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Peter Thiel e Alex Karp di Palantir: i signori della sorveglianza

Peter Thiel e Alex Karp di Palantir:
i signori della sorveglianza

Nel Signore degli Anelli i Palantir sono le “pietre veggenti” create dagli elfi per comunicare tra loro e scrutare lontano nel tempo e nello spazio. Sono potenti ma anche pericolose se dalle mani del Bene di Gandalf finiscono in quelle del male dello stregone Saruman o di Sauron.
E’ a questo bellissimo racconto che Peter Thiel si è ispirato per chiamare così la sua società Palantir, fondata nel 2003 da alcuni ingegneri di Stanford e su cui ha investito i soldi fatti con PayPal, avendo la vista lunga perché in questo momento Palantir è leader mondiale nella sorveglianza, venduta al Pentagono USA e Israele ma anche ad altri 40 paesi.

Palantir è l’architrave software che controlla l’immigrazione negli Stati Uniti e i terroristi di Hamas e Hezbollah per Israele. Mette insieme tutti i dati raccolto via web (dai telefonini, etc.) ma anche archivi per noi segreti (imposte, dati sanitari, criminalità, pagamenti, facciali,…) in modo da creare profili per ciascuno di noi che ora servono per individuare criminali e domani avversari politici.
Poiché la tecnologia in questo momento è di proprietà di imprese private, il pubblico (polizia, pentagono, governi) accettano di consegnare ad un’azienda privata la supervisione, fuori da ogni controllo democratico, pur di ottenere in cambio vantaggi militari e tecnologici nazionali.

Così le due “democrazie” che oggi dominano militarmente il mondo (USA e Israele) non sembrano affatto diverse dalle democrature o dittature, con una capacità di controllo e manipolazione degli elettori in mano ad aziende private.
Salvini ha appena proposto il permesso di soggiorno a punti per gli immigrati, come la Cina fa da tempo in alcune città ma per i suoi cittadini graduati tra bravi e meno bravi. Palantir fa la stessa cosa e lo ha già sperimentato a Los Angeles e in altre città. Ciascuno ha il suo punteggio e chi supera una certa soglia viene maggiormente monitorato…per prevenire crimini e, domani, “altro”.

Peter Thiel (Wikimedia Commons)

Peter Thiel è tra i pochi imprenditori che ha studiato filosofia, un atipico umanista, che si occupa anche di religione e fa conferenze sull’Anticristo che sarebbe incarnato da chi si batte per misure ambientali che mitighino il cambio climatico, imposte maggiori ai ricchi.
Non capiscono che la democrazia è cosa vecchia e che il mondo deve essere governato dai “migliori”, da innova tecnologicamente senza regole assurde.
Tipi come Thiel che appoggiarono Trump sin dal 2016, quando tutti gli altri imprenditori big tech appoggiavano invece i Democratici.

Alex Karp (Wikimedia-Commons)

Meno si sapeva del suo amico di università Alexander Karp, chiamato a fare il Ceo di Palantir, anche lui laureato in filosofia, poi in legge e con un dottorato in filosofia a Francoforte, in quanto marxista, praticante di Tai Chi, un po’ mistico. A Francoforte la tesi è su Talcott Parsons dove studia anche Habermas.
Karp faceva parte di quel gruppo di ingegneri che aveva avviato Palantir nel 2003, ma qui non vale il mito della classica start up che decolla dal garage, perché conta di più l’assegno di 2 milioni di dollari che ricevono dalla CIA che la userà come suo braccio destro per sviluppare, con altre aziende, le migliori tecnologie.

E’ quindi la CIA che apre a Palantir le porte dei data base segreti della polizia, che contano molto più del denaro. Palantir è il sistema operativo (privato) delle spie americane per risalire a una mole gigantesca di dati (liste passeggeri, biglietti di treni, aerei, flussi di denaro, cambi di sim telefoniche, redditi, multe, chat,…) dove ciascuno tramite l’Intelligenza Artificiale ha un punteggio di potenziale criminalità, sentiment politico, da usarsi anche per orientare le elezioni.
Cose, peraltro, già fatte (Cambridge Analytica,…), mentre secondo i nostri media sarebbero solo i russi che lo fanno. In Italia abbiamo la versione provinciale di società private che si avvalgono del n.2 dei servizi segreti (Del Meo), in pensione a 51 anni (con lauta buona uscita) che fanno spionaggio per usando varie banche dati (anche pubbliche).

Karp a 58 anni (2026) è il più ricco miliardario afroamericano con un patrimonio di 14 miliardi di dollari, figlio di un pediatra ebreo e di un’artista afroamericana socialista, lui stesso si definisce “progressive” (almeno fino al 2025), seppure in rotta con le idee progressiste dei DEM su immigrazione e sicurezza nazionale. Per saperne di più basta leggere il libro appena uscito del giornalista del New York Times Magazine Michel Steinberger “Il filosofo della Valley. Alex Karp, Palantir e l’ascesa dello Stato di sorveglianza” (ed. Foglio, pag. 319, euro 19).
Subito dopo la strage di israeliani del 7 ottobre di Hamas, che ha poi scatenato la furia di Israele (e su cui ha scritto un libro inquietante il giornalista investigativo Franco Fracassi, che adombra che tutta l’operazione sia stata finanziata e favorita dai servizi segreti israeliani, il libro è disponibile solo scrivendogli: franco.fracassi.com), Karp ha dichiarato che “alcuni mali si possono combattere solo con la forza”, ma nella prima versione aveva scritto “solo con la violenza”.

Di certo più guerre ci sono, più remigrazioni ci sono, più Palantir fa soldi a palate. Gli spioni ci sono sempre stati ma la differenza è che i nuovi imprenditori tech sono espliciti nel sostenere visioni autoritarie di governo mondiale da parte loro (“i migliori”), perché il futuro non sta più nella democrazia, ma nella tecnologia, Intelligenza Artificiale & controllo sociale via algoritmi, armi autonome senza uomini. E nel dominino degli Stati Uniti sui nuovi pretendenti (Cina e Brics). Una tesi che si sposa coi nuovi filoni di profitto basati su guerre, armi autonome, droni, sorveglianza e controllo dello spazio.

Questo progetto trova solo un grande ostacolo: la Cina, capace di sviluppare altrettante società competitive nei vari settori. Così come in Medio Oriente è l’Iran l’ostacolo alla “democrazia” di Israele che paradossalmente ha fatto il più grande genocidio della storia ad un popolo (palestinese), dopo quello dei nazisti agli ebrei. Sono infatti ora le nostre due democrazie di “punta” (Usa e Israele) che bombardano e sterminano.
Per questo Thiel e Karp sostengono il “nazionalismo tecnologico” americano per restituire agli Stati Uniti la centralità di potere che stanno perdendo.
Per loro sono gli Stati Uniti il Bene in quanto intrinsecamente superiori alle altre civiltà, e di certo alle democrature e dittature.
Per questo c’è il rifiuto netto di fare affari con Cina e Russia, ma anche l’Europa deve rimanere un protettorato americano. Va bene che si rafforzi, chi si armi ma sempre come vassallo e guai se diventa autonoma. In questo c’è una coerenza con le dottrine di Zbigniew Brezinski (1997), fino al recente documento di Trump sulla Sicurezza Nazionale, la cui storia è ben descritta in un libro appena uscito di Maurizio Boni (Il Vincolo transatlantico, ed. Il Cerchio, 2026, pag. 124 euro 22).
Kissinger, che aveva sollecitato la formazione dell’Unione Europea, era sempre stato ben chiaro che un’Europa sovranazionale avrebbe manifestato interessi propri e ciò non poteva andare bene per gli USA. Lincompiutezza europea doveva essere un dato non temporaneo ma permanente, in quanto l’unico ordine liberale deve vedere al centro gli Stati Uniti e solo loro.

Da questo punto di vista i nuovi “signori della sorveglianza” sono coerenti con la tradizione neocon per cui si deve passare dalle guerre aperte (che si perdono) alle guerre continue “a pezzi e puntuali”. Nella sua lettera agli azionisti del 2025 Karp scrive: “il nostro interesse è armare gli Stati Uniti, ad assicurare che difesa e intelligence abbiano capacità software molto più letali e precise dei nostri avversari…”. Karp stesso spiega com’è passato da avversario a sostenitore di Trump: per le timidezze dei Democratici su immigrati ed Iran (la dichiarazione è di fine 2025), l’ossessione per il razzismo, il silenzio sull’antisemitismo, l’abbraccio al wokismo che considera una religione pagana. Rompe con la sinistra dopo le proteste sugli attacchi sproporzionati di Israele a Gaza. Il filo di questi ragionamenti porta sempre ad una postura identitaria, patriottica, sovranista che rammenta che “noi stiamo dalla parte giusta, cioè dell’Occidente liberale”.
Il movimento MAGA si abbevera a queste idee che portano diritto al suprematismo bianco, al razzismo e alla guerra permanente nel caso di Netanyahu e “a pezzi con predazioni mirate” per Trump.

Peraltro la volontà di potenza è un tratto caratteristico dell’Occidente che ci portiamo dietro sin dal Medioevo. Per fortuna è sempre rimasto vivo (in alcuni paesi, in alcuni cittadini), uno spirito critico che denuncia la diseguaglianza, la guerra, l’ingiustizia, la cecità quando si cade nell’“illuminismo” di ridurre l’uomo alla sola dimensione economicistica, perdendo per strada l’umanesimo.
L’Occidente ha dato il meglio di sé nell’arte, nella letteratura, nella filosofia e la stesso cristianesimo è agli antipodi di questa volontà di potenza come afferma Papa Leone che aiuta l’Europa a svegliarsi, a capire (lui americano) che la cultura yankee semplificatrice, intollerante e ignara di ogni Altro è, non solo contro l’umanesimo europeo, ma contro tutta l’umanità. Una degenerazione dell’Occidente.

La Francia ha avviato proprie start up che vogliono competere nell’Intelligenza Artificiale coi colossi USA e Cina e trovare una via tecnologica indipendente. Una scelta ragionevole che, prima o poi, metterà in fibrillazione tutta la UE che dovrà decidere se stare al guinzaglio degli USA o favorire quei “campioni” europei capaci di competere. Per favorirli occorrono politiche industriali di scala europea, investimenti pubblici, accordi pubblico-privati, altro che vietare i sussidi nazionali come aiuti di Stato. Politiche che ribaltano la logica del libero scambio, fino ad oggi sempre osannata, e che impongono un intervento pubblico da parte di uno Stato UE sovranazionale che però non c’é.

In copertina: Sorveglianza e violenza algoritmica – immagine su licenza di Geopolitica.info 

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Andrea Gandini

Economista, nato Ferrara (1950), ha lavorato con Paolo Leon e all’Agenzia delle Entrate di Bologna. all’istituto di studi Isfel di Bologna e alla Fim Cisl. Dopo l’esperienza in FLM, è stato direttore del Cds di Ferrara, docente a contratto a Unife, consulente del Cnel e di organizzazione del lavoro in varie imprese. Ha lavorato in Vietnam, Cile e Brasile. Si è occupato di transizione al lavoro dei giovani laureati insieme a Pino Foschi ed è impegnato in Macondo Onlus e altre associazioni di volontariato sociale. Nelle scuole pubbliche e steineriane svolge laboratori di falegnameria per bambini e coltiva l’hobby della scultura e della lana cardata. Vive attualmente vicino a Trento. E’ redattore della rivista trimestrale Madrugada e collabora stabilmente a Periscopio.

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