Il Nuovo Ordine Mondiale arriverà. Per adesso regna il Caos
Il Nuovo Ordine Mondiale arriverà. Per adesso regna il Caos
Non è escluso che il 2026 finisca come il 2008, con una profonda recessione. Dall’inizio del Covid sono passati appena 6 anni. Quando un impero che scende (USA) non accetta che un altro (Cina) salga, la guerra è inevitabile. Ma non quella aperta che gli USA sanno di perdere, ma quella “a pezzi” di cui parlò profeticamente Papa Francesco. Rimango convinto che Trump non sia demente, ma cerchi di portare avanti un piano (demenziale) per predare risorse e non far crollare il dollaro; chi si oppone diventa nemico.
Non c’è però possibilità di successo perché troppo debole è l’economia americana e troppo forti (e ora anche alleati) i Brics. E per la stessa UE, finchè non prenderà atto che il mondo è cambiato e si sta de-occidentalizzando, sarà “pianto e stridor di denti”, con crescente immiserimento dei suoi cittadini.
Per il Fondo Monetario, se la guerra in Iran si fermasse adesso, il Pil in Italia crescerebbe dello 0,5%, ma è improbabile che ciò accada e a maggio vedremo già l’inflazione alzarsi in piedi, il dollaro e le borse vacillare. Ne stanno approfittando la Cina e la Russia, e la guerra finirà col far pagare il dazio per Hormuz (fissato ora a 2 milioni di dollari per petroliera) in yuan digitale o criptovalute.
Può essere anche che Trump accetti il dazio (se va in parte agli Usa), essendo in bolletta e dovendo uscire da una guerra disastrosa in cui si è cacciato. Dal 2023 i paesi arabi del Golfo accettano in quantità crescenti pagamenti in yuan dalla Cina e la Francia ha spostato proprio questa settimana 129 tonnellate di oro dagli Usa a Parigi (abbiamo preso in giro la Meloni ma faremmo bene a farlo anche noi). La Cina ha avviato un sistema di pagamento internazionale (CIPS) alternativo a quello dominante americano (SWIFT) e da gennaio a marzo 2026 i pagamenti internazionali su quel circuito sono raddoppiati (da 2.580 miliardi di dollari a 5mila).
Ormai sono molteplici i segnali dell’erosione del dollaro. La Cina dal 1° maggio blocca le esportazioni di acido solforico e frena quelle di nickel e rame. La Russia ha vietato l’export di elio (3° produttore dopo Usa e Qatar) che serve ai microchip e risonanza magnetica. La Cina vuole accreditarsi come il saggio contro quel matto di Trump.
il Minsky moment si avvicina
E si avvicina il Minsky moment, quel momento in cui avviene una svolta radicale che sarà sia geopolitica che di Nuovo Ordine Mondiale. E’ penoso (e anche ridicolo) leggere sui nostri media invettive contro l’Iran che vuol far pagare un dazio a chi passa sullo stretto di Hormuz, in nome della sacra libertà di navigazione, come se non fosse da secoli che i paesi occidentali (UK e USA in primis) fanno pagare dazi al resto del mondo e come se Trump non avesse introdotto un anno fa una raffica di dazi contro tutti.
Al solito la “libertà” viene invocata solo quando sono in pericolo i nostri affari…e il resto del mondo “registra” il fare occidentale (doppio standard, lingua biforcuta) non solo degli Stati Uniti ma dell’Europa. Vedremo quando la UE si sveglierà a forza di strattonate di Trump. Intanto è tutto uno spiegare le mosse di Trump come se fosse solo un demente, bugiardo e cialtrone. Sarà anche vero ma si nascondono le ragioni profonde della debolezza degli Stati Uniti, che sono alla radice delle sue mattane.
Già abbiamo scritto che nel 1° anno Trump non è riuscito coi dazi a mitigare il disastroso deficit commerciale, così come il debito pubblico ormai stellare. Il dollaro si va svalutando sull’euro (1,18) e l’occupazione manifatturiera cala ancora (-75mila negli ultimi 12 mesi).
L’economia Usa, al di là delle borse che ancora volano (ma vedremo tra un mese o due), è sempre più debole e chi sta così gioca all’azzardo, come attaccare l’Iran o il Papa americano, pur sapendo che ci sono 92 milioni di iraniani e 50 milioni di cattolici americani.
Questi segnali c’erano anche prima della guerra in Iran. Il tasso di Occupazione USA, che era 61,1% nel 2019, crollato col Covid nel 2020, ha ripreso a salire nel 2022 fino al 60,4% del novembre 2023. Poi è rimasto stabile (era 60,1% in gennaio 2025 all’insediamento di Trump) ed infine ha ripreso a calare (anche negli ultimi 15 mesi di Trump 2) ed è oggi al 59,2%.
In valore assoluto è cresciuto quasi sempre per la fortissima immigrazione, ma si noterà che negli ultimi 15 mesi l’occupazione si è fermata e comunque il dato che conta è il tasso di Occupazione (Occupati su Popolazione 20-64 anni), che cala.
Nel primo anno di Trump 2 l’occupazione cresce poco (368mila unità +0,23%), a differenza degli anni di Biden, a conferma che l’età dell’”oro”, come voleva far credere Trump, non è iniziata.
Nella manifattura l’occupazione è scesa tra marzo 2025 e marzo 2026 di 75mila unità, a conferma che per re- industrializzare l’America ci vorranno anni. Un problema grande come una casa anche per l’Europa che ora si accorge che la sua manifattura è troppo debole e corre ai ripari varando una direttiva UE per tornare nella manifattura dal 17% degli occupati al 20% (ma i buoi sono già usciti dalla stalla…).
Aver decretato troppo presto (sia in Usa che in UE) la fine della manifattura e l’arrivo delle magnifiche sorti e progressive dell’Intelligenza Artificiale ha fatto dimenticare che l’AI si applica soprattutto alla Manifattura, il settore dove sono alti i salari e la produttività, tranne quelli dei professional che così migrano nella finanza.
Ma torniamo all’occupazione della nostra America. Dove cresce? Solo in pochi settori terziari: accoglienza e ospitalità (+150mila), altri servizi (+53mila) e sanità ed educazione (+773mila). Altrove è tutto un calare (edilizia esclusa, +44mila). Dunque tutta la crescita è dovuta alla sola sanità e assistenza sociale.
Come mai è cresciuta così tanto? Gli Stati Uniti sono diventati socialisti e allargano il loro welfare pubblico? No, perché tutta la sanità è privata. Se cresce vuol dire che le polizze assicurative di quei 270 milioni di americani che le pagano (70 milioni sono poveri e non se le possono permettere) stanno crescendo. Come mai?
Lo spiega uno studio di D. Autor e M. Duggan (A Fiscal Crisis Unfolding) che ha appurato che l’80% degli americani adulti non anziani sta avendo un numero crescente di malattie mentali o fisiche inabilitanti dovute a 3 fattori: 1) le leggi che hanno abbassato la soglia per ottenere i benefici per lavoratori con mal di schiena, artrite, malattie mentali; 2) benefit fiscali per i disabili che hanno incentivato i lavoratori a chiedere i sussidi; 3) un aumento delle donne lavoratrici che ha ampliato le richieste.
In sostanza anche in America c’è una crescita costante dei fabbisogni sanitari in una popolazione che è sempre più anziana, sempre più obesa (20% sul totale, max al mondo) con 89 kg. in media (+ 7 kg. a testa in 20 anni), che fa crescere la spesa anche se il welfare americano (che è solo per over 65 anni) non è certo come quello europeo.
Vale quindi quello che ha scritto Emmanuel Todd in “La sconfitta dell’Occidente” (ed. Fazi, 2024), cioè che il PIL USA è sopravvalutato, in quanto la produzione fisica reale di merci e servizi è una piccola percentuale del PIL totale che viene gonfiato da servizi, come appunto la sanità, dove gli stipendi sono doppi/tripli di quelli europei. Ma non è aumentando le retribuzioni di sanitari, avvocati e finanzieri che i Paesi crescono. E’ una finzione contabile che copre la dipendenza degli Stati Uniti dal resto del mondo, e che si manifesta con un deficit commerciale enorme ed un altrettanto enorme debito pubblico.
La globalizzazione, orchestrata paradossalmente proprio dagli Stati Uniti, ha minato la sua egemonia industriale e le stesse armi oggi hanno bisogno non solo delle terre rare cinesi ma anche di una manifattura che le produca, ma che è stata delocalizzata in Asia. Ovviamente l’America non è al tappeto, ha gas, petrolio, le big tech dell’Intelligenza Artificiale e una colossale armata navale dispiegata in 190 paesi del mondo. Ma fatica sempre più a stare in piedi a causa della Cina (e della Russia) che le tolgono la terra sotto i piedi.
Si potrà notare che negli Stati Uniti l’occupazione di sanità e scuola sul totale occupati è maggiore dell’Italia (17,1% vs 15%), ma sul PIL pesa molto di più in quanto la sola sanità pesa per il 18,8% contro il 6% dell’Italia. Non essendo possibile valutare i prezzi dei servizi si calcano per il PIL i costi che in America sono in termini reali doppi/tripli dei nostri, essendo là gli stipendi reali del personale (infermieri, medici,…) doppi-tripli dei nostri, e maggiore l’occupazione amministrativa, in quanto le assicurazioni comportano una quota enorme di contese coi clienti, curate da impiegati e avvocati.
Occupazione e remigrazione
I MAGA vorrebbero rinunciare all’immigrazione di massa per una “remigrazione” che anche da noi fa proseliti, ma se. l’occupazione Usa è salita dai 57 milioni del 1950 ai 163 del 2026, è dovuta tutta alla crescita della popolazione dovuta agli immigrati (da 151 milioni ai 347). E’ come se l’Italia fosse salita dai 46 milioni del 1950 a 110 di oggi. La crescita non è dovuta ai tassi di fecondità americani (1,6 figli per donna) che sono poco più alti di quelli italiani (1,2), ma ad una costante immigrazione di massa.
Trump e Maga vogliono farne a meno. Ma come faranno le migliaia di multinazionali? Nelle big tech i professional sono per il 40% stranieri, gli STEM workers il 25% (di cui un terzo indiani). Come farà America ad essere GREAT senza di loro? E come farà senza i milioni di non qualificati che puliscono le città, i cessi, portano il sushi a casa e fanno la manutenzione del paese a basso costo? Mistero.
Nell’inverno demografico dell’Occidente avrà un futuro solo chi saprà gestire una immigrazione legale ed ordinata. Senza immigrati o con una immigrazione illegale di massa sarà catastrofe. Chi non vuole immigrati deve spiegare come pagherà le pensioni, la sanità e i molti sussidi di cui godiamo in Occidente. Cosa succederà quando non avremo più lavoratori nativi sufficienti a pagare imposte e contributi?
Dopo anni in cui al posto delle merci si stampavano dollari è arrivato Trump a dire: “se facciamo guerra alla Cina, dopo il primo mese dobbiamo chiedere a loro di darci le munizioni…”. Da qui nasce l’idea di riportare la manifattura a casa e predare quel che si può nel mondo e più dagli amici che dai nemici (secondo un vecchio adagio). La Cina lo sa e aspetta in silenzio, com’è nella cultura confuciana più che comunista, di cui sono impregnati i “mandarini” che governano.
Idem fa la Russia, che aspetta che la UE si sveni nel finanziare la vittoria impossibile di Zelensky, l’ultimo amico della Meloni. Altro che età dell’oro promessa da Trump. Quella che si profila (senza immigrati, senza manifattura, senza il privilegio esorbitante del dollaro, con enormi deficit commerciale e di debito pubblico) è l’età della scarsità. Ma non solo per gli americani: a ruota ci siamo noi europei, trasformati in una plebe che vive del lavoro cinese e del resto del mondo (paesi che non hanno problemi di immigrazione nei prossimi 20 anni).
Corporate America è più debole di quanto non si dica e le politiche predatorie di Trump non sono solo follia, ma un tentativo disperato di portare a casa risorse che oggi il dollaro non ha e di cui ha necessità. Chi pensava (UE) di avere un grande capo (seppure solo al comando) si ritrova con un pugno di mosche e dovrà ripensarsi nel mondo.
Cover:Yann Caradec su licenza creativecommons
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