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Invito al flash mob di sabato 1 ottobre:
una mezz’ora insieme, un abbraccio condiviso

Gruppo SAVE THE PARK – FERRARA
Mancano dieci giorni al grande appuntamento del 1 ottobre. Iscriviamoci tutti al flashmob per il parco!

Sabato primo ottobre, una mezz’ora insieme, un abbraccio condiviso

Questa la lunga lista delle associazioni che finora ci sostengono, e alle quali chiediamo di condividere il link della nostra petizione online
Vuoi aggiungere anche la tua associazione?
La petizione popolare che chiede alla Amministrazione Comunale di Ferrara di spostare il mega-concerto di Bruce Springsteen dal Parco Urbano in  un’altra più idonea e meno impattante location ha raccolto fino ad oggi oltre 39.500 adesioni. Per ora, nessuna risposta da parte del Comune. La mobilitazione continua.  
IL TESTO DELLA PETIZIONE

Il parco urbano Giorgio Bassani di Ferrara è un ecosistema fragile. Non può essere sede di concerti rock da 60000 persone. Per questi eventi, molto belli e desiderabili per la nostra città, chiediamo sia trovata fin da ora un’altra cornice. 

Il 18 Maggio 2023 è previsto a Ferrara il concerto della star Internazionale Bruce Springsteen. Siamo favorevoli a che il concerto si tenga a Ferrara ma non condividiamo il luogo dove lo stesso concerto dovrebbe tenersi.

Il parco Urbano Giorgio Bassani è stato concepito e costruito, sin dalla sua progettazione, come un’opera di rinaturalizzazione di uno spazio cerniera tra l’area urbana, quella agricola e il fiume. In più di venti anni si è creato un equilibrio biologico unico e prezioso, un ecosistema complesso che ora, nel pieno della sua maturità, costituisce un unico grande organismo vivente.
Nel Parco, tra alberi, laghetti e canali, trovano rifugio e protezione uccelli migratori e stanziali, animali selvatici e pesci di acqua dolce.
Nelle immediate vicinanze insistono le sedi locali ed i rifugi della LIPU, della Lega del Cane, il Gattile comunale e il Canile Comunale.
Ad oggi è previsto l’arrivo di circa 50.000 spettatori, l’impatto negativo e di lunga durata che tutto ciò potrebbe avere sul Parco è quasi superfluo spiegarlo:
Costruzione del palco, arrivo dei TIR dell’organizzazione;
Viabilità cittadina e creazione di parcheggi per il pubblico;
Creazione servizi logistici ed igienici;
Impatto dei volumi sonori del concerto ;
Danneggiamento indotto dal calpestio di 55.000 persone sul manto erboso del Parco e dunque sulla biodiversità; Morte dell’avifauna;                            Costi per il ripristino della zona dopo l’evento; Rischio di creare un precedente per l’uso del Parco per grandi eventi.

Eventi simili tenutisi sul litorale, nonostante le promesse di “impatto ambientale zero” , hanno avuto effetti deleteri e non reversibili sui fragili eco sistemi delle nostre coste già abbastanza vituperate negli anni.
Abbiamo costituito un Comitato per aprire un confronto costruttivo con il Sindaco Alan Fabbri per poter valutare insieme un luogo alternativo dove tenere il concerto.
Essendo Ferrara in un territorio di pianura e già molto antropizzato, siamo sicuri che trovare una sede più idonea sia possibile, i tempi ci sono.
Vogliamo che la sostenibilità che tutti ultimamente si stanno appuntando sul petto questa volta sia effettiva, completa e dimostrabile, non solo una mossa di facciata.
Siamo convinti che Ferrara possa esprimere capacità e risorse per creare un evento di queste dimensioni che diventi un vero modello di sostenibilità anche per il futuro.

Faremo arrivare il nostro grido di allarme anche al diretto interessato Sig. Bruce Springsteeen, da sempre persona sensibile alle tematiche ambientali e sociali.
Chiediamo a tutti quanti hanno a cuore la grande musica e l’ambiente in cui viviamo di firmare il nostro appello, per questo vi ringraziamo di cuore e vi preghiamo di condividere il nostro appello con tutti i vostri contatti.

Il prossimo obbiettivo è arrivare e superare le 40.000 firme.
Se non l’hai ancora fatto puoi aggiungere la tua adesione [firma qui la petizione] 

PROVE GENERALI DI UN GIROTONDO AL PARCO URBANO
Appuntamento l’1 ottobre per Save the Park

 

Ufficialmente si chiama flash mob, oppure presidio popolare, ma l’evento programmato sabato 1 ottobre a partire dalle 16,30 assomiglierà soprattutto a un girotondo. Un enorme girotondo nel verde del Parco Urbano. Dove? Proprio nella grande area erbosa dove dovrebbe atterrare la corazzata del Boss, con un megapalco  e circa 60.00 spettatori.

La mozione Save The Park (vedi in fondo all’articolo) ha raccolto quasi 30.000 adesioni: un numero stratosferico, mai visto a Ferrara. 30.000 firme che non sono (come qualcuno vorrebbe far credere) contro il concerto di Bruce Springsteen e nemmeno contro i grandi eventi. 30.000 persone ragionevoli che chiedono semplicemente di spostare il concerto del Boss in un’altra area e preservare l’inestimabile ma delicato patrimonio naturale del Parco Urbano.

Il laghetto del Parco Urbano Bassani (Foto Valerio Pazzi)

Un folto gruppo di ferraresi  si è votato alla nobile causa della difesa del Parco Urbano. Oltre alla raccolta di firme, è stata avviata in questi giorni una campagna di sensibilizzazione, mentre sono in programma nuove iniziative.
Prima di tutto c’è da organizzare il grande girotondo del 1 ottobre. E siccome le cose “vanno fatte bene”, il gruppo si è dato appuntamento nel parco per le ‘prove generali’ del flash mob. 

   

Intanto, è stata preparata una maglietta, con il logo Save The park e una vignetta spiritosa; una catapulta che lancia il Boss e il suo bel concerto fuori dai confini del Parco Urbano. Sabato 1 ottobre tutti i partecipanti al flash mob indosseranno quella maglietta. E saranno in tanti , gli organizzatori stanno già raccogliendo, una per una, le adesioni dei ferraresi. In preparazione anche uno grande striscione.

Infine, per pubblicizzare l’iniziativa, sono stati stampati alcune migliaia di volantini. E visto che sono già in distribuzione nelle affollate serate del Buskers Festival,  dove arrivano anche tanti turisti stranieri, del volantino Save The Park è stata preparata anche una versione in lingua inglese.

Non era mai successo che a Ferrara una petizione popolare raccogliesse tante firme. Mentre scrivo, più di 35.000 cittadini hanno già firmato la petizione SAVE THE PARK per proteggere dai maxieventi lo straordinario patrimonio naturale del Parco Urbano intitolato a Giorgio Bassani. Se non l’hai ancora fatto puoi aggiungere la tua adesione [firma qui la petizione] 

CI SIAMO ANCHE NOI …
Save The Park, dove migliaia di uccelli hanno la loro casa

 

È tollerabile il concerto di Bruce Springsteen all’interno del Parco Urbano?

Il Parco Urbano “Bassani” di Ferrara è stato creato per il godimento dei cittadini, sia per la sua funzione di ‘polmone verde’ che per agli aspetti ricreativi. Non bisogna dimenticare, però, che rappresenta un importantissimo serbatoio di biodiversità poiché racchiude importanti habitat costituiti da siepi, boschetti, prati e un bacino d’acqua di discreta portata.

Le specie di uccelli che transitano nel parco sono circa 130, mentre quelle nidificanti sono, con quasi assoluta certezza, almeno una quarantina.

Nelle siepi
, per esempio, costruisce il nido l’usignolo e la capinera, mentre nei boschetti nidificano il picchio verde, il picchio rosso, la cinciallegra, la cinciarella e probabilmente l’upupa, visto che è abbastanza usuale vederla raccogliere insetti nelle distese erbose.
Nel laghetto è ospite fisso il martin pescatore, anche se probabilmente non nidifica in luogo poiché le rive non sono adatte ad ospitare il suo nido, però viene regolarmente a pescare invitato dall’abbondanza di piccole prede.

Nidificanti di sicuro lungo le rive a canneto, invece, sono la cannaiola, il cannareccione e il tarabusino. Di quest’ultimo ho visto personalmente nella prima settimana di luglio un pullo (animale giovane, n.d.r.).che si arrampicava agevolmente sulle canne. Le specie descritte, come ho già accennato, sono una minima parte di quelle che realmente allevano i loro pulcini nell’ambito del parco urbano. Anche la galleria di foto che illustrano questo breve testo è solo una piccola rappresentanza degli uccelli che frequentano questa zona.

Non ci vuole tanto a capire che il Parco Bassani è una vera oasi e che la sua fragilità dovrebbe essere tutelata. Ovviamente Il concerto di Bruce Springsteen. che si terrà il 18 maggio 2023 (quindi in pieno periodo riproduttivo per molte specie), con la presenza di 50.000 persone, arrecherà un danno irreparabile al Parco, almeno per quello che riguarda l’aspetto faunistico, per via dell’enorme disturbo causato da migliaia di presenze umane e dai migliaia di decibel di un concerto.

Non bisogna privare Ferrara di un avvenimento musicale così importante, ma occorre trovare una soluzione alternativa alla location da riservare al concerto del Boss. Tantissimi ferraresi si sono mobilitati, ed è stata già proposta un’altra area più idonea. Fino ad oggi l’Amministrazione Comunale ha minimizzato le conseguenze derivanti da una scelta inspiegabile e sbagliata.  Ma il Comune ha ancora dieci mesi a disposizione… per cambiare idea. Che il buon senso prevalga!

Specie di uccelli sicuramente osservabili nel Parco Urbano

Airone cenerino (Ardea cinerea)

Cinciarella (Parus caeruleus)
Cinciallegra (Parus major)
Capinera (Sylvia atricapilla)
Codibugnolo (Aegithalos caudatus)
Folaga (Fulica atra)

 

Fagiano (Phasianus colchicus)

Gallinella d’acqua (Gallinula chloropus)

 

Gazza (Pica pica)
Ghiandaia (Garrulus glandarius)
Gufo comune (Asio otus)
Luì piccolo (Phylloscopus collybita)
Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major)

 

 

 

 

 

Picchio verde (Picus viridis)

 

 

Pigliamosche (Muscicapa striata)

 

 

Tordo bottaccio (Turdus philomelos)
Usignolo (Luscinia megarhynchos)
Verdone (Carduelis chloris)
Passera mattugia (Passer montanus)

Le ilustrazioni: Tutte le foto che corredano il testo, come quella in copertina (Cannareccione, Acrocephalus arundinaceus) sono state realizzate da Maurizio Bonora e sono soggette a copyright.  Periscopio ringrazia l’autore per aver concesso gratuitamente il consenso alla pubblicazione sul nostro quotidiano.

Se non l’hai ancora fatto, leggi la petizione popolare SAVE THE PARK che ha già superato le 24.300 adesioni [firma qui la petizione]

Solo in Italia il Tour europeo del Boss invade il verde protetto. E Monza e Ferrara insorgono.

 

Ultimamente, tra musica rock/pop  e sostenibilità ambientale, nel Bel Paese ci sono alcune importanti frizioni. A quella arcinota, con protagonista The Boss e due dei suoi futuri concerti in Italia, è tornata a riproporsi, come coda di un’analoga polemica già infuriata tre anni fa, prima della chiusura di queste manifestazioni a causa della pandemia, proprio sui nostri lidi, quella con protagonista Lorenzo Jovanotti con il suo Jova Beach Party, che in una delle sue prime tappe si è fermata vicino alla Pineta di Marina di Ravenna.

La cosa sconcertante però non è questa. Il nostro è il Paese delle polemiche, dei cento campanili, dei leader che stanno al governo, ma che si chiamano fuori ad ogni piccola o grande scelta timidamente impopolare. Quello che lascia perplessi è che le polemiche infuriano anche tra ambientalisti, non tutti contrari alle scelte che sono al centro della discussione. Ma perché stupirsi. Anche i virologi, importanti esponenti del mondo scientifico, hanno litigato e stanno litigando sulla lettura dei fatti.

Se in matematica, cambiano le premesse – tecnicamente le assunzioni o ipotesi – le conclusioni saranno completamente diverse. La scienza non è un monolite e quindi nemmeno l’ambientalismo, che nelle sue migliori espressioni alla scienza si rifà. Saranno infatti sempre le premesse a fare il discrimine e l’onestà intellettuale, che da queste premesse, razionalmente, porta a determinate conclusioni e quindi alle scelte.

E’ insomma sempre una questione politica, perché le premesse di un discorso nascono da lì, da quello che si chiamava e si dovrebbe ancora chiamare governo della polis. Allora, se scorriamo le tappe del lungo tour che l’anno prossimo porterà The Boss e la mitica E. Street Band in giro per l’Europa [Qui], una prima annotazione balza agli occhi: le uniche location collocate all’interno di ambienti naturali sono in Italia, rispettivamente a Ferrara e a Monza (la terza tappa italiana del Tour è prevista a Roma al Circo Massimo).

Alla scelta di Monza e dei suoi prati, ci si è arrivati dopo l’indisponibilità di San Siro, dove il Boss si è esibito in tutte le precedenti tourné. Come a Ferrara, entusiasti gli amministratori, nettamente contrario meno il Comitato Parco locale [vedi l’articolo su Milano Today], che già in passato si è opposto a questo tipo di eventi – ad esempio per il concerto di Ligabue alcuni anni fa – per i danni all’ecosistema che decine di migliaia di persone inevitabilmente comportano.

Per le nostre attività, anche per pulire una porzione di bosco, dobbiamo firmare fior di carte, sottolinea Matteo Barattieri, referente di un gruppo di volontari che opera all’interno del gioiello naturale del parco dell’autodromo di Monza, in un post su Facebook – e garantire che lasceremo le aree interessate dalle cose che organizziamo nelle stesse condizioni di partenza. [Vedi qui] 

Per il Parco Bassani, si tratta invece della prima volta in assoluto, per una manifestazione di questa portata. Legambiente e altre associazioni sul territorio ferrarese si sono immediatamente attivate per contestare questa assurda location, ma, anche se a titolo personale, Ermete Realacci, fondatore e ancora presidente onorario di questa grande associazione ambientalista, si è detto più che possibilista sulla sostenibilità dell’evento. [Qui]. 

Premetto che non conosco in maniera approfondita il contesto naturalistico e faunistico del parco Urbano. – Afferma Realacci nella sua intervista – Di base, comunque, non sono contrario al fatto che si facciano concerti in luoghi diversi dagli stadi, dunque nei parchi. E’ un’esperienza ormai consolidata. L’importante è che si riesca, dopo il concerto, a ripristinare l’integrità ambientale del luogo“. Mi pare quasi un nonsense, perché dopo l’irruzione di decine di migliaia di persone in un ambiente naturale, non è materialmente possibile che tutto resti come prima, a meno che non si pensi che ripulire da una montagna di rifiuti un’area voglia dire ripristinarla ambientalmente.

In Europa infatti nessuno lo sostiene, altrimenti non si capisce la scelta di usare solo Stadi o aree vocate all’interno delle città, per i concerti del Boss. A conferma di quello che scrivo, riporto quanto dichiarato lo scorso maggio, da Claudio Trotta il promoter dei concerti di Springsteen in Italia.
Con il progetto A.R.M.O.N.I.A, Trotta ha inaugurato un nuovo sistema di realizzare concerti, incontri e conferenze più rispettoso della natura. Un esempio su tutti: si utilizzano luci autoalimentate. “È ovvio che non possono essere tutti così” – dice il manager – ma è importante prendere coscienza di questo fatto: i grandi concerti hanno spazi già pronti, stadi e palazzetti, che possono essere usati senza problemi. Andare nella natura significa metterla in alcuni casi in disordine. Non sarebbe forse meglio che tutti noi cercassimo di evitare o limitare le nostre opzioni rispetto alle location? Molto importante è anche la disponibilità del pubblico a utilizzare sempre meno mezzi di trasporto inquinanti e invasivi”.[qui la versione integrale].

Un’altra interessante annotazione è quella del prezzo dei biglietti, così come si evince dal sito ufficiale Bruce Springsteen Tickets, Tour Dates & Concerts 2022/2023, per alcune date, questi non sono ancora disponibili, ma per le altre, normalmente i prezzi di partenza sono più bassi di quelli italiani, probabilmente perché la collocazione è in ambienti più ampi, quasi sempre Stadi, che anche se non vocati a manifestazioni di questo tipo, offrono logisticamente un supporto sicuramente migliore sul piano organizzativo, una capienza più adeguata alla domanda ed innegabilmente un molto più basso impatto ambientale.

Come denuncia la cantante Elisa [Vedi qui] che ha inaugurato lo scorso 28 giugno il suo tour “Back to the future”, l’Italia non ha infrastrutture adeguate alla fruizione di musica a basso impatto ambientale e quindi l’organizzazione di grandi eventi musicali in giro per la penisola deve confrontarsi con non pochi problemi.

Il dopo Covid – sempre che sia effettivamente finita – ha lasciato non poche macerie in ambito culturale e in particolare, nella fruizione della musica, la ripresa a tutto tondo dei concerti, oltre a rivelare la gran voglia di lasciarsi alle spalle due anni di restrizioni, rappresenta sicuramente una boccata d’ossigeno per le migliaia di maestranze che campano, più o meno precariamente, sulle tournée delle star musicali.

Se il tour di Elisa si appoggia a Legambiente, attraverso la quale sostiene una campagna per la riforestazione di alcune aree del nostro Paese, oltre a fare da testimonial per  SDG ACTION [Qui] (la campagna  delle Nazioni Unite per sensibilizzare contro i cambiamenti climatici), Jovanotti e la sua riedizione del JOVA BEACH PARTY si avvale della collaborazione con il WWF, che lo ha difeso tre anni fa e continua a coprirlo in questi giorni dalle infuocate polemiche che accompagnano diverse delle sue tappe, sulle spiagge nostrane.

Come deve atteggiarsi allora un ambientalista di fronte a questi diversi punti di vista all’interno di importanti organizzazioni che si dichiarano e complessivamente sono, a difesa delle ragioni dell’ambiente?
Dobbiamo accordarci almeno sulle premesse: grandi eventi come quelli di cui abbiamo parlato, non possono assolutamente avere location in aree delicate sul piano degli equilibri naturalistici. L’impatto non è valutabile e comunque dovrebbe valere il principio di precauzione, soprattutto perché ci sono alternative praticabili (anche a Ferrara o a Milano – Monza) e che nulla tolgono alla magia di un concerto.
Accettare il confronto su questa semplice verità, a mio modo di vedere, non è possibile.
Piccoli concerti possono funzionare, mega raduni mai.

Per chiudere queste mie brevi considerazioni, vi propongo, come sempre, il testo di un brano musicale. Questa volta ho scelto una canzone, credo poco nota, di Roberto Vecchioni, Canzonenoznac” , tratta da un album del 1975, “Ipertensione”. Il titolo è palindromo ed è il modo migliore per presentare questo brano, che se non conoscete vi consiglio di ascoltare. L’ho scelto per associazione con il tema del mio articolo. A voi ogni rimando e considerazione ulteriore.

ll leader della parte scura,
dietro una barba quasi nera,
diceva cose alla sua gente,
a voce bassa come sempre;
e ricordava cose antiche,
proibite ma pur sempre vive,
come il martini con le olive.
Dal millenovecentottanta
anno di grazia e d’alleanza,
felice e immobile la gente
viveva solo del presente;
ma lui a quei pochi che riuniva
come una nenia ripeteva
quel suo programma che chiedeva.
Fosse permesso ricordare,
fosse permesso ricordare,
poi ricordò che era vietato
nel mondo nuovo anche il passato.

Il leader della parte chiara,
con quella cicatrice amara
sul mento a forma di radice,
gridava “Abbasso questa pace”.
Coi pochi giovani insultava
la polizia che costringeva
soltanto ad essere felici:
ed abbatteva e rifaceva
palazzi d’arte e di cultura
e delle bibite e del niente
sì, ma soltanto con la mente; e all’occorrenza le prendeva
davanti ai giudici abiurava,
ma appena uscito risognava.
Fosse possibile cambiare
fosse possibile sperare
ma la speranza era un difetto
nel mondo ormai così perfetto.

E il leader con la cicatrice
credeva l’altro più felice,
e l’altro quello con la barba,
di lui diceva “È pieno d’erba”
si sospettavano a vicenda
di fare solamente scena
d’essere schiavi del sistema
e l’uno l’altro beffeggiava
e l’altro l’uno ricambiava,
pur descrivendo alla rinfusa
due volti di una stessa accusa:
che era impossibile cambiare,
tornare indietro, andare avanti
avere voglia di sbagliare.

Come ad esempio ricordare
Come ad esempio ricordare
questo ricordo era un difetto
nel mondo ormai così perfetto,
né si poteva più cambiare
né si poteva più sperare
questa speranza era un difetto,
nel mondo ormai così perfetto.

E il leader della parte chiara
pianse di rabbia quella sera
seduto sopra la sua vita
perduta come una partita;
ma il servofreno dentro il cuore,
che scatta al minimo segnale,
gli eliminò tutto il dolore.
E il leader della parte scura
contando i passi e la paura
si avvicinò alle parti estreme
dove correva un giorno il fiume,
ricostruendo da un declivio
l’ultima chiesa, un vecchio bivio,
l’acqua e l’amore che non c’era,
si sentì stanco in quel momento,
tolse la barba e sopra il mento,
apparve a forma di radice
quella sua vecchia cicatrice.

Se vuoi leggere e firmare la petizione popolare SAVE THE PARK che ha già raggiunto e superato le 21.000 firme [la trovi Qui]

Cover: il “Bosco Bello”, il Parco di Monza dove è inserito l’autodromo. Nel parco è prevista la location del Tour europeo di Bruce Springsteen.

L’ultima sorpresa: una colata di cemento a ridosso delle Mura!
Un sindaco che tratta i cittadini come bambini

Come premessa

Oggi è lunedì 11 luglio. Ieri notte ho letto, spero con attenzione, il documenti che il Comune di Ferrara ha appena messo a disposizione della cittadinanza. La relazione dell’impatto economico,  il keyplay e le tavole di progetto degli interventi da realizzare: l’ipermercato di via Caldirolo, il parcheggio di viale Volano, il restauro ei la nuova destinazione d’uso della ex caserma Pozzuoli del Friuli.
Non sono né un ingegnere, né un architetto, né un urbanista (confido che nei prossimi giorni alcuni di loro intervengano su questo quotidiano) ma credo di aver capito abbastanza bene le intenzioni di fondo che animano il progetto complessivo messo in campo dal sindaco Allan Fabbri e la sua Giunta. Ho anche compreso – non ci vuole poi molto – l’entità e l’impatto sociale e ambientale su Ferrara dei tre “progetti di riqualificazione” che già questa mattina, verranno votati in Consiglio Comunale, ottenendo il prima via libera.

Il peccato originale di chi governa la città

Se è vero che ai bambini piacciono le sorprese, io ero addirittura un fanatico. A Natale o per il mio compleanno avevo in testa uno o più desideri, ma mi guardavo bene da spifferarli ai miei genitori. Da loro pretendevo assolutamente una sorpresa, prendendomi l’ansia e il rischio di ricevere un regalo indesiderato.

Non sono tra quelli che inveiscono, sempre e comunque, contro ogni scelta della amministrazione di Ferrara. Ho ad esempio ho apprezzato molte iniziative culturali, mostre, spettacoli.
Altre iniziative mi sono invece sembrate sbagliate o addirittura pericolose per la città e la società ferrarese. Ne ricordo due in particolare: la triste e indecorosa vicenda dei buoni pasto [Vedi qui] su cui recentemente il tribunale ha condannato il Comune di Ferrara per le scelte discriminatorie nella compilazione delle liste, e la vera e propria ossessione per la sicurezza del vicesindaco sceriffo deciso a ingabbiare piazze e parchi pubblici [Qui].

Ho capito però qual é la cosa più grave, il peccato originale, il comportamento ingiustificabile della Giunta a trazione leghista di Alan Fabbri e Naomo Lodi. In poche parole, trattare i cittadini come bambini piccoli, i bambini di cui sopra. E non solo i cittadini – che presi tutti insieme sono (o dovrebbero essere) i Signori di Ferrara – ma anche i sindacati, le associazioni, gli ordini professionali, gli artigiani, perfino i commercianti.
Sindaco e Giunta decidono senza confrontarsi e consultare nessuno. E solo dopo presentano le loro scelte al Consiglio Comunale e alle tante espressioni della città ferrarese. Evidentemente questa amministrazione non conosce i fondamenti della democrazia partecipativa.

Ricordo, ad esempio, il nodo biblioteche pubbliche, un tema particolarmente caro alla cittadinanza ferrarese e su cui, a più riprese, sono state raccolte migliaia di firme e presentate proposte. Inascoltate. Uscendo dal lockdown, in coincidenza con il pensionamento di tanti bibliotecari, l’amministrazione ha evitato le richieste del sindacato, delle associazioni, dei lettori organizzati. E ha deciso d’imperio e messo in opera la sua soluzione: orari ridotti, esternalizzazione di due biblioteche, nessun impegno sullo sviluppo del sistema bibliotecario e sulla costruzione di una nuova grande biblioteca nella zona sud della città. Una sorpresa, appunto, un pacco regalo, incartato e con tanto di fiocco.

Altra sorpresa. Da almeno un’anno e mezzo si sapeva che l’amministrazione stava tessendo contatti con il manager di Bruce Springsteen per includere Ferrara nelle tre tappe italiane del Tour 2023 del Boss. Stiamo parlando di un grande artista, amato a Ferrara come in tutto il mondo, e bravo il sindaco che è riuscito a finalizzare l’operazione.
E qui arriva il ‘pacco’ sorpresa, il fulmine a ciel sereno: il megaconcerto (almeno 50.000 persone) si farà nel cuore del Parco Urbano, il cuore verde (e delicatissimo) di Ferrara. La location prescelta sta suscitando da più parti critiche e perplessità, una petizione popolare ha già raccolto 2.000 firme [Vedi qui], si propongono almeno due valide location alternative, ma, almeno finora, il sindaco Fabbri è apparso irremovibile: il concerto si farà, si deve fare nel Parco Urbano. Con il fondato sospetto che il Comune si sia già legato le mani con l’organizzazione del Tour già un anno fa. Senza dire niente a nessuno.

Breve parentesi storica 

Ora, ci si può domandare se questo peccato originale – chiamiamola pure autocrazia – sia un vizio che germoglia a Ferrara in con coincidenza con la storica vittoria della Destra o invece abbia radici più antiche, se insomma anche i governi di Centrosinistra abbiano peccato di autocrazia, di scarsa o nulla passione e volontà di confronto con la società cittadina nelle sue varie forme. Se coltiviamo un po’ di onestà intellettuale (merce rarissima nella Sinistra politica ferrarese) dobbiamo riconoscere che la risposta giusta è la seconda.

I più vecchi ricordano il quindici anni di Roberto Soffritti sindaco, soprannominato non a caso ‘il Duca’. Un duca che ebbe anche idee illuminanti – una visione alta se la si confronta con le idee vecchie e i progetti riciclati del sindaco Alan Fabbri – ma comunque un duca, uno che prima decideva e poi informava il popolo.

Il medesimo vizio l’abbiamo visto in opera negli ultimi 20 anni in cui la città è stata governata dai partiti del Centrosinistra.
Ma dove nasce questo vizio antico che con la Destra al potere e Alan Fabbri sindaco raggiunge l’apice? Perché si smette il dovere civico del confronto preventivo, perché non si ascolta più la voce della periferia? Perché si progetta, si decide e si opera come Pericle, senza che il sindaco Fabbri possa vantare la metà della metà  della statura del grande autocrate ateniese?

Per cattiveria, per calcolo politico? No, la risposta è molto peggio: per disabitudine.

In molti a Sinistra hanno strologato sulle cause della grande sconfitta nelle elezioni comunali del 2019. Quasi nessuno, però, ha evidenziato che il giudizio negativo sulla politica classe espressa dal Centrosinistra e quindi il ‘tradimento’ di tanti elettori era dovuto in buona parte alla alla deriva autocratica del governo municipale, una deriva che nemmeno i nuovi poteri assegnati al Primo Cittadino dalla ‘legge sui sindaci’ può giustificare.

Tre brutti regali per Ferrara

Vengo allora brevemente – altri hanno più competenza per entrare nel dettaglio – all’ultima sorpresa della Giunta Fabbri. Una sorpresa col botto, anzi, un uovo di pasqua (per l’Opposizione in Consiglio Comunale e per tutti i cittadini ferraresi) che di sorprese ne contiene 3. Il tutto pubblicizzato come una grande idea di riqualificazione urbana, capace di donare a Ferrara un volto nuovo.

Non c’è dubbio che, anche solo da una veloce lettura dei documenti, che l’ultima sorpresa del sindaco Fabbri supera, per ampiezza e gravità, tutte quelle precedenti. I tre progetti, infatti, non sono dei semplici ritocchi urbanistici, ma prefigurano di un piano che, se attuato (dio non voglia), è destinato a cambiare in peggio il volto della città di Ferrara, stravolgendo la sua fisionomia e tradendo la sua vocazione. Dell’idea, nessuno in città ne sapeva nulla; il Comune di Ferrara – non sappiamo quando, ma almeno un anno fa –  aveva commissionato lo studio socio-economico e la redazione dei progetti preliminari di intervento edilizio a ditte di Milano e  Ravenna.

Nascerà una Ferrara moderna e al passo delle sfide del Terzo Millennio? E’ probabilmente quello che pensa il sindaco e la sua maggioranza. Al contrario, il profumo che mi arriva al naso leggendo la documentazione è un salto indietro nel tempo . L’idea di fondo che anima il piano è tutta novecentesca, vecchia di più di cinquant’anni, a prima degli anni Settanta del secolo scorso, quando Ferrara (e non solo Ferrara) capì l’importanza decisiva della restauro e della tutela del suo Centro Storico, della valorizzazione della suo patrimonio verde, dello sviluppo dei servizi alla persona.

E’ il cemento – il vecchio caro cemento del Boom economico – che domina i tre progetti che si vorrebbe mettere in cantiere. Tanto cemento è tanto Privato.

Ecco quindi l’Ipermercato di via Caldirolo – corre voce che ci sia già un preaccordo con Esselunga, molto amica di Salvini e della Lega – a ridosso delle Mura e della sua preziosa cintura verde. Un  ipermercato ,(anche questa un’idea di distribuzione commerciale ormai sorpassata)  di cui tutti sanno che non v’è nessun bisogno.

Un parcheggione, altro cemento, in Viale volano, anche qui a due passi dalla cinta muraria. Che fantasia.

Infine, l‘idea e il progetto, tutt’altro che geniale e tutto privatistico, di recupero e riqualificazione della grande area della ex caserma Pozzuolo del Friuli. Un mega studentato vespaio, edilizia privata, altri negozi. Per realizzare il tutto, ci si mangia un bel pezzo del grande spazio interno scoperto per realizzare nuovi volumi.

Oggi Il Consiglio Comunale, voterà una delibera di indirizzo. Poi comincerà l’Iter, passo per passo questa brutta idea diventerà realtà. L’augurio è che i ferraresi riescano a fermare il motore, Perché sono cittadini, non bambini piccoli.

A proposito, se vuoi leggere e firmare la petizione popolare SAVE THE PARK che ha già superato le 3.500 adesioni [firma qui la petizione]

Caro Bruce ti scrivo…

Tanti si sono forse chiesti perché una persona come Bruce Springsteen, un liberal impegnato, un artista stellare da sempre votato alle cause sociali e ambientali, abbia potuto avvallare la decisione di tenere un concerto nel centro di un parco da proteggere, creando danni alla natura e all’avifauna. La risposta è piuttosto ovvia: tutti i mille aspetti del grande Tour europeo, compresa l’individuazione delle location, sono di competenza del suo staff, non certo della guest star.
Ma allora perché non provare a raggiungere Bruce con una lettera? Perché non informarlo della megalomane, stupida, non necessaria e poco onorevole (anche per lui) decisione del sindaco di Ferrara di invadere con migliaia di decibel e un esercito di 55.000 spettatori il Parco Urbano Bassani? Ci stanno provando in molti. Inviano la lettera a Bruce Springsteen, sia direttamente sia per tramite del suo manager italiano, Claudio Trotta.
Non so se le lettere, almeno una, raggiungerà il grande artista, se l’inconsapevole Bruce verrà finalmente a conoscenza di un minuscolo quanto essenziale  ‘particolare’ del Tour preparato dal suo agente e dai suoi collaboratori. Io spero di sì. E’ comunque giusto far conoscere a tutti, e in primis a coloro che assisteranno allo storico evento, il testo della lettera.
Effe Emme
Dear Bruce,
We’re really excited that you’re coming to Ferrara in May of 2023! Your concert is a very big deal for our small historic city. We applaud our mayor for making this possible and are proud to host you, Bruce. As you know, we Italians are known for our warmth and hospitality, and it is this hospitality that led our city officials to present you with the best our city has to offer, parco urbano Giorgio Bassani. It is home to many trees, large and small, to nesting birds and wildflowers. In one word, this serene and beautiful area is biodiverse. You would love it at first glance if you could see it.
My friends and I are very concerned with the damage that 55,000 people are going to wreck on our park and of the disturbance to wildlife.  We believe that if you, the Boss, ask to perform in another location, like the Ferrara airport, our mayor and city officials would be honored to accommodate you. It has enough space for 55,000 people and is more suitable for a rock concert. So this is my prayer and dream Bruce, that you will save our park. I wish it from the bottom of my heart. 
Sincerely
Caro Bruce,
Siamo veramente molto felici della tua venuta a Ferrara a maggio del 2023! Il tuo concerto è veramente una grande opportunità per la nostra città, Ferrara, piccola ma ricca di storia. Apprezziamo il nostro sindaco per aver reso possibile questo avvenimento e siamo orgogliosi di poterti ospitare. Come saprai, noi italiani siamo famosi per la nostra  calorosa ospitalità ed è questa propensione all’ospitalità che ha guidato i nostri amministratori ad offrire il sito più bello, il Parco urbano Giorgio Bassani, per l’evento. E’ un luogo ricco di alberi, giovani e adulti, che danno rifugio a diverse specie di uccelli che qui nidificano, e di numerose varietà di fiori e piante selvatiche. Per dirlo in una parola: è un luogo ricco di biodiversità. Se lo vedessi te ne innamoreresti immediatamente.
I miei amici ed io siamo molto preoccupati per il sicuro danno che le 55.000 persone che arriveranno per assistere al tuo concerto, procureranno a questa oasi di natura incontaminata. Crediamo che, se tu che sei il Boss, chiedessi di esibirti in un’altra location, ad esempio nell’area dell’aeroporto, il nostro sindaco e gli amministratori sarebbero felici ed onorati di accontentarti. Ci sarebbe abbastanza spazio  per ospitare 55.000 persone e sicuramente è un luogo più adatto ad un concerto rock. Questa è la mia preghiera e il mio sogno Bruce: che tu salvi il nostro Parco. Te lo chiedo dal profondo del cuore.
Con affetto
(traduzione di Marina Carli)
Se vuoi leggere e firmare la petizione popolare SAVE THE PARK che ha già raggiunto e superato le 2.100 adesioni [la trovi Qui]

Ho già comprato il biglietto per Bruce ma voglio salvare il Parco Urbano

Waiting on a sunny day
(Aspettando una giornata di sole)

Mi piace il blues ma sono più sincero se scrivo che mi piace ascoltare musica, senza bisogno di suddividerla in categorie, più comode per i critici che per gli appassionati.

Fra gli artisti che stimo e che mi piacciono di più, c’è Bruce Springsteen, che da solo vale molto, ma senza la sua E Street Band sarebbe come Ferrara senza il Castello Estense.

Negli anni, la puntina del mio giradischi ha letto, riletto e scavato ogni solco dei suoi LP fino ad estrarne chilogrammi di energia, quintali di potenza e tonnellate di vitalità.

Lo vidi per la prima volta in un concerto allo stadio di Torino nel 1988 e fu un’esperienza unica: una performance straordinaria, corroborante, addirittura terapeutica.

Mi piace talmente Springsteen che appena ho saputo del suo concerto a Ferrara ho comprato i biglietti nonostante il prezzo e nonostante la località scelta.

Mentre, fra i primi, compievo l’operazione online ricordavo tristemente a me stesso la differenza tra un passato in cui si contestavano gli artisti manifestando per i prezzi troppo alti dei loro concerti e questo presente in cui da un lato, senza ritegno, gli organizzatori chiedono cifre astronomiche per poter assistere ad uno spettacolo (più altre ingiustificabili per poter comprare il biglietto online) e, dall’altro, noi appassionati siamo disposti a pagare quelle cifre mantenendo le nostre lamentele nei confini di una cosiddetta normalità che comincia ad essere preoccupante.

I tempi son cambiati ed io non mi sarei mai aspettato un concerto del Boss a Ferrara ma soprattutto non me lo sarei mai aspettato in una zona così bella e delicata dal punto di vista naturalistico come il parco Bassani.

Ma lo stupore per l’arrivo del Boss a Ferrara è sicuramente inferiore a quello che ho provato per la zona scelta.

Non è logico che un evento così straordinario possa andare a rovinare un parco così straordinario, perché è evidente che 50 o 60 mila persone non possano fare del bene a quel parco.

In un certo senso, ho l’età per aver visto nascere e crescere il Parco Urbano intitolato a Giorgio Bassani.
Quando è nata mia figlia è stato bello ricevere una lettera dell’amministrazione comunale per comunicarci che avrebbero piantato un albero per ogni bambino e per ogni bambina nati a Ferrara.

Il Parco Bassani è diventato così bello anche per quella scelta metaforicamente bellissima: “Il futuro è nei nostri figli, nei nostri alberi, nel nostro verde e nella cura che vi dedichiamo”. C’è il finale di una filastrocca di Bruno Tognolini che riassume stupendamente quello che voglio dire: “Come sarà l’orizzonte che tracci dipende da come mi abbracci”.

Il Parco Bassani è diventato bello perché ha ricevuto cure amorevoli che hanno richiesto tempo ed attenzione.

Fare un concerto che porterà decine di migliaia di persona a Ferrara e al Parco Urbano vuol dire stuprare “il parco più bello della città” (quello sì che lo è, a dispetto di quello del grattacielo definito dall’amministrazione comunale il più bello ma che sicuramente non può reggere il confronto).

Fare il concerto di Springsteen al Parco Bassani vuol dire scegliere il ritorno di ‘immagine’ infischiandosene di violentare un ecosistema unico.

Fare un evento simile in un parco simile vuol dire che l’unico ambiente che gli organizzatori hanno a cuore è quello del portafoglio.

Del resto come non notare, anche in questi giorni, che il prezzo di una bottiglietta d’acqua durante i concerti del Ferrara Summer Festival in piazza Trento Trieste è di 3 e addirittura di 5 euro!!!

Il parco Urbano Giorgio Bassani è stato pensato per essere un grande spazio di rinaturalizzazione tra la città, la campagna e il Po; il concerto di Bruce Springsteen è stato pensato in quel posto per avere più visibilità ma senza preoccuparsi troppo dell’organizzazione: dove parcheggeranno le auto tutte quelle persone, come verrà riorganizzata la viabilità, sarà sufficiente la capacità ricettiva di Ferrara?

Leggo che l’amministrazione comunale rassicura dicendo che stanno preparando una task force; io quando si usano termini così roboanti e bellicistici penso ad un effetto finale inversamente proporzionale agli intenti. La task force non mi fa stare bene.

Leggo poi che l’amministrazione comunale rassicura dicendo che starebbero elaborando un progetto per la tutela della fauna selvatica che prevede lo spostamento della stessa. In pratica stanno pensando di spostare ogni singolo essere vivente. Non so voi, ma io credo che questa sia una battuta incredibile di una comicità straordinaria se non fosse demenziale. Nemmeno l’amministratore più ‘scalzacane’ avrebbe potuto concepirla. La ‘demenzialità politica’ di certi soggetti non mi fa stare bene.

Quando, una volta sceso a compromessi con me stesso, ho comprato quel biglietto per il concerto di Springsteen al Parco Urbano, dapprima ho provato a digerire quella cifra ma poi ho promesso a me stesso che, nel mio piccolo, mi sarei impegnato per proporre alternative più sostenibili affinché il concerto di Bruce Springsteen e della E Street band si possa svolgere sempre a Ferrara ma in un altro posto.

Ad esempio, ricordo all’amministrazione comunale attuale e agli organizzatori del concerto che l’area dell’aeroporto di Ferrara è uno spazio molto interessante e da tenere in considerazione perché ha tutte le caratteristiche per poter ospitare un grande evento.

Ricordo che quello spazio, nel 1985, ospitò una partecipatissima Festa Nazionale dell’Unità.

Ricordo i concerti di Paolo Conte, di Lucio Dalla, di Claudio Baglioni, di Ornella Vanoni, di Gino Paoli, di Katia Ricciarelli e degli Style Council.

Ricordo che al comizio finale del segretario Alessandro Natta c’erano migliaia e migliaia di persone venute da tutta Italia.

Quello è un posto che sarebbe da valutare come alternativa concreta.

C’è una frase, fra le mie preferite, di una canzone di Springsteen che riguarda la scuola e che dice: “We learned more from a three minute record than we ever learned in school” (“Abbiamo imparato di più da un disco di tre minuti di quanto abbiamo mai imparato a scuola”). Può significare che, se le istituzioni sono lontane, si impara anche e soprattutto dalle cose della vita.

Bruce Springsteen da solo vale molto ma, se al posto della E Street Band avesse un altra band, sarebbe come Ferrara con un Parco Urbano che i politici e gli affaristi pertUrbano con la loro presunzione che la politica sia tutto uno show.

Ben venga quindi un confronto costruttivo per cercare alternative sostenibili ma prima… “Sciò” allo show a tutti i costi perché quei costi ambientali, sociali ed economici poi li pagheremo noi cittadini.

Mi auguro che l’amministrazione e gli organizzatori riescano ad ‘imparare dalle cose della vita’ quindi dal passato, dall’esperienza. e non debbano fare le cose solo per dimostrare, a tutti i costi, di essere diversi dall’amministrazione precedente.

A noi cittadini basterebbe che dimostrassero, nei fatti, di avere a cuore la nostra città, di agire per il suo meglio e per un suo futuro sostenibile.

La scelta del Parco Urbano per il concerto di Bruce Springsteen e della E Street Band crea “Darkness on the edge of town” (Oscurità ai margini della città) noi invece stiamo “aspettando una giornata di sole” (Waiting on a sunny day).

Su questo quotidiano:
– per sapere qualcosa di più sul Parco Urbano Bassani leggi l’articolo di Gian Gaetano Pinnavaia [Qui]
– per leggere e firmare la petizione popolare SAVE THE PARK [Qui]

Cover: elaborazione grafica di Ambra Simeone

SIATE RAGIONEVOLI, SPOSTATE IL CONCERTO DEL BOSS!
Firma la petizione per tutelare il Parco Urbano

 

Un giornale – almeno questo giornale, così come lo pensiamo e componiamo ogni giorno – non si limita a dare le notizia, ma ci entra dentro; non sta sopra la società, ma è esso stesso parte della società. Davanti ai fatti, soprattutto a eventi o scelte irresponsabili, periscopio non può rimanere neutrale; non ha nessuna linea politica da sposare e promuovere, ma si schiera apertamente per difendere i diritti (delle persone, delle piante, degli animali) e la ragione. E’ il caso della assoluta necessità di tutelare il Parco Urbano Giorgio Bassani di Ferrara, un patrimonio inestimabile che la scelta irragionevole del sindaco Alan Fabbri mette concretamente e stupidamente a rischio. Esiste una location alternativa al Parco Urbano e migliore da un punto di vista logistico, e ci sono ancora 11 mesi prima dell’arrivo di Bruce Springsteeen. Il sindaco ha sbagliato, ci ripensi. 
Francesco Monini

 Save the Park

Il parco urbano Giorgio Bassani di Ferrara è un ecosistema fragile. Non può essere sede di concerti rock da 60000 persone. Per questi eventi, molto belli e desiderabili per la nostra città, chiediamo sia trovata fin da ora un’altra cornice.

Il 18 Maggio 2023 è previsto a Ferrara il concerto della star Internazionale Bruce Springsteen. Siamo favorevoli a che il concerto si tenga a Ferrara ma non condividiamo il luogo dove lo stesso concerto dovrebbe tenersi.

Il parco Urbano Giorgio Bassani è stato concepito e costruito, sin dalla sua progettazione, come un’opera di rinaturalizzazione di uno spazio cerniera tra l’area urbana, quella agricola e il fiume. In più di venti anni si è creato un equilibrio biologico unico e prezioso, un ecosistema complesso che ora, nel pieno della sua maturità, costituisce un unico grande organismo vivente.
Nel Parco, tra alberi, laghetti e canali, trovano rifugio e protezione uccelli migratori e stanziali, animali selvatici e pesci di acqua dolce.
Nelle immediate vicinanze insistono le sedi locali ed i rifugi della LIPU, della Lega del Cane, il Gattile comunale e il Canile Comunale.

Ad oggi è previsto l’arrivo di circa 50.000 spettatori, l’impatto negativo e di lunga durata che tutto ciò potrebbe avere sul Parco è quasi superfluo spiegarlo:
Costruzione del palco, arrivo dei TIR dell’organizzazione;
Viabilità cittadina e creazione di parcheggi per il pubblico;
Creazione servizi logistici ed igienici;
Impatto dei volumi sonori del concerto ;
Danneggiamento indotto dal calpestio di 55.000 persone sul manto erboso del Parco e dunque sulla biodiversità;
Morte dell’avifauna;
Costi per il ripristino della zona dopo l’evento;
Rischio di creare un precedente per l’uso del Parco per grandi eventi.

Eventi simili tenutisi sul litorale, nonostante le promesse di “impatto ambientale zero” , hanno avuto effetti deleteri e non reversibili sui fragili eco sistemi delle nostre coste già abbastanza vituperate negli anni.
Abbiamo costituito un Comitato per aprire un confronto costruttivo con il Sindaco Alan Fabbri per poter valutare insieme un luogo alternativo dove tenere il concerto.
Essendo Ferrara in un territorio di pianura e già molto antropizzato, siamo sicuri che trovare una sede più idonea sia possibile, i tempi ci sono.
Vogliamo che la sostenibilità che tutti ultimamente si stanno appuntando sul petto questa volta sia effettiva, completa e dimostrabile, non solo una mossa di facciata.
Siamo convinti che Ferrara possa esprimere capacità e risorse per creare un evento di queste dimensioni che diventi un vero modello di sostenibilità anche per il futuro.

Faremo arrivare il nostro grido di allarme anche al diretto interessato Sig. Bruce Springsteeen, da sempre persona sensibile alle tematiche ambientali e sociali.

Chiediamo a tutti quanti hanno a cuore la grande musica e l’ambiente in cui viviamo di firmare il nostro appello, per questo vi ringraziamo di cuore e vi preghiamo di condividere il nostro appello con tutti i vostri contatti.

Firma qui la petizione

SAVE THE PARK
Un comitato per spostare i grandi eventi dal Parco Bassani

 

Sono passati solo 10 mesi da quando scrivevo della non opportunità a ospitare al Parco Giorgio Bassani il Comfort Festival (Bellezza, Musica e Cibo), patrocinato da Amministrazione e Teatro Comunale di Ferrara e che lì si è svolto il primo fine settimana di settembre, ma anche qualsiasi altro tipo di eventi di questo genere.

Nelle ultime settimane di questo caldo e secco giugno molte associazioni ambientaliste e animaliste ferraresi, assieme a tanti singoli cittadini, hanno dato vita al comitato Save The Park in seguito all’annuncio del concerto di Bruce Springsteen, tappa ferrarese del tour in programma per il 18 maggio del prossimo anno, prevista proprio al parco Bassani.

Il comitato si è dichiarato contrario all’utilizzo per il concerto della parte pubblica del parco Urbano, al fine di preservarne l’aspetto faunistico e paesaggistico e per gli aspetti logistici particolarmente problematici che ne deriverebbero. Gli aderenti al comitato propongono una scelta alternativa a quella iniziale, l’area a sud della città dove sorge l’Aereoclub Volovelistico Ferrarese.

E’ l’ambiente del Parco Giorgio Bassani a comportare aspetti problematici e a non essere, non solo a mio parere e come più volte argomentato, il luogo adatto a queste iniziative e a qualsiasi altro tipo di eventi come quelli organizzati negli ultimi anni.

Il Parco Urbano, si rammenta ancora una volta, nasce dall’idea, legata al Progetto Mura, di “sistemare a parco un’area comunale quale naturale sviluppo della grande Addizione Erculea che ha fatto della nostra la prima città moderna d’Europa”, e che Paolo Ravenna, allora presidente di Italia Nostra, nell’ottobre del 1978, nell’ambito del Symposium internazionale di architetti e urbanisti tenutosi a Ferrara, aveva battezzato come Addizione Verde. Si tratta di un’area di circa 13 Kmq posta tra le mura nord della città e il Po, in seguito sviluppata (in particolare da una serie di interventi tra il 1995 e il 2000) attraverso un progetto affidato all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia nell’ambito di una convenzione stipulata con il Comune di Ferrara[1]. Nel marzo del 1979 Giorgio Bassani plaudiva alla proposta che, all’epoca, poteva “apparire come una semplice, deliziosa utopia, di collegare il perimetro dell’antico Barco del Duca sino a contatto col Po“.

L’architetto Giulia Tettamanzi nella sua tesi di dottorato[2], scrive più recentemente che la pur saggia scelta di tutelare il territorio del Barco, non ha costituito una ragione sufficiente per assegnare al Parco Nord lo stesso successo culturale e sociale del Parco delle Mura, non evolvendo oltre la semplice tutela, subendo l’operazione di valorizzazione culturale e funzionale un rallentamento. Il nodo della questione – afferma Tettamanzi – rimane la difficoltà contingente di adattare in modo efficace” l’area in questione “ai modelli di vita attuali”, e se un qualche sviluppo vi è stato, certamente non con la stessa determinazione e chiarezza di obiettivi, né con gli stessi risultati ottenuti nel restauro delle mura. E’ mancata una politica di valorizzazione capace di proporre una funzione sostenibile per il territorio, che dalle mura al Po oggi alterna campi coltivati a terreni incolti, campi da golf a zone grossolanamente attrezzate a parco urbano, aree con aspetto di naturalità, a un depuratore, a un ex inceneritore e, si può aggiungere, un campeggio comunale attualmente in disuso.

In un articolo del 2003[3] Stefano Lolli, oltre a descrivere questa situazione, ricordava come Bassani definisse la prospettiva di collegare le mura Nord e il Po una risposta morale ed estetica della città, e come chiedesse a Ferrara, alle sue associazioni culturali e alle istituzioni, non tanto coraggio, ma soprattutto idee chiare. Mentre si stava definendo il Progetto Mura, scrive Lolli, dal 1986 iniziò a prendere corpo la sistemazione a parco dell’area comunale di cento ettari che rappresentava il primo nucleo dell’Addizione Verde […] che è l’area ad uso pubblico limitrofa al Parco delle Mura e che oggi vede una destinazione e un utilizzo probabilmente non previsti nei progetti originari. In questa fascia sono insediate diverse “funzioni”: gli orti, il campo da golf (ampliato in questi ultimi anni verso nord), gli impianti natatori, anche questi di recente ricostruiti e ingranditi, il centro per il tiro con l’arco, il Centro Sportivo dell’Università, il campeggio, come detto oggi in stato di abbandono. Funzioni, afferma Tettamanzi, per le quali è mancato un progetto coordinatore che, soprattutto, proponesse chiari indirizzi quale luogo di interfaccia tra la città murata e la campagna coltivata2, e che ha portato, per quasi vent’anni, a un uso del Parco non compatibile rispetto alle finalità con cui era stato ideato, e che è “area di particolare interesse paesaggistico e ambientale”, come recita il Piano Paesistico Regionale.

Molte le considerazioni e le riflessioni che si potrebbero fare, ma non è l’obiettivo di questo scritto. Solo qualche riga può essere utile per citare le proposte più rilevanti rispetto al progetto originario che non sono state realizzate. In primo luogo la rinaturalizzazione dell’ex-discarica nei pressi della motorizzazione civile e relativa trasformazione a parco pubblico, poi la messa a dimora di alberi e vegetazione arbustiva molto più numerosa di quella attuale necessaria in quanto elemento capace di “contribuire ad abbattere i livelli di inquinamento dell’aria che incombono su Ferrara”, ma anche “la piantumazione di alberi da frutto al fine di dare all’area una valenza di orto o giardino, in sintonia con le radici storiche del Parco”, l’acquisizione, a nord dell’attuale spazio pubblico, tra via Canapa e via Gramicia, della fascia di terreno e dei fabbricati presenti, conosciuti come possessione Sant’Antonio, che avrebbe dovuto diventare, in seguito ad opportuna ristrutturazione, il Centro Servizi del Parco (con punto informazioni, ristorante agrituristico, noleggio biciclette, ecc.), dotato di personale (un direttore e due operatori) con funzioni di manutenzione e custodia, supportati da volontari quali guardie ecologiche e membri di associazioni ambientaliste e naturalistiche per la gestione delle strutture e delle attività tra cui la riconversione del terreno ad agricoltura biologica e rimboschimento. Infine la realizzazione, in diversi punti, di torrette di avvistamento della fauna e di osservazione del Parco. Un vero e proprio progetto orientato alla fruizione naturalistica del Parco!

Per finire credo che la costituzione di questo comitato sia una occasione importante per affrontare, assieme ad altre simili iniziative che hanno preso corpo più o meno di recente in varie parti del paese, la questione dell’impatto ambientale e sociale dei grandi eventi e del rapporto di questi con gli spazi naturali. Tema sempre più di attualità anche in relazione ai problemi sempre più stringenti e drammatici che tutti siamo chiamati ad affrontare e che sempre più interesseranno le vite nostre e delle generazioni future.

“Tra le cose che la società moderna ha danneggiato c’è sicuramente il pensiero. Sfortunatamente, una delle idee più danneggiate è quella di Natura. Come siamo arrivati a considerare quella che chiamiamo “Natura” come un semplice oggetto che sta lì da qualche parte? Dobbiamo per forza affidarci a teorie nuove e aggiornate, che poi ripropongono lo stesso concetto, solo in una versione più sofisticata e alla moda? Quando capisci che tutto è interconnesso, non puoi più aggrapparti all’idea di Natura intesa come oggetto solido e unitario: smette di essere una semplice presenza che se ne sta lì, fuori di te.”

Timothy Morton, Ecologia Oscura – Logica della coesistenza futura, LUISS University Press, Roma, 2021

 

[1]Ferrara, Progetto per un parco”, Cluva Università, 1982.

[2] Giulia Tettamanzi, “Il Parco Nord a Ferrara. Un progetto aperto”, Quaderni della Ri-Vista. Ricerche per la progettazione del paesaggio, Firenze, University Press, n. 4, vol. 1, 2007.

[3] Stefano Lolli, “Il Parco Bassani”, in “Ferrara, Voci di una città”, n. 19, 2003.

Diario in pubblico
Le scarpe di nozze

 

Da 53 anni, nel giorno più lungo dell’anno, compio la tradizionale ri-scoperta delle scarpe di nozze e le spolvero, le lucido perché emblema fisico di una lunga felicità.

Sono di un marchio famoso conosciuto in tutto il mondo e che aveva sede proprio qui a Ferrara. Noi ragazzi sapevamo che nel momento che si calzavano quelle scarpe s’entrava nella maturità. A maggior ragione erano state scelte per far parte del mio vestito ‘nuziale’.

Sfogliando l’album delle foto scattate in quel giorno da un bravissimo artista mio amico che indugiava sul velo di mia moglie, sulle mises delle amiche, sui volti noti e sui parenti, le scarpe mai venivano inquadrate, ma si presero la loro pesante vendetta.

Il tempo minacciava acqua a catinelle e freddo intenso. Fu necessario prenotare perciò in due posti: un giardino in un palazzo storico del centro o il salone di un albergo.

Vinse il sole e, dopo il rito religioso, ci si avviò a gruppi, poiché c’erano quasi 300 persone nel giardino dove, tra chiacchere, brindisi e discorsetti falsamente semplici degli amici intellettuali, si procedette al taglio della torta e infine alla distribuzione dei confetti.

Così raggiante di felicità chi scrive queste note s’avvia baldanzoso al centro della pista ed ecco hop-là! la capricciosa calzatura si prende la sua vendetta ed io rovinosamente crollo a terra, ma con un ultimo, eroico tentativo sollevo il cesto dei confetti sopra la testa, salvandolo da una distribuzione non conveniente delle dolci mandorle.

Scoppia un lungo applauso ed io, ormai novello Cyrano de Bergerac, “al fin della licenza io tocco”, cioè ricomincio a dispensar confetti.

Appena a casa, mentre ci si rivestiva per partire, scaglio al grido di ‘maledette!’ le scarpe in un angolo e mi rifugio in quelle bicolori, che lo zio generale mi aveva regalato come segno di massima eleganza.

E cominciarono 53 anni (+7 di fidanzamento) di amore, amicizia, rispetto, connivenza e, se posso usare una parola terribilmente pericolosa, di felicità con la mia Doda.

Ieri sotto la canicola, alla ricerca delle rose rosse di rito pensavo, attraverso l’uso della proustiana memoria involontaria, quale tremendo e affascinante strumento sia quello del ricordo, arma a doppio taglio, che solo la ‘direzione’ che il protagonista deve e può dare – la massima tra i doni che come sapevano gli antichi e il mio adorato Cesare Pavese – t’avvicina al destino degli dèi.

Così rispolvero le scarpe, allungo una carezza alla vestaglia di seta, che ancora posseggo e uso, riguardo la cravatta, ovviamente fiorentina, e ripongo con cura il fazzoletto di seta grigia appartenuto a una ava di mia moglie e che abbiamo prestato ai nipoti quando si sono sposati.

Ritorno poi alle letture consuete: Goliarda Sapienza [Qui], di cui sto elaborando un saggetto, il librone di Umberto Eco [Qui] sugli scritti sull’arte, i saggi di de Fallois su Proust.

Poi mi rilasso a leggere articoli profondi e briosi di Francesco Merlo [Qui] ( straordinario e veritiero il racconto della spaccatura tra i 5s) della ‘unica’ Natalia Aspesi [Qui] e dall’iconico MS (Michele Serra [Qui]).

E poi chi si perde le demenziali cantate dei canzonettisti di moda sulle tv generaliste e oltre?

Dichiaro poi pubblicamente – anche se questo giudizio nella mia ahimè città conta nulla o poco – che sono contrario all’uso del parco Bassani al concertone del boss dei boss della musica leggera. Ovviamente per le mie sbagliate o meno scelte ambientaliste.

Per leggere tutti gli altri interventi di Gianni Venturi nella sua rubrica Diario in pubblico clicca  [Qui]

Ciocapiat on the Edge of Town

 

“Non c’è mai stato un tour ufficialmente annunciato e quindi non c’è bisogno che venga cancellato”.
Così Little Steven, nel commentare laconicamente la notizia che del Boss a Ferrara non si vedrà nemmeno l’ombra.
Semplicemente, era una non notizia, quindi per quanto lo riguarda non c’è bisogno di smentire qualcosa che non è mai esistito.

Eppure per giorni a Ferrara non si è parlato d’altro: (leggi qui). Immaginiamo senza essere interpellato sull’argomento (non avendo lui bisogno di domande per dare risposte), Vittorio Sgarbi dichiarava quanto segue: “la gestazione di questo evento nasce da lontano. …Attraverso una chiamata a Letizia Moratti che è cugina del produttore Claudio Trotta, riuscii a far incontrare il sindaco Alan Fabbri, l’assessore Marco Gulinelli e il produttore per realizzare la kermesse al Parco Urbano. …Visto che sapevo che, per avere Springsteen a Ferrara, si sarebbe dovuto passare da Trotta, ne ho approfittato e gli ho paventato questa idea. Insomma, pare che il mio lavoro di intermediazione abbia portato buoni frutti”.

Nella mortificazione che proviamo (più per noi stessi), come ogni volta che realizziamo di avere creduto ad una cazzata, siamo a questo punto fiduciosi che l’annunciata mostra su Italo Balbo abbia la stessa fondatezza del concerto di Springsteen al Parco Urbano.

Il cioccapiatti era il ciarliero venditore di piatti al mercato che era solito sbattere, cioè “cioccare” piatti di poco valore uno contro l’ altro per decantarne la robustezza. Di conseguenza il termine è venuto ad indicare la persona che millanta crediti o promette prestazioni che non si sa se potrà mantenere“.

(Manuale di lingua e mitologia urbana: cioccapiatti-dizionario)

Le conseguenze di una caduta

 

Bum! E mi ritrovo a terra con un dolore terribile alla gamba sinistra.

Mi trascino dove posso chiamare aiuto e immediatamente arrivano i soccorsi, compreso quello dell’amico medico che comincia a curarmi attraverso una serie mirata di medicine, dopo che si è esclusa la rottura di qualche osso.

Comincia allora a scandirsi una serie quasi interminabile di tempo passato di fronte alla tv a guardare ciò che attira le folle sempre più numerose degli italiani compresi tra i 10 e i 100 anni. Ovviamente escludendo ciò che manda in delirio i miei connazionali. Vale a dire il calcio di cui sono un vergine ignorante.

Nulla mi smuove dal fascino malefico di un popolarissimo programma del sabato dove si danza, ci si insulta, ci si struscia tra lezzo (penso io) di sudore e di piedi sporchi.
Qui dei figuri, accompagnati da sinuose maestre, di danza si sottopongono al giudizio di strani giudici capeggiati da una signora che, balbettando male le due lingue che conosce, tentano di dare un voto alle evoluzioni di ballerine quasi centenarie, di irascibili cantanti che si sposano à gogò, di parrucchieri vestiti di paillettes e di forzuti macho che palpeggiano con voluttà bocche, seni, sederi delle maestre di ballo.

Scoppiano liti furibonde tra membri della giuria e i danzatori,  che nascondono storie complicate e  private quale quella – dicono i rumors –  di una bella giurata che sembra la gemella di Romina Power ex moglie del cantante pugliese sempre incappellato e che viene aggredita nel suo mestiere di giornalista dalla feccia dei no vax,  che le mollano testate micidiali perché porta la mascherina.

La stessa ignoranza del significato delle parole usate in determinati periodi storici è presente. Una bravissima conduttrice televisiva dotata da un balcone senatoriale di notevole importanza usa farsi chiamare zia dai suoi ospiti che interpella con l’epiteto amore, ovviamente di zia.
Chi nella sua gioventù conobbe quelle case che la senatrice Merlin fece chiudere, ben sapeva che la tenutaria si faceva chiamare zia e che i suoi clienti erano amore di zia.

Non voglio assolutamente fare un paragone, ma dall’uso viene indotta una assurda comparazione procurata dal difetto della conoscenza storica delle espressioni linguistiche che può far incorrere in questi improbabilissimi paragoni comunque pericolosi se non se ne conosce la valenza.
Mi si può obiettare che tante espressioni nate in contesti diversi e con radicali differenze di significato passano poi correntemente a incidere sull’ambiente sociale. Caso emblematico il nome di una parte del corpo maschile che tutti conoscono e che nel tempo assume il significato di stupido.

Ma ovviamente qui non è il caso di addentrarci in sottili disquisizioni linguistiche: l’esempio basti.  Quel che non mi delude è un curioso spettacolo basato sulla conoscenza delle parole. Si chiama L’eredità (programma seguitissimo anche da intellettuali e accademici) Mi misuro spavaldamente per vedere se potessi avere probabilità di vincere; ma purtroppo cado sulle domande sportivehelas!

 Le letture, anche quelle leggere, per fortuna mi salvano dal precipizio della stupidità. E allora via alla lettura della splendida autobiografia di Josephine Baker scritta da Gaia de Beaumont che induce alla giusta commozione nel saperla sepolta al Pantheon assieme ai più illustri personaggi della storia francese. Lei negra, libertina ed eroina della Resistenza francese.
In contemporanea sul Venerdì di Repubblica, la storia di Ivo LiviL’italien che tutto il mondo conosce col nome di attore: Yves Montand. Io al Pantheon romano, quando accadrà. manderei Ornella Vanoni e Mina più che qualche scrittore investito da una fama effimera.

Pian piano comincio a camminare mentre la città è scossa dal destino della pecora Alana amorosamente ricercata, lei che si è spersa tra i campi, dal sindaco impegnatissimo a litigare con un celebre avvocato difensore di due sue ex consigliere.
Manda in delirio la possibilità di far cantare a Ferrara nientemeno che Springsteen ma non se ne conosce il cachet. E vai col tango…

Oggi però, ho seguito e parlato da remoto alla presentazione presso la Biblioteca Ariostea dello splendido  volume curato da Anna Dolfi delle poesie di Bassani che mi ha lenito gli effetti della caduta per cui orgogliosamente riporto una mail che l’ex sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani mi ha spedito:

Finalmente
dopo lungo, dolorante silenzio
ho rivisto quest’oggi
connesso per l’aere
il VENTURI
a zcorar ad Frara
a zcorar ad Zorz
che di Lui e di loro
non può farsi
SENZA

La traduzione per i non ferraresi è la seguente: Finalmente / dopo lungo, dolorante silenzio / ho rivisto quest’oggi / connesso in streaming / il VENTURI / a parlare di Ferrara / a parlare di Giorgio / che di Lui e di loro / non si può fare / SENZA.

Nebbia, mandolino e fisarmonica: la lunga Strada di John dal palco di Springsteen alla grande pianura

È passato poco tempo da quando Gianni Govoni, alias John Strada, ha diviso il palco con il Boss alias Bruce Springsteen. Il fatto è accaduto il 16 gennaio 2015 al Light of day, il Festival benefico che si svolge allo Stone Pony di Asbury Park di New York. Il musicista emiliano ha cantato “Thunder road” insieme al Boss, che è solito condividere il palco con gli altri partecipanti.
“Mongrel” è il 7° album di John Strada, il primo interamente in inglese, realizzato con la collaborazione di Jono Manson, musicista e produttore americano. Il termine “Mongrel” è affine a “Meticcio”, il disco precedente, da cui sono stati riarrangiati e tradotti quasi tutti i brani. All’appello manca soltanto “Tiramola”, escluso per mancanza di tempo.

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Uno dei brani più suggestivi è “In the fog”, ballata folk scandita da nebbia, mandolino e fisarmonica, che già aveva deliziato in “Meticcio”, tra gli inediti “Free through the wind”, scritta originariamente per un evento da svolgersi in quel di Dublino. La canzone, cui l’elettronica e l’organo Hammond di Daniele de Rosa regala attimi di suggestione, è dedicata a Guglielmo Marconi.
“Christmas in Maghreb”, racconta la storia di Aisha, una giovane ragazza che, tra paura e dignità, porta in grembo il frutto di un amore tenuto segreto dal velo. Nella versione in inglese non c’è la Madonnina che guarda la ragazza dall’alto del Duomo di Milano ma un Santa Claus barcollante in attesa del miracolo di Natale.
Gli altri inediti sono “The mistletoe’s burning”, “Here I am”, “Walking on Quicksand”, tre brani diversi tra loro ma con la stessa matrice: il rock.
Alla realizzazione del disco hanno collaborato musicisti americani e canadesi: Bocephus King (Premio Tenco 2015, categoria stranieri), Michael McDermott, James Maddock (co-autore di “Promises”) e il già citato Jono Manson, che duetta con il cantante emiliano in “Headin’ home”.
L’operazione di John Strada è intelligente e convincente, necessaria per fare uscire dai vicoli il rock italiano. I 15 brani sono ricchi di personaggi, suoni e sapori che esprimono passione, nostalgia, voglia di vivere, dramma e amore. Storie universali proposte con la complessa “semplicità” di un sound immediato e la musicalità dei testi in inglese. Bravi i musicisti: Wild Innocentes, aggiunti e ospiti, che hanno saputo fare esprimere al meglio il rocker che è in Gianni Govoni.
Il 3 febbraio 2017 ci sarà la presentazione ufficiale di “Mongrel” al Teatro di XII Morelli, frazione del comune di Cento (FE), paese natale di John Strada. Ospite della serata: Bocephus King, esibitosi con successo nelle ultime due edizioni del Premio Tenco.

Come nasce il tuo primo album in inglese?
Ho sempre saputo che prima o poi avrei fatto un album in inglese. Le canzoni di “Meticcio” si prestavano bene a questa lingua e così ho cominciato a lavorarci sopra. Ho contattato alcuni amici americani che hanno accettato di collaborare. Ho aggiunto alcune canzoni nuove. “Free through the Wind”, l’avevo scritta su commissione per delle celebrazioni a Dublino ma poi non se ne è fatto nulla, la canzone mi piaceva e l‘ho messa su “Mongrel”. Sono contento di avere lavorato con Jono Manson, persona fantastica e musicista incredibile; ci conosciamo da qualche anno e tra noi c’è stata subito una bella alchimia.

“Mongrel” ti riporta alla vera dimensione del rock, che difficilmente può prescindere dalla lingua inglese…
Il rock è della lingua inglese. Gli autori degli stati non anglofoni provano a farlo proprio usando la lingua nazionale. Alcuni riescono bene ma non è a stessa cosa. Quindi, ho voluto misurarmi con la musica rock nella sua lingua originale. Ho lavorato tantissimo ma mi sono divertito moltissimo. Nel prossimo disco andrò oltre. Ho già scritto molte canzoni, alcune in italiano altre in inglese. Il prossimo CD sarà misto.

Ascoltando “Meticcio” e “Mongrel” si nota il lavoro sui testi, che non sono stati semplicemente tradotti…3Non è che i testi siano stravolti. Nessun testo lo è ma ho cercato di adattarli al sentire anglo-americano. In “Promesse” il ragazzo era una promessa appunto a calcio, in “Promises” è un promettente chitarrista. in “Christmas in Maghreb” c’è un Babbo Natale ubriaco che non c’era nella versione in Italiano. In America fare Santa Claus è un lavoro, in Italia un gioco, cose di questo tipo…

Rispetto a “Meticcio” manca “Tiramola”…
Non avevo più tempo. Ho fatto un lavoro meticoloso su ogni testo. Considerato ogni significato che le parole potessero avere. Ho cercato di creare armonia nel suono delle parole. “Tiramola” era rimasta per ultima e non ho fatto in tempo a lavorarci sopra come avrei voluto. Il disco era già in mega ritardo e ho dovuto sacrificarla.

Il tuo brano preferito?
Molto difficile da dire. Va a periodi. Adesso forse è “I’m laughing” ma quando l’intervista uscirà probabilmente sarà un altro.

I Wild Innocents sono:

Dave Pola (chitarra elettrica)
Alex Cuocci (batteria)
Daniele “Hammond” De Rosa (tastiere)
Fabio Monaco (basso)

John Strada – Torno a casa, versione italiana di “Headin’ home”:

L’America di Bruce

Dopo quella che probabilmente verrà ricordata come l’elezione americana con i candidati peggiori di tutti i tempi, sembra naturale proporre uno dei brani icona di una delle più grandi rockstar statunitensi di sempre: Bruce Springsteen.

Sono nato in una città di morti
Il primo calcio che ho preso è stato appena ho toccato terra
Così finisci come un cane bastonato troppo a lungo
E passi metà della tua vita cercando un rifugio

Uscita nel 1984 divenne, grazie alle suo stile melodico e ballabile, immediatamente una delle icone dell’americanità e fu il primo successo di massa di Springsteen. Tuttora se si deve pensare ad un inno rock americano, la prima canzone che viene in mente è Born in The Usa.
Peccato che la musica racconti una storia ed il testo ne narri una completamente diversa:

Una volta mi sono messo in un piccolo guaio dalle mie parti
E così mi hanno messo un fucile in mano
E spedito in Vietnam
[…]
Avevo un amico a Khe Sahn
Combatteva i Viet Cong
Loro sono ancora là, lui è morto

Sin da principio facente parte di quel gruppo di artisti pop-rock in grado di fare delle loro canzoni inni politici contro la guerra, Springsteen partì da quelle sonorità scarne Country-Blues che tanto furono care al tardo John Lennon ed al classico Bob Dylan: in quello stile erano incise le canzoni del precedente album “Nebraska”, le cui tematiche erano le stesse di “Born in The USA”, ma per quest’ultimo il Boss capì che per parlare alle nuove generazioni ci sarebbe stato bisogno di qualcosa di ben diverso da affiancare al testo: la chitarra divenne elettrica ed l’armonica fu sostituita dalla tastiera mentre il ritmo della batteria scandiva il battito dei cuori di migliaia di giovani, infiammando l’animo anche dell’allora candidato Presidente Reagan il quale non si accorse che quella che stava ascoltando era una canzone di protesta contro la guerra in Vietnam, arrivando ad elogiare Bruce Springsteen in un comizio come esempio di fede nel sogno americano.

Il Boss rifiutò gli elogi di Reagan spiegando in pubblico le sue posizioni e volle che la sua musica non venisse usata per la campagna elettorale repubblicana.
I suoi testi, spesso politici e contro la guerra, gli sono valsi nel tempo numerosi premi, primo fra tutti il Kennedy Center Honours nel 2006, premio attribuito dal governo statunitense agli artisti che si sono distinti nella diffusione della cultura americana. Il Presidente Obama, alla premiazione, riferendosi a lui usò queste parole: “I am the President, but he’s the Boss”.
In tempi più recenti, Springsteen ha iniziato a riproporre Born In The USA dal vivo così come l’aveva scritta, arrangiata con chitarra acustica e voce, forse proprio con la volontà di dare un maggiore risalto al testo ed è per questo che anch’io voglio proporla con quello che per i più è un arrangiamento inedito.
Buon Ascolto.

ACCORDI
America.
Il brano di oggi…

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Il “Boss” Bruce Springsteen

Ogni giorno un brano intonato a ciò che la giornata prospetta…

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Bruce Springsteen – Born in the USA

Veniva firmata a Philadelphia, 227 anni fa, la Costituzione degli Stati Uniti d’America. Trentanove furono i firmatari “Padri fondatori” di quella che tutt’ora è legge suprema negli USA, considerata una delle più raffinate, complete e moderne costituzioni e fonte d’ispirazione per molte altre sorte successivamente.

ACCORDI
11/9/2001 – 3/11/2014
Il brano di oggi…

Ogni giorno un brano intonato a ciò che la giornata prospetta…

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Bruce Springsteen – The Rising

Dal 3 novembre 2014 lo skyline di New York ha riacquistato (almeno simbolicamente) un suo pezzo di anima: dal sito delle Torri Gemelle è sorta la Freedom Tower, nota ufficialmente come One World Trade Center. Prendiamolo come un simbolo per questa giornata di memoria, il primo 11 settembre dopo quella “risalita” che il Boss Bruce Springsteen ci ha cantato nel suo bellissimo brano del 2002.

ACCORDI
Born to Run, 40 anni fa.
Il brano di oggi…

Album: "Born to Run" del 1975
Album: “Born to Run” del 1975

Ogni giorno un brano intonato a ciò che la giornata prospetta…

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Bruce Springsteen – Born to Run

La carriera di Bruce Springsteen, il Boss, l’amatissimo rocker americano, compì uno strabiliante salto  di qualità il 25 agosto del 1975, data del rilascio del suo terzo album “Born to Run” che oggi compie quarant’anni. Gli 8 brani dell’album divennero presto i più amati di Springsteen, tanto da essere ancora oggi punti fissi delle sue scalette durante i concerti.

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