttare i loro meravigliosi poteri sia nel sonno sia nella veglia
Rahul Jandial
Neurochirurgo e neuroscienziato statunitense
In inglese, traduzione simultanea
Ingresso con tagliando
Dischi volanti
Daniele Cassandro
con
Alberto Notarbartolo
Internazionale
presentazione con ascolti musicali
In italiano
Da Duke Ellington a Lady Gaga, quaranta album trascurati, sottovalutati dal pubblico o poco amati dalla critica da riascoltare per intero, fuori dalle logiche dell’algoritmo. Sempre, in ogni caso, album alieni, atterrati da una galassia lontana per cogliere alla sprovvista le nostre orecchie di terrestri.
(Curci 2024)
21.30
I shall not hate
di Tal Barda
Canada/Francia 2024, 92’
Izzeldin Abuelaish è un medico di Gaza, il primo palestinese a lavorare in un ospedale israeliano. Tre delle sue figlie muoiono in un bombardamento e lui trova la forza di trasformare la tragedia in una campagna globale per sradicare l’odio. La storia della Striscia di Gaza vista attraverso la vicenda di una famiglia in cerca di pace e giustizia.
In arabo, ebraico e inglese, con sottotitoli in italiano.
Anteprima italiana
5 euro, compra il biglietto
Cartoline da Phnom Penh
Dal documentario al concettuale, i lavori di quindici fotografi cambogiani contemporanei in occasione della quindicesima edizione del festival Photo Phnom Penh
proiezione fotografica a cura di Christian Caujolle
presentata da
Elena Boille
Internazionale
In italiano

Sabato 5 ottobre

Rassegna stampa europea
Gian Paolo Accardo 
Voxeurop
Stefania Mascetti 
Internazionale
In italiano. In collaborazione con la Camera di Commercio di Ferrara e Ravenna
Il mondo
Il podcast quotidiano di Internazionale dal vivo
Claudio Rossi Marcelli Giulia Zoli
Internazionale
In italiano
Dentro l’emergenza
Cosa significa raggiungere un luogo circondato da strade sterrate e checkpoint? Come si costruisce un ospedale da campo?
Un percorso immersivo per scoprire, attraverso simulazioni e attività pratiche, le sfide che i logisti di Msf affrontano sul campo ogni giorno
In italiano. Fino alle 19
Guerra
A un anno dal massacro in Israele del 7 ottobre, dopo mesi di bombardamenti, morte e distruzione nella Striscia di Gaza, gli scenari di un conflitto che sembra irrisolvibile
Amira Hass
Haaretz
intervistata da
Jacopo Zanchini
Internazionale
In inglese, traduzione simultanea
Ingresso con tagliando
Gender
Un immaginario cospirazionista accompagna molti dibattiti sull’identità sessuale mentre si diffondono le retoriche che fanno leva sulla paura. In che modo la destra costruisce consenso attraverso l’odio
Marcella Corsi
Sapienza Università
Eva Svatoňová
ricercatrice ceca
In apertura monologo scritto e interpretato da
Paola Michelini
autrice e attrice
In italiano e inglese, traduzione consecutiva
A cura della redazione di ingenere.it
Ingresso con tagliando
Not a target
La guerra ha delle regole, eppure ancora oggi nei conflitti di tutto il mondo i civili continuano a pagare il prezzo più alto. Visita guidata all’installazione di Alice Pasquini che racconta le storie di civili e personale sanitario colpiti in cinque diverse guerre, dall’Ucraina al Sudan
Con Alice Pasquini
street artist
Roberto Scaini
Medici senza frontiere
In italiano
11.00
Farming the revolution
di Nishtha Jain
India/Francia/Norvegia 2024, 101’
Per un anno intero, centinaia di migliaia di manifestanti indiani di ogni generazione, religione, classe e provenienza si sono accampati alle porte di Delhi per protestare contro le leggi sull’agricoltura approvate dal governo di Narendra Modi. L’incredibile forza di un movimento che ha fatto la storia.
In panjabi e hindi, con sottotitoli in italiano.
Anteprima italiana
5 euro, compra il biglietto
11.00
Alieni
Nel Mediterraneo gli effetti della crisi climatica sono particolarmente visibili. Anche la fauna marina si sta trasformando con l’arrivo di nuove specie, come il granchio blu, il pesce palla e il pesce scorpione. L’impatto sulla terra dei cambiamenti del mare
Stefano Liberti
presenta Tropico Mediterraneo (Laterza 2024)
In italiano
Grazie al contributo di Coop Alleanza 3.0
Conflitti americani
Gli Stati Uniti si avvicinano alle elezioni presidenziali più divisi che mai. Le ragioni e le caratteristiche della polarizzazione e delle fratture sociali, politiche e culturali di una nazione fondata sull’integralismo
Marco D’Eramo 
autore de I terroni dell’impero 
Mattia Diletti
autore di Divisi
Introduce e modera Serena Danna
Open
In italiano
L’assemblea da zero a cento
La prima assemblea della storia a cui può partecipare chiunque, da zero a cento anni e più, discutendo insieme agli altri con pari dignità.
Giacomo Petitti di Roreto
facilitatore e formatore
8-13 anni. Fino alle 12.30
Alleanze
Le circostanze internazionali hanno avvicinato la Corea del Nord alla Russia, elevandola a un inedito ruolo di primo piano. Con quali prospettive e con quali rischi?
John Delury
Yonsei University di Seoul
Barbara Demick
Los Angeles Times
Introduce e modera
Junko Terao
Internazionale
In inglese, traduzione simultanea
Ingresso con tagliando
Oltre il Cremlino
L’ascesa di Vladimir Putin e la crociata conservatrice contro l’occidente ma anche la storia dell’opposizione civile dal suo insediamento a oggi. Un viaggio nel cuore e nell’anima della Russia
Marta Allevato
autrice di La Russia moralizzatrice
Marzio Mian
autore di Volga blues
Federico Varese
autore di La Russia che si ribella
Introduce e modera Andrea Pipino
Internazionale
In italiano
Alla radio
Con Radio 3 Mondo
Youmna El Sayed
giornalista egiziano-palestinese
Erika Fatland
scrittrice e antropologa norvegese
Wafa Mustafa
Attivista siriana
Adam Shatz
London Review of Books
Conduce Anna Maria Giordano
In inglese, traduzione consecutiva
Sostenibilità a domicilio
Nelle città la concentrazione di emissioni di gas serra è particolarmente alta e può avere effetti diretti sul microclima locale. Le soluzioni per limitare l’impatto ambientale degli edifici e trasformarli in fonti di energia
Donato Vincenzi
Università di Ferrara
In italiano
In collaborazione con Agenda17
Per oggi è tutto
Dietro le quinte dei podcast di Internazionale. Come nascono gli episodi del Mondo e del Mondo cultura
Daniele Cassandro
Giovanni De Mauro
Claudio Rossi Marcelli
Giulia Zoli
Internazionale
Incontrano le abbonate e gli abbonati di Internazionale
In italiano. Riservato alle abbonate e agli abbonati. Prenotazioni presso l’infopoint del festival
Hijra
Saif ur Rehman Raja 
con gli studenti del Liceo Carducci di Ferrara
In italiano
Da Rawalpindi a Belluno, il viaggio di Saif, troppo pachistano per gli italiani, troppo italiano per i pachistani: un ragazzo in bilico tra due culture, ostaggio di un doppio pregiudizio, determinato a decidere da sé sui propri desideri, sulla propria identità e sulla propria appartenenza.
(Fandango 2024)
13.45
A fantasy, a lie
di Pauline Augustyn
Belgio 2023, 42’
Nel 2013 la corte di cassazione del Belgio deve pronunciarsi su una richiesta di estradizione proveniente dalla Spagna nei confronti di Jaione, una donna che a 18 anni aveva preso parte al movimento separatista basco Eta. Quarant’anni dopo dovrà affrontare il carcere e la sospensione di una vita che si era costruita a fatica tra clandestinità e affetti precari.
In olandese con sottotitoli in italiano
Ingresso con tagliando
Giustizia
Attivisti e familiari delle vittime della repressione scatenata dal regime di Assad in Siria dopo la rivoluzione del 2011 non dimenticano. E dalla Francia alla Germania portano nei tribunali europei i responsabili di quei crimini
Anwar al Bounni
avvocato siriano
Wafa Mustafa
Attivista siriana
Introduce e modera
Marta Bellingreri
giornalista
In arabo, traduzione simultanea 
Ingresso con tagliando
14.00
Mappe
Su quasi 146mila strade di trenta città europee in 17 paesi, più del novanta per cento sono intitolate a uomini bianchi. Perché la diversità nella toponomastica è importante per il nostro presente e per il nostro futuro
Lorenzo Ferrari 
OBCT/EDJNet
Barbara Belotti
Toponomastica Femminile
Introduce e modera
Gian Paolo Accardo
Voxeurop
In italiano
Sentinelle
Le popolazioni indigene dell’Amazzonia colombiana da sempre difendono la natura che è al centro della cosmogonia tradizionale. Ma oggi la loro lotta si scontra con gli interessi delle multinazionali. La testimonianza di due attivisti cofan
​​Cesar Wilinton Chapal Quenama
avvocato
Catherine Yortady Figueroa Cadena
associazione Ampii Canke
Introduce e modera
Stefano Liberti
giornalista
In spagnolo, traduzione consecutiva
In collaborazione con Cospe
14.00
Union
di Brett Story e Stephen Maing
Stati Uniti 2024, 104’
Nel 2022 un gruppo di lavoratori di Amazon a Staten Island è riuscito a fare qualcosa che tutti ritenevano impossibile: sfidare una delle aziende più grandi e più potenti al mondo formando per la prima volta una rappresentanza sindacale in una sede di Amazon negli Stati Uniti. Un risultato importante per i diritti dei lavoratori.
In inglese, con sottotitoli in italiano.
Anteprima italiana
5 euro, compra il biglietto
Impero
Quando la Russia ha deciso di invadere l’Ucraina il mondo è stato colto di sorpresa. In realtà i segnali c’erano da anni. Un’analisi dell’imperialismo russo per capire il più grande conflitto che ha sconvolto l’Europa dal 1945
Mikhail Zygar
giornalista e scrittore russo
In inglese, traduzione simultanea e in Lis
Ingresso con tagliando
Sfide
Il cammino verso la modernità, le radici dello sviluppo, l’ascesa del nazionalismo e la crisi della democrazia occidentale. I nuovi equilibri internazionali e il ruolo della Cina in un mondo post-globalizzazione
Wang Hui
Università Tsinghua, Pechino
Dialoga con
Lorenzo Marsili
Berggruen Institute Europe
In inglese, traduzione consecutiva
In collaborazione con il Berggruen Institute Europe
Intelligenza artificiale
Daniele Cassandro e Lucio Lorenzi
con Alberto Puliafito
Slow news
In italiano
Dal lavoro alla medicina, passando per la guerra e le relazioni interpersonali: le intelligenze artificiali stanno cambiando le nostre vite. Dieci articoli dalla stampa internazionale per orientarsi e per riflettere su cosa dovremmo chiedere come esseri umani e come cittadini all’innovazione tecnologica.
(Bur 2024)
I buoni risentimenti
Elgas
con Igiaba Scego
scrittrice
Introduce e modera
Francesca Sibani 
Internazionale
In francese, traduzione consecutiva
In collaborazione con CaLibro
Un intellettuale di una ex colonia può essere davvero libero dai condizionamenti politici, culturali ed economici legati al passato del suo paese o è inevitabilmente loro prigioniero? Un’indagine sulle contraddizioni del processo di decolonizzazione e del pensiero postcoloniale attraverso mezzo secolo di storia delle idee dell’Africa subsahariana.
(e/o 2024)
Soli
I minori stranieri non accompagnati sono una parte importante e fragile della popolazione migratoria in Italia. Le norme approvate nell’ultimo anno ne limitano l’accoglienza e le tutele
Francesco Camisotti
Cidas
Virginia Costa
Servizio centrale Sai
Carla Garlatti
Garante per i minori
Luca Rizzo Nervo
Comune di Bologna
Introduce e modera Annalisa Camilli
Internazionale
In italiano
In collaborazione con Cidas, cooperativa sociale
Ingresso con tagliando
Sintonie
Una mostra di opere di artisti ferraresi e modenesi tra ottocento e novecento, parte della raccolta Assicoop Modena&Ferrara, incontra la collezione permanente del museo. Visita guidata a cura del direttore del museo.
In italiano. Durata: 45’. Massimo 20 partecipanti. Prenotazioni all’infopoint del festival. In collaborazione con Direzione regionale musei Emilia-Romagna, Assicoop Modena&Ferrara, Legacoop Estense
Il sentiero dei dieci
Davide Lerner
con Jacopo Zanchini
Internazionale
In italiano
Il sentiero dei dieci è il nome della località israeliana più vicina alla Striscia di Gaza e anche il punto di osservazione scelto per ripercorrere le tappe che hanno stravolto le relazioni fra i residenti israeliani e i loro vicini palestinesi. Un reportage che tiene insieme narrazione, storia, politica e sociologia.
(Piemme Mondadori 2024)
15.30
Less and less soul
di Agnieszka Czyżewska Jacquemet
Polonia 2021, 30’
In polacco con sottotitoli in Italiano

Ingresso con tagliando
La confessione intima di una storia di violenze su minori all’interno della chiesa cattolica polacca. Non solo un atto di denuncia che ha scosso l’opinione pubblica di un paese tradizionalista, ma anche il racconto di una lunga e difficoltosa ricerca di giustizia.
15.30
L’età del fuoco
John Vaillant 
con Gabriele Crescente
Internazionale
In inglese, traduzione consecutiva
Nel 2016 un incendio a Fort McMurray, in Canada, bruciò per due mesi consecutivi, devastando l’intera area boschiva. Un reportage che racconta la storia di chi ha combattuto quel fuoco e chi l’ha favorito con la sua avidità, in una zona dove l’estrazione del bitume e del petrolio non si ferma neanche quando la città è in fiamme.
(Iperborea 2024)
Violenza
È considerata inaccettabile in ambito politico per ragioni morali e culturali. Eppure è ovunque, tanto nella rivolta quanto nell’oppressione. Per un ripensamento della violenza come limite della politica e non come il suo contrario
Olivier Roy
accademico e politologo francese
Adam Shatz
London Review of Books
Introduce e modera
Catherine Cornet
Internazionale
In inglese, traduzione simultanea
Ingresso con tagliando
Paranormale
Quasi un anno fa gli argentini hanno scelto come presidente Javier Milei, un uomo che dice pubblicamente di prendere decisioni consultando il suo cane morto attraverso una medium. C’è ancora speranza per questo paese?
Martín Caparrós
giornalista e scrittore
In spagnolo, traduzione simultanea
Ingresso con tagliando
Il cuore rubato
Andrei Kurkov
con Marta Allevato
giornalista
In russo, traduzione consecutiva
Kiev, 1919. L’autorità bolscevica è appena entrata in carica e la città è dominata da fame e violenza. Samson Kolečko, membro della milizia a cui hanno mozzato un orecchio, cerca di far rispettare la legge, nonostante il caos seminato dall’Armata rossa. Il suo unico conforto è la relazione con Nadežda, una ragazza che spera di poter sposare.
(Marsilio 2024)
Sgranate gli occhi
I migliori reportage fotografici da tutto il mondo
Mélissa Jollivet
Internazionale Kids
8-13 anni. Fino alle 17.00
16.30
Democracy noir
di Connie Field
Stati Uniti/Germania/Danimarca 2024, 113’
Nell’Ungheria nazionalista di Viktor Orbán difendere la democrazia e la libertà può costare molto caro. La storia di tre attiviste che si battono per smascherare le bugie del primo ministro e contrastare la corruzione di un regime diventato un modello per le nuove destre europee.
In ungherese e inglese, con sottotitoli in italiano.
Anteprima italiana
5 euro, compra il biglietto
Ha sempre fatto caldo
Giulio Betti 
con gli studenti del Liceo Ariosto di Ferrara
In italiano
Il ruolo dell’attività solare e dell’anidride carbonica nell’aumento delle temperature, il ritiro dei ghiacciai, l’innalzamento dei mari: argomenti dibattuti, che da qualche anno sollevano dubbi, teorie del complotto e disinformazione. Per mettere ordine nel caos del dibattito pubblico sul cambiamento climatico.
(Aboca 2024)
Fondamentali
Giorgia Bernardini e
Elena Marinelli
con Giulia Siviero
giornalista
In italiano
Una raccolta di storie di atlete che hanno cambiato il gioco. Per raccontare lo sport femminile liberandolo dalla retorica patriarcale in cui le donne, sia a livello di performance che di visibilità, sono e saranno sempre in seconda posizione rispetto agli uomini.
(66thand2nd 2024)
16.45
Molecole
Alessandro Coltré
Rita Cantalino
con Jonathan Zenti
autore di podcast
In italiano
Ingresso con tagliando
L’eredità tossica dei grandi stabilimenti chimici italiani è stata sepolta in discariche abusive oppure sversata nei fiumi e nei terreni di città che oggi devono affrontarne le conseguenze. Un itinerario dell’Italia dei veleni attraverso molecole di sintesi finite nei corpi di chi ha lavorato o vissuto nei luoghi di produzione di insetticidi, vernici, plastiche e altri materiali di consumo.
Rivoluzioni romantiche
E voi, come amate? Che cosa avete imparato dalle vostre storie d’amore e cosa invece proprio non avete capito? In che modo gli stereotipi viziano e limitano le vostre relazioni? Ne parliamo insieme, a cuore scoperto.
Cerchio di parola guidato da Il Cuore scoperto
In italiano. Fino alle 18.30. Massimo 15 partecipanti.
Prenotazione all’infopoint del festival a partire da sabato 5
Testimoni
Dall’orrore libico provocato dalle politiche migratorie europee, a crisi dimenticate come quella siriana o yemenita, fino al Sudan, devastato da guerra, colera e malnutrizione. Il racconto degli operatori umanitari di Msf, tra sfide logistiche e dilemmi etici
Stefano Di Carlo
Federica Iezzi
Chiara Montaldo 
Alessandro Piro 
Roberto Scaini 
Accompagnamento musicale di
Norina Liccardo
In italiano
17.00
Tecnologia della rivoluzione
Diletta Huyskes
con
Riccardo Staglianò
Il venerdì di La Repubblica
In italiano
Gli algoritmi spesso ripropongono e amplificano schemi razzisti e sessisti. Un’indagine sui valori sociali e politici coinvolti in qualsiasi progettazione tecnologica, dalla bicicletta, passando per il microonde, fino all’intelligenza artificiale.
(Il Saggiatore 2024)
Bruttezza
Chi decide cos’è brutto e cosa no? E perché ci fa così paura pensare di essere brutti? Un invito a guardarsi in modo diverso, contro i canoni estetici e il bagaglio di oppressione, deumanizzazione e patriarcato che si portano dietro
Moshtari Hilal
artista e scrittrice afgano tedesca
intervistata da Daniele Cassandro
Internazionale
In tedesco, traduzione simultanea
In collaborazione con il Goethe-Institut Mailand, nell’ambito del programma Litrix.de
Ingresso con tagliando
Sintonie
Una mostra di opere di artisti ferraresi e modenesi tra ottocento e novecento, parte della raccolta Assicoop Modena&Ferrara, incontra la collezione permanente del museo. Visita guidata a cura del direttore del museo.
In italiano. Durata: 45’. Massimo 20 partecipanti. Prenotazioni all’infopoint del festival. In collaborazione con Direzione regionale musei Emilia-Romagna, Assicoop Modena&Ferrara, Legacoop Estense
Una vita in prigione
Il carcere è una specie di società parallela per il mondo palestinese, dove finiscono molti ragazzi e uomini, ma anche donne, a volte per tutta la vita e senza un’accusa formale né un processo. Due libri scritti dall’interno delle prigioni israeliane
Elisabetta Bartuli
arabista e traduttrice
Barbara Teresi
traduttrice
presentano
Il racconto di un muro di Nasser Abu Srour
e Una maschera color del cielo di Bassem Khandaqji
con Francesca Gnetti
Internazionale
In italiano
Non c’è un solo modo di essere maschi
Gli stereotipi e le discriminazioni colpiscono anche gli uomini, ma possiamo liberarcene.
Giulia Siviero
giornalista
8-13 anni. Fino alle 19.00
18.15
La nave
Luca Misculin
con Jonathan Zenti
autore di podcast
In italiano
Ingresso con tagliando
Delle navi delle ong si sente parlare spesso, ma se ne sa poco. Quanto sono grandi e chi ci lavora? Perché a bordo ci sono due equipaggi diversi? Ma soprattutto: cosa succede quando trovano un’imbarcazione in difficoltà, e come la soccorrono? Dodici giorni nel Mediterraneo a bordo della Geo Barents per rispondere a queste domande.
Taccuini
Dalla contestazione negli Stati Uniti del 1968 alla presa di Saigon, dalla Cina di Mao al crollo dell’Unione Sovietica, Tiziano Terzani è stato un grande testimone del novecento. Un viaggio nella sua vita e nel suo archivio a vent’anni dalla morte
Annalisa Camilli
Internazionale
dialoga con
Angela Staude Terzani
In italiano
Fantasmi
Un ascolto guidato di musica spaventosa ma anche consolatoria, tra spettri di oggi e ombre del passato
Teho Teardo
musicista e compositore
dialoga con
Giovanni Ansaldo
Internazionale
In italiano
Ingresso con tagliando
18.30
La città degli angeli. Racconto da Beslan
Erika Fatland
con Andrea Pipino
Internazionale
In inglese, traduzione consecutiva
In collaborazione con Norla
1° settembre 2004, 32 terroristi ceceni assaltano una scuola in Ossezia, nel sud della Russia, sequestrando alunni, genitori e insegnanti. I corpi speciali irrompono nell’edificio, sarà un massacro: 333 morti, di cui 186 bambini. Un reportage travolgente sulla strage di Beslan, a vent’anni da una tragedia dimenticata.
(Marsilio 2024)
L’appiattimento del mondo
Olivier Roy
con Catherine Cornet
Internazionale
In francese, traduzione consecutiva
Identità contro universalismo, genere contro sesso, democrazia contro settarismo, e poi razzismo, femminismo, immigrazione. I dibattiti che polarizzano la vita intellettuale contemporanea sono spesso definiti “guerre culturali”, ma in verità ciò che è in crisi è la nozione stessa di cultura.
(Feltrinelli 2024)
Pezzi di Capitale – Reading
Nel 2021, i 422 operai della GKN vengono licenziati all’improvviso e reagiscono occupando lo stabilimento. Dall’incontro con una compagnia teatrale nasce uno spettacolo ispirato al Capitale di Karl Marx per raccontare cosa significa trascorrere vent’anni in fabbrica e cosa succede quando un gruppo di operai decide di tentare di fare la storia
Enrico Baraldi
Nicola Borghesi
drammaturgia e mise en espace
con Nicola BorghesiTiziana De BiasioFrancesco IorioDario SalvettiMario Berardo Iacobelli 
collettivo di fabbrica lavoratori GKN
Un progetto di Kepler-452
Reading tratto da Il Capitale. Un libro che ancora non abbiamo letto. Produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
In italiano. Durata 70’
In collaborazione con Ert
Ingresso con tagliando
19.00
Black box diaries
di Shiori Ito
Giappone/Regno Unito/Stati Uniti 2024, 102’
Nel 2017 la giornalista Shiori Ito accusa di stupro un suo collega molto in vista e la sua ricerca di giustizia diventa un caso epocale in Giappone, dove ci sono ancora atteggiamenti e tradizioni fortemente maschilisti. Determinata a dare l’esempio, Shiori porta avanti la sua lotta, pubblica un libro autobiografico di successo, e realizza questo film.
In giapponese e inglese, con sottotitoli in italiano.
Anteprima italiana
5 euro, compra il biglietto
Il disperso
A cento anni dalla morte di Franz Kafka il nostro mondo somiglia sempre di più alle storie che lo scrittore aveva immaginato. Oggi leggerlo è indispensabile per capire come sia stato possibile arrivare qui, al centro di ogni racconto paradossale, dispersi nel presente estremo
Performance letteraria di
Leonardo Merlini
Askanews
In italiano
Ogni prigione è un’isola
Daria Bignardi
con
Vasco Brondi
cantautore
In italiano
In collaborazione con Unipol Gruppo
Da trent’anni di incontri con detenute e detenuti, ma anche con agenti di polizia penitenziaria, giudici e direttori di istituto nasce questo libro di testimonianze, racconti e riflessioni. Per dare un’immagine del carcere italiano a partire dalle cose che nessuno ha voglia di sentirsi dire.
(Mondadori 2024)
Siamo fatte di fuoco
Un big bang esistenziale, una poesia di strada, un battito del cuore. Un tessuto di parole che esibisce le cicatrici di un corpo e di un’anima in cui si incrociano violenza razziale, sessista e omofoba
Reading di
Joëlle Sambi
poeta belga congolese
Introduce
Francesca Spinelli
traduttrice e giornalista
In francese, traduzione consecutiva
Ingresso con tagliando
Ciclo
La metà delle persone sulla Terra ha le mestruazioni una volta al mese e per molti anni. Nonostante ciò, il ciclo, stigmatizzato, nascosto o ignorato, resta un grande tabù
Kate Clancy
University of Illinois
In inglese, traduzione simultanea e in Lis
Ingresso con tagliando
21.30
Of caravan and the dogs
di Anonymous 1 e Askold Kurov
Germania 2024, 89’
Vladimir Putin aveva preparato la Russia alla guerra con l’Ucraina molto prima che iniziasse l’invasione. Un ritratto degli ultimi difensori della democrazia in Russia: attivisti e giornalisti che si battono per la libertà d’espressione.
In russo e inglese, con sottotitoli in italiano.
Anteprima italiana
5 euro, compra il biglietto
Cartoline da Monopoli
Il sogno nelle sue varie sfumature: da quello infantile a quello spezzato, fino all’incubo reale e immaginario. Una selezione di lavori da PhEST, il festival di fotografia e arte di Monopoli
Arianna Rinaldo
curatrice indipendente
introduce
Maysa Moroni
Internazionale
In italiano

Domenica 6 ottobre

Rassegna stampa internazionale
Gian Paolo Accardo
Vox Europ
Catherine Cornet
Internazionale
In italiano. In collaborazione con la Camera di Commercio di Ferrara e Ravenna
Il mondo cultura
Un podcast settimanale di Internazionale dal vivo
Daniele Cassandro 
Chiara Nielsen 
Internazionale
In italiano
Dentro l’emergenza
Cosa significa raggiungere un luogo circondato da strade sterrate e checkpoint? Come si costruisce un ospedale da campo?
Un percorso immersivo per scoprire, attraverso simulazioni e attività pratiche, le sfide che i logisti di Msf affrontano sul campo ogni giorno
In italiano. Fino alle 17
10.30
A fantasy, a lie
di Pauline Augustyn
Belgio 2023, 42’
Nel 2013 la corte di cassazione del Belgio deve pronunciarsi su una richiesta di estradizione proveniente dalla Spagna nei confronti di Jaione, una donna che a 18 anni aveva preso parte al movimento separatista basco Eta. Quarant’anni dopo dovrà affrontare il carcere e la sospensione di una vita che si era costruita a fatica tra clandestinità e affetti precari.
In olandese con sottotitoli in italiano
Ingresso con tagliando
Sintonie
Una mostra di opere di artisti ferraresi e modenesi tra ottocento e novecento, parte della raccolta Assicoop Modena&Ferrara, incontra la collezione permanente del museo. Visita guidata a cura del direttore del museo.
In italiano. Durata: 45’. Massimo 20 partecipanti. Prenotazioni all’infopoint del festival. In collaborazione con Direzione regionale musei Emilia-Romagna, Assicoop Modena&Ferrara, Legacoop Estense
#Metoo
A partire dalle storie di cinque attiviste cinesi, una riflessione sui ruoli di genere, i regimi autoritari e le strategie di libertà
Barbara De Micheli
esperta di politiche di genere
Leta Hong Fincher
giornalista e scrittrice cinese americana
In apertura monologo scritto e interpretato da
Paola Michelini
autrice e attrice
In italiano e in inglese, traduzione consecutiva
A cura della redazione di ingenere.it, in collaborazione con l’Università di Bologna.
Ingresso con tagliando
Ritratto – Tessitrice di vita
È un’insegnante e attivista per i diritti delle donne in una delle regioni colombiane più colpite dal conflitto armato. Vittima lei stessa della violenza, ha fondato un’associazione per recuperare i giovani reclutati dai gruppi militari e paramilitari e difendere i diritti delle donne violentate e minacciate
Fátima Muriel Silva
intervistata da
Edoardo Vigna
Corriere della Sera
In spagnolo, traduzione consecutiva
In collaborazione con Cospe
11.00
Democracy noir
di Connie Field
Stati Uniti/Germania/Danimarca 2024, 113’
Nell’Ungheria nazionalista di Viktor Orbán difendere la democrazia e la libertà può costare molto caro. La storia di tre attiviste che si battono per smascherare le bugie del primo ministro e contrastare la corruzione di un regime diventato un modello per le nuove destre europee.
In ungherese e inglese, con sottotitoli in italiano.
Anteprima italiana
5 euro, compra il biglietto
Storia vera dell’Italia nera
Alla scoperta degli imperatori romani, delle sante cristiane, dei garibaldini e delle partigiane che hanno fatto la storia d’Italia e che avevano la pelle nera.
8-13 anni. Fino alle 12.00
Umanità
Il diritto internazionale umanitario impone il rispetto, durante un conflitto, della distinzione tra obiettivi militari e popolazione civile. Ma nel mondo continuano gli attacchi a infrastrutture civili, ospedali e personale sanitario. Come tutelare le vite umane in contesti di guerra
Francesca Albanese
giurista
Meinie Nicolai
Medici senza frontiere
Introduce e modera
Lucia Goracci
Rai
In italiano e inglese, traduzione simultanea
Ingresso con tagliando
Rivoluzioni romantiche
E voi, come amate? Che cosa avete imparato dalle vostre storie d’amore e cosa invece proprio non avete capito? In che modo gli stereotipi viziano e limitano le vostre relazioni? Ne parliamo insieme, a cuore scoperto
Cerchio di parola guidato da Il Cuore scoperto
In italiano. Fino alle 13.00. Massimo 15 partecipanti.
Prenotazione all’infopoint del festival a partire da sabato 5 
Connessioni
Intelligenza artificiale, wallet digitale, spazi comuni di dati, 5G, blockchain sono tecnologie indispensabili per qualsiasi futuro si possa immaginare.
I rischi e le opportunità delle politiche europee sul digitale
Roberto Viola 
Commissione europea
Diletta Huyskes
Immanence
Introduce e modera Alessio Jacona
giornalista
In italiano
Abitare i diritti
La città è sempre di più il luogo dove i diritti si applicano e diventano concreti per le persone che ci abitano. Un’analisi per esplorare gli spazi urbani come strumento di discriminazione o di inclusione
Maria Giulia Bernardini
Orsetta Giolo
Università di Ferrara
In italiano
In collaborazione con Agenda17
Il secolo è mobile
Italia 2024, 95’
Monologo multimediale di Gabriele Del Grande
scrittore e giornalista
Un viaggio per immagini e parole che racconta la storia dell’immigrazione in Europa, dallo sbarco delle truppe africane a Marsiglia nel 1914 fino alla crisi delle ong a Lampedusa, dai tempi in cui si poteva arrivare in Europa liberamente fino alla chiusura delle frontiere di oggi
In italiano
Ingresso con tagliando
Matilde Serao. La voce di Napoli
Francesca Bellino
con gli studenti del Liceo Dosso Dossi di Ferrara
In italiano
Una biografia a fumetti sulla celebre giornalista del quotidiano napoletano Il Mattino. La storia del suo amore appassionato per Napoli, della tenacia che ha caratterizzato la sua carriera e svelato la bellezza e la complessità della città campana. Una figura pionieristica, che ha segnato il mondo del giornalismo.
(Becco Giallo 2024) 
Attaccare la terra e il sole
Un romanzo sulla guerra coloniale che la Francia condusse in Algeria intorno alla metà dell’ottocento. Attraverso le voci narranti di una contadina francese attirata in Nordafrica dalla promessa di un pezzo di terra, e di un soldato ormai assuefatto alla violenza, una denuncia della follia e dell’orrore che fu la colonizzazione.
(Feltrinelli 2024)
12.00
Less and less soul
di Agnieszka Czyżewska Jacquemet
Polonia 2021, 30’
In polacco con sottotitoli in Italiano

Ingresso con tagliando
La confessione intima di una storia di violenze su minori all’interno della chiesa cattolica polacca. Non solo un atto di denuncia che ha scosso l’opinione pubblica di un paese tradizionalista, ma anche il racconto di una lunga e difficoltosa ricerca di giustizia.
12.00
Hanno vinto i ricchi
Con Riccardo Staglianò
In italiano
Com’è possibile che l’Italia sia l’unico paese europeo in cui negli ultimi trent’anni i salari si sono abbassati invece di crescere? Un disastroso primato dettato dall’impeto neoliberista occidentale, ma anche dall’inefficace reazione della sinistra. La cronaca della lotta di classe, in un mondo in cui hanno vinto i ricchi.
(Einaudi 2024)
13.15
L’invasione
Luca Misculin
con Jonathan Zenti
autore di podcast
In italiano
Ingresso con tagliando
Metà della popolazione mondiale parla una lingua che discende dal protoindoeuropeo, arrivato in Europa cinquemila anni fa. Le persone che lo diffusero si portarono dietro anche miti e un’idea precisa di società, con gli uomini saldamente al comando. Raccontarlo significa capire chi siamo oggi.
Barriere
L’abilismo è un paradigma culturale che discrimina le persone con disabilità. Riflette un orientamento più generale che privilegia la performance e il successo a ogni costo. Come combattere discriminazione e pregiudizi
Fabrizio Acanfora
scrittore e attivista
Simonetta Botti
Cidas
Marina Cuollo
scrittrice e consulente
Introduce e modera
Stefania Mascetti
Internazionale
In italiano e in Lis
In collaborazione con Cidas, cooperativa sociale
Tempesta
Il Rassemblement national in Francia, l’Afd in Germania, Fratelli d’Italia nel nostro paese: l’estrema destra avanza in Europa. Alle radici di un movimento che sta cambiando il continente
Leonardo Bianchi 
giornalista
Michael Braun
Die Tageszeitung
Rachel Donadio
The Atlantic
Introduce e modera
Jacopo Zanchini
Internazionale
In italiano
Ingresso con tagliando
Scelta
Cosa c’entrano le proteste degli agricoltori, il caporalato, le leggi dell’Unione europea con quello che c’è nel nostro frigorifero? Siamo cittadini liberi se cediamo ad altri il controllo di ciò che mangiamo e della sua provenienza?
Dialogo aperto con il pubblico sul modo in cui produciamo, distribuiamo e consumiamo il cibo, guidato da Giacomo Petitti di Roreto
facilitatore e formatore
In italiano
In collaborazione con Alce Nero
14.00
Black box diaries
di Shiori Ito
Giappone/Regno Unito/Stati Uniti 2024, 102’
Nel 2017 la giornalista Shiori Ito accusa di stupro un suo collega molto in vista e la sua ricerca di giustizia diventa un caso epocale in Giappone, dove ci sono ancora atteggiamenti e tradizioni fortemente maschilisti. Determinata a dare l’esempio, Shiori porta avanti la sua lotta, pubblica un libro autobiografico di successo, e realizza questo film.
In giapponese e inglese, con sottotitoli in italiano.
Anteprima italiana
5 euro, compra il biglietto
I miei due papà
Éric Mukendi
con Francesca Spinelli 
traduttrice e giornalista
In collaborazione con CaLibro
Boris ha 14 anni, è francese di origine congolese e abita con lo zio e la moglie francese bianca. Vive una vita tranquilla e integrata in una periferia di Parigi, quando all’improvviso sbarca suo padre, che credeva morto. Un romanzo tenero e divertente sulle trasformazioni della società occidentale. (e/o 2024)
Silenzio
Ritratto aggiornato di un territorio impenetrabile che, dopo le proteste del 2008, non fa più notizia. Un viaggio nella storia del Tibet moderno, tra repressione e ribellione, fughe e compromessi
Barbara Demick 
Los Angeles Times
Intervistata da Junko Terao
Internazionale
In inglese, traduzione consecutiva
Ingresso con tagliando
Strade
Dalle montagne del Kurdistan alla campagna umbra, un percorso a zigzag tra le contraddizioni e le fratture delle nostre società. Per combattere i conflitti di oggi con le armi dell’ironia e della poesia
Zerocalcare
autore di fumetti
dialoga con
Alice Rohrwacher
regista e sceneggiatrice
Introduce e modera
Giulia Zoli
Internazionale
In italiano
Ingresso con tagliando
14.30
Life is a game
di Luca Quagliato e Laura Carrer 
Italia 2023, 60’
Al centro del successo dell’e-commerce ci sono i rider e i driver, che ricevono istruzioni sulle consegne tramite app, mentre un algoritmo decide i turni, il percorso da fare ed elargisce bonus. Il racconto di tredici rider provenienti da tre continenti
In italiano, inglese, francese, spagnolo e greco, con sottotitoli in italiano e inglese
A seguire incontro con la regista
Laura Carrer
e con Julia Lindblom
giornalista svedese
Introduce e modera
Alessio Jacona
Ansa
In italiano
In collaborazione con CGIL Ferrara e CGIL Emilia-Romagna
Sintonie
Una mostra di opere di artisti ferraresi e modenesi tra ottocento e novecento, parte della raccolta Assicoop Modena&Ferrara, incontra la collezione permanente del museo. Visita guidata a cura del direttore del museo.
In italiano. Durata: 45’. Massimo 20 partecipanti. Prenotazioni all’infopoint del festival. In collaborazione con Direzione regionale musei Emilia-Romagna, Assicoop Modena&Ferrara, Legacoop Estense
Notizie a domicilio
Come si scrive una newsletter, dalla ricerca delle notizie alle curiosità su un tema o un continente. Dietro le quinte di Mediorientale, Schermi e Artificiale
Francesca Gnetti
Piero Zardo
Internazionale
Alberto Puliafito
Slow News
incontrano le abbonate e gli abbonati di Internazionale
In italiano. Riservato alle abbonate e agli abbonati. Prenotazioni presso l’infopoint del festival
Storie senza frontiere
Con Gigliola Alvisi Candida Lobes
Ci sono persone che decidono di andare in paesi lontani e a volte anche in guerra, per garantire a tutte e tutti il diritto alla cura.
8-13 anni. Fino alle 16.00
15.15
Affittasi utero
Chiara Lalli
con Jonathan Zenti
autore di podcast
In italiano
Ingresso con tagliando
È contro natura, è egoistico e immorale, i bambini non si comprano, è un reato universale: sono solo alcune delle critiche più comuni e più insensate alla maternità surrogata. Un podcast che cerca di smontare gli argomenti contro la gestazione per altri.
Crociere
Ogni anno il Mediterraneo è attraversato da centinaia di navi da crociera, mentre nell’Artico se ne vedono solo poche decine. Ma il problema è lo stesso: un tipo di turismo che inquina più di qualsiasi altra forma di trasporto al mondo
Daniel Wizenberg
giornalista argentino
Berta Vicente Salas
giornalista spagnola
In spagnolo, traduzione consecutiva
Capitalismo
Solo una trasformazione radicale della nostra vita economica può salvarci dal collasso climatico. L’accelerazione continua del capitale è finita fuori strada. Dobbiamo rallentare
Kohei Saito
filosofo giapponese
Astra Taylor
regista e scrittrice canadese americana
Introducono e moderano
Giovanni De Mauro
Internazionale
e Giuliano Milani
storico
In inglese, traduzione simultanea e in Lis
Ingresso con tagliando
16.30
I shall not hate
di Tal Barda
Canada/Francia 2024, 92’
Izzeldin Abuelaish è un medico di Gaza, il primo palestinese a lavorare in un ospedale israeliano. Tre delle sue figlie muoiono in un bombardamento e lui trova la forza di trasformare la tragedia in una campagna globale per sradicare l’odio. La storia della Striscia di Gaza vista attraverso la vicenda di una famiglia in cerca di pace e giustizia.
In arabo, ebraico e inglese, con sottotitoli in italiano.
Anteprima italiana
5 euro, compra il biglietto
L’anno straordinario
Ariane Hugues
In francese, traduzione consecutiva
La crisi climatica ha colpito anche il regno della giovane Strega Sparadrà ma per combatterla, più che i poteri magici, servirà il super potere della collaborazione.
Con la partecipazione dell’Institut Français Italia
8-13 anni. Fino alle 17.30
17.00
Réclame
Chiara Galeazzi e Tania Loschi 
con
Jonathan Zenti
autore di podcast
In italiano
Ingresso con tagliando
Un podcast didascalico che parla del patinato mondo della pubblicità. I retroscena di alcuni degli spot dal respiro internazionale che hanno caratterizzato la nostra infanzia e che ancora condizionano la nostra vita di tutti i giorni.
18.30
Replica del film più richiesto
5 euro
18.30
Wael Zuaiter: unknown
di Jesse Cox
Australia 2015, 30’
Quando lo scrittore e traduttore palestinese Wael Zuaiter venne assassinato a Roma nel 1972, stava traducendo in italiano Le Mille e una notte. Zuaiter era stato ritenuto dal Mossad uno dei responsabili dell’attacco terroristico alle olimpiadi di Monaco del 1972, ma forse era stata la sua influenza come rappresentante di Al-Fatah a Roma a spingere i servizi segreti israeliani a ucciderlo.
In inglese con sottotitoli in Italiano
Ingresso con tagliando

TABUCCHIANA 3. /
Pereira e l’esperienza dell’addio

TABUCCHIANA 3. Pereira e l’esperienza dell’addio

C’è un libro che sfoglio sempre volentieri, forse perché mi ricorda con le sue foto d’arte fatte in uno dei musei più belli d’Europa quanto possa essere complesso e appassionante il lavoro dell’interpretazione. Basti dire che di Bosch, questo il nome dell’autore riprodotto, si è parlato nei secoli come di un “ángel perdido”, di un cultore della notte e dei suoi sogni/incubi ma anche (lo ricorda José Luís Porfírio citando Lope de Vega) come di un autore di moralità filosofiche.

Insomma in Bosch e nella sua opera si troverebbe quella mescolanza di dritto e rovescio delle cose che tanto intrigava Tabucchi che, sotto la sua egida, avrebbe costruito uno splendido libro di racconti (Il gioco del rovescio) facendolo non a caso precedere da un esergo (Le puéril revers des choses) di uno scrittore maledetto come Lautréamont.

Las tentaciones

Si sarà capito ormai che il volume che ho tra le mani parla e ci fa vedere il Trittico delle tentazioni di Sant’Antonio che si trova nel Museu Nacional de Arte Antiga di Lisbona, per meglio dire (o per dirla da lusitanisti e tabucchiani doc), As Janelas Verdes.

Sembra uno scherzo chiamarlo così, ma naturalmente c’è una ragione.

L’antico palazzo secentesco che riunisce tanti capolavori aveva le finestre verdi, e così all’insegna del verde è la rua che ci conduce fin lì e perfino un drink, il Janelas verdes Dream, creato, nella finzione narrativa, dal barman di quel museo mescolando vodka, succo di limone e menta piperita.

Quanto alle dosi con le quali miscelarle, basta leggere Requiem, il più onirico (nonché bellissimo) dei romanzi di Tabucchi e poi avviarsi con lui nella notte delle allucinazioni.

Come avrete capito, anche se a non alto tasso alcolico, le bevande portano lontano. Così come conduce a un’altezza pericolosa il racconto (Voci portate da qualcosa, impossibile dire cosa) che affianca Bosch nel volume da cui sono partita (Las tentaciones. Un pintor/Jeronimo Bosco. Un escritor/Antonio Tabucchi, pubblicato a Barcelona dalla Editorial Anagrama).

Ma a dire il vero quel che mi intriga davanti a quel libro non è solo come si possa leggere (per giunta all’insegna delle tentazioni) quel grande trittico double face  o come termini e cosa nasconda quel racconto (che giovi ricordarlo è collocato insieme ad altri in una raccolta che porta il titolo di Angelo nero), ma quale sia il rapporto che queste due opere di secoli e generi differenti hanno con le neppure dieci righe di nota a quel bel volume illustrato; righe nelle quali Tabucchi parla di peccato, di pentimento, di divieti ormai inesistenti e di perdono di conseguenza impossibile.

In un universo dove non si trasgredisce più, per mancanza di leggi e di punizione, non esiste – ci dice il nostro scrittore – che il rimorso a turbare la vita e a condurre alla tentazione suprema, quella della morte.

Se rileggo Sostiene Pereira alla luce di queste riflessioni, soprattutto se rileggo Honorine di Balzac, che Tabucchi definisce un racconto sul pentimento, mi viene fatto di pensare che aveva ragione Schnitzler quando scriveva che il pentimento e il perdono sono solo soluzioni apparenti: o inconsapevoli illusioni o consapevoli contraffazioni del sentimento.

Perché quello straordinario racconto dell’Ottocento che è tra le letture del nostalgico Pereira incapace di vivere fuori dalla morte (cioè da funebri memorie familiari, da malattie mortali, da abiti scuri, da quesiti filosofici sul tema, da necrologi come oggetto di lavoro in una città che grava su di lui come un sudario…) non mi pare possa inscriversi all’insegna del pentimento, ma piuttosto dell’incapacità del distacco, del superamento dei traumi, ivi compresa la sofferenza d’amore.

I personaggi di Honorine soffrono e muoiono perché non sanno perdonarsi e non sanno dimenticare. Parimenti Pereira non potrà dar voce a un nuovo io egemone finché non capirà che bisogna saper dire addio per scegliere infine una vita libera dal passato e dai suoi compromessi.

E allora, le tentazioni? Chissà, forse quella del grande Tabucchi che ha tentato di imbrogliare le carte (nominando il pentimento) per indurci a riflettere, a contraddirlo, a ragionare con lui.

In copertina: Lisbona, Museu Nacional de Arte Antiga

Per leggere gli articoli di Anna Dolfi su Periscopio clicca sul nome dell’autrice

Vite di carta /
Tra pochi giorni l’assegnazione del 60° Premio Estense

Tra pochi giorni l’assegnazione del 60° Premio Estense.

Sabato 28 settembre nella storica cornice del Teatro Comunale si terrà la cerimonia conclusiva del Premio Estense, la manifestazione che premia l’eccellenza del giornalismo italiano di ogni tipologia – stampa, televisione, web – giunta al traguardo della 60° edizione.

Al vincitore designato nella riunione congiunta della Giura Tecnica e della Giuria dei Lettori sarà assegnata l’Aquila d’Oro 2024, mentre  il 40° Riconoscimento Granzotto, già designato nella riunione di selezione del Premio Estense, sarà consegnato ad Antonio Caprarica “per il suo stile inconfondibile, in grado di entrare nelle nostre case e di ammaliarci”, come afferma il presidente della Giuria Tecnica Alberto Faustini.

I quattro libri finalisti: Frontiera di Francesco Costa – Ed.Mondadori, Laggiù dove si muore. Il Vietnam dei giovani italiani con la legione straniera di Luca Fregona con Giorgio Cargioli – Ed.Athesia Tappeiner, Le mani sulla guardia costiera di Nello Scavo – Ed.Chiarelettere, Love Harder di Barbara Stefanelli – Ed.Solferino.

Come ha sottolineato Gian Luigi Zaina, Presidente di Confindustria Emilia Area Centro, nel corso del primo incontro tra le due giurie avvenuto lo scorso 29 maggio, il compito dei giornalisti e degli scrittori che formano la Giuria Tecnica quest’anno è stato particolarmente impegnativo, essendo ben 72 i libri candidati tra cui individuare i quattro finalisti.

Un numero record di partecipanti nella storia della manifestazione. Con una grande varietà di ambiti su cui si appunta l’indagine giornalistica: si va dal panorama internazionale dell’ambiente, della cultura, della politica e della criminalità alle biografie di personaggi emergenti, anche nel mondo dello sport, a fatti di cronaca e questioni nazionali di oggi e di ieri che investono più da vicino il nostro Paese.

Hanno tutti un respiro internazionale i quattro libri finalisti affidati dallo scorso mese di giugno alla disamina della Giuria dei Lettori: spaziano tra gli Stati Uniti e il Vietnam, tra l’Iran e il Mediterraneo, e sono attenti a evidenziare le interconnessioni profonde tra le parti del mondo. Con l’adozione, anche, di soluzioni espositive non scontate.

Degli USA come paese di frontiera si occupa Francesco Costa, il suo libro  è come una gigantografia dell’America di oggi, costruita come una puzzle i cui mille pezzi si possono leggere separatamente, siano aneddoti o resoconti di esperienze professionali e personali, esiti di ricerche o brevi narrazioni. Abbondanza, Ingenuità, Identità, Violenza, Frontiera sono i titoli delle cinque macro aree che formano il puzzle e richiamano altrettante parole chiave in grado di descrivere il profilo attuale di un paese che fin dai suoi inizi ha fatto del movimento in avanti e del cambiamento la sua peculiarità.

Luca Fregona nel suo libro sui giovani italiani arruolati nella Legione Straniera nel corso degli anni Cinquanta ha ricostruito le storie di sette di loro.

La prima storia si avvale della voce del protagonista Giorgio Cargioli ed è la più estesa e ricca di ricordi circostanziati. I giovani italiani come lui, migranti economici clandestini in Francia, venivano “convinti” all’ingaggio dopo essere stati scoperti e arrestati e andavano spesso a morire nella prima guerra d’Indocina tra le paludi e le foreste del Tonchino, insidiati dai Viet Minh, dai disagi del clima e dalla fame.

Nelle altre sei storie, dove manca la voce del protagonista, l’autore utilizza documenti, fotografie, ricordi familiari che ricostruiscono le vicende personali dei Legionari italiani e insieme una pagina della storia del nostro Paese davvero poco nota.

Nel libro di Barbara Stefanelli si concretizza in dieci storie di ragazze iraniane e dei loro sostenitori la battaglia contro il sistema vecchio, sessista, illiberale che attanaglia l’Iran dal 1979, anno della Rivoluzione khomeinista. Specie dopo l’uccisione di Masha “Jina” Amini avvenuta nel settembre del 2022, la Controrivoluzione delle giovani e dei giovani iraniani è divenuta più coraggiosa e determinata, anche se ha lasciato sul campo troppe giovani vite spezzate.

Come dice una di loro, “la protesta delle ragazze è istintiva e ancestrale” prima che ideologica, si oppone alle violenze e alle prevaricazioni utilizzando l’arma più potente: amare più forte, come recita il titolo, andarsi a prendere la speranza.

Infine il libro di Nello Scavo, il cui disegno copre l’area del Mediterraneo nella ricostruzione della partita  che da anni si gioca sulla pelle dei migranti. L’inchiesta giornalistica di Scavo, inoltre, è in grado di mettere in luce tasselli rivelatori delle più ampie attività illecite interconnesse delle mafie mediterranee, dei trafficanti di uomini e dei contrabbandieri di armi e petrolio.

Con un andamento a spirale, la ricostruzione della inchiesta giornalistica condotta in prima persona ha continui rimandi al quadro internazionale degli illeciti commessi e delle relative inchieste, e intanto fornisce informazioni inedite e documenti ufficiali sui patti segreti tra stati, finora non svelati, e sulla battaglia in corso, tutta politica, che punta a erodere le competenze e l’autonomia della Guardia costiera italiana fondata nel lontano 1865.

In copertina: Quartina Finalista al Premio Estense 2024

Per leggere gli altri articoli di Vite di carta la rubrica quindicinale di Roberta Barbieri clicca sul nome della rubrica o il nome dell’autrice

E se i cyborg fossero tra noi? L’esperienza di Collettivo Cinetico a “Darsena elettronica”

E se i robot fossero tra noi? Cosa succederebbe se la tecnologia elettronica combinata con l’intelligenza artificiale entrasse anima e corpo nella realtà, nei luoghi e negli spazi che frequentiamo?
Collettivo Cinetico
a Wunderkammer (ph Luca Pasqualini)
Questo quesito aleggia in maniera sempre più concreta nella nostra quotidianità. Ed è stato trasformato in una performance e installazione di grande impatto per gli spettatori. L’occasione è stata lo spettacolo organizzato da Collettivo Cinetico nell’ambito del festival “Darsena elettronica”, che si è tenuto negli spazi del Consorzio Wunderkammer, a Ferrara, nel fine settimana tra venerdì 13 e domenica 15 settembre 2024.
Un momento dello spettacolo
“Non distruggeremo Wunderkammer” (ph Luca Pasqualini)
A dare forma spettacolare all’ipotesi di un’interazione fisica tra umani e automi è stata la performance “|x| No, non distruggeremo Wunderkammer” del gruppo artistico Collettivo Cinetico, fondato dalla coreografa e ginnasta Francesca Pennini.
Francesca Pennini di Collettivo Cinetico (ph Luca Pasqualini)
La rappresentazione ha messo il pubblico materialmente di fronte a un’ipotesi di interrelazione tra umani e creature che – usando il linguaggio della fantascienza – si possono definire cyborg, ovvero individui nei quali vi è un innesto di dispositivi sintetici.
Scena dello spettacolo
Collettivo Cinetico (ph Luca Pasqualini)
L’esperienza è stata un’ulteriore conferma della consolidata bravura e profetica creatività distintiva dei lavori di Francesca Pennini e di quel gruppo di danza contemporanea avanguardista che è il Collettivo Cinetico.
Spettatori alla performance di Collettivo Cinetico a Wunderkammer, Ferrara (foto Luca Pasqualini)
 La performance è pensata come “un dispositivo coreografico interattivo”, che permette al pubblico di determinare i movimenti dei performer. Ecco allora che la comparsa dei protagonisti, dirompenti nella loro pura corporeità e con gli occhi celati da una benda color carne, si fa anche inquietante in virtù della mazza da baseball che viene loro assegnata.
Interazione del pubblico alla performance di Collettivo Cinetico a Wunderkammer, Ferrara (foto Luca Pasqualini)
Le azioni degli attori, però, sono tutte affidate al controllo esterno, comandato attraverso la tastiera del computer. Il pubblico diventa parte attiva, poiché gli viene affidato il compito di interagire e pilotare questo ensemble “compositivo o distruttivo, timido o goliardico, passivo o ludico”.
Collettivo Cinetico a Wunderkammer (foto Luca Pasqualini)
Un “meccanismo performativo” pensato – come si legge nella descrizione di scena – per lasciare “emergere il carattere e le scelte di ogni assortimento di pubblico”.
Collettivo Cinetico a Wunderkammer (ph Luca Pasqualini)
La messa in scena risulta spettacolare e divertente, ma anche capace di suscitare riflessioni e inquietudine. Un’efficace conclusione delle tre giornate del terzo episodio di attività in forma di festival “Darsena elettronica”, organizzato sul molo Wunderkammer con musica, momenti di confronto, laboratori, proiezioni, live audio-video e dj-set.

Il tema della rassegna riguardava “Linguaggio, tecnologia e magia” con il coinvolgimento di collettivi, artisti e ricercatori nazionali e internazionali che si sono affiancati al Collettivo Cinetico, HPO e ADA collettivo.

Il progetto di “Darsena Elettronica” è a cura di Basso Profilo, che – si legge nella sua presentazione – dal 2021 esplora il rapporto tra ecologia, corpo e tecnologia, partendo dal paesaggio della Darsena ferrarese.

 

Reportage fotografico di Luca Pasqualini

Draghi report o Minority report?
Un racconto di fantaeconomia, nel quale manca la fantapolitica

Draghi report o Minority report? Un racconto di fantaeconomia, nel quale manca la fantapolitica.

Già abbiamo scritto de “valore e limiti” del Rapporto Draghi e della sua interessante analisi nelle 397 pagine, https://www.eunews.it/2024/09/09/il-rapporto-draghi-in-italiano/, ma non si può non prendere atto che altri economisti (oltre al nostro noto banchiere) hanno messo in luce, in anni passati, i rischi di una Europa che limitatasi a costruire un grande mercato comune del quale non potesse sfruttare adeguatamente i vantaggi, in quanto mancava il soggetto politico Europa, che sapesse guidare il suo sviluppo tecnologico ed industriale. E di una Europa costruita solo sulla moneta e la finanza e non invece su valori comuni che, alla lunga, sono le basi su cui cresce o frana qualsiasi comunità umana. La “lezione” della storia non è stata capita e la Commissione procede ad un ulteriore allargamento a 10 paesi dei Balcani, sempreche alle elezioni del 2025 in Germania non crolli anche la CDU (oltre agli ai partiti “semaforo” che ora governano in modo disastroso) sotto la guida del neo candidato premier Friedrich Merz, un ultra conservatore e rigorista che si opporrà a qualsiasi debito comune ipotizzato da Draghi (che non sia quello funzionale al riarmo). A proseguire con questa politica si fa la fine del vaso di coccio tra due vasi di ferro (Usa e Cina), come è puntualmente avvenuto, e più si allarga la compagine ad altri Stati (oltre ai 10 Balcani, l’Ucraina), più si rende difficile la formazione di un soggetto politico.

L’Europa ha bisogno di “più politica” non di “più economia”, lo abbiamo già detto. L’obiezione è che l’Europa che abbiamo è questa e che dobbiamo fare i conti con la realtà e non con i sogni (Europa federale delle origini, Europa del welfare), che è la Commissione Europea che governa (con il Consiglio degli Stati) e che ci troviamo di fronte al fatto che Germania e paesi frugali (Nord) non vogliono fare debito comune e che la nuova austerità fiscale lascia pochi margini per un grande “new deal europeo” nei settori strategici. Eppure temporeggiare non è più possibile, dal momento che è stato fatto saltare in aria il modello “tedesco” (che trainava parte dell’Europa e l’Italia del Nord) con i bassi prezzi delle materie prime russe ed export in Cina e, se si continua così, ci attendono impoverimento, più disuguaglianze e rivolte popolari.

Nel mondo è invece stato fatto saltare il modello di governance delle Istituzioni mondiali (FMI; Banca mondiale, OCM,…) con la lotta geopolitica avviata dagli Stati Uniti mediante il cambio di governo in Ucraina nel 2014; lotta a cui si stavano però già preparando Cina e Russia (con gli altri Brics) dal 2009. Questi paesi hanno deciso in quell’anno di “mettersi in proprio” (non accettando più il dominio Usa sul mondo) e si sono preparati per un decennio ad uscire allo scoperto (Russia inclusa che lo ha fatto militarmente con l’invasione dell’Ucraina del 2022). La Cina si è dedicata alla costruzione di un’ampia rete mondiale di paesi alleati ed oggi i BRICS hanno la maggioranza nel mondo in termini di popolazione, Pil e controllo delle materie prime critiche e, con dentro la Russia, anche la stessa forza militare e nucleare dell’Occidente. E’ quindi evidente che il declino Usa è iniziato e proseguirà (comunque vadano le prossime elezioni Usa) e che questa Europa finirà stritolata tra Brics e Usa. Di tutti questi aspetti centrali il rapporto Draghi non parla.

Condividiamo il fatto che solo l’Europa e non i singoli Stati possono creare la massa critica per stare nel mondo, ma questa Europa troverà un limite anche nella produzione digitale: per utilizzare sistemi di Intelligenza Artificiale e far funzionare i data center serve un elevato consumo elettrico. Attualmente questi sistemi assorbono il 2,7% della domanda elettrica in Europa, ma si stima che il loro consumo fra sei anni sarà enorme (28%, a proposito di sviluppo sostenibile). Ovviamente il paese più in difficoltà sarà l’Italia.

Non si può non riconoscere quindi ciò che afferma Draghi, cioè che il divario tecnologico con Cina e Usa si sta ampliando in modo preoccupante, che manchiamo di “campioni europei” e che l’importazione di materie prime critiche sta portando l’Europa ad una dipendenza sempre più forte; inoltre, che manchiamo di energia ed elettricità a buon prezzo, costando esse 5 volte quanto costano agli Stati Uniti. Non è quindi sbagliato introdurre incentivi statali per acquistare materie prime, beni e servizi europei (cose che per il liberismo erano fino a ieri una eresia, ma che Usa e Cina fanno da tempo), favorire e aggregare imprese europee che possano creare occupazione di qualità, sostituire importazioni e, nel lungo periodo, affermarsi, individuando quei settori strategici che possono diventare leader mondiali nel lungo periodo.

Draghi non dice però come si finanziano gli 800 miliardi di cui parla: dovrebbe dire che ci vogliono, insieme al “debito buono”, più tasse (come quelle per le grandi imprese multinazionali su cui lavora il G20 prossimo a guida Brasile e poi Sudafrica) e ritornare alla tassazione progressiva nei nostri democratici Stati. Inoltre: avendo rotto i rapporti con la Russia, l’abbiamo gettata nelle braccia della Cina, abbiamo perso un partner che garantiva bassi costi energetici; puntare sul riarmo militare significa ridurre il welfare, mentre è condivisibile puntare sulla transizione energetica, ma bisognerebbe poi includere l’enorme settore dell’offerta dei beni pubblici europei (salute, scuola, acqua, grandi infrastrutture, trasporti pubblici, energia & rinnovabili, prevenzione dei danni del cambiamento climatico, riforestazione, alloggi popolari di qualità, immigrazione legale e transizione al lavoro). Non è vero che si può vendere solo l’Intelligenza Artificiale e il Digitale e che i beni pubblici non sono vendibili. Anzi, con paesi emergenti che hanno bisogno come il pane di beni essenziali, sarebbero di grande vendibilità e qualificherebbero l’Europa come un’area che lavora e commercia sulla qualità della vita e non come un grande mercato di meri consumatori, appendice di quello americano (anche come stile di vita). Anche perché tutti gli indicatori che contano (anni di buona salute, comunità, relazioni, qualità della vita,…) volgono al basso in Occidente. E non è strano che la maggioranza dei Brics e dei paesi emergenti non voglia seguirci.

In questi settori si potrebbero costruire “campioni europei” con logiche pubbliche. Ma questo significherebbe che queste aziende devono essere nella piena disponibilità dei Governi (e dei cittadini) e non muoversi secondo logiche privatistiche, anche se gli Stati (come nel caso nostro di Enel ed ENI) ne sono azionisti di maggioranza. Oggi è tutta fantascienza, in quanto le logiche che muovono i manager delle aziende pubbliche non sono quelle pubbliche di lungo periodo, che premiano occupazione, attenzione all’equilibrio territoriale, ai prezzi bassi ai clienti, ma quelle privatistiche della remunerazione del capitale e degli azionisti di breve periodo, nessun interesse per l’occupazione, tantomeno per l’equilibrio territoriale e l’ambiente (se non come opportunità di altro business).

Se invece l’Europa investisse su beni pubblici governati dagli Stati e dall’Europa creerebbe investimenti di lungo periodo (anche raccogliendo risparmio privato) in cui gli obiettivi sono prezzi bassi per i consumatori, occupazione, beni di qualità e di grande durabilità, certamente vendibili anche all’estero. E’ stato così per decenni per Enel ed Eni, quando l’Italia poteva permettersi di avere l’elettricità al costo più basso in Europa e gli interessi di queste imprese non erano quelli di “remunerare gli azionisti”, ma di investire nel lungo periodo, come fece Mattei. Enel era totalmente in mano allo Stato, era la prima società al mondo per clienti, terza per energia elettrica prodotta e gli italiani avevano i prezzi più bassi in Europa. Idem per Eni che ci garantiva i prezzi del gas più bassi d’Europa. E sono state proprio le logiche della concorrenza accettate dalla Ue che ci hanno portato all’attuale disastro.

Sarebbe tutt’altra Europa, che si muove con un’ottica di pace e ha in mente un modello di sviluppo che farebbe molto bene al resto del mondo, caratterizzato dai beni essenziali per vivere: energia a basso prezzo, acqua, casa, lavoro, salute, scuola. Invece di essere meri consumatori di cianfrusaglie americane e cinesi.

Ddl sicurezza: il governo sceglie ancora una volta la repressione e il populismo penale

Ddl sicurezza: il governo sceglie ancora una volta la repressione e il populismo penale

di Vitalba Azzollini
pubblicato su Valigia blu il 16 Settembre 2024

“L’idea di poter risolvere tutto con il codice penale è solo propaganda, pericolosa demagogia”, scriveva Nordio in un libro del 2010. Più recentemente, nell’ottobre 2022, dopo il giuramento al Quirinale come ministro della Giustizia, il Guardasigilli aveva affermato che «la velocizzazione della giustizia transita attraverso una forte depenalizzazione, quindi una riduzione dei reati». Bisogna «eliminare questo pregiudizio che la sicurezza e la buona amministrazione siano tutelati dalle leggi penali: questo non è vero». Peccato che il disegno di legge (ddl) Sicurezza, presentato da Nordio, insieme al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e al ministro della Difesa, Guido Crosetto, vada nella direzione di una panpenalizzazione.

Sono 13 i reati introdotti dal testo normativo. Ma tra nuove fattispecie incriminatrici, ampliamento di fattispecie già esistenti e definizione di ulteriori circostanze aggravanti con inasprimenti di sanzioni, si arriva a contare 24 interventi.

L’intenzione dichiarata è quella di porre un freno a determinate forme di criminalità, senza tuttavia spiegare se l’entità e la gravità delle violazioni siano tali da richiedere una massiccia azione normativa come quella realizzata dal ddl. A dire il vero, l’impressione è che la politica, con l’ausilio di alcuni media, tenda ad esasperare la percezione di certi illeciti, per alimentare l’istanza di sicurezza da parte delle persone e poi legiferare sull’onda emotiva collettivamente generata, amplificando così la discrasia tra la realtà percepita e quella effettiva. Il risultato sono norme penali “manifesto che, anziché risolvere effettivamente i problemi che proclamano di voler prevenire e reprimere, hanno l’unico effetto di dare in pasto alla pubblica opinione nuove ipotesi criminose, ulteriori sanzioni e aggravi di pene già esistenti. Populismo penale, in sintesi.

Daremo conto di alcune fra le più rilevanti norme del ddl Sicurezza, mostrandone profili critici, incoerenze, e non soltanto.

La norma anti-Gandhi

L’articolo 14 del ddl dispone che sia punito a titolo di illecito penale – anziché di illecito amministrativo, com’è attualmente previsto – l’intralcio al traffico stradale o alla circolazione sui binari. La pena consiste nella reclusione fino a un mese o la multa fino a 300 euro per chi attua il blocco con il proprio corpo. La reclusione è aumentata da sei mesi a due anni se il fatto è commesso da più persone riunite.

La norma è stata ribattezzata “anti-Gandhi”, rievocando il paladino della lotta di resistenza non-violenta, qual è quella che ispira manifestanti e ecoattivisti, vale a dire i soggetti che la norma stessa sembra finalizzata a colpire. Si può essere più o meno d’accordo sulle modalità in cui certe proteste sono realizzate, ma l’obiettivo della disposizione pare proprio quello di delegittimare esponenti della società civile, criminalizzando azioni di disobbedienza non-violenta dagli stessi realizzate.

Anche pacifici sit-in di studenti che fermano il traffico davanti alla scuola o di operai che fanno lo stesso dinanzi alla fabbrica – in buona sostanza, ogni manifestazione di dissenso contro quello che si ritiene sia un fatto ingiusto – potranno essere considerati reato. Una norma poco coerente e sanzioni sproporzionate rispetto alla libertà di manifestazione del pensiero garantita dalla Costituzione (articolo 21).

La resistenza passiva nelle carceri e nei CPR

Gli articoli 26 e 27 del ddl, modificando alcune disposizioni rispettivamente del codice penale e del Testo Unico Immigrazione, introducono diverse misure riguardanti la sicurezza all’interno degli istituti penitenziari nonché dei centri di trattenimento e accoglienza dei migranti. In particolare, il testo qualifica come crimini anche forme di mera disobbedienza o resistenza passiva e non-violenta, e le punisce con la pena della reclusione da 2 a 8 anni (da 1 a 6 anni se avvengono nei centri per i migranti), salve aggravanti. La norma va contro quanto affermato finora unanimemente dalla giurisprudenza, la quale ritiene rilevanti sul piano penale solo comportamenti attivi, che integrino una violenza o una minaccia o comunque un’azione percepibile come minacciosa, mentre esclude la punibilità di condotte di mancata collaborazione, di assoluta inerzia o che non si traducano nell’uso della forza. Eppure la nuova norma le sanziona comunque.

Il bilanciamento di interessi tra l’ordine pubblico e la libertà di manifestazione del pensiero, operato dal legislatore con la norma in discussione, pare non adeguato al principio di ragionevolezza e proporzionalità di cui all’articolo 3 della Costituzione. In altre parole, la necessità di mantenere condizioni di sicurezza nelle carceri o nei centri per i migranti non sembra sufficiente a giustificare una limitazione del diritto ad esprimere pacificamente il proprio pensiero attraverso comportamenti meramente omissivi quali sono quelli sanzionati dal ddl. Tali comportamenti spesso costituiscono l’unica forma di comunicazione a cui hanno accesso le persone imputabili del nuovo illecito. Con la conseguenza che i reati in via di introduzione rischiano di compromettere in maniera non legittima la libertà di espressione di soggetti che già ne godono in forma necessariamente limitata.

La sensazione è che si voglia mettere a tacere qualunque forma di protesta sulle condizioni disumane e degradanti delle carceri e dei centri per i migranti, anziché fare qualcosa di concreto per migliorarne la situazione.

Occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui

Il ddl Sicurezza, all’art. 10, prevede il reato di occupazione arbitraria di immobile (o delle relative pertinenze) – con una norma ribattezza “anti-Salis”, dal nome di Ilaria Salis, parlamentare europea nota, tra l’altro, per l’occupazione di un immobile avvenuta anni fa – e una procedura d’urgenza per il rilascio dell’immobile e la reintegrazione nel possesso. In particolare, si punisce con la reclusione da 2 a 7 anni chiunque, mediante violenza o minaccia, occupa o detiene senza titolo un immobile destinato a domicilio altrui ovvero impedisce il rientro del proprietario o di colui che lo detiene legittimamente.

Quando si parla di questa ipotesi normativa come di un “nuovo reato”, sottintendendo che prima quella condotta non fosse punita dal codice penale, si afferma il falso. Il reato già esisteva, anche se formulato in termini più generali. L’articolo 633 del codice penale (Invasione di terreni o di edifici), infatti, già sanziona con reclusione e multa chiunque invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto.

Al riguardo, c’è un profilo rilevante da sottolineare. Lo scorso aprile, la Corte Costituzionale si è espressa nel senso della legittimità della norma già vigente, che tutela in modo pieno ed effettivo il diritto alla proprietà. Tuttavia, secondo la Corte, se si ha estremo bisogno di una casa – ad esempio, perché lo Stato non vi provvede con i servizi sociali di housing – e si occupa in modo non-violento un immobile lasciato in stato di abbandono dal proprietario, nel bilanciare i principi dell’ordinamento il giudice può far prevalere quello della necessità abitativa rispetto ad altri. La nuova norma, più specifica, sull’occupazione di immobili inserita nel ddl Sicurezza non sembra escludere questa valutazione discrezionale, già ammessa per quella più generica. Il giudice potrà, quindi, riconoscere comunque la legittimità di occupazioni abusive, nonostante gli intendimenti del governo paiano andare in senso opposto a questa conclusione.

La norma anti-borseggiatrici

L’articolo 15 rende facoltativo, e non più obbligatorio come finora, il rinvio dell’esecuzione della pena per le condannate incinte o madri di figli di età inferiore ad un anno e dispone che esse scontino la pena, qualora non venga disposto il rinvio, presso un istituto a custodia attenuata per detenute madri (ICAM). L’esecuzione non è comunque rinviabile ove sussista il rischio, di eccezionale rilevanza, di commissione di ulteriori delitti.

Lo stop dell’automatismo nel differimento della pena è motivato con la tutela dei bambini, affinché non siano utilizzati strumentalmente per compiere reati o per rinviare l’esecuzione della condanna. Ma il minore ha anche il diritto di non essere il destinatario finale di una pena più aspra. L’effetto della nuova norma potrebbe tradursi in un pregiudizio nei suoi riguardi a seconda di come i giudici eserciteranno il potere discrezionale nel contemperare gli interessi in campo. Tale pregiudizio non viene meno per il solo fatto che, laddove il rinvio non sia disposto, la pena detentiva vada scontata negli ICAM (obbligatoriamente con prole di età inferiore ad un anno; solo facoltativamente in caso di prole in età compresa tra uno e tre anni). Si tratta di istituti che sono pur sempre strutture carcerarie. I bambini non devono espiare le colpe delle proprie madri, e questo è un principio morale, prima ancora che giuridico.

Conclusioni

Si potrebbe ancora parlare dell’aggravante della pena per qualunque reato commesso «all’interno o nelle immediate adiacenze delle stazioni ferroviarie e delle metropolitane o all’interno dei convogli adibiti al trasporto di passeggeri», impostazione definita da Luigi Manconi come «una sorta di panpenalismo toponomastico che valuta l’entità della pena sulla base delle circostanze di luogo nel quale quel reato viene commesso»; o dell’altra aggravante, detta anti No-Ponte o No-Tav, in caso di «violenza o minaccia» a un pubblico ufficiale per protestare contro «la realizzazione di un’opera pubblica o di un’infrastruttura strategica», che punisce specificamente alcune condotte già previste da una disposizione più generica, dimostrando l’ideologia sottesa alla scelta legislativa.

Questo, e molto altro, con la moltiplicazione delle norme e delle sanzioni, nonché talora con l’eventuale sovrapposizione di fattispecie criminali, andrà non solo a intasare i tribunali, ma soprattutto a peggiorare il sovraffollamento carcerario, che concorre all’elevato numero di suicidi che si registrano tra i detenuti. Se non si valutano ex ante i presupposti delle nuove disposizioni, quindi la reale necessità dell’intervento regolatorio, e gli effetti negativi che ne potranno derivare, né si va mai a verificare ex post che l’intervento stesso abbia davvero prodotto gli esiti sperati, ma si ha come bussola il sentimento espresso sui social dall’elettorato, si attua proprio quella «pericolosa demagogia» che Nordio stigmatizzava quando non era ministro. “Come si cambia” quando si sta al governo, si potrebbe commentare.

In copertina: Giorgia Meloni e Carlo Nordio – immagine da vialibera.it

Per certi versi / Vendemmia

Vendemmia

C’era
Un tempo
C’è stato
Che la vendemmia
Portava giovinezza
Alla scolpita
Fierezza
Contadina
Un fare
Di stagione
spargeva
L’odore
D’uve
Da taglio
O pregiati
 vini
Un fare
Fatica
Allegra
Poi
A sera
Sul parabrezza
Sì vedeva
La  fitta
Nera
Pioggia
Dei moscerini
Ogni domenica Periscopio ospita Per certi versi, angolo di poesia che presenta le liriche di Roberto Dall’Olio.
Per leggere tutte le altre poesie dell’autore, clicca [Qui]

Ferrara: Basta concerti in centro città dopo la mezzanotte

Ferrara: Basta concerti in centro città dopo la mezzanotte.

Perché questa petizione è importante

Lanciata da Miriam Cariani
Venerdì, sabato  e domenica 13, 14, 15 settembre, al Parco Pareschi di Ferrara, il comitato “Per Ricominciare a Sorridere” (Music Emergency – Disco Verde) ha realizzato un evento musicale patrocinato dall’Assessorato alle politiche socio sanitarie allo scopo di raccogliere fondi per le associazioni Ail e Admo.

Un evento musicale iniziato alle 18 e terminato, nelle prime due serate, alle 2 di notte, con musica martellante i cui suoni e vibrazioni si sono avvertite per un ampio raggio, causando un disturbo importante ai residenti della zona, tra i quali ci sono anche persone malate.
Per questo motivo chiediamo che non vengano più realizzati al Parco Pareschi e in zone residenziali concerti la cui durata si protragga, in deroga allo stesso regolamento comunale, oltre le ore 24.  Ciò al fine di tutelare la salute e la tranquillità dei cittadini che risiedono in queste zone.
Ben vengano ovviamente concerti e raccolte fondi per associazioni che operano per il bene di persone malate, ma questo non può andare a scapito della salute e delle condizioni di vita di chi abita nei dintorni dei luoghi scelti per queste iniziative.

102 persone hanno firmato questa settimana
Prossimo obiettivo: 200

Firma questa petizione [Qui]

In copertina: Ferrara, piazza Ariostea, il concerto di Calcutta, 7 luglio 2024

Le voci da dentro /
Autori Vari: “Quando andavo a scuola” 2° Parte

Autori Vari: “Quando andavo a scuola” (2° Parte)

Pubblichiamo altri temi degli studenti del maestro Dino Tebaldi come seconda parte dei loro ricordi di quando andavano a scuola. Come già scritto, Dino, con grande rispetto e grande impegno, ha scelto di pubblicare due versioni di quei temi: la prima così come scritta dall’autore (errori ortografici compresi), la seconda corretta da lui. Di seguito potete leggere le versioni corrette.
(Mauro Presini)

di S.T.b.A.

 “Quando ho cominciato ad andare a scuola, mi portava la mamma. Mi ha accompagnato per un mese, poi ha lasciato che io andassi e tornassi da solo. Avevo un maestro giovane, che si chiamava Kaled. Egli veniva a scuola con il suo asino nero. Ma un giorno lo abbiamo aspettato per niente. Quando è venuto, gli abbiamo chiesto: “Cosa è accaduto ieri, Kaled? “.

Lui ha risposto: “L’asino stava male”.

Questa è l’unica cosa che io ricordo del primo anno di scuola”.

 

di J.A.R.

“Quando andavo alla scuola e frequentavo la prima classe, io ero povero.

La mia era una scuola frequentata solo da bambini poveri:

una specie di collegio, di ospizio, e di riformatorio. I miei insegnanti erano preti e suore. Per questo ho potuto imparare bene.

Ero un ciccione, birichino, però bravo come scolaro.

Ho finito la scuola primaria all’età di undici anni.

Quando avevo tredici anni è morta la mia mamma, ed io – senza papà – ho dovuto andare a lavorare. Per questo non ho potuto studiare, quand’ero giovane”.

 

di M.b.A.G.

“Io ero molto piccolo, ed ancora non sapevo né scrivere, né leggere, ed anche non parlavo, e nemmeno potevo riuscire a parlare bene la mia lingua.

Capivo tante parole, ma molte non le capivo.

Avevo l’età di tutti i bambini che vanno per la prima volta alla scuola primaria.

Parlando adesso di me stesso, mi accorgo che ero tanto timido, preoccupato, e non abituato ad andare a scuola con i bambini di prima classe.

Avevo anche problemi di vario genere: familiare, psicologico, economico, ecc.

Però pian piano ho imparato tante cose utili: alla scuola elementare si scriveva poco, e si leggeva poco.

Io ho imparato lo stesso: matematica, lingua turca, geografia, pittura, ginnastica.

Mi è sempre piaciuto imparare qualcosa: anche adesso voglio imparare qualcosa di nuovo,

Per me è importantissima questa scuola, ed anche imparare la lingua italiana. Se imparo qualcosa mi sento bene, divento addirittura felice”.

 

Cover: uno scorcio del “GaleOrto” del carcere di Ferrara.

Per leggere le altre uscite di Le Voci da Dentro clicca sul nome della rubrica. Per leggere invece tutti gli articoli di Mauro Presini su Periscopio, clicca sul nome dell’autore

Alluvioni in Emilia-Romagna: ci risiamo e ci risaremo

Alluvioni in Emilia-Romagna: ci risiamo e ci risaremo

Pubblicato da  Giap – Wu Ming

Ci risiamo, si dice.

E purtroppo ci risaremo. Ancora e ancora, finché non si farà marcia indietro rispetto alle scelte che continuano a violentare il territorio. 

In quest’anno e mezzo, dopo le alluvioni del maggio 2023, abbiamo scritto molto, abbiamo partecipato ad assemblee e convegni, abbiamo dato le nostre voci a un documentario, Romagna tropicale, spesso esprimendo frustrazione e anche rabbia, perché si continuava con la retorica dell’evento eccezionale, della catastrofe una tantum, e non solo si continuava a fare come prima, ma addirittura – e vantandosene pure! – si intensificavano i processi che avevano causato il disastro: cementificazione, urbanizzazioni in zone a rischio idraulico, annichilamento della vegetazione e degli ecosistemi lungo le rive di fiumi e torrenti ecc.

Nel documentario si vedono scene di presunta «pulitura degli argini» e non degli alvei, dunque il contrario di quanto dicono le stesse linee-guida regionali – raggelanti, soprattutto alla luce di quanto accade in queste ore.

Ora i fiumi hanno rotto negli stessi punti della volta prima o appena più a valle, in tratti presuntamente «messi in sicurezza» e in realtà resi più pericolosi perché rapati, pelati, ridotti a cumuli di materia inerte – anche questa volta le immagini parlano chiaro – destinata a essere spazzata via dall’acqua e dalla realtà.

Anche dove i fiumi sono esondati senza rompere, è stato a causa dei disboscamenticome nel caso del Lamone.

E a essere colpite sono esattamente le stesse zone, urbanizzazioni che non dovrebbero esserci. Spesso toponimi e odonimi dicono già tutto, se li si vuole ascoltare. A rigore, in una via che si chiama “Sottofiume” non dovrebbe abitare nessuno. Anzi, una via Sottofiume non dovrebbe proprio esistere. A dirla tutta, non dovrebbe esserci un sottofiume: i corsi d’acqua non dovrebbero essere sempre più costretti, sopraelevati e pensili, ma avere spazio libero per espandersi.

Che possiamo fare, se non riproporre quanto avevamo già scritto? Ecco alcuni link. Buona (ri)lettura.

Fanghi velenosi e narrazioni tossiche: sulle alluvioni in Emilia-Romagna (29/05/2023)

«È necessario, prima di tutto, smontare un po’ di cornici narrative. Troppo spesso si invoca una “manutenzione” che in realtà è manomissione, e si parla di “messa in sicurezza del territorio” intendendo altre infrastrutture, altri disboscamenti. Si parla di “ripartire”, si scaricano le responsabilità su capri espiatori, ci si rifà al “cambiamento climatico” come se si parlasse di una fatalità.»

Conseguenze del cemento e dell’arboricidio: l’esempio del Savena

«Emblematico il caso del Savena, i cui argini furono rasati a zero nel 2014. In pochi giorni sparirono circa sessantamila alberi, anche in zone classificate SIC, Siti di Importanza Comunitaria. Furono distrutti trenta ettari di vegetazione ripariale.»

L’Emilia-Romagna: da illusorio «modello» a «hotspot della crisi climatica»: quale futuro immaginare? (24/07/2023)

«Le attività e produzioni su cui si basano il mitico “benessere” e il mitico “buongoverno” emiliano e romagnolo sono quanto di più tossico e climalterante si possa immaginare. I presunti punti di forza dell’economia di queste parti  – un mix di plastica, motori, cemento e tondino, poli logistici, agroindustria, allevamenti intensivi e turismo di massa – si stanno rivelando punti deboli. Sembravano punti di forza, e si menava vanto del loro successo, perché si tenevano ambiente e clima fuori dal quadro. Ora ambiente e clima sono rientrati con violenza, e l’economia emiliano-romagnola si rivela la peggiore possibile

Romagna tropicale: un documentario di Pascal Bernhardt

Con link alla piattaforma OpenDDb, dove la donazione minima consigliata per il film è €4.

La crisi del modello neoliberista, tra disastri ambientali e criticità economico-sociali: il caso dell’Emilia-Romagna

Gli atti dell’importante convegno tenutosi a Bologna nel febbraio 2024. C’è anche un intervento di Wu Ming 2.

Cover: L’argine del fiume Montone distrutto dall’acqua a Villanova (FC), 18 settembre 2024. Bello “pulito”, deforestato, decoroso.

Sei mesi
(Un racconto)

Sei mesi. Un racconto

Paolo aveva alle spalle una grande esperienza nel canottaggio: più di 10 anni di attività a livello agonistico, poi da allenatore e come dirigente sportivo nella federazione. Ora, settantenne ancora atletico, anche per distrarsi dopo la perdita di sua moglie, allenava una squadra di canottaggio femminile. Una bella squadra di “ragazze” di età comprese tra i 41 e i 72 anni. Quella mattina c’era l’ultimo allenamento della finale del campionato di categoria. Le atlete entrarono in palestra alla spicciolata, vociando, allegre come sempre: Carla, Jenny, seguite da Enza, Ilary e Franca.

Ma quel giorno era davvero difficile iniziare gli allenamenti: mancava Federica, il Capitano, per tutti semplicemente Fede. Le ragazze se ne accorsero subito: “E Fede dov’è?” gli chiese Carla.

“Non so, non l’ho ancora vista, mi sembra che abbia scritto un WhatsApp, ma non l’ho aperto” rispose Paolo evasivo.

Gli occhi di Carla e di tutta la squadra lo scrutarono: “beh e allora leggilo… che ci vuole ad aprire un WhatsApp?” obiettò Carla. Lei era sempre gentile e attenta a non urtare la sensibilità di nessuno, ma quello scatto tradì la sua impazienza: tutte volevano sapere perché Federica non fosse presente a un allenamento così importante per la finale. Paolo le accontentò, anche se già sapeva cosa c’era nel messaggio di Federica, perché lo aveva sbirciato mentre arrivava in autobus.

“Dunque… manda i suoi saluti, dice che non può venire perché ha un controllo e più tardi ci chiama per conoscere la formazione di gara di sabato” rispose Paolo, fingendo di leggere il messaggio di Federica. Le ragazze annuirono sollevate, anche se non del tutto, da quel messaggio. Iniziarono il riscaldamento muscolare, poi andarono a pesarsi, compilando il questionario sui farmaci assunti durante l’ultima settimana.

Solo Carla lanciò uno sguardo all’allenatore, interrogativo. Paolo ormai conosceva le sue “ragazze”, quello sguardo significava: “a’ Paolè, a me non la dài a bere: perché non l’hai letto davvero ‘sto WhatsApp, visto che era così innocuo? Cosa nascondi?”.

Paolo fece una battuta sulla tuta sgargiante di Jenny, poi si sedette con un largo sorriso, riponendo ostentatamente il cellulare in tasca, come a dire: “È tutto. Non nascondo nulla, il messaggio di Fede è esattamente questo”.

Le ragazze passarono agli attrezzi per gli esercizi personalizzati e poi al computer: la fase più delicata dell’allenamento, il momento in cui si scopriva se, in base al peso (quello misurato sulla bilancia, perché Paolo non si fidava dei pesi ”approssimativi” riferiti a voce dalle atlete), e alle note sui farmaci e performance muscolare, le atlete avevano migliorato le loro prestazioni rispetto alla settimana precedente, oppure avevano commesso qualche “peccatuccio”, per esempio un eccesso di carboidrati.

Se sul monitor si accendeva la bandierina verde accanto al nome significava che l’insieme di dati, peso e forza muscolare erano buoni, e quindi un successo. Se la bandierina era gialla, significava che i valori erano da tenere sotto controllo. Ma se compariva una o addirittura due bandierine rosse (il che automaticamente faceva anche suonare un lungo beep! Atroce insulto alla privacy) significava semplicemente che una di loro non aveva seguìto adeguatamente la dieta.

Quella settimana la squadra si era comportata bene: c’era una sfilza di bandierine verdi e solo una solitaria bandierina gialla. Paolo commentò in modo positivo e gratificante: “Brave davvero! Continuate così e in gara ‘sta volta faremo vedere i sorci verdi a tutte!”. Le ragazze erano contente, l’allenatore aggiunse: ”Darò solo un’occhiata a questa gialla, di cui comunque non mi preoccuperei: allora, vediamo i dati delle ultime settimane…” e riprese in mano il cellulare.

Così, senza destare sospetti nelle ragazze, soprattutto in Carla, sempre così dubbiosa, riaprì WhatsApp e lesse il messaggio di Federica. Carla continuò a fare gli esercizi, mentre ridacchiava con Ilary bisbigliando: “secondo me la bilancia non funziona, ieri sera me so’ magnata due porzioni di lasagne…” e ripensando ai trucchi messi a punto per imbrogliare il computer (che Paolo, vecchia volpe-allenatore per anni di ragazzine spesso in equilibrio tra anoressia, bulimia e sovrappeso, conosceva benissimo, ma che volentieri fingeva di ignorare).

Paolo iniziò a leggere con attenzione il messaggio di Federica, cercando di mantenere stampato sulla faccia il sorriso beffardo di chi sta cercando di scoprire i peccati di gola delle sue vittime.

Invece i suoi occhi scorrevano con ansia le poche righe scritte da Federica: “Paolo, oggi non vengo all’allenamento, e penso che per un po’ mi sarà difficile. Come ti avevo accennato, il medico ha trovato un linfonodo ingrandito, confermato dalle TAC ed eco di oggi. Ti prego non dire nulla alle ragazze, assolutamente! Tra 4 giorni abbiamo la gara finale, non voglio turbarle. Magari si risolve tutto in breve tempo e tornerò ad allenarmi. So che devo spiegare alle ragazze perché non sarò a questi allenamenti e alla gara, ma ci penso io. Per dettagli leggi l’e-mail”.

Il nodo in gola e l’ansia gli bloccavano il respiro, anche se il viso continuava a mostrarsi ironico e sorridente.

Con gesti febbrili aprì la posta elettronica sullo smartphone, lesse rapidamente l’e-mail di Federica. Molto simile al WhatsApp, in allegato c’era il referto del radiologo, su cui trovò quella frase terribile, che per tutte le ragazze della sua squadra di canottaggio era peggiore che per chiunque altro in tutto il centro polisportivo: sospetta recidiva di cancro.

Chiuse rapidamente il file, controllando di aver spento il collegamento. Carla era esperta di informatica, avrebbe potuto scorrere gli ultimi messaggi aperti, perciò disabilitò le password automatiche. Carla continuò a scherzare con Ilary, poi prese il suo cellulare nella borsa per controllare se Federica le avesse risposto. Niente: nessuna visualizzazione. L’ultimo accesso era della sera precedente. Conoscendo Federica, la cosa era preoccupante, ma decise di restare tranquilla. Lanciò ancora uno sguardo a Paolo, sorridente e tranquillo.

Sì, c’era qualcosa che non andava, ma magari si stava solo preoccupando per niente. In fondo, lo sapeva bene: Fede, il loro capitano, era una tosta.

Paolo iniziò a sorseggiare il suo caffè, guardando le ragazze in allenamento, ancora 20 minuti con i vogatori e poi avrebbero terminato. Restare lì fingendo di non sapere, sorridendo, era una tortura indicibile. Avrebbe voluto precipitarsi al telefono, chiamare Federica, rassicurarla, consolarla. Fede era una combattente, una vera “capitana coraggiosa”, come lui la definiva quando con i suoi remi attaccava l’acqua come una tigre, spronando sempre le sue compagne, instancabile.

Era la prima delle pazienti del reparto di oncologia mammaria che Paolo aveva conosciuto, la prima di una serie di circa 20 pazienti. Insieme a Ugo, il primario e suo amico d’infanzia, avevano deciso di intraprendere quell’avventura: portare un gruppo di quelle ”ragazze” al campionato mondiale di canottaggio per pazienti post-chirurgia oncologica.

Una gara e uno sport in cui non è importante vincere, ma riuscire a partecipare, anno dopo anno.

E Federica ce l’aveva fatta, tirando e trascinando le altre sue amiche e compagne di avventura, tutte come lei portatrici di cicatrici, chi più piccole, chi più grandi: esiti fisici e psicologici di chirurgie, chemio, radioterapie. Tutte sopravvissute alla prima battaglia, tutte terrorizzate dal terribile spettro di veder comparire una recidiva.

Fortunatamente la ricerca scientifica aveva dato nuove speranze: nuovi farmaci e possibilità di diagnosi precoce, ma soprattutto, un nuovo protocollo terapeutico che, sottoponendo le pazienti post-chirurgia a una riabilitazione basata soprattutto sullo sport, aveva dimostrato che ciò poteva migliorare significativamente la qualità e l’aspettativa di vita.

Paolo ne aveva parlato a Federica che subito aveva accettato, con quella voglia di vivere e di combattere che la rese, sin dall’inizio, capitano e portabandiera della squadra. L’allenamento di quel pomeriggio finì così tra risate, promesse e spergiuri di rispettare la dieta: le ragazze si salutarono dandosi appuntamento a giovedì, ultimo allenamento prima della gara di sabato.

Appena sola, Carla ritelefonò a Fede, lasciando anche messaggi in segreteria. Paolo invece trovò un breve messaggio vocale di Federica con le stesse informazioni che già conosceva, nulla di più. Provò anche a chiamare la sorella di Federica: “non è raggiungibile”. Anche lei.

Infine si decise e chiamò Ugo, l’unico che avrebbe potuto dargli qualche notizia. La segretaria del primario si aspettava la telefonata, con poche parole confermò quanto già sapeva: Federica era stata lì in visita pochi minuti prima. Paolo non ebbe la forza e il coraggio di chiedere dettagli.

“Come faccio a sentirla o a parlarle?” si chiedeva. Oltre all’ansia e al dolore per una cara amica con recidiva di carcinoma mammario, ora aveva anche l’ingrato compito di non comunicare alle ragazze della squadra qualcosa che da amiche e compagne di barca e di avventura avrebbero voluto e dovuto sapere.

Soprattutto per poter dare forza e sostegno a Fede in quel momento. Ma la sua “capitana coraggiosa” era stata chiarissima: “Non dire nulla!”, avrebbe pensato lei a comunicare tutto alle amiche e compagne. E nel messaggio vocale aveva aggiunto: “…e per la finale, tranquillo, ho trovato come fare”.

“È proprio vero” pensò “le donne hanno molta più forza e coraggio di noi uomini. In tutto: nel modo di affrontare la vita, i figli, le discriminazioni sul lavoro, lo sport, e anche nella malattia!”. Però giovedì era lui, Paolo, che avrebbe dovuto incontrare la squadra, rispondere a domande, e soprattutto simulare. “Oddio no! come farò?” si chiese.

Sarebbe bastata una domanda o anche solo uno sguardo da una delle sue ragazze, e lui sarebbe crollato. Inutile sperare di riuscire a resistere: Carla poi di fatto sembrava che sapesse già tutto. Paolo era angosciato di non farcela a rispettare l’accordo con Federica, lei che per anni era riuscita ad infondere voglia di reagire e di vivere in tutte le sue compagne di squadra.

Ora lui rischiava di vanificare quel lungo e tenace sforzo nel motivarle di Federica che, grazie al suo approccio ottimistico, aveva coinvolto negli allenamenti perfino Ilary, un’ex-paziente di 48 anni, che ora era tra le più assidue canottiere e vice-capitano.

Ugo aveva confidato a Paolo che, al momento di iniziare gli allenamenti, i protocolli e le evidenze prevedevano per il caso clinico di Ilary un’aspettativa di circa 6 mesi. E invece Ilary ormai da quasi 24 mesi si allenava assiduamente con loro. Scherzava, rideva, si impegnava: aveva anche fatto un trasloco e cambiato fidanzato. Tutto merito di Fede: sia il primario che Paolo ne erano pienamente consapevoli.

Ricordava bene le parole di Ugo: “Paolo, per Ilary io posso fare poco ormai. Federica invece, con il suo approccio alla vita e alla malattia, può darle la chance di vivere mesi, anni o tutta la vita in modo sereno o addirittura felice. Adesso il vero ‘primario’ è Federica”.

“Come faccio a dirlo alle ragazze?” continuava a chiedersi Paolo la sera di mercoledì. Andò a letto agitato, ma senza prendere sonno. Continuava a girarsi nel letto come un pollo allo spiedo, cercando una frase, un incipit, ma già immaginava la paura, il terrore negli occhi delle sue ragazze: tutte veterane, ma anche tutte così delicate. Si alzò la mattina distrutto: allo specchio incrociò lo sguardo di un uomo invecchiato di 10 anni.

 

“La notte porta consiglio” aveva sperato, ma si era invece svegliato ancor più angosciato e con la sensazione di qualcosa che non riusciva a capire. Doveva assolutamente parlare con Federica. Paolo lesse e rilesse più volte i messaggi ricevuti e ne lasciò più di uno in segreteria, chiedendo istruzioni: alle 17:00 avrebbe dovuto dire qualcosa alle ragazze, che ormai sospettavano, come dimostrato dalle numerose telefonate (a cui si era ben guardato di rispondere) provenienti da Ilary, Carla e le altre.

Alle 16:10 vide che Fede era collegata su WhatsApp, ma solo per il tempo di spedirgli un breve messaggio: “Oggi non dire nulla: vi ho mandato Simona, una mia amica, che racconterà la situazione. È lei il supporto alla squadra per la finale: vedrai, è una veramente tosta”.

Con tristezza Paolo rifletté, tra sé, che una “più tosta” di Federica era impossibile trovarla. Uscì e prese l’autobus per andare all’allenamento al lago, e alle ragazze che chiedevano ansiose notizie del loro Capitano rispose: “Tra un po’ vi darò dettagli, ora allenatevi”, ma con lo sguardo cercava l’aiuto che Fede aveva inviato in supporto alla squadra.

Alle 17:40 comparve una ragazza, non molto alta, abito largo, che si presentò: “Mi chiamo Simona e vorrei parlare con Paolo e le ragazze della squadra”. Paolo la guardò con attenzione. Se l’aspettava diversa, notò che aveva un bel sorriso: chiamò a raccolta la squadra e presentò a tutte l’amica di Federica.

Simona parlò per alcuni minuti, raccontando quel poco che sapeva, ma le domande negli occhi disperati di tutte erano tante: sulla prognosi, la possibile terapia, l’aspettativa. Incredule, confuse, in lacrime. Ilary chiese: “Scusa Simona, Fede ti ha detto tra quanto tempo pensa di tornare?”.

“Federica si aspettava questa domanda perciò mi ha detto di rispondervi solo con due parole: sei mesi” rispose Simona.

Le ragazze si interrogavano con gli occhi, tutte consapevoli di cosa significasse la parola “recidiva”. Negli sguardi di tutte, soprattutto di Ilary, la domanda che nessuno riusciva a formulare: cosa intendeva Federica con quelle due parole?

“Ma io sono qui per darvi una mano per La Finale. Fede è stata molto chiara: ha detto che possiamo vincere! Non bisogna abbattersi, mai!” rispose Simona notando quegli sguardi sgomenti.

Paolo le si avvicinò, poi a voce bassa: “…Simona, scusami, non so se hai afferrato la situazione. Questa è una squadra un po’ “particolare”, forse Fede non ti ha raccontato… La gara per noi, alla fine, non è così importante. E d’altra parte tu non potresti neanche gareggiare: le atlete devono essere tutte post-chirurgia. Scusami, pensavo che Fede ti avesse spiegato…”.

Simona lo guardò, di nuovo quel sorriso. Rispose: “Ho capito bene la situazione” poi rivolta alle altre: “So quale è la vostra gara. Anche io, come voi, ho combattuto la mia battaglia in oncologia conclusa con chirurgia e seguita da cicli di chemio. Per questo vi posso capire, e ora sono qui per darvi forza. Fede mi ha mandato proprio per questo, perché anche io sto iniziando la mia seconda avventura, diversa dalla sua, che però mi impedisce di scendere in canoa con voi”.

Le ragazze e Paolo fissarono Simona, seduta in mezzo a loro: era la più giovane di tutte, per molte di loro poteva essere una figlia o una nipote.

Fu solo allora che Simona si accorse della differenza di età tra lei e le altre, e all’improvviso capì perché Federica avesse insistito tanto: non era lì solo per aiutare la squadra.

Concluse: “Sono uscita circa un anno fa dalla chemio. Oggi però, con i nuovi protocolli di conservazione degli ovociti, sono incinta e sto portando avanti una gravidanza: è questa la mia nuova avventura. Perciò, che ne dite, ce la giochiamo questa Finale?”.

Calò un tale silenzio che si poteva ascoltare il pensiero di una farfalla sull’altra sponda del lago.

Enza, la più anziana, si avvicinò a Simona: dall’alto della sua esperienza di essere stata, prima del tumore, due volte mamma e quattro volte nonna, appoggiò delicatamente la mano sui capelli di Simona.

Fu l’unica che riuscì a parlare, a nome di tutte: “Tra quanti mesi avremo il parto?”.

La risposta di Simona, accompagnata da quel sorriso gentile e forte, fu semplicemente: “Sei mesi”.

Dedicato a tutte le donne, forze motrici della nostra vita.

© Francesco Facchiano
Testo riprodotto per gentile concessione dell’editore edit-plan. È possibile acquistare il libro [Qui]

Per leggere i racconti e gli articoli di Francesco Facchiano su Periscopio clicca sul nome dell’autore

Che fine hanno fatto il progetto per il futuro della ex Caserma e il PUG?

Che fine hanno fatto il progetto per il futuro della ex Caserma e il PUG?

Il 7 giugno scorso, prima delle elezioni che hanno visto riconfermato Alan Fabbri a sindaco di Ferrara, il Forum Ferrara partecipata ha svolto l’ultimo flash mob sotto lo scalone di Palazzo municipale per chiedere al sindaco di avviare un percorso partecipativo con la cittadinanza sul futuro dell’ex caserma Pozzuolo del Friuli. Erano passati 466 giorni dalla promessa, ufficializzata in Consiglio Comunale, di iniziare quel percorso partecipativo al fine di confrontarsi su una serie di proposte che anche il Forum aveva contribuito ad elaborare e messe nero su bianco su un libretto

( che si può trovare al seguente link :
https://ferrarapartecipata.it/wp-content/uploads/2023/06/20230601-UNA_CASERMA_PARTECIPATA_a_cura_del_Forum_Ferrara_Partecipata.pdf consegnato allo stesso sindaco all’indomani della bocciatura del progetto Feris. A fronte della nostra richiesta, anziché avviare il processo partecipativo con il coinvolgimento di cittadine e cittadini, associazioni, comitati, interessati, si è dato mandato alla prof.ssa Tamborrino del Politecnico di Torino di fare uno studio, le cui finalità non erano per nulla chiare, sul futuro della suddetta caserma.

Come abbiamo comunicato allora, si trattava di una sospensione dei flash mob in attesa di capire gli orientamenti della nuova giunta che sarebbe risultata dalle imminenti elezioni.

Pur essendo stato riconfermato il sindaco uscente e la giunta quasi nel suo complesso e, quindi, potendo benissimo immaginare quale potrà essere il risultato delle nostre richieste, riteniamo corretto, prima di riprendere le iniziative che riterremo opportune, richiedere alla nuova giunta cosa si vuole fare dell’ex caserma e riaffermare la nostro richiesta di avviare un percorso partecipativo che metta in campo le idee emerse in questi mesi. In particolare, riteniamo necessario che venga chiarito se sono intercorse novità rispetto al  preliminare di vendita tra Cassa Depositi e Prestiti, proprietaria della caserma, e Ar.Co Lavori scaduto il 27/07/2024.

Così come chiediamo di rendere pubblico il risultato dello studio (costato più di

18.000 euro di soldi pubblici) svolto dalla prof.ssa Tamborrino e quali considerazioni e ipotesi se ne sono tratte.

Inoltre, ci pare non rinviabile che la cittadinanza sia informata dei tempi entro i quali si vuole discutere il PUG ( Piano Urbanistico Generale), con quali modalità e con quale relazione con i soggetti che hanno presentato osservazioni al riguardo.  .

Vorremmo insomma rassicurare tutte quelle cittadine e quei cittadini, che ci hanno sostenuto nei lunghi mesi che ci hanno visto tutti i venerdì mattina sotto lo scalone e che hanno partecipato numerosi alla bella assemblea pubblica del 5 aprile sul piazzale di fronte al Duomo, che continua il nostro impegno e la nostra mobilitazione su questi punti e, più in generale, per un’idea della città del futuro: più partecipata, più sana, più verde, più vivibile per tutte e tutti.

FORUM  FERRARA  PARTECIPATA

Parole a Capo
Arianna Vartolo: “Lo stigma della mosca” e altre poesie

Non bisogna lasciare che la fatica entri nel cuore. Può darsi che la fatica controlli il tuo corpo, ma fai del tuo cuore una cosa tua.
(Haruki Murakami)

 

È il corpo stesso quando saturo di liquidi
a lasciarsi scivolare addosso
quelli nuovi ricevuti dall’esterno.
Come fosse cosparso di unguenti e invece
sono gli intenti purificatori a farsi resistenti
all’acqua che scende sull’osso dello sterno.

 

La pelle si rende superficie d’eccezione
per quel bisogno che parla secondo obbligo espresso:
sembra quasi equazione di tensioni e rilasci
l’andare dritto della goccia – senza mai
deviare – nell’incavo liscio tra inguine e coscia.
Il toccare lo stato ultimo di compromesso
cui ogni forma esatta è chiamata ad arrivare.

 

*

 

A forma di mezzaluna è il segno
dell’unghia che sulla carne rimane
appena sotto al costato: ricordi ti abbiano insegnato essere
quello il punto adatto dove fare pressione.
Se il diaframma è contratto
diceva tutto rischia di finire
spostato altrove.
Eppure non è mai stato un dramma
per te svegliarsi col dolore – un respiro mancato.
Infila dunque diceva le dita
e spingi con forza fin dentro le ossa,
fin oltre quel setto stretto di vano
– fossa cava dove arginare
ogni pensiero che fosse deglutito.
Insieme a quel poco di vino rimasto per cena.

 

*

 

La fine di giornata: è la luce che rimane
sulla tovaglia usata.

 

*

 

Lo stigma della mosca

 

Il dormire delle mosche è morire
apparente su una parete bianca.

Tenti spostando con mano pendolare
la prima luce l’ombra la luce
sugli occhi composti della mosca domestica
a testarne lo stato vigile, o il rigido trapasso:
nessun palpito del labbro inferiore – dei suoi palpi
mascellari che tanto riconosci quando passa l’insetto
muovendoli a pasteggiare sulla tovaglia usata.
La mosca come tutti ha uno stigma,
sulla pleura – appena sopra il prosterno, con cui le è permesso
respirare: nulla che preveda
l’espiare una colpa, un’estasi di salvezza.
La fermezza del corpo esiguo suggerisce
non venire o andare niente per quei fori anteriori: il suo stare
ambiguo tra sonno eterno e veglia, mentre fuori alla finestra resta
il giorno. E tu che guardando cominci a sanguinare.

 

*

 

A volte sistemo le cose
davanti allo specchio, forse a cercare
forme di moltiplicazione; a tentare il conto
di ciò che sempre rimane
in sospeso e sempre
sbagliare. Non c’è tempo speso
che dica quanto sia
importante il riflettere su tale misura non lineare;
il capire quando sia
ultima quella ratio cui si cede
– cui si crede ogni volta di arrivare.

 

Arianna Vartolo è nata nel 1998 a Roma. L’aiuto a non morire (Cultura e Dintorni Editore, 2019) è la sua opera prima in versi. Compare nell’antologia Abitare la parola: poeti nati negli anni Novanta per Giuliano Ladolfi Editore (2019). Di lei è stato scritto, tra gli altri, su ClanDestino, Pangea, Laboratori Poesia – della cui redazione fa inoltre parte dal 2021. Alcuni suoi inediti e lavori sono apparsi su riviste cartacee e online tra cui Atelier e Inverso (per cui ha collaborato), nonché su La bottega della Poesia del quotidiano La Repubblica – Roma. Nel 2021 è rientrata tra i finalisti del Premio di Poesia Città di Borgomanero – Achille Marazza e del XXII Concorso Nazionale di Poesia e Narrativa “Guido Gozzano”. Poesie di Arianna Vartolo sono state pubblicate in Parole a Capo il 6 ottobre 2022.

La redazione di “Parole a capo” informa che è possibile inviare proprie poesie all’indirizzo mail: gigiguerrini@gmail.com per una possibile pubblicazione gratuita nella rubrica. 

La rubrica di poesia Parole a capo curata da Pier Luigi Guerrini esce regolarmente ogni giovedì mattina su Periscopio. Questo che leggete è il 247° numero. Per leggere i numeri precedenti clicca sul nome della rubrica.

 

Una firma contro l’università dei precari

Una firma contro l’università dei precari

da Collettiva, 18 settembre 2024

Petizione on-line per fermare il ddl Bernini-Resta. Entrare di ruolo sarà sempre più lungo, difficile e senza diritti e tutele. E intanto continuano i tagli

Come spiega Luca Scacchi, responsabile docenza universitaria della Flc Cgil nel suo appello, per alcune di queste figure “non è neanche previsto il riconoscimento di un reale rapporto di lavoro: la borsa di assistente alla ricerca junior, la borsa di assistente alla ricerca senior, il post-doc, il professore aggiunto e il contratto di ricerca”. Siamo insomma addirittura oltre la famigerata riforma Gelmini.

Alle tipologie precarie individuate dal ddl, continua Scacchi, non si riconoscono diritti, rappresentanza e minime tutele (malattia, ferie, contributi previdenziali esigibili, accesso al welfare fiscale) o se ne riconosco alcuni, ma al prezzo di ulteriori compiti (collaborazione alle attività didattiche e alla terza missione). Questa non è una cassetta degli attrezzi per la ricerca: è solo una moltiplicazione infinita dei sentieri e dei tempi con cui vedersi riconoscere il proprio ruolo, che espande la precarizzazione e le incertezze nel lavoro di ricerca in questo paese”.

Il tutto in un contesto in cui – pur in presenza di un record negativo di laureati nel nostro paese – i tagli continuano. È stata infatti annunciata una riduzione di oltre 500 milioni di euro sul Fondo di finanziamento ordinario delle università e sono stati cancellati gli ultimi due anni del Piano straordinario avviato da Maria Cristina Messa che avrebbe dovuto ampliare le facoltà assunzionali degli atenei di oltre 10 mila posizioni tra docenti e personale tecnico-amministrativo. E, ancora, non vi sarà alcuna stabilizzazione delle risorse alla ricerca provenienti dal Pnrr.

In questa situazione, si legge ancora nell’appello di Scacchi, la bolla del precariato “rischia di scoppiare nei prossimi anni su queste molteplici figure, creando una nuova generazione perduta. Questa moltiplicazione del precariato e questi tagli producono solo un’università e una ricerca piccole e precarie, senza prospettive per il futuro”.

Insomma, firmare questa petizione è importante, così come importante è la richiesta che viene dal mondo dell’università e della ricerca di un unico rapporto di lavoro pre-ruolo a tempo determinato, che garantisca diritti, tutele e rappresentanza.

Oltre, ovviamente, alla necessità che si torni a un finanziamento congruo alle strutture e alla ricerca di base, per riportare la spesa pubblica e gli organici in questo settore in linea con quelli degli altri Paesi europei”.

Cover: immagine dalla manifestazione nazionale contro il precariato con presidio presso il ministero della pubblica amministrazione

 

Parole e figure / Un sasso è una storia

L’evoluzione, le ere, quanta pazienza. Esce in libreria, con Lapis edizioni, “Un sasso è una storia”, di Barnard Booth Leslie, con illustrazioni di Marc Martin.

Tutto inizia con un sasso, magari un sassolino. Uno spettatore minuscolo dell’evoluzione, uno spettatore che crescerà, testimoniando passo e storie di un mondo tanto meraviglioso e affascinante quanto complesso e a volte difficilmente intellegibile. È una storia lunga e lenta, perché per le cose straordinarie ci vogliono tempo e pazienza. Vale la pena attendere miliardi di anni…

Un sasso è una storia, di Barnard Booth Leslie, immagini Lapis edizioni
Un sasso è una storia, di Barnard Booth Leslie, immagini Lapis edizioni

Eccoci, allora, di fonte all’emozionante idea di poter stringere tra le dita qualcosa che ha attraversato i secoli, abitando il nostro pianeta ben prima di noi. Qualcosa che parla di noi.

Nato dal fuoco, eroso dall’aria, poi modellato dall’acqua, volato nel cielo, fino al cuore di una montagna, sferzata e modellata dalla pioggia, dal vento e dal tempo…

Le pietre sono dei veri e propri libri aperti. Anche un semplice sasso trovato sulla spiaggia da un bambino ha molto da dirci: contiene il racconto del nostro Pianeta: la storia più antica di tutte. Una storia meravigliosamente affascinante, piena di sorprese e di qualche inciampo. Per immaginare tutto ciò che un sasso è stato.

Le rocce sembrano statiche, ferme, immobili, ma cambiano e si trasformano di continuo.

È un ciclo dal tempo lento, una storia che affonda le radici nell’origine del mondo, che precede e scavalca l’umanità. Pazienza, sempre pazienza.

Un sasso è una storia, di Barnard Booth Leslie, immagini Lapis edizioni
Un sasso è una storia, di Barnard Booth Leslie, immagini Lapis edizioni

Grazie alle illustrazioni maestose di Marc Martin, un semplice sasso diventa un testimone della storia della Terra per raccontarci, con una voce che fonde, romanticamente, scienza e poesia, il lungo viaggio che ha compiuto per arrivare tra le nostre mani.

Un albo perfetto anche per la lettura ad alta voce, arricchito in appendice da un glossario e da due pagine aggiuntive su geologia e ciclo delle rocce, dal taglio prettamente divulgativo, per soddisfare le curiosità di chi voglia approfondire l’argomento.

Da non perdere.

Un sasso è una storia, di Barnard Booth Leslie, immagini Lapis edizioni

Barnard Booth Leslie ha insegnato alla scuola dell’infanzia, alla primaria e all’università e ha conseguito un master in Scrittura creativa e uno in Scienze dell’educazione presso l’Università dell’Oregon. Vive a Portland e ama esplorare i paesaggi naturali con la sua famiglia. I suoi libri illustrati hanno come tema la scienza e la natura.

Martin Marc è autore, illustratore e graphic designer. Predilige acquerelli, pittura a guazzo e matite e li fa dialogare con la computer grafica. Trae ispirazione dalla natura, dagli animali e dalla città in cui abita, Melbourne. In Italia ha pubblicato Un fiume e Una foresta, entrambi per Salani.

Barnard Booth Leslie, Martin Marc, Un sasso è una storia, Lapis edizioni, 2024, 40 p.

Un sasso è una storia, di Barnard Booth Leslie, immagini Lapis edizioni