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Parole a capo /
Nerio Vespertin: Poesie

Parole a capo <br> Nerio Vespertin: Poesie

Parole a capo /
Nerio Vespertin: Poesie

Questa settimana, in “Parole a capo” diamo voce alle poesie di Nerio Vespertin (1981, Roseto degli Abruzzi). Finora ha prodotto tre sillogi e in questo numero della rubrica di promozione poetica diamo conto della prima e della terza uscita.
In primo luogo parliamo di “Ama con rabbia” (2022, Il Babi Editore). Una silloge che, come scrive Simone Santi nella postfazione, “appare fondamentalmente come una poetica e un’arte del tempo” incentrata sullo scorrere delle quattro stagioni intercalate da alcuni brevi intermezzi dove il sentimento dell’amore rincorso inutilmente ricaccia il poeta dentro la “tesa e irrisolta dialettica delle passioni umane” e nella disperata solitudine.
Gli intermezzi che abbiamo scelto sono:

Silvia corre

Silvia corre stasera a viso nudo,
tra fari e monossido, lampeggianti e panico
e il vostro sguardo atroce
a graffiarle pelle e cuore.
Silvia pensa, sono tristi
gli astanti, osservatori stanchi,
anime non-partecipanti
all’intima folle gioia
che oggi veste ai fianchi.
E non ha pudore, non ha timore
di sentirsi stupida, di sembrarvi impudica.
Lei corre, corre, oltrepassa ansia e terrore,
la vedrete danzare, dalla strada decollare,
volare fino al sole.
Perché Silvia è viva,
ha fiato e gambe, lividi e sangue
e questa voglia pazza di risalire,
non arrendersi a buio e dolore.
E sull’asfalto sporco stasera avvampa,
senza paura spalanca le ali e accende l’aria.
Sarà fuoco puro la musica delle sue parole.

*

La notte sul lago

La notte sul lago
veste un sudario tremulo
                              di foschia.
Quel che si scorge da lontano
è solo lo sguardo dei lampioni
e la tela dei rami sulla riva.
Siamo spinti da mani
invisibili a consacrare
qualcosa di cui non sentiamo,
                             non vediamo il significato.
Si appare uno dopo l’altro
sul molo,
si sussurrano i nomi,
si scherzano le canzoni.
Ci si lascia indietro solo l’inutile,
anche le paure (anche gli abiti)
e si celebra con pelle tiepida
il bacio dell’acqua sul corpo.
Il senso ci sfugge. Troppo giovani per esitare.
Felici di esserci e non conoscere
domani, di saper volare senza ali.

 

Nel marzo 2025 esce M.U.S.A. (Meccanica Umana Sintetica Automatica) per le Selvatiche Edizioni.
Nell’appassionata postfazione, Francesca Del Moro scrive che il libro di Vespertin “parla precisamente dei nostri luoghi, del tempo in cui viviamo e al quale siamo perlopiù assuefatti.
Citando la frase “E’ più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo“, attribuita a più persone tra cui il filosofo sloveno Slavoj Zizek, per Vespertin solo la produzione non conosce pausa. La Del Moro prosegue il “dialogo” col poeta dicendo che “continua, inesorabile, mentre i macchinari guasti, al pari delle persone licenziate, dimissionarie, ammalate, morte di lavoro, vengono sostituiti“. Al centro della silloge ci sono due persone “frammentate”, chiuse nella stessa gabbia: l’operaio Andrea e l’impiegato Marco. Andrea è parte integrante della catena di montaggio, ingabbiato, stordito e allettato dalla vertigine della prospettiva, di un’illusoria progressione di carriera. Anche l’impiegato Marco è lanciato verso l’aspettativa di essere vincenti. La silloge è suddivisa in quattro parti: Meccanica; Umana; Sintetica; Automatica.
“I personaggi che si muovono in questa commedia umana sotto il segno del lavoro, ambientata in un contesto urbano e provinciale, dalla fabbrica agli uffici, alla strada trafficata, ai sotterranei della metro, sono prigionieri di un sistema che concede loro la classica ora d’aria sotto forma di pausa caffè, pausa sigaretta, giorno di paga, ferie” (F. Del Moro)

 

sequenza_lavorativa_00101

E’ giorno di paga.

Inspira, concediti l’alba.
Assolviti, ascoltati.

Hai abiti vecchi, giorni troppo corti.
Riacquistare se stessi
è un lusso che ci manca.
Fra che se n’è andato
e chi l’hanno licenziato
il conto non torna.

La nevrosi e l’insonnia
come modico compromesso di mercato.

Espira, aggiorna la lista.
Trascrivi l’arretrato.

A giornata finita:

                                   [1] Riallacciare il sorriso alla faccia
                                 [2] Ricollegare la fatica

*

sequenza_lavorativa_10000

Da zenith a nadir, a tempo zero.

Elettrificato
da un filo scoperto
ridotto a unità di pensiero
riprogrammato azzerato
da lira a euro
abbandonato cassaintegrato
annoverato come perdente
per non disturbare
i discorsi del sindacato
multato rinegoziato
se rincara il tabacco
fumerò la testa
costretto al consenso
il vostro bene
il nostro male
lasciato solo
costretto al precariato.

Ma mai, nemmeno una volta
che abbia pensato di arrendermi.

 

*

REDUNDANCY

Di cinquantadue in selezione entravamo in sei.
Il primo giorno reverenza e viso austero
scherzavamo con la guardia al cancello
il saluto teso come soldati di frontiera.
In quanti resteremo, pensavo
dopo le cinque settimane
del periodo di prova
dopo aver imparato
a stare in equilibrio
su questa corda.
Già allora accadeva
nella prospettiva
dei numeri
la riduzione
costante
di noi.

 

*

 

ESCALATION

Il capo del mio capo
è un pensiero
imperante
numero
fatto
dio.
Accrescere le distanze
fra la prima cifra
e l’ultima cifra
della conta
la sua
vita.
Allineare profitti su
profitti, sollevare
l’asticella gialla
ogni giorno
un po’ più
là, verso
il cielo.
Sembra impossibile
ma anche lui
come me non
possiede
niente
di ciò
che
ha.

 

*

 

12112011_180734.PNG

[Foto di una strada di città dall’aspetto molto comune; al centro dell’inquadratura si riconosce la vetrina di un negozio chiuso; a giudicare dalla saracinesca di metallo arrugginita e dalla polvere che copre il vetro, il negozio è abbandonato; nella parte al centro della foto, attaccata alla saracinesca si scorge un cartello, le cui scritte sono però illeggibili]

Sul vetro della porta il cartello
NON CI SIAMO
anni di abbandono si sono fermati
in insetti morti
fuliggine e fumo.

Anche io resto vuoto
non apro a nessuno.

La saracinesca sulla strada è chiusa
sulla schiena una scritta
chiede di lasciarmi stare.

RIAPRE A SETTEMBRE

Forse.

 

*

decima voce

Silvia
l’occhio traduce l’amore degli ippocastani attraverso le linee tremule
dei tram del centro in un sentimento bellissimo indecifrato uno spillo
di ghiaccio conficcato fra déjà-vu e tormento siamo noi il colore l’ar-
cobaleno sporco di tutte le strade di Madama Bologna la parentesi nel
sangue che ci fa sorridere dentro la cicatrice che ricuce ogni segreto
dolore il sussurro che dice va bene va tutto bene anche senza far niente

fin quando saremo noi
questa città incroci di mani di lingue di bici legate con catene comuni
il nostro giorno migliore

 

*

 

undicesima voce

ma il fiume scorre nero di notte
livida creatura violenta la calma mormora segreti indicibili nelle vene
della terra
ho detriti sottopelle le lenzuole non aiutano
rigirandosi nel suo letto il fiume scorre con le parole non dette tutte le
paure rimaste zitte le civette non viste trattengono il respiro mentre
i sassi grattano il fondo mentre i sogni attendono di salire gli ultimi
istanti in superficie a passo di lupo di sciacallo l’acqua scura si gonfia
delle colpe
il fiume scorre il fiume scorre non c’è fine alle tenebre la bocca s’apre
diventa piena sfonda la lingua la sirena del giorno grida pericolo pericolo
e il fiume è già qui siamo noi

Cover: davidgallie-ai-generated

Nerio Vespertin (Marco Lamolinara), è nato a Roseto degli Abruzzi nel settembre del 1981. Si dedica fin da giovanissimo alla poesia. Trasferitosi a Bologna per gli studi universitari, entra in contatto con il mondo delle associazioni studentesche, collaborando con collettivi di scrittura/poesia e nel mondo delle riviste underground di Bologna. Si laurea in Ingegneria nel 2008. Nel 2010 si classifica nella rosa dei finalisti del “Premio Teramo”, nel 2019 è vincitore del premio “Coop for words”. Dal 2015 al 2019 collabora con la community del Writer’s Dream, per la quale ha curato il podcast e due raccolte di poesie. Nel 2020 pubblica la sua prima silloge, Ama con rabbia, con Il Babi Editore. Nel 2022 entra a far parte della segreteria di Bologna in Lettere, festival multidisciplinare di cultura letteraria, con cui collabora attivamente. Nel 2024 pubblica Il turista, Gattomerlino/Suerstripes e nel 2025 Meccanica Umana Sintetica Automatica, Sintetiche Edizioni.

Parole a capo” è una iniziativa dell’Associazione culturale “Ultimo Rosso”.
Per rafforzare il sostegno al progetto, invito, nella massima libertà di adesione o meno, a inviare un piccolo contributo all’IBAN: IT75P0538713004000003826665
La redazione di “Parole a capo” informa che è possibile inviare proprie poesie per una possibile pubblicazione gratuita nella rubrica all’indirizzo mail: gigiguerrini@gmail.com 
La rubrica di poesia Parole a capo curata da Pier Luigi Guerrini esce regolarmente ogni giovedì mattina su PeriscopioQuesto che leggete è il 347° numero. Per leggere i numeri precedenti clicca sul nome della rubrica.

 

 

 

 

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Pierluigi Guerrini

Pier Luigi Guerrini è nato in una terra di confine e nel suo DNA ha molte affinità romagnole. Sperimenta percorsi poetici dalla metà degli anni ’70. Ha lavorato nelle professioni d’aiuto. La politica e l’impegno sono amori non ancora sopiti. E’ presidente della Associazione Culturale Ultimo Rosso. Dal 2020 cura su Periscopio la rubrica di poesia “Parole a capo”.

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