Skip to main content

Marc Chagall, un artista capace di “curare con la bellezza”. Incontro con ANDOS

Il progetto “Curare con la bellezza”, che ANDOS – Ferrara porta avanti con il sostegno del Comune, è nato per offrire alle donne spazi di benessere in cui l’arte diventa strumento di cura, ascolto e consapevolezza. Fra le iniziative, la visita alla mostra di Marc Chagall al Palazzo dei Diamanti, che ha permesso alle partecipanti di immergersi nei mondi di figure sospese, ricordi, sogni, memorie e radici lontane di questo meraviglioso artista. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Marcella Marchi, presidente dell’Associazione nazionale donne operate al seno (ANDOS), Comitato di Ferrara, e con la psicologa Dorina Adelaide Lombardo

La bellezza cura, è un dato di fatto, oltre che provato scientificamente. La rivista VITA ne ha parlato a proposito dell’indagine del Cultural Welfare Center sullo stato dell’arte della prescrizione sociale di attività artistiche e culturali in Italia e in occasione dell’uscita del libro Art Cure, della psicobiologa ed epidemiologa Daisy Fancourt, che fornisce risposte scientifiche alla correlazione tra esperienza culturale, espressione creativa e ben-essere.

Secondo Fancourt, le canzoni supportano lo sviluppo strutturale del cervello dei bambini, gli hobby creativi aiutano a rimanere resilienti contro la demenza, l’arte visiva e la musica agiscono come farmaci per ridurre depressione, stress e dolore, la danza costruisce nuovi percorsi neurali per le persone con lesioni cerebrali, e partecipare a eventi musicali dal vivo, a mostre e spettacoli teatrali riduce il rischio di solitudine e fragilità future.

In generale, praticare l’arte migliora il funzionamento di tutti i principali organi del corpo. E, cosa più importante, l’arte aiuta non solo a sopravvivere, ma anche a prosperare e a fiorire. La bellezza, però, è anche quella delle imperfezioni, quella dei sognatori. È pure quella morale, fatta di tatto, attenzione, ascolto e gentilezza.

Comune di Ferrara e ANDOS: il progetto “Curare con la bellezza”

Alcune politiche socio-sanitarie del Comune di Ferrara hanno fatto propria la convinzione che la bellezza possa essere un fondamentale stimolo a superare la malattia. Così, dal 2024, l’amministrazione comunale supporta il progetto “curare con la bellezza“, promosso dallAssociazione nazionale donne operate al seno, ANDOS, comitato di Ferrara.

La presidente dell’associazione ferrarese, la dottoressa Marcella Marchi, e le psicologhe Dorina Adelaide Lombardo e Chiara Campagnoli portano avanti, con cura e dedizione, le attività dedicate dal progetto dedicato a pazienti e caregiver, ad oggi 20 in totale, volto a favorire un’esperienza mente-corpo che permetta di entrare in contatto con sé stesse, per alleggerire il carico emotivo e mantenere una mente lucida.

Cristina Coletti Assessore alle Politiche Sociosanitarie e Marcella Marchi presidente Andos Ferrara
Cristina Coletti Assessore alle Politiche Sociosanitarie e Marcella Marchi presidente ANDOS Ferrara, Foto ufficio stampa Comune Ferrara
Marcella Marchi presidente di Andos Ferrara con le psicologhe Dorina Lombardo e Chiara Campagnoli, foto ufficio stampa Comune Ferrara
Marcella Marchi presidente di ANDOS Ferrara con le psicologhe Dorina Lombardo e Chiara Campagnoli, foto ufficio stampa Comune Ferrara

In un mondo dove tutto pare caderci addosso”, racconta la dottoressa Marchi, “c’è sempre più urgenza di dare spazio al bello. Per questo abbiamo dato vita al progetto ‘curare con la bellezza’, dedicato alle pazienti ma anche a chi sta loro vicino. L’arte in tutte le sue dimensioni porta emozioni che aprono alla speranza, crediamo fortemente nella guarigione dalla malattia attraverso l’osservazione delle cose belle”, ci dice.

Tante le attività del progetto, nel tempo: una visita al Bosco Officinale di Mesola, dove le partecipanti hanno ricavato sensazioni positive attraverso profumi naturali e oli essenziali; l’organizzazione di un laboratorio di scrittura dove elaborare un proprio pensiero dalla lettura di due pagine di un libro scelto casualmente; l’esperienza di quadri di Botticelli e Pollock a confronto (una tela incarnava il caos emotivo di una diagnosi di malattia, l’altra, la forza del gruppo che abbraccia e protegge le parti di noi da custodire), la creazione di una canzone con il maestro Andrea Poltronieri e appuntamenti al cinema, come la visione e commento a La pazza gioia, una riflessione su fragilità, diversità e accoglienza.

Diverse le motivazioni delle protagoniste nel prendere parte al progetto.

Per Marcella Marchi, medico in pensione che ha prestato lungo servizio presso l’Arcispedale Sant’Anna di Ferrara in qualità di Aiuto responsabile, prevalentemente al Day Hospital (DH) oncologico, la motivazione è forte.La vera riflessione”, racconta “è relativa al concetto di cura. Bisogna prendersi cura della persona e non solo curarla. La malattia, se aiutata, può essere un’occasione per dare al malato qualcosa di più della cura stessa. Molte associazioni, come ANDOS, colmano una lacuna, quella del dopo, dei difficili momenti a casa, accompagnando le persone attraverso un sostegno fisico e psicologico. Il segreto è tenere insieme le persone, farle entrare in un gruppo che dà loro forza”, continua.Tanti reparti di oncologia, oggi, cercano di rendere i DH più accoglienti, con pareti colorate che diano una certa serenità”, sottolinea. “Il bello aiuta, su questo mi ha sempre ispirata il ricordo del film “Una breve vacanza”, con la bravissima Florinda Bolkan, la storia di una donna ammalata inviata a passare un periodo di guarigione in montagna, in un posto bellissimo, con una sua funzione sociale fondamentale”, conclude.  

La psicologa Dorina Adelaide Lombardo, dal canto suo, racconta: “ho svolto, in passato, il lavoro di infermiera. Serve passione per fare questo lavoro, amore per l’altro, per la persona nella sua totalità. Quando l’Ospedale di Ferrara è stato trasferito dal suo centro città a Cona, tutte le attività principali sono state decentrate. Ho sentito quindi la necessità di fare altro, di cambiare”, continua.Ciò mi ha portato a completare gli studi di psicologia e a diventare una volontaria presso ANDOS. Nel momento in cui ho iniziato a conoscere i pazienti oncologici, ho capito l’enorme ricchezza emotiva che sanno trasmettere.  Volevo che le donne parte del percorso non si sentissero più pazienti da curare e potessero ricominciare a guardare il mondo, con un orizzonte davanti senza limiti”, conclude

Il bisogno di ascolto e la volontà di darlo sono anch’essi doni di bellezza, quella dell’anima.

Mostra Chagall

“Curare con la bellezza”: viaggio nel mondo di Chagall

Se dicembre è un mese freddo, una visita guidata alla mostra di Marc Chagall, presso il rinascimentale Palazzo dei Diamanti di Ferrara (visitabile fino all’8 febbraio), può scaldare.

Ecco allora che ANDOS Ferrara accompagna le partecipanti al progetto nei mondi di figure sospese, ricordi, sogni e radici lontane, di un artista visionario capace di trasformare memoria e sentimento in colore. Dopo la visita, un incontro moderato dalle psicologhe Dorina Lombardo e Chiara Campagnoli, ha dato voce alle emozioni suscitate dai dipinti.

L’arte di Marc Chagall è sicuramente una forma di cura perché le sue opere, ricche di sogni, ricordi, colori e simboli, parlano all’anima, offrendo benessere, conforto, oltre che un ponte tra memoria, speranza e dolore, trasformando l’esperienza umana in bellezza e spiritualità. Vi sono, infatti, anche progetti di arte terapia o di sostegno alle disabilità, come il progetto Calamaio, che usano le sue creazioni per consapevolezza e guarigione. 

Quanto a colore e sogno, Chagall usa un linguaggio onirico e fiabesco, con colori vibranti, per evocare emozioni e superare la realtà, portando luce e speranza anche nelle difficoltà.

Ci sono poi memoria e radici: i dipinti attingono a infanzia e tradizioni ebraiche, dando un senso di calore, appartenenza e connessione con le proprie origini, anche di nostalgia.

Mostra Chagall

E, infine, c’è un simbolismo universale: elementi come l’albero della vita, il violinista, gli animali e l’amore simboleggiano la resilienza, la pace, la spiritualità e la trascendenza, unendo culture e fede. L’amore che fluttua sopra la città natale, simboleggia un amore che trascende i limiti e porta a una dimensione quasi angelica, un violinista sul tetto rappresenta la musica e la tradizione che continuano a vivere nonostante le avversità. 

Le figure dell’artista sono profondamente connesse con il mondo delle emozioni, meccanismi sensibili da tutelare, da perseguire come “La Pace”, tema della decima sezione della mostra, dipinta nel 1949, al rientro dall’esilio americano. Dopo anni di guerra e sradicamento, Chagall affida a una colomba bianca il suo messaggio di speranza, una necessità per chi ha vissuto l’esilio, la perdita della patria. La colomba porta un libro aperto sulle cui pagine si leggono “La Vie” e “La Paix”, inscindibili, in basso, un uomo e una donna. Emerge la convinzione che la bellezza possa ancora vincere sulla distruzione, che l’immaginazione possa ancora costruire mondi migliori, fatti di amore e memoria

Nella visita organizzata da Andos tutto questo è emerso in maniera esplicita. Le impressioni, diverse da donna a donna, hanno però trovato un filo comune: Chagall parla all’anima, con la sua favola intensa e malinconica. Racconta un’infanzia povera, ma traboccante di affetti, calore e umanità; evoca la nostalgia per la propria terra e le radici che continuano a nutrire la vita, anche quando si è lontani, persi e stanchi; fa sentire che la patria non è necessariamente un luogo fisico esterno ma la sensazione di sentirsi a casa e in ordine con se stessi; ricorda che, anche nel dolore può esistere una luce, un colore, un ricordo che salva e aiuta  trovare l’uscita dal tunnel. Questo grande artista rappresenta l’arte di restare in equilibrio.

Ogni partecipante ha riconosciuto qualcosa di sé nelle tele: una sensazione, una memoria, una sfumatura emotiva, la capacità di migliorarsi e rinascere dopo una difficoltà, di superare i traumi, di ritrovare un equilibrio ancorandosi ai valori della vita, dopo tanto fluttuare. La stanza finale con i quadri di fiori riconcilia con il mondo, chiude un cerchio.

È proprio in questa pluralità di vissuti che l’arte mostra la sua forza, regalando speranza.

A testimonianza del suo potere terapeutico, perché permette di esprimere, alleggerire, reinterpretare ciò che a volte le parole non svelano. La bellezza quella autentica, che tocca e trasforma può essere parte del percorso di recupero, di rinascita e di riappropriazione del proprio benessere. Nulla di più vero.

Immagini, cortesia ufficio stampa della Mostra, Arthemisia e Fondazione Ferrara Arte

Per leggere tutti gli articoli di Simonetta Sandri su Periscopio clicca sul nome dell’autrice

Chagall
sostieni periscopio

Sostieni periscopio!

Tutti i tag di questo articolo:

Simonetta Sandri

E’ nata a Ferrara e, dopo gli ultimi anni passati a Mosca, attualmente vive e lavora a Roma. Giornalista pubblicista dal 2016, ha conseguito il Master di Giornalismo presso l’Ecole Supérieure de Journalisme de Paris, frequentato il corso di giornalismo cinematografico della Scuola di Cinema Immagina di Firenze, curato da Giovanni Bogani, e il corso di sceneggiatura cinematografica della Scuola Holden di Torino, curato da Sara Benedetti. Ha collaborato con le riviste “BioEcoGeo”, “Mag O” della Scuola di Scrittura Omero di Roma, “Mosca Oggi” e con i siti eniday.com/eni.com; ha tradotto dal francese, per Curcio Editore, La “Bella e la Bestia”, nella versione originaria di Gabrielle-Suzanne de Villeneuve. Appassionata di cinema e letteratura per l’infanzia, collabora anche con “Meer”. Ha fatto parte della giuria professionale e popolare di vari festival italiani di cortometraggi (Sedicicorto International Film Festival, Ferrara Film Corto Festival ‘Ambiente è Musica’, Roma Film Corto Festival), è vicepresidente di Ferrara Film Commission e segue la comunicazione del Ferrara Film Corto Festival ‘Ambiente è Musica’. Coltiva la passione per la fotografia, scoperta durante i numerosi viaggi. Da Algeria, Mali, Libia, Congo, Belgio, Francia e Russia, dove ha lavorato e vissuto, ha tratto ispirazione, così come oggi da Roma.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *