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Tree sleeping? No, tree climbing…

Gli alberi, che meraviglia, che passione incontrollabile.

Sempre pervasi da un amore infinito per questo pilastro del mondo naturale che ci collega alle stelle del cielo, abbiamo spaziato dal pensare come un albero” al fenomeno del Tree sleeping.

Oggi vogliamo raccontarvi del tree climbing, letteralmente “arrampicata sugli alberi”, una tecnica che permette, attraverso l’uso di funi e imbraghi, di accedere alla chioma dell’albero in assoluta sicurezza. Nato negli Stati Uniti nella prima metà del ‘900 (dove, recentemente, è tornato alla ribalta della cronaca, diventando protagonista come originale forma di protesta pacifica in difesa di alcune millenarie sequoie.), si è poi diffuso in Europa principalmente come tecnica di lavoro sugli alberi ornamentali, nei parchi e in ambito urbano.

Oggi è diventata una vera disciplina sportiva che unisce l’amore per la natura con la tecnica dell’arrampicata sicura, con tanto di Campionati Italiani, dove ci si cimenta in varie prove sfidanti, quali la simulazione di salvataggio di persona in condizione di pericolo, su un ramo di un albero, o una salita sulla pianta con un finto lavoro di sistemazione e potatura della stessa. Atletismo che fa l’occhiolino alla natura.

A raccontare la breve ma intensa storia del tree-climbing italiano (una filosofia), un libro di Luca Vitali, Arrampicare gli alberi – Il tree climbing in Italia, Edizioni Montaonda, che raccoglie avventure di protagonisti sospesi tra i rami e appesi a una fune, che hanno sperimentato nuove tecniche e materiali, per toccare e incontrare gli alberi, salirli e curarli, potarli e quando necessario abbatterli, ma sempre con il rispetto che si deve a questi eccezionali e antichissimi esseri viventi.

L’immagine della copertina, del noto fotografo americano James Balog, sintetizza tutto ciò che l’albero significa: un sistema complesso e articolato, un’unicità che lo rende una montagna viva, dove l’uomo spicca per la sua piccolezza di ragnetto rosso, una mole quasi magica che sfida tempo e materia. Una centralità innegabile ed evidente nel sistema vivente terrestre.

Raccontata dalle voci dei protagonisti (climber ma anche agronomi), ecco ricostruita la storia della rivoluzione dell’arboricoltura in Italia, in tutta la sua complessità: dalle manovre in pianta alle tecniche, dalla potatura alla nuova gestione del verde urbano, dalla concretezza della professione alle nuove filosofie ambientaliste.

Nelle ampie interviste con l’istruttore-arboricoltore Renato Comin, l’istruttore tre volte campione italiano di tree climbing Alberto Anzi, l’agronomo Daniele Zanzi, esperto di alberi monumentali (e ne ha parlato a Geo&Geo nel 2013),

gli agronomi Laura Gatti e gli esperti Gianmichele Cirulli, Maurizio Coerini, Massimo Sormani, Matteo Cortigiani, Domenico Abbruzzo, vengono sviscerati gli aspetti e le vicende di un mestiere sempre più richiesto e apprezzato, che affascina e coinvolge sempre più persone. Fra le verdi chiome che sanno di infinito.

Partendo dagli anni ‘80 fino ad a oggi, il libro, che contiene anche bellissime immagini, entra nel merito delle problematiche legate alla professione e alla pratica, considerandone anche le derivazioni secondarie, quelle che spostano l’obiettivo dalla ‘cura dell’albero’ all’uomo, e propongono l’arrampicata in pianta come esperienza di crescita personale, sport e avventura o, anche, pratica di protesta. Mondi che si uniscono.

Un elemento di ulteriore grande interesse e peculiarità è l’esperienza della casa editrice Montaonda.

Luca Vitali

Nata nel marzo 2011, per iniziativa di Luca Vitali, cerca di pubblicare libri utili, ostili alla logica massificante del capitalismo avanzato, favorevoli alla decrescita e a una vita serena e soddisfacente. In pochi anni è diventata la prima casa editrice italiana per l’apicoltura, traducendo testi stranieri, ripubblicando importanti libri esauriti, proponendo nuovi libri per specialisti e appassionati, per curiosi e bambini. Non ha distributori ma ha preferito l’auto-distribuzione. Incuriositi, cercate un suo libro? Basta andare sul sito.

Luca Vitali, Arrampicare gli alberi, Il tree-climbing in Italia, Edizioni Montaonda, 2013, 216 pp.

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Simonetta Sandri

E’ nata a Ferrara e, dopo gli ultimi anni passati a Mosca, attualmente vive e lavora a Roma. Giornalista pubblicista dal 2016, ha conseguito il Master di Giornalismo presso l’Ecole Supérieure de Journalisme de Paris, frequentato il corso di giornalismo cinematografico della Scuola di Cinema Immagina di Firenze, curato da Giovanni Bogani, e il corso di sceneggiatura cinematografica della Scuola Holden di Torino, curato da Sara Benedetti. Ha collaborato con le riviste “BioEcoGeo”, “Mag O” della Scuola di Scrittura Omero di Roma, “Mosca Oggi” e con i siti eniday.com/eni.com; ha tradotto dal francese, per Curcio Editore, La “Bella e la Bestia”, nella versione originaria di Gabrielle-Suzanne de Villeneuve. Appassionata di cinema e letteratura per l’infanzia, collabora anche con “Meer”. Ha fatto parte della giuria professionale e popolare di vari festival italiani di cortometraggi (Sedicicorto International Film Festival, Ferrara Film Corto Festival, Roma Film Corto Festival). Coltiva la passione per la fotografia, scoperta durante i numerosi viaggi. Da Algeria, Mali, Libia, Belgio, Francia e Russia, dove ha lavorato e vissuto, ha tratto ispirazione, così come oggi da Roma.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

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Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

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