I ragazzini di Milano e il mestiere della condanna
Domenica a Milano migliaia di ragazzini hanno devastato le vetrine del centro.
Lo Stato è riuscito solo a fare due cose: condannarli e metterli in gabbia.
Bisogna dichiararlo subito?
Sì, perché se non lo dici passi per un fiancheggiatore, un complice dei violenti.
Va bene, è scontato ma lo scrivo lo stesso: sono contro le vetrine infrante, i fuochi per strada, i saccheggi, gli espropri più o meno proletari nei negozi e supermercati, sono contro le violenze, quelle grandi come quelle piccole.
Ora, al riparo (forse) dal codardo oltraggio dei commentatori mainstream, vorrei dire che la rivolta dei ragazzini di Milano non mi ha stupito per niente (l’abbiamo già vista in Francia e si ripeterà sempre di più anche da noi). Mentre mi ha colpito come una pietra in testa la prima frase pronunciata dalla premier Giorgia Meloni, con gli scontri di Milano ancora in corso, la quale non si è limitata a condannare, ma ha condannato chiunque non condanna come lei. Insomma, chi non condanna, giustifica, fiancheggia, diventa complice della violenza.
Nient’altro? No, c’è la solita coda:
Per oggi è già convocato un vertice a Palazzo Chigi sull’ordine pubblico. Aspettiamo un nuovo decreto Caivano, comunque il copione sembra identico: reprimere, “Sorvegliare e Punire” direbbe Foucault: l’unica risposta che la destra al Governo riesce ad elaborare.
Fratelli d’Italia vorrebbe equiparare il reato di devastazione e saccheggio (già previsto dal Codice penale) al reato di Associazione a delinquere, altri propongono di estendere anche ai minorenni la misura del “fermo preventivo” (già introdotto con l’ultimo Decreto Sicurezza e palesemente incostituzionale), Salvini insiste con il suo “Chi rompe paga” trovando un nuovo ascolto tra gli alleati.
Vedremo presto cosa sortirà da questo urgentissimo vertice di governo. Che è stato deciso just in time, anche se le cronache ci informano che lunedì mattina (oggi) nel centro di Milano le vetrine del centro erano già state sostituite e i negozi del lusso avevano riaperto regolarmente i battenti.
Allora perché tutta questa fretta. Per 2 ragioni.
La prima è solo indirettamente legata ai fatti di sabato e domenica. Per il governo l’importante è il primato assoluto della sicurezza, l’ordine pubblico, il silenziatore ad ogni dissenso. Sulla Sicurezza il governo Meloni ha sempre puntato le sue carte e fondato il suo consenso. Adesso che si avvicinano le elezioni (a marzo o a settembre), ogni episodio è buono per ribadire questa linea. Occorre dar l’idea di un’Italia nel caos per riproporre la ricetta repressiva della destra (fino ad ora ha funzionato).
Poi, e forse qui il governo non finge ma è davvero preoccupato, ci sono migliaia di ragazzi, i minorenni dai 14 ai 17 anni, che si sono riversati in centro a Milano dandosi appuntamento sui social.
Ma chi sono questi? Da dove vengono? Dei 300 fermati dalle forze dell’ordine, l’80 per cento sono minorenni, i più piccoli hanno meno di 14 anni. Vengono per lo più dalle periferie: ragazzi a reddito zero di famiglie a reddito basso.
Per loro, cioè per tutti i ragazzi, minorenni inclusi, il governo prepara un nuovo giro di vite.
Così, gli stessi ragazzi spesso blanditi come “il nostro futuro”, i minori da accompagnare, gli adolescenti da ascoltare e aiutare, oggi hanno cambiato nome. Adesso i ragazzi sono maranza, teppisti, violenti, rivoltosi, ladri, saccheggiatori.
Politici e telegiornali non sanno più come chiamarli – beh, qualcuno taglia corto e li chiama delinquenti – quelle migliaia di ragazzini, sbucati da chissà dove e sbarcati nel centro della Milano del lusso, ingaggiando una “guerriglia urbana” (la chiamano così) e mettendo la città “a ferro e fuoco” (altra iperbole usata dai media).
Ma perché è successo? Non se lo chiede nessuno. Anzi, rimarcano politici e giornalisti, quei ragazzi non avevano un programma, un obiettivo sociale o politico (che vergogna!), e spaccavano tutto “Senza nessuna ragione”, “Solo per esserci“.
Solo per esserci! Da qui si misura quanto siano lontani dai ragazzi il governo, lo Stato, la politica, i media.
In fondo questo lo sapevamo, anche se si fa finta di non saperlo, e si preferisce blandire o condannare.
I ragazzi intanto vanno per la loro strada. Questa Italia non li conosce. E loro non la riconoscono, Il loro è un altro paese.
In copertina: Foto di beasternchen ai-generated da Pixabay
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Hai espresso molto bene il mio pensiero e il mio disagio!!! Grazie Francesco!
Vorrei poter sperare che si possa fare qualcosa per cambiare tutto questo