Non c’è solo Ceuta: il vecchio colonialismo europeo
Non c’è solo Ceuta: il vecchio colonialismo europeo
Ceuta è un enclave spagnola di 85mila abitanti sull’ultimo lembo di Marocco che fronteggia la Spagna a 34 km. di mare. Come mai è spagnola? Conquistata dai portoghesi nel lontano 1415 passò alla Spagna con l’unione tra i due paesi e rimase alla Spagna nel 1668 col Trattato di Lisbona. Così come Melilla, altra piccola enclave (86mila abitanti) in Marocco occupata dal re di Castiglia nel 1497 al tempo di quelle Vele e cannoni (Carlo Maria Cipolla, ed. Il Mulino, pag. 176, 1973) che fecero ricchi molti europei coi nuovi tipi di veliero e con quei cannoni che si assicurarono un incontrastato e secolare dominio sugli oceani, e poi sulla terra.
Un po’ di storia
L’Europa riuscì così ad aprirsi la strada delle lontane isole delle spezie, l’Inghilterra fondò la Compagnia delle Indie che Adam Smith voleva statale, a dimostrazione che anche il fondatore del libero mercato nutriva dei dubbi sul fatto che il liberismo è sempre meglio dello statalismo.
L’obiettivo era ottenere il controllo delle più importanti rotte. Prima venne la Spagna, poi l’Inghilterra, oggi gli Stati Uniti con le sue 190 basi in giro per il mondo contro le 2 della Cina. Imperi coloniali di civiltà audaci e aggressive, che è il tratto distintivo dell’Occidente rispetto all’Oriente (più contemplativo e comunque non occupante).
Anche allora il progresso tecnologico (vele e cannoni) fu alla base dello sviluppo (nostro) e dei diritti (nostri) sociali e di libertà di cui ci vantiamo rispetto alle autocrazie, più povere di diritti, i quali, peraltro, dipendono dalle risorse, come sanno bene i paesi nord europei che non vogliono condividere coi più poveri europei del sud il welfare (diritti sostanziali).
Stessa storia per Gibilterra, enclave in territorio spagnolo, residuato coloniale, ceduta alla Gran Bretagna nel 1713 (trattato di Utrecht), quale bottino di guerra nella successione sui mari da Spagna a Gran Bretagna. Altra enclave è quella delle terre dei Saharawi (appoggiati dall’Algeria) che chiedono l’indipendenza dal Marocco da 30 anni e che nel 1991 l’ONU riconobbe come terre da autodeterminare con un referendum secondo il diritto all’autodeterminazione dei popoli.
Un’ex colonia della Spagna che l’ONU considerava uno dei vari territori da decolonizzare, ma che il Marocco vuole per sé essendo ricca di risorse naturali, in spregio al diritto all’autodeterminazione sancito pure dall’ONU e dalle sentenze della Corte di giustizia europea che nell’ottobre 2024 ha annullato gli accordi UE-Marocco estesi alle risorse Saharawi.
Il voltafaccia ONU sui diritti del popolo Saharawi
Ci ha poi pensato Trump ad accontentare il Marocco entrato negli accordi di Abramo di Israele nel 2020. L’Onu, su iniziativa di Trump, ha votato nel 2025 una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che ha archiviato il referendum promesso ai Saharawi per 30 anni, per farne un’area (forse autonoma) ma sotto la sovranità del Marocco e ora insieme (Trump e il re del Marocco Mohammed VI) usano i migranti per fare pressione su Sanchez.
Ovviamente Inghilterra e Francia hanno votato all’ONU a favore facendo pressioni sulla Spagna che non era molto d’accordo. Un esempio di come l’Occidente non esiti ad appoggiare l’occupante (là dove gli interessa) per cui il diritto dei popoli viene sacrificato sull’altare degli affari e della geopolitica.
Stupisce che la Russia non si sia fidata di un Occidente che non ha rispettato gli accordi di Minsk (che aveva firmato anche l’Ucraina) i quali prevedevano un referendum nel Donbass per la sua eventuale autonomia dall’Ucraina?
In quel caso valse per l’Occidente il diritto a non rispettare gli accordi in nome dell’unitarietà del paese Ucraina, così come nel Saharawi dove l’unitarietà del paese Marocco vale e non l’autodeterminazione dei popoli.
La stessa cosa non vale invece per la Serbia e il Kosovo che deve potersi autodeterminare, da cui la nostra partecipazione alla NATO come Italia in guerra con tanto di bombardamenti su Belgrado.
E’ il motivo per cui gli indiani dicevano che gli yankee parlano con lingua biforcuta.
Una ONU indipendente non è mai esistita, seppure un grande passo avanti è stato fatto rispetto alla forza dei pochi che oggi riprende. Ma fino ad oggi anche l’ONU ha sempre preso posizioni sulla scia degli spazi lasciati aperti dalle super potenze. Poi in Europa ci sono San Marino, Andorra e il Principato di Monaco che non sono residuati coloniali ma addirittura resti feudali, utili per l’evasione fiscale, lo sport più diffuso tra i ricchi e il più grande business del pianeta.
Nessuno ci vieta di sognare
Nessuno però ci vieta di sognare e verrà un tempo che tutti questi residuati coloniali e feudali saranno spazzati via. L’Europa si farà promotrice di una Conferenza internazionale in cui Ceuta e Melilla vengono cedute dalla Spagna al Marocco, Gibilterra dalI’Inghilterra alla Spagna e le terre dei Sarahawi dal Marocco ai legittimi proprietari e saranno chiusi tutti i paradisi fiscali. Ci sarà un referendum in Donbass e Crimea per capire se vogliono stare in Russia o Ucraina ed essere o meno autonomi e ai palestinesi se vogliono un loro Stato (e dove) e, forse, gli israeliani capiranno che non si può conciliare una democrazia con l’apartheid.
Tutte cose impossibili (nei tempi brevi) e che mostrano come anche noi europei siamo figli di un antico colonialismo e che le nostre “democrazie” e ricchezza sono anche il risultato di molte nefandezze che pian piano vengono emergendo e che i popoli del Sud del mondo conoscono bene per cui ridono della nostra presunta superiorità morale e dei nostri valori basati sulla democrazia (sic) e libertà.
Il nostro sviluppo umano è una storia lunga e complessa che si è largamente basata (purtroppo) sul colonialismo e la schiavitù, su predazioni che ancora si tentano di fare ma che trovano sempre più resistenze in altri popoli a cominciare da Cina, Russia, India, Brasile, Sud Africa diventati abbastanza forti da non essere piegabili con guerre aperte.
Un bel problema per l’Occidente, alla sua probabile ultima fermata, nel senso che d’ora in poi il suo sviluppo si dovrà basare sulle sue sole risorse senza predazioni di sorta, come sta cercando di fare ancora Trump.
Il Sud del mondo è oggi molto più forte di un tempo e permetterà sempre meno all’Occidente di essere aggressivo (anche se a noi piace raccontare che sono gli altri che ci minacciano e per questo ci riarmiamo nonostante Nato e Usa abbiano insieme l’80% delle armi mondiali).
Miliardi (dollari) di spesa militare, 2023

Fonte: Sipri
Ecco perché c’è una gran voglia di menare le mani e fare guerre, possibilmente mandando avanti altri (ucraini negli ultimi tempi) nella speranza di ristabilire un assetto di dominio unipolare che è oramai al tramonto. Ma alla guerra (soprattutto degli altri per noi) il complesso militare-industriale di cui parlò Eisenhower, spera ancora, da cui il riarmo. C’è però un problemino, la grande maggioranza dei giovani occidentali è contraria, per questo si spera nei droni e nelle armi a guida autonoma che potrebbero portare a guerre con pochi soldati…una pia speranza perché coi droni la guerra si fa ancora più sporca e disumana.
In copertina: Campo profughi di Smara, Algeria: donne in attesa della distribuzione di aiuti da parte dell’associazione umanitaria Rio de Oro – foto da redattoresociale.it
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