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AGHELBALON: diario di viaggio di un urbanista scrittore.
Il nuovo libro di Romeo Farinella

AGHELBALON: viaggio attorno al mondo di un urbanista scrittore.
Il nuovo libro di Romeo Farinella.

Scrive nel suo Infanzia Berlinese Walter Benjamin: “Non sapersi orientare in una città non vuol dir molto. Ma smarrirsi in essa come ci si smarrisce in una foresta, è una cosa tutta da imparare. Ché i nomi delle strade devono suonare all’orecchio dell’errabondo come lo scricchiolio dei rami secchi e le viuzze interne gli devono scandire senza incertezze, come le gole montane, le ore del giorno.”.

Dal medesimo luogo, l’infanzia e la prima adolescenza, prende avvio il libro di Romeo Farinella: “Quando ero un ragazza nel mio paese, Codigoro, nella “bassa ferrarese”, durante la stagione delle zucche tutti i pomeriggi un signore – chiamato Menelik – con un carretto, girava per le strade urlando a-ghè-al-balon ovvero “c’è la zucca”. il balon è un termine dialettale che identifica questa cucurbitacea: componente importante della cucina popolare ferrarese. Tale ricordo è associato alla mia adolescenza, ma situazioni identiche le ho ritrova in tante strade del mondo dove persone, spesso anziani e bambini, ripetevano tutti i giorni i medesimi piccoli gesti, le medesime parole elementari, perché da queste dipendeva la loro giornata.”

Il boom economico era appena incominciato, ma ancora non ce ne eravamo accorti. Poi, in pochi anni sarebbe cambiato tutto: il lavoro, il loisir, il consumo, la nostra vita, e naturalmente anche i nostri paesi e le nostre città. Chi meglio ci racconta questo turbine di futuro è la trilogia Luciano Bianciardi. Ma siamo solo all’inizio, nei decenni successivi (fino ad oggi e nel prossimo domani) la Città di Pietra e la Città degli uomini sono in continuo cambiamento. Nell’era dell’Antropocene, meglio definita come Capitalocene, il paesaggio urbano, come pure quello agricolo, risultano non solo modificati, ma spesso irriconoscibili rispetto a come si presentavano al nostro sguardo non molti anni prima.

L’urbanista viaggiatore Farinella queste cose le sa molto bene, per questo i suoi viaggi sono anche “ritorni”. Per capire una città o un territorio occorre tornarvi più volte, vedere cosa resta. cosa scompare, cosa sta cambiando: a Codigoro e nel Delta ferrarese come a Parigi (dove ha abitato e insegnato per 15 anni), a Città del Messico, a Rio de Janeiro e Curitiba in Brasile, ad Amman, a Dakar.

Risulta difficile costringere in un genere letterario l’ultimo libro di Romeo Farinella, appena uscito per i tipi di Mimesis. Un saggio di urbanistica itinerante, una antologia di appunti sul campo, un catalogo di ricordi e suggestioni letterarie. Si chiama AGHELBALON, e già il titolo del volume ci invita a uscire da confini prefissati. Ci aiuta il sottotitolo: Note di un urbanista in viaggio, perché Farinella, dopo aver insegnato a lungo all’estero è oggi docente di Progettazione Urbanistica all’Università di Ferrara.

Ma come dicevo, l’urbanistica è solo il taglio, il punto di vista privilegiato, per raccontare gli uomini e le cose. Leggendo il libro mi è venuta spontanea l’associazione con i grandi scrittori viaggiatori del nostro Novecento, Patrick Leigh Fermor, Bruce Chatwin, Paul Bowles. Ecco, la scrittura di Romeo Farinella sembra animata dalla medesima curiosità umana, prima ancora che intellettuale. E per questo privilegia il viaggio a piedi, camminare per perché solo così è possibile l’incontro, con un collega universitario o con un medicante, è capire a fondo la vita di una città e dei suoi abitanti.

Tenochtitlan-Tacubaya (Wikimedia Commons)

A Città del Messico, uno sterminato agglomerato di tanti paesi e città poi inglobati nella enorme metropoli, Farinella cerca le tracce quasi scomparse di Tenochtitlán. l’antica capitale Incas che prima dell’arrivo degli spagnoli quando arrivò a contare 250.000 abitanti, più della Parigi del tempo.

Ma ecco che ritorna il modo particolare di fare la conoscenza di una città di Romeo Farinella, un  approccio che rifiuta i canoni accademici e che potrei chiamare “raso terra”: “Percorrere e osservare le strade della quotidianità è uno dei modi migliori per comprendere una città.”.
E attraversando la megalopoli, racconta le tante città contenute in una stessa città, la divisone dei quartieri a seconda del portafoglio, i luoghi dei nullatenenti e “le città segregate”, dove i ricchi si sono chiusi difesi da una polizia privata. Un fenomeno, quello delle città chiuse, sempre più diffuso in America Latina (le ho visitate anche io a Rio de Janeiro e San Paolo) e che, con una forma appena più blanda, si possono già incontrare anche in Europa.

Siamo a Parigi, di cui l’autore ci racconta la sua incessante trasformazione, attraverso sei modelli: Cité, Ville, Université, Faubourgs, Banlieue, Agglomeration.

Ma poco più avanti annota: “Parigi prima ancora di essere una città fisica, è un’atmosfera, che può nascere anche dall’intreccio di situazioni dissonanti. Ma serve il momento giusto: un tempo umido, all’imbrunire e un intenso via vai di pedoni e mezzi. Il viadotto della metropolitana separa nettamente il grigio superiore dei palazzi dalle luci mutevoli dei negozi, dei semafori e delle auto in strada, mentre la linea luminosa del metrò, che regolarmente attraversa, sembra rendere futurista questo paesaggio stabilmente ancorato al suolo.
All’angolo tra rue Pierre Lescot e rue de la Grande Truanderie, due vecchi bistrot sono quasi vuoti. Al tavolino accanto al mio, due giovani intellettuali discutono di politica americana e di terrorismo, mentre grossi passeri saltellano da un tavolo all’altro in cerca di cibo. Anche di questo è fatta l’atmosfera di una città.”

Un “volo di notte” lo riporta in Senegal. A Dakar, una metropoli caotica e affogata dalle auto e dove la folla accerchia il visitatore occidentale per attaccar discorso in francese e vendergli qualche merce. Eppure, riflette Farinella, Dakar, come le altre città africane, così immerse nella confusione e nell’apparente disordine, sono in qualche modo attrattive; il visitatore viene riconosciuto ed accolto con gentilezza. Siamo cioè agli antipodi di quanto succede nelle odierne città europee, dove prevale l’anonimato e lo sconosciuto che arriva resta sconosciuto.

 

Mi fermo qui, lascio ai futuri lettori il piacere di seguire Romeo Farinella in un viaggio pieno di scoperte: dalla sua Codigoro, percorrendo i paleo argini del Volano e la Strada del Diavolo, fino alle città più lontane. Ed è come se l’autore, descrivendo tutte le diversità dell’universo mondo, arrivi a proporci una fotografia degli uomini del XXI secolo, con molte facce ma alla fine identica.

Aghelbalon, il libro di Romeo Farinella, verrà presentato mercoledì 7 ottobre alle ore 17,30  presso la Libreria Il Libraccio di Ferrara.

Cover: La foce del Po di Volano – Ferrara – immagine di italia.it

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Francesco Monini

Nato a Ferrara, è innamorato del Sud (d’Italia e del Mondo) ma a Ferrara gli piace tornare. Giornalista, autore, infinito lettore. E’ stato tra i soci fondatori della cooperativa sociale “le pagine” di cui è stato presidente per tre lustri. Ha collaborato a Rocca, Linus, Cuore, il manifesto e molti altri giornali e riviste. E’ direttore responsabile di “madrugada”, trimestrale di incontri e racconti e del quotidiano online “Periscopio”. Ha tre figli di cui va ingenuamente fiero e di cui mostra le fotografie a chiunque incontra.

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