1 Aprile 2020

Le lacrime della pioggia

Catina Balotta

Tempo di lettura: 4 minuti

Mi piace sempre il rumore della pioggia.  Adesso che qui si convive col Covid19 il rumore della pioggia è uno dei pochi rumori rimasti. In questo paese spettrale dove le vie sono vuote e la gente chiusa in casa, la pioggia rimbalza indisturbata sui marciapiedi e riempie con soddisfazione i canali di scolo delle abitazioni. La pioggia è il rumore. L’unico rimasto.  Si mescola a tutto il resto che è ricordo di frastuono e ora pesante assenza. La mescolanza tra silenzio del mondo e il rumore della pioggia è sorprendente, ha qualcosa di primordiale, forse era così in quei milioni di anni in cui la terra era una allo stato nascente, in cui vivevano solo degli organismi unicellulari nel mare. O ancora prima, quando le prime forme di vita galleggiavano nel metano.

A volte trovo la pioggia rasserenante. Pulisce l’aria e le strade, i tetti delle case, irriga i campi, arriva fino al mare. In questo suo cammino incessante distribuisce vita. Non si potrebbe vivere senza la pioggia.
La pioggia con il suo potere salvifico evoca anche un bisogno di pulizia interiore che arriva al profondo di ciascuno di noi, al cuore del mondo. Come gocce che cadono sulla sabbia e scavano feroci nei solchi della vita, così il silenzio che resta dopo la pioggia abbraccia tali solchi e li rende carta viva, libri da leggere. Le gocce che cadono sulla sabbia sembrano lacrime che parlano.

Le lacrime delle donne picchiate dagli uomini. Maschi infelici e cattivi. Lacrime profondo che scavano in un abisso di indifferenza e di incapacità di ribellarsi. Un’incapacità che viene da lontano, dall’infanzia. La costruzione di una personalità dipendente e succube dipende dal tipo di educazioni ricevuta e da tutti gli accidenti della vita occorsi. In altri casi ci si imbatte nel pieno di una relazione malata, un individuo che prevarica su tutto, un annullamento della personalità dell’altro per convincerlo che il male è giusto, meritato, fatto per il bene, educativo. Donne che non sanno denunciare il maschio violento vivono una sofferenza reiterata e una alterazione dello stile relazione e della  appropriazione/interiorizzazione dei ruoli che sa di drammatico. Sono lacrime profonde. Quelle di chi non può, di fatto, ribellarsi. I fili spinati sono spesso invisibili e la corrente elettrica che li attraversa è fatta di parole e schiaffi. Le parole e gli schiaffi sono soprusi che il silenzio ha sicuramente visto e la pioggia bagnato.

Le lacrime di chi vede cattiverie gratuite, senza poter intervenire. Sono lacrime amare. Più amare della perdita e della morte. Rabarbaro puro che cola dallo stomaco nelle viscere. Mi è stato raccontato di una azienda che aveva assunto un ragazzo disabile. Il proprietario per divertirsi, lo vestiva da pinocchio e lo chiudeva in una specie di grossa lavatrice. Poi rideva. E’ impossibile? Vi sembra che possa succedere solo nel terzo mondo o in un ambiente mafioso e corrotto? No, non è così. Succede nel mondo occidentalizzato, progredito, democratico, equo. Davanti agli occhi, sotto la pioggia, nel silenzio. Questo datore d’azienda ha tutt’ora un’azienda e da tutt’ora lavoro alle persone. Il ragazzo disabile non c’è più. Lacrime amare di chi ha visto e ha taciuto per paura, lacrime amare di chi l’ha saputo troppo tardi, lacrime amare di voi che leggete ora. Piangete e restate in silenzio.

Le lacrime di chi vede povertà e ricchezza che continuano a distanziarsi. I poveri sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi. Persone che possiedono satelliti e persone che non hanno le scarpe. Persone obese e persone che muoiono di fame. Persone con macchine di lusso e persone che muoiono stroncate dalla fatica perché trasportano altri con un pesantissimo risciò. Ma voi vedete questo? Lo vedete ogni giorno? E allora piangete lacrime amare. E’ il minimo che potete fare.

Di fronte all’orrore che i comportamenti umani provocano, questo Covid19, questa peste del 2020 si assomma all’orrore, non lo assolutizza.
La pioggia rimbalza sull’asfalto e pulisce l’aria, pulisce il mio cuore da ciò che so e che m’invecchia, da ciò che mi hanno raccontato con sincerità e che io credo vero. Purtroppo e per carità.
Anch’io a volte, come i bambini, metto un piede in una pozzanghera e mi scopro ancora viva, con la presunzione che il mondo sarà come io lo voglio, con la determinazione a cambiarlo e con la forza disumana che viene dalla fede nella giustizia. A volte odio il mostro dell’ottusità, della corruzione, della mediocrità. Mi sento così feroce e forte da ambire a combattere l’ingiusto non solo per me ma per tutti, non solo per i piccoli ma anche per i grandi. Per queste povere persone e per tutte quelle che lo saranno. Per chi si affrancherà, per chi guarirà, per chi scapperà e non potrà non ricordare.

Lunghe e interminabili file di persone che corrono verso l’ignoto perché a volte solo nell’ignoto ci può essere ciò che ci salverà.
La pioggia bagna la mia faccia e si mescola alle mie lacrime, diventa silenzio bagnato. Sa di sale. La pioggia è drammatica e santa, è pulita e fredda. La pioggia pulisce, ci prova sempre.
Le lacrime del mondo sono la pioggia che batte sul nostro cuore, scava solchi profondi e lascia intorno a noi un tangibile silenzio. Le lacrime sono il silenzio della pioggia. La pioggia è il silenzio.



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L’autore

Catina Balotta

Sociologa e valutatrice indipendente. Si occupa di politiche di welfare con una particolare attenzione al tema delle Pari Opportunità. Ha lavorato per alcuni dei più importanti enti pubblici italiani.
Catina Balotta

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