Ferrara e Italo Balbo:
come se Gotham City celebrasse Joker
Ferrara e Italo Balbo: come se Gotham City celebrasse Joker
“Nel 2026 ricorrono poi i 130 anni dalla nascita di Italo Balbo (6 giugno 1896), uno dei più grandi aviatori della storia mondiale. Ferrarese doc, divenne simbolo dell’aviazione italiana grazie alle epiche trasvolate atlantiche del 1930 e 1933, imprese che fecero sognare il mondo intero e dimostrarono l’eccellenza tecnologica e il coraggio del nostro Paese. Uomo carismatico, visionario e di grande temperamento ma molto discusso per la sua adesione al Fascismo, Balbo incarnò lo spirito di un’epoca, lasciando un segno indelebile nella storia dell’aeronautica, tanto da essere uno dei pochissimi esponenti del Regime fascista ad avere strade dedicate oltreoceano“.
L’estratto è tratto da cronacacomune.it, nel pezzo di presentazione del Festival delle città identitarie, a Ferrara dal 2 al 5 luglio 2026.
Definire l’identità di una città attraverso le gesta di un suo famigerato cittadino è una scelta singolare. Sarebbe come se la municipalità di Gotham City per rafforzare la propria identità pubblica organizzasse un convegno su Joker (cosa che forse poteva accadere quando il sindaco di Gotham era il Pinguino).
Per dare un minimo di aderenza civile alla cosa, visto che viviamo nell’alveo di una Costituzione antifascista, la prima cosa da fare sarebbe stata proporne la narrazione ad una storica locale del fascismo e della Resistenza, come Antonella Guarnieri (qui una sua intervista per Periscopio); oppure interpellare uno storico che sul fascismo a Ferrara ha scritto un libro seminale, come Paul Corner (qui). Ne avremmo, di studiosi “identitari”, qualunque cosa voglia dire.
Invece la Fondazione Città Identitarie affida la narrazione della figura di Balbo a Giordano Bruno Guerri, da Siena, presidente del Vittoriale d’Italia, fatto costruire da Gabriele D’Annunzio nel 1921 per celebrare se stesso e la prima guerra mondiale. Se Guerri parlerà di Balbo in modo libero ed intellettualmente onesto, che significherebbe parlare anche dello stupro e dell’assassinio di Giacomo Matteotti, di Alda Costa, di Ludovico Ticchioni, di Giovanni Minzoni (cui curiosamente la sessione non viene intitolata, forse perché non abbastanza identitari), degli assalti alle cooperative, la figura di Balbo non ne uscirà bene. Se indulgerà in qualche esaltazione di troppo per lisciare il pelo alla giunta ospitante e alla fondazione pagante, sarà l’identità di Ferrara, medaglia d’argento della Resistenza e novella Gotham City (altro che Las Vegas), a non uscirne bene.
Le premesse non sono buone, a leggere la descrizione comunale del famoso aviatore/picchiatore. Alla plateale agiografia del Balbo volante delle prime tre righe corrisponde una concessione al dubbio – “uomo molto discusso” – delle ultime due. Per poi riprecipitare nella celebrazione del gerarca, con le “strade dedicate oltreoceano”. Come a dire: si possono avere opinioni diverse sul fascista, è indiscutibile il fascino del ferrarese volante. Chissà cosa penserebbe di questa presentazione Sandro Pertini, secondo il quale il fascismo non era un’opinione, ma un crimine.
Ma poi, cosa intenderà la Fondazione organizzatrice con l’espressione “Città Identitarie”? Per togliermi la curiosità sono andato a scaricarmi il Manifesto delle Città identitarie, nel sito della Fondazione (https://www.cittaidentitarie.it/). Se è il manifesto, ho pensato, lì troverò una dichiarazione programmatica.
Qui sotto, favorisco il
Edoardo Sylos Labini, attore, appassionato interprete della figura del Gabriele D’Annunzio di cui sopra, del quale dice: “È stato un grande poeta, un grande amatore, un soldato, un eroe della guerra” – Sylos Labini, dicevo, è anche il fondatore della Fondazione “Città Identitarie”, qualunque cosa voglia dire. La lettura del Manifesto non mi ha schiarito le idee, ma una cosa l’ho capita: il profondo dolore degli identitari per lo spopolarsi dei nostri paesi, che lascia spazio alla “grande sostituzione”. Ognuno tragga le sue conclusioni.
Ma cosa unirà mai, oltre all’afflato ideale, i firmatari del “manifesto”, tra i quali Diego Fusaro, Maria Giovanna Maglie, Carlo Cracco, Vittorio Sgarbi, Umberto Smaila, Marcello Veneziani, Angelo Crespi, Federico Mollicone, Alessandro Meluzzi, Francesco Maria Del Vigo, Alessandro Miani (a parte, per alcuni, essere a libro paga dei giornali di Angelucci o di Berlusconi)?
Sospetto sia la pecunia, che nella fattispecie non ha bisogno della copertura dell’Amazzonia (citando De Andrè). Questo in effetti potrebbe essere un collegamento con Italo Balbo, che ai latifondisti agrari chiedeva: “sas ciapa a far al fassista?”

Il piccolo Italo a scuola non batteva chiodo, al punto che i genitori dovettero iscriverlo in un istituto di San Marino: non male per un italiano vero. Una volta cresciuto, siccome i repubblicani non erano disposti a dargli uno stipendio, Balbo andò a chiederlo agli agrari, insieme alla garanzia di un impiego in banca. Quando gli dissero cosa avrebbe dovuto fare in cambio, Italo dimostrò il suo principale talento, oltre a volare: picchiare a sangue i braccianti e incendiare le sedi sindacali.
Se è vero che il fascismo, che nel 1920 sembrava morto nella culla, rinacque proprio nel ferrarese per poi acquisire vigore in tutta Italia, il merito va anche a Italo Balbo, decisamente dotato nell’arte di organizzare gli squadroni di chi ammazzava di botte la povera gente: un talento criminale, ma pur sempre un talento.
Ferrara ritiene di mescolare Italo Balbo con Michelangelo Antonioni e Florestano Vancini, come se associare tra loro questi celebri concittadini contribuisse a definire l’identità della città medaglia d’argento della Resistenza.
Attendiamo che la municipalità di Buenos Aires per definire la propria identità racconti Diego Maradona affiancandogli la gloriosa storia del concittadino Roberto Eduardo Viola, criminale contro l’umanità durante la sanguinaria dittatura argentina.
Attendiamo che la municipalità di Solingen celebri la propria identità narrando la storia di Pina Bausch, madrina del teatro-danza, assieme a quella di Adolf Eichmann, l’organizzatore dei treni che mandavano gli ebrei alla “soluzione finale”, condannato a morte per genocidio.
Per una bibliografia identitaria del gerarca e del fascismo a Ferrara:
- Il fascismo ferrarese: dodici articoli per raccontarlo, Antonella Guarnieri, ed.Tresogni, 2011 (qui)
- Il fascismo a Ferrara 1915-1925, Paul Corner, Laterza, 1975 (qui)
- I fantasmi della Bassa, Ferrara 1870-1922, Podcast di Cumbre/Alte Frequenze (qui)
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