La polpetta avvelenata servita a scuola
La polpetta avvelenata servita a scuola
“Polpetta avvelenata“ lanciata sulla scuola è la definizione che Massimo Cacciari e altri sessanta docenti universitari hanno usato per commentare le linee guida per l’insegnamento della filosofia nei licei a partire dal prossimo anno scolastico.
La petizione, che ha ormai raggiunto quasi 30.000 firmatari, specifica che il “fantasioso progetto di egemonia culturale che un governo in ritirata, a legislatura quasi finita. ha partorito, ha coinvolto un numero limitatissimo di esperti, nominati, ovviamente, dal Ministero“.
Anche in non addetti ai lavori, comunque, sono inorriditi sulla vera e propria sparizione dai programmi di Baruch Spinoza, Gottfried Leibniz, Karl Marx, Antonio Gramsci .
Spariti anche Fichte e Shelling, salvato solo Hegel come portavoce dell’idealismo tedesco.
Ancora più’ ridicola della sparizione è la raccomandazione di riduzione dello studio di alcuni filosofi, che rivela l’abisso di ignoranza dei compilatori delle linee guida: è concesso di studiare un filosofo a scelta fra Hobbes, Locke e Rousseau, come se fossero intercambiabili, mentre Hobbes parte dallo Stato assoluto governato dal Leviatano e Locke arriva ad elaborare la divisione dei poteri dello stato moderno.
Ma il capolavoro culturale della commissione che ha elaborato i programmi è il trattamento del grande Kant: siccome scrive La Critica della ragion pura, La critica della ragion pratica, e la critica del giudizio, per gli esperti è uno che critica tutto, quindi i professori di devono limitare a spiegare l’idea di “critica”.
Anche dopo le legittime rimostranze di filosofi affermati, studenti e professori di filosofia e le conseguenti revisioni del ministero rimangono ad oggi del tutto esclusi Antonio Gramsci, Michel Foucalt, Jacques Derrida, Gilles Deleuze, Jürgen Habermas, John Rawls.
Eliminate del tutto le uniche due filosofe citate dai manuali: Hannah Arendt e Simone Weil .
Sull’eliminazione delle filosofe non c’è da stupirsi, da sempre ignorate anche dai filosofi stessi, come nel caso delle americane Judith Butler e Nancy Frazer (quest’ultima con l’ulteriore difetto di essere marxista oltre ad essere donna), mai studiate a scuola e poco conosciute in Italia.
Quello che veramente indigna è l’eliminazione arbitraria di grandi pensatori come Gramsci, Foucalt, Habermas, Derrida, oltre ai grandi filosofi classici, dimostrando un provincialismo e una superficialità culturale sorprendente.
Cosa ci resta da studiare allora?
Una non ulteriormente specificata filosofia dell’ottocento italiano (il più famoso è Carlo Cattaneo), Croce e Gentile come new entry nei programmi, ma specialmente il nuovo metodo di studio riduce lo studio del manuale e introduce il debate filosofico su temi come libertà, parità, merito, famiglia, proprietà privata.
Oltre all’orrore di quella che Cacciari definisce giustamente “temeraria esclusione dai programmi di alcuni grandi classici della tradizione moderna e contemporanea, veri e propri giganti della filosofia”, mi limito ad aggiungere, nella mia modesta esperienza di insegnante di filosofia, che per fare il debate filosofico in classe la filosofia la devi conoscere e anche molto bene, per non scadere nei luoghi comuni e nelle banalità del sentito dire.
È una metodologia già adottata nei licei francesi mutuata dalla disputatio medievale, incentrata sulla discussione di una quaestio proposta dall’insegnante, che gli studenti devono risolvere filosoficamente, utilizzando cioè regole e linguaggio dell’epistemologia filosofica.
Non mi sembra che si possa adottare senza la conoscenza dei concetti di base della filosofia, dei principali autori e del dibattito filosofico contemporaneo.
Non mi resta che invitare i lettori a firmare l’appello su change.org:
DIFENDIAMO L’INSEGNAMENTO DELLA FILOSOFIA A SCUOLA [Clicca qui]
Cover: Pieter Paul Rubens, Eraclito il filosofo che piange, particolare – foto Gretast Greeks
Per leggere gli articoli di Eleonora Graziani su Periscopio clicca sul nome dell’autrice.















Premetto che non sono stata insegnante di filosofia e che le mie argomentazioni sono frutto sia di una solida preparazione nella disciplina ricevuta durante gli anni di liceo classico dalla mia docente di filosofia sia dal mio interesse personale che ha portato all’ulteriore successivo ampliamento e approfondimento nello studio della materia stessa. Condivido pienamente le argomentazioni espresse nell’articolo. In base ad una lettura attenta, si comprende che il problema delle nuove indicazioni per l’insegnamento della filosofia nei licei va ben oltre la semplice esclusione o riduzione di alcuni grandi autori ma che è in gioco l’idea stessa di che cosa debba essere l’insegnamento della filosofia. La scomparsa o marginalizzazione di pensatori come Spinoza, Leibniz, Marx, Fichte, Schelling e, soprattutto, di importanti figure della filosofia contemporanea, insieme alla riduzione di autori fondamentali come Kant, impoverisce inevitabilmente la prospettiva storica e concettuale attraverso la quale gli studenti possono comprendere la modernità e il mondo contemporaneo. Particolarmente grave risulta anche la marginalizzazione di filosofe come Hannah Arendt e Simone Weil, già troppo poco rappresentate nel panorama filosofico scolastico. Ancora più preoccupante è, a mio avviso, la progressiva sostituzione dello studio sistematico della filosofia con un approccio prevalentemente tematico e con il ‘debate’ su questioni come libertà, merito, uguaglianza, famiglia o proprietà. Il ‘debate’ può certamente essere uno strumento didattico prezioso, ma non è di per sé filosofia. Per discutere filosoficamente di libertà, giustizia o democrazia occorre prima conoscere i concetti, gli autori, le diverse tradizioni di pensiero e le argomentazioni attraverso le quali quei concetti sono stati elaborati altrimenti si rischia di confondere la capacità di esprimere un’opinione con la capacità di argomentare filosoficamente, la comunicazione con il pensiero critico, il confronto fra opinioni con il confronto fra teorie. Da insegnante (anche se non di filosofia), ritengo che questo sia il punto fondamentale: prima della discussione viene la conoscenza; prima della critica viene la comprensione; prima della rielaborazione personale viene il confronto serio con il pensiero altrui. Gli autori non sono semplicemente nomi da memorizzare. Sono gli strumenti attraverso i quali gli studenti imparano a pensare. Studiare Spinoza, Kant, Marx, Hegel, Nietzsche, Arendt o altri grandi pensatori significa entrare in contatto con modi diversi di concepire la libertà, la ragione, la storia, la politica, la società e l’essere umano. Per questo il ‘debate’ dovrebbe essere il punto di arrivo di una solida formazione filosofica ma non il suo sostituto. Il rischio più grave, a mio modesto avviso, non è dunque soltanto perdere alcuni nomi dai programmi, ma perdere progressivamente la struttura stessa della formazione filosofica: profondità storica, rigore concettuale, conoscenza dei testi, capacità argomentativa e confronto con una pluralità di pensieri. Una scuola che voglia formare cittadini liberi e consapevoli dovrebbe offrire agli studenti non meno filosofia, ma più strumenti per fare filosofia. E per fare filosofia non basta parlare: bisogna prima imparare a pensare.
Grazie Lidia, per il tuo lungo commento che espone, anche meglio del mio articolo, a cosa serve la filosofia ( dal greco amore per la sapienza). Serve a pensare. Ma per pensare bisogna conoscere e non esprimere opinioni più o meno raffazzonate dai media e dai social.
Grazie a te Eleonora per avere sollevato una questione tanto importante. Lo studio della filosofia è essenziale per formare la mente al ragionamento nello studente che poi diventerà uomo/donna adulto/a e quindi cittadino/a a tutti gli effetti. Perdona la lunghezza dell’articolo, mi è scappata la mano, ma è un argomento che mi sta molto a cuore, sapendo qual è il valore fondamentale e preziosissimo derivante da un sano, corretto studio della materia filosofica per tutti noi.