Omaggio a Luisa Muraro
Omaggio a Luisa Muraro
di Eleonora Graziani
La filosofa Luisa Muraro è venuta a mancare il 13 giugno scorso. Fortunatamente ho saputo che c’è stato il tempo di dedicare anticipatamente al suo pensiero un’intera giornata di studi presso l’Università Cattolica del sacro Cuore, organizzata dalla Libreria delle Donne di Milano e da Diotima, Comunità filosofica femminile di Verona.
Da quell’incontro è scaturito un libro intitolato Come quando si accende la luce, a cura di Laura Colombo, Vita Cosentino e Wanda Tomasi.
Il libro restituisce l’importanza del pensiero di Luisa Muraro , protagonista della diffusione del “pensiero della differenza sessuale“, punto di riferimento per moltissime donne nella pratica femminista basata sull’esperienza e del pensiero che “parte da sé”.
Da questo concetto, che intreccia ogni teoria con l’esperienza, con il suo essere vissuta, viene elaborato, negli anni 70, il pensiero della differenza sessuale, che prende le distanze, pur senza negarlo, dall’emancipazionismo, inteso come l’insieme delle politiche miranti a parificare la condizione socio-economica delle donne e degli uomini.
In questo momento storico possiamo infatti vedere il processo di involuzione che l’emancipazionismo ha portato alla condizione femminile, sempre più sessualizzata, nella maggioranza dei casi impoverita e disoccupata, salvo essere profondamente reazionaria quando raggiunge i vertici del potere, sfondando il cosiddetto “tetto di cristallo” . Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti valutando l’operato delle donne al potere in Italia e in Europa.
Senza una coscienza politica e del proprio reale desiderio si rimane ingabbiate nella rete mortifera del maschilismo, che impregna profondamente le strutture economico-sociali fondate su un capitalismo pervasivo e indifferente alla persona umana.
il pensiero della differenza sessuale, condiviso dalla Muraro con la filosofa belga Luce Irigaray, di cui ha tradotto le opere, invita le donne ad interrogare il proprio desiderio, ad agire sulla sua spinta, mettendo radicalmente in discussione che la liberazione femminile coincida con il raggiungimento del potere e la conquista del successo.
Ed è l’esperienza del partire da sé, fedeli all’ordine della madre, senza scimmiottare i discorsi prodotti da altri /e, cioè dall’ordine patriarcale, a cui quasi tutti i filosofi sono purtroppo legati, l’eredità che l’incontro con il pensiero della Muraro mi lascia e di cui le sono immensamente grata.
La filosofia è una cosa in atto e pratica, scriveva Simone Weil, intrecciando indissolubilmente pensiero e azione, come poi tutta la sua vita ha testimoniato.
Luisa Muraro ha fondato e lavorato per due iniziative di lunga durata e indubbio valore politico. Nel 1975, insieme a Lia Cigarini e altre donne fondò la Libreria delle donne di Milano, che diventerà una delle istituzioni storiche del femminismo italiano e che è pienamente funzionante tuttora.
Fu tra le fondatrici, negli anni 80, della comunità filosofica femminile Diotima, che gode di notevole autorevolezza simbolica e della grande partecipazione di pubblico al Grande Seminario (organizzato tra ottobre e dicembre di ogni anno) da cui scaturiscono libri inerenti all’argomento trattato.
Ed è proprio nei “ritiri” in preparazione del Grande Seminario che ho avuto l’occasione di conoscere personalmente Luisa Muraro, oltre a filosofe di spessore come Diana Sartori, Wanda Tomasi e Annarosa Buttarelli e altre.
Confesso che il modo di lavorare in questi ritiri in un primo momento mi ha intimorito: si parlava a braccio, quasi del tutto proibite le citazioni, in definitiva si trattava di filosofeggiare in presenza.
La severità della Muraro era inflessibile: voleva che il pensiero scaturisse da noi, dalla nostra sensibilità, fiduciosa nelle capacitá creative di ciascuna di noi. Conoscendola meglio l’ho reputata una grande “Maestra”, di filosofia, ma specialmente di vita : insegnava il coraggio di essere se stesse e di combattere per le proprie idee.
il motivo per cui l’ho sentita intellettualmente vicina è che, forse inconsciamente ,abbiamo entrambe cercato la spiegazione della differenza sessuale nell’esperienza delle mistiche: perchè Dio, in tempi di totale subordinazione femminile, ha scelto le donne per rivelarsi, scavalcando ogni gerarchia ecclesiastica?
Vero scandalo filosofico, a cui la Chiesa, per non dare risposte troppo imbarazzanti, ha quasi sempre risolto il proprio conflitto di coscienza, santificandole.
in questa sede ricordo due libri di Luisa Muraro sul tema scegliendo tra la sua vasta produzione:
Il Dio delle donne, Milano, Mondadori 2003
Le amiche di Dio. Margherita e le altre, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2014 (2001).
Per quanto mi riguarda l’incontro con Luisa Muraro e Diotima mi ha dato il coraggio di partire (da me?), facendo lunghe esperienze di insegnamento all’estero, e, specialmente, l’agognato dottorato di ricerca in Portogallo sull’amore mistico, grazie soprattutto alla lettera di referenze scritta all’università di Coimbra da Wanda Tomasi, che colgo l’occasione di ringraziare caldamente.















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