Giorno: 30 Settembre 2020

C’era una volta: XX Settembre 1870

Sarà il 150° ma mi sembra ci sia una maggiore attenzione della stampa alla ricorrenza del 20 Settembre 1870: fine del potere temporale dei Papi e del regno più antico d’Europa. Festa nazionale fino al 1930, è sostituita dalla festa per i Patti lateranensi l’11 febbraio, ora solo una celebrazione civile. Il 20 settembre non è nulla. Forse meglio così.

Mi è piaciuta la scelta di Radio 3. Ha affidato allo storico Vittorio Vidotto il racconto della cronaca della giornata a partire dalle 6 del mattino fino alla tarda serata, con aggiornamenti nei diversi orari.

Tra i tanti articoli, speciali e supplementi segnalo due interventi di padre Sale su la Civiltà cattolica. In essi tratta la fine del potere temporale dei papi e la festa, poi abolita, della presa di Roma. Fino all’ultimo il Papa appare convinto che l’occupazione di Roma non ci sarà. La caduta del regno pontificio, l’umiliazione del Papa ha un impatto durevole nella coscienza dei cattolici osservanti. La situazione è sanata solo con il Concordato del 1929. La festa, nella data non casuale dell’11 febbraio, sostituisce quella del 20 Settembre proclamata da Francesco Crispi nel 1895.

Vi sono osservazioni interessanti sull’uso politico delle festività civili/religiose nel tempo. L’abolizione delle due “opposte” feste del 20 settembre e dell’11 febbraio riaffermerebbe il carattere laico dello Stato. Aggiungo solo che mantengo un’idea della laicità un po’ più ampia.

Proprio la permanenza del Concordato, pur con i correttivi apportati, resta un ostacolo alla miglior convivenza di aderenti a religioni diverse o a nessuna. Del resto l’omaggio della Chiesa al Duce, nell’occasione proclamato “Uomo della Provvidenza”, ci dice molto del legame tra regimi autoritari. Un legame ancor oggi letale in Europa e fuori. La data voluta per la firma l’11 febbraio è la stessa dell’apparizione a Lourdes. Nel 1858 la Madonna in persona conferma “Io sono l’Immacolata Concezione”, il dogma da Pio IX proclamato l’8 dicembre 1854.

Il 25 marzo del 1861 Cavour ricorda che senza Roma capitale l’Italia non si può costituire e la Camera impegna il Governo a riunire Roma al resto del Paese. Cavour muore il 6 giugno e tempestivamente la Civiltà Cattolica si rallegra della scomparsa dell’artefice massimo della sventura d’Italia: “egli stava per istendere la mano a quella Città fatale… Ed ecco che quella mano già da un mese è inaridita!”. Il Papa dal canto suo si prepara ai tempi nuovi con l’enciclica Quanta cura e il Sillabo contro tutto il progresso umano e la libertà di coscienza (1864), e facendosi proclamare infallibile dal Concilio Vaticano il 18 luglio 1870. Deve avere anche fatto almeno un miracolo visto che è stato beatificato da Giovanni Paolo II.

In una cosa certamente si sbagliavano, reazionari e democratici: a proposito del potere della scuola per l’emancipazione della popolazione, dai primi temuta e dai secondi auspicata. Pio IX scrive a Vittorio Emanuele II, 3 gennaio 1870, “per pregarla a fare tutto quello che può affine di allontanare un altro flagello, e cioè una legge progettata, per quanto si dice, relativa alla istruzione obbligatoria. Questa legge parmi ordinata ad abbattere totalmente le scuole cattoliche e soprattutto i Seminari. Oh quanto è fiera la guerra che si fa alla Religione di Gesù Cristo! Spero dunque che la V. M. farà sì che in questa parte almeno, la Chiesa sia risparmiata. Faccia quello che può, Maestà, e vedrà che Iddio avrà pietà di Lei. Vi abbraccio nel Signore”.

Allora l’analfabetismo in Italia sfiorava l’80%. Ora è debellato. A tutti la scuola insegna a leggere, scrivere, fare di conto. Tuttavia, secondo ricerche internazionali, solo il 20% della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti indispensabili per orientarsi con efficacia e in modo autonomo nella vita di tutti i giorni. Il restante 80% se sa leggere e scrivere lo fa con difficoltà e solo per brevi elaborati, ha difficoltà nell’analisi di un grafico o addirittura non sa fare niente di tutto ciò. Lo constatiamo quotidianamente. Masse adoranti, composte non solo di analfabeti funzionali, seguono le peregrinazioni elettorali della coppia Giorgia e Matteo, come, nella mia giovinezza, quelle della Madonna pellegrina. Il confronto me le fa quasi rimpiangere.

La scuola pubblica non ha imparato la lezione di una pluriclasse condotta dal prete Lorenzo Milani.

So che il tema della laicità è proposto da ristrette minoranze e che la struttura dei rapporti con la Chiesa resta quello fissato dal fascismo. Quindi occorre insistere. Ma se c’è un elemento che caratterizza questo tempo è l’incremento della diseguaglianza, mentre ci sarebbero i mezzi per assicurare esistenza libera e dignitosa, sempre più largamente. Invece non si fa la guerra alla povertà, ma ai poveri. A denunciarlo con forza, a indicarne le cause, a prospettare vie d’uscita non vedo esponenti politici particolarmente impegnati. Il fallimento dell’esperienza “comunista” ne ha visto la maggior parte ripetere come un mantra TINA (There is no alternative). L’ordoliberismo è accolto con entusiasmo o rassegnazione. Dopo Abolire la miseria di Ernesto Rossi non ho visto avanzare alcuna proposta seria al riguardo. Contro la società dello scarto si alza invece la voce di Papa Francesco, che non rimanda al giudizio universale l’esigenza di giustizia e libertà.

Con questi pensieri, anche quest’anno, sono andato alla collocazione della corona d’alloro alla lapide che a Ferrara ricorda la data. Da anni la promuove Mario Zamorani. È un’occasione per incontrare persone care. C’è pure mia figlia. Sento, non solo io, l’immenso vuoto lasciato dal carissimo Davide Mantovani, storico del Risorgimento e compagno dai banchi del Liceo. Sento pure la sua sottile presenza. L’amico Luigi Pepe conclude, con parole che condivido, un breve e incisivo scritto per la ricorrenza Porta Pia 150 anni dopo. “Oggi, dopo il Concilio Vaticano II – con questa Civiltà cattolica e con questo Papa, aggiungo io – sembra essere venuto il momento della condivisione di obiettivi comuni di pace e di amicizia, tra persone di diverse fedi e posizioni politiche. Non lasciamoci sopraffare dalle nuove istanze autoritarie che vogliono dividerci per dominarci. Non prevalebunt”. We are the 99%, siamo il 99%, siamone consapevoli.

Questo articolo è apparso con altro titolo anche sull’edizione in rete della storica rivista del Movimento Nonviolento [www.azionenonviolenta.it]

Cover: Breccia di Porta Pia, 20 settembre 1870 (Wikipedia Commomns)

IL RITO DEL CAFFÈ ESPRESSO DIVENTA COMUNITÀ PER CONQUISTARE L’UNESCO

da: Andrea Pascale   

  • Parte il primo ottobre la campagna a sostegno della candidatura del Caffè Espresso Italiano a Patrimonio Immateriale dell’Umanità.
  • L’iniziativa ha l’obiettivo di raccogliere firme e contributi artistici per la redazione di un e-book
  • La comunità è sostenuta dal Consorzio di Tutela Del Caffè Espresso Italiano Tradizionale

 Milano, 30 settembre 2020 – In occasione della Giornata Mondiale del Caffè in programma per il prossimo primo ottobre 2020, il Consorzio di Tutela del Caffè Espresso Italiano Tradizionale annuncia la nascita della “Comunità del Rito del Caffè Espresso”. Un passaggio fondamentale perché proprio questa Comunità sarà al centro di una campagna a sostegno della candidatura del Caffè Espresso Italiano a Patrimonio immateriale dell’Umanità presso l’Unesco.

L’iniziativa in questione prevede l’avvio di una raccolta firme sul sito www.ritodelcaffe.ite il coinvolgimento di tutti i componenti della Comunità stessa invitati a partecipare, con un proprio contributo, alla creazione di un e-book. Tutti gli amanti dell’espresso potranno esaltarne il ruolo di straordinario espediente narrativo e raccontare un’esperienza personale legata al rito quotidiano per eccellenza, sotto forma di poesia, fotografia, racconto scritto o disegno, partecipando attivamente alla scrittura di quello che sarà una vera e propria raccolta scaricabile gratuitamente dai canali ufficiali della Comunità.

Quello del caffè espresso in Italia è molto più di un rito quotidiano – spiega Giorgio Caballini di Sassoferrato, Presidente del CTCEIT – Attorno a questo semplice gesto che milioni di italiani compiono ogni mattina ruota una parte fondamentale della nostra cultura e della nostra socialità. È un modo per ciascuno di noi di sentirsi parte di una comunità ed è anche il motivo per il quale noi, tutti insieme, intendiamo sostenere e tutelare un rito legato alle nostre tradizioni e alla nostra storia, che ci rappresenta e identifica in tutto il mondo”.

Questa Comunità nasce per mettere insieme gli operatori e gli artigiani della filiera produttiva, i consumatori e tutti i cittadini che in Italia e all’estero praticano quotidianamente il Rito del Caffè Espresso Italiano – aggiunge Luigi MorelloPresidente del Comitato Scientifico del CTCEIT – E non solo. Quello che abbiamo voluto fare è stato anche raggruppare tutte le comunità regionali del caffè, unendo tutto il Paese. Ognuna di queste ha le sue peculiarità e le sue abitudini di consumo ma tutte sono accomunate dagli stessi valori: inclusività, cultura, socialità, storia e tradizioni”.

“RISTORANTI CONTRO LA FAME”
Liniziativa che aiuta i bambini malnutriti e sostiene la ripresa del settore prende il via in Emilia Romagna

Da: Ufficio stampa e comunicazione Azione contro la Fame

Milano, 30 settembre 2020 – Esiste un modo per conciliare la fase di ripresa post-Covid della ristorazione italiana e offrire una mano tesa a chi, in questo momento, non ha le forze per far fronte all’emergenza-coronavirus. La sintesi è nello slogan che, quest’anno, introduce l’iniziativa di solidarietà “Ristoranti contro la Fame” giunta alla sua sesta edizione.

Con “Siamo tutti sulla stessa…tavola”Azione contro la Fame, organizzazione umanitaria leader nella lotta alla fame e alla malnutrizione e promotrice del progetto, intende coinvolgere ristoranti, chef e buongustai dell’Emilia Romagna in un grande gesto che mira a donare la gioia del cibo alle persone più vulnerabili al mondo e a contribuire, soprattutto, alla grande sfida promossa dalla ONG di ridurre del 20%, in questi anni, il tasso di mortalità dei bambini sotto i cinque anni nei Paesi in cui emergono dati più preoccupanti in tema di malnutrizione.

“Ristoranti contro la Fame”, che prenderà il via il 16 ottobre, Giornata mondiale dell’alimentazione, in soli sei anni, ha trovato ospitalità in oltre 700 attività della ristorazione italiana. Ha, inoltre, raggiunto oltre 500.000 persone e, soprattutto, raccolto 350.000 euro: una cifra che corrisponde, esattamente, al valore di trattamenti salvavita con cibo terapeutico utili per far fronte alle esigenze di 16.000 bambini affetti da malnutrizione.

Nel corso di questa edizione, che si concluderà il 31 dicembre, i clienti, all’interno dei ristoranti che aderiranno all’iniziativa, da Nord a Sud, potranno donare due euro per un “piatto solidale”, 50 centesimi per una “pizza solidale” e altrettanti per una bottiglia d’acqua. Un piccolo contributo per aggiungere, idealmente, un posto a tavola a uno dei tanti bambini che vivono nei Paesi più poveri del Sud del mondo. Aree in cui si trovano comunità in cui l’emergenza sanitaria e i provvedimenti di lockdown legati alla lotta al coronavirus produrranno ulteriori conseguenze sui già gravi livelli di fame: sono 690 milioni gli uomini, le donne e i bambini che ne soffrono secondo i recenti dati diffusi da SOFI, il rapporto sullo “Stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo”.

La solidarietà sarà anche una ragione in più per sostenere la ristorazione dopo i mesi di chiusura forzata determinata dai provvedimenti di lockdown. Si tratta, complessivamente, di 285mila imprese che, oggi, danno lavoro a un milione e duecentomila persone, con un impatto diretto sul Pil dell’1,4%; il 30% di questi esercizi è, oggi, a rischio chiusura secondo i dati forniti dalla ricerca “PMI. La ripresa post-Covid in otto focus”. Gli italiani, nei locali che aderiscono a “Ristoranti contro la Fame”, potranno così assaporare, in tutta sicurezza, piatti di qualità e, allo stesso tempo, contribuire, con un piatto solidale alla fase di ripresa del comparto.

“Come per altri settori strategici dell’economia italiana, il 2020, a causa del Covid-19, si è rivelato un anno difficile per la ristorazione – ha dichiarato Simone Garroni, direttore generale di Azione contro la Fame -. In tal senso, per rappresentare la nostra vicinanza ai locali che, in questi anni, ci hanno da sempre ospitato e, allo stesso tempo, per proseguire la nostra opera di sensibilizzazione sulla lotta alla fame nel mondo abbiamo lanciato la campagna Siamo tutti sulla stessa…tavola’- “Con questa iniziativa – prosegue Garroni – desideriamo comunicare agli italiani un motivo in più per pranzare o cenare al ristorante o in pizzeria: la solidarietà. Recarsi a uno dei nostri ‘Ristoranti contro la Fame’ diventa non solo un’opportunità per dare cibo ed alimenti terapeutici ai bambini malnutriti nel mondo ma anche un modo per contribuire alla rinascita di uno dei comparti più cruciali del nostro Paese”.

Per informazioni e adesioni, ristoranti e chef interessati possono visitare il sito www.ristoranticontrolafame.it

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Azione contro la Fame è un’organizzazione umanitaria internazionale leader nella lotta contro le cause e le conseguenze della fame. Da 40 anni, in circa 50 Paesi, salva la vita di bambini malnutriti, assicura alle famiglie acqua potabile, cibo, cure mediche e formazione, consentendo a intere comunità di vivere libere dalla fame. Nel 2019 A livello globale, i 654 progetti realizzati dal network internazionale hanno raggiunto, complessivamente, oltre 17 milioni di persone in quasi 50 Paesi, e hanno consentito all’organizzazione di rispondere efficacemente a ben 43 emergenze.

30.09.2020 Coronavirus, l’aggiornamento: su 10mila tamponi 101 nuovi positivi, di cui 58 asintomatici da screening regionali e attività di contact tracing. Le persone guarite salgono a 26.174 (+158), in calo i casi attivi (-57). Nessun decesso

Da: Ufficio Stampa Regione Emilia-Romagna

30 Settembre 2020

Fatti anche più di 2.700 test sierologici. L’età media dei nuovi casi è di 43 anni. Al momento del tampone, 50 le persone già in isolamento. 20 i rientri dall’estero. Stabili i ricoveri

Bologna – Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna sono stati registrati 35.311 casi di positività101 in più rispetto a ieri, di cui 58 asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali.

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: sul totale dei nuovi casi, 50 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone, 54 sono stati individuati nell’ambito di focolai già noti.

Sono 20 i nuovi contagi collegati a rientri dall’estero, per i quali la Regione ha previsto due tamponi naso-faringei durante l’isolamento fiduciario se in arrivo da Paesi extra Schengen e un tampone se di rientro da Grecia, Spagna, Croazia, Malta e regioni della Francia. Il numero di casi di rientro da altre regioni è 3.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 43 anni.

Sui 58 asintomatici, 32 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 22 attraverso i test per categorie a rischio introdotti dalla Regione, 2 attraverso gli screening con test sierologici, 2 con gli screening pre-ricovero.

Per quanto riguarda la situazione nel territorio, il maggior numero di casi si registra nelle province di Bologna (34), Parma (12), Ferrara (11) e Modena (10).

Bologna e provincia, su 34 nuovi positivi, 8 stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 4 sono stati diagnosticati al rientro dall’estero (2 dall’Albania, 1 dalla Romania, 1 dalla Polonia), 2 provengono da un’altra regione (Lazio e Lombardia), 2 sono risultati positivi ai controlli pre-ricovero, 1 dopo gli screening sierologici, 17 hanno effettuato il tampone per presenza di sintomi, 14 dei quali nell’ambito di focolai già noti.

In provincia di Parma sono 12 i nuovi positivi: 4 sono stati individuati al rientro dall’estero (di cui 3 dalla Tunisia e 1 dall’Albania), 4 sono stati rilevati nell’ambito di attività di contact tracing, di cui 3 riconducibili a focolai familiari, 2 sono stati rilevati con test di screening pre-ricovero, 1 ha effettuato il tampone prima di partire per l’estero e 1 per presenza di sintomi.

Ferrara e provincia, su 11 positivi, 6 sono di rientro dall’estero (3 dall’Albania, 1 dall’Ungheria, 1 dalla Romania, 1 dalla Tunisia), 2 sono stati individuati in quanto contatti di casi già noti, riconducibili a focolai famigliari, 1 ha eseguito il tampone spontaneamente, 1 è stato diagnosticato prima di un viaggio in Russia e 1, infine, ha eseguito il tampone su richiesta del proprio medico per presenza di sintomi.

In provincia di Modena, su 10 nuovi positivi, 2 sono stati diagnosticati al rientro dall’estero (1 dall’Albania, 1 dall’Ucraina), 4 sono stati individuati in quanto contatti di casi noti, 2 sono risultati positivi in seguito a uno screening aziendale, 2 sono casi sporadici.

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

tamponi effettuati sono 9.938, per un totale di 1.176.438. A questi si aggiungono anche 2.763test sierologici.

casi attivi, cioè il numero di malati effettivi, a oggi sono 4.653 (-57 rispetto a ieri).

Le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 4.434 (-58 rispetto a ieri), il 95% dei casi attivi. I pazienti in terapia intensiva sono 14 (invariati rispetto a ieri), quelli ricoverati negli altri reparti Covid sono 205 (+1 rispetto a ieri).

Le persone complessivamente guarite hanno raggiunto quota 26.174 (+158 rispetto a ieri): 8 “clinicamente guarite” (stabili rispetto a ieri), divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione, e 26.166 quelle dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.

Non si registra nessun decesso nel territorio emiliano-romagnolo.

Questi i casi di positività sul territorio, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 5.045 a Piacenza (+6, nessun sintomatico), 4.309 a Parma (+12, di cui 5 sintomatici), 5.799 a Reggio Emilia (+4, di cui 1 sintomatico), 4.914 a Modena (+10, di cui 3 sintomatici), 6.312 a Bologna (+34, di cui 20 sintomatici), 584 a Imola (+2, nessun sintomatico), 1.460 a Ferrara (+11, di cui 2 sintomatici), 1.804 a Ravenna (+5, di cui 4 sintomatici), 1.369 a Forlì (+8, di cui 2 sintomatici), 1.128 a Cesena (+5, di cui 3 sintomatici), 2.587 a Rimini (+4, di cui 3 sintomatici).

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PROTEZIONE CIVILE. ALLERTA METEO
Tutto in una mappa: online la nuova versione del portale regionale

da: Regione Emilia Romagna 

Protezione civile. Allerta Meteo, tutto in una mappa: online la nuova versione del portale regionale che avvisa i cittadini in tempo reale su tutte le allerte da Piacenza a Rimini. E dal prossimo inverno attivo anche il rischio valanghe

Da oggi sul sito le tabelle degli scenari distinte per tipo di rischio e la sezione video. Iscrizioni aperte per ricevere aggiornamenti costanti anche sul canale ufficiale telegram “AllertaMeteoER”. L’assessore Priolo: “Il restyling del portale web fondamentale per rendere sempre più efficiente, rapido e immediato il servizio di allertamento regionale”

Bologna – Una unica mappa dell’Emilia-Romagna per verificare subito e direttamente sulla home page, giorno per giorno, tutti gli eventi che possono fare scattare uno stato di allerta sul territorio: dai temporali alle piene di fiumi, al rischio frane e, dal prossimo inverno, anche le valanghe.

E’ online da oggi la nuova versione del  portale dell’allertamento della Regione Emilia-Romagna realizzato per aumentare la sicurezza e informare in modo chiaro e tempestivo territori e cittadini in caso di eventi meteo di particolare intensità.

Il portale, aggiornato costantemente e fonte ufficiale di informazione di Allerte di protezione civile e Bollettini di vigilanza sui fenomeni meteorologici che impattano sul territorio, presenta molte novità, tra cui, appunto, la mappa unica, di tutti gli eventi in corso quotidianamente in Emilia-Romagna.

Ed è confermata anche in questa versione l’attenzione per la comunicazione diretta ai cittadini: accanto al canale twitter @AllertaMeteoRER – che conta quasi 8.000 follower, 2.860 tweet condivisi e lanci quotidiani -, si aggiungono video informativi, l’integrazione di whatsapp e il canale telegram “AllertaMeteoER” a cui iscriversi per ricevere informazioni in tempo reale direttamente su telefono o tablet.

“La sicurezza del territorio è una priorità su cui questa Regione investe a tutti i livelli. Non solo con i numerosi interventi sul campo ma anche con strumenti innovativi come questo- spiega l’assessore alla Difesa del suolo e Protezione civile, Irene Priolo-. Con il portale Allertameteo per prima cosa si punta da un lato a rendere il sistema di allertamento più efficacein stretta collaborazione con i Comuni e i tanti protagonisti nelle emergenze. Dall’altro si contribuisce a promuove una cultura del rischio e a formare cittadini sempre più consapevoli che possono diventare i nostri migliori alleati nelle situazioni di criticità che, come si è visto, hanno spesso colpito l’Emilia-Romagna”.

“E proprio su questo- chiude l’assessore- voglio ricordare che il prossimo 11 ottobre è in programma ‘Io non rischio’, un importante appuntamento nazionale che mette al centro la prevenzione, con un’edizione tutta virtuale portato avanti con grande impegno nonostante le limitazioni dovute al coronavirus”.

Concepito come un unico spazio per amministratori, cittadini e operatori, e pubblicato per la prima volta tre anni fa, il portale gestito da Arpae Emilia-Romagna e Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la Protezione civile, registra quest’anno una media di un milione di visite, con una permanenza di 3/4 minuti e quasi 2 milioni di pagine consultate e, con nuovi servizi e funzionalità punta ad allargare la platea dei visitatori.

 

Cosa c’è di nuovo: tutto in una sola mappa

Con un colpo d’occhio immediato, campeggia in home page una sola mappa dell’Emilia-Romagna suddivisa in zone di allertamento e colorata secondo i codici colore del sistema nazionale rosso, arancione, giallo, verde. La cartina restituisce la fotografia della giornata in corso, compendiando in un’unica immagine tutti gli aspetti oggetto di valutazione per l’allertamento, prima suddivisi in due mappe distinte: i fenomeni meteo come vento, temperature estreme, neve, pioggia che gela e temporali (con i rischi associati come grandine, forti raffiche di vento, fulmini), lo stato del mare al largo e le mareggiate sulla costa, le piene dei fiumi (criticità idraulica), frane, smottamenti, dissesti, piene dei corsi minori (criticità idrogeologica). A questi, già presenti sul vecchio portale, si aggiunge il rischio valanghe, che verrà integrato sulla mappa a partire dal prossimo inverno: sarà disponibile su Allerta Meteo il documento di valutazione del rischio (Bollettino/Allerta) che si aggiunge a quelli che sono il cuore del portale da sempre: allerte di protezione civile (rosse, arancioni, gialle), bollettini di vigilanza (verde) già presenti per gli altri fenomeni, report post-evento.

 

Cosa cambia per i cittadini, operatori, Comuni  

Per ogni tipologia di fenomeno sono inoltre state introdotte tabelle specifiche e distinte degli scenari di rischio: per i cittadini sarà più facile capire quali sono i potenziali impatti sul territorio di un evento meteo ed informarsi di conseguenza sul modo più efficace per proteggersi, caso per caso, consultando la sezione Informati e preparati corrispondenteIn questa sezione ci sonoguide pratiche con suggerimenti sui comportamenti per mettersi al sicuro, prima, dopo e durante l’evento. Con la nuova versione è possibile rilanciare i contenuti delle pagine informative attraverso whatsapp (oltre che su Facebook e Twitter). Sono stati aggiornati ed integrati anche i testi della sezione domande frequenti (FAQ).

Comuni aderenti al portale potranno sfruttare una nuova funzionalità per allertare i cittadini: costruirsi e gestire una rubrica dedicata dei loro contatti, finalizzata all’invio di sms ed e-mail a gruppi predefiniti di utenti tramite il portale stesso.

Per quanto riguarda la sezione relativa ai dati previsionali ed osservati, è stata introdotta la funzione “cerca sensori” nelle mappe della rete idropluviometrica regionale. I tempi di aggiornamento dei livelli idrometrici dei corsi d’acqua monitorati dalla rete strumentale regionale (idrometri in gestione ad Arpae) si dimezzano e diventano ogni 15 minuti. Cittadini e tecnici hanno quindi a disposizione informazioni sempre più prossime al dato in tempo reale sull’andamento dei livelli dei fiumi, essenziali durante il monitoraggio delle piene.

Infine, è stata creata in home una nuova sezione video, che contiene i filmati realizzati da Agenzia regionale e Arpae per approfondire i temi dell’allertamento: online due tutorial che guidano la consultazione del portale sui temi delle piene dei fiumi e dei temporali.

IL FASCINO DELLA CERTOSA DI FERRARA RACCONTATO IN QUATTRO CORTOMETRAGGI

da Lorenzo Mazzoni – dinamicamedia,it

 

Procede il progetto di valorizzazione del Cimitero monumentale

La Certosa di Ferrara è il più grande museo a cielo aperto di Ferrara. Oggi, grazie a un articolato piano strategico di valorizzazione storico-artistica, le potenzialità e il valore di questo straordinario monumento stanno conquistando una rinnovata visibilità in ambito nazionale e internazionale, come testimonia il conferimento del premio Travellers’Choise 2020 di Tripadvisor.

Nella prima fase del progetto, già conclusa, sono stati realizzati tre percorsi di visita pensati per mettere in evidenza le grandi personalità della letteratura e delle arti che hanno scelto la Certosa per il proprio riposo eterno, le tappe storiche fondamentali della sua creazione e delle successive trasformazioni, nonché le preziose realizzazioni di arte funeraria che si possono ammirare passeggiando tra claustri e giardini. Si è lavorato su una riconoscibile identità visiva della Certosa attraverso un logo identitario e la sua immagine coordinata, ed è stato realizzato un sito dedicato all’interno del quale sono consultabili tutte le informazioni utili per vivere il cimitero anche come un vero e proprio museo. Sono stati sviluppati strumenti di dialogo con i visitatori: mappe cartacee e digitali, cartelli informativi, segnaletica orientativa. Grazie a questo restyling comunicativo e valorizzante del patrimonio, la Certosa di Ferrara ha ricevuto il riconoscimento di museo monumentale europeo ed è stata inserita nel progetto European Cementeries Route promosso dall’ACSE.

Questo percorso procede ora con una serie di altri prodotti che garantiranno ulteriore promozione per la Certosa; diventata a tutti gli effetti, grazie a solide collaborazioni intraprese con soggetti pubblici e privati, uno spazio centrale nel contesto del patrimonio culturale ferrarese su un piano memoriale, urbanistico e artistico. Sono stati realizzati con la regia di Ivan Zuccon, già collaboratore storico di Pupi Avati, quattro cortometraggi dal taglio cinematografico che riprendendo i percorsi di visita trasportano lo spettatore in un universo parallelo denso di magia. Si tratta di una assoluta novità nel panorama internazionale dei cimiteri monumentali, dal momento che i video non si limitano a esaltare con la forza delle immagini la bellezza del luogo, ma utilizzano il fascino del racconto – una sorta di viaggio virtuale attraverso il tempo – per raccontare la storia del monumento e sottolineare la ricchezza della proposta culturale e museale della Certosa. I cortometraggi saranno oggetto di un piano di promozione social: saranno visibili in anteprima sulla pagina Facebook di Holding Ferrara Servizi, nel contesto dell’edizione 2020 di Internazionale e successivamente disponibili per la visione sul sito.

Accanto ai cortometraggi, sono stati realizzati alcuni materiali digitali che utilizzano il linguaggio dei più giovani, i quali fungeranno da strumento divulgativo di sostegno per le visite guidate pensate per la comunità studentesca di Ferrara e non solo. Proprio i percorsi didattici per gli studenti, insieme all’organizzazione di eventi artistici e culturali di vario ambito, rappresenteranno un modo per sfruttare al meglio le immense potenzialità della Certosa, con il suo meraviglioso parco all’interno della cinta muraria, come spazio polifunzionale.

Segue dichiarazione Sindaco Fabbri  

 “Il nuovo piano di comunicazione e promozione della Certosa è un efficace strumento per attrarre visitatori e valorizzare questo luogo magnifico, carico di storia – dice il sindaco Alan Fabbri -. E’ un lavoro che porta firme importanti e di assoluta qualità e che conferma l’alto livello della proposta per il rilancio a cui puntiamo. Sono felice che ai cortometraggi, già da soli capaci di far presa su un potenziale pubblico molto ampio, siano stati accompagnati materiali divulgativi dedicati agli studenti, che potranno così appassionarsi alla nostra storia. Grazie alla Holding Ferrara Servizi, al presidente Luca Cimarelli, agli autori e a tutti i partner di questo progetto che segna un punto di grande innovazione nelle iniziative fino ad oggi previste per la promozione della Certosa”

MOLECOLE, il documentario di Andrea Segre su Venezia durante il lockdown
Cinema Boldini, 1 ottobre ore 21,00

Da: Cinema Boldini

Giovedì 1° ottobre alle ore 21.00 il Cinema Boldini rende omaggio ad Andrea Segre, regista e accademico veneziano, e lo fa con Molecole, un documentario sulla Venezia durante il lockdown imposto dalla pandemia di Coronavirus.

Segre è dottore di ricerca in Sociologia della Comunicazione presso l’università di Bologna, dove ha insegnato fino al 2010, e si occupa principalmente di solidarietà internazionale come ambito vero e proprio di studio, assieme all’analisi etnografica in pratiche di teoria di comunicazione sociale.

Dopo il suo primo documentario Lo sterminio dei popoli zingari ha sempre approfondito il tema della marginalità delle etnie.

Febbraio 2020, Venezia.

Segre è spettatore di un evento alquanto insolito: Venezia completamente svuotata del turismo di massa che la sta uccidendo. Tutto è ora nudo, visibile, ci si può vedere dentro e oltre. E’ in questo scenario che il regista vuole mettere a fuoco, attraverso una metafora, il rapporto che da sempre lo lega al padre: un rapporto fatto più di silenzi che di parole,  dove i sentimenti si comportano come le palafitte coperte dall’acqua alta di Venezia.

Ed è proprio lì, nelle parti invisibili, che Andrea Segre cerca la chiave del suo rapporto con il padre Ulderico, in un documentario ricco di introspezione, attento anche alla situazione quasi irreale che la città sta vivendo.

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Da quest’anno sarà possibile acquistare i biglietti online su → webtic.it a tariffa intera o unica, mentre alla cassa del cinema sarà possibile come in precedenza usufruire delle riduzioni sul costo d’ingresso esibendo la tessera Arci, il badge universitario o il documento di identità. La platea ha sedute numerate e i posti vengono assegnati al momento dell’acquisto del biglietto. Il sistema aggiorna ad ogni acquisto la disponibilità dei posti per consentire il distanziamento degli spettatori secondo le norme in vigore. Gli spettatori dovranno tassativamente accomodarsi nei posti assegnati.

Si consiglia, ove possibile,  di effettuare l’acquisto attraverso la piattaforma e di esibire il biglietto in versione digitale all’ingresso del cinema.

La scadenza degli abbonamenti della stagione 2019/2020 è stata prorogata al 31/12/2020. Sarà invece possibile acquistare al cinema i nuovi abbonamenti per la stagione 2020/2021  (abbonamenti interi e abbonamenti ridotti per i soci arci).

“Le ARTEfici del Mondo” : una mostra al femminile

Un progetto inedito, una mostra d’arte all’insegna di una missione.
Curata da Marinella Galletti e Cinzia Garbellini, la rassegna è in continuità con l’operazione artistica avviata nel 2019 di revisione e valorizzazione delle avanguardie del presente.

La mostra Le ARTEfici del Mondo si apre con una lettura esplorativa emozionale e stilistica per conoscere-riconoscere, mettere in luce e studiare le contraddistinte valenze linguistiche dell’arte di Giovanna Basile, Tiziana Be, Barbara Ceciliato, Candida Ferrari, Flavia Franceschini, Marinella Galletti, Rosanna Giani, Laura Govoni, Cristina Gualmini, Lari Guidi, Lucia Bubilda Nanni,Ada Nori, Teresa Noto, Laura Pellizzari, Federica Poletti, Sima Shafti, Ketty Tagliatti.
Le artiste invitate sono rappresentanti dell’attuale panorama artistico “in divenire”. Protagoniste di ricerche accoglibili come il superamento stesso dei linguaggi dell’arte storicizzati, e “artefici” di tecniche risolte in invenzioni nell’ambito della fotografia, della pittura, scultura e installazione, in opere dagli esiti visivi e formali in cui originalità, bellezza e nucleo denotativo si fondono.

Una doppia rassegna e lettura espositiva; due eventi collegati tra loro
GIOVEDI 08 Ottobre 2020, inaugurazione ore 17,00; apertura fino al 16/10/2020
PALAZZO SACRATI CREMA – sala 1 – Fondazione Estense – Via Cairoli n. 13 – Ferrara
Orari: Feriali, dalle 15,30 alle 20,00; Domenica dalle 10,30 alle 20,00.

SABATO 24 Ottobre 2020, inaugurazione ore 17,00; apertura fino al 29/11/2020
CENTRO CULTURALE MERCATO – Comune di Argenta – Piazza Marconi n. 1- Argenta (FE)

Orari: da Martedì a Sabato, ore 9,00/13,00; da Giovedì a Domenica: ore 15,30/18,30; Chiusura il Lunedi. Il tema trattato, “il mondo”, fisico e metafisico, naturale e soprannaturale, nelle opere esposte vive della comunione di intrecci della natura e nel persistente processo creativo culturale, intellettivo e formale attuato.
Un “vocabolario” tecnico e stilistico dell’arte al pari di un ’“atlante” di suggestioni e di collegamenti sul mondo. Dal pianeta “Terra”, alla materia di cui esso è plasmato, agli elementi e forze della natura, ai materiali e materie della rielaborazione e trasmutazione artistica, ai diversi piani della conoscenza e del “saper fare” umano, alla visione del “Tutto”, e dell’ispirazione, raccoglimento, preghiera e connessione del destino umano nel cosmo. Il titolo Le ARTEfici del Mondo suggerisce l’ingegno e l’abilità dell’arte, o meglio, delle artiste presenti in mostra e dell’appartenenza delle loro opere all’incommensurabile” artificio del mondo”. La rassegna, che a Palazzo Sacrati Crema di Ferrara è “installazione implosiva”, al Centro Culturale Mercato di Argenta è arricchita nel repertorio, offre ulteriori punti di vista configurativi, prospettici e spaziali. In una parola, immersivi. Saranno presenti le artiste. Provenienze da Ferrara, Bologna, Mantova, Milano, Modena, Padova, Parma, Ravenna, Torino.
A Ferrara, l’evento è promosso da Pro Loco, “L’ingegno è donna”, con il sostegno della Fondazione Estense. Si avvale del Patrocinio
del Comune di Ferrara; ad Argenta (FE), è Attività Culturale del Comune.
Eventi collaterali a Ferrara: L’ingegno è donna, dal 9 all’ 11 ottobre 2020, coordina una serie di attività culturali, musicali e di performances
all’insegna “dell’ingegno donna”, Il cui programma verrà pubblicato sul sito Pro Loco Ferrara.

La documentazione delle mostre verrà pubblicata su http://artiste.yolasite.com/; sarà inoltre scaricabile il catalogo in formato pdf.

MICROFESTIVAL DELLE STORIE
A Polesella incontro con Giulia Cuter e Giulia Perona autrici di ‘Le ragazze stanno bene’

Microfestival delle storie: incontro con Giulia Cuter e Giulia Perona autrici di Le ragazze stanno bene. Tra gli eventi in calendario, anche laboratori per bambini e C’era una volta la fossa Polesella

Voci di donne giovani, libri, street art e visite al territorio per un altro fine settimana con il Microfestival delle storie. Sabato 3 e domenica 4 ottobre, a Polesella il programma degli eventi abbraccia tutte le fasce d’età: i più piccoli potranno creare un parco di sciarpe con la tecnica del ‘yarn bombing’ (sabato 3 ottobre alle 15, giardini della Fossa in via Gramsci), mentre gli adulti potranno assistere alla presentazione del libro Le ragazze stanno bene (edizioni HerperCollins) di Giulia Perona e Giulia Cuter che, alle 17.30, in sala Agostiniani dialogheranno con Giorgia Brandolese. Domenica 4 ottobre alle 10, da via Gramsci, partirà in bicicletta la visita, guidata dall’associazione Polesella cultura e territorio, alla scoperta del centro storico e della sua conformazione urbanistica mutata nel tempo.

Scheda degli eventi

Un parco di sciarpe sabato 3 ottobre dalle 15, giardini della Fossa via Gramsci. Attraverso la scoperta dello yarn bombing come particolare tecnica di street art, capace di mettere insieme tradizione, genio e colore, bambini e genitori avranno a disposizione un parco nel quale scegliere il proprio albero di riferimento e decorarlo utilizzando semplicemente forbici, vecchi gomitoli di lana, le mani e la fantasia. Adulti e bambini andranno a caccia dei giusti colori e abbinamenti per rendere ancora più speciale l’albero del quale si prenderanno cura; impareranno a riconoscerne la specie e, a fine giornata, sapranno darle un nome.

Prenotazione per il laboratorio Un parco di sciarpe:
https://www.eventbrite.it/e/biglietti-un-parco-di-sciarpe-121500985719?fbclid=IwAR2fhz4eeaM0gL8w2e0xQMXWDkLNJJms01Tb3hxjc4fyJT_LDlgSq4Grme8

Le ragazze stanno bene con Giulia Cuter e Giulia Perona, sabato alle 17.30 in sala agostiniani, evento in presenza con le autrici e Giorgia Brandolese. Sinossi del libro: Le ragazze contemporanee non vogliono più essere le spose sottomesse degli anni Cinquanta, tutte casa, cucina e marito, ma nemmeno le femministe arrabbiate degli anni Settanta, con i loro falò di reggiseni e l’odio per i maschi. Ci sono invece molte altre cose che le ragazze contemporanee sono già: donne in carriera, politiche impegnate, esseri umani indipendenti nella gestione del proprio corpo e della propria vita sentimentale e sessuale. Come non rimanere prigioniere dell’uno o dell’altro modello? È possibile, oggi, non rinunciare al femminismo ma nemmeno alla femminilità? Ripercorrendo alcune fra le prime volte più significative nella vita di ogni bambina, ragazza e infine donna, le autrici, creatrici del podcast Senza rossetto, dipingono un mondo e un momento storico, il nostro, in cui le questioni ‘femministe’ sono diventate ormai quotidiane, e non si deve più temere di non esserne all’altezza.

Prenotazione per la presentazione de Le ragazze stanno bene:
https://www.eventbrite.it/e/biglietti-giulia-cuter-giulia-perona-microfestival-delle-storie-121501657729?fbclid=IwAR2COKMmPBSyzvVJ7p-gEsa-v6irPijDH-HlnGUWInYL7ZDyZhg0D-u2Bt4

C’era una volta la fossa Polesella, domenica 4 ottobre alle 10 da via Gramsci, ritrovo gelateria Polo nord. Aggirandosi nel centro storico di Polesella, è impossibile non cogliere una insolita conformazione urbanistica disposta su più livelli altimetrici. Quale sarà il motivo? Forse non molti sanno che Polesella era attraversata sino al 1951 da un’importante via di comunicazione fluviale, la Fossa di Polesella, che metteva in comunicazione il Po con il Canalbianco. Oggi che fine ha fatto? Perché non esiste più e cosa c’è al suo posto? Queste e molte altre domande potranno trovare una risposta durante la visita guidata nel centro storico del paese.

Prenotazioni per la visita C’era una volta Polesella:
https://www.eventbrite.it/e/biglietti-cera-una-volta-la-fossa-polesella-121504961611
Il programma completo degli eventi del Microfestival di ottobre su www.microfestivaldellestorie.it
Per informazioni: microfestivaldellestorie@gmail.com, messenger: microfestival delle storie.

MICROFESTIVAL DELLE STORIE: I nuovi appuntamenti per adulti e bambini

Microfestival delle storie: incontro con Giulia Cuter e Giulia Perona autrici di Le ragazze stanno bene.
Tra gli eventi in calendario, anche laboratori per bambini e C’era una volta la fossa Polesella

Voci di donne giovani, libri, street art e visite al territorio per un altro fine settimana con il Microfestival delle storie. Sabato 3 e domenica 4 ottobre, a Polesella il programma degli eventi abbraccia tutte le fasce d’età: i più piccoli potranno creare un parco di sciarpe con la tecnica del ‘yarn bombing’ (sabato 3 ottobre alle 15, giardini della Fossa in via Gramsci), mentre gli adulti potranno assistere alla presentazione del libro Le ragazze stanno bene (edizioni HerperCollins) di Giulia Perona e Giulia Cuter che, alle 17.30, in sala Agostiniani dialogheranno con Giorgia Brandolese. Domenica 4 ottobre alle 10, da via Gramsci, partirà in bicicletta la visita, guidata dall’associazione Polesella cultura e territorio, alla scoperta del centro storico e della sua conformazione urbanistica mutata nel tempo.

Scheda degli eventi.

Un parco di sciarpe sabato 3 ottobre dalle 15, giardini della Fossa via Gramsci. Attraverso la scoperta dello yarn bombing come particolare tecnica di street art, capace di mettere insieme tradizione, genio e colore, bambini e genitori avranno a disposizione un parco nel quale scegliere il proprio albero di riferimento e decorarlo utilizzando semplicemente forbici, vecchi gomitoli di lana, le mani e la fantasia. Adulti e bambini andranno a caccia dei giusti colori e abbinamenti per rendere ancora più speciale l’albero del quale si prenderanno cura; impareranno a riconoscerne la specie e, a fine giornata, sapranno darle un nome.

Prenotazione per il laboratorio Un parco di sciarpe:

https://www.eventbrite.it/e/biglietti-un-parco-di-sciarpe-121500985719?fbclid=IwAR2fhz4eeaM0gL8w2e0xQMXWDkLNJJms01Tb3hxjc4fyJT_LDlgSq4Grme8

Le ragazze stanno bene con Giulia Cuter e Giulia Perona, sabato alle 17.30 in sala agostiniani, evento in presenza con le autrici e Giorgia Brandolese. Sinossi del libro: Le ragazze contemporanee non vogliono più essere le spose sottomesse degli anni Cinquanta, tutte casa, cucina e marito, ma nemmeno le femministe arrabbiate degli anni Settanta, con i loro falò di reggiseni e l’odio per i maschi. Ci sono invece molte altre cose che le ragazze contemporanee sono già: donne in carriera, politiche impegnate, esseri umani indipendenti nella gestione del proprio corpo e della propria vita sentimentale e sessuale. Come non rimanere prigioniere dell’uno o dell’altro modello? È possibile, oggi, non rinunciare al femminismo ma nemmeno alla femminilità? Ripercorrendo alcune fra le prime volte più significative nella vita di ogni bambina, ragazza e infine donna, le autrici, creatrici del podcast Senza rossetto, dipingono un mondo e un momento storico, il nostro, in cui le questioni ‘femministe’ sono diventate ormai quotidiane, e non si deve più temere di non esserne all’altezza.

Prenotazione per la presentazione de Le ragazze stanno bene:

https://www.eventbrite.it/e/biglietti-giulia-cuter-giulia-perona-microfestival-delle-storie-121501657729?fbclid=IwAR2COKMmPBSyzvVJ7p-gEsa-v6irPijDH-HlnGUWInYL7ZDyZhg0D-u2Bt4

C’era una volta la fossa Polesella, domenica 4 ottobre alle 10 da via Gramsci, ritrovo gelateria Polo nord. Aggirandosi nel centro storico di Polesella, è impossibile non cogliere una insolita conformazione urbanistica disposta su più livelli altimetrici. Quale sarà il motivo? Forse non molti sanno che Polesella era attraversata sino al 1951 da un’importante via di comunicazione fluviale, la Fossa di Polesella, che metteva in comunicazione il Po con il Canalbianco. Oggi che fine ha fatto? Perchè non esiste più e cosa c’è al suo posto? Queste e molte altre domande potranno trovare una risposta durante la visita guidata nel centro storico del paese.

Prenotazioni per la visita C’era una volta Polesella:

https://www.eventbrite.it/e/biglietti-cera-una-volta-la-fossa-polesella-121504961611

Il programma completo degli eventi del Microfestival di ottobre su www.microfestivaldellestorie.it

Per informazioni: microfestivaldellestorie@gmail.com, messenger: microfestival delle storie.

LA RICERCA SUL TUMORE AL SENO RESTITUISCE A MIGLIAIA DI DONNE I LORO PROGETTI DI VITA
Torna in Emilia Romagna la campagna Nastro Rosa AIRC

da:  #NastroRosaAIRC 

 

Torna in Emilia-Romagna la campagna Nastro Rosa AIRC per sostenere le donne colpite dal tumore al seno e l’impegno dei ricercatori che studiano nuove terapie per chi affronta le forme più aggressive. Simbolo della campagna è un nastro rosa incompleto, per non dimenticare il vero obiettivo: raggiungere un concreto risultato di cura per tutte le donne. Per informazioni: nastrorosa.it  

La Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro torna a indossare un nastro rosa incompleto, per sensibilizzare il pubblico e mostrare sostegno e vicinanza alle donne colpite dal tumore al seno, la neoplasia più diffusa nel genere femminile, che riguarda una donna su nove nell’arco della vita, con circa 53.000 nuove diagnosi in Italia solo nel 2019*.

A dare il via alla mobilitazione sarà, il primo ottobre, l’illuminazione in rosa di centinaia di palazzi comunali e monumenti in tutta Italia, grazie alla collaborazione fra AIRC e ANCI, Associazione Nazionale Comuni Italiani. In Emilia Romagna si accenderanno:

Bondeno (FE) – Scuola Elementare
Codigoro (FE) – Fontana
Anzola Dell’Emilia (BO) – Monumento Ai Caduti
Bologna – Palazzo Del Podestà
Valsamoggia (BO) – Palazzo Comunale
Civitella Di Romagna (FC) – Castello Di Cusercoli E Rocca Di Civitella
Forlì (FC) – Fontana Piazza Ordelaffi
Longiano (FC) – Palazzo Comunale
Bomporto (MO) – Palazzo Comunale
Carpi (MO) – Fontana Giardini Teatro Comunale e – Teatro Comunale
Castelnuovo Rangone (MO) -Torrione Medioevale
Polinago (MO) – Palazzo Comunale
San Prospero (MO) – Palazzo Comunale
Soliera (MO) – Castello Campori
Unione Del Sorbara (MO) – Palazzo Comunale E Torrazzo Di Piumazzo E Torre Dei Modenesi
Piacenza (PC) – Palazzo Farnese
Fidenza (PR) – Palazzo Comunale
Bagnacavallo (RA) – Palazzo Comunale
Brescello (RE) – Palazzo Comunale
Gattatico (RE) – Palazzo Comunale, Piazza Taneto E Centro Giovani La Palazzina
Gualtieri (RE) – Palazzo Comunale
Quattro Castella (RE) – Palazzo Comunale
Reggio Emilia – Ponte Calatrava e Fontana Piazza Martiri 7 Luglio
Rimini (RN) – Rocca Malatestiana
Verrucchio (RN) – Rocca Malatestiana

Seguiranno numerose iniziative sul territorio organizzate dal Comitato Emilia-Romagna di Fondazione AIRC per tenere alta l’attenzione dei cittadini su questo tema e raccogliere nuovi fondi da destinare alla migliore ricerca italiana sul tumore al seno.

Grazie ai costanti progressi della ricerca, la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è aumentata fino all’87%*, ma c’è ancora molto da fare per raggiungere il pieno obiettivo: curare tutte le donne, accompagnarle nella realizzazione dei loro progetti di vita. Grazie alla fiducia dei propri sostenitori, AIRC negli ultimi cinque anni ha messo a disposizione oltre 40 milioni di euro per progetti di ricerca sul tumore al seno. Oggi abbiamo diagnosi sempre più precoci, accurate e accessibili a un numero più ampio di donne, trattamenti più mirati, efficaci e tollerabili, tuttavia molte pazienti aspettano risposte specifiche per le forme più aggressive che non rispondono alle terapie oggi disponibili, come accade per il tumore al seno triplo negativo, che colpisce soprattutto in giovane età, e per il carcinoma mammario metastatico, che riguarda circa 36.000 donne in Italia*.

LE INIZIATIVE IN REGIONE

Molti esercizi commerciali sul territorio sostengono la campagna distribuendo le spillette di AIRC con il Nastro Rosa: indossandolo è possibile contribuire concretamente alla ricerca sul tumore al seno – con una donazione minima di 2 euro – e dimostrare partecipazione e vicinanza alle donne che lo stanno affrontando. All’iniziativa hanno aderito anche più di 150 farmacie comunali e private. Per trovare il punto di distribuzione più vicino: nastrorosa.it/spilletta-nastro-rosa/

Per ulteriori informazioni: Fondazione AIRC Comitato Emilia-Romagna – 051244515 – com.emilia.romagna@airc.it

Balbo e il senatore DS

Massimo Brutti, sottosegretario diessino alla Difesa (prima con Prodi e poi con D’Alema), disse nel 1996, quando presenziò senza remore all’inaugurazione di un busto di Balbo nel palazzo dell’Aeronautica a Roma, che ” per le funzioni politiche e di comando svolte, Italo Balbo può considerarsi tra le figure più eminenti di questa comunità: uno dei fondatori dell’Arma azzurra. Egli non fu soltanto un comandante militare, ma anche un capo politico, partecipe di quel movimento illiberale e antidemocratico che era il fascismo. Fu un dirigente di primo piano del regime autoritario che si impose in Italia tra le due guerre. Siamo ben consapevoli delle responsabilità che egli ebbe, al pari di altri uomini della sua stessa parte, nella distruzione delle libertà politiche, durante anni laceranti e tormentati, come quelli del primo dopoguerra. Fu migliore di altri, tanto che si oppose recisamente alla barbarie delle leggi razziali. Senza dimenticare quelle responsabilità, noi oggi riconosciamo e rammentiamo i suoi meriti. Celebriamo il suo coraggio di aviatore, la sua azione pionieristica che mise in luce le grandi capacità e il livello tecnico raggiunto già alla fine degli anni venti dalle squadre dei velivoli che attraversavano l’oceano. Inoltre, ricordiamo la lucidità con la quale egli teorizzò la funzione dell’aeronautica militare moderna, del tutto irriducibile alle esperienze militari del passato, di terra e di mare”.
Non possiamo riconoscerci tutti, senza polemiche, nelle parole di un senatore DS non fazioso, fine giurista che divenne anche membro del C.S.M.?

Nadia Biavati

(Le parole di Brutti,riportate dal Ministro Giovanardi che rispondeva ad una interpellanza,si trovano nel resoconto stenografico della Camera dei Deputati,seduta n.195 del 1° ottobre 2002.)

Cover: Italo Balbo e la Trasvolata atlantica (Wikimedia Commons) 

‘aggiornamento: su quasi 10.600 tamponi 97 nuovi positivi, di cui 42 asintomatici da screening regionali e attività di contact tracing. Le persone complessivamente guarite salgono a 26.016 (+70)

Da: Ufficio Stampa Regione Emilia-Romagna

29.09,2020

Effettuati anche 2.905 test sierologici. L’età media dei nuovi casi è di 38,2 anni. Al momento del tampone, 51 le persone già in isolamento. 4.710 casi attivi (+25). Scendono a 14 (-1) i ricoveri in terapia intensiva. Due nuovi decessi. Le infografiche aggiornate sull’andamento dei dati in Emilia-Romagna

Bologna – Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna sono stati registrati 35.210 casi di positività97 in più rispetto a ieri, di cui 42 asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali.

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: sul totale dei nuovi casi, 51 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone, 52 sono stati individuati nell’ambito di focolai già noti.

Sono 14 i nuovi contagi collegati a rientri dall’estero, per i quali la Regione ha previsto due tamponi naso-faringei durante l’isolamento fiduciario se in arrivo da Paesi extra Schengen e un tampone se di rientro da Grecia, Spagna, Croazia, Malta e regioni della Francia. Il numero di casi di rientro da altre regioni è 3.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 38 anni.

Sui 42 asintomatici, 26 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 13 attraverso i test per categorie a rischio introdotti dalla Regione, 3 con gli screening pre-ricovero.

Per quanto riguarda la situazione nel territorio, il maggior numero di casi si registra nelle province di Bologna (21), Modena (14) e Reggio Emilia (12).

A Bologna e provincia sono 21 i nuovi positivi: 3 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 1 ha effettuato il tampone al rientro dall’estero (Marocco), 1 da un’altra regione (Sardegna), 16 hanno effettuato il tampone in presenza di sintomi, 14 dei quali nell’ambito di focolai già noti.

In provincia di Modena, su 14 nuovi positivi, 1 è stato individuato al rientro dall’estero (Marocco), 1 al ritorno da un’altra regione (Sardegna), 2 sono contatti di casi noti, 2 sono stati individuati tramite gli screening sulle categorie professionali a rischio, 1 è stato diagnosticato grazie allo screening pre-ricovero, 1 è risultato positivo allo screening prima di partire per il Marocco, 6 sono classificati come casi sporadici.

In provincia di Reggio Emilia, su 12 nuovi casi positivi, 10 sono stati individuati all’interno di focolai già noti, di cui 7 in ambito familiare, 2 sono stati classificati come sporadici.

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Infografiche e analisi sull’andamento dei dati in Emilia-Romagna sono consultabili on line attraverso il report periodico sull’andamento del contagio: https://bit.ly/3jdMaaT

tamponi effettuati sono 10.580, per un totale di 1.166.500. A questi si aggiungono anche 2.905test sierologici.

casi attivi, cioè il numero di malati effettivi, a oggi sono 4.710 (+25 rispetto a ieri).

Le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 4.492 (+23 rispetto a ieri), il 95% dei casi attivi. I pazienti in terapia intensiva sono 14 (-1 rispetto a ieri), quelli ricoverati negli altri reparti Covid sono 204 (+3 rispetto a ieri).

Le persone complessivamente guarite hanno raggiunto quota 26.016 (+70 rispetto a ieri): 8 “clinicamente guarite” (stabili rispetto a ieri), divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione, e 26.008 quelle dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.

Si registrano purtroppo due decessi nel territorio emiliano-romagnolo: un uomo di 65 anni della provincia di Bologna e una donna di 78 anni della provincia di Parma.

Questi i casi di positività sul territorio, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 5.039 a Piacenza (+5, di cui 3 sintomatici), 4.297 a Parma (+9, di cui 3 sintomatici), 5.795 a Reggio Emilia (+12, di cui 5 sintomatici), 4.904 a Modena (+14, di cui 9 sintomatici), 6.278 a Bologna (+21, di cui 17 sintomatici), 582 a Imola (invariato), 1.449 a Ferrara (+7, nessun sintomatico), 1.799 a Ravenna (+7, di cui 4 sintomatici), 1.361 a Forlì (+6, di cui 3 sintomatici), 1.123 a Cesena (+9, di cui 6 sintomatici), 2.583 a Rimini (+7, di cui 5 sintomatici).

3 milioni di figli dell’immigrazione saranno i nuovi leader nel mercato del lavoro italiano

Da: Ufficio Stampa Encanto Public Relations

La Associazione Nuove Radici Aps e NuoveRadici.World con il sostegno del Consolato generale degli Stati Uniti d’America di Milano organizzano l’incontro

“Le Nuove Radici della leadership. Come essere leader nella società multiculturale” Venerdì, 2 ottobre 2020, Triennale Milano Sala Agorà,Viale Alemagna 6. Milano

Secondo le stime della fondazione Ismu, al 1° gennaio 2019 la presenza complessiva delle seconde generazioni in Italia di età compresa tra gli 0 e i 35 anni, nate in Italia da almeno un genitore straniero o giunte minorenni, era di 2.825.182. “Quasi tre milioni di figli dell’immigrazione destinati a modificare il tessuto sociale, culturale, demografico del nostro Paese che gradualmente stanno entrando nelle istituzioni, emergendo nel mercato del lavoro in posizioni apicali”, osserva Cristina Giudici, direttrice di NuoveRadici.world, testata nata alla fine del 2019 per valorizzare il protagonismo delle nuove generazioni di italiani. “Medici, ingegneri, insegnanti, artisti, attivisti che vogliono conquistare la leadership per affermarsi individualmente e al contempo favorire una maggiore inclusione della diversity nella società. Il loro ruolo sarà infatti sempre più cruciale per prevenire forme di discriminazione, xenofobia e razzismo”. I relatori che abbiamo scelto per cambiare narrazione sono uomini e donne che hanno origine straniera ma radici ben piantate in Europa. All’inizio della loro vita, sono stati il ponte tra la cultura della famiglia d’origine e quella del Paese europeo dove sono cresciuti. Le doppie radici li hanno aiutati a sviluppare le proprie capacità e a trasformarsi in leader per l’inclusione. “La loro capacità di dare un contributo alla società multiculturale e di essere competitivi in un mondo globale ha favorito non solo la loro crescita personale, ma anche il loro empowerment, facendoli diventare influencer, attivisti e fondatori di community per l’inclusione e la coesione sociale”, aggiunge Piervito Antoniazzi, presidente dell’associazione Nuove Radici, che affianca la testata web di NRW.

Nuove Radici e il Consolato Generale degli Stati Uniti di Milano hanno deciso di dare vita a questo evento per far conoscere l’effervescenza intellettuale che non viene narrata. In tutte queste esperienze di leadership, possiamo fotografare un fenomeno reale: la leadership si forma attraverso l’interazione di culture. I nuovi leader sono interpreti preziosi della globalizzazione perché hanno superato il concetto di nazionalità, consapevoli del proprio background migratorio.

Anthony A. Deaton, Console per la Stampa e la Cultura presso il Consolato Generale degli Stati Uniti a Milano, ha dichiarato: “Il Consolato Generale degli Stati Uniti a Milano è orgoglioso di sostenere la missione di Nuove Radici: promuovere una nuova generazione di leader che provengono da diverse comunità con un passato di immigrazione. Questi giovani leader sono impegnati a creare opportunità nella politica, prosperità economica e giustizia sociale per tutti. È una missione che impegna anche il governo degli Stati Uniti, sul suo territorio e nel mondo”.

Francesco Mastro, socio fondatore e presidente di ArteficeGroup, che ha creduto fin da subito al progetto di Nuove Radici, spiega così la partecipazione all’evento: “Le ragioni per cui ArteficeGroup ha deciso di mettere a disposizione le sue competenze per il progetto di NuoveRadici.World sono molteplici, ma partono tutte da una stessa visione del mondo che vede nell’integrazione di saperi, culture e persone la condizione indispensabile di crescita sia personale sia della società in generale”

 Synergie Italia è una azienda leader nel settore delle risorse umane ed è partner dell’iniziativa. L’amministratore delegato Giuseppe Garesio commenta: “Il nostro lavoro consiste nel far emergere i talenti, e offrire loro opportunità professionali concrete e di qualità. È quindi naturale per noi sostenere iniziative come questa. È importante infatti valorizzare i percorsi dei “nuovi italiani”, perfetti interpreti della nuova società multiculturale, che anche il mondo del lavoro dovrà includere”.

 “Il tema dell’inclusione e della valorizzazione delle diversità per creare valore aggiunto è sempre stato nel nostro DNA, pertanto non potevamo mancare a questa iniziativa – aggiunge Antonia del Vecchio, Diversity Manager dell’azienda -. Synergie Italia crede fermamente nella diversità come ricchezza e risorsa e sostiene che ciascun individuo, prima di essere un Employee, è una persona unica ed il suo valore risiede nelle sue innumerevoli sfumature”.

I relatori: 

Marwa Mahmoud, italoegiziana, è una delle poche donne riuscite a entrare in politica e ad affermare il suo diritto a esercitare una cittadinanza attiva. La sua testimonianza è importante perché siamo appena andati alle urne e diversi attivisti hanno avviato la campagna ilmiovotovale.com per chiedere una legge sulla cittadinanza in nome di tutti gli italiani maggiorenni di origini straniere che non possono votare.

Sono consigliera comunale del Comune di Reggio Emilia e presidente della commissione consiliare per i Diritti umani, Pari opportunità e Relazioni internazionali”, spiega. Ho trentacinque anni, sono nata ad Alessandria d’Egitto e cresciuta a Reggio Emilia. Ho studiato al liceo scientifico e mi sono laureata in Lingue e Letterature straniere a Bologna. Lavoro nell’ambito dell’intercultura all’interno del Centro interculturale “Mondinsieme” da oltre dieci anni e da sempre sostengo tutte le battaglie che riguardano i diritti umani e civili, il dialogo interculturale ed interreligioso e la riforma sulla cittadinanza per l’inclusione sociale e culturale delle nuove generazioni”. Il suo intervento verterà sul ruolo che possono giocare le nuove generazioni nei processi politici e sociali in Italia.

 

Abderrahmane Amajou, detto Ab, nato in Marocco nel 1986 ma italiano d’adozione dall’età di 6 anni. “Ho ricoperto il ruolo di referente d’area dei paesi del Nord Africa per Slow Food Internazionale. In seno all’organizzazione, nel 2015 abbiamo deciso di aprire un nuovo ufficio dedicato alle tematiche migratorie, di cui sono il responsabile”, afferma. “Con Terra Madre, stiamo creando una grande rete di produttori, allevatori, ristoratori, giornalisti e accademici. Tra gli obiettivi ci sono quelli di mettere in connessione le attività di Slow Food con le storie delle realtà migranti sul territorio, analizzare gli effetti delle migrazioni e del cambiamento climatico sulla biodiversità locale e supportare il coinvolgimento delle comunità migranti, visti come attori protagonisti nella cooperazione internazionale nelle loro terre d’origine”. Fa parte di Transatlantic Inclusion Leaders Network (TILN) di German Marshall Fund e lo scorso anno ha trascorso alcuni mesi negli USA, a Chicago, per apprendere la strategia del community organizer: pratiche utili nella creazione di comunità leader per il cambiamento. Ha già ricoperto il ruolo di consigliere comunale a Bra con deleghe alle politiche giovanili e all’inclusione ed è inoltre membro del CDA dell’Ufficio Pio della Compagnia San Paolo.

 

Hilda Ramirez, nata in Ecuador, in Italia dall’età di 7 anni. Lavora come webmaster freelance, attivista per i diritti umani e civili, presidente di Associazione Multietnica per la Cooperazione allo Sviluppo Umano di Genova e consigliera del direttivo del CoNNGI, il Coordinamento Nazionale Nuove Generazioni Italiane. E ha anticipato: “All’incontro sulla leadership parlerò della diffusione dei social media, che ha radicalmente trasformato le modalità con cui gli utenti accedono alle notizie di loro interesse e questo vale anche per le associazioni e l’attivismo. La comunicazione è diventata bidirezionale: il cittadino si aspetta di essere ascoltato e soprattutto cerca un dialogo. Questo rapporto continuo, in tempo reale e spesso fuori dai classici orari di ufficio, richiede una nuova organizzazione del lavoro dei ragazzi di nuova generazione”.

 

Evelyne S. Afaawua, ha creato un brand imprenditoriale per gli afrodiscendenti. Imprenditrice italoghanese, afro hair trainer, CEO e founder di Nappytalia Eco Bio Cosmetics. Nel 2014 ha fondato Afro Italian Nappy Girls, la prima community italiana mirata ad aggregare le ragazze afrodiscendenti, afroitaliane, africane, miste e ricce che hanno deciso di valorizzare la propria identità attraverso i propri capelli. “Racconterò come ho creato una community, l’idea di condivisione nel trovare uno spazio sociale e mediatico per noi inesistente. Un leader è colui che viene riconosciuto come tale dalla sua comunità per le azioni concrete che svolge, a sostegno di essa. Essere un modello è un privilegio che comporta una grande responsabilità”.

 

Anass Hanafi è studente di Giurisprudenza presso l’università di Torino. Ha frequentato l’università di Friburgo per il suo erasmus e successivamente la Scuola di Politiche a Roma, fondata dall’ex premier Enrico Letta. Durante il suo percorso universitario ha fondato un’associazione universitaria ed è anche stato eletto come rappresentante degli studenti dell’università di Torino. Nel 2019 viene selezionato tra i futuri leader europei per TILN (Transatlantic Inclusion Leaders Network), organizzata dalla German Marshall Fund of the United States of America. Nello stesso anno diventa co-fondatore e vicepresidente di Nili, il Network Italiano dei Leader per l’inclusione, organizzazione che ha come obiettivo quello di accrescere la leadership dei giovani appartenenti alle minoranze e accogliere cittadini italiani con diversi background per produrre un valore aggiunto nella comunità. A partire da quest’anno fa parte anche dei Global Shapers, realtà giovanile del World Economic Forum. “Il mio motto è: Il cambiamento inizia da noi”, spiega. E all’incontro in Triennale parlerò della Leadership al servizio della comunità e del futuro della nostra società.

 

Boris Veliz è un giovane artista poliedrico: scenografo, artista digitale e urban artist. Nato in Ecuador e formatosi artisticamente a Milano, si è laureato in Scenografia per il Cinema e la Televisione con 110 e lode presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha lavorato come educatore portando avanti vari workshop sociali di avvicinamento alla pittura e al disegno con Cooperative come ‘Comin’. Ha collaborato come scenografo e aiuto-scenografo a programmi televisivi come Camera Cafè (Rai), spot pubblicitari, e cortometraggi. Nell’ambito Urban-art ha collaborato con brand come ‘Campari’ e ‘Roche’. Recentemente il Consolato dell’Ecuador gli ha conferito un riconoscimento istituzionale al suo talento durante la celebrazione della Giornata del Migrante. “Se penso alla definizione di chi è una figura leader, penso subito a qualcuno che sa seguire, prima ancora di essere seguito”, afferma, “perché se non hai mai seguito nessuno, non sai come è il sentimento dall’altra parte, non hai empatia. Per essere o diventare un buon leader è fondamentale possedere una serie di requisiti che non sono necessariamente le competenze professionali in un determinato settore, ma essere dotati di empatia, carisma, disponibilità, l’umiltà, la capacità di valorizzare ogni singolo membro del proprio team, capacità comunicative e inventiva nel risolvere il problema”.

 

Matteo Matteini, 54enne, milanese d’adozione ma irrevocabilmente riminese, con origini sparse fra l’Africa e il Mediterraneo. Studia scienze politiche, si specializza in sociologia urbana, fundraising, corporate social responsibility e coaching. Si occupa, in forme molteplici, di politiche pubbliche per l’innovazione sociale a supporto di organizzazioni multilaterali, nazionali, regionali e locali. Nel 2013 fonda Vitality onlus.

Per iscrizioni: nuoveradiciaps@gmail.com

Aumentare lo stipendio ai docenti

of. Romano Pesavento – presidente CNDDU

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, in considerazione delle tante responsabilità previste dai protocolli COVID 19, sulla cui sicurezza abbiamo espresso diverse perplessità, chiede al Ministero dell’Istruzione un aumento degli stipendi, ritenuti molto inferiori rispetto al carico di lavoro prospettato.

Attualmente, come risulta, l’incremento stipendiale, per un reddito annuo pari o inferiore a 28 mila euro, al netto del bonus di 80 euro di Renzi eliminato dall’attuale normativa, è pari solo a 20 euro, cifra veramente ridicola quanto offensiva. Soprattutto in considerazione delle spese esorbitanti sostenute da tanti docenti costretti dalla legge 107/2015 a permanere fuori dalla propria città di residenza / regione. Certo, con 20 in più si può fare colazione in un bar di Milano centro. Che soddisfazione, quale riconoscimento pubblico, dopo anni di studio e di gavetta in giro per l’Italia! Con il Covid 19 la prospettiva diventa ancora più confortante per i docenti.

Gli educatori nella rappresentazione semplicistica di alcuni media oscillano tra la figura del fannullone criminale intento a bivaccare senza impegnarsi nella propria professione o il martire che dovrebbe lanciarsi tra le fiamme, lacero e sporco, in ossequio a una sorta di missione divina, che è l’insegnamento, “gratis et amore Dei”.

Il docente non può identificarsi in tali stereotipi; si è consapevoli del fatto che il proprio ruolo comporti maggiore sensibilità e delicatezza, ma non per questo si deve incorrere nello svilimento delle proprie prerogative; diversamente, il processo di squalificazione cui sta andando in contro tale figura da circa due decenni non avrà più fine, con detrimento non solo dei “privilegiati” insegnanti, ma di un’intera società, privata di un’agenzia educativa determinante per il progresso civile.

Tornando alla stampa e alla politica, da ogni parte si sente parlare di ripresa economica e di maggiore ottimismo connessi alla riapertura delle scuole, senza le quali il Paese “collasserebbe”, per vari motivi. Intanto “gli eroi” hanno nel portafoglio un aumento di 20 euro e tanta probabilità in più di ammalarsi sul posto di lavoro di altri dipendenti. C’è da riflettere.

Joe Biden : i democratici non avevano di meglio?

di Giulio Borghi

Dopo la nota passione di Bill Clinton per le stagiste è toccato a un altro democratico, Joe Biden (classe 1942 !), essere accusato da una donna, Tara Reade , che ha denunciato per molestie sessuale l’ex senatore del Delaware (poi vicepresidente alla Casa Bianca con Obama e oggi candidato democratico alle elezioni di novembre). La Reade aveva lavorato come assistente nel suo staff dal 1992 al 1993 e si è rivolta allo stesso studio legale che ha assistito le vittime del famigerato produttore americano Harvey Weinstein.

La Reade è una delle otto (otto!) donne che nel 2019 si sono fatte avanti sostenendo di essere state baciate, toccate o abbracciate dal senatore in un modo che le aveva fatte sentire a disagio. In una testimonianza precisa e dettagliata, la Reade sostiene di essere stata aggredita nei corridoi del Congresso e che poi Biden l’avrebbe spinta contro un muro infilandole la mano sotto la gonna. “Ricordo che è successo tutto molto velocemente”, ha detto durante un’intervista. “Le sue mani erano su di me e sotto i miei vestiti”.

Joe Biden ovviamente ha smentito tutto .Le accuse, ha affermato “non sono vere e ciò di cui sono accusato non è mai successo”.

Certo, se l’unica accusa fosse quella di Tara Reade potrebbero esserci dei dubbi. Ma se ad accusare Biden sono,per episodi diversi, altre  otto donne, la faccenda assume un altro aspetto.Di sicuro Biden si troverà in difficoltà nell’accusare Donald Trump di comportamenti non corretti nei confronti del gentil sesso…

Mi chiedo: ma i democratici americani non avevano di meglio da contrapporre a Trump? Dovevano proprio scegliere un anziano accusato di molestie)?

Prima c’è stata la storia mai chiarita del suo appoggio al figlio Hunter per affari legati al gas ucraino, poi la “storiaccia” delle accuse di Tara Reade e di altre otto donne..

Con tanti candidati (penso alla Warren) più giovani e presentabili è stato scelto l'”usato sicuro”. Che a me,però, non pare così sicuro.

DI MERCOLEDI’
Ancora maschere (e mascherine)

Ci ho proprio azzeccato. Come lettrice, intendo. Sono arrivata a pagina 290 del romanzo di Sandro Veronesi Il colibrì ed è rispuntato fuori il personaggio carsico di Duccio Chilleri: vestito di un abito nero piuttosto malandato, col volto pieno di grinze e i denti gialli, con la schiena curva e l’aspetto complessivo di un vecchio. Nel numero scorso dicevo di questo personaggio che mi ricorda Rosario Chiarchiaro, il protagonista de La patente, novella e atto unico di Pirandello. Entrambi portatori di iella. Questo Duccio rispunta fuori, dicevo, e ammette di essere  diventato uno iettatore di mestiere, proprio come Rosario. Di averlo fatto per poter sopravvivere al disdoro generale e poter guadagnare, portando iella a pagamento. Come Rosario.

Poi nelle pagine  finali del romanzo ho trovato l’elenco delle citazioni e dei rimandi ad altri testi; di solito si chiamano Ringraziamenti ma Veronesi, che li svela con piacere (il piacere di mostrarsi in qualità di lettore), li definisce Debiti. E’ stato come consultare le soluzioni che sulla Settimana enigmistica sono stampate in fondo al giornaletto e bisogna rovesciare le ultime pagine per leggerle. Mi sono sentita confortata per averci visto giusto a mettere in coppia Duccio e Rosario. Sì, ma quanti altri rimandi non ho colto. Capisco ogni volta di più che il ruolo del lettore dà molto da fare, soprattutto quando l’autore, come in questo caso, spazia tra i libri di un universo letterario di grande spessore. Viene fuori alla fine che ha consapevolmente intrecciato alle sue alcune figure e situazioni di altre galassie narrative. Come piacerebbe a Calvino, ha incrociato i destini di personaggi provenienti da libri diversi. Non a caso il suo protagonista, ‘il colibrì’ Marco Carrera, è un abile giocatore di carte!
Quello che mi preme qui richiamare è il peso della ‘maschera’ che portano addosso i due iettatori, una ‘maschera-destino’, che essi incamerano per sopravvivere.

Mercoledì scorso al mercato del mio paese ho visto moltissimi di noi indossarne una, una ‘mascherina’ devo dire; io stessa esibivo quella chirurgica che dal lato esterno è azzurra. Inoltre sui banchi di molti venditori erano in bella mostra altri modelli di mascherine anti Covid leggere e colorate. Ho cominciato a percepire quanto rendessero diverso il paesaggio della piazza. Mascherine ovunque, in movimento sui volti delle persone, oppure ferme in esposizione, in attesa di essere acquistate. In un banco accanto al settore per adulti ho notato tutto un repertorio di mascherine per bambini, una buona prova di astuzia commerciale e fantasia. C’erano infiniti colori e disegni sui piccoli rettangoli di stoffa, ‘lavabile’ diceva una cartello; c’erano i personaggi dei cartoni animati che i bambini seguono sui cellulari, sui tablet o alla tv.

La mascherina come parte del nostro look. Mi viene in mente la foto che agli inizi dell’estate circolava sui social e mostrava ‘il trikini’: un coordinato per la spiaggia formato dal classico due  pezzi più un terzo pezzo, la mascherina. Dobbiamo riconoscere che, associata così all’idea di bellezza e di glamour, essa porta con sé un significato più leggero, allude a qualcosa che ci viene dato in termini di immagine e non a ciò che il Covid ci ha fin qui tolto: sicurezza, libertà e altri paroloni.
L’immagine che diamo di noi stessi, però, va incontro ai suoi rischi.
Diciamo che incontrando la gente del paese mercoledì ho visto tre diverse reazioni.

C’è chi ti riconosce al primo sguardo e ti apostrofa con sicurezza, come se la mascherina non costituisse un paravento, ma un biglietto da visita. Come fosse un fattore che aumenta la leggibilità della tua persona. Come farà? Saprà riconoscere i gesti o i vestiti, la corporatura, i capelli. Io credo che il portamento sia ciò che ci svela.

Il secondo modo di incontrarsi è invece indeciso. Ci si guarda e si accenna a proseguire, poi quando la distanza interpersonale (che veniva chiamata “sociale” durante il lokdown) diventa quella giusta, le battute da una parte e dall’altra sono più o meno queste: “Ah, scusa, sei tu. Mi pareva, ma poi non ero sicura”. “Anch’io ti guardavo, ma con queste mascherine non si conosce più nessuno”.

Il terzo è presto detto: vedi la persona che ti conosce evitare il tuo sguardo e, complice una leggera distanza da te, accelerare il passo. Non ti ha proprio vista. Oppure sa che per colpa della mascherina sei meno in evidenza nel suo raggio visivo e questo costituisce una scusante, è un piccolo alibi che le permette di tirare diritto.

Letteratura vieni avanti. Porta i tuoi personaggi di carta, i Chiàrchiaro e i Chilleri, con le maschere che sono state stampate sul loro volto. Ci è utile osservarli e chiederci se un analogo destino riguarda anche noi. Ma certo, mi sento di rispondere. Chiàrchiaro è uscito dalla penna del suo autore nel 1911, Chilleri dopo oltre un secolo nel 2019 e ci ha trovati ancora affezionati ai pregiudizi, alle opinioni comode, che è faticoso mettere in discussione.

Nel numero 12 del 26 settembre il quotidiano Domani  apre la prima pagina con l’articolo La legge del più forte: omofobia in presa diretta, firmato da Jonathan Bazzi, uno degli autori finalisti all’ultimo Premio Strega col romanzo Febbre. Dopo aver riportato l’ennesimo episodio di omofobia ai danni del suo compagno, Bazzi afferma di avere provato anche sulla propria pelle che “la cultura omotransfobica è rigogliosa e trasversale, gode di ottima salute”,  per cui “i corpi dei non allineati sono esposti ai sinistri di un sistema che si ritrova ovunque”, anche nelle strade di Milano nel 2020, dove il suo compagno è stato pesantemente insultato da un gruppo di adulti. L’auspicio, con cui chiude l’articolo, è che in Italia si arrivi presto a una legge contro misoginia e omotransfobia che ponga le basi per “una ristrutturazione culturale ed emotiva del paese”.

Se ora torniamo alle mascherine al mercato del mio paese, senza dimenticare gli effetti drammatici di cui parla Bazzi, è per cercare di stare al gioco e chiederci dove ci conduce l’indossarle quando siamo nel mondo. Caso numero uno: dicevo che siamo subito riconosciuti e apostrofati. La mascherina sembra non influire nel “gioco delle parti”; rimaniamo quelli di prima (con la maschera legata all’idea che gli altri si sono fatti di noi, alla ‘forma’ che ci assegnano, naturalmente!) e l’esserci coperti il volto col nero oppure con altri colori resta un fatto di look.

Caso numero due: c’è indecisione nel reciproco riconoscimento. In questo caso la combinazione di maschere e mascherine si complica, perché sotto la mascherina che ognuno di noi vede nell’altro ci possono essere due individui diversi, con la forma che è stata loro assegnata da prima. Viene almeno raddoppiato l’ ‘effetto spiedo’ (io lo chiamo così) con cui infilzo l’individuo che a prima vista non riconosco, dotato di una forma che ancora non gli ho assegnato se non in un primo veloce abbozzo, e l’individuo che dopo un attimo metto a fuoco, la cui forma viene subito fuori e si aggiunge alla sua immagine di ora.

Ultimo caso: siamo riconosciuti ma bypassati. Il gioco delle parti trionfa: se ti va puoi contare tutte le possibili combinazioni. L’altro non ti ha riconosciuto e ha tirato diritto, segno che la tua forma ti ha nascosto (merito della mascherina?), azzerandoti per lui. E tu che idea ti fai di lui sulla base di questo comportamento? L’altro ti ha riconosciuto e tuttavia ha tirato diritto, segno che in questo momento non vuole saperne di te, oppure per problemi suoi non riesce a fermarsi per un saluto. Se non vuole saperne di te, domandati in che cosa la tua forma lo ha respinto. Se invece ha problemi suoi, devi riconsiderare la forma che tu gli hai assegnato, e arricchirla o confermarla alla luce del comportamento di oggi.

Possiamo fermarci qui. Il gioco si è fatto cerebrale, come Pirandello insegna. Tuttavia è un gioco e non può che stuzzicare i nostri pensieri, affascinarli con la possibilità così ampia delle combinazioni.
Un ultimo pensiero mi attraversa: se mercoledì prossimo indossassi ‘una mascherina non allineata’, per esempio con colori sgargianti e piume svolazzanti ai lati, quale terremoto si produrrebbe nello scacchiere delle mie relazioni con le altre persone presenti al mercato?
Rispondere cercando la/e soluzione/i nelle righe precedenti o aggiungerne di proprie.

BUFALE & BUGIE
“Negazionisti” che non negano

Assegnare etichette e attaccare l’avversario sono i modi migliori per evitare di discutere. In mancanza di capacità argomentative, l’utilizzo di fallacie del ragionamento dirotta l’attenzione su questioni superflue e ininfluenti, e il gioco è fatto.

Se addirittura il servizio pubblico posta sulla propria piattaforma di notizie, Rai News, un articolo dal titolo “Coronavirus, “No Mask” e “No Vax” in piazza a Roma. Polemiche per partecipanti senza mascherine”, lo scorso 5 settembre, non c’è che da preoccuparsi. Basta informarsi su chi ha organizzato la manifestazione, l’associazione di promozione sociale Popolo delle mamme [vedi qui], per far crollare le forzature tendenziose divulgate dalla tv di Stato. Secondo il suo atto costitutivo, l’associazione si propone di salvaguardare la qualità di vita di bambine e bambini, di tutelare il diritto alla vita e di promuovere la tutela della fertilità naturale. Lo statuto, inoltre, prevede la difesa da abusi e violazioni riguardanti il diritto alla vita. Più nello specifico, il Popolo delle mamme si oppone all’applicazione delle leggi Lorenzin e Azzolina, considerate contrarie ai princìpi della Costituzione italiana quanto ad autodeterminazione sanitaria e al riconoscimento del diritto allo studio, in violazione peraltro del concetto di medicina personalizzata e delle più elementari fondamenta dell’educazione. La manifestazione tenutasi a Roma ha accolto chiunque appoggiasse i valori proclamati, senza colori di parte o di partito. “No Mask” e “No Vax”? No, semmai persone contrarie all’estensione generalizzata di misure sanitarie monche di una base scientifica che le giustifichi. E neppure si capisce come mai la notizia di una manifestazione sia interamente focalizzata sulle polemiche e non sui contenuti della stessa. Nel sommario leggiamo infatti di un “rischio sanzioni” e di un commento negativo fornito dal ministro Speranza. E continuando, “in piazza gruppi di estrema destra, ma anche di sinistra”; nessun approfondimento però sui dubbi, sollevati da parte di chi ha organizzato l’evento e riportati nell’articolo, relativamente alla sicurezza dei vaccini e agli effetti sulla salute di quelli pediatrici. Si assiste a una semplice elencazione degli argomenti toccati, come in un flusso di coscienza, eppure nessuno di questi viene spiegato, nonostante all’incontro abbiano partecipato anche figure della ricerca italiana. Al contrario, sono le polemiche esterne a essere sviluppate con più nutrite argomentazioni, le quali diventano occasione per ribadire le “misure di sicurezza” non rispettate da gran parte della piazza.

Dittatura sanitaria” può sembrare un’espressione forte, tuttavia trova il supporto, tra gli altri, di uno scenario ipotizzato dalla Rockefeller Foundation [vedi qui]. Ma al di là di tali interpretazioni, ciò che è certo è che dipingere una situazione per quello che non è non può dirsi giornalismo. E’ negazionista chi non nega l’esistenza del virus, o chi nega un’informazione imparziale alla cittadinanza?

BUFALE & BUGIE, la rubrica di controinformazione di Ivan Fiorillo esce ogni mercoledì su Ferraraitalia. Per leggere le puntate precedenti clicca [Qui]

Rossana Rossanda, una compagna del secolo scorso

A pochi giorni dalla morte di Rossana Rossanda si possono scrivere tantissime riflessioni sulla sua vita personale, sulla storia della sinistra europea,  sui grandi successi degli anni sessanta e settanta o sulle  grandi sconfitte degli anni ottanta, sulle delusioni degli anni seguiti al crollo del muro, sul comunismo reale e su quello ideale, sulla storia dei litigi fra intellettuali di sinistra e di destra in Italia e cosi via.
Ma in fondo, chi si ne frega per un vecchio album di famiglia della Sinistra Italiana di una volta?  

Ma per me, piccolo fratello del movimento del ‘68 in Germania,  gli scritti e gli interventi politici e d’arte della Rossanda sono stati per lunghi decenni interessanti e stimolanti, sebbene non abbia sempre condiviso tutte la sue spesso feroci difese del comunismo, inteso come progetto per salvare l’uomo e risolvere tutti i problemi della terra.
Noi tedeschi abbiamo sulle spalle un comunismo reale molto diverso dal comunismo ideale professato in Italia da tanti intellettuali e politici di sinistra. 

Ma, nonostante alcune posizioni diverse sulla politica italiana ed internazionale, si poteva imparare molto da Rossana Rossanda.
Personalmente mi ha sempre impressionato la sua capacità di pensare insieme la “storia grande” (dei partiti, dei movimenti di massa, dello Stato) e la “storia piccola”, quella personale e spesso drammatica e molto dolorosa di ognuno di noi. Non si fa politica, non si scrivono interventi solo per la salvezza degli altri, per ideali astratti, per salvare la terra (ecc.) ma si va in battaglia politica anche per se stessi; un tema che la Rossanda riprendeva in un saggio non per caso titolato “Anche per me”.  

Per questo il suo libro “Il viaggio inutile” in ricordo di un viaggio attraverso la Spagna alla fine del Franchismo resta per me un capolavoro in grado di combinare riflessioni politiche (naturalmente a quel tempo sviluppato con grande amicizia e solidarietà per la sinistra spagnola ancora in clandestinità) e riflessioni personali pensate accanto ad un compagno ed amico che stava morendo proprio in quei tempi.   

Secondo me la Rossanda ha anticipato in quel breve libro di una viaggio inutile la fine della Sinistra tradizionale non solo in Italia ma anche in tutta l’Europa. Si può ricordare in questo contesto anche un altro documento della Rossanda, molto significato per la sua spesso dolorosa capacità di autoriflessione e, insieme di autocritica:  è lo scambio di lettere con il suo vecchio compagno ed amico Pietro Ingrao anni dopo il viaggio in Spagna.
Scriveva: “Siamo concludendo la nostra vita con una sconfitta sia personale sia di politico. E più grave ancora finiamo la vita in una grande solitudine.” 

Ricordo quel libro e quello scambio di lettere di Rossana Rossanda perchè, in fondo, apprezzo la confessione di una depressa  Compagna di Ferro  sulla fine di un ‘Progetto Rosso’.  Non lo cito come la testimonianza di una ‘vecchia comunista’ che deve accettare che ‘il capitalismo ha vinto la storia’ . Al contrario, mi lascia molto triste quella autocritica, quell’ammissione di non aver trovato durante una lunga vita di battaglie un alternativa umana e sociale ad un capitalismo sempre più aggressivo,  prepotente e distruttivo verso la natura e verso i poveri ma anche verso la democrazia. 

Trovare un alternativa contro tutto questo sarebbe necessario ed urgente non solo per gli altri, non solo per gli oppressi della terra come hanno cantato vecchi compagni e compagne,  ma, parafrasando il titolo di quel vecchio saggio di Rossana, “anche per me“.

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