Se fossi un segno di punteggiatura, quale vorrei essere?
Le voci da dentro /
Se fossi un segno di punteggiatura, quale vorrei essere?
di Giampiero
“Quando scrivo mi sento vivo, mi sento libero” è la scritta che c’è sopra una stanza nell’area pedagogica del carcere di Ferrara dove facciamo gli incontri di redazione di “Astrolabio”, il giornale del Carcere di Ferrara. Il nostro giornale. I primi anni che frequentavo la redazione, quell’espressione mi suonava strana poi, leggendo i vari testi delle persone che ho conosciuto, ho capito meglio cosa poteva rappresentare la potenza della scrittura per una persona ristretta: una testimonianza, una riflessione, un racconto, una liberazione, un’immagine, un guardarsi dentro, un mettersi a nudo, un volo fuori.
Ci sono vari modi di scrivere per raccontarsi e quello che ha scelto Giampiero è originale e creativo. Troverà sicuramente spazio all’interno della rubrica “Fantasia tra le sbarre” che inaugureremo a partire dal prossimo numero di Astrolabio ma ora lo anticipo in questa rubrica.
(Mauro Presini)
Beh, io non vorrei mai essere un punto che chiude il discorso, non consente il confronto e chiude la bocca all’interlocutore: “punto e basta!”
Il punto è arrogante, saccente, autoreferenziale e presuntuoso.
È la negazione assoluta dell’empatia dell’inclusione, è antisociale e ragiona sulla base di preconcetti che lui considera assiomi.
Per il punto tutto è bianco o nero, non esistono sfumature, né possibilità che lui sia in errore: impossibile! In sintesi, il punto è la quintessenza della stupidità umana, convinta del proprio sapere, quella porzione di società umana che non capirà mai l’importanza di avere coscienza, quella di riconoscere i limiti del proprio sapere, né comprenderà mai il concetto del sapere di non sapere che stimola l’intelletto a ragionare fuori da schemi preconcetti.
Io dunque non vorrei mai essere un punto ma nemmeno vorrei essere una virgola: povera virgola di cui pochi avvertono la presenza, scambiandola spesso per uno scarabocchio accidentale, ma ancora meno persone fruiscono dei suoi servigi. Ora poiché le lettere si scrivono al computer, la virgola crea un nuovo imbarazzo anche ai pochissimi che ne comprendono l’importanza: eh sì, perché subito sorge il dubbio su dove va a posto lo spazio (sempre che uno spazio debba esserci): prima della virgola? Dopo la virgola? Sia prima che dopo? No, questo viene escluso quasi sempre perché attribuisce alla virgola un’evidenza eccessiva, un’importanza che nemmeno il punto ha.
Mai e poi mai vorrei essere un punto virgola, un ibrido, né carne né pesce, un soggetto misconosciuto e più. Il lettore arriva lì e si ferma indeciso, non comprendendo il senso di quel segno così anomalo e allora fa finta di nulla e procede come se non ci fosse alcuna punteggiatura e pensa “la prossima volta questo qui si decide e sceglie o punto o virgola”, anziché un simile trespolo e poi perché non virgola punto?
Poi c’è il professore, maestro di tuttologia: il duepunti!
Fulgido esempio di pubblica utilità, il duepunti dissipa ogni nostra ignoranza! I
n un brano leggiamo termini complessi come “onomatopeico”, “organolettico” o “ipocondriaco”? Nessun problema: subito a seguire troviamo il dotto duepunti che ci svela l’arcano significato.
Io però non vorrei essere nemmeno il duepunti perché spesso si lascia fuorviare dalla consapevolezza della propria cultura e capita che scambi una sua interpretazione o un’opinione soggettiva per verità assoluta. E così anche se tutti si accorgono del duepunti, molti lo guardano con sospetto, temendone capacità affabulatorie.
Restano il punto interrogativo e quello esclamativo, fra i quali oscilla la mia personalità. Vedo nel punto interrogativo l’esplicita manifestazione di curiosità intellettuale, virtù che vorrei possedere: mi piacerebbe davvero riuscire a stimolare le mie sinapsi continuamente, ponendomi sempre nuove domande su tutto lo scibile. Il punto esclamativo d’altronde rappresenta il mio animo entusiasta e la mia indole empatica: mi piacerebbe coinvolgere tutti in ogni processo cognitivo che appare interessante e potrebbe essere fonte di maturazione intellettuale. A qualsiasi livello.
In conclusione, penso che dovrò coniare una nuova punteggiatura: il punto interrogativo esclamatorio?!

Immagine di copertina e nel testo realizzate con un software gratuito di intelligenza artificiale da Mauro Presini.
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Che bell’articolo! Quando si insegna si passano anni a lavorare sulla punteggiatura. Ero arrivata a trattare i punti, le virgole eccetera come segnali stradali in una città complessa quale è la comunicazione verbale, ma questa lettura così profonda non mi è mai riuscita. Grande Mauro!