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Hic manemibus optime
(un raccontino)

Hic manemibus optime
(un raccontino)

“Non ti pare di esagerare Olimpia?”

“Perché? “

“Non sei troppo piccola per cominciare a comandare? Anzi, se vogliamo proprio essere precisi, tu ancora non ci sei. Insomma, per me ci sei, ma per tutti gli altri non ancora.”

“Che vuol dire non ci sono?. Ci sono eccome, sono qui con te: stiamo parlando no?”

“Voglio dire che sei ancora a metà strada. Non hai ancora un nome: il tuo nome. Non hai neppure una data di nascita.”

“Ah, quella? Quella non mi interessa.”

“Come non ti interessa? Questa è proprio bella. Vuoi dire che hai deciso di non nascere? E hai deciso tu, da sola, senza neppure consultarmi?

“Sei arrabbiata con me? Mi sgridi ancora prima di nascere?”

“No, questo no. Come faccio ad arrabbiarmi con te?”

“Dunque vedi, cerca di ragionare un attimo, non stiamo bene insieme noi due? Che ci manca per essere felici? Niente. E se vogliamo essere precisi, come dici tu che hai una mentalità scientifica, se stiamo così bene qui perché mai dobbiamo andarci a cercare delle rogne?”

“Ho capito bene? Hai detto “rogne”? Ma chi cavolo ti ha insegnato a parlare in questo modo?”

“Lo sai benissimo. Mi hai insegnato tu. Io parlo solo con te.”

“Vabbè, mi sarà scappata qualche parola di troppo. Ma torniamo al punto.  Devi sapere che là fuori c’è un mucchio di gente che ti aspetta. Lo sai questo?”

“Lo so perché me lo dici tu. Ma io qui sto benissimo. C’è un bel calduccio. Si mangia bene. Si dorme bene. E quando mi sveglio posso fare una nuotatina.”

“Sei un bel tipo tu, ma non sei curiosa di conoscere il mondo?”.

“Sei tu che sei un bel tipo. Qui ci sei tu, a me questo basta e avanza!”

“E il resto del mondo?”

“Ma qui c’è già il mondo, tutto il mondo, il tuo e il mio.”

“Oddio. Quindi tu sei a posto così?”

“Hic manemibus optime.”

“La saccentina, adesso parli anche in latino…”

“Sarebbe Tito Livio e significa: qui staremo da dio! Non c’è un posto migliore di questo.”

“Dipende dai punti di vista. Ti faccio notare, che là fuori ad aspettare c’è anche tuo padre. Non hai voglia di conoscerlo?”.

“Questo sì”

“E quindi?”

“E quindi fai venire dentro anche lui. Come dice il proverbio? Dove si mangia in due, si mangia anche in tre.”

“Oddio! Sai cosa sei?”

“Certo: la tua amatissima figlia.”

“A parte questo. Tu sei una irresponsabile. Anche se, devo ammetterlo, hai delle idee piuttosto originali.”

“Veramente mamma c’è anche un altro problema.”

“Dimmi.”

“C’è che ho paura che dall’altra parte ci sia parecchio freddo. E un mucchio di difficoltà da affrontare. Non riesco nemmeno a immaginarle, ma ho sognato montagne lunghissime da scalare e mari enormi da cavalcare”.

“Si dice montagne “altissime” non lunghissime. E i mari si attraversano. Se mai sono i cavalli che si cavalcano.”

“Cominci già a correggermi i confetti?”

“Ahahah. Che c’entrano adesso i confetti? Volevi dire i compiti?”

“D’accordo, mi mancano ancora un po’ di parole.”

“No cara, ti manca il mondo. Sei simpatica, lo ammetto, ma molto ma molto ignorante. Piuttosto, ti ho già detto che tuo papà ti ha preparato una sorpresa?”

“Cos’è una sorpresa?”

“E’ una cosa a cui non pensavi proprio, ma che appena la vedi capisci che ce l’avevi già nel cuore.”

“Allora mi interessa. Dimmi di questa sorpresa.”

“Non posso.”

“Come non puoi?”

“Una sorpresa non si svela. Altrimenti finisce la sorpresa.”

“Dammi qualche … come si dice? …. uffa, mi manca anche questa parola.  Però sii buona, dimmi qualcosa della sorpresa. Cioè non dirmi la sorpresa, ma dimmi qualcosa che le si avvicini almeno un poco.”

“Posso dirti… che ci ha messo più di un mese a prepararla?”

“E poi? Così è troppo poco.”

“Non posso dirti il nome vero della sorpresa. ”

“Me l’hai già detto. Una sorpresa è una fregatura  Una bella fregatura, ecco cos’è una sorpresa.”

“Se sei tanto curiosa, un modo ci sarebbe.”

“Sono curiosa! Per colpa tua. Parli, ci giri attorno e non mi dici niente.”

“E’ un modo semplicissimo. Vieni fuori e vai a vedere la sorpresa.”

“E’ l’unico modo?”

“Non so, sicuramente è il modo più diretto. Il più intelligente.”

“Sai, è bello avere una mamma intelligente.”

“Evviva, hai già cominciato a prendermi in giro. Intelligente e stop?”

“Nooo mamma. Intelligente, ma anche buona e bella e bionda e simpatica e sorridente e…”

“Basta basta basta. Può bastare, tu sarai tutto questo ma moltiplicato per dieci alla terza.”

“Dieci alla terza?”

“Numeri. Anche i numeri sono una sorpresa. E i colori? Il vento? Una palla che rimbalza? Ci sono milioni di sorprese pronte per te. E molte persone che ti aspettano e già ti amano, ancora prima di aver visto quanto sei bella.  Andiamo ora, ti è passata la paura?”

“Non so di cosa parli, ma almeno mi è venuta la voglia. Come funziona questa cosa, il passaggio voglio dire, il parto, come lo chiamate voi?”

“Veramente anche per me è la prima volta. Ma credo che tu debba… Devi fare un piccolo salto, un tuffo, una capriola. Ecco, concentrati, facciamolo insieme, io e te.”

“Va bene. Sono prontissima. Ma non è che tu mi lasci sul più bello? Non facciamo scherzi mamma.”

 

Pochi minuti dopo, con drammatica naturalezza, ripetendo per la sua prima volta un percorso millenario e incontrando lo stupore degli astanti, la bambina Olimpia atterrava sul pianeta Terra.

 

In copertina: Monterchi, Piero della Francesca, Madonna del parto (1450-1465 circa), particolare – arstlife.com 

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Francesco Monini

Nato a Ferrara, è innamorato del Sud (d’Italia e del Mondo) ma a Ferrara gli piace tornare. Giornalista, autore, infinito lettore. E’ stato tra i soci fondatori della cooperativa sociale “le pagine” di cui è stato presidente per tre lustri. Ha collaborato a Rocca, Linus, Cuore, il manifesto e molti altri giornali e riviste. E’ direttore responsabile di “madrugada”, trimestrale di incontri e racconti e del quotidiano online “Periscopio”. Ha tre figli di cui va ingenuamente fiero e di cui mostra le fotografie a chiunque incontra.

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