Passa al contenuto principale

Parole a capo /
Davide Cristofori: “L’orizzonte inconsapevole” e altre storie poetiche

Parole a capo /
Davide Cristofori: “L’orizzonte inconsapevole” e altre storie poetiche

 

Venti 46

Disertammo.
Senza alcun accordo preventivo.
Secondo la nostra intima, selvatica natura.
Quel verbo strano, inusuale,
lo usammo, tra lo stupore generale,
mentre i Generali sonnecchiavano.

Disertammo.
Senza conoscere il significato segreto
di quella corsa distopica.
Ora è un passato remoto:
allora fu un presente plurale,
nato in una calda notte di maggio.

Disertammo.
Obiezione animale, rivolta galoppante
lanciata sul lungo viale,
tra alberi e automobili.
Sull’asfalto sbrecciato
il suono, anomalo, dei nostri zoccoli.

Diserzione involontaria.
Indulgenza plenaria:
un palio di cavalli scossi,
senza alcuna contrada,
senza gonfaloni e fantini.
Un gesto ribelle che rimane negli anni.

(31/05/2026)

 

*

Suggestive connessioni*

Guasto nel sistema.
Dobbiamo sopportare: in silenzio?
Un corpo estraneo è penetrato oltre ogni filtro.

Un incidente, un impatto, violento.
Ha creato una crepa, in superficie.
Un trauma, una contraddizione, in profondità.

Ciò che abbiamo passato
è ora una distanza emotiva,
quasi tutta cancellata.

Senza grazia, ogni cosa è attrito.
Tutto ha ceduto.
Tutto è stato liquidato, come su un campo di battaglia.

Il cielo si incrina, si muta in nuvole scure.
Tutto diviene invisibile.
Non ci sono più immagini, né parole.

Soltanto suggestive connessioni di un Tempo anomalo.

(08/04/2026)

*(Il Venerdì di Repubblica n.1984 pag. 80)

 

*

 

L’orizzonte inconsapevole

 

Mi fa paura l’infinito.

Nel profondo silenzio
sento la mia voce interiore
divenire respiro.
Parlando alla natura
trovo un ascolto antico
e comprensione.

Non trovo risposte.
Talvolta altri misteri.
E il respiro si fa freddo
tra il cielo immenso
e la terra sterminata,
avvolta nella nebbia.

Mi attrae l’infinito.

(06/03/2026)

 

*

 

Rosa fuggente*

 

Lei si guardò
le mani sporche
di sangue,
con gli occhi colmi
di lacrime.
Il treno
sferragliando
andava verso
un nuovo ignoto
futuro.
Lei guardò
la pianura infinita
non sapendo
se avrebbe avuto ancora
una vita.

(25.02.2026)

*Dedicata al personaggio di Rosa Sauer – Le assaggiatrici (Libro di Rosella Postorino – Film di Silvio Soldini)

 

*

 

San Giorgio

Sotto un cielo plumbeo
i capelli sembrano più grigi
e i mattoni rossi non brillano.
Trovo oggetti smarriti,
persi tra sguardi altezzosi,
vicini al campanile inclinato:
l’orologio,
immobile,
non segna alcuna ora.
Un angolo silente,
riservato,
scelto per osservare la vita quieta,
che scorre, inquieta, tra argini alti
e statue bianche
ogni giorno più sporche.
La luce è tenue,
delicata
come un ricamo femminile.
Il grande prato,
con le solitarie panchine
è illusione di una primavera,
che non sento nell’aria,
stagnante e velenosa.
Non ho visto sorrisi.
O forse si, pochi.
Sfumano presto,
precipitano sempre
nell’ansia di tutti
per un domani che sembra
più grigio,
smarrito anch’esso
come un oggetto
qualunque.

 

(25/02/2026)

 

Davide Cristofori (Ferrara). “Sono nato all’ombra – letteralmente – del Castello Estense nel 1959. Più per ambizioni familiari che per convinzione ho frequentato il Liceo Scientifico Roiti, che raggiungevo, sempre più spesso, in compagnia di una mia compagna di classe, che, poi, sarebbe diventata mia moglie. Vivere l’adolescenza negli “anni di piombo” mi segnò e, anche per via del carattere timido e riflessivo, iniziai a scrivere versi, ispirati a Valéry, Pavese, Eluard e ad altri, oltre che dai cantautori dell’epoca. Ho sempre scritto, quindi, solo per me (…e molto per “lei”): appunti di avventurosi viaggi nello spazio e nel tempo, nei miti del mare e nelle solitudiniquotidiane, trasportati ad un livello interiore, in una visuale microfilmata.
Alla fine degli anni ‘70 iniziai a lavorare per un Ente Pubblico, nel quale sono rimasto sino alla pensione, convinto del valore sociale elevatissimo delle mie funzioni, anche se misconosciute e di difficile svolgimento.
Ora, da nonno pensionato, ho sentito il bisogno di “farmi leggere”, con umiltà e senza ambizioni particolari. Scrivo quello che sento, mi ispiro a ciò che vedo, lasciando che sia il cuore o l’irrazionalità più pura a mettere insieme le parole sulla carta. Uso la poesia come un sestante, un mezzo per conoscere la posizione del mio “io” rispetto all’Universo.”

Ringrazio Davide Cristofori per avermi concesso la pubblicazione di queste sue brevi note e poesie inedite.

In Copertina: foto dal sito MUSEOITALIA: San Giorgio fuori le Mura – Ferrara

Parole a capo” è una iniziativa dell’Associazione culturale “Ultimo Rosso”.
Per rafforzare il sostegno al progetto, invito, nella massima libertà di adesione o meno, a inviare un piccolo contributo all’IBAN: IT75P0538713004000003826665
La redazione di “Parole a capo” informa che è possibile inviare proprie poesie per una possibile pubblicazione gratuita nella rubrica all’indirizzo mail: gigiguerrini@gmail.com 
La rubrica di poesia Parole a capo curata da Pier Luigi Guerrini esce regolarmente ogni giovedì mattina su PeriscopioQuesto che leggete è il 341° numero. Per leggere i numeri precedenti clicca sul nome della rubrica.
sostieni periscopio

Sostieni periscopio!

Tutti i tag di questo articolo:

Pierluigi Guerrini

Pier Luigi Guerrini è nato in una terra di confine e nel suo DNA ha molte affinità romagnole. Sperimenta percorsi poetici dalla metà degli anni ’70. Ha lavorato nelle professioni d’aiuto. La politica e l’impegno sono amori non ancora sopiti. E’ presidente della Associazione Culturale Ultimo Rosso. Dal 2020 cura su Periscopio la rubrica di poesia “Parole a capo”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *