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La Chiesa uccide ancora?

La chiesa uccide ancora?

Sembravano trascorsi i tempi bui dell’Inquisizione, dei fedeli sospetti bruciati vivi come Giordano Bruno, Girolamo Savonarola e Margherita Porete, delle condanne vergognose come quella del grande inquisitore mistico domenicano Meister Eckhart, morto di crepacuore ancora prima di ricevere la condanna di eresia delle sue proposizioni .

Ho citato solo  alcune delle vittime dell’istituzione Chiesa , chiamata “ la Bestia” da Simon Weil e di cui un detto popolare attribuisce a Teresa d’Avila l’affermazione che “ha fatto più  atei del demonio”.

La Chiesa si è modernizzata e l’Inquisizione ha preso le sembianze di una multinazionale che trasferisce i suoi dipendenti scomodi in angoli remoti del mondo, demansionandoli dopo che hanno raggiunto posizioni apicali.

È il caso di Don Lino Zatelli, scomparso il 12 agosto con un gesto chiamato dalla Curia “volontario”, per non nominare la parola scomoda suicidio,  troppo scandalosa per La Chiesa trentina che ne sta occultando il più possibile modalità ed eventuali responsabilità.

Ho assistito al alcune messe di Don Lino celebrate nella Chiesa di San Carlo Borromeo, e sono rimasta colpita dalla cultura, dall’empatia e dalla fede di questo sacerdote. In una chiesa strapiena di giovani, anziani, bambini, sembrava conoscere tutti, li salutava uno per uno, e nell’omelia parlava di un Vangelo diretto proprio a me, a noi, a ciascuno di noi. In qualsiasi condizione entrassi in chiesa,  ne uscivi con una sensazione di leggerezza, di una Presenza attuale, forse è questa la Grazia che chiamano Spirito Santo.

Don Lino accoglieva tutti, non ti chiedeva se eri gay, divorziato, ateo o drogato, regalava la parola di Cristo a tutti, indistintamente. I soldi raccolti durante l’offertorio erano destinati ai parrocchiani che non riuscivano a pagare le bollette, chiaramente in forma anonima.  Quando c’era la confessione generale diceva di non essere nessuno per giudicare gli altri e che Gesù ci perdonava tutti. Per attirare i giovani aveva celebrato delle messe rock, scelta vincente per conquistare i giovani, ma ovviamente criticata da “coloro che ben pensano”, i benpensanti tradizionali.

Profondamente ecumenico aveva rapporti con l’imam di Trento, con i valdesi, per svolgere una catechesi sul padre Nostro aveva chiamato teologi dall’estero, nei suoi numerosi viaggi a Betlemme aveva costruito una rete di amicizie anche là , durante il Covid ha aperto un canale You tube in cui celebrava la messa, per fedeli vicini e lontani.

Dopo 25 anni di servizio  in cui ha trasformato la sua parrocchia in una famiglia, all’età di 75 anni è stato trasferito d’ufficio nella parrocchia di Zambana, demansionato ad aiuto parroco, con la scusa che il paese è più vicino a Sorni di Lavis dov’era nato. A nulla è servita la disponibilità di don Lino di fare l’aiuto parroco a san Carlo. a nulla è servita la raccolta di centinaia di firme  contro il trasferimento a change.org: il vescovo è stato irremovibile.

Al di là del fatto che don Lino era in età pensionabile, anche se ancora attivo, c’erano diversi modi per rispettare il suo eccellente operato, nominandolo sacerdote emerito, per esempio, che poteva affiancare il nuovo parroco, e magari formarne altri.

Essere umiliati a 75 anni, dopo una vita dedicata alla Chiesa, la dice lunga sulla mancanza di spiritualità della nuova multinazionale della fede , da sempre principale nemica dei veri cristiani.

Come scrive Friedrich Nietzsche :«In fin dei conti non è esistito che un solo cristiano, e morì sulla croce». Gesù è stato ucciso da “uomini religiosi”, cioè i Farisei, rispettosi delle regole, lontani dall’amore.

La caratteristica che mi ha colpito di Don Lino è che era molto cristiano e poco cattolico, mettendo sempre l’amore davanti a tutto, a scapito delle regole prescritte dalla religione cattolica. Questo, appena è stato abbastanza vecchio e fragile , gli è stato fatto pagare dai farisei di turno.

 

Cover: don Lino Zatelli, WhatsApp Image

.~~Per leggere gli articoli di Eleonora Graziani su Periscopio clicca sul nome dell’autrice.

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Eleonora Graziani

Laureata in pedagogia e filosofia, PHD in feminist studies presso l’Università di Coimbra. Ha insegnato in Italia e all’estero, in carcere e agli adulti stranieri lingua e cultura italiana. Filosofa femminista ha al suo attivo diverse pubblicazioni sulla mistica femminile.

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