THE MITIGATION REVOLUTION
THE MITIGATION REVOLUTION
Non è il caldo che sta dando alla testa a molti. È tutto molto lucido.
La crisi climatica e l’adattamento stanno diventando un’enorme opportunità di business per chi non ha alcuna intenzione di mettere realmente in discussione il modello che ha prodotto la crisi.
Naturalmente adattarsi è indispensabile. Una parte degli effetti del cambiamento climatico è già qui e non potrà più essere evitata. Ma la distinzione resta fondamentale:
adattarsi significa intervenire prevalentemente sugli effetti;
mitigare significa intervenire sulle cause.
adattarsi significa intervenire prevalentemente sugli effetti;
mitigare significa intervenire sulle cause.
Intervenire sugli effetti può essere perfettamente compatibile con il modello economico esistente. Può persino aprire mercati enormi: climatizzazione, infrastrutture resilienti, difese costiere, desalinizzazione, assicurazioni, nuove tecnologie.
A DUBAI, dove d’estate si sfiorano i 50 gradi, all’interno di un resort privato di lusso è stata realizzata una strada pedonale ispirata alle città europee nella quale vengono artificialmente ricreate pioggia e una temperatura intorno ai 27 gradi.
È quasi l’immagine di un possibile futuro: non eliminiamo le cause del riscaldamento, ma costruiamo ambienti climaticamente protetti per chi può permetterseli.
È quasi l’immagine di un possibile futuro: non eliminiamo le cause del riscaldamento, ma costruiamo ambienti climaticamente protetti per chi può permetterseli.
Ma questa sorta di FOLLIA CLIMATICA è perfettamente razionale e non riguarda soltanto il mercato privato.
A RIMINI è invece un’Amministrazione pubblica che, mentre riconosce la crescente fragilità climatica della costa, propone di promuovere la costruzione lungo la spiaggia di piscine con acqua salata, terrazze e nuove funzioni negli stabilimenti balneari anche per destagionalizzare il turismo.
Se Dubai e Rimini sono realtà incomparabili per scala e condizioni la domanda che pongono è simile:
se il clima rende sempre più difficile mantenere un certo modello dissipativo di uso del pianeta e del territorio, dobbiamo modificare quel modello oppure inventare nuove tecnologie e nuove attrezzature affinché possa continuare a funzionare?
se il clima rende sempre più difficile mantenere un certo modello dissipativo di uso del pianeta e del territorio, dobbiamo modificare quel modello oppure inventare nuove tecnologie e nuove attrezzature affinché possa continuare a funzionare?
Se l’adattamento diventa un mercato, la diseguaglianza economica rischia di trasformarsi sempre più anche in diseguaglianza climatica.
Mitigare è molto più scomodo. Significa uscire dai combustibili fossili, ridurre drasticamente le emissioni, modificare sistemi produttivi e mobilità, consumare meno energia e risorse.
Significa toccare interessi economici enormi.
Significa toccare interessi economici enormi.
Ecco allora il paradosso: MITIGAZIONE è una parola che evoca moderazione ma per quanto riguarda il clima significa intervenire sulle cause, non sugli effetti. Quindi potremmo dedurne che in un mondo plasmato dal capitalismo, schiavo delle dinamiche finanziarie neoliberiste:
BATTERSI SERIAMENTE PER LA MITIGAZIONE È UN ATTO RIVOLUZIONARIO.
Cover: Climate change: Strategies for mitigation and adaptation – immagine theinnovation.org
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Romeo Farinella
Romeo Farinella, architetto-urbanista e professore ordinario di Progettazione urbanistica presso l’Università di Ferrara. Si occupa di problematiche urbane e paesaggistiche da almeno trent’anni. Prima di approdare a Ferrara ha vissuto in diverse città, tra cui Roma e Parigi e quest’ultima è diventata uno dei suoi temi principali di ricerca. Oltre a Ferrara ha tenuto corsi anche in Francia (Lille, Parigi), Cina (Chengdu), L’Avana e São Paulo e Saint Louis du Senegal. È stato direttore per alcuni anni del Centro di Ateneo per la Cooperazione allo Sviluppo Internazionale di UNIFE.















Ho apprezzato molto questo articolo in quanto presenta e mette in discussione crisi climatica e adattamento con la sconfinata opportunità di business per coloro che vogliono solo trarre enormi profitti dalla attuale situazione. E’ un articolo che ci informa e che ci spinge a partecipare con propositi e azioni ben consapevoli.
Direi che è ora di lasciar da parte la componente ideologica, quando si parla di energia, clima e rinnovabili e guardare il faccia la realtà senza filtri ideologici.
Il 95% delle merci mondiali viaggia su navi cargo che funzionano con combustibili fossili (non con pannelli solari).
Gli aerei si muovono con combustibili fossili.
Nel periodo di transizione energetica dal fossile alle rinnovabili (in atto sebbene con declinazioni diverse) bisogna saper coniugare, a mio avviso, il ricorso alle energie rinnovabili con un altro elemento ahimè troppo sottovalutato: cioé L’AUTOSUFFICIENZA O INDIPENDENZA Energetica, che è anche una questione strategica e di sicurezza nazionale, drammaticamente salito alla ribalta con le recenti guerre russo-ucraina e medio orientali.
È davvero ipocrita continuare a rifiutare l’energia nucleare quando l’Italia è circondata letteralmente da nazioni che la usano e dalle quali importiamo energia (in Francia ci sono una 40ina di centrali nucleari e noi importiamo energia elettrica dalla Francia).
Ipocrita è importare il LG (Liquified Gas) – che ha un impatto ambiente di CO2 tre volte superiore al gas metano – quando siamo pieni di giacimenti non solo nel nostro paese ma anche regione.
È poi basta mettersi in bocca la parola “energie rinnovabili” con pretesa di supremazia morale quando il 95% delle terre rare che servono per utilizzarle (e dei pannelli solari) sono appannaggio della Cina.
Questa ipocrita logica del NIMBG ( not in my back Garden), che riguarda anche l’estrazione delle terre rare, produce alti costi energetici per le imprese, più povertà, più disoccupazione nel nostro paese.
È ora che Europa e Italia tornino a sporcarsi le mani per cercare di raggiungere una maggiore indipendenza energetica senza comunque rinunciare a perseguire obiettivi di utilizzo delle energie rinnovabili, OVE POSSIBILE.
Basta con le ipocrisie ambientalisti.
Real Politik energetica.