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Social Freezing e lo chiamano Giustizia Sociale

Social Freezing e lo chiamano Giustizia Sociale

E sono i dem a lanciare la nuova campagna in vista delle prossime elezioni.

Al di qua e al di là dell’atlantico, politici e politiche che si definiscono“ progressisti” fanno da gran cassa al mercato dei corpi e dei pezzi di corpo.

Da alcuni giorni, sui giornali, si leggono interviste a testimonial come Alexandra Ocasio-Cortez, senatrice Dem americana, che afferma di volere il controllo sul proprio desiderio di maternità e dunque congela gli ovuli, o alla consigliera PD Pelucchi che confessa di non sapere se vorrà figli , se li vorrà, certamente li vuole o da sola o con una donna (dimenticando che non basta un ovocita per fare un figlio), ma nel frattempo per non rischiare, soffre di endometriosi e dunque ha una riserva di ovuli più bassa, si assicura il capitale in una banca di ovociti.

Renzi che, spudoratamente – tanto lui è un maschio e mica dovrà imbottirsi di ormoni per favorire la produzione di più ovuli fino quasi a far scoppiare un ovario – invita a pensare a una proposta di legge per rendere gratuito il social freezing per le “ giovani donn“ tra 35 e i 38 anni. 

Il Pd propone: un bonus fino a 3.000 euro per congelare gli ovuli alle donne under 40 (non per tutte le under 40 ovviamente, la legge fisserebbe limiti precisi). Peccato che congelare gli ovuli possa arrivare a costare fino a 7.000 euro e comunque non è un’assicurazione sulla maternità; gli ovociti di una 38 enne non sono come quelli di una 25enne (e qui si apre una nuova buona altra fetta di mercato).

Soldi nostri, soldi dei contribuenti per sostenere tutto questo, senza rivelare che tra un ovocita crioconservato e un futuro bambino c’è un lungo processo artificiale in cui tutto deve funzionare bene. Basta che un solo passaggio si inceppi e la catena industriale si blocca.

I corpi non sono macchine, i corpi sono viventi e sono senzienti, e oggi, oserei dire, sanno più delle nostre menti; menti ormai manipolate dalle narrazioni pro “progresso”.

Il logos domina, da tempo, in modo talmente sbilanciato sul sapere intuitivo, che sono riusciti a farci credere che il progresso sia tutto collegato alla riproduzione artificiale, perché renderà libere le donne dall’orologio biologico (falso), perché le renderà ricche (si venderanno ovuli giovani e caucasici), renderà le società “più sane” perché faremo i figli “perfetti”(oggi è anche sdoganato il concetto di esame genetico dell’embrione – un tempo si chiamava selezione eugenetica).

Diminuiranno i rischi nelle gravidanze subaffittando corpi di donne che hanno già mostrato di essere abili alla gravidanza, o addirittura si utilizzeranno corpi di donne morte cerebralmente come madri surrogate – ipotesi di una professoressa dell’università di Oslo (Anna Smajdor) –  e ovviamente per l’economia, perché si apriranno nuovi mercati.

Per non parlare di tutte le categorie che si dicono pronte a costruire “nuove famiglie”; nuovi diritti crescono sotto il cappello della giustizia sociale, trasformando la realtà in narrazioni funzionali agli interessi di questo nuovo mercato e di chi lo controlla.

Non fraintendetemi, la mia posizione netta contro la narrazione del diritto alla riproduzione (avere un figlio non è un diritto!)  non è una posizione insensibile alle sofferenze di chi non riesce o non può averli.

La mia posizione è così netta, contro questa orribile propaganda del mercato dei corpi , perché per me ormai è evidente il disegno che l’élite globalista vuole portare a termine. La pandemia lo ha mostrato benissimo. Il potere si esercita sul popolo se lo si rende fragile, spaventato,  e convinto che è costituito di tante unità tutte uguali ma separate fra loro.

Se lo si convince che siamo macchine tutte uguali, tutti facili prede di virus, di malattie, di rischi per la sopravvivenza (badate bene: sopravvivere non vivere), tutti a rischio infertilità, a cui è vendibile la soluzione dall’esterno, allora lo controlli completamente.

Si chiama Transumanesimo. Ci hanno insegnato a temere i nostri corpi, a temere i nostri geni. Da anni insegnano alle giovani donne a temere i loro corpi, mentre compiono l’atto più naturale e fisiologico che esista: portare alla luce un bambino o una bambina.

Il social freezing non è che l’ennesima narrazione che parte da questa prospettiva omologante e meccanicista, esattamente come lo è stata la narrazione del vaccino contro il covid.

Nella storia non si era mai somministrato un farmaco sperimentale uguale per tutte le età e per tutti i generi, e certamente mai lo si era suggerito alle donne incinte, ma durante la pandemia è stato caldamente consigliato -surrettiziamente reso obbligatorio – a tutti senza alcune distinzione di età e di stato.

“Più vaccinati più liberi” era lo slogan,” il vaccino è libertà di andare a scuola di fare sport….” tuonava Letta da un palco PD. Oggi “social freezing gratuito, più libertà per tutte!” e lo sappiamo la libertà diventa un ottimo brand, in questi tempi, se passa, prima di tutto, attraverso il sostegno alla liberazione delle Donne.

Mi addolora che la parte politica nella quale per anni mi sono riconosciuta sia proprio quella che sostiene da decenni questa narrazione e dunque quell’élite malvagia, definita filantropica, che ha un bisogno disperato del mercato dei corpi e dei pezzi di corpo, per sopravvivere. Ma dopo la pandemia non mi stupisce affatto. È un tradimento politico che non dimenticherò.

L’unica via per raggiungere i giovani e sperare in un loro risveglio, in una ribellione profonda e autentica, è quella di ricordargli che i loro corpi sono potenti, che i corpi parlano una lingua ancestrale e che, se la  sapranno ascoltare, non li tradirà e li guiderà presto fuori da questo tempo burrascoso e confuso restituendo all’umanità il suo vero potere, quello di essere UMANI.

Cover: Foto di Steffen Erbe da Pixabay

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Roberta Trucco

Classe 1966, genovese doc (nel senso di cittadina innamorata della sua città), femminista atipica, felicemente sposata e madre di quattro figli. Laureata in lettere e filosofia con una tesi in teatro e spettacolo. Da sempre ritengo che il lavoro di cura non si limiti all’ambito domestico, ma debba investire il discorso politico sulla città. Per questo sono impegnata in un percorso di ricerca personale e d’impegno civico, in particolare sui contributi delle donne e sui diritti di cittadinanza dei bambini. Amo l’arte, il cinema, il teatro e ogni tipo di lettura. Da alcuni anni dipingo con passione, totalmente autodidatta. Credente, definita dentro la comunità una simpatica eretica, e convinta “che niente succede per caso.” Nel 2015 Ho scritto la prefazione del libro “la teologia femminista nella storia “ di Teresa Forcades.. Ho scritto la prefazione del libro “L’uomo creatore” di Angela Volpini” (2016). Ho e curato e scritto la prefazione al libro “Siamo Tutti diversi “ di Teresa Forcades. (2016). Ho scritto la prefazione del libro “Nel Ventre di un’altra” di Laura Corradi, (2017). Nel 2019 è uscito per Marlin Editore il mio primo romanzo “ Il mio nome è Maria Maddalena”. un romanzo che tratta lo spinoso tema della maternità surrogata e dell’ambiente.

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