Non aver paura di cambiare le proprie convinzioni
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Le voci da dentro /
Non aver paura di cambiare le proprie convinzioni
di C. Ferrara e A. Pinca, studentesse dell’Istituto Bachelet di Ferrara
Il giorno 14 Maggio scorso la classe quinta, sezione E, dell’Istituto Tecnico Economico “Vittorio Bachelet” di Ferrara ha svolto una visita guidata presso la Casa Circondariale di Ferrara.
È molto importante che gli studenti e le studentesse della scuola secondaria di secondo grado si rapportino con il carcere perché ciò può servir loro non solo come informazione e prevenzione ma anche e soprattutto come riflessione sulla differenza fra la persona detenuta ed il suo reato, come stimolo per riflettere sull’utilità delle carceri e su quanto si può progettare per recuperare socialmente le persone ristrette.
Le autrici di questo articolo che racconta le impressioni e le emozioni della visita sono:
C. Ferrara e A. Pinca, due studentesse che fanno parte di quella classe.
(Mauro Presini)

Abbiamo deciso di scrivere quest’articolo per cercare di condividere le emozioni e i pensieri che abbiamo provato durante la visita, ma anche per esprimere ciò che questa ci ha lasciato.
Per entrare nella casa circondariale siamo passati per porte e mura imponenti e, una volta all’interno del plesso, abbiamo percorso corridoi e scalinate grigi e freddi, completamente circondati da cancelli di ferro e da guardie carcerarie che sorvegliavano perennemente i comportamenti dei reclusi. Immediatamente ci hanno sopraffatto ansia, angoscia e frustrazione, ci passavano per la mente diverse domande su come sia realmente vivere la normalità all’interno di un ambiente privo di libertà e dei propri affetti, ma anche su come si riesca a vivere psicologicamente in queste circostanze.
Quando si pensa alla vita all’interno di un carcere, lampante è l’immagine di persone dure, fredde, insensibili, indifferenti e crudeli, generalizzando i detenuti in persone fanatiche, dogmatiche, inamovibili ed intransigenti.
Una volta incontrati i detenuti, però, le nostre sensazioni iniziali sono pian piano mutate e i pregiudizi a loro legati si sono lentamente dissolti, soprattutto grazie alla loro disponibilità al confronto e al dialogo e alla loro evidente gratitudine e contentezza nel condividere quel momento con noi.
Durante l’incontro sono emerse diverse tematiche, quali l’influenza della tecnologia e il suo corretto utilizzo, la forza e la determinazione del non lasciarsi annullare dalla reclusione cercando sempre una motivazione e uno stimolo per migliorarsi quotidianamente, le sensazioni e i pensieri che li hanno pervasi al momento della carcerazione, i pregiudizi imposti dai media e dalla società e l’importanza di non abbandonarsi alla rassegnazione della loro condizione; inoltre alcuni di loro hanno raccontato quanto attività culturali, studio e scrittura rappresentino strumenti importanti per mantenere un legame con l’esterno e con se stessi.
Ciò che ci ha colpito particolarmente è stato il desiderio, per i reclusi, di essere considerati persone andando oltre il reato commesso, tanto da ringraziarci per aver compreso questa loro volontà. Al termine dell’incontro, alcuni detenuti, hanno cantato e suonato ed è stato per noi il momento più forte, in cui hanno esternato la loro sensibilità che ci ha emozionato e commosso.
Il confronto diretto ci ha anche mostrato una realtà più complessa, fatta di fragilità, responsabilità e tentativi di ricostruzione personale.
Quest’esperienza ha smantellato molti dei nostri convincimenti legati all’universalizzazione delle personalità all’interno delle carceri, senza però eccedere nelle convinzioni opposte. È importante, quindi, distinguere ogni percorso poiché la forza che spinge ad arrivare ad una versione migliore di se stessi implica un lavoro introspettivo che non tutti sono disposti a compiere.
In conclusione, possiamo dire che quest’esperienza ci ha lasciato la consapevolezza che il dialogo e la propensione ad ascoltare gli altri senza pregiudizio, portino a riflettere più profondamente e a non aver paura di cambiare le proprie convinzioni.

In copertina: Voglia di libertà – quadro realizzato nel carcere di Ferrara.
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