La vita spericolata degli amministratori locali
“Voglio una vita spericolata, voglio una vita come quelle dei film”
Vasco Rossi
La vita spericolata degli amministratori locali
Vietato abortire, vietato divorziare, vietato sposarsi avendo lo stesso sesso, vietato adottare avendo lo stesso sesso, vietato fare educazione sessuale a scuola, vietato morire quando la sofferenza è insopportabile, vietato drogarsi, vietato migrare, vietato criticare uno stato che ammazza i bambini.
A volte succede che sindaci e assessori, supportati dalla vena politica bigotto fascistoide che nel nostro dopoguerra ha sempre sostenuto il divieto di ciò che è civile, e sempre reclamato il permesso di ciò che è incivile – tipo non pagare le tasse a “Roma ladrona” o fregarsi 49 milioni di contributi elettorali – incappino in uno dei loro divieti. Il divieto di guidare completamente fradici, nella fattispecie. Una nemesi. E’ andata bene, ed è l’unica cosa che scrivo senza ironia.
Capita a tutti di fare cazzate nella vita, infatti il punto non è questo. Un paio di ficchetti in un fosso li ho fatti anch’io, diffido dei censori e mi insospettiscono talvolta anche gli astemi. Magari la prossima volta evitate di far finta di niente, sperando che il comando dei graduati intervenuto sul luogo del tuffo non faccia trapelare nulla. Magari non fate i fenomeni della responsabilità verso le istituzioni solo dopo che la notizia trapela, vostro malgrado.
Visto che adesso a Ferrara arriva Vasco Rossi, probabile che abbiate voluto sperimentare il brivido della vita spericolata. A Ferrara si dice “vat a lugàr” (vatti a nascondere), ma l’espressione viene rivolta a chi fa una figura di merda, non a chi tenta di nascondere (cuaciar) qualcosa. Altrimenti, più che di vita spericolata, si tratta di vita paraculata. Poi a fine concerto forse ci troveremo tutti come le star a bere del whisky al Roxy Bar: ecco, magari la prossima volta almeno lasciate perdere le campagne sull’educazione stradale.(qui).
E poi però capita che un sindaco, che come sappiamo ha una parte della fanbase popolata da gentleman che scrivono sui social frasi tipo “Federico Aldrovandi era un drogato del cazzo”, “Stefano Cucchi era un tossico e se l’è cercata”, si abbassi al loro livello, ma quello più basso proprio, tirando fuori in Consiglio Comunale una vicenda privata che riguarda un figlio per schizzare di fango il padre di quel figlio.
E allora capisco fino in fondo il senso di quella frase che gira tra gli adepti del sindaco: “lui è uno di noi, è uno come noi”. Personalmente sono sollevato di non essere uno di voi, di non essere come voi.
Foto cover wikimedia.commons
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