Skip to main content

 

C’erano una volta le aziende pubbliche di servizi: le municipalizzate per gas, acqua, rifiuti, trasporti. Lo scopo era di garantire l’erogazione di servizi pubblici efficienti e vantaggiosi per i cittadini, facendo pagare il giusto agli utenti-clienti.
Certo, molte cose potevano essere razionalizzate, ed infatti si pensò di farlo ingaggiando operatori più grandi. ma pur sempre controllati dai Comuni.

Poi le società si quotarono in borsa e diventarono sempre più dei colossi, sempre più privatizzati (Hera spa è un esempio) e così lo scopo è divenuto il business: profitti soddisfacenti. Hera fa tante cose positive per la sostenibilità ma il primo interesse dovrebbe rimanere quello dei suoi clienti-cittadini.

E qui assistiamo al primo paradosso: i Comuni divenuti azionisti sono più attenti a ottenere buoni ritorni annuali delle loro quote (utilizzate per buone finalità) che non a verificare l’efficienza dei servizi e i prezzi fatti ai cittadini utenti, per esempio fare più investimenti per ridurre gli sprechi dell’acqua della rete e tenere calmierate le tariffe  (specie le fasce più povere), che ovviamente comporta minori profitti e meno dividendi dalle azioni.

Oggi per i Comuni – ad esempio il Comune di Ferrara, che ha venduto quasi tutte le sue azioni – Hera si può ‘controllare’ solo attraverso i contratti di servizio, che incidono su piccole cose, ma sono impotenti sulle tariffe.

Persino il costo del riscaldamento da fonte geotermica ha come riferimento il valore di mercato del gas metano: ci si fa forti della conversione al sostenibile, riducendola però al meccanismo dei carburanti fossili.

Nel 2021 Eni ha fatto 4 miliardi di utili e ne farà 14 nel 2022. Hera ha aumentato i ricavi del 49% a 10,5 miliardi di euro, per merito dei settori energy, per le attività di intermediazione, per il gas e l’aumento dei prezzi delle commodities. Il Margine operativo lordo (Mol) è cresciuto a 1,2 miliardi di euro (+9%), per i buoni risultati di energia e rifiuti. L’utile prima delle imposte a 492 milioni (+13%) e l’utile netto a 373 milioni (+15%). In forte crescita anche l’utile degli azionisti che sale a 333 milioni (+10%).

Ottimi risultati, che saranno ancora maggiori nel 2022, ma a vantaggio di chi?

Le famiglie hanno pagato in media di gas 1.320 euro nel 2020, 1.523 nel 2021 e si apprestano  a pagarne 3.000 euro nel 2022, passando da una spesa di 34 miliardi nel 2020 a 60 nel 2022. Per le imprese l’incremento è ancora maggiore (da 10 a 50 miliardi).

Gli importi abnormi delle ultime fatture Hera vengono fatti passare come conseguenza della guerra Russia-Ucraina. Ma già le fatture precedenti, quando non c’era ombra di sanzioni e ritorsioni, avevano registrato balzi del prezzo del gas a metro cubo (come Enel per l’elettricità). Già nell’ultimo trimestre 2021 ai distributori di carburanti le cifre aumentavano giorno per giorno.
Dalle fatture Hera si evince che il prezzo del gas all’ingrosso è aumentato da 0,173 euro al metro cubo di ottobre 2020, a 1,036 di novembre 2021 (e 1,286 di gennaio 2022). Ben prima dell’invasione dell’Ucraina, ben prima che scattassero sanzioni alla Russia, ben prima delle incertezze sulle forniture future.

A noi risulta che i contratti del gas siano per almeno per 2/3 dei volumi a 5 e più anni e che con uno stoccaggio del 90% si tira avanti per 2 anni e mezzo.Perché allora non si applicano i prezzi pattuiti a suo tempo? Perché lo stoccaggio non è stato fatto? Dov’é l’Europa?
Perché – mentre cresceva la dipendenza da gas russo (400 miliardi in Europa) e dal petrolio russo (170 miliardi) –  un anno fa ben 54 banche d’affari e 164 fondi finanziari speculativi (tutti occidentali) sono entrati nel mercato del gas per speculare? Evidentemente capiscono la geopolitica molto prima e molto meglio dei nostri governanti occidentali e delle multiutilities.

E’ vero come ha detto il ministro Cingolani che c’è una “truffa colossale”?
Il Governo era già intervenuto con 15 miliardi di aiuti, ora diminuisce le accise di 30 cent sulla benzina per 30 giorni, consente la rateizzazione dei pagamenti delle bollette e tassa del 10% gli extra-profitti.
Bene. Ma se gli extraprofitti attesi nel 2022 sono di almeno 40 miliardi (come dice anche il presidente della Confindustria!), vuol dire che il 90% rimane a carico dei clienti.

Ma com’è possibile che i prezzi delle bollette a cittadini e imprese siano fatti in base alle quotazioni del mercato di Amsterdam (Ttf) e non in base alle reali forniture?

Infine. nulla si dice su quel 10% di imposta sulle royalty dei prelievi, che fa dell’Italia il Paese più generoso d’Europa verso chi estrae gas dal sottosuolo e dal mare (la Norvegia ha costituito dalla tassa sulle royalty un fondo sovrano che sostiene il suo esemplare Stato Sociale).

Credo sia giusto sapere a che prezzo Eni e le grandi multiutily (Hera, Iren, Acea, A2A) hanno acquistato il gas (e le compagnie petrolifere che poi lo impongono ai distributori), in modo che sia chiaro a tutti che non ci sono speculazioni.
Se poi hanno fatto contratti “spot” per cui applicano il prezzo di mercato corrente, vuol dire che chi fa i contratti deve essere licenziato. E qualcosa di simile dovrebbe avvenire a livello europeo per l’incredibile mancato stoccaggio.

E’ inaudito che il prezzo di mercato del gas oggi influenzi le bollette che paghiamo, nonostante sia stato acquistato un anno fa a prezzi 10 volte minori. Riscaldamento ed elettricità sono beni vitali per i cittadini e non beni di lusso. Le  aziende dovrebbero servire prima di tutto i propri clienti, non i propri amministratori e gli azionisti.

Ma Eni, Hera, A2A chi sono? Sono ex-aziende pubbliche, passate di mano senza che i rispettivi attuali proprietari ci abbiano messo del proprio capitale a rischio.
Sono loro gli oligarchi italiani!
E sarebbe ora che il pubblico (Parlamento e Governo) alzasse la voce e li riportasse alla loro missionoggi esposta solo come vetrina pubblicitaria – e cioè la fornitura di servizi essenziali a prezzi convenienti, avviando un nuovo welfare in cui una quota minima di gas e di elettricità sia pagata a prezzo di costo per ogni singolo cittadino, in quanto bene primario.

Questo articolo è stato scritto in collaborazione con Rita Tagliati.

tag:

Andrea Gandini

Economista, nato Ferrara (1950), ha lavorato con Paolo Leon e all’Agenzia delle Entrate di Bologna. all’istituto di studi Isfel di Bologna e alla Fim Cisl. Dopo l’esperienza in FLM, è stato direttore del Cds di Ferrara, docente a contratto a Unife, consulente del Cnel e di organizzazione del lavoro in varie imprese. Ha lavorato in Vietnam, Cile e Brasile. Si è occupato di transizione al lavoro dei giovani laureati insieme a Pino Foschi ed è impegnato in Macondo Onlus e altre associazioni di volontariato sociale. Nelle scuole pubbliche e steineriane svolge laboratori di falegnameria per bambini e coltiva l’hobby della scultura e della lana cardata. Vive attualmente vicino a Trento. E’ redattore della rivista trimestrale Madrugada e collabora stabilmente a Periscopio.

PAESE REALE

di Piermaria Romani

PROVE TECNICHE DI IMPAGINAZIONE

Top Five del mese
I 5 articoli di Periscopio più letti negli ultimi 30 giorni

05.12.2023 – La manovra del governo Meloni toglie un altro pezzo a una Sanità Pubblica già in emergenza, ma lo sciopero di medici e infermieri non basterà a salvare il SSN

16.11.2023 – Lettera aperta: “L’invito a tacere del Sindaco di Ferrara al Vescovo sui Cpr è un atto grossolano e intollerabile”

04.12.2023 – Alla canna del gas: l’inganno mortale del “mercato libero”

14.11.2023 – Ferrara, la città dei fantasmi

07.12.2023 – Un altro miracolo italiano: San Giuliano ha salvato Venezia

La nostra Top five
I
 5 articoli degli ultimi 30 giorni consigliati dalla redazione

1
2
3
4
5

Pescando un pesce d’oro
5 titoli evergreen dall’archivio di 50.000 titoli  di Periscopio

1
2
3
4
5

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

Periscopio è  proprietà di un azionariato diffuso e partecipato, garanzia di una gestitone collettiva e democratica del quotidiano. Si finanzia, quindi vive, grazie ai liberi contributi dei suoi lettori amici e sostenitori. Accetta e ospita sponsor ed inserzionisti solo socialmente, eticamente e culturalmente meritevoli.

Nato quasi otto anni fa con il nome Ferraraitalia già con una vocazione glocal, oggi il quotidiano è diventato: Periscopio naviga già in mare aperto, rivolgendosi a un pubblico nazionale e non solo. Non ci dimentichiamo però di Ferrara, la città che ospita la redazione e dove ogni giorno si fabbrica il giornale. e Ferraraitalia continua a vivere dentro Periscopio all’interno di una sezione speciale, una parte importante del tutto. 
Oggi Periscopio ha oltre 320.000 lettori, ma vogliamo crescere e farsi conoscere. Dipenderà da chi lo scrive ma soprattutto da chi lo legge e lo condivide con chi ancora non lo conosce. Per una volta, stare nella stessa barca può essere una avventura affascinante.  Buona navigazione a tutti.

Tutti i contenuti di Periscopio, salvo espressa indicazione, sono free. Possono essere liberamente stampati, diffusi e ripubblicati, indicando fonte, autore e data di pubblicazione su questo quotidiano.

Francesco Monini
direttore responsabile


Chi volesse chiedere informazioni sul nuovo progetto editoriale, può scrivere a: direttore@periscopionline.it