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Come premessa

Oggi è lunedì 11 luglio. Ieri notte ho letto, spero con attenzione, il documenti che il Comune di Ferrara ha appena messo a disposizione della cittadinanza. La relazione dell’impatto economico,  il keyplay e le tavole di progetto degli interventi da realizzare: l’ipermercato di via Caldirolo, il parcheggio di viale Volano, il restauro ei la nuova destinazione d’uso della ex caserma Pozzuoli del Friuli.
Non sono né un ingegnere, né un architetto, né un urbanista (confido che nei prossimi giorni alcuni di loro intervengano su questo quotidiano) ma credo di aver capito abbastanza bene le intenzioni di fondo che animano il progetto complessivo messo in campo dal sindaco Allan Fabbri e la sua Giunta. Ho anche compreso – non ci vuole poi molto – l’entità e l’impatto sociale e ambientale su Ferrara dei tre “progetti di riqualificazione” che già questa mattina, verranno votati in Consiglio Comunale, ottenendo il prima via libera.

Il peccato originale di chi governa la città

Se è vero che ai bambini piacciono le sorprese, io ero addirittura un fanatico. A Natale o per il mio compleanno avevo in testa uno o più desideri, ma mi guardavo bene da spifferarli ai miei genitori. Da loro pretendevo assolutamente una sorpresa, prendendomi l’ansia e il rischio di ricevere un regalo indesiderato.

Non sono tra quelli che inveiscono, sempre e comunque, contro ogni scelta della amministrazione di Ferrara. Ho ad esempio ho apprezzato molte iniziative culturali, mostre, spettacoli.
Altre iniziative mi sono invece sembrate sbagliate o addirittura pericolose per la città e la società ferrarese. Ne ricordo due in particolare: la triste e indecorosa vicenda dei buoni pasto [Vedi qui] su cui recentemente il tribunale ha condannato il Comune di Ferrara per le scelte discriminatorie nella compilazione delle liste, e la vera e propria ossessione per la sicurezza del vicesindaco sceriffo deciso a ingabbiare piazze e parchi pubblici [Qui].

Ho capito però qual é la cosa più grave, il peccato originale, il comportamento ingiustificabile della Giunta a trazione leghista di Alan Fabbri e Naomo Lodi. In poche parole, trattare i cittadini come bambini piccoli, i bambini di cui sopra. E non solo i cittadini – che presi tutti insieme sono (o dovrebbero essere) i Signori di Ferrara – ma anche i sindacati, le associazioni, gli ordini professionali, gli artigiani, perfino i commercianti.
Sindaco e Giunta decidono senza confrontarsi e consultare nessuno. E solo dopo presentano le loro scelte al Consiglio Comunale e alle tante espressioni della città ferrarese. Evidentemente questa amministrazione non conosce i fondamenti della democrazia partecipativa.

Ricordo, ad esempio, il nodo biblioteche pubbliche, un tema particolarmente caro alla cittadinanza ferrarese e su cui, a più riprese, sono state raccolte migliaia di firme e presentate proposte. Inascoltate. Uscendo dal lockdown, in coincidenza con il pensionamento di tanti bibliotecari, l’amministrazione ha evitato le richieste del sindacato, delle associazioni, dei lettori organizzati. E ha deciso d’imperio e messo in opera la sua soluzione: orari ridotti, esternalizzazione di due biblioteche, nessun impegno sullo sviluppo del sistema bibliotecario e sulla costruzione di una nuova grande biblioteca nella zona sud della città. Una sorpresa, appunto, un pacco regalo, incartato e con tanto di fiocco.

Altra sorpresa. Da almeno un’anno e mezzo si sapeva che l’amministrazione stava tessendo contatti con il manager di Bruce Springsteen per includere Ferrara nelle tre tappe italiane del Tour 2023 del Boss. Stiamo parlando di un grande artista, amato a Ferrara come in tutto il mondo, e bravo il sindaco che è riuscito a finalizzare l’operazione.
E qui arriva il ‘pacco’ sorpresa, il fulmine a ciel sereno: il megaconcerto (almeno 50.000 persone) si farà nel cuore del Parco Urbano, il cuore verde (e delicatissimo) di Ferrara. La location prescelta sta suscitando da più parti critiche e perplessità, una petizione popolare ha già raccolto 2.000 firme [Vedi qui], si propongono almeno due valide location alternative, ma, almeno finora, il sindaco Fabbri è apparso irremovibile: il concerto si farà, si deve fare nel Parco Urbano. Con il fondato sospetto che il Comune si sia già legato le mani con l’organizzazione del Tour già un anno fa. Senza dire niente a nessuno.

Breve parentesi storica 

Ora, ci si può domandare se questo peccato originale – chiamiamola pure autocrazia – sia un vizio che germoglia a Ferrara in con coincidenza con la storica vittoria della Destra o invece abbia radici più antiche, se insomma anche i governi di Centrosinistra abbiano peccato di autocrazia, di scarsa o nulla passione e volontà di confronto con la società cittadina nelle sue varie forme. Se coltiviamo un po’ di onestà intellettuale (merce rarissima nella Sinistra politica ferrarese) dobbiamo riconoscere che la risposta giusta è la seconda.

I più vecchi ricordano il quindici anni di Roberto Soffritti sindaco, soprannominato non a caso ‘il Duca’. Un duca che ebbe anche idee illuminanti – una visione alta se la si confronta con le idee vecchie e i progetti riciclati del sindaco Alan Fabbri – ma comunque un duca, uno che prima decideva e poi informava il popolo.

Il medesimo vizio l’abbiamo visto in opera negli ultimi 20 anni in cui la città è stata governata dai partiti del Centrosinistra.
Ma dove nasce questo vizio antico che con la Destra al potere e Alan Fabbri sindaco raggiunge l’apice? Perché si smette il dovere civico del confronto preventivo, perché non si ascolta più la voce della periferia? Perché si progetta, si decide e si opera come Pericle, senza che il sindaco Fabbri possa vantare la metà della metà  della statura del grande autocrate ateniese?

Per cattiveria, per calcolo politico? No, la risposta è molto peggio: per disabitudine.

In molti a Sinistra hanno strologato sulle cause della grande sconfitta nelle elezioni comunali del 2019. Quasi nessuno, però, ha evidenziato che il giudizio negativo sulla politica classe espressa dal Centrosinistra e quindi il ‘tradimento’ di tanti elettori era dovuto in buona parte alla alla deriva autocratica del governo municipale, una deriva che nemmeno i nuovi poteri assegnati al Primo Cittadino dalla ‘legge sui sindaci’ può giustificare.

Tre brutti regali per Ferrara

Vengo allora brevemente – altri hanno più competenza per entrare nel dettaglio – all’ultima sorpresa della Giunta Fabbri. Una sorpresa col botto, anzi, un uovo di pasqua (per l’Opposizione in Consiglio Comunale e per tutti i cittadini ferraresi) che di sorprese ne contiene 3. Il tutto pubblicizzato come una grande idea di riqualificazione urbana, capace di donare a Ferrara un volto nuovo.

Non c’è dubbio che, anche solo da una veloce lettura dei documenti, che l’ultima sorpresa del sindaco Fabbri supera, per ampiezza e gravità, tutte quelle precedenti. I tre progetti, infatti, non sono dei semplici ritocchi urbanistici, ma prefigurano di un piano che, se attuato (dio non voglia), è destinato a cambiare in peggio il volto della città di Ferrara, stravolgendo la sua fisionomia e tradendo la sua vocazione. Dell’idea, nessuno in città ne sapeva nulla; il Comune di Ferrara – non sappiamo quando, ma almeno un anno fa –  aveva commissionato lo studio socio-economico e la redazione dei progetti preliminari di intervento edilizio a ditte di Milano e  Ravenna.

Nascerà una Ferrara moderna e al passo delle sfide del Terzo Millennio? E’ probabilmente quello che pensa il sindaco e la sua maggioranza. Al contrario, il profumo che mi arriva al naso leggendo la documentazione è un salto indietro nel tempo . L’idea di fondo che anima il piano è tutta novecentesca, vecchia di più di cinquant’anni, a prima degli anni Settanta del secolo scorso, quando Ferrara (e non solo Ferrara) capì l’importanza decisiva della restauro e della tutela del suo Centro Storico, della valorizzazione della suo patrimonio verde, dello sviluppo dei servizi alla persona.

E’ il cemento – il vecchio caro cemento del Boom economico – che domina i tre progetti che si vorrebbe mettere in cantiere. Tanto cemento è tanto Privato.

Ecco quindi l’Ipermercato di via Caldirolo – corre voce che ci sia già un preaccordo con Esselunga, molto amica di Salvini e della Lega – a ridosso delle Mura e della sua preziosa cintura verde. Un  ipermercato ,(anche questa un’idea di distribuzione commerciale ormai sorpassata)  di cui tutti sanno che non v’è nessun bisogno.

Un parcheggione, altro cemento, in Viale volano, anche qui a due passi dalla cinta muraria. Che fantasia.

Infine, l‘idea e il progetto, tutt’altro che geniale e tutto privatistico, di recupero e riqualificazione della grande area della ex caserma Pozzuolo del Friuli. Un mega studentato vespaio, edilizia privata, altri negozi. Per realizzare il tutto, ci si mangia un bel pezzo del grande spazio interno scoperto per realizzare nuovi volumi.

Oggi Il Consiglio Comunale, voterà una delibera di indirizzo. Poi comincerà l’Iter, passo per passo questa brutta idea diventerà realtà. L’augurio è che i ferraresi riescano a fermare il motore, Perché sono cittadini, non bambini piccoli.

A proposito, se vuoi leggere e firmare la petizione popolare SAVE THE PARK che ha già superato le 3.500 adesioni [firma qui la petizione]

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Francesco Monini

Nato a Ferrara, è innamorato del Sud (d’Italia e del Mondo) ma a Ferrara gli piace tornare. Giornalista, autore, infinito lettore. E’ stato tra i soci fondatori della cooperativa sociale “le pagine” di cui è stato presidente per tre lustri. Ha collaborato a Rocca, Linus, Cuore, il manifesto e molti altri giornali e riviste. E’ direttore responsabile di “madrugada”, trimestrale di incontri e racconti e del quotidiano online “Periscopio”. Ha tre figli di cui va ingenuamente fiero e di cui mostra le fotografie a chiunque incontra.

Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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