Ulisse, il patriarcato e l’Islam
Ulisse, il patriarcato e l’Islam
La figura di Ulisse ha rappresentato un mito per diverse generazioni: nessuno più di lui incarna la figura dell’eroe capace di vincere le sfide più ostiche grazie alla sua intelligenza, pronto ad affrontare mille avventure e a fronteggiare qualsiasi nemico.
Dante Alighieri, pur collocandolo all’inferno, ne fa il simbolo dell’uomo moderno assetato di sapere, che si mette in mare spinto dal desiderio di scoprire.
Tutto si sarebbe aspettato, il povero Ulisse, meno che di essere indicato come il personaggio simbolo del “patriarcato mediterraneo”(leggi qui). L’ardita similitudine non è una notizia recentissima: da quando il prode Odisseo è stato tirato in ballo sono passate diverse settimane, e fin da subito chi l’ha proposta è stato abbondantemente preso in giro.
Però il tempo porta a rivalutare le considerazioni fatte e magari a scoprire che forse, nella storia di Ulisse, c’è molto in comune con una certa idea di patriarcato, anche se in modo molto diverso da quel che pensava chi lo aveva menzionato.
Partiamo dal principio: “Ulisse lascia la sua terra e la sua famiglia per andare a proteggere la patria”.
In realtà Ulisse non aveva nessuna intenzione di arruolarsi, tanto da fingersi pazzo per provare a farsi riformare: tentativo fallito miseramente con conseguente imbarco forzato. Ma soprattutto, non c’era nessuna patria da difendere, e qui cominciamo a riflettere sulle ragioni che, secondo il mito, avrebbero fatto scoppiare la guerra di Troia.
Per anni abbiamo creduto che a causarla fosse stato un atto violento: il rapimento di Elena, la donna più bella del mondo, da parte di Paride.
In realtà Omero non menziona mai questo rapimento: nel mondo antico si parlava in modo prevalente di allontanamento consensuale. Lo dimostrano, ad esempio, questi versi di Saffo:
”Colei che in bellezza fu superiore a tutti i mortali, Elena, abbandonò il marito – pur valoroso – e andò per mare a Troia; e non si ricordò della figlia né dei cari genitori, ma Cìpride la travolse innamorata”.
Lo stesso Omero, nell’Odissea, parlando di Elena fa riferimento alla sua «folle passione» instillata da Afrodite, che la spinse a lasciare la sua terra. E visto che è l’autore del testo, direi che questa è l’interpretazione autentica.

E allora la storia va riletta in questo modo. Elena, donna matura, si innamora perdutamente di Paride, ragazzo molto più giovane, e decide di scappare con lui abbandonando la famiglia e il marito Menelao, che la prende decisamente male: raduna un esercito e scatena una guerra che va avanti per 10 anni. Al confronto il più incallito degli stalker sembra un dilettante.
Volendo trovare un aspetto positivo, possiamo dire che non pensa al femminicidio: lui Elena la vuole riprendere, non uccidere. Poi magari stermina un’intera città e la rade al suolo, ma in fondo la moglie lo aveva lasciato, avrà avuto il diritto di sfogarsi un po’, giusto?
Ed ecco che, riletta in questo modo, la vicenda appare molto meno lontana da un’idea distorta dei rapporti tra uomo e donna, tipica del patriarcato.
Ma torniamo ad Ulisse: “Risolve la guerra di Troia con un guizzo d’ingegno e poi affronta 20 anni di peripezie e ostacoli pur di tornare a casa. Non cede alle lusinghe di Circe e Calypso“
A parte il fatto che il viaggio di ritorno sarebbe durato 10 anni e non 20, dobbiamo dire che alle lusinghe di Circe e Calypso Ulisse cede, eccome se cede. Con Calypso convive 7 anni, con Circe uno: non esattamente l’uomo tutto d’un pezzo che pensa solo alla sua famiglia.
Ricapitolando: da una parte una moglie che resta fedele al marito del quale non ha notizie da 20 anni, resistendo anche alle convenzioni che di fatto le avrebbero imposto di scegliersi uno sposo per dare un sovrano all’isola di Itaca (una regina donna non era contemplata). Dall’altro il capofamiglia che torna a casa dopo essersela spassata parecchio, ma senza che nessuno possa mettere in discussione il suo ruolo.
Forse questa è la fotografia più fedele della famiglia patriarcale.
Infine, Ulisse “torna a Itaca e stermina i Proci, quelli che hanno insidiato la sua famiglia”.
E anche questa è un’informazione sbagliata, ma finisce con l’essere coerente con il tema patriarcato.
I Proci erano pienamente legittimati a chiedere a Penelope di scegliere uno di loro e sposarlo: il regno non poteva restare senza una guida, e questo lo sapeva anche Ulisse. La loro colpa, gravissima per la cultura ellenica, era quella di aver violato le leggi dell’ospitalità, comportandosi da padroni nel suo palazzo, dilapidando i suoi beni e maltrattando i servi: in tal modo avevano offeso gli dei, meritandosi il castigo divino.
Insomma, Ulisse stermina i Proci, ma lo fa per riprendersi “la roba” di cui Penelope faceva parte.
(“https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Penelope_statue_by_Leonidas_Drosis_in_the_National_Glyptotheque_Athens_Greece_01.jpg”>Deiadameian</a>, <a href=”https://creativecommons.org/licenses/)
E quindi, seppur in modo diverso dalle intenzioni di chi lo ha citato, anche in questo caso la figura di Ulisse si rivela coerente con una certa idea di possesso nei confronti della propria donna.
In definitiva, cos’è questo “Patriarcato” di cui abbiamo parlato fino ad ora?
È l’idea secondo la quale il ruolo della donna dev’essere quello di “Angelo del focolare”, una definizione ipocrita per dire che deve limitarsi a sfornare bambini, educarli, occuparsi della casa e lasciare al marito tutto il resto. L’uomo ha il dovere di mantenere e proteggere la moglie, dalla quale ha il diritto di pretendere obbedienza e sottomissione.
In questa visione non è accettabile una famiglia diversa da quella che prevede una mamma, un papà e dei figli (possibilmente tanti). E da qui nasce l’avversione per ogni “anomalia”: ecco perché si dice che i gay – anzi, gli “invertiti” come sono stati definiti, rispolverando un termine caduto in disuso da almeno un secolo – non sono normali.
Attenzione perché le parole sono importanti. Definire una situazione “non normale” significa sottintendere che in qualche modo dovrà essere ricondotta alla normalità. E per “normalizzare” i gay esistono due possibili soluzioni: la “soluzione Povia” per cui Luca era gay, ma poi si è ravveduto e adesso sta con lei, o la “soluzione Adolf”, nota anche come “soluzione finale”. Sicuramente drastica, ma in questa visione medioevale gli invertiti sono peccatori, e come i Proci meritano di essere puniti per aver offeso la religione.
Già, la religione: per il patriarcato è un elemento fondante della società, la base delle nostre tradizioni. Ovviamente questo può valere per una sola religione, quella giusta: cioè quella che professiamo noi. Chiunque dichiari di seguirne è una diversa è un nemico, e va combattuto.
Quindi quali sono i punti caratteristici del patriarcato?
- Sottomissione della donna
- Rifiuto dell’omosessualità e di ogni forma di famiglia non tradizionale
- Guerra alle altre religioni.
Praticamente gli stessi della Sharia islamica. Perché il paradosso è questo: i sostenitori del patriarcato sono nemici giurati dell’Islam, ma la pensano allo stesso modo sulle questioni fondamentali.
Come spiegare questo cortocircuito, se non sulla base di una notevole dose di ignoranza?
Ignoranza che viene sfruttata e strumentalizzata. Prendiamo la recente norma sulla scuola: se una ragazza va a lezione con il burqa deve toglierselo, oppure va allontanata dalla scuola. Benissimo, bravi, se vengono in Italia devono adeguarsi ai nostri costumi.
Peccato, però, che nessuna ragazza con il burqa andrà mai a scuola, per un motivo che dovrebbe essere evidente: una famiglia tanto integralista da imporre il burqa alla figlia non le consentirà mai di andare a scuola. E quindi una legge che davvero avesse voluto combattere la mortificazione delle donne causata dalla religione avrebbe dovuto puntare non a scacciare dalle aule le ragazze che indossano il burqa, ma a farcele entrare. Ma vallo a spiegare ai sostenitori del patriarcato.
Come si esce da questo nuovo medioevo in cui ignoranza e integralismo (di tutte le religioni) ci stanno trascinando? Lasciando l’ultima parola ad Ulisse, o meglio con le parole che a lui attribuisce Dante Alighieri:
“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”
Cover image: https://www.deviantart.com/panaiotis/art/Odisseo%2C-l%27uomo-dalla-mente-colorata-731589512, creative commons
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