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Il lungo tramonto degli imperi coloniali d’Occidente

Il lungo tramonto degli imperi coloniali d’Occidente

Nel mondo, nonostante le dannate guerre in corso, si sta meglio oggi di 50, 100, 200 o 500 anni fa.
In Europa il tasso di omicidi è sceso di 50 volte (in rapporto alla popolazione) e una volta lo stato di guerra era quasi permanente. L’annuncio della 1^ guerra mondiale fu festeggiato ovunque (specialmente dai giovani) a dimostrazione di quanto fosse stata ampia la propaganda nazionalista.

Oggi una guerra vedrebbe non solo i giovani contrari, ma la stragrande maggioranza delle popolazioni.

Non siamo certo un paradiso in terra, ma la vita è migliorata sempre più per la grande maggioranza degli 8 miliardi di abitanti. In Cina sono scomparsi 850 milioni di poveri in soli 17 anni e in quasi tutti i paesi migliorano gli indici di sviluppo umano (speranza di vita, scolarizzazione, redditi,…).

Gli Stati Uniti, in contrasto con quello che spesso si dice, sono il paese arricchito che sta peggio, sempre più diviso con la speranza di vita in calo. E male stanno ucraini, russi, palestinesi, libanesi e gli altri che subiscono guerre e conflitti. Per fortuna sono una minoranza. In Occidente continua a crescere la ricchezza ma non viene distribuita, per cui crescono disuguaglianze, solitudine, violenza, razzismo, inquinamento e, in alcuni paesi, riduzione dei redditi reali. La logica della forza ha messo in pausa l’ONU, la diplomazia e il multilateralismo.

Nel retroscena c’è lo scontro tra Stati Uniti al tramonto (che tentano colpi di coda) e Cina (che sale in silenzio). L’Europa, sedotta e abbandonata dagli Usa non vuole perdere il peso che ha sempre avuto nel mondo e non sa che fare. Paralizzata dall’architettura istituzionale che si è data, pensa che riarmandosi conterebbe di più, memore di quando era impero.

Ma la bomba atomica preclude oggi questa via. Non sarà più possibile vincere una guerra contro chi possiede la bomba atomica, pena la distruzione reciproca. L’Iran ha imparato dalle nostre nefandezze con Gheddafi in Libia: farsi la bomba atomica è garanzia di non essere spazzati via. Se la UE fosse lungimirante ascolterebbe il Papa che consiglia nella sua enciclica di disarmare. Non è ingenuità o mera moralità, ma saggezza e realpolitik.

Negli ultimi 50 anni c’è stata una svolta storica nelle guerre (oltre alla bomba atomica): nessuna superpotenza (né gli Usa né la Russia, né Israele, né altri) ha conquistato popoli anche poveri e piccoli se questi non lo vogliono. Così è stato per tutte le guerre perse dagli Stati Uniti. L’Afghanistan ha mostrato come talebani poco armati sono in grado nel tempo di sconfiggere superpotenze (inglesi, Russia e Nato).

Il sogno della “Grande Israele” (spazzare via i palestinesi dalla loro terra che viene perseguito da più di 50 anni) non si realizzerà, anche se dovessero sterminare altre centinaia di migliaia di palestinesi. I giovani l’hanno capito e vedono con orrore quel che accade, mentre l’élite UE fa finta di non vedere ed è rimasta all’idea romana di “si vis pacem para bellum”.

La piccola Svizzera, neutrale, ha retto 750 anni e nonostante abbia il 32% di immigrati (41% di origine straniera) sa che senza declinerebbe (infatti il referendum è stato bocciato). Così chi volesse invadere un’Europa di 450 milioni di abitanti, troverà il suo Vietnam. L’idea propalata che lo faccia la Russia, che non riesce a completare l’avanzata nel Donbass, è pura propaganda. Ci invaderanno i cinesi? Impensabile, visto che in 2mila anni non hanno mai invaso alcuno.

Credo sia piuttosto un nostro transfert, visto che la storia dell’Occidente è quella del grande aggressore e così siamo visti oggi da tutti gli altri popoli nel mondo, russi inclusi (invasi cinque volte) e cinesi pure (invasi due volte dall’Occidente).

E’ la mancanza di grandi visioni sul futuro e di un presente che si fa più povero e pauroso e di sfascio sociale su cui lavorano manipolatori come Farage in Inghilterra e Vannacci in Italia, sfruttando il nulla di proposte delle élite dominanti e il rischio è che i giovani (che fanno la differenza) siano mobilitati non su grandi ideali e visioni (tipiche della loro età) ma sul male.

Un male coltivato dal mainstream e dalla vecchia Realpolitik, quando sostiene che la pace si difende col riarmo: “Si vis pacem para bellum”, il principio della deterrenza. Oggi la vera deterrenza è far saper al nemico che se ti invade non potrà amministrare 450 milioni di cittadini recalcitranti che non vogliono perdere libertà, redditi e welfare.

I Romani sapevano che per predare gli altri popoli ci si doveva dotare di un esercito più forte e tutta la storia romana sarà un susseguirsi di guerre, anche se definito come “pax romana”, dove la pace era in realtà una guerra continua.

Anche le conquiste coloniali degli europei si sono basate sulla “armada” più forte (di navi). L’Italia non ebbe il suo impero solo perché fatta di staterelli e ducati, non nazioni come Portogallo, Spagna, Inghilterra. Poi col fascismo tentò di farsi, ridicolmente, impero.

Gli imperi centrali europei (austro-ungarico e tedesco) furono scompaginati nelle due guerre mondiali, dalla propaganda del nazionalismo, ma anche dal retroscena (meno noto) che Francia e Inghilterra volevano impedire l’espansione coloniale all’impero tedesco e austro-ungarico.

La propaganda dipingeva nei primi del ‘900 la Germania come “Oriente” così come oggi lo fa con la Russia, nonostante Francia e Inghilterra fossero alleati dello zar di Russia. Come sempre la categoria “democrazia” contro “autocrazia” è claudicante e le libertà (di parola, voto, stampa, individuali, etc.) sono usate per legittimare un dominio politico ed armato su altre nazioni.

L’intervento nella prima guerra mondiale (1914-18) prima degli inglesi e poi degli americani (il 6 aprile 1917) dopo tre anni di stallo e grandi carneficine in cui nessuno vinceva, avvenne con la scusa degli attacchi alle navi Usa che commerciavano con la Gran Bretagna. In realtà per affermare nel XX secolo un nuovo impero, quello anglosassone, oggi in declino.

Se si guarda alla storia degli ultimi 500 anni gli europei sono stati i principali aggressori e hanno fondato i loro imperi e l’arricchimento non solo su grandiose innovazioni ma anche sull’accumulazione di risorse esterne e, come i romani, hanno usato costantemente gli schiavi. Nel Mississipi fino al 1995 la schiavitù era ancora legittima (anche se non più praticata) e tutti gli Stati liberali europei l’hanno praticata fino al 1800.

Negli Stati Uniti (la “più grande democrazia”) il voto ai neri fu concesso solo nel 1965 e si opposero più volte alla condanna in sede ONU dell’apartheid del Sudafrica (come fanno da sempre per Israele).

I nostri criteri liberali di democrazia non includono le nefandezze agli “altri”, così le multinazionali Usa non pagano le imposte sui ricavi dai clienti non americani, così i recenti dazi e le sanzioni a chi (Cuba) non la pensa come noi, tacendo dell’enorme inquinamento della Terra e ora dello Spazio per fini privatistici.

Così la “democrazia liberale” di 7 milioni di ebrei in Israele pratica (dal 1967) un apartheid ad altrettanti 7 milioni di palestinesi. Due milioni residenti in Israele con enormi limitazioni dei loro diritti, due milioni a Gaza e tre in Cisgiordania senza alcun diritto. Israele è uno stato terrorista ma a democrazia liberale. Anche lui non sa che armandosi si sta scavando la fossa che si fa più grande, più prosegue lo sterminio dei palestinesi, portando, chi lo difende, ad una sconfitta storica e morale.

L’assalto occidentale al mondo fu messo in luce (tra gli altri) da Carlo Cipolla (Vele e cannoni, ed. 1983) e da Pandit Nehru e Kavalam Panikkar (Storia della dominazione europea in Asia (ed. Einaudi, 1958), da cui nasce oggi l’idea di essere noi costantemente assaliti, essendo diventati “piccoli e bianchi” (il 5% della popolazione mondiale). Gli assalitori sono ora gli immigrati (con la sostituzione etnica), ora i russi (imperiali), ora i cinesi (con l’export), tanto più che gli ex alleati americani ritirano la loro “armada” dall’Europa, declassata dagli Usa a teatro secondario.

Gli Stati Uniti vogliono che sia l’Europa a pagare per la sua difesa, c’è forse anche la “ripicca” di Trump per il mancato aiuto nella guerra all’Iran, ma soprattutto la convinzione che «Mosca non cerca il conflitto» con la Nato, come ammette, senza giri di parole, il generale Alexus Gregory Grynkewich, comandante supremo delle forze alleate in Europa.

L’esatto contrario di quanto continuano a sostenere i servizi di intelligence europei convinti della «probabile» aggressione russa entro i prossimi cinque anni. Ma sappiamo che è solo “propaganda” e sono enormi gli interessi del complesso militare-finanziario. Paura e guerra sono da sempre i migliori alleati del potere e disuguaglianza.

Dal febbraio 2025 gli USA non contribuiscono più a finanziare l’Ucraina e tutto il peso ricade sull’Europa. Gli atlantisti di ferro che mai avrebbero dubitato dell’«amicizia storica» con gli Usa, prendono atto che si sono sbagliati e che occorre avviare una negoziazione con la Russia.

L’alternativa ad un accordo di pace è del resto continuare a finanziare (fino ad oggi 204 miliardi dalla sola UE all’Ucraina) una guerra impossibile da vincere, distogliendo enormi risorse dal welfare e dallo sviluppo UE, che spostano sempre più a destra il voto di ucraini, europei e nazionalisti in Russia.

Come da 4 anni andiamo dicendo ci aspettiamo un accordo in cui a) il Donbass e la Crimea russofoni vengono ceduti alla Russia; b) l’Ucraina rimane neutrale e non entra nella Nato; c) la Russia cede gli altri territori occupati all’Ucraina. Tutte cose che si potevano fare prima dell’invasione del febbraio 2022 applicando gli accordi di Minsk (poi violati da Ucraina, Inghilterra, USA, Francia e Germania) oppure nelle trattative di pace di aprile 2022, quando sarebbe stato possibile cedere solo la Crimea, concedere l’autonomia al Donbass e la neutralità dell’Ucraina (come prevedevano gli accordi di Minsk), dando garanze di deterrenza e sicurezza sia alla Russia che alla NATO.

Chi in realtà ci sta invadendo non sono gli hacker russi ma l’americanismo, con consumi, stili di vita e Intelligenza Artificiale. L’idea di armarsi fino ai denti contro potenze che posseggono la bomba atomica (Russia, Cina, Pakistan, India, USA, Israele, Nord Corea) è semplicemente folle perché qualsiasi armamento convenzionale sviluppato all’ennesima potenza sarebbe comunque inadeguato contro bombe nucleari che, peraltro, anche Francia e Inghilterra posseggono.

Il futuro non è più nel riarmo ma nel disarmo e nell’usare le risorse per migliorare la vita dei propri cittadini che, convinti da libertà e diritti, diventano le vere “armi” del domani. Il futuro si “conquista” non più con le armi, ma facendo prosperare i propri abitanti. Pace, eguaglianza e prosperità vera sono il futuro. Le armi sono archeologia industriale.

Cover image wikimedia commons

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Andrea Gandini

Economista, nato Ferrara (1950), ha lavorato con Paolo Leon e all’Agenzia delle Entrate di Bologna. all’istituto di studi Isfel di Bologna e alla Fim Cisl. Dopo l’esperienza in FLM, è stato direttore del Cds di Ferrara, docente a contratto a Unife, consulente del Cnel e di organizzazione del lavoro in varie imprese. Ha lavorato in Vietnam, Cile e Brasile. Si è occupato di transizione al lavoro dei giovani laureati insieme a Pino Foschi ed è impegnato in Macondo Onlus e altre associazioni di volontariato sociale. Nelle scuole pubbliche e steineriane svolge laboratori di falegnameria per bambini e coltiva l’hobby della scultura e della lana cardata. Vive attualmente vicino a Trento. E’ redattore della rivista trimestrale Madrugada e collabora stabilmente a Periscopio.

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