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“La magia della pittura” al Castello di Ferrara tra le magnifiche illusioni di Gianfranco Goberti

“La magia della pittura” al Castello di Ferrara tra le magnifiche illusioni di Gianfranco Goberti

Una visita che può far cambiare – almeno per un po’ – la percezione del mondo, quella della mostra dedicata all’artista Gianfranco Goberti, titolata giustamente La magia della pittura. Perché la rassegna, allestita lungo le sontuose sale del Castello Estense di Ferrara, ripercorre l’ampio e articolato percorso di un maestro dell’arte contemporanea, che ha saputo fondere il virtuosismo del tratto con la consapevolezza di quanto la rappresentazione visiva sia, in realtà, ingannevole e illusoria.

Un’intuizione che è il filo conduttore dipanato con quaranta opere in oltre mezzo secolo di attività. E che, con questo filtro, attraversa le diverse correnti dell’avanguardia e dell’arte contemporanea, consentendo a Goberti (Ferrara 1939-2023) di non smarrire mai il carattere di una ricerca tutta personale, fatta – appunto – di maestria pittorica e analisi concettuale, bellezza formale e gioco intellettuale, sempre sull’orlo del crinale che separa finzione e verità.

Ingresso al Castello con locandine della mostra di Goberti

Ho visto la mostra in autonomia alla sua apertura e ho ascoltato con interesse le illuminanti letture dell’opera di Goberti fatte nella “Conversazione a margine della mostra”, moderata (giovedì 18 dicembre 2025) dal direttore della Fondazione Ferrara Arte e curatore della rassegna espositiva Pietro Di Natale con i contributi del direttore dell’Istituto di Studi Rinascimentali di Ferrara Marco Bertozzi, del filosofo Filippo Domenicali, dell’accademico e già docente di Estetica Carlo Gentili, del critico e storico dell’arte ferrarese Lucio Scardino e della critica e storica dell’arte Elena Pontiggia.

“Conversazioni a margine della mostra” di Goberti in Castello

Ma nell’intimità dell’opera di Goberti sono riuscita ad entrarci – o, forse meglio, ad affacciarmi – grazie alla guida di Enrica Domenicali, compagna, moglie e custode dell’eredità di un artista prodigio della scuola ferrarese.

Enrica Domenicali davanti a un opera di Gianfranco Goberti in Castello Estense – foto GioM
Il curatore Di Natale ed Enrica Domenicali con Pontiggia e Gusella

La mostra si apre con un insieme di quadri che vanno dagli inizi degli anni ’60 – dove l’occhio dell’artista nell’autoritratto giovanile diventa un tutt’uno con l’obiettivo di una macchina fotografica – fino all’ultima produzione degli anni Duemila.

Goberti – particolare dell’autoritratto
I pugili di Goberti in mostra

Nella stessa sala i volti tratteggiati degli esordi si affiancano così ai ritratti di pugili realizzati a metà degli anni ’90 con pennellate espressioniste e reminiscenti delle forme, doloranti e deformanti, di Francis Bacon. La carrellata include una delle rappresentazioni di Icaro, riletto negli anni 2000 come emblema dell’uomo – spiega Enrica – inchiodato con quelle grandi ali alla sua croce, ma capace proprio grazie a queste di protendersi verso il cielo.

Già dal debutto – in questa sala – appaiono poi i temi che rimarranno ricorrenti e che sono tutti radunati nell’olio su tela intitolato Lo specchio del 1967: il riflesso, le righe, un pezzo di corda, l’intruso.

“Lo specchio”, olio su tela, 1967

Artista prodigio – Figlio di un’epoca di ricerca e fermento artistico, Goberti coltiva il suo talento prima all’Istituto d’arte Dosso Dossi di Ferrara e poi all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove si diploma con il pittore Pompilio Mandelli, maestro della corrente informale. Come ha raccontato Scardino nella sua ricognizione sulle opere di Goberti di proprietà del Comune di Ferrara, l’artista si accattiva fin da subito l’interesse e l’apprezzamento delle istituzioni. Ecco allora sue opere da giovanissimo già acquisite nelle collezioni civiche.

Diventa poi tra i protagonisti dell’attività di performance immortalate nei videotape del pionieristico Centro di arti visive diretto da Lola Bonora negli anni ’70 e più avanti selezionato con l’opera della Camicia a righe per il Padiglione Italia alla 54ª Biennale di Venezia curata da Vittorio Sgarbi nel 2011 con esposizioni diffuse in tutta Italia.

“Camicia” di Goberti, 2011

Il cerchio si chiuderà con la donazione di quella stessa opera al Museo della Resistenza del Comune di Ferrara, predisposto da Enrica con i figli a chiusura di questa esposizione. Un indumento – sottolinea Enrica – con dentro un vuoto, che testimonia un’assenza dolorante. E che ribadisce il valore concettuale di una pittura pur così accurata e artigianale, ma evocativa di significati plurimi, segnata dalla tensione tra vero e falso, percezione visiva e inganno della rappresentazione.

Le righe – Tessuti rigati, ma anche linee e tratti che rimandano alla cartografia geografica sono uno dei temi ricorrenti lungo tutta la carriera artistica di Goberti, che la mostra in Castello raccoglie in un’unica sala. Rigature come scavi dentro al quadro dove si ritrovano reperti – fa notare la mia guida – ma anche segnale di allerta, come ben analizzato dallo storico Michel Pastoureau. Tanti i significati: tratti che mettono in scena una contrapposizione di opposti (il bianco e il nero), ed elemento che dà una sensazione di movimento e accelerazione allo sguardo e, quindi, al pensiero.

Le opere con righe che scavano dentro al quadro
“Poltrona riflessa”, 1967, in mostra
Sala della mostra

Le corde – Un capitolo a sé è giustamente riservato a lacci e spaghi, così presenti e ricorrenti nella pittura di Goberti. “Corde che stringono, come il tempo perduto”, le ha commentato il docente di filosofia Marco Bertozzi. Corde che diventano anche banco di prova di una pittura descrittiva e dettagliata fin quasi allo spasimo, dove viene inserito a bell’apposta l’errore di proiezione di ombre, la cancellatura, il graffio di colore, il collage (e il finto collage riprodotto ad arte) per conferire al quadro una valenza simbolica e una suggestione tutta contemporanea. Corde che ambiscono a trattenere il cielo.  Ancora una volta  quindi, il vero insieme con il falso, l’inganno che si contrappone alla veridicità quasi fotografica del tratto.

Asciugaschiena e corde nella mostra in Castello

Insomma la mostra regala l’immersione nell’attività di un artistica che – come ha scritto e ribadito Elena Pontiggia – “cura teneramente le idee che sviluppa, veste e riveste quelle che crea” in modo da riuscire a coniugare sempre la riflessione teorica con il piacere dello sguardo. Come quel cielo legato della locandina, dove le famose corde vanno a stringere la magnifica incontenibilità dell’aria. Un riassunto di tutta la forza magica della pittura: la cattura dell’ineffabile in punta di pennello.

“Gianfranco Goberti. La magia della pittura”, piano nobile del Castello Estense, largo Castello 1, Ferrara, dal 27 settembre 2025 al 6 aprile 2026, orari di apertura 10:00 – 18:00, chiuso il martedì (ultimi biglietti alle 17:15)

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Giorgia Mazzotti

Da sempre attenta al rapporto tra parola e immagine, è giornalista professionista. Laurea in Lettere e filosofia e Accademia di belle arti, è autrice di “Breviario della coppia” (Corraini, MN 1996), “Tazio Nuvolari. Luoghi e dimore” (Ogni Uomo è Tutti Gli Uomini, BO 2012) e del contributo su “La comunicazione, la stampa e l’editoria” in “Arte contemporanea a Ferrara” sull’attività espositiva di Palazzo dei Diamanti 1963-1993 (collana Studi Umanistici UniFe, Mimesis, MI 2017). Ha curato mostra e catalogo “Gian Pietro Testa, il giornalista che amava dipingere”.

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