Vi chiamo, vi stringo la mano…
Intervista a Kiwan Kiwan sul Libano assediato
Vi chiamo, vi stringo la mano…
Intervista a Kiwan Kiwan sul Libano assediato
Leggi la I parte pubblicata ieri su Periscopio (Qui)
Chi non conosce a Ferrara Kiwan Kiwan? Ci siamo visti qualche giorno fa al presidio per il Libano. ci incrociamo spesso per qualche iniziativa sociale e politica, ma non ti ho mai chiesto la tua storia. Raccontami di te e del Libano, il tuo paese.
Sono arrivato in Italia nel 1977, il 15 di agosto, a Perugia. Erano due anni che era scoppiata la guerra in Libano. Vivevo in una zona cristiana maronita, non condividevo la linea delle forze politiche esistenti, tutte di destra, ero considerato un avversario da zittire.
Avevo conseguito la maturità scientifica, mio fratello era già in Italia a Perugia e i miei avevano deciso che dovessi raggiungerlo e continuare gli studi in Italia, “così mi toglievano di mezzo” da eventuali problemi. Sono stato assieme a mio fratello per un anno poi ci siamo separati, lui è andato a Roma, io a Firenze per un piccolo periodo per poi arrivare a Ferrara.
In Italia c’era il numero chiuso per le iscrizioni alle facoltà universitarie, ma, in seguito ad una mobilitazione di tutti gli arabi contro questo sbarramento, il governo ha riaperto le iscrizioni. Mi ero iscritto a Farmacia e dopo purtroppo ho dovuto interrompere gli studi per motivi economici e non solo. Nel frattempo mi ero trasferito come università a Bologna, nel 1981, e avevo trovato disponibilità di alloggio a Ferrara presso altri due paesani.
Per mantenermi ho fatto il cameriere e facevo l’ interprete per alcuni commercianti libanesi e arabi. All’epoca non era permesso agli studenti stranieri di lavorare. Ho avuto dei problemi nel rinnovo del permesso di soggiorno come tanti altri, ma si sono sempre risolti. Poco dopo, ho conosciuto, nel 1982, mia moglie con la quale sono sposato dal 1985, abbiamo una figlia. Quando è nata mia figlia, dato che mia moglie lavorava e studiava, ho scelto di seguire la sua crescita da vicino: dal momento del parto al quale avevo assistito, esperienza rara e unica per me, in avanti.
Nei miei primi anni in Italia ero impegnato politicamente a sostegno del popolo palestinese e con il Movimento nazionale Libanese di matrice progressista e comunista.
Vivendo a Ferrara, per me era ovvio coltivare gli interessi politici della città e dell’Italia.
Nel 1985 ho scelto di fare il volontariato presso la CGIL di Ferrara, continuavo la sera a fare il cameriere. Il volontariato in CGIL è durato fino al 1990 presso il Centro informazioni disoccupati (CID) dove passava di tutto, disoccupati, immigrati, donne in stato sociale problematico.Alla fine degli anni ’80 avevo fatto parte della Consulta Provinciale per l’immigrazione, e nel 1992 assieme al Comune di Ferrara avevamo istituito il primo centro di accoglienza in regione, in Via Benvenuto Tisi da Garfalo, dove avevamo assunto la gestione del centro come Coop Le Muse. la cooperativa è nata con il supporto della CGIL, assieme ad un gruppo di compagne e compagni italiani e che ci ha permesso di partecipare al bando provinciale CREA LA TUA IMPRESA, rivolta a finalità sociali e all’inserimento di soggetti in cerca di una occupazione, purtroppo questo progetto non è andato in porto per la mancata volontà del Comune di Ferrara.
Finita questa fase ho aderito all’ARCI di Ferrara e per anni sono stato nembro degli organismi dell’ARCI, grazie al rapporto con l’amico GianPaolo Crepaldi, si è costituita l’Associazione dei libanesi e abbiamo aperto il primo Circolo Arci multietnico e multiculturale,SAMARKANDA, in via Putinati. Questa esperienza è durata circa tre anni. Successivamente sono stato tra i fondatori dell’ASSOCIAZIONE CITTADINI DEL MONDO nel 1993.
Dal 1994 fino al 2011 ho aderito a Rifondazione Comunista. Durante questo periodo sono stato eletto due volte consigliere della Circoscrizione Giardino Area Nuova Doro, ho assunto le cariche di Segretario del Circolo Rosa Luxembourg, di Tesoriere Provinciale e per più di sei anni sono stato Segretario Provinciale e membro del Comitato Politico Nazionale. Posso dire che ho partecipato alla vita politica ferrarese spesso come oppositore alle giunte dell’epoca salvo nelle due giunte del Sindaco Gaetano Sateriale. In questo caso sono stato eletto dalla Conferenza degli Enti (organismo provinciale che raggruppava tutti i sindaci della Provincia) consigliere nel Consiglio di Amministrazione di ACER (Azienda Casa Emilia Romagna), dopo, su richiesta del Partito ho lasciato l’incarico, nel 2006, per entrare in Consiglio Comunale fino al 2009. Il primo impegno in assoluto è stato la lotta alle privatizzazione delle farmacie Comunali e all’esternalizzazione. Dopo aver lasciato Rifondazione Comunista, sono rimasto attivo in politica, mi sono iscritto al PDCI per un breve periodo e dal 2018 partecipo alla vita politica di Ferrara con il gruppo LA SINISTRA PER FERRARA. Nell’ultima campagna amministrativa ci siamo presentati come Sinistra Unita per Anselmo assieme a Rifondazione e abbiamo ottenuto 1,4%.
La politica però non mi permetteva di mantenermi, così prima ho aperto una pizzeria da asporto in città e dopo un ristorante Italo Libanese in Porta Mare.
E il tuo rapporto da straniero con la città di Ferrara e i ferraresi?
Francamente, malgrado tutti i problemi affrontati, non mi ero mai sentito uno straniero in Italia e a Ferrara, finché non è arrivata la destra al governo della città. Una destra che sento vuota di ideali e senza contenuti, e che ha trasformato la città in un ristorante e in una discoteca a cielo aperto. Ha discriminato gli stranieri in più occasioni, per citarne un paio, ha negato il sostegno economico nazionale agli stranieri durante il COVID, ha cambiato il regolamento per gli alloggi popolari per ostacolare l’ingresso degli immigrati eccetera. È una destra compiacente a chi solo l’ha votata.
Politicamente, in Libano, simpatizzavo per il Partito Comunista Libanese ed ero un sostenitore del MNL (Movimento Nazionale Libanese) e sostenitore della causa palestinese. Non avevo nessun rapporto con le forze politiche italiane, qualche volta ci rivolgevamo al PCI, ma avevamo visioni divergenti sulle due questioni (libanese e palestinese). Il mio impegno era soprattutto rivolto alla politica internazionale, xome il movimento in Grecia contro il regime dei colonnelli. A Ferrara ho trovato i compagni del Partito Comunista Greco, i compagni iraniani del partito TUDE, gli esuli cileni contro Pinochet e i compagni palestinesi del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, una formazione Marxista leninista.
Nel 1982 Israele aveva invaso il Libano e aveva preteso l’uscita dell’OLP dal Libano. La Sinistra libanese aveva perso un alleato, e nello stesso tempo è nato Hezbollah, il Partito di Dio.
Libano: una storia travagliata. La ricostruzione di Kiwan mostra, oltre alla complessità della questione mediorientale, come tutto quello che sta accadendo oggi sia il risultato di azioni e di decisioni coltivate fin da tempi lontani. Uno stato di cose che appare intricato e dominato da un caos deliberato.
Gli accordi del Cairo, nel 1969,durante il vertice della Lega araba legalizzarono la presenza armata palestinese nel sud del Libano e permisero all’OLP di gestire i campi profughi in autonomia. Lo scopo era di condurre la Resistenza contro Israele.
Con il tempo questo accordo permise ai palestinesi di operare senza alcun controllo da parte dello Stato libanese e di diventare una forza politica e militare. Nel frattempo è cominciata la rabbia dei cristiani che hanno cominciato ad organizzarsi in una opposizione politica contro i palestinesi.
Negli anni ’80 il Libano era in piena guerra civile, scoppiata nel 1975 a causa della “strage del bus palestinese”, avvenuta a Beirut il 13 aprile 1975, passato alla storia come l’episodio scatenante della prima guerra civile libanese durata fino al 1990. Un commando di miliziani cristiano-falangisti attaccò un autobus di civili e combattenti palestinesi, uccidendo 27 persone.
La maggioranza dei cristiani maroniti appartenente a partiti di destra, i falangisti (fascisti) , guidati dalla famiglia Gemayel, il partito dei nazionalisti liberi, seguaci dell’ex presidente Camille Chamoun e al marada (i giganti ), seguaci dell’ex presidente Fangieh, avevano creato un fronte anti palestinese e anti progressista, il Fronte nazionale, mentre il campo opposto, riconosciuto come il Movimento nazionale libanese (mnl) era guidato dal leader Kamal Jumblat, capo del Partito socialista, a maggioranza drusa e assieme al Partito comunista libanese, l’unico partito multi confessionale (musulmani, cristiani, sciiti e drusi ), poi c’era il Movimento Amal, formazione sciita guidata dallo scomparso Imam Mussa al Sader, assieme ad altri partiti panarabi e comunisti. Verso 1977 il MNL controllava quasi il 70% del territorio libanese e ha determinato l’uccisione del Leader Jumblata da parte del regime di Assad chiamato dall’allora Presidente (maronita) Frangihe a sostegno delle destre.
L’11 marzo 1978 un commando di guerriglieri palestinesi (OLP) sbarcò sulle coste israeliane, causando la morte di 38 civili e il ferimento di oltre 70 persone.
Il 14 marzo 1978 in risposta all’attentato, l’esercito israeliano (IDF) invase il Libano meridionale occupando l’area fino al fiume Litani. L’obiettivo dichiarato era distruggere le basi dell’OLP: “Operazione Litani”.
Il 19 marzo 1978 fu istituita l’UNIFIL richiesta dal governo libanese, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU per garantire il ritiro delle truppe israeliane e ripristinare l’autorità del governo libanese al confine
6 giugno 1982 “Operazione pace in Galilea”. Israele invade il sud del Libano come risposta al tentativo di assassinio messo in atto da parte del Fatah contro l’ambasciatore nel Regno Unito Shlomo Argov e in risposta ad attacchi d’artiglieria dell’OLP contro aree popolate nel nord della Galilea. L’esito di questa invasione è stato il raggiungimento di Beirut, la cacciata dell’OLP dal Libano, circa 10,000 combattenti oltre alla dirigenza palestinese riversati verso Tunisi e altri paesi, il rafforzamento dell’influenza siriana in Libano e il ritiro israeliano nella” cintura di sicurezza”.
Durante l’assedio di Beirut le forze israeliane hanno agevolato il massacro contro i palestinesi ad opera dei miliziani Falangisti a Sabra e Shatila. Tra il 1982 e 1985 a seguito delle frammentazioni della guerra civile nasce il partito di Dio (Hezbollah), movimento sciita, creato dall’Iran e sostenuto dalla Siria e che ha iniziato la sua guerriglia contro Israele.
Inizialmente la resistenza libanese contro Israele era ad opera delle forze comuniste e socialiste che poi sono state in un modo o nell’altro estromesse dalla scena ad opera del Partito di Dio, che, come anticipato, si rifà alla Repubblica islamica iraniana.
A causa dei continui attacchi da parte di Hezbollah, Israele si è trovata costretta a ritirarsi dalla “cintura di sicurezza ” il 24 maggio 2000.
Guerra del 2006
Israele invade di nuovo il sud a causa del rapimento di due soldati israeliani e l’uccisione di altri tre da parte del Partito di Dio. Israele ha distrutto tante infrastrutture libanesi. Tantissime vittime da tutte e due le parti. Questa guerra si era conclusa con la risoluzione 1701 dell’ONU.
Spesso ci sono state delle scaramucce sul confine tra Israele e Hezballah, anche nel 2018 Israele aveva tentato di distruggere dei tunnel di Hezbollah.
7 ottobre 2023. Arriviamo ad oggi.
Il 7 ottobre 2023 Hamas mette in atto un attacco contro la popolazione israeliana e la reazione israeliana è stata l’attuazione di un genocidio contro la popolazione di Gaza.
A sostegno dei palestinesi intervenne Hezbollah aprendo il fronte a nord di Israele, che a sua volta come risposta aveva evacuato vari villaggi causando lo sfollamento di centinaia di migliaia di libanesi, l’attacco dei pager, l’uccisione del leader di Hezbollah Nasrallah e del suo successore e l’occupazione di 5 colline al sud del Libano.
Per circa 15 mesi Israele ha continuato con la sua guerra contro Hezbollah malgrado un accordo di tregua siglato e concordato tra Israele e il Libano direttamente il 27 di novembre 2024. Hezbollah non reagiva, finché, scoppiata la guerra israelo americana contro l’Iran il 28 di febbraio 2026 con l’uccisione di Khamenei, la Guida Suprema dei Sciiti, il 2 marzo 2026 Hezbollah decide di intervenire a sostegno dell’Iran. Come al solito Israele dichiara guerra a Hezbollah e di conseguenza al sud, nella Beqaa e Dahie a sud di Beirut ha occupato ad oggi circa 70 villaggi, causato la morte di circa 3000 persone, il ferimento di 9000 e 1.200,000 sfollati dentro il Libano.
Nell’ultima settimana, il 14 di maggio 2026 sono proseguite a Washington delle trattative per il cessate il fuoco per 45 giorni tra le due delegazioni Israeliana e libanese con la presenza degli americani. Purtroppo Israele non rispetta la tregua, rivendicando il diritto di combattere Hezbollah e Hezbollah, da parte sua non condivide la decisione dello Stato libanese di trattare direttamente con Israele.
Esiste una sinistra politica in libano?
Io avevo lasciato il Libano all’età di 21 anni circa, e come cristiano maronita ero contrario allo Stato confessionale, dove è stabilito che: il Presidente della Repubblica deve essere cristiano maronita, il Primo ministro un musulmano sunnita, il Presidente del Parlamento un musulmano sciita e il Capo dell’esercito cristiano maronita.
Di conseguenza ero simpatizzante della sinistra libanese e di quella palestinese.
Nel 1989, l’Arabia Saudita convocò a Taief tutti i leaders della guerra civile libanese, durante tale incontro avevano raggiunto un accordo per cessare la guerra e l’impegno di introdurre nuove riforme.
Nel 1992 arrivò Rafiq Hariri alla presidenza del governo. Hariri era un grosso imprenditore filo Saudita, godeva di consensi interni oltre che di sostegni politici ed economici esterni, aveva fatto politiche di carattere capitalista costruendo delle aziende private, utilizzando anche risorse e patrimonio pubblico (un po’ alla Berlusconi). La sua formazione politica era Almostaqbal (Il Futuro). È stato Primo ministro per vari governi, fino a quando è entrato in rotta di collisione con il potere siriano degli ASSAD, presenti in libano dal 1976 al 2005, anno in cui è stato assassinato con una carica esplosiva che ha causato oltre 21 vittime, con la complicità dei siriani. Dopo l’assassinio di Hariri il 14 febbraio 2005, c’è stata una sollevazione popolare che cacciò i siriani dal Libano che però hanno mantenuto una loro influenza attraverso delle forze interne. I siriani avevano “governato” il Libano come fosse una regione siriana, posso dire che occupavano il Libano.
Dopo l’uccisione di Hariri si sono susseguiti ulteriori assassinii politici di eccellenza. Era il metodo dei siriani contro il dissenso.
Gli Assad tramite Hezbollah, il partito armato filo iraniano, hanno condizionato l’intera vita politica in Libano non solo nell’eleggere il Presidente della Repubblica e nell’indicare il Primo ministro.
Hezbollah con la dichiarata linea politica per la liberazione della Palestina aveva anche estromesso tutte le forze che rivendicavano la stessa posizione, soprattutto il Partito Comunista Libanese.
Purtroppo in Libano non si puo parlare di una vera sinistra, bensì di una destra cristiana e una destra musulmana che si differenziano tra di loro per la loro lealtà e fedeltà a stati esterni. Gli Sciiti verso l’Iran e, prima,anche l’ex Siria degli Assad, i Sunniti all’Arabia Saudita, mentre i cristiani “dipende”: alcuni guardano all’Arabia Saudita, altri all’America e alla Francia per motivi storici, mentre i Drusi cambiano campo di volta in volta. Insomma, diciamo, si cedono tutti al miglior offerente
Il Libano si caratterizza per la convivenza e coesistenza di diversità tra i libanesi. Ci sono i matrimoni misti tra appartenenti a religioni diverse. Il matrimonio civile all’estero è riconosciuto in Libano. .
Il tuo punto di vista per quello che riguarda la situazione interna libanese
A mio avviso, in Libano occorre:
- separare la religione dallo Stato per avere uno stato laicoC
- introdurre la proporzionale nelle elezioni
- creare un decentramento.
- ultimare alcuni processi giuridici senza interferenza della politica come nel caso dell’esplosione del Porto di Beirut, avvenuta nel 2020. Una esplosione di 2750 t di nitrati d’ammonio, che ha causato 220 vittime e più di 7000 feriti. I nitrati erano immagazzinati al porto e, ad oggi, non si conosce ancora la dinamica dell’esplosione e chi l’ha causata.
- Cercare la verità sugli assassinii eccellenti durante l’occupazione siriana
- In tutte le trattative i corso tra tutte le parti non si riesce il destino di Hezbollah.
Il Libano è un paese arabo, si trova tra i paesi arabi, ha delle caratteristiche che non si trovano in altri paesi limitrofi, è sempre stato il punto d’incontro tra occidente e oriente. È uno dei pochi paesi nel Medioriente che non hanno ancora normalizzato i rapporti con Israele. Si è sempre trovato in mezzo a delle guerre non sue. Prima tra palestinesi e israeliani, poi tra arabi e israeliani e oggi tra iraniani e israeliani.
Ad ogni guerra avvengono delle trattative che portano alla normalizzazione con Israele, Giordania, Egitto, Siria e persino L’OLP. Diversamente altri paesi del Golfo hanno stipulato gli accordi di Abramo.
Dal mio punto di vista non si capisce perché il Libano debba subire le guerre altrui, rinunciare ai suoi territori e trovarsi con migliaia di morti e feriti quando gli attori principali sono l’Iran e l’America, e le loro sempre mutevoli fasi di trattative.
Hezbollah vuole che passi tutto tramite l’Iran che però fino ad ora non è riuscito a far cessare il fuoco in Libano, mentre lo Stato libanese, giustamente, pretende che sia lui stesso a condurre le trattative.
Di una cosa sono quasi certo, il disarmo di Hezbollah non può che dipendere dalle trattative tra l’Iran e gli americani, impegnando l’Iran a non armare e finanziare il partito di Dio.
E ora: Ferrara e il Libano
Due anni fa, credo, il cedro del libano superstite del Parco Massari ha ricevuto un nome: “futura”, un bell’auspicio. A questo proposito Kiwan, mi ricorda che nel 2011 a seguito della caduta di uno dei cedri si era fatto promotore di una petizione rivolta al Sindaco Tagliani che aveva provveduto a far piantare un altro esemplare.
Mi chiedo allora come sia possibile che la nostra città che si è tanto prodigata per questo albero, sia recalcitrante ad assumere la stessa premura, rispetto e solerzia, per uomini, donne, bambini, quelli di Gaza, Cisgiordania, Sud del Libano.
I cedri secolari da tre che erano sono diventati uno, gli altri abbattuti. Impossibile salvarli dal loro destino, hanno consatato gli esperti. L’unico sopravvissuto, ancora in pericolo di vita, continua ad essere monitorato e aiutato ma lo stesso non si fa per gli esseri umani del Libano: migliaia di persone uccise, affamate, deportate e si sta a guardare come inevitabile, il massacro.
Certo Gaza, la Cisgiordania e il Sud del Libano sono lontani, fuori dalle nostre mura, non sono un nostro patrimonio, non contribuiscono alla bellezza di Ferrara. I nostri concittadini di origine libanese poi sono un numero così esiguo e non creano problemi.
E allora che la loro gente sia sacrificata e abbattuta, dimenticata.
Dall’inizio del coinvolgimento nella guerra del Libano da parte di Israele, complice gli USA, i numeri delle conseguenze dei bombardamenti letti nel presidio del 10 aprile sono aumentati enormemente.
Le ultime notizie ci dicono che è stato preso il castello di Beaufort tagliando in questo modo il Libano in due per spezzare le linee di Hezbollah, Israele dichiara di voler allargare le operazioni e mentre si annuncia un nuovo cessate il fuoco, nonostante la tregua fosse stata stabilita in Aprile, Netanyahu vuole i raid su Beirut ( La Repubblica, 1 giugno 2026).
L’Unicef accusa i raid dell’IDF: solo nell’ultima settimana sono stati uccisi o feriti 77 minori.
Tiro, Nabathieh e diverse altre città sono state pesantemente bombardate. Non si fermano esplosioni e si sente continuamente il rombo degli aerei.
Con 570 tonnellate di esplosivo le forze israeliane hanno fatto saltare in aria le zone residenziali del villaggio di Qantara e questo sempre durante il cessate il fuoco in vigore.
L’IDF ha ordinato di sparare a vista su chiunque “anche non armato” nel Sud del Libano (Jerusalem Post).
Continuano scene già viste a Gaza, come l’ uccisione dei giornalisti. Amal Khalil, giornalista libanese ferita in seguito all’attacco della sua auto si è rifugiata in una casa e l’IDF ha bombardato quella casa e impedito ai soccorsi di raggiungere la zona. La televisione israeliana parla apertamente di pulizia etnica, sono attribuite a Shai Galili, tesoriere del Likud queste parole “Dobbiamo fare esattamente quello che avremmo dovuto fare anche a Gaza- imporre un assedio a tutti i villaggi, spostare il confine sul Litani ed espellere le posizioni lì”.
Proviamo a non perdere quel po’ di umanità che ci resta;
APELLO PER RACCOLTA FONDI:”IL POCO FA TANTO”
Kiwan: “Ogni giorno ci giungono dal Libano notizie di persone che lasciano la propria casa e i propri averi a causa dei bombardamenti israeliani. Ad oggi Israele ha fatto evacuare quasi 70 villaggi (paesi) al sud del Libano.
Oltre alle brutte notizie militari, ci segnalano pure il bisogno di avere un sostegno economico per poter fare fronte alle esigenze quotidiane.
Siamo in contatto con strutture impegnate nell’aiutare le famiglie sfollate.
Purtroppo ci tocca per l’ennesima volta rivolgerci alla vostra sensibilità e solidarietà chiedendovi un piccolo contributo come sostegno alla popolazione in Libano.
Nel passato abbiamo avuto un riscontro positivo. Grazie a chi aveva contribuito nel passato e a chi sta contribuendo in questo periodo.
CHI DECIDE PUÒ UTILIZZARE IL SEGUENTE IBAN
IT10Z3608105138266810066845
Beneficiario : Kiwan Kiwan
Causale : Libano
è garantito l’anonimato.
È NECESSARIO FERMARE ISRAELE
In copertina: una foto recente di Kiwan Kiwan
Per leggere gli articoli di Giovanna Tonioli su Periscopio clicca sul nome dell’autrice


















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