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L’ 8 marzo lotto tutto l’anno

L’ 8 marzo lotto tutto l’anno

Il ruolo e le funzioni del rito sono ampiamente approfonditi dall’antropologia, psicologia sociale, scienze cognitive, economia comportamentale, psicoanalisi e dalle neuroscienze. Il rito è complesso da studiare, perché coinvolge la collettività in esperienze di forte impatto spirituale o percezione di appartenenza, restando fortemente ancorato al contesto socioculturale di riferimento.

Ci sono riti religiosi, ci sono rituali famigliari, di passaggio, ricorrenze politiche e tutti sopravvivono perchè hanno un valore simbolico, indicano un sentimento di profonda identificazione provato da una persona nei confronti di un gruppo, sottolineano eventi dal forte impatto sociale o politico, sono fondati su una imprescindibile influenza evocativa ed emotiva perchè la costruzione dell’identità di ognuno di noi deriva prima di tutto dai legami sociali e dal nostro riconoscimento nella società stessa.

Vale quanto sopra anche per quanto riguarda la giornata dell’8 marzo dedicata alle donne. Non si tratta con questa riproposizione tradizionale di omologare la figura della donna a modelli o stereotipi, si tratta di continuare a tenere alta l’attenzione ai pregiudizi, alle diseguaglianze che le donne subiscono in molti campi.

La questione riguarda, assolutamente, le donne reali, ma purtroppo non si risolve togliendo di mezzo modelli semplicistici, modelli che spesso sono prodotti da una mentalità maschilista che può appartenere anche a quelle donne che li hanno internalizzati e che non si accorgono che le ingabbiano.

Ogni donna è una donna a sé ma, se alcune esperienze sono ripetute e diventano norma che condiziona la vita di tante, allora diventano anche un fatto sociale, politico collettivo. Non una di meno, Donna pace e libertà e prima di loro UDI, Donne e giustizia persino le suffraggette lo dimostrano.

Se questa giornata è stata svuotata del suo significato di solidarietà e di ricerca di autonomia e di uguaglianza, uguaglianza che non vuol dire azzerare le differenze, le specificità individuali e di genere che definiscono ogni individuo nella sua appartenenza identitaria, nella sua rappresentazione di sé e dei suoi progetti specifici di realizzazione, lo dobbiamo al fatto che la giornata della donna, come tante altre ricorrenze è stata assorbita dal mercato e i suoi simboli sono diventati merce da consumare.

I rituali servono a mantenere memoria, sono occasioni per interrogarsi, confrontarsi e spingere al cambiamento.

Ogni singola donna è un soggetto reale che vive in un contesto altrettanto reale e se questo contesto è ingiusto, prepotente, iniquo ritengo fondamentale che essa si unisca ad altre donne ed uomini e si ribelli, rivendichi a voce alta i suoi diritti. Pretenda di essere rispettata, di poter contare, di potersi realizzare, di poter scegliere liberamente come essere.

Per ora, spesso, una donna deve fare scelte obbligate, si pensi ai problemi per conciliare famiglia e lavoro, carriera e maternità, doveri parentali e tempo per sé, dover adattarsi a disparità di trattamento economico e lavorativo, avere paura di andarsene da relazioni patologiche per non rimanere senza una casa o per problemi finanziari.

Le conquiste femminili dal voto universale, al diritto alla interruzione di gravidanza, al divorzio, alla riforma del diritto di famiglia, al riconoscimento del valore in campo scientifico, culturale lo si deve non solo a singole eroine ma all’unione di tante e combattive donne comuni che non si sono arrese.

Non arretrano quando le si vuole fermare e non si fanno fregare dalla cena a lume di candela, dai cioccolatini e dalle ormai costosissime mimose e sono sagge nel sapere che la loro emancipazione femminile è legata a doppia mandata all’emancipazione degli uomini, sdoganati anche loro dai luoghi comuni maschili, capaci di rinunciare al loro potere inteso come forza, sopruso, possesso, oggettivazione sessuale del corpo femminile.

La psicoanalisi fatta da donne deve e ha dato molto al femminismo, le protagoniste hanno permesso di mettere in discussione l’assimetria tra femminile e maschile annunciata come assioma. Come in tanti altri campi, le grandi “madri” sono rimaste per troppo tempo nell’ombra, pur avendo avuto un ruolo fondante in quella che è stata la pratica che ha rivoluzionato l’approccio alla salute mentale e alla cura dei disturbi psicopatologici tra l’Ottocento e il Novecento e che continua ancora.

La psicologia, come molti altri campi della scienza, è stata dominata per decenni dagli uomini. Nomi come Sigmund Freud, B.F. Skinner, John B. Watson, Carl Rogers e Carl Gustav Jung, tra gli altri, sono i più noti.

La predominanza di pensatori maschi nelle liste dei pionieri nella storia della psicologia ci porta a pensare che le donne si mantennero distanti da questa scienza, quando in realtà non è così. Si stima che nei primi anni del 1900, 1 psicologo su 10 negli Stati Uniti fosse donna.

Tuttavia, molte di queste psicologhe dovettero affrontare una notevole discriminazione semplicemente perché erano donne. A molte di loro non fu permesso studiare con gli uomini, vennero negati titoli ottenuti legittimamente o risultò difficile ottenere delle posizioni accademiche che permettessero di investigare e pubblicare. Ecco perché molte delle loro voci vennero messe a tacere.

Ma anche così, furono molte le donne che cambiarono la psicologia grazie al loro contributo, e anche grazie alla loro determinazione a passare attraverso situazioni di discriminazione a causa del genere. Queste donne meritano di essere riconosciute per il loro lavoro pionieristico. Varrebbe la pena e me lo ripropongo, di rendere loro omaggio dedicando a tutte, anche quelle da cui differisco per metodo, un altro meritato 8 marzo, anche se poi non sarà propriamente l’8 marzo perchè “l’8 marzo lotto tutto l’anno”.

Ne ricordo solo alcune.

Anna Freud in barba ad un padre tanto ingombrante si è imposta nello studio che ha individuato i meccanismi di difesa e ha dato il via alla psicoanalisi infantile.

Mary Whiton Calkins. Harvard le rifiutò il titolo per essere donna. Tuttavia, divenne la prima presidente donna della American Psychological Association. Durante la sua carriera divenne famosa per il suo lavoro nell’area dell’auto-aiuto.

Mary Ainsworth La sua ricerca sui legami tra madre e figlio ebbe un’enorme influenza negli studi successivi sugli stili di attaccamento e su come questi contribuiscono al comportamento futuro.

Karen Horney. La sua confutazione delle idee di Freud contribuì a focalizzare l’attenzione sulla psicologia femminile. La sua teoria secondo cui le persone sono in grado di assumere una responsabilità personale nella propria salute mentale è tra i suoi molti contributi.

Melanie Klein. Attualmente, la psicoanalisi kleiniana è una delle principali scuole di pensiero nel campo della psicoanalisi.

Magda B. Arnold pose le basi per le teorie delle emozioni inquadrate nel cognitivismo.

Il nome di Eleanor Maccoby è legato alla psicologia dello sviluppo. Il suo lavoro sulle differenze sessuali ebbe un ruolo importante nella nostra attuale comprensione di tematiche come la socializzazione, le influenze biologiche nelle differenze sessuali e i ruoli di genere.

Virginia Satir fu una delle primissime psicologhe che definì la terapia familiare, dette vita a una teoria che avrebbe influenzato in modo significativo la psicoterapia di approccio sistemico-relazionale, e anche la tradizione umanistica della psicologia clinica.

Mamie Phipps Clark è diventata la prima donna di colore a conseguire una laurea presso la Columbia University nonostante le sfide e i pregiudizi significativi legati sia alla sua razza che al suo genere. La sua ricerca sull’identità razziale e sull’autostima ha giocato un ruolo fondamentale nell’aprire la strada a ulteriori studi sul concetto di sé all’interno delle comunità di minoranza.

La lista non si esaurisce con loro e difetta dei contributi contemporanei di cui varrà la pena scrivere. Queste erano donne speciali ma il loro lavoro non era finalizzato ad essere maestre o eroine, vittime del sistema, è stato semmai un contributo appassionato a tutte le donne, meglio, a tutte prese una per una.

Non facevano girotondi come gioiosamente si facevano nelle piazze negli anni settanta, nè sapevano della tradizione della mimosa, ma indubbiamente la giornata della donna è loro come per tutte e non va demonizzata come una questione di storia superata e che si vuole, forse non a caso, banalizzare.

Cover: Foto di <a href=”https://pixabay.com/it/users/geralt-9301/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=281474″>Gerd Altmann</a> da <a href=”https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=281474″>Pixabay</a>

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Giovanna Tonioli

Giovanna Tonioli da molto tempo si occupa di Dipendenze Patologiche nel servizio pubblico. A lungo, come educatrice, ha pensato di fare uno dei mestieri più belli perchè coraggioso, avventuroso, “stupefacente” come le storie delle persone. Il battesimo lo deve a Marco Cavallo e, sull’onda del pensiero della Psichiatria Democratica, le piace abbattere le porte chiuse e lottare contro tutte le forme di stigma; è testimone delle più svariate umanità. Si è laureata in Psicologia clinica, si è specializzata presso l’Istituto di Psicoterapia Espressiva di Bologna ed è socia di Art Therapy italiana. Lavora a Ferrara. L’incontro con l’arte terapia è stata una svolta importante sia personale che professionale – ma Marco Cavallo lo sapeva già – e così come libero professionista svolge l’attività di Psicoterapeuta Espressiva, dove l’arte, la creatività e l’estetica si sposano con la psicoanalisi, le neuroscienze, la mente con il cuore delle persone. Una terra di mezzo, uno spazio transizionale in cui le parole possono incontrarsi con tutte le forme espressive, il rigore con la curiosità e il gioco, la disciplina con l’immaginazione. Giovanna è anche un mezzo (e sottolinea “mezzo”) soprano, una sfocata fotografa, un’artista naif. Vive in provincia di Ferrara, precisamente alla Cuccia, una piccola casa in uno sperduto borgo di campagna, con i suoi cani che nel tempo si avvicendano, ma che, sempre, sono a loro modo grandi maestri di vita.

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