Passa al contenuto principale

Islanda e Sassonia: due fulmini in un’Europa in tempesta

Islanda e Sassonia: due fulmini in un’Europa in tempesta

La piccola, ricca isola di 400mila islandesi non vuol far parte dell’Europa (52,8%), nonostante, e forse proprio perché, già goda della libera circolazione delle persone (Shengen è attivo dal 1991), ha liberi scambi con la UE, fa parte della NATO anche se non ha alcun esercito (una Svizzera nordica).

La maggioranza non vuole le regole UE, che i pescherecci europei sfruttino il suo pesce, si tiene la sua moneta e i giovani ancor più hanno votato No (18 ai 29 al 60%) temendo di essere trascinati in una guerra tra “titani” (USA-UE vs Russia-Cina).

L’offerta politica di una UE senza sovranità (e un tantino bellicista) non attrae chi vede nel proprio Stato una comunità ben definita da storia, cultura, lingua, tradizioni e aperta come l’Islanda.

Ogni volta che si chiede ai cittadini di stare nella UE si perde. Rimangono favorevoli i richiedenti balcanici (e Ucraina), paesi poveri che sperano nei benefici UE (che verranno tolti ad altri) e nella delocalizzazione di imprese UE nelle loro zone a minor costo del lavoro.

Purtroppo il voto islandese e in Sassonia, dove AFD è salita al 44%, non sono incidenti di percorso, se pensiamo alla crisi in atto.

Volkswagen licenzia 110mila operai e ridimensiona la sua produzione da 12 milioni a 9 di auto, di cui metà proprio in Germania, ma anche la crisi Ilva come le altre 150 crisi industriali in Italia dicono la stessa cosa: il ridimensionamento delle due principali manifatture (Germania e Italia), a cui la UE risponde con un loro rilancio al 2030 senza investire un euro.

O la UE cambia nel giro di 2-3 anni e diventa una cosa seria, comunità di democrazie nazionali cooperative, o con l’attuale architettura, si sfascia.

Come mai questa Europa, che doveva essere “faro” dell’umanità e mediatore tra Stati Uniti e Oriente, si è persa per strada?
Perché ha scelto di allinearsi agli americani anche in un tempo in cui, con Trump, gli Stati Uniti hanno accelerato la perdita del loro lato A (democratico), facendo valere quello B della violenza che, peraltro, hanno sempre avuto?

Siamo ancora all’ieri, cioè al tempo del colonialismo e della superiorità della civiltà occidentale sul Resto del mondo.

Se osserviamo gli ultimi 100 anni si notano alcuni fatti eclatanti.
Nel Novecento l’Europa era il centro del mondo (per tecnologia, cultura, benessere). I suoi eserciti avevano dominato il mondo per 5 secoli e si sono sempre combattuti per avere l’egemonia del mondo e conquistare il centro dell’Europa, allora centro del mondo. In ballo c’erano materie prime, spezie, schiavi conquistati con vele e cannoni (la via violenta per arricchirsi).

Da queste guerre è emerso infine l’impero anglosassone, vittorioso nella prima guerra mondiale sugli imperi tedesco e austro-ungarico. Già allora ci fu un’intesa tra Inghilterra e Stati Uniti (entrati in guerra nel 1918) per dare la spallata finale agli imperi “centrali”.

Impero anglosassone poi consolidatosi alla fine della 2^ guerra mondiale, ma con la scomoda presenza dell’URSS che aveva contribuito in modo determinante alla vittoria sul nazismo coi suoi 27 milioni di morti.

Poi abbiamo avuto il bipolarismo USA-URSS da cui è uscito vittorioso l’impero americano nel 1991 col crollo dell’URSS.

Ci si aspettava che il vincitore americano diventasse il dominus del mondo ma, lungimirante coi perdenti, lasciasse i loro usi e costumi e quelle forme di vita non assimilabili all’Occidente. ma anche ai consumi e a quell’individualismo su cui si basa, ma l’hybris (superbia, desiderio di potenza), che spesso annebbia la vista dei vincenti, portò nel decennio 1991-1999 alla distruzione della Russia, assimilandola non solo alla produzione capitalistica, ma anche alla civilizzazione occidentale.

Putin è l’effetto a questa volontà occidentale di distruzione della Russia.

Dal 2001, con la nascita della UE e fino al 2008 (crisi dei sub prime USA), si stava profilando quello che Solov’ev, filosofo e poeta russo, aveva profetizzato:
“il Male ultimo come mimica seducente. L’Anticristo sarà osannato dalle masse, verrà accolto come Salvatore dell’intera umanità. Una Collettività ignara di aver ceduto al sommo inganno della ragione (della Tecnica), accecata da un mare di buon senso dove però risiede un vuoto senza ritorno”.

Chi è oggi il Male assoluto oggi per la UE? La Russia.

Eppure per Dostoevskij per sconfiggere il Male era necessario l’incontro tra Europa e Russia in modo che il respiro dei popoli potesse usare entrambi i polmoni delle due civiltà finalmente affratellate, che l’Anticristo vuole separare e lasciare senza fiato.

La nascita dell’Europa nel 2001 fu segnata da nobili auspici dopo 50 anni di pace in Europa (ma guerre americane ovunque) e fu potente l’impulso dell’ostpolitick sia dei fondatori che dei primi protagonisti e per ultima della Merkel.

Ma l’amicizia con la Russia era una minaccia troppo temibile per l’imperatore americano, tanto più che cominciava a profilarsi un nuovo “titano” (la Cina) a cui la brama di profitto dei singoli americani aveva imprudentemente ceduto la fabbricazione di tecnologie.

Per cui il vecchio imperatore Usa decretò che “questo matrimonio (tra Germania e Russia) non s’ha da fare”…un filo rosso alla base della politica anglosassone degli ultimi 120 anni, come s’era ben capito sin dal 1914-18 quando venne distrutto dagli anglosassoni l’impero tedesco, il cui “errore” fu quello di voler partecipare al bottino coloniale.

Così l’Europa, l’unico potenziale “titano” che avrebbe potuto federarsi e diventare un arcipelago buono, stella polare per Cina e USA, stemperando i loro vizi (quello dell’orda cinese che annulla l’individuo e quello individualistico americano che annulla la comunità), è stata spinta a metamorfosarsi nel suo doppio e, come serva degli americani, a ritornare alla sua ombra bellicista che vuole distruggere se stessa e la Russia, facendo, ahimè, gli interessi di Usa e Cina.

La Russia, spinta anche lei nella zona d’ombra, si appoggia così anziché all’Europa, al nuovo, imprevisto “titano” Cina. Sa che non potrà essere vinta, in quanto, se invasa, ha annunciato che userà le armi nucleari, così come non è in grado di vincere la UE.

L’esito sarà quindi una guerra che dura, che sfibra entrambi, impoverisce i popoli e distrugge i due polmoni fino a rimanere senza fiato. Il fine occulto è potenziare i “titani” (USA e Cina).
Può finire prima con la conquista dell’intero Donbass da parte russa (ancora 3 mesi, un anno?), sapendo che non può reggere una guerra così autodistruttiva.

Sulle ceneri della reciproca autodistruzione (UE e Russia),che narra di essere neutra, ma vuole essere osannata dalle masse  avanza spedito il nuovo potere: il capitalismo tech americano che vuole disfarsi della democrazia e dei diritti (miti dei deboli), e vuole un impero guidato da una élite tecnologica (non più da politici) che è controllabile e vuol distruggere la politica, per diventare lei imperatrice di una società dove gli individui sono liberi di consumare ma incapaci di organizzarsi.

Il fine occulto è prendersi la politica e il potere. Questo è il vero fascismo (tech) in atto, non quello rural provinciale di Mussolini su cui bisticciano sovente sinistra e destra nostrane.

D’altro canto avanza l’orda cinese che, con la sua potenza tecnologica, si erge sovrana e temibile e che sarà più capace degli oligarchi americani a distribuire ricchezza alla propria orda-massa.

Per questo può imporsi sugli americani e sul Resto di un mondo che si farà più multipolare.

E l’Europa? Potrà anche allargarsi anche a 35, come mero mercato, ma sarà sempre microcefala e impotente, con cittadini più poveri, finché, chissà, un giorno lontano scoprirà la sua missione spirituale, ora smarrita, dove non sono le armi il “nuovo principe federatore”, ma la pace, la convivenza tra i popoli che possono produrre in modo capitalistico, ma conservando usi e costumi propri e rispettandosi l’un l’altro.

Il tempo delle invasioni da parte di super potenze sta finendo e sarà sempre meno possibile in un mondo multipolare con più “titani”.

Vale per Usa, Cina, Russia (domani India) e per Israele, caduto nell’abisso del suo doppio col sionismo e l’apartheid, la “civiltà” occidentale in Medio Oriente (sic).

Forse solo dai piccoli (Svizzera, Islanda, movimenti dal basso…), da una nuova Europa e soprattutto dal multilateralismo potrà sorgere un futuro ordine mondiale meno instabile e guerrafondaio di quello che abbiamo vissuto, più rispettoso delle singole nazioni.

Cover: Foto di Terry McGraw da Pixabay

Per leggere gli altri articoli di Andrea Gandini su Periscopio clicca sul nome dell’autore.

sostieni periscopio

Sostieni periscopio!

Tutti i tag di questo articolo:

Andrea Gandini

Economista, nato Ferrara (1950), ha lavorato con Paolo Leon e all’Agenzia delle Entrate di Bologna. all’istituto di studi Isfel di Bologna e alla Fim Cisl. Dopo l’esperienza in FLM, è stato direttore del Cds di Ferrara, docente a contratto a Unife, consulente del Cnel e di organizzazione del lavoro in varie imprese. Ha lavorato in Vietnam, Cile e Brasile. Si è occupato di transizione al lavoro dei giovani laureati insieme a Pino Foschi ed è impegnato in Macondo Onlus e altre associazioni di volontariato sociale. Nelle scuole pubbliche e steineriane svolge laboratori di falegnameria per bambini e coltiva l’hobby della scultura e della lana cardata. Vive attualmente vicino a Trento. E’ redattore della rivista trimestrale Madrugada e collabora stabilmente a Periscopio.

Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *