2025, un anno di guerra che non deve farci smettere di sperare nel futuro
Tempo di lettura: 7 minuti
2025, un anno di guerra che non deve farci smettere di sperare nel futuro
Il 2025 è stato un anno di grande fragilità globale, caratterizzato da quello che il World Economic Forum (WEF) definisce un panorama di “frammentazione crescente“. Con questo termine si indica una tendenza alla divisione e alla rottura di blocchi precedentemente uniti (economici, politici, sociali), con l’emergere di tensioni, disuguaglianze, nazionalismi e interessi contrapposti, portando a un sistema internazionale più complesso, instabile e diviso in aree di influenza separate.
I conflitti armati tra Stati sono diventati il rischio immediato più grave per la stabilità mondiale, superando persino le emergenze climatiche, demografiche e la povertà. La guerra è una catastrofe devastante che distrugge vite, comunità e ambiente, causando sofferenza umana, fame, impoverimento, migrazioni forzate e danni irreparabili a scuole, ospedali ed ecosistemi, con un impatto profondo e duraturo sulla salute e sul futuro delle persone e dei Paesi.
Il Global Peace Index 2025 mostra un deterioramento della pace mondiale, con lo “spettro della guerra” che condiziona ormai le politiche economiche globali. In Italia, Confartigianato ha stimato che l’instabilità geopolitica del 2025 ha messo a rischio il 40,7% delle importazioni di energia e quasi il 10% dell’export nazionale.
Gli eventi bellici di questo ultimo anno sono stati talmente tanti che fa impressione solo il loro elenco.
– Crisi in Medio Oriente. Secondo i dati di Statista, ad agosto 2025 il bilancio delle vittime nell’area ha superato i 60.000 palestinesi e i 1.700 israeliani dall’inizio delle ostilità nel 2023. L’International Crisis Group ha evidenziato come il conflitto si sia allargato coinvolgendo direttamente l’Iran, oltre a Hamas e Hezbollah, trasformando la regione in un teatro di scontro tra grandi potenze.
– Guerra in Ucraina. Entrato nel suo quarto anno, il conflitto rimane una minaccia primaria per la sicurezza europea. Il Global Risks Report 2025 sottolinea come l’incertezza sul sostegno finanziario internazionale stia portando il conflitto verso scenari di ulteriore escalation o di un congelamento forzato.
– Crollo del Regime in Siria. Dopo 54 anni, il regime di Assad è caduto nel dicembre 2024/inizio 2025, lasciando il Paese in una fase di transizione estremamente violenta e incerta, monitorata come uno dei 10 conflitti più critici del 2025.
– Carestia e Massacri in Sudan. L’ONU (OCHA) ha classificato il Sudan come una delle crisi più gravi al mondo, con costanti uccisioni di massa e una popolazione civile devastata dalla fame.
Secondo l’OCHA, nel 2025 circa 305 milioni di persone hanno necessitato di assistenza umanitaria urgente a causa di conflitti e cambiamenti climatici. Nonostante ciò, il sistema di aiuti ha affrontato un deficit di finanziamenti drammatico, ricevendo solo il 21% dei fondi necessari entro settembre.
Un report del Centre d’Estudis per la Pau dell’Università di Barcellona riporta che il 60% dei conflitti attivi nel 2025 ha registrato un aumento della violenza rispetto agli anni precedenti, alimentato principalmente da lotte per le risorse e crisi di governance.
Quando si afferma che una guerra è causata da lotte per le risorse, si intende che il conflitto armato nasce dalla competizione per il controllo di beni essenziali (petrolio, acqua, minerali preziosi) o strategici, dall’accesso a territori fertili, o dalla gestione dei loro redditi, spesso esacerbato dalla scarsità delle risorse stesse, dal cambiamento climatico, o dalla “maledizione delle risorse”, che rende i governi vulnerabili e alimenta scontri interni ed esterni per il potere e la ricchezza.
Una guerra è invece causata da una “crisi di governance“ quando il conflitto nasce da problemi nel modo in cui uno Stato o un’area è governata, indicando un fallimento delle istituzioni nel gestire conflitti interni, fornire sicurezza, garantire diritti, distribuire risorse o mantenere la stabilità, portando a caos, divisioni, rivendicazioni e, infine, a violenza organizzata o guerra civile/internazionale. Una crisi di governance ha molteplici conseguenze nefaste.
Inefficienza e Corruzione: Le istituzioni non funzionano, sono corrotte, e incapaci di amministrare il paese efficacemente, creando malcontento. La corruzione e l’inefficienza distruggono la fiducia dei cittadini nella democrazia e nelle istituzioni pubbliche. Quando i cittadini percepiscono che il sistema è pilotato da interessi privati o di parte, si crea un senso di ingiustizia e disuguaglianza sociale. L’inefficienza della pubblica amministrazione può causare più danni dell’evasione fiscale in termini di perdite economiche per il paese. Questi costi si manifestano attraverso uno spreco di risorse, servizi scadenti e barriere legali: norme complesse e poco chiare che favoriscono la discrezionalità e le opportunità di corruzione, ostacolando l’efficienza.
Mancanza di Legittimità: Il governo perde il sostegno popolare perché non rappresenta gli interessi di tutti, magari favorendo un gruppo a scapito di altri. Il fenomeno riguarda la crisi della rappresentanza politica e si verifica quando l’azione di governo viene percepita come parziale o sbilanciata.
Ci sono alcuni importanti meccanismi attraverso cui questo accade, ad esempio la “Cattura dello Stato” (State Capture) che si verifica quando interessi privati o gruppi di pressione (lobby) influenzano i processi decisionali a proprio vantaggio. In questo scenario, le leggi non servono più il bene comune, ma proteggono i privilegi di una minoranza, generando sdegno e senso di ingiustizia nella popolazione. Oppure la “Cattura del Regolatore” (Regulatory Capture) che si verifica quando un’agenzia di regolamentazione, che per mandato dovrebbe agire nell’interesse pubblico, finisce per promuovere gli interessi commerciali o politici dei gruppi che è incaricata di supervisionare.
Svantaggio per i consumatori: Prezzi più alti o servizi di minor qualità a favore dei profitti aziendali.
Percezione di ingiustizia sociale: Quando il governo promuove riforme che favoriscono categorie già avvantaggiate (ad esempio attraverso politiche fiscali agevolate per i redditi alti o tagli ai servizi per le fasce deboli), si crea una frattura sociale.
Gestione della Fiducia e Sfiducia Istituzionale: un governo che non bilancia gli interessi di tutti rischia di trasformare la democrazia rappresentativa in una forma di tutela per pochi, alimentando la totale disaffezione dei cittadini.
Tutti questi meccanismi di deterioramento si acuiscono in situazioni di conflitto prolungato e di violazione costante dei diritti umani, trasformandosi in una crisi sistemica che travalica ogni confine nazionale. In questo contesto, la guerra non si limita alla distruzione fisica, ma agisce come un catalizzatore di instabilità globale: nel 2025, l’insicurezza alimentare ha colpito milioni di persone anche a migliaia di chilometri dal fronte, mentre la sistematica distruzione degli ecosistemi rende interi territori inabitabili per le generazioni future.
Questo dramma geopolitico si estende ormai alla dimensione digitale, dove attacchi alle infrastrutture critiche paralizzano servizi essenziali e minano la sovranità degli Stati, dimostrando che il conflitto moderno è un’onda d’urto invisibile ma totale. Distruggendo i pilastri del diritto internazionale e calpestando la dignità umana, la guerra si conferma un fenomeno globale, che non coinvolge solo chi imbraccia le armi, ma minaccia le basi stesse della convivenza civile e della sicurezza collettiva mondiale.
Fermare la guerra non è quindi soltanto un nobile ideale umanitario, ma è diventata una condizione indispensabile per la sopravvivenza del nostro sistema globale. Se guardiamo allo scenario del 2025, ci rendiamo conto che ogni giorno di conflitto in più agisce come un veleno che si diffonde ben oltre le trincee, colpendo le fondamenta stesse della vita umana.
Inoltre, la guerra sta sgretolando il tessuto stesso della civiltà moderna: il diritto internazionale. Se si accetta che la forza bruta prevalga sulla giustizia, si mette a rischio la sicurezza di ogni nazione. La crisi dei diritti umani e l’esodo forzato di milioni di profughi non sono “emergenze temporanee”, ma il risultato di un ordine mondiale che sta perdendo la sua bussola morale.
Fermare i conflitti significa quindi ridare valore alla dignità umana e impedire che l’odio diventi l’unica lingua parlata tra i popoli. Inoltre, fermare la guerra è un atto di puro pragmatismo: significa scegliere di investire nell’intelligenza, nella tecnologia e nella cooperazione, anziché nella distruzione reciproca. In un mondo interconnesso come quello attuale, la pace è l’unica infrastruttura capace di garantire un domani a un’umanità che non vuole l’autodistruzione.
Nonostante la situazione geo-politica attuale, non va assolutamente dimenticato il cammino possibile verso la pace. La forza della speranza si nutre della resistenza quotidiana di chi rifiuta la logica della violenza. Educare alla pace, promuovere lo sviluppo sostenibile e proteggere i diritti umani, sono atti di fede nel futuro. Si può continuare a sperare, perché la storia insegna che anche i conflitti più lunghi hanno avuto una fine, inoltre la tecnologia e la scienza, se ben usate, possono essere strumenti di unione e conoscenza condivisa per un futuro sostenibile.
In definitiva, sperare nella pace significa credere che la volontà umana di costruire un mondo “buono” sia più forte dell’impulso a distruggere. È una scelta coraggiosa che richiede perseveranza, ma che trova fondamenta reali in ogni gesto di solidarietà e in ogni appello alla ragionevolezza che continua a levarsi da ogni angolo del pianeta.
Infine, avendo io due nipoti giovanissimi, non posso che dedicare un pensiero a loro e ai loro coetanei: “non arrendetevi mai e continuate a credere che la pace sia una meta possibile”. Un augurio per un anno che porti pace nel cuore di ciascuno e su tutta questa terra. Mi auguro che a nessuno piaccia vedere grondare sangue di gente morta inutilmente.
SITOGRAFIA
- Economic Forum (WEF) https://www.weforum.org/
- Statista https://www.statista.com/?srsltid=AfmBOor0siRQpq1I8fREaRGQ1xkm7tGpWE52t489ZP1kBlSBFYeuLZWJ
- International Crisis Group https://www.crisisgroup.org/
- Global Risks Report 2025 https://www.weforum.org/publications/global-risks-report-2025/
- OCHA https://www.unocha.org/
- Centre d’Estudis per la Pau https://centredelas.org/?lang=enindica
- Global Peace Index 2025 https://www.visionofhumanity.org/wp-content/uploads/2025/06/Global-Peace-Index-2025-web.pdf
- Confartigianato: venti di guerra e instabilità geopolitica https://www.confartigianato.it/2025/06/studi-venti-di-guerra-e-instabilita-geopolitica-rischi-per-98-del-made-in-italy-e-407-dellimport-di-energia/
Cover: foto di Annette Jones immagine tratta da https://pixabay.com/it/images/search/free%20image/
Per leggere tutti gli articoli e gli interventi di CatinaBalotta, clicca sul nome dell’autrice
Lascia un commento