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I contratti pirata

I contratti pirata

Il salario minimo una volta introdotto, non sarà più possibile eliminarlo se si pensa al successo che ha avuto nei molti paesi dov’è stato introdotto (24 su 27 in Europa). Una misura semplice che impedisce in tutto il paese di retribuire meno di quel livello. Certo lo si può sempre fare ma non sarà facile, visto che tutti lo conosceranno.

Ed è proprio questo il problema che oggi hanno alcuni milioni di giovani, donne e immigrati al loro primo impiego quando si trovano una busta paga “regolare”, ma di un Contratto Nazionale pirata dove prendono dal 25% al 40% in meno di quello che dovrebbero. Poiché la paga è legale non è facile prendersela col padroncino…in fondo sei al tuo primo lavoro.

Michele Tiraboschi e Larissa Venturi hanno analizzato per conto del CNEL i contratti nel settore commercio, turismo e pubblici esercizi dove ci sono 5,3 milioni di occupati e 869mila imprese. Hanno confermato l’esistenza di un numero elevato di contratti nazionali di lavoro (“pirata”) che pagano dal 40% al 25% in meno di quelli di Cgil-Cisl-Uil. Una pratica che va avanti da 25 anni e se nel 2000 erano 25 i CCNL (contratti nazionali di lavoro), nel 2015 erano già 112 e nel 2026 263. Avete capito bene: 263.

Nel caso di un cameriere di albergo, per esempio, si passa da una retribuzione di 21.804 euro all’anno (1.677 euro al mese più la 13^) a 16.909 (1.300 al mese) con un risparmio per le imprese di 4.895 (-29%) che ha poi riflessi sulla pensione e TFR. I contratti leader di Cgil-Cisl-Uil prevedono anche maggiori tutele per la riduzione di orario, maggiori permessi straordinari, minore durata del periodo di prova, maggiori integrazioni malattia e di welfare aziendale, minore flessibilità organizzativa.

Per un cameriere di ristorante la retribuzione è inferiore del 25%, per un aiuto pasticcere del 40%, per un macellaio specializzato del 30% (27.745 vs 22.173). Questi contratti pirata, riconducibili al sistema Anpit-Cisal, sono una minoranza e coinvolgono probabilmente meno di un milione di addetti sui 5,3 milioni del terziario che lavorano presso 879mila imprese, ma comunque sono una piaga da eliminare.

Ovviamente sono diffusi anche altrove (agricoltura, pulizie, lavori meno qualificati) e contribuiscono a rendere ancora più poveri i lavoratori più vulnerabili, spesso giovani, donne e immigrati.

La domanda è? Dov’erano i Governi degli ultimi 25 anni e gli stessi sindacati confederali, che da un lato protestano e dall’altro fanno le pulci al salario minimo perché impedirebbe di trascinare le altre rivendicazioni e senza la leva del salario nessuno sciopererebbe più. Ma chi l’ha detto? Chissà perché in 24 paesi UE su 27 esiste da sempre, Regno Unito compreso, e i salari sono ovunque molto più alti che da noi.

Proprio per lanciare un segnale al Governo i sindacati Cgil-Cisl-Uil del commercio insieme alle stesse Organizzazioni datoriali (Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, Federalberghi,…) hanno deciso di disertare l’incontro del 17 marzo al Ministero delle Imprese dove erano state convocati e il 9 aprile sul lavoro stagionale insieme a sindacati e finte associazioni di padroncini che praticano il dumping contrattuale e che, di fatto, fanno concorrenza sleale a quei datori di lavoro e sindacati che tutelano i lavoratori e le imprese non pirata.

Il salario minimo che in Inghilterra è salito da aprile 2025 ad aprile 2026 da 12,21 sterline (14,2 euro) a 12,71 (14,8 euro) è un potente fattore che, da solo, impedisce a qualsiasi impresa di andare sotto questa soglia. Non mi sembra così complicato da fare. Secondo Cgil-Cisl-Uil sono 4 milioni i lavoratori che guadagnano meno di 9 euro netti all’ora, e più della metà meno di 7 euro netti all’ora.

Cover: Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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Andrea Gandini

Economista, nato Ferrara (1950), ha lavorato con Paolo Leon e all’Agenzia delle Entrate di Bologna. all’istituto di studi Isfel di Bologna e alla Fim Cisl. Dopo l’esperienza in FLM, è stato direttore del Cds di Ferrara, docente a contratto a Unife, consulente del Cnel e di organizzazione del lavoro in varie imprese. Ha lavorato in Vietnam, Cile e Brasile. Si è occupato di transizione al lavoro dei giovani laureati insieme a Pino Foschi ed è impegnato in Macondo Onlus e altre associazioni di volontariato sociale. Nelle scuole pubbliche e steineriane svolge laboratori di falegnameria per bambini e coltiva l’hobby della scultura e della lana cardata. Vive attualmente vicino a Trento. E’ redattore della rivista trimestrale Madrugada e collabora stabilmente a Periscopio.

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