Passa al contenuto principale

I residenti liberano Piazza Ariostea:
ma Ferrara non cambierà a colpi di sentenze

I residenti liberano Piazza Ariostea: ma Ferrara non cambierà a colpi di sentenze

sciò. – Voce espressiva, per lo più ripetuta (sciò sciò), usata per scacciare i polli o altri animali e anche, in tono scherz., per allontanare persone (Treccani)

 

La giunta che governa il Comune di Ferrara, guidata dal sindaco Alan Fabbri, ha fatto l’abbonamento alle sconfitte in tribunale.

Ha perso sui criteri per fare le graduatorie di accesso alle case popolari, o Edilizia Residenziale Pubblica (qui)

Il Sindaco ha perso contro il direttore di Estense.com, che aveva querelato per diffamazione (qui)

Ha perso contro i residenti di Piazza Ariostea, che hanno adito il TAR in via cautelare per i pesanti disagi che il casino dei concerti provoca alla loro vita e a quella dei loro cari (qui)

Eppure il Sindaco scrive che ha vinto, come puoi leggere qui. “The show must go on”, quindi avanti coi decibel e i pinzini.

Non è mica vero, ovviamente. Fabbri (o il suo comunicatore) scrive che ha vinto lui perchè il TAR gli ha fatto il favore di non mandargli in vacca il restante programma del Summer Festival per il 2026, anche se ha già imposto restrizioni di volume e orario. Una scelta di buon senso, per non costringere le casse comunali a farsi carico anche delle penali da pagare agli organizzatori dei concerti. In dialetto ferrarese, si direbbe che l’usta del TAR ha prevalso sui senz’usta della Giunta, che facevano urlare le chitarre heavy metal dentro i tinelli e i timpani dei residenti fino a notte fonda. Sciò mast go on, ma dal 2027, sciò da Piazza Ariostea.

Però, attento. Il sollievo tuo e dei cittadini che guardano la statua di Ariosto dai loro balconi, potrebbe diventare il gorgo nel quale affoga definitivamente una certa idea di Parco Urbano, almeno nella sua funzione principale di addizione verde. Il Parco Bassani infatti potrebbe diventare, oltre che la casa di aironi bianchi, garzette, germani reali, gazze, cornacchie, picchi verdi, tarabusini, rondini, balestrucci, volpi, lepri, ricci e tassi, anche la residency stabile dei jovanotti, vaschi rossi, ligabue, tiziani ferri, boss americani e ultimi italiani.

Ho già chiarito in più occasioni (ad esempio, qui qui) cosa penso dell’idea di fare cose giganti nei posti sbagliati, e dell’importanza del senso del limite, del quale peraltro sia a destra che a sinistra si fa strame senza battere ciglio.

Ciò premesso, concentrare i mega eventi al Parco Urbano genererebbe uno scandalo? Sarebbe l’abbattimento di un tabù? No. Non più, ormai. Ci sono grandi parchi in Europa – anche meno estesi del Parco Bassani – che ospitano regolarmente festival musicali. Aggiungo che la vulgata che mi è capitato di raccogliere sul concerto di Vasco Rossi ha parlato di un’organizzazione pressoché impeccabile.  E se il malumore maturato in Piazza Ariostea dovesse trascinarsi dietro anche la piazza Trento Trieste e la Darsena e sfociare in contenziosi, che probabilmente in punta di diritto il Comune perderebbe, avanzerebbe prepotente l’ipotesi che il Parco Bassani diventi il mega contenitore in cui far confluire tutte le mega fiere preconfezionate che questa Giunta ha deciso di ospitare.

Intendiamoci: i residenti di zona Piazza Ariostea hanno ragioni da vendere. In genere poi, come emerge dalle sentenze già emesse, le occasioni per fare le pulci al disprezzo per le regole di questa amministrazione sono numerose, ed è probabile che non siano affatto terminate (vedi Fondazione Sgarbi o caso Amsef). Sotto questo aspetto, l’amministrazione attuale non potrebbe essere messa peggio, avendo come principale avversario in Consiglio Comunale l’avvocato Fabio Anselmo.

Tuttavia, temo una possibile eterogenesi dei fini: da una causa vinta con le migliori intenzioni, quelle di togliersi dalla padella del frizi e magna e della baldunara notturna, si rischia di cadere nella brace di un’addizione verde che potrebbe diventare grigia, a furia di tir, cavi, inquinamento acustico e circentes.

Il motivo è semplice: i tribunali si pronunciano su una questione specifica. Sulle conseguenze indirette di quella sentenza non sono competenti. Lì ci deve pensare chi amministra, o chi si propone di farlo. Per questo, tra le reazioni alla vittoria dei residenti di Ariostea, ho apprezzato quella del gruppo consiliare de La Comune (qui), che parla di una città non amministrabile a compartimenti stagni, il che necessita di una pianificazione degli eventi che tenga conto sia degli impatti ambientali sia delle ricadute economiche e commerciali.

In effetti sia Ascom che Federazione Pubblici Esercizi non hanno sollevato una preoccupazione banale: l’hanno semplicemente inserita all’interno del contesto dato, quello di un’amministrazione che favorisce l’afflusso di denaro e affari commerciali nell’unico modo che conosce: ospitando eventi che richiamino in città il maggior numero di persone possibili, senza farsi troppi problemi.

Per scongiurare il rischio che l’addizione verde di Ferrara si trasformi nella stabile residency di Michelle Hunziker e i suoi derivati, le opposizioni in consiglio comunale lascino pure a Fabio Anselmo quello che sa fare meglio: mettere all’indice gli abusi del potere. Ma non basterà: occorrerà fare un altro passo in avanti, progettare e proporre una città che faccia venire la voglia di partecipare a tanta più gente. Solo attraverso un percorso di partecipazione e coinvolgimento collettivo in una diversa idea di città, infatti, sarà possibile che quelle ventimila persone che non votano più ritrovino un briciolo di fiducia nel fatto che votare possa servire, di nuovo, a qualcosa.

 

 

Foto di copertina tratta da wikipedia

 

Per leggere gli altri articoli di Nicola Cavallini clicca sul nome dell’autore

 

 

 

sostieni periscopio

Sostieni periscopio!

Tutti i tag di questo articolo:

Nicola Cavallini

E’ avvocato, anche se lo stipendio fisso lo ha portato in banca, dove ha cercato almeno di non fare del male alle persone. Fa il sindacalista per colpa di Giorgio Ghezzi, Luciano Lama, Bruno Trentin ed Enrico Berlinguer. Scrive romanzi sui rapporti umani per vedere se dal letame nascono i fiori.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *