Dipingere con le parole: la mostra “Grafemi” alla MLB gallery con 5 artisti di nazionalità ed età diverse
Dipingere con le parole: alla MLB gallery 5 artisti di nazionalità ed età diverse in mostra con “Grafemi”
I grafemi sono i segni grafici che riproducono i suoni delle parole attraverso un simbolo. Un termine che mette quindi insieme figura e scrittura e che dà il titolo alla nuova mostra di arte contemporanea allestita a Ferrara nella home-gallery di Maria Livia Brunelli. La rassegna “Grafemi” raccoglie opere dove il tema dei segni di scrittura è usato come elemento di composizione da alcuni artisti assai differenti per origini ed età anagrafica, ma accomunati proprio dall’uso della grafia come parte integrante dell’opera figurativa. In questa chiave sono accostati i lavori dell’esposizione nella galleria-dimora che si trova nel centro storico di Ferrara, a metà tra il Castello Estense e il palazzo dei Diamanti.
Le opere spaziano da alcuni maestri dell’arte di avanguardia come Maria Lai (Nuoro 1919 – 2013) e Dadamaino (Milano 1930 – 2004) fino all’opera del concittadino artista-ingegnere Marcello Carrà (Ferrara, 1976), passando per la pittrice tedesca Irma Blank (Celle, Germania, 1934 – Milano 2023) e il pittore francese di origine polacca Roman Opalka (Hocquincourt, Francia, 1931 – Chieti, 6 agosto 2011) che ha dedicato tutta la vita a dipingere i numeri a partire dall’uno per arrivare fino a oltre 5 milioni e mezzo.
Artista nota per la performance che ha coinvolto l’intero paese natale e per le sue opere d’arte fatte con stoffa e fili, Maria Lai è rappresentata dai suoi caratteristici libri cuciti. Le parole sono mimate da segni di filo scuro che riproducono una calligrafia illeggibile, o meglio – come spiega la gallerista – “una calligrafia nella quale Maria Lai diceva che ognuno poteva leggere ciò che preferiva. Lei da bambina era dislessica e non riusciva a decifrare le parole. Poi, con l’arte, ha trasformato questa difficoltà in un’opportunità”. Una di queste opere è qui esposta per la prima volta al pubblico e rappresenta “La leggenda della Jana operosa”. Un collage di stoffa e fili dove si susseguono scene di immaginarie fate che vengono iniziate all’arte del cucito e “a tenere per mano l’ombra”. Il lavoro, realizzato nel 1992, è un prezioso prestito di Maria Elvira Ciusa, una delle amiche e collaboratrici più strette dell’artista sarda.
Dadamaino, pseudonimo di Edoarda Emilia Maino, è un’artista italiana che ha contribuito ai movimenti dell’avanguardia artistica milanese degli anni Cinquanta con le sue ricerche geometrico-percettive. In esposizione c’è una sua opera a segni fluttuanti in bianco e nero “Passo dopo passo” (mordente su poliestere, 1989) che Maria Livia descrive come “rappresentazione metaforica del destino biologico ed esistenziale delle persone che si incontrano, si amano, si allontanano, cambiando costantemente flussi di relazioni ed emozioni”. Sulla superficie trasparente del poliestere, il mordente segna tratti più o meno scuri che creano linee ondivaghe, a simulare il movimento incessante dei rapporti che possono segnare lo spazio di un’esistenza.
Nell’esemplare esposto di “Trascrizioni” di Irma Blank (inchiostro su acetato, 1975), il libro è l’oggetto al centro della rappresentazione. Non è però il volume a cui ci hanno abituato i trompe l’oeil storici, come quello celeberrimo di Giuseppe Maria Crespi che a inizio del ‘700 riproduceva gli scaffali di una libreria!
Il libro della Blanck è tratteggiato nel suo aspetto tecnico, interno, riprodotto come immagine pagina per pagina, ma privato del contenuto specifico. Le parole sono infatti disegnate tramite un tracciato indecifrabile, inserito nella struttura compositiva dei fogli, mantenendo il ritmo delle righe, la disciplina della gabbia tipografica. “Il gesto – si legge nella descrizione in mostra – diventa ripetuto, meditativo, totalizzante. Un corpo a corpo con la superficie, dove il tempo diventa parte dell’opera e il segno, tracciato in uno stato quasi meditativo, conduce a una dimensione spirituale nutrita di silenzio e concentrazione. Una calligrafia interiore dal sapore metafisico”.
Marcello Carrà – che ha debuttato nel mondo dell’arte con i suoi insetti meticolosamente disegnati a penna bic su fogli di grandi dimensioni – qui espone una serie di lavori dove la parola è sempre parte integrante della composizione. Brani tratti da “Il Giardino dei Finzi Contini” servono, ad esempio, a tracciare lo sfondo di un trittico di soggetti floreali.
In un’altra sua opera, l’intero romanzo “Olga” di Chiara Zocchi è trascritto in modo da lasciare un perfetto cerchio bianco al centro del lungo rettangolo, denso dei caratteri calligrafici del libro. “Quel punto centrale è il simbolo del vuoto interiore che pervade la protagonista della storia”, spiega l’artista.
Il quadro più recente di Carrà che c’è in mostra porta il titolo del libro di Truman Capote “In cold blood” (A sangue freddo) e usa la scrittura per una minuziosa descrizione figurativa. Le parole di fatto sono impiegate come il tratto nero più o meno fitto sulle incisioni: i caratteri in grassetto creano le parti più scure e quelli normali e via via più fini delineano le sfumature. Con la scrittura utilizzata al posto del segno inciso su lastra.
Il testo scritto con punta di penna più o meno fine va ad illustrare una tavola apparecchiata attorno alla quale siedono madre, padre, bambina e bambino in un’atmosfera da America anni Cinquanta. Il titolo dà un significato contrastante alla rappresentazione – che è poi quella del romanzo – per chi avesse voglia di leggere il disegno riga per riga, che riproduce tutto il testo, in lingua originale, di A sangue freddo di Truman Capote. L’immagine è infatti quella di una felice famiglia americana davanti a una ricca colazione d’oltre oceano, eppure allude a uno dei delitti più efferati, reso celebre dal romanziere statunitense nella sua narrazione basata sul quadruplice omicidio realmente accaduto nella provincia americana alla fine degli anni Cinquanta.
Le sagome dei personaggi che alludono ai protagonisti (nonché vittime) del romanzo sono rese graficamente attraverso le parole stesse di Capote, modificando lo spessore dei pennini a seconda dell’intensità chiaroscurale delle campiture.
Un viaggio, dunque, tra le parole scritte ad arte per decifrare i temi della vita e dei suoi contrasti di chiaro e scuro, sole e ombra, conoscenza e mistero.
“GRAFEMI. Da Irma Blank a Maria Lai, da Dadamaino a Opalka e Marcello Carrà”, MLB Gallery, corso Ercole I d’Este 3, Ferrara, 20 dicembre 2025 – 12 aprile 2026. Visite guidate gratuite dalle 15 alle 19 con prenotazione telefonica al cell. 346 7953757
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