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Vietare Federico

Vietare Federico

Reprimere la libertà è un bruttissimo segno. Succede un po’ ovunque, negli stati dittatoriali ma anche e sempre più spesso nel “mondo libero”. Succede lontano ma anche molto vicino. A volte però  il divieto che piove dall’alto (ma con quale autorità, con quale ragioni?) e che si abbatte e cancella la libertà di espressione non è solo un atto contro la democrazia, ma una idiozia che ribalta lo stomaco e accende i cuori.

A Ferrara ieri “C’era la Spal”. Allo Stadio Paolo Mazza la gloriosa e decaduta squadra di casa affrontava la Vianese. Ma la Spal,  anche se gioca in Eccellenza (sotto la Serie D per intenderci), può contare su svariate migliaia di supporter. Domenica scorsa la Curva Ovest è gremita: 6.009 tifosi, simpatizzanti, ultras: uomini donne e bambini, tutti insieme, di destra e di sinistra, uniti dalla stessa passione, una passione ereditata dai padri e dai nonni.

Ancora prima del fischio di inizio un enorme striscione sventola sopra la testa dei tifosi spallini. Sul telo c’è la faccia di Federico Aldrovandi. Un segno di affetto, di vicinanza, di solidarietà, di richiesta di giustizia per quell’omicidio che ha spezzato una giovane vita. A spezzarla sono stati 21 anni fa alcuni poliziotti. C’è stato un processo, hanno fatto qualche anno di galera e sono stati reintegrati nelle file della Polizia.

Allo stadio, in mezzo ai tifosi, c’è anche il papà di Federico. La Curva Ovest  aveva pensato a un momento per commemorare Federico. All’intervallo il papà di Federico avrebbe guadagnato il centro del rettangolo verde insieme a un gruppo di bambini che avrebbero letto i pensieri scritti per lui. Si poteva pensare una commemorazione più mite e non violenta?

Come il lettore avrà già appreso dalla stampa locale e dal durissimo comunicato della Curva Ovest, la Questura di Ferrara ha vietato la commemorazione ritenendola… un atto di istigazione alla violenza. Ma come? Dopo 21 anni dall’omicidio di Federico? Dopo i processi che hanno appurato le responsabilità di alcuni agenti di polizia? E per un’iniziativa pacifica in cui i bambini leggono i loro pensieri?

La Questura, l’autorità a capo delle Forze di Polizia (oggi come 21 anni fa quando Federico fu ammazzato di botte), non si è posta queste domande: ha vietato tutto. Divieto preventivo! Una decisione che indigna, o anche qualcosa di più: da il voltastomaco.

La Curva Ovest [leggi il comunicato] denuncia l’atto repressivo, la censura, il tentativo di insabbiamento. Altri hanno scritto che “Federico Aldrovandi fa ancora paura”. Parole durissime, una sentenza popolare che condivido in pieno.

Ma forse c’è un’altra considerazione da fare.
Viviamo in una città dei divieti. Si vieta il Parco Urbano, le vie del Centro Storico, Piazza Ariostea ai cittadini residenti per far posto a festival e megaconcerti a pagamento. In Italia e in Europa., un po’ ovunque si moltiplicano le Zone Rosse per impedire ai manifestanti di manifestare. Non basta: si vietano a scuola i filosofi scomodi [vedi questo articolo su Periscopio]. Non parliamo poi dell’America di Trump che usa il divieto come una clava contro gli oppositori di ogni sorta e i governatori dissenzienti, arrivando a mettere in campo l’esercito.

“Vietato vietare” era un famoso slogan del Maggio francese del 1968. Non era l’invito alla rivolta proletaria ma la denuncia senza appello della “Società del Divieto”. Dopo il Sessantotto la società è cambiata: le donne, gli operai, i giovani hanno aperto nuovi spazi di democrazia. Poi il vento ha cambiato di nuovo direzione.
Guardatevi intorno, la Società del Divieto è tornata. Le vicende del G8 di Genova del 2001 segnano uno spartiacque: da lì in poi, divieti, zone rosse e repressione sono diventati normali strumenti di ordine pubblico. Strumenti da usare liberamente per affermare l’ordine, non solo contro il disordine, ma contro la democrazia e i diritti delle persone.

Vietare Aldro e la sua memoria è stato un abuso oltre che un’idiozia. Servirà almeno ad accorgersi degli altri divieti che gravano sulle nostre spalle.

In copertina:  Lo striscione dedicato a Federico Aldrovandi nella Curva Ovest dello stadio Paolo Mazza di Ferrara – immagine di  Osservatorio Repressione

Per leggere gli articoli e i racconti di Francesco Monini su Periscopio clicca sul nome dell’Autore.

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Francesco Monini

Nato a Ferrara, è innamorato del Sud (d’Italia e del Mondo) ma a Ferrara gli piace tornare. Giornalista, autore, infinito lettore. E’ stato tra i soci fondatori della cooperativa sociale “le pagine” di cui è stato presidente per tre lustri. Ha collaborato a Rocca, Linus, Cuore, il manifesto e molti altri giornali e riviste. E’ direttore responsabile di “madrugada”, trimestrale di incontri e racconti e del quotidiano online “Periscopio”. Ha tre figli di cui va ingenuamente fiero e di cui mostra le fotografie a chiunque incontra.

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